” I miei primi 20 anni ” di Rosa Cozzi

 

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Capitolo 2)

“Gli anni innocenti ”
Tutte le comari del vicinato erano concordi nel dire che ero una bella e brava bambina, e facevano a gara a chi poteva tenermi in braccio, e stavo ore a dormire senza chiedere la poppata. Non so se sarà per questo che amo le coccole, e se vedo un bimbo in carrozzina mi prende il desiderio di prenderlo tra le mie braccia, e stringerlo amorevolmente . Mi viene spontaneo chiedere a chi l’accudisce se posso guardarlo, e mi beo nel vedere quel esserino indifeso dormire ignaro, o se é sveglio cercare di farlo ridere con vezzi strani. Divento di burro davanti a questi piccoli gioielli viventi.
Dunque riprendo il discorso.
Mia sorella Marianna la più grande di età, si era sposata cinque anni prima, rendendomi zia ancora prima che gli spermatozoi di mio padre decidessero di incontrare gli ovuli di mia madre, e amalgamarsi per formarmi. Dunque eccomi zia di Maria, una nipote più grande di tre anni. Con l’andare del tempo ci fu una gara a chi sfornava più figli tra mia madre e la sua prima figlia, difatti appena nata , nel giro di sette mesi divenni di nuovo zia di Ninetta. Due anni dopo mia madre amalgamò di nuovo gli ingredienti necessari, e così nacque il mio fratellino Gigino il più piccolo, ultimo rampollo di casa.
Nel frattempo mia sorella Marianna, per non farsi fregare il primato delle femmine,diede alla luce a tre giorni di distanza dalla venuta al mondo del nascituro della casa paterna, un’altra bella bambina di nome Adriana.  Poi, visto l’andazzo mia madre si diede una calmata. La progenie era arrivata a dieci figli, quattro maschi e sei femmine.
Mia madre allora quarantacinquenne smise di essere solo mamma, e diventò nonna a tutti gli effetti !… Chi mi accudiva quando mia madre doveva assentarsi, era mia sorella Carmela. Non so se fu perché ebbe da accudire la numerosa prole di mia madre, o se sfinita e in rivolta con il mondo intero che gli aveva affibbiato tutti quei fratelli e sorelle già in tenera età, che l’avevano sfinita, ma in seguito a ciò non ebbe mai figli.
Io crescevo ignara di un destino che mi avrebbe dato gioie e dolori.
Dal primo giorno per mio padre divenni il suo giocattolo.
Mi portava con se ovunque andasse.
E mi esibiva fiero di essere mio padre. Era evidente che tutti i miei fratelli e sorelle nutrivano gelosia nei miei confronti, ma io innocente creatura non potevo accorgermene.
Dei primi anni non ho ricordi personali, ero troppo piccola per ricordare , posso solo raccontare episodi riportati da parenti e amici di famiglia.
Tutti raccontavano di quell’amore paterno quasi esagerato nei miei confronti, per mio padre ero la sua bambola da esibire come il bene più prezioso. E guai a chi osava farmi piangere. I miei fratelli e sorelle avevano tutti “ assaggiato “ la sua cintura sulle gambe, ma io ero esente da qualsiasi punizione, e l’astio scorreva a fiumi tra di loro verso di me.
Del primo eclatante episodio di cui posso testimoniare personalmente , avevo cinque anni, e non conoscevo ancora cosa fossero i soldi e del loro valore, fu quando un’ennesima volta mio padre mi prese per mano e quasi piegato in due, era alto quasi 1m80, mi portò con se da Vincenzino Versace, il salumiere che aveva la “putia “ nel centro del paese, un negozio che aveva prosciutti, salumi, delle enormi mortadelle , appesi al soffitto, e in tutto il negozio , spaghetti lunghissimi, sacchi di caffè in grani da tostare, di fagioli, piselli e fave secchi, scope di “saggina “, olio di oliva di propria produzione, zucchero ,cioccolato, insomma era l’emporio dove potevi trovare tutto quello che serviva . E adiacente c’era l’unico bar del paese, frequentato da avventori senza lavoro che potevano passare qualche ora, giocando a carte, e bevendo vino.         Per me era la caverna di Alì Babà.
Era un ricchissimo proprietario terriero, con fattorie di maiali per la produzione di salumi e prosciutti, di cui mio padre , Maestro norcino si sarebbe occupato al momento opportuno, solitamente a fine dicembre ,o ai primi giorni di gennaio, facendoli diventare delle saporite salsicce e pancette e deliziosi capocolli e prosciutti . E possedeva ancora grandi fattorie di “ vacche “ per la produzione del latte e formaggi.
Era sposato da tanti anni con Donna Caterina, ma non avevano avuto figli. Era il più grande dispiacere per Vincenzino.
Mio padre sempre tenendomi per mano discuteva con questo grande signore che si ergeva da dietro al bancone , mi sembrava enorme, e sovrastava tutto e tutti con la sua stazza.
Io in silenzio, rapita da ciò che vedevo per la prima volta, stavo ad ascoltare la loro conversazione di cui non capivo nulla di ciò che dicevano.
Ad un tratto questo enorme omone esclamò : << Biagio, se mi dai a Rosetta figlia tua, ti dò un milione , quando muoio le lascio tutti i miei beni ! >>.
Alzai gli occhi verso mio padre, che mi guardava con i suoi occhi blu, sorridendo.
Quasi si sentivano i tonfi del mio cuoricino in tutto il vicinato , la paura di ciò che mio padre poteva rispondere mi faceva battere forte il cuore.
E come se questo signore avesse detto una scemenza, mettendo le mani sui fianchi come facevano le “chanteuse” parigine mentre cantavano, con piglio deciso e battagliero risposi : << Essì, che tu credi che valgo solo un milione ! >>. Alla mia risposta tutti e due prima si guardarono in faccia seri, poi scoppiarono in una fragorosa risata, che fece accorrere tutti quelli che giocavano a carte nel bar adiacente, e commentarono dicendo a mio padre:<< Biasì, hai una figlia che vale molto più di un milione >>. Difatti il ricco salumiere ne avrebbe dati 5 di milioni. Ma mio padre rispose : che per lui valevo il mondo intero >> ; . Col senno di poi da adulta ringraziai mio padre per la risposta che dette a quel compratore di bambini, che finì per adottare una orfanella del vicino orfanotrofio, e le lascio un’ingente eredità alla sua morte.
Però passai vicino alla ricchezza, che mi sfiorò, ma non mi prese per mano…

continua…

LE LEGGI DEVONO ESSERE UGUALI PER TUTTI !… , di ROSA COZZI

 

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“Un uomo nero può difendere il colore della sua pelle, ma se lo faccio io bianco sono razzista.
Un gay vestito da donna con lo smalto alle mani, può dirmi troglodita, ottuso, evolviti, ma se io in jeans e polo, lo chiamo pagliaccio sono omofobo.
L’arabo può pregare cinque volte al giorno, portare il burqa e chiedere di togliere il crocifisso dalla scuola, ma se io penso sia incivile trattare le donne in quel modo non rispetto le minoranze.
I politici pretendono l’appellativo di onorevole, ma se io gli ricordo che mi hanno rubato il futuro allora sono sovversivo.
Un rom può rubare il rame e non mandare i figli a scuola, se io pago le tasse e dico che quei bambini dovrebbero andare in un centro sociale sono fascista.
Un immigrato può urinare per strada o fare il bagno in una fontana storica, se io lo chiamo zotico invasore, sono contro il multiculturalismo.
Si è fatto presto a divenire da maggioranza a minoranza, e allora io vi dico, che ognuno si tenesse il suo, perché io rispetto ogni vostra scelta e il vostro diritto di esercitarla, ma per Dio voi dovete rispettare il mio diritto di poter dire che:

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Chi sono ?, di Rosa Cozzi

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Alessandria today da il benvenuto ad una nuova componente della redazione, Rosa Cozzi, scrittrice e poetessa, per farla conoscere meglio ai lettori gli abbiamo chiesto di pubblicare la sua biografia.

Sono nata 72 anni fa a Praia a Mare (Cs) , da genitori lucani, sfollati durante l’ultima guerra . Venni al mondo  quando tutto era terminato, ma sin da piccola cercai di sapere sempre di più su questo argomento.  Mi trasferii in Liguria a 12 anni, e a 17 anni e mezzo sposai mio marito, francese, discendente del ramo povero dei conti L.di Roquemaure. Dopo il matrimonio ci trasferimmo a Montecarlo dove vivemmo per 20 anni. Diventai mamma di quattro figli. Ritornai a Ventimiglia e da allora continuo a viverci. Nel frattempo sono diventata nonna di nove nipoti ( quattro maschi, e cinque femminucce ) e bisnonna di due pronipotine.                                                                                                               Ho da sempre amato scrivere poesie, nel 2016 ho pubblicato una silloge “Colsi una rosa e ti dissi “di quaranta poesie.  A dicembre 2017 ho ancora pubblicato una raccolta di favole illustrate, adatta a bambini dai 4/10 anni, presto ci sarà una ristampa. Inoltre mi diverto a scrivere piccoli racconti. Ho iniziato a scrivere le mie memorie, ma ” io speriamo che me la cavi”. Parlo, scrivo, e leggo perfettamente in lingua francese. Amo particolarmente preparare manicaretti di mia invenzione, e ancora di più invitare gli amici per ” avvelenarli” !…  Però tornano sempre !… Continua a leggere “Chi sono ?, di Rosa Cozzi”

“L’ALBUM DEI RICORDI”, di Rosa Cozzi

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L’ALBUM DEI RICORDI
Sono qui da sola nella notte senza rumori, niente interrompe questo scorrere del tempo, solo il ticchettio dell’orologio mi fa capire che le ore passano, ed io non riesco a smettere
di sfogliare e guardare le foto di tutta una vita. Quanti ricordi, felici e dolorosi allo stesso tempo, quanti sorrisi e quanti pianti,quante sorprese e quante difficoltà racchiudono questi album.

Il primo contiene le foto del mio matrimonio.
Quella mattina, l’ultimo sabato del mese di dicembre di tanti e tanti anni fa , faceva freddo, era nevicato, il tempo era ancora grigio, incerto, non si sapeva se prendere l’ombrello o incappucciarsi per resistere al freddo pungente.

Ecco il grande momento era arrivato ! Mi sposavo !
Io al braccio di mio padre ,entravo dalla grande porta della chiesa, con dieci minuti di ritardo , infreddolita, con le scarpe con mezzo numero in meno mi stringevano in una morsa dolorosa ,avevo il davanti delle gambe tutte sbucciate con relative croste a causa di una caduta di una settimana prima avvenuta da una scaletta in cemento a qualche metro da casa, avevo rischiato di rompermi una gamba segno premonitore di un destino non ancora scritto.

Continua a leggere ““L’ALBUM DEI RICORDI”, di Rosa Cozzi”

“IL MEMBRUTO ” di Rosa Cozzi

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” Il membruto ”

È davvero curioso come ci si presenta
restando sulla prima impressione
come chi abbia membra – arti, e corpo
sviluppate in modo eccezionale,
di grande vigore,robustamente muscolose.

Tu mi credevi un signore nasuto e barbuto
ma guardavi a un’altra dote di membra,
io ti credevo l’amica membruta
splendidamente superdotata.

Abbiamo iniziato così, quasi per scherzo
tanto per sapere se entravi nell’orifizio
trovare un accordo per il nostro connubio.

Io avevo bisogno di te ,
per accentuare euristicamente
e affinare la punta per comodità.

Ora mi chiedi frequenti e assidui contatti
ogni giorno mi manipoli e mi distruggi,
mi fai girare e mi sfogli riducendomi in trucioli.

Sei tu che comandi.
Trovo la nostra relazione sbilanciatissima !!! .

di Rosa Cozzi
da ” Pensieri irriverenti ”
DL.1941/633

” NON ERA LA DONNA GIUSTA PER TE”, di Rosa Cozzi

” NON ERA LA DONNA GIUSTA PER TE”, di Rosa Cozzi

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” NON ERA LA DONNA GIUSTA PER TE “

Non era la donna per te.
Lei era di un’altro, più adulta. Raffinata, dolce, sensuale.
Un sentimento mai provato che la rendeva bella .
Tu giovane , bello, virile, maschio saturo del tuo fascino.
Ti crogiolavi vanesio nel piacere di essere desiderato.
Incontri clandestini nei pomeriggi afosi dell’estate.
Due corpi amanti avvolti nel sudore.
L’intesa di due corpi che si cercano e si trovano.
Ormai da mesi insieme e poi, a me il tuo migliore amico racconti che la vuoi lasciare,        
che vuoi troncare, che non é la donna giusta per te !
Si…!! Magari non era la donna della tua vita, ma ti amava…
e ogni volta che pensava a te le batteva il cuore.
Se poi ti faceva sentire la sua passione, dicevi che era una donna femmina al fulmicotone.
Tu le dicevi che era un uragano, che c’era solo lei che sapeva dirti quelle parole che fanno tremare le gambe e ti dava una sferzata di piacere.
E poi magari non era la donna per te… ma con i suoi sussurri e i suoi sospiri ti pregava di amarla e ti faceva sentire un re. Ma per te era solo un gioco e le dicevi: dai giochiamo, non prendiamo la vita troppo sul serio.
E non ti accorgevi che ogni volta che pronunciavi quelle parole le toglievi un battito dal cuore e a poco a poco non ha avuto più battiti e il suo cuore si è spento…
Lei ha rinunciato a sorridere e non aveva più le stelle che brillavano nei suoi occhi, quando ti guardava come in preghiera muta e diceva : resta con me.
Lei se né andò, ti liberò dalle catene invisibili.
Però continui a parlarmi di Lei con insistenza é sempre nei nostri discorsi.                           Ogni giorno é tra noi,non riesci a dimenticarla.
Magari era la donna giusta per te ! …

di Rosa Cozzi
da “Storie d’amore,delitti e di risate ”
DL. 1941/633

 

“LEGGIMI TRA LE NUVOLE ” di Rosa Cozzi

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“ LEGGIMI TRA LE NUVOLE “

Queste parole che scrivo a te
le affido sulle folate di vento,
ti raggiungeranno ovunque tu sia.

Ascoltale lentamente amore mio,
e sentirai la mia voce che
ti sussurra dolcemente ti amo.

Guarda sulle nuvole nel cielo,
e leggerai le parole che vi ho scritto
con le gocce del mare evaporate.

Osserva la Luna nel cielo stellato,
e vi vedrai riflessi i miei occhi,
che ti guardano colmi di desiderio.

Pensami con dolcezza in ogni instante,
raggiungimi col pensiero e stringimi a te
con un abbraccio fino all’estasi.

Fino all’ultimo respiro che avrò
sarai nei miei pensieri reconditi,
e amandomi solo tu potrai scoprirli…

di Rosa Cozzi
da ” Cinquanta sfumature di Versi.”
DL. 1941/633

HO IL BUIO PER AMICO, di ROSA COZZI

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Ho il buio per amico,
di tenebre e ombre
insicura vago assente
per l’irta strada ermetica.

