Inquietudini, di Rosario Rosto

Inquietudini, di Rosario Rosto

Inquietudini

Inquietudini

Per un attimo
incrocio il tuo sguardo
e mi nutro di esso.
Mentre Lascio
che il tempo
miri, e allontani
certe inquietudini che ho.

I tuoi occhi
sono poesie
scritte nel mio cielo.
Ferme lì, a scandire
il nostro tempo.
Quell’attimo eterno
fra te…e me.

Non è proprio follia
ma si avvicina
ad ogni piega del cuore.

Rosario Rosto

Traghettatore di parole, di Mimmo Poeta

Traghettatore di parole, di Mimmo Poeta

Traghettatore di parole

Traghettatore di parole

Una felice bocca,
plana, sul breve respiro del
tedio.
Vento di bandiere,
che soffi sui porti,
portami su confini ai confini
dell ‘ estasi e dell ‘ oblio.
Per labbra dolci,
a veder danzare arcane ombre.
Maree e onde,
possedimenti del tempo,
e della luna,
vegliano sul nuovo evento.
Remando, assisto in perfetto
silenzio, per raccontar in china
su carta regale,
il falò che segue,
quando le parole lette
bruceranno, ma anche loro,
per magia,
entreranno in poesia

Domenico Cassano

ARDONO, di Vito Sorrenti

ARDONO, di Vito Sorrenti

ARDONO

(In memoria delle vittime degli incendi)

Ardono le fronde di tutte le piante
che madre terra nutre sulle colline di Atene.
Ardono le tane, i nidi e gli implumi
insieme ai pulcini e ai cuccioli di ogni specie.
Ardono gli insetti di ogni tipo
e vanno in fumo le fatiche
delle api laboriose e delle previdenti formiche.
Ardono le vite
divorate dal fumo e dalle fiamme voraci.
Ardono sulla brace dell’animale più feroce
e più disumano: ardono sulla brace dell’uomo.

Tratta dalla silloge inedita “Versi di anni diversi”.

ULISSE, di Umberto Saba, recensione di Elvio Bombonato

umberto-saba

ULISSE, di Umberto Saba, recensione di Elvio Bombonato
Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d’onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede, 
coperti d’alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l’alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore.

UMBERTO SABA  (1948)

Saba fu un poeta affabile, capace di attenzione e di ascolto. Questa poesia appartiene alla vecchiaia (da “oggi” denotata dal presente indicativo):  il bilancio della sua esistenza.  Gli studiosi affermano che questa poesia è una metafora.

Non sono d’accordo: a mio parere è invece un’allegoria (il significato secondo,  ampio e profondo, che si aggiunge, sovrastandolo, a quello letterale) sistematica, costituita da una catena di metafore collegate tra loro: la navigazione (la vita), gli isolotti (pericolosi  scivolosi affascinanti: le insidie), l’alta marea e il buio (le difficoltà insormontabili), la nave al largo (la fuga e l’avventura), la terra di nessuno (la solitudine), il porto illuminