Distratti dalle distrazioni che ci distraggono, di Valter Scarfia

Alessandria: Scrivo di getto, qui sull’iphone. Oggi vivrò una giornata intensa, caotica: aggressiva. Ho letto prima di cominciare questo giorno, un frammento del libro !la fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani.

Lo sto leggendo per la seconda volta e questo mi accade raramente. Mi ha colpito la frase riportata nel titolo che sarebbe poi una citazione di S. T. Eliot. I nostri pensieri sono corti, veloci, superficiali.

L’uomo naturale, quello che può permettersi di stare ore all’aperto osservando la natura, è più autentico e per questo meno aggressivo. Noi, appunto, siamo troppo distratti dalle distrazioni che ci distraggono.

Cominciamo dal silenzio, dalle televisioni spente; che ci vuole! Prima però, lasciate che guardi il telegiornale, per sapere cosa succede, ovviamente.

Beltmap, il Google Maps per non vedenti che permette di essere indipendenti: con riserva!




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Elogio della diversità, di Valter Scarfia


Ricchezze nella diversità.

Vorrei continuare con gli elogi: già pubblicato quello della noia.
Ora vorrei argomentare sulla diversità in un mondo che è votato alla omologazione, alla globalizzazione. “Il mondo è bello perché è vario“. Questo modo di dire contiene un diritto inalienabile che è proprio quello di essere orgogliosi ciascuno della propria Diversità, parole che recitiamo meccanicamente disconoscendone e sconfessandone la reale portata.
Costruire una società dove il diverso non esiste è il sogno di tutti coloro che hanno cercato di imporre la propria idea sugli altri, a volte con la forza, a volte con mezzi più subdoli. Occorre domandarsi allora come mai la diversità faccia così paura al potere, mentre il conformismo sia lodato. La risposta è tanto semplice quanto banale: più il potere ci rende uguali, più i nostri pensieri e comportamenti saranno simili a quelli di migliaia di altre persone, e più facile sarà prevedere e gestire. La società nasce per impedire gli abomini che deriverebbero dall’anarchia, ma quando arriva a controllare troppo, diventa essa stessa un abominio. Noti agli occhi di tutti (o quasi) sono i danni arrecati da potenti dittature, rigide e ben strutturate.

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I miei amici non leggono. Che fare?

Ribloggo questo articolo che mi trova concorde a parte le esperienze che ciascuno si fa di amici che non leggono e non c’è modo di convincerli. La conclusione è triste ma realistica e comunque non devono mai mancare i tentativi e i suggerimenti: chi semina, spesso non può vedere il raccolto.

Plutonia Publications

Per una serie di coincidenze ho sentito delle considerazioni simili – tre o quattro – in poco più di venti giorni.

I miei amici non leggono nulla. Come posso convincerli a cambiare?

La questione non è semplice.
Io la riassumerei così: non puoi farlo. Non puoi cambiarli. Non puoi convincerli a leggere, se non ne hanno voglia.
Magari è triste ma è così.
In passato la situazione era migliore?
Non lo so. Io da ragazzino ho frequentato gente che aveva la passione per la lettura, ma è anche vero che ciascuno di noi cerca – tendenzialmente – persone con cui condividere interessi e affinità varie.
Negli anni ’90 conoscevo un bel po’ di coetanei che amavano i miei stessi libri, ma crescendo ho diversificato le mie frequentazioni.
Sì, sui social conosco soprattutto lettori, autori e blogger, ma su Facebook ci si ritaglia appositamente una bolla di followers (“amici” mi sembra…

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Perchè si scrive: 9 motivi più bonus, di Valter Scarfia

Tastiera foglio biro.

Perchè si scrive: 9 motivi più bonus.

Oggi che il foglio virtuale restava desolatamente vuoto, da qualche giorno non succedeva ed era inevitabile che accadesse, mi sono posto alcune domande. Perchè si scrive: cosa ci spinge a farlo, e perchè ci piace che qualcuno ci legga? Così ho cercato le motivazioni che hanno indotto scrittori a scrivere, assolutamente conscio del fatto che i motivi possono essere migliaia, e che, di questo ne sono convinto, chi più legge, più è in grado di scrivere. Ho trovato un testo di Primo Levi che enumerava 9 motivi per cui uno è indotto a scrivere ma, precisa, che ciascuno potrebbe trovarne mille altri. Chissà se qualcuno mi aiuta a trovarne di suoi o nuovi. Questi nove motivi li estraggo liberamente dal suo testo.
“Non sempre uno scrittore è consapevole dei motivi che lo inducono a scrivere, non sempre è spinto da un motivo solo, non sempre gli stessi motivi stanno dietro all’inizio ed alla fine della stessa opera. Mi sembra che si possano configurare almeno nove motivazioni, e proverò a descriverle; ma il lettore, sia egli del mestiere o no, non avrà difficoltà a scovarne delle altre. Perché, dunque, si scrive”?
1) Perché se ne sente l’impulso o il bisogno. È questa, in prima approssimazione, la motivazione più disinteressata. L’autore che scrive perché qualcosa o qualcuno gli detta dentro non opera in vista di un fine; dal suo lavoro gli potranno venire fama e gloria, ma saranno un di più, un beneficio aggiunto, non consapevolmente desiderato. Difficile pensare ad un artista così puro di cuore!
2) Per divertire o divertirsi. Fortunatamente, le due varianti coincidono quasi sempre: è raro che chi scrive per divertire il suo pubblico non si diverta scrivendo, ed è raro che chi prova piacere nello scrivere non trasmetta al lettore almeno una porzione del suo divertimento. A differenza del caso precedente, esistono i divertitori puri, spesso non scrittori di professione, alieni da ambizioni letterarie o non, privi di certezze ingombranti e di rigidezze dogmatiche, leggeri e limpidi come bambini, lucidi e savi come chi ha vissuto a lungo e non invano. Continua a leggere “Perchè si scrive: 9 motivi più bonus, di Valter Scarfia”

Duccio Demetrio- Foliage. Vagabondare in autunno – Riflessioni

Books - Always and Forever

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Ho scoperto ‘Foliage. Vagabondare in autunno’ di Duccio Demetrio un pomeriggio per caso, mentre mi aggiravo in libreria alla ricerca di nuove letture. Come spesso accade, sono stata attratta dalla copertina, che raffigura un dipinto di Schiele. L’autunno è la mia stagione preferita, aver scoperto quindi un libro ad esso interamente dedicato è stata una sorpresa.
Foliage è un inno e una riflessione sui vari aspetti di questa meravigliosa stagione. Una riflessione sugli stati d’animo e sulle varie sfaccettature che l’autunno riflette con i suoi mille colori.
Fanno cornice alle parole gli splendidi dipinti tutti a tema autunnale di Monet, Mondrian, Van Gogh, Klimt, Pissarro e tanti altri ancora.
Una lettura rilassante, colta, poetica.

“L’autunno è un tempo di metamorfosi sublimi e incantamenti, di distacchi e di ritorni, di abbandoni e di rinascite. L’autunno è un’istruzione della natura che pare consolare la terra per ciò che le accadrà. Non…

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10 motivi per apprezzare la solitudine

Ho apprezzato molto questo articolo e questi 10 motivi più bonus, sono decisamente importanti.

Elemento Neutro

Un argomento un po’ particolare, spesso non trattato a dovere, non si sa bene cosa vuol dire la solitudine, non si sa la differenza tra essere soli e sentirsi soli e negli ultimi 20 anni il concetto di solitudine andava a braccetto con la parola depressione.
Ecco io sarei qui per cercare di sfatare questo mito.

  1. Il tuo spazio

Non è cosa da poco riuscire a ritagliarsi uno spazio per sé, siamo costantemente bombardati da notizie, fatti, gossip e stress come una terra inondata da precipitazioni copiose continue, prima o poi smetteremo di assorbire l’acqua, che da preziosa è diventata pericolosa. La solitudine è come un raggio di sole che asciuga e ci permette di far assorbire l’acqua.

2. La tua Visione

Ne avevamo già discusso l’importanza qualche giorno fa, ma mi ero scordato di dire che la solitudine aumenta la concentrazione in sé, nei propri propositi e di…

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Accessibilità dei servizi pubblici a sportello, a che punto siamo?

Tutto sembrerebbe scontato: legge Stanca, diversi regolamenti e circolari, che non lascerebbero scampo, ormai il disagio dei cittadini è vecchia storia ….. ma a chi non è mai capitato di aver trovato personale allo sportello decisamente non preparato ad affrontare problematiche inerenti le persone disabili ma non solo, anche per gli anziani in difficoltà con la tecnologia.

Già è difficile raggiungere lo sportello: corridoi, scale, tornelli, prenotazione del numero;per non parlare dei bancomat, vero spauracchio anche solo per gli anziani, posto dove apporre la firma, imbarazzo dell’impiegato che, se è incline alla bontà,magari ti aiuta! eccetera.

Nelle leggi ecircolari si manifesta il diritto di esprimere la propria volontà in autonomia,ma come? Predisponendo, ad esempio, i servizi in tutti i canali dicomunicazione possibili (telefono, mail, internet). In una circolare, 3/17, si raccomandala formazione del personale, oltre che l’utilizzo dei nuovi strumenti messi adisposizione dalla tecnologia Vengono inoltre date indicazioni: sulla gestionedelle attese agli sportelli, sulla mobilità all’interno degli uffici, sullapredisposizione di postazioni adeguatamente attrezzate con ausili assistivi conlo scopo di permettere alle persone di portare a termine le operazioni inautonomia. La circolare sembra chiara ….. ora gli enti pubblici non avrebberopiù alibi per ottemperare a queste direttive. Ci riusciranno, oppure prevarràancora il pressappochismo, lo spontaneismo, la superficialità che si èimpadronita di tutti noi? Già mi sembra di comprendere la risposta…….

Chi sono gli audiodescrittori? intervista ad Alessandra Novelli, a cura di Valter Scarfia

 

Già ho trattato l’argomento audiodescrizione in un precedente articolo del blog, inserendo anche un video sul canale youtube per darne una breve dimostrazione, ma vorrei approfondire l’argomento. Ho avuto la fortuna di incontrare Alessandra che si definisce appunto una audiodescrittrice:

D: cosa fa un audiodescrittore e quale è stato il percorso per diventarlo.
R: Caro Valter, intanto ti ringrazio per l’interesse e per il tuo impegno nel voler diffondere anche quest’aspetto dell’accessibilità su cui si sta cercando di lavorare molto. Da qualche tempo, appunto, mi occupo di audiodescrizioni. Tuttavia, ammetto che mi fa ancora specie definirmi “audiodescrittrice” perché ogni prodotto ti pone davanti a sfide nuove e in questo lavoro non si finisce mai di imparare.

Volendo provare a riassumere in poche parole cosa fa un audiodescrittore, direi che si occupa di rendere accessibile dei contenuti alle persone cieche e ipovedenti. Ho parlato di “contenuti” in modo generico perché esistono diversi tipi di audiodescrizione: quella filmica, quella museale, quella teatrale… L’obiettivo primario di questa disciplina, di questa tecnica, è appunto quello di tradurre le immagini in parole. Come dice Joel Snyder, uno dei massimi esperti nel settore, “the visual is made verbal”. Io nello specifico per ora ho lavorato su alcuni prodotti televisivi seriali e su un lungometraggio. In ambito audiovisivo, l’audiodescrizione è una traccia vocale che si aggiunge al prodotto originale, che descrive la scena in atto inserendosi nelle pause tra i dialoghi e i rumori significativi. Continua a leggere “Chi sono gli audiodescrittori? intervista ad Alessandra Novelli, a cura di Valter Scarfia”

“VANGOG SULLA SOGLIA DELL’ETERNITA'”: COSA MI PORTO A CASA, di Valter Scarfia

Mi è sempre piaciuto andare al cinema, piuttosto che vedere un film a casa: ti muovi per andarci, non sei solo e ti costringi su una poltrona concentrato per non perdere niente del film; mentre a casa: ti cerchi qualcosa da mangiare, ti distrai con l’iphone, dormi, ricevi chiamate o messaggi, e potrei continuare ancora.

Questo pomeriggio sono andato quindi a vedere “Vangog sulla soglia dell’eternità” e da molte cose sono stato colpito.
Intanto l’estrema serietà con la quale Vangog ha vissuto l’arte: quasi una religione, una necessità, la ricerca di dare conforto agli esseri umani, la particolare ed unica visione che ciascuno ha di ogni cosa. Vedere le cose con occhi diversi: quanto siamo miseri noi mentre controlliamo le visualizzazioni, i like delle cosucce che scriviamo e soffriamo se non siamo apprezzati! Vangog è morto povero, non ha sorriso molto ma molto ha amato: suo fratello dal quale era riamato, Gogain col quale dissentiva su molte cose ma per il quale è stato capace di compiere un gesto folle, come il taglio dell’orecchio. E poi ancora la precisa sensazione di spendersi per il futuro, di seminare sapendo che non avrebbe visto il raccolto: anche qui, che campioni di impazienza siamo noi!
Noi ci aggiriamo nei musei, cerchiamo i quadri che non comperiamo perchè non abbiamo soldi, leggiamo critiche letterarie e ignioriamo la vera domanda. Non se e quanto ci piace un quadro, una sinfonia; ma quanto questo quadro, questa sinfonia ci cambiano la vita, quanto ci scavano dentro, quanto è centrale o marginale l’arte nella nostra esistenza!
Dunque mi propongo di non lasciarmi sviare da commenti sarcastici o malevoli, di seguire l’istinto creativo anche nel caso non sia compreso. Credo che Vangog fosse stato felice solo mentre dipingeva velocemente e furiosamente e quindi, se una azione ci può dare felicità, serenità, perchè lasciarsi manipolare dalle opinioni degli altri anche se in buona fede. L’ultima cosa che mi ha colpito è il fatto che nei suoi ultimi 80 giorni di quiete, ha prodotto ben 75 quadri. Davvero stupefacente!

IL DRAMMA DI ACHILLE E LA TARTARUGA, di Valter Scarfia

“DAL MIO BLOG: http://vscarfia.comm “.

Alessandria: Nei miei corsi agli insegnanti di sostegno, a proposito di tecnologia legata alle disabilità, espongo sempre questo binomio: Achille e la tartaruga. Achille è l’evoluzione tecnologica, veloce, impetuosa, straripante. La Tartaruga: lenta, impacciata, confusa.

Più volte ho evidenziato Luci ed Ombre della tecnologia; indubbi vantaggi che consentono di svolgere diverse mansioni che prima erano precluse ma, contestualmente, inducono dipendenze, ansia da prestazione. Quando un disabile ha acquisito una abilità tecnologica e sarebbe pronto per sfuttarla a pieno, ecco che Achille è già corso avanti imponendo nuove tecnologie, nuove opportunità e la Tartaruga mestamente deve faticosamente fare un balzo in avanti.

Quale insegnamento possiamo trarne da tutto ciò? è proprio possibile che la Tartaruga possa diventare Achille? oppure, non sarebbe meglio per tutti che Achille diventasse la Tartaruga?
Le “lepri tecnologiche”, che corrono sempre più velocemente con il solo scopo di arrivare prime, non sapranno costruire un mondo duraturo, pacifico e solidale. Continua a leggere “IL DRAMMA DI ACHILLE E LA TARTARUGA, di Valter Scarfia”

A RICORDO DI UN BEL MOMENTO CULTURALE SUL BUIO E LA LUCE, di Valter Scarfia

Alessandria: Lo scorso 27 dicembre, praticamente lo scorso anno, ho partecipato ad un momento di festa organizzato dall’associazione Colibrì. Si è trattato di un momento di scambio di frammenti di letture che ciascuno ha proposto sul tema del buio e della luce: seguito da un ottimo rinfresco.

Ho avuto modo di leggere, nella circostanza, un minuscolo frammento tratto da un libro di uno scrittore non vedente che conosco. L’autore Roberto Turolla in questo libro “I racconti del buio”, ambienta i suoi racconti al buio appunto, dove i colori, con hanno una valenza così determinante come il resto della letteratura. Mi piace lasciare in questa circostanza alcune parole della sua postfazione.
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“Gran parte delle persone vedenti forse non ha mai nemmeno immaginato che cosa voglia dire per un non vedente scrivere narrativa. Eppure credo sia davvero importante che se ne parli, affinché le disabilità escano dal recinto delle forme difettose e vengano invece percepite e trasformate in abilità precise, regolate da tecniche proprie. In questo modo i normodotati possono superare un’involontaria o pigra modalità pietistica di rapporto col disabile ed entrare in una piena e completa parità, seppure su territori diversi. Continua a leggere “A RICORDO DI UN BEL MOMENTO CULTURALE SUL BUIO E LA LUCE, di Valter Scarfia”