In mano il moccolo si strugge
brilla la fiamma fiacca
piccola liquida stilla
marmorea lava bianca

Colata di sogni bruciati
pensieri parcheggiati
irrequieti segreti taciuti
mai mostrati o emersi.

Guardami e illumina
i miei sensi in subbuglio
con il tuo sguardo svelami
e vestimi di felicità.

Riempimi e ubriacami di sogni
di dolci fragranze profumate
appagami il cuore di parole
mai pensate o pronunciate.

Ombra o luce porta a colui che sai
i miei saluti di passione
prima che il fiume imperversi
d’invincibili vagheggiamenti …

di Rosa Cozzi
da ” Divagazioni ”
DL. 1941/633

Vacare, Vanus, Vano. di Rosa Cozzi

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Vacare con moderazione al buon uso del tempo
cogliere le occasioni prima che scompaiano.
Solo le cose piccole,vane e sciocche fanno vivere !

Vano é il mio desiderio
vanus una parola grande
radice antica del vuoto
é anche spazio indefinito.

Vuoto inconsistente di vita
di spessore incorporeo
illusorio privo di sostanza
di contenuto e d’effetto.

Vasto discorso privo di superficialità,
di un fondamento che dia frutti,
per cui mi affanno per conoscere
il mondo senza farmene impietrire.

Vano é l’affanno per conoscere
la vita che passa senza risultati concreti
e la tenerezza per quei piccoli esseri
che malgrado tutto sperano sempre.

Vana é la paura dei fantasmi,
mi lascio trasportare dai sogni,
ma senza la pretesa del sempre:
la vita va vissuta con leggerezza .

Vanità dei miei desideri umani,
la vita mi appare in tutto il vuoto,
in tutta la sua piccolezza e futilità
straniamento in una chiave tragica.

La mia vita è piena di cose vane
passate senza ricordi stabili :
il tempo del gioco e dell’ozio,
i progetti sognati e i pazzi desideri.

La vita va vissuta con leggerezza:
mi lascio trasportare dai sogni
e ricordo che molte cose vivono
ma senza la pretesa del sempre.

Il vano diluisce la nostra bella storia
era una ricetta vincente d’intesa
quest’amore infelice che s’infrange
nel vuoto della vana quotidianità.

Guardo alla luna, mondo magico
dove raduno tutte le cose perse,
che non ho mai veramente perdute
e recupero il senno perso per amore.

Invano, che vale l’inutilmente unito?
l’aria stessa é un vuoto indefinito
come il gonfiarsi delle lenzuola stese fuori
dove l’argomento vano s’infrange.

Il discorso vano mi annoia
il che, in fondo è una forma di grandezza.
Il poema non sarebbe tanto affascinante
anzi, non sarebbe neppure cominciato !…

di Rosa Cozzi
da ” Divagazioni ”
DL.1941/633

VACARE,VANUS, VANO. di Rosa Cozzi

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Vacare con moderazione                                                                                                                                        al buon uso del tempo
cogliere le occasioni                                                                                                                                           prima che scompaiano.
Solo le cose piccole,                                                                                                                                  vane e sciocche fanno vivere !

Vano é il mio desiderio
vanus una parola grande
radice antica del vuoto
é anche spazio indefinito.

Vuoto inconsistente di vita
di spessore incorporeo
illusorio privo di sostanza
di contenuto e d’effetto.

Vasto discorso privo di superficialità,
di un fondamento che dia frutti,
per cui mi affanno per conoscere
il mondo senza farmene impietrire.

Vano é l’affanno per conoscere
la vita che passa senza risultati concreti
e la tenerezza per quei piccoli esseri
che malgrado tutto sperano sempre.

Vana é la paura dei fantasmi,
mi lascio trasportare dai sogni,
ma senza la pretesa del sempre:
la vita va vissuta con leggerezza .

Vanità dei miei desideri umani,
la vita mi appare in tutto il vuoto,
in tutta la sua piccolezza e futilità
straniamento in una chiave tragica.

La mia vita è piena di cose vane
passate senza ricordi stabili :
il tempo del gioco e dell’ozio,
i progetti sognati e i pazzi desideri.

La vita va vissuta con leggerezza:
mi lascio trasportare dai sogni
e ricordo che molte cose vivono
ma senza la pretesa del sempre.

Il vano diluisce la nostra bella storia
era una ricetta vincente d’intesa
quest’amore infelice che s’infrange
nel vuoto della vana quotidianità.

Guardo alla luna, mondo magico
dove raduno tutte le cose perse,
che non ho mai veramente perdute
e recupero il senno perso per amore.

Invano, che vale l’inutilmente unito?
l’aria stessa é un vuoto indefinito
come il gonfiarsi delle lenzuola stese fuori
dove l’argomento vano s’infrange.

Il discorso vano mi annoia
il che, in fondo è una forma di grandezza.
Il poema non sarebbe tanto affascinante
anzi, non sarebbe neppure cominciato !…

di Rosa Cozzi
da ” Divagazioni ”
DL.1941/633

Dedicata a FABRIZIO, un “COMMENDATORE ” della Repubblica che non si vantava…

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Ciao Fabrizio,
combattente col sorriso
ti stiamo aspettando amico di tutti
che tu appaia sullo schermo,
migliaia di persone aspettano
che tu faccia qualche domanda,
e ti faccia una risata.
Sei silenzioso, strano,
Tu sempre affabile e generoso
oggi non parli e non sorridi
e ti starai domandando perché
portano proprio a te mazzi di fiori
tu che li porgevi con il sorriso alle Miss.
Ma oggi non ti sentiremo,
resterai muto,
saremo noi che
ti daremo l’ultimo saluto
con applausi e commozione
in piazza del Popolo.
Siamo migliaia di persone
che non ti rivedremo più.
“Ciao Fabrizio”,
prima l’omaggio e dopo il lungo addio
Il feretro, nell’auto grigia,
è già davanti alla chiesa.

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NON C’È PIÙ TEMPO !!!, di Rosa Cozzi

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” NON C’E’ PIU’ TEMPO”

Il giorno e la notte,
si rincorrono ma                                                                                                                                     non si raggiungono mai
e il tempo con il suo tic-tac
che scandisce gli attimi
di ogni essere che viene al mondo.

Si respira e si gode del momento
ogni ora gira veloce nella spirale
del buio e della luce,
restiamo appesi al ritmo incessante
e incalzante del tempo che passa.

Vorticosamente aspirati
al cospetto di una soglia varcata
nell’apprensione dell’ignoto
portati verso un destino a cui nulla
e nessuno riesce a sottrarsi,
l’apoteosi di atti, gesti, azioni .

E quando si arriva al traguardo
non si hanno ne medaglie ne onori,
solo la pace certa del corpo
e lo spirito senza meta vaga
nell’etere del crepuscolo dell’infinito.

di Rosa Cozzi
da ” Divagazioni”
DL. 1941/633

Non ci sono maschere per nascondersi dai figli !!!.., di Rosa Cozzi

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di Rosa Cozzi

Ieri dal gran caldo decido di andare a tosarmi !!! si praticamente rasare la mia chioma a chilometro zero dalla nuca in giù, e un ciuffo spennacchiato mesciato sulla testa ,tanto per far vedere che sono una donna, e non un pallido surrogato di uomo. Esco finalmente sentendomi dimagrita di qualche chilo, sono felice di avere la testa a posto, ma sono veramente irriconoscibile, e mi rimprovero di aver esagerato con la tosatura, Potrei fare l’agente 008, sotto copertura… Dopo aver passato quasi quattro ore nel fresco relativo del salone delle simpatiche sorelle parrucchiere, e senza aver ingerito nulla dalla mattina alle 5, esco in piena canicola , e incomincio a camminare cercando riparo e frescura, cammino rasente i muri.

E maledico la mia idea bislacca di andare a fondermi in pieno giorno. Potevo andarci stamattina presto col fresco mi ripetevo, asciugandomi il sudore che copioso scendeva dalla fronte, sembravo la fontana di Trevi… Ed ecco che incomincio a tremare, sento venire una crisi di svenimento per mancanza di ossigeno al cervello, e disidratazione per non aver bevuto nulla da molte ore… Conoscendo il sistema più adatto, visto che già in passato mi erano capitati altri episodi di questo genere, per non svenire e cadere per terra come una pera matura, mi allungo sul marciapiede e metto i piedi appoggiati al muro, sempre munita delle mie scarpe. Continua a leggere “Non ci sono maschere per nascondersi dai figli !!!.., di Rosa Cozzi”

ERA UNA DONNA ! di Rosa Cozzi

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Almeno una donna primeggia !
Ed era anche bella, che ci faceva in quella caverna? era la sua abitazione ? ci viveva da sola? Quanti quesiti ancora senza risposta …

Lo Scheletro dei Balzi Rossi apparteneva a una donna: scoperta rivoluzionaria a Ventimiglia
La scoperta scientifica è del 2016, ma la comunicazione al grande pubblico è avvenuta, stamani, all’inaugurazione del nuovo allestimento del Museo Preistorico di Balzi Rossi
Appartiene a una donna di circa 37 anni e non a un uomo, come erroneamente ritenuto fino a qualche anno fa, la sepoltura rinvenuta, nel 1872, nella grotta Caviglione del sito archeologico dei Balzi Rossi, situato al confine italo-francese di Ventimiglia.

La scoperta scientifica è del 2016, ma la comunicazione al grande pubblico è avvenuta, stamani, all’inaugurazione del nuovo allestimento del Museo Preistorico di Balzi Rossi.
“La sepoltura, quindi, non si chiama più l’Uomo di Mentone, ma la Donna di Caviglione – ha affermato Antonella Traverso, direttore del Museo – ed è stata proprio questa sorprendente scoperta a dare impulso al riallestimento complessivo del museo”. La presentazione al pubblico di questa scoperta non poteva che avvenire, giovedì prossimo, in occasione della Festa della Donna, con una serie di visite del Museo (dalle 15 alle 18, una all’ora) a ingresso gratuito per le donne.

Un po’ di storia. Il 26 marzo del 1872 gli scavi guidati da Emile Riviere mettono alla luce una sepoltura di quello che sino ad oggi era stato chiamato ‘Uomo di Mentone’. La sepoltura viene trasferita a Parigi, dove è conservata presso l’Institut del Paleontologie Humaine e ai Balzi Rossi resta il calco della stessa.
A sorpresa, i recenti studi dell’équipe internazionale guidata dal Professore Henry del Lumley, hanno ribaltato le informazioni sino ad oggi ritenute valide.

La sepoltura, caratterizzata da una cuffia formata da conchiglie e denti di cervo e un corredo di ossa di cavallo, è quella di una donna di epoca gravettiana (24.000 anni fa), di alta statura. Le indagini scientifiche hanno permesso di scoprire che morì in età avanzata per l’epoca: circa 37 anni. L’ossatura, inoltre, riporta una ferita da difesa e attesta la gestazione di almeno un figlio.

COSA AVRA’ PENSATO MAURO COLAGRECO IL 4° MIGLIOR CUOCO AL MONDO DI ME ?…

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Un giorno ero al mercato della frutta e verdura di Ventimiglia, ho notato Colagreco  che chiedeva spiegazioni sui prodotti, nello specifico la ” maggiorana” come veniva chiamata in dialetto ventimigliese. E io gli ho spiegato come si fa a fare con la maggiorana il mio famoso risotto !… Certo non immaginavo con chi avessi a che fare …