” I miei primi 20 anni ” di Rosa Cozzi

 

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Capitolo 2)

“Gli anni innocenti ”
Tutte le comari del vicinato erano concordi nel dire che ero una bella e brava bambina, e facevano a gara a chi poteva tenermi in braccio, e stavo ore a dormire senza chiedere la poppata. Non so se sarà per questo che amo le coccole, e se vedo un bimbo in carrozzina mi prende il desiderio di prenderlo tra le mie braccia, e stringerlo amorevolmente . Mi viene spontaneo chiedere a chi l’accudisce se posso guardarlo, e mi beo nel vedere quel esserino indifeso dormire ignaro, o se é sveglio cercare di farlo ridere con vezzi strani. Divento di burro davanti a questi piccoli gioielli viventi.
Dunque riprendo il discorso.
Mia sorella Marianna la più grande di età, si era sposata cinque anni prima, rendendomi zia ancora prima che gli spermatozoi di mio padre decidessero di incontrare gli ovuli di mia madre, e amalgamarsi per formarmi. Dunque eccomi zia di Maria, una nipote più grande di tre anni. Con l’andare del tempo ci fu una gara a chi sfornava più figli tra mia madre e la sua prima figlia, difatti appena nata , nel giro di sette mesi divenni di nuovo zia di Ninetta. Due anni dopo mia madre amalgamò di nuovo gli ingredienti necessari, e così nacque il mio fratellino Gigino il più piccolo, ultimo rampollo di casa.
Nel frattempo mia sorella Marianna, per non farsi fregare il primato delle femmine,diede alla luce a tre giorni di distanza dalla venuta al mondo del nascituro della casa paterna, un’altra bella bambina di nome Adriana.  Poi, visto l’andazzo mia madre si diede una calmata. La progenie era arrivata a dieci figli, quattro maschi e sei femmine.
Mia madre allora quarantacinquenne smise di essere solo mamma, e diventò nonna a tutti gli effetti !… Chi mi accudiva quando mia madre doveva assentarsi, era mia sorella Carmela. Non so se fu perché ebbe da accudire la numerosa prole di mia madre, o se sfinita e in rivolta con il mondo intero che gli aveva affibbiato tutti quei fratelli e sorelle già in tenera età, che l’avevano sfinita, ma in seguito a ciò non ebbe mai figli.
Io crescevo ignara di un destino che mi avrebbe dato gioie e dolori.
Dal primo giorno per mio padre divenni il suo giocattolo.
Mi portava con se ovunque andasse.
E mi esibiva fiero di essere mio padre. Era evidente che tutti i miei fratelli e sorelle nutrivano gelosia nei miei confronti, ma io innocente creatura non potevo accorgermene.
Dei primi anni non ho ricordi personali, ero troppo piccola per ricordare , posso solo raccontare episodi riportati da parenti e amici di famiglia.
Tutti raccontavano di quell’amore paterno quasi esagerato nei miei confronti, per mio padre ero la sua bambola da esibire come il bene più prezioso. E guai a chi osava farmi piangere. I miei fratelli e sorelle avevano tutti “ assaggiato “ la sua cintura sulle gambe, ma io ero esente da qualsiasi punizione, e l’astio scorreva a fiumi tra di loro verso di me.
Del primo eclatante episodio di cui posso testimoniare personalmente , avevo cinque anni, e non conoscevo ancora cosa fossero i soldi e del loro valore, fu quando un’ennesima volta mio padre mi prese per mano e quasi piegato in due, era alto quasi 1m80, mi portò con se da Vincenzino Versace, il salumiere che aveva la “putia “ nel centro del paese, un negozio che aveva prosciutti, salumi, delle enormi mortadelle , appesi al soffitto, e in tutto il negozio , spaghetti lunghissimi, sacchi di caffè in grani da tostare, di fagioli, piselli e fave secchi, scope di “saggina “, olio di oliva di propria produzione, zucchero ,cioccolato, insomma era l’emporio dove potevi trovare tutto quello che serviva . E adiacente c’era l’unico bar del paese, frequentato da avventori senza lavoro che potevano passare qualche ora, giocando a carte, e bevendo vino.         Per me era la caverna di Alì Babà.
Era un ricchissimo proprietario terriero, con fattorie di maiali per la produzione di salumi e prosciutti, di cui mio padre , Maestro norcino si sarebbe occupato al momento opportuno, solitamente a fine dicembre ,o ai primi giorni di gennaio, facendoli diventare delle saporite salsicce e pancette e deliziosi capocolli e prosciutti . E possedeva ancora grandi fattorie di “ vacche “ per la produzione del latte e formaggi.
Era sposato da tanti anni con Donna Caterina, ma non avevano avuto figli. Era il più grande dispiacere per Vincenzino.
Mio padre sempre tenendomi per mano discuteva con questo grande signore che si ergeva da dietro al bancone , mi sembrava enorme, e sovrastava tutto e tutti con la sua stazza.
Io in silenzio, rapita da ciò che vedevo per la prima volta, stavo ad ascoltare la loro conversazione di cui non capivo nulla di ciò che dicevano.
Ad un tratto questo enorme omone esclamò : << Biagio, se mi dai a Rosetta figlia tua, ti dò un milione , quando muoio le lascio tutti i miei beni ! >>.
Alzai gli occhi verso mio padre, che mi guardava con i suoi occhi blu, sorridendo.
Quasi si sentivano i tonfi del mio cuoricino in tutto il vicinato , la paura di ciò che mio padre poteva rispondere mi faceva battere forte il cuore.
E come se questo signore avesse detto una scemenza, mettendo le mani sui fianchi come facevano le “chanteuse” parigine mentre cantavano, con piglio deciso e battagliero risposi : << Essì, che tu credi che valgo solo un milione ! >>. Alla mia risposta tutti e due prima si guardarono in faccia seri, poi scoppiarono in una fragorosa risata, che fece accorrere tutti quelli che giocavano a carte nel bar adiacente, e commentarono dicendo a mio padre:<< Biasì, hai una figlia che vale molto più di un milione >>. Difatti il ricco salumiere ne avrebbe dati 5 di milioni. Ma mio padre rispose : che per lui valevo il mondo intero >> ; . Col senno di poi da adulta ringraziai mio padre per la risposta che dette a quel compratore di bambini, che finì per adottare una orfanella del vicino orfanotrofio, e le lascio un’ingente eredità alla sua morte.
Però passai vicino alla ricchezza, che mi sfiorò, ma non mi prese per mano…

continua…

LE LEGGI DEVONO ESSERE UGUALI PER TUTTI !… , di ROSA COZZI

 

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“Un uomo nero può difendere il colore della sua pelle, ma se lo faccio io bianco sono razzista.
Un gay vestito da donna con lo smalto alle mani, può dirmi troglodita, ottuso, evolviti, ma se io in jeans e polo, lo chiamo pagliaccio sono omofobo.
L’arabo può pregare cinque volte al giorno, portare il burqa e chiedere di togliere il crocifisso dalla scuola, ma se io penso sia incivile trattare le donne in quel modo non rispetto le minoranze.
I politici pretendono l’appellativo di onorevole, ma se io gli ricordo che mi hanno rubato il futuro allora sono sovversivo.
Un rom può rubare il rame e non mandare i figli a scuola, se io pago le tasse e dico che quei bambini dovrebbero andare in un centro sociale sono fascista.
Un immigrato può urinare per strada o fare il bagno in una fontana storica, se io lo chiamo zotico invasore, sono contro il multiculturalismo.
Si è fatto presto a divenire da maggioranza a minoranza, e allora io vi dico, che ognuno si tenesse il suo, perché io rispetto ogni vostra scelta e il vostro diritto di esercitarla, ma per Dio voi dovete rispettare il mio diritto di poter dire che:

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Chi sono ?, di Rosa Cozzi

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Alessandria today da il benvenuto ad una nuova componente della redazione, Rosa Cozzi, scrittrice e poetessa, per farla conoscere meglio ai lettori gli abbiamo chiesto di pubblicare la sua biografia.

Sono nata 72 anni fa a Praia a Mare (Cs) , da genitori lucani, sfollati durante l’ultima guerra . Venni al mondo  quando tutto era terminato, ma sin da piccola cercai di sapere sempre di più su questo argomento.  Mi trasferii in Liguria a 12 anni, e a 17 anni e mezzo sposai mio marito, francese, discendente del ramo povero dei conti L.di Roquemaure. Dopo il matrimonio ci trasferimmo a Montecarlo dove vivemmo per 20 anni. Diventai mamma di quattro figli. Ritornai a Ventimiglia e da allora continuo a viverci. Nel frattempo sono diventata nonna di nove nipoti ( quattro maschi, e cinque femminucce ) e bisnonna di due pronipotine.                                                                                                               Ho da sempre amato scrivere poesie, nel 2016 ho pubblicato una silloge “Colsi una rosa e ti dissi “di quaranta poesie.  A dicembre 2017 ho ancora pubblicato una raccolta di favole illustrate, adatta a bambini dai 4/10 anni, presto ci sarà una ristampa. Inoltre mi diverto a scrivere piccoli racconti. Ho iniziato a scrivere le mie memorie, ma ” io speriamo che me la cavi”. Parlo, scrivo, e leggo perfettamente in lingua francese. Amo particolarmente preparare manicaretti di mia invenzione, e ancora di più invitare gli amici per ” avvelenarli” !…  Però tornano sempre !… Continua a leggere “Chi sono ?, di Rosa Cozzi”

“L’ALBUM DEI RICORDI”, di Rosa Cozzi

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L’ALBUM DEI RICORDI
Sono qui da sola nella notte senza rumori, niente interrompe questo scorrere del tempo, solo il ticchettio dell’orologio mi fa capire che le ore passano, ed io non riesco a smettere
di sfogliare e guardare le foto di tutta una vita. Quanti ricordi, felici e dolorosi allo stesso tempo, quanti sorrisi e quanti pianti,quante sorprese e quante difficoltà racchiudono questi album.

Il primo contiene le foto del mio matrimonio.
Quella mattina, l’ultimo sabato del mese di dicembre di tanti e tanti anni fa , faceva freddo, era nevicato, il tempo era ancora grigio, incerto, non si sapeva se prendere l’ombrello o incappucciarsi per resistere al freddo pungente.

Ecco il grande momento era arrivato ! Mi sposavo !
Io al braccio di mio padre ,entravo dalla grande porta della chiesa, con dieci minuti di ritardo , infreddolita, con le scarpe con mezzo numero in meno mi stringevano in una morsa dolorosa ,avevo il davanti delle gambe tutte sbucciate con relative croste a causa di una caduta di una settimana prima avvenuta da una scaletta in cemento a qualche metro da casa, avevo rischiato di rompermi una gamba segno premonitore di un destino non ancora scritto.

Continua a leggere ““L’ALBUM DEI RICORDI”, di Rosa Cozzi”

“IL MEMBRUTO ” di Rosa Cozzi

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” Il membruto ”

È davvero curioso come ci si presenta
restando sulla prima impressione
come chi abbia membra – arti, e corpo
sviluppate in modo eccezionale,
di grande vigore,robustamente muscolose.

Tu mi credevi un signore nasuto e barbuto
ma guardavi a un’altra dote di membra,
io ti credevo l’amica membruta
splendidamente superdotata.

Abbiamo iniziato così, quasi per scherzo
tanto per sapere se entravi nell’orifizio
trovare un accordo per il nostro connubio.

Io avevo bisogno di te ,
per accentuare euristicamente
e affinare la punta per comodità.

Ora mi chiedi frequenti e assidui contatti
ogni giorno mi manipoli e mi distruggi,
mi fai girare e mi sfogli riducendomi in trucioli.

Sei tu che comandi.
Trovo la nostra relazione sbilanciatissima !!! .

di Rosa Cozzi
da ” Pensieri irriverenti ”
DL.1941/633

” NON ERA LA DONNA GIUSTA PER TE”, di Rosa Cozzi

” NON ERA LA DONNA GIUSTA PER TE”, di Rosa Cozzi

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” NON ERA LA DONNA GIUSTA PER TE “

Non era la donna per te.
Lei era di un’altro, più adulta. Raffinata, dolce, sensuale.
Un sentimento mai provato che la rendeva bella .
Tu giovane , bello, virile, maschio saturo del tuo fascino.
Ti crogiolavi vanesio nel piacere di essere desiderato.
Incontri clandestini nei pomeriggi afosi dell’estate.
Due corpi amanti avvolti nel sudore.
L’intesa di due corpi che si cercano e si trovano.
Ormai da mesi insieme e poi, a me il tuo migliore amico racconti che la vuoi lasciare,        
che vuoi troncare, che non é la donna giusta per te !
Si…!! Magari non era la donna della tua vita, ma ti amava…
e ogni volta che pensava a te le batteva il cuore.
Se poi ti faceva sentire la sua passione, dicevi che era una donna femmina al fulmicotone.
Tu le dicevi che era un uragano, che c’era solo lei che sapeva dirti quelle parole che fanno tremare le gambe e ti dava una sferzata di piacere.
E poi magari non era la donna per te… ma con i suoi sussurri e i suoi sospiri ti pregava di amarla e ti faceva sentire un re. Ma per te era solo un gioco e le dicevi: dai giochiamo, non prendiamo la vita troppo sul serio.
E non ti accorgevi che ogni volta che pronunciavi quelle parole le toglievi un battito dal cuore e a poco a poco non ha avuto più battiti e il suo cuore si è spento…
Lei ha rinunciato a sorridere e non aveva più le stelle che brillavano nei suoi occhi, quando ti guardava come in preghiera muta e diceva : resta con me.
Lei se né andò, ti liberò dalle catene invisibili.
Però continui a parlarmi di Lei con insistenza é sempre nei nostri discorsi.                           Ogni giorno é tra noi,non riesci a dimenticarla.
Magari era la donna giusta per te ! …

di Rosa Cozzi
da “Storie d’amore,delitti e di risate ”
DL. 1941/633

 

“LEGGIMI TRA LE NUVOLE ” di Rosa Cozzi

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“ LEGGIMI TRA LE NUVOLE “

Queste parole che scrivo a te
le affido sulle folate di vento,
ti raggiungeranno ovunque tu sia.

Ascoltale lentamente amore mio,
e sentirai la mia voce che
ti sussurra dolcemente ti amo.

Guarda sulle nuvole nel cielo,
e leggerai le parole che vi ho scritto
con le gocce del mare evaporate.

Osserva la Luna nel cielo stellato,
e vi vedrai riflessi i miei occhi,
che ti guardano colmi di desiderio.

Pensami con dolcezza in ogni instante,
raggiungimi col pensiero e stringimi a te
con un abbraccio fino all’estasi.

Fino all’ultimo respiro che avrò
sarai nei miei pensieri reconditi,
e amandomi solo tu potrai scoprirli…

di Rosa Cozzi
da ” Cinquanta sfumature di Versi.”
DL. 1941/633

HO IL BUIO PER AMICO, di ROSA COZZI

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Ho il buio per amico,
di tenebre e ombre
insicura vago assente
per l’irta strada ermetica.

In mano il moccolo si strugge
brilla la fiamma fiacca
piccola liquida stilla
marmorea lava bianca

Colata di sogni bruciati
pensieri parcheggiati
irrequieti segreti taciuti
mai mostrati o emersi.

Guardami e illumina
i miei sensi in subbuglio
con il tuo sguardo svelami
e vestimi di felicità.

Riempimi e ubriacami di sogni
di dolci fragranze profumate
appagami il cuore di parole
mai pensate o pronunciate.

Ombra o luce porta a colui che sai
i miei saluti di passione
prima che il fiume imperversi
d’invincibili vagheggiamenti …

di Rosa Cozzi
da ” Divagazioni ”
DL. 1941/633

Vacare, Vanus, Vano. di Rosa Cozzi

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Vacare con moderazione al buon uso del tempo
cogliere le occasioni prima che scompaiano.
Solo le cose piccole,vane e sciocche fanno vivere !

Vano é il mio desiderio
vanus una parola grande
radice antica del vuoto
é anche spazio indefinito.

Vuoto inconsistente di vita
di spessore incorporeo
illusorio privo di sostanza
di contenuto e d’effetto.

Vasto discorso privo di superficialità,
di un fondamento che dia frutti,
per cui mi affanno per conoscere
il mondo senza farmene impietrire.

Vano é l’affanno per conoscere
la vita che passa senza risultati concreti
e la tenerezza per quei piccoli esseri
che malgrado tutto sperano sempre.

Vana é la paura dei fantasmi,
mi lascio trasportare dai sogni,
ma senza la pretesa del sempre:
la vita va vissuta con leggerezza .

Vanità dei miei desideri umani,
la vita mi appare in tutto il vuoto,
in tutta la sua piccolezza e futilità
straniamento in una chiave tragica.

La mia vita è piena di cose vane
passate senza ricordi stabili :
il tempo del gioco e dell’ozio,
i progetti sognati e i pazzi desideri.

La vita va vissuta con leggerezza:
mi lascio trasportare dai sogni
e ricordo che molte cose vivono
ma senza la pretesa del sempre.

Il vano diluisce la nostra bella storia
era una ricetta vincente d’intesa
quest’amore infelice che s’infrange
nel vuoto della vana quotidianità.

Guardo alla luna, mondo magico
dove raduno tutte le cose perse,
che non ho mai veramente perdute
e recupero il senno perso per amore.

Invano, che vale l’inutilmente unito?
l’aria stessa é un vuoto indefinito
come il gonfiarsi delle lenzuola stese fuori
dove l’argomento vano s’infrange.

Il discorso vano mi annoia
il che, in fondo è una forma di grandezza.
Il poema non sarebbe tanto affascinante
anzi, non sarebbe neppure cominciato !…

di Rosa Cozzi
da ” Divagazioni ”
DL.1941/633

VACARE,VANUS, VANO. di Rosa Cozzi

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Vacare con moderazione                                                                                                                                        al buon uso del tempo
cogliere le occasioni                                                                                                                                           prima che scompaiano.
Solo le cose piccole,                                                                                                                                  vane e sciocche fanno vivere !

Vano é il mio desiderio
vanus una parola grande
radice antica del vuoto
é anche spazio indefinito.

Vuoto inconsistente di vita
di spessore incorporeo
illusorio privo di sostanza
di contenuto e d’effetto.

Vasto discorso privo di superficialità,
di un fondamento che dia frutti,
per cui mi affanno per conoscere
il mondo senza farmene impietrire.

Vano é l’affanno per conoscere
la vita che passa senza risultati concreti
e la tenerezza per quei piccoli esseri
che malgrado tutto sperano sempre.

Vana é la paura dei fantasmi,
mi lascio trasportare dai sogni,
ma senza la pretesa del sempre:
la vita va vissuta con leggerezza .

Vanità dei miei desideri umani,
la vita mi appare in tutto il vuoto,
in tutta la sua piccolezza e futilità
straniamento in una chiave tragica.

La mia vita è piena di cose vane
passate senza ricordi stabili :
il tempo del gioco e dell’ozio,
i progetti sognati e i pazzi desideri.

La vita va vissuta con leggerezza:
mi lascio trasportare dai sogni
e ricordo che molte cose vivono
ma senza la pretesa del sempre.

Il vano diluisce la nostra bella storia
era una ricetta vincente d’intesa
quest’amore infelice che s’infrange
nel vuoto della vana quotidianità.

Guardo alla luna, mondo magico
dove raduno tutte le cose perse,
che non ho mai veramente perdute
e recupero il senno perso per amore.

Invano, che vale l’inutilmente unito?
l’aria stessa é un vuoto indefinito
come il gonfiarsi delle lenzuola stese fuori
dove l’argomento vano s’infrange.

Il discorso vano mi annoia
il che, in fondo è una forma di grandezza.
Il poema non sarebbe tanto affascinante
anzi, non sarebbe neppure cominciato !…

di Rosa Cozzi
da ” Divagazioni ”
DL.1941/633

Dedicata a FABRIZIO, un “COMMENDATORE ” della Repubblica che non si vantava…

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Ciao Fabrizio,
combattente col sorriso
ti stiamo aspettando amico di tutti
che tu appaia sullo schermo,
migliaia di persone aspettano
che tu faccia qualche domanda,
e ti faccia una risata.
Sei silenzioso, strano,
Tu sempre affabile e generoso
oggi non parli e non sorridi
e ti starai domandando perché
portano proprio a te mazzi di fiori
tu che li porgevi con il sorriso alle Miss.
Ma oggi non ti sentiremo,
resterai muto,
saremo noi che
ti daremo l’ultimo saluto
con applausi e commozione
in piazza del Popolo.
Siamo migliaia di persone
che non ti rivedremo più.
“Ciao Fabrizio”,
prima l’omaggio e dopo il lungo addio
Il feretro, nell’auto grigia,
è già davanti alla chiesa.

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NON C’È PIÙ TEMPO !!!, di Rosa Cozzi

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” NON C’E’ PIU’ TEMPO”

Il giorno e la notte,
si rincorrono ma                                                                                                                                     non si raggiungono mai
e il tempo con il suo tic-tac
che scandisce gli attimi
di ogni essere che viene al mondo.

Si respira e si gode del momento
ogni ora gira veloce nella spirale
del buio e della luce,
restiamo appesi al ritmo incessante
e incalzante del tempo che passa.

Vorticosamente aspirati
al cospetto di una soglia varcata
nell’apprensione dell’ignoto
portati verso un destino a cui nulla
e nessuno riesce a sottrarsi,
l’apoteosi di atti, gesti, azioni .

E quando si arriva al traguardo
non si hanno ne medaglie ne onori,
solo la pace certa del corpo
e lo spirito senza meta vaga
nell’etere del crepuscolo dell’infinito.

di Rosa Cozzi
da ” Divagazioni”
DL. 1941/633

Non ci sono maschere per nascondersi dai figli !!!.., di Rosa Cozzi

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di Rosa Cozzi

Ieri dal gran caldo decido di andare a tosarmi !!! si praticamente rasare la mia chioma a chilometro zero dalla nuca in giù, e un ciuffo spennacchiato mesciato sulla testa ,tanto per far vedere che sono una donna, e non un pallido surrogato di uomo. Esco finalmente sentendomi dimagrita di qualche chilo, sono felice di avere la testa a posto, ma sono veramente irriconoscibile, e mi rimprovero di aver esagerato con la tosatura, Potrei fare l’agente 008, sotto copertura… Dopo aver passato quasi quattro ore nel fresco relativo del salone delle simpatiche sorelle parrucchiere, e senza aver ingerito nulla dalla mattina alle 5, esco in piena canicola , e incomincio a camminare cercando riparo e frescura, cammino rasente i muri.

E maledico la mia idea bislacca di andare a fondermi in pieno giorno. Potevo andarci stamattina presto col fresco mi ripetevo, asciugandomi il sudore che copioso scendeva dalla fronte, sembravo la fontana di Trevi… Ed ecco che incomincio a tremare, sento venire una crisi di svenimento per mancanza di ossigeno al cervello, e disidratazione per non aver bevuto nulla da molte ore… Conoscendo il sistema più adatto, visto che già in passato mi erano capitati altri episodi di questo genere, per non svenire e cadere per terra come una pera matura, mi allungo sul marciapiede e metto i piedi appoggiati al muro, sempre munita delle mie scarpe. Continua a leggere “Non ci sono maschere per nascondersi dai figli !!!.., di Rosa Cozzi”

ERA UNA DONNA ! di Rosa Cozzi

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Almeno una donna primeggia !
Ed era anche bella, che ci faceva in quella caverna? era la sua abitazione ? ci viveva da sola? Quanti quesiti ancora senza risposta …

Lo Scheletro dei Balzi Rossi apparteneva a una donna: scoperta rivoluzionaria a Ventimiglia
La scoperta scientifica è del 2016, ma la comunicazione al grande pubblico è avvenuta, stamani, all’inaugurazione del nuovo allestimento del Museo Preistorico di Balzi Rossi
Appartiene a una donna di circa 37 anni e non a un uomo, come erroneamente ritenuto fino a qualche anno fa, la sepoltura rinvenuta, nel 1872, nella grotta Caviglione del sito archeologico dei Balzi Rossi, situato al confine italo-francese di Ventimiglia.

La scoperta scientifica è del 2016, ma la comunicazione al grande pubblico è avvenuta, stamani, all’inaugurazione del nuovo allestimento del Museo Preistorico di Balzi Rossi.
“La sepoltura, quindi, non si chiama più l’Uomo di Mentone, ma la Donna di Caviglione – ha affermato Antonella Traverso, direttore del Museo – ed è stata proprio questa sorprendente scoperta a dare impulso al riallestimento complessivo del museo”. La presentazione al pubblico di questa scoperta non poteva che avvenire, giovedì prossimo, in occasione della Festa della Donna, con una serie di visite del Museo (dalle 15 alle 18, una all’ora) a ingresso gratuito per le donne.

Un po’ di storia. Il 26 marzo del 1872 gli scavi guidati da Emile Riviere mettono alla luce una sepoltura di quello che sino ad oggi era stato chiamato ‘Uomo di Mentone’. La sepoltura viene trasferita a Parigi, dove è conservata presso l’Institut del Paleontologie Humaine e ai Balzi Rossi resta il calco della stessa.
A sorpresa, i recenti studi dell’équipe internazionale guidata dal Professore Henry del Lumley, hanno ribaltato le informazioni sino ad oggi ritenute valide.

La sepoltura, caratterizzata da una cuffia formata da conchiglie e denti di cervo e un corredo di ossa di cavallo, è quella di una donna di epoca gravettiana (24.000 anni fa), di alta statura. Le indagini scientifiche hanno permesso di scoprire che morì in età avanzata per l’epoca: circa 37 anni. L’ossatura, inoltre, riporta una ferita da difesa e attesta la gestazione di almeno un figlio.

COSA AVRA’ PENSATO MAURO COLAGRECO IL 4° MIGLIOR CUOCO AL MONDO DI ME ?…

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Un giorno ero al mercato della frutta e verdura di Ventimiglia, ho notato Colagreco  che chiedeva spiegazioni sui prodotti, nello specifico la ” maggiorana” come veniva chiamata in dialetto ventimigliese. E io gli ho spiegato come si fa a fare con la maggiorana il mio famoso risotto !… Certo non immaginavo con chi avessi a che fare …

” CI SONO ANCORA LE FAVOLE ” di Rosa Cozzi

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” IL CANE CHE VOLEVA LE ALI PER ANDARE SULLA LUNA”
C’era una volta un cane di nome Macchietta,che voleva avere le ali, perché voleva volare per andare sulla Luna,e ritrovare la sua adorata mamma.
Una sera, Macchietta aveva abbaiato per ore e aveva disturbato tutto il creato, sfinito si era accucciato sotto un cespuglio e stava sonnecchiando.
La Luna che nel frattempo era uscita,e brillava alta nel cielo, chiamò tutti gli esseri viventi sulla terra e, domandò chi fosse quel cane che abbaiava e volle sapere perché.
Per primi parlarono gli alberi, e dissero che il povero cane voleva delle ali per poter volare, e raggiungere la signora Luna, poi parlarono le farfalle, e raccontarono che ogni volta che svolazzavano di fiore in fiore,il cucciolo correva loro incontro, e chiedeva di prestargli le loro ali colorate.
Poi parlarono i cespugli di rose,e raccontarono, che Macchietta annusava i loro petali,e gemeva dicendo che anche lui voleva essere profumato come le loro rose.
La Luna parlò con tutti, e chiese di preparare le più belle ali che si fossero mai viste sulla terra.
Gli alberi promisero di dare le più grandi foglie colorate che sarebbero cadute dai loro rami.
Poi le farfalle dissero che avrebbero cucito per lui le ali più belle e variopinte e le avrebbero dipinte con la polvere colorata delle loro ali.
Poi parlarono i cespugli di rose, e promisero ogni petalo di rosa profumato per dare alle ali la leggerezza per volare.
Infine parlarono le formiche, e promisero di trasportare tutto il materiale di cui ci fosse stato bisogno per costruirle.
Tutti si diedero da fare, per tutta la notte lavorarono instancabili, e quando la mattina, Macchietta aprì gli occhi e si stiracchiò, trovò davanti alla sua cuccia, gli alberi, le farfalle, le formiche, e i cespugli delle rose, che danzavano alla melodia che cantavano gli uccellini.
Festeggiarono per tutto il giorno, e quando apparve la Luna in cielo, si misero in cerchio, spiegarono a Macchietta uno alla volta che avevano deciso di fargli un regalo.
Così fecero, e gli diedero due ali meravigliose e scintillanti, da indossare.
Il piccolo Macchietta non stava più nella pelle, finalmente avrebbe volato e raggiunto la sua mamma che era volata in cielo
Indossò subito le ali, scodinzolò, girò e si rigirò, prese la rincorsa e via ,si librò nel cielo, volava! volava! volava!…
Con un bau bau felice, volò e volò così tanto, che arrivò finalmente sulla Luna.
Tutti dalla Terra guardavano verso la Luna, e con un ohh!!! di stupore, videro la signora Luna abbracciare il cucciolo, e da lontano ricevettero un “bau bau bau” di ringraziamento dal piccolo Macchietta…

di Rosa Cozzi

” RESILIENZA ” di Rosa Cozzi

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” RESILIENZA “
Nata al mondo
innocente creatura senza futuro
il gioco del destino ti ha negato
la clessidra del tempo.
Scoccata la freccia del patimento
a ogni respiro rubi
l’aria che ti é negata.
Intuisci il tuo tempo limitato
e avidamente ti nutri
succhi la linfa genitrice dolente.
Il tuo futuro sarà breve
non hai tempo da perdere
devi accumulare aria
riempi il tuo torace.
Nel duello finale
spossata ti scuote
un’ ultimo pasmo ,
ti arrendi ormai vinta,
non ancora convinta
e resiliente taci …

di Rosa Cozzi
da ” Momenti tragici ”
DL. 1941/633

“COLSI UNA ROSA E TI DISSI”, di Rosa Cozzi

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“ TI VESTIVI SOLO DI FIORI “

Il vestito della tua gioventù
la tua innocenza stupita
da profumi sconosciuti.

Tu… quasi donna,
e tremori languidi                                                                                                                                   sul tuo corpo acerbo.

Ogni passo,
ogni carezza
era un turbinio di abbandono,
reticenza e brividi. Continua a leggere ““COLSI UNA ROSA E TI DISSI”, di Rosa Cozzi”

” MA CHI HA TENTATO CHI ?, di Rosa Cozzi

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di Rosa Cozzi, Ma chi ha tentato chi?
Tra mitologia greca, esoterismo ebraico e patristica dei primi secoli, ecco una discutibile  sentenza dell’inventore del cristianesimo, dottor Paolo di Tarso:
“La donna impari in silenzio, in piena sottomissione. Non permetto alla donna di insegnare né di dominare sull’uomo; rimanga piuttosto in atteggiamento tranquillo.
Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non , Adamo fu ingannato, ma chi si rese colpevole di trasgressione fu la donna, che si lasciò sedurre” (dalla Prima Lettera a Timoteo).

Non sono assolutamente d’accordo, il “ peccato originale “ se così si vuol definire secondo la religione cristiana, io dico che fu un’intesa tra le parti interessate.
Non fu solo Eva a mangiare la mela, che con l’acquolina in bocca si lascio attrarre dal bruco che viscido entrava e usciva da quel “ pertuso “ che aveva abusivamente occupato!… ma piacque anche ad Adamo, che non aspettava altro, di mostrare che il bruco poteva diventare serpente in men che non si dica, bastava accarezzarlo ben bene.
Il serpente era il loro pensiero , chiodo fisso di entrambi, che avevano il prurito della cosa proibita, e che vollero assaporare in pieno grattandosi a vicenda !… Continua a leggere “” MA CHI HA TENTATO CHI ?, di Rosa Cozzi”

I MIEI PRIMI 20 ANNI, un racconto di Rosa Cozzi

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Dunque riprendo il discorso, e come tutti i discorsi bisogna riprendere il filo, che sia di cotone robusto e resistente, come il vestito bianco a righine blu, con le maniche a sbuffo, che indossavo quell’estate, che per la prima volta passò velocemente, e mi ritrovai in men che non si dica, con la cartella piena di quaderno, matita, penna pennini , e gomma , sulle spalle, e accompagnata dalle mie sorelle, una mattina di ottobre, mi ritrovai davanti a un gran caseggiato, che secondo loro si chiamava: Scuola. Capii che dovevo obbedire e stare zitta, io ero obbediente per natura e non parlavo mai, quindi non ci fu bisogno di raccomandazioni.

Osservavo senza chiedere ne come né quando né perché, mi trovavo in quel luogo. Mi ritrovai in classe di I elementare con tanti altri bambini, e me ne stetti tranquilla seduta al mio banco, non sapendo cosa mi riservava la vita da quel giorno in poi.

Ci fu un particolare veramente grave,  quando la maestra col viso d’angelo, era un donnone di almeno un quintale ,mi si avvicinò e mi prese la matita dalla mano sinistra, e me la strinse nella mano destra dicendomi che dovevo fare le aste con quella mano, che la sinistra non era fatta per scrivere. E io obbedii e  mi impegnai talmente tanto che divenni ambidestra in men che non si dica.

Continua a leggere “I MIEI PRIMI 20 ANNI, un racconto di Rosa Cozzi”

ATTRAZIONE FATALE di Rosa Cozzi

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“ ATTRAZIONE FATALE
Sono qui sul letto e col pensiero, ti rivedo seduta su quel divano , con i tuoi splendidi capelli sulle spalle, ignara della mia presenza.
Sorseggiavi un drink, e per un’istante, sei rimasta pensierosa a leccarti il labbro, ed io che ti guardavo sono stato rapito dal tuo gesto, così intimo e così sensuale, mi hai subito stregato con la tua bellezza.
Ho sentito dentro di me come un dardo infuocato, e ti ho desiderato come non avevo mai desiderato nessuna donna.
Dovevo averti, dovevi essere mia, e tutto avrei tentato perché diventasse realtà questa mia attrazione per te.
Hai teso la tua ragnatela, mi hai avvolto in un bozzolo invisibile, mi tieni stretto ma non ti fai toccare, quel filo di amore che mi fai sentire impalpabile ma forte mi tiene prigioniero, é Il segreto del piacere.
Fluttuare con te nei meandri della passione, e come una dolce musica che ti culla, e ti fa sentire leggero, e ti porta al culmine dei sensi, con l’ultimo sospiro, appagato, e poi ti lascia con un languido piacere assaporato insieme.
Mi siedo vicino a te con la fantasia , già mi vedo in un letto morbido e caldo.
Noi due soli al mondo, la passione che ci attira, e ci fa compagnia.
Dimenticandoci del mondo che ci circonda, noi che ci amiamo più volte, e ancora altre volte, fino allo sfinimento.
Mi trasmetti un grande calore , mi sento preso dalle spire della passione e qualcosa di morbido, di indefinito mi avvolge, mi sento legato, qualcosa che mi impedisce di muovermi.
Tento di liberarmi,e all’improvviso mi sembra di precipitare all’inferno.
Riapro gli occhi !!…
E si… precipitato lo sono !… ma dal letto !!! …
di Rosa Cozzi
da ” Storie di amori, delitti, e di risate “

Signora , é caduta ?. No, non si preoccupi, faccio sempre così le scale !… di Rosa Cozzi

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Vi saluto senza fiato !…
Vi racconto cosa mi é capitato in un supermercato vicino casa mia.
Avevo come ogni settimana acquistato parecchia merce, il carrellino era strapieno, inoltre avevo la borsa termica per i surgelati, e un’altra con roba voluminosa ma leggera. Dunque mi ero caricata come un mulo !…
Come ogni volta mi accingo a salire al piano di sopra con la scala mobile, effettuo la medesima manovra, incomincio a salire, ma quasi in cima si rompe un supporto del trolley, che incomincia scivolare verso il basso.
Cerco di evitare il peggio, ma il peso era troppo per le mie forze, perdo l’equilibrio e precipito verso il basso, facendo diversi capitomboli.
Mi ritrovo con la faccia in giù, con la scala mobile che continua la sua corsa verso l’alto, e tutti che urlano, e io che continuo a rotolare .
Penso che sia giunta la mia ultima ora.
Qualcuno riesce a fermare quell’aggeggio infernale. Mi ritrovo con una gamba in alto con il ginocchio che mi faceva malissimo.
Avevo male dappertutto,e non riuscivo a respirare. Tutta frastornata e acciaccata alla domanda di un uomo: << Signora si é fatta male ?>> rispondo : << Non mi sono fatta nulla, faccio sempre così le scale !… >>. Chiedo di aiutarmi ad alzarmi. Stoicamente mi metto in piedi, e raduno le mie cibarie. Saluto tutti e vado via ringraziando, vergognandomi per l’accaduto.
Per strada non riuscivo a respirare, avevo il lato destro sotto al petto che mi faceva soffrire enormemente, La natica sinistra sembrava che avesse ricevuto un calcio di rigore di Iguain, e le dita della mano sinistra escoriate e stritolate da Carnera.
Camminando lentamente col dolore e il peso di un trolley ormai distrutto, ho messo tre quarti d’ora per fare centocinquanta metri.
Finalmente raggiunta casa, metto via le cibarie, e vado in ospedale.
Qui attesa di ore perché non ero in codice rosso, e ti fanno aspettare e sembra che ti dicono ” Devi soffrire prima di sapere di che morte morire !…
Finalmente raggi e diagnosi : due costole incrinate, ematoma alla natica , e con escoriazioni al ginocchio, e alle dita. Il tutto guaribile in due mesi se non ci sono complicazioni .
Morale : Non sopravalutare le tue forze Rosa, ormai sei nella terza età e devi chiedere una badante… Non ci penso neanche !…
Fatto realmente accadutomi !…
Rosa Cozzi
da ” Sono cose che succedono solo a me ”

“Preludio di Primavera” di Rosa Cozzi

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I nostri passi rasentano                                                                                                                         incuranti il baratro,                                                                                                                               e sul filo del rasoio calpestano                                                                                                             ignari il campo minato                                                                                                                         degli ultimi sentimenti                                                                                                                         di un filo di vita.

Si strappano
dal cuore la disperazione,
ancora avvolta con filo spinato
già esistente su un ramo spoglio,
e provano a scaldarli
con un filo di lana.

Si ferma il tremolio
e nasce un filo di germoglio
su un ramo ancora gelato,
sterile piantina senza amore,
ti trasformi e regali speranza
e rosei petali sbocciano…

di Rosa Cozzi
da ” Divagazioni ”
DL.1941/633

” Il vento mi tradì ” poesia di Rosa Cozzi

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” Il vento mi tradì ”

Fu il vento,

che sussurrando piano piano quel nome,

mi stravolse i pensieri,

e risvegliò in me l’affanno e il dolore.

Ti cercavo nel silenzio,

spasimando ogni parola,

nell’udire quella voce che mi lega

e mi aggroviglia come un serpente.

Ed io mi arrendo

senza più forza né volontà,

debole e schiava 
di questo desiderio,

che mi toglie l’aria e il respiro.

Come anima ormai dimenticata da tutti,

mi abbandona l’ultima speranza,

come quella nuvola bianca lassù,

che nasconde il sole e mi priva del calore.

Ma ecco 
un raggio di sole s’insinua

e mi riscalda appena,

languidamente il mio desiderio

si fa prorompente negli abbracci,

rumori di tonfi,

di corpi allacciati ma estranei…

di Rosa Cozzi
da ” Colsi una rosa e ti dissi “.
DL. 1941/633

“Prendiamoci una pausa “, di Rosa Cozzi

Prendiamoci una pausa!…
Ecco l’hai detta quella dannata frase !…
Era questa frase che temevo da mesi, ora l’hai pronunciata,e non posso far finta di non aver capito,non posso ricacciarti in gola quel tuo tono quasi di sfida,che mi ha tramortita,ma non voglio farti vedere quanto soffro,mi hai dilaniato il cuore,sto tremando, ma non voglio dartela vinta.
Continuare a lanciarci picche e dardi,come se fossimo in guerra, e non ha più senso nasconderci che la nostra unione sta andando a rotoli.
Ma devo ammettere che non mi aspettavo questa tua decisione,così repentina,e con tutta la buona volontà,non riesco ad assimilare questa tua decisione.
Si ti dico : << parliamone con calma,prendiamola insieme questa decisione,parliamone questa sera >>.
Devo andare al lavoro, e ti chiedo di aspettare fino a stasera.
Esco in fretta,come se avessi il fuoco alle calcagna, e corro a prendere l’autobus,ma lo vedo che sta già ripartendo, ormai é inutile che mi affretti,dovrò aspettare il prossimo. Continua a leggere ““Prendiamoci una pausa “, di Rosa Cozzi”

“Quell’omicidio, suicidio,o incidente !…”, di Rosa Cozzi

 

21739990_1893494854246459_9194508363627060288_nA volte la verità é così evidente, che gioca a nascondino con noi !…

Erano tutti accorsi alle urla strepitose, e dal gran baccano di pentole, sentite quella mattina dalla finestra della cucina ,situata a pianterreno dello stabile che si trovava all’angolo di via Sconosciuti.
stavano tutti ad aspettare un segno di vita dagli abitanti di quella casa, che dopo quell’urlo, era subentrato un assordante silenzio.
Ognuno diceva la sua senza avere elementi in mano, chi diceva suicidio, chi assassinio, chi incidente. Insomma si sparlava e si asseriva con sicurezza di qualcosa ancora incerto.
Erano già le nove, e se si continuava a stare li a sparlare cercando di tirare il numero buono, quel giorno sarebbe stato il più scioperato di sempre…
Molte persone avevano formato gruppi : chi era per l’assassinio asseriva che la casa era di facile accesso, e che prima o poi doveva succedere quella disgrazia annunciata.
Molte altre che propendevano per l’incidente, spiegavano che : tutto sarebbe stato evitato con le dovute accortezze, e che non sarebbe accaduto nulla di grave, al massimo uno scivolone con relativa botta.

Continua a leggere ““Quell’omicidio, suicidio,o incidente !…”, di Rosa Cozzi”

” L’intrusa “, di Rosa Cozzi

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Ci siamo, ecco arrivato il momento tanto temuto, anche se era ben nascosto dentro di me, era solo un dubbio, ora é esploso con tutta la sua furia,prepotente e inatteso. Il mio lui ha un’altra, si ha un’altra !!!
sono furiosa, amareggiata, dispiaciuta, e disperata,e so anche chi ha preso il mio posto nel suo cuore.
È lei !!!
la mia più cara amica, quella a cui confidavo i miei dubbi, la mia sofferenza.
E alla delusione, all’amarezza, e alla gelosia, si é aggiunto anche il dolore per il tradimento della mia amica del cuore.
Si, l’ho saputo finalmente, ed é una spina che mi si é conficcata qui nel petto,il mio cuore sta sanguinando,sapere che si sentono,
si incontrano, e si mandano messaggi, mi sta distruggendo.
Se squilla il telefono, lui si alza e si allontana per parlare a monosillabi se io sono presente, é come leggere una lettera a voce alta,sentire le intonazioni della sua voce quando risponde al telefono, le sue piccole bugie sui suoi ritardi, le piccole dimenticanze verso di me, a cui non mi aveva abituata. Continua a leggere “” L’intrusa “, di Rosa Cozzi”

” Il pozzo di San Patrizio “, di Rosa Cozzi

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Prigioniera di scale infinite
nel labirinto di un falso grembo
pozzo di salvezza o dannazione,
in vorticosa discesa agli inferi
sarò l’ingenua compagna di Satana.
O impregnata di falsa santità
in lieve ascesa al celeste
oltre la volta stellata
per riconoscere la pura verità
e acquisire il discernimento.
Avvolta nel cinico buonismo
di esseri senza scrupoli provvisti
solo di farraginose promesse
proferite dalla lingua biforcuta
e da allucinanti disegni di potere.
Saprò la verità ,
riconoscerò il vero amore
mi salverò e sarò pura luce…

da ” Divagazioni ”

 

 

 

 

 

Eravamo polvere e polvere ritorneremo, di Rosa Cozzi

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Il mio pensiero corre
su perpetui binari lineari,
porta via con se la volontà
che ormai transeunte
ha svuotato la memoria
di un desiderio effimero
in un piacere passeggero.
Siamo pronti,
che la farsa ora cominci,
nello spettacolo orrido
marchiati e numerati,
timbrati e vestiti di strisce
moltitudine da macellare
ignara innocenza incolpevole.
La stella ha ormai spento
i riflettori e statica aspetta,
che il boia dia la sentenza
e quell’attesa si perde
in domande e preghiere
che arrivi immanente il fato…
di Rosa Cozzi
da ” Per non dimenticare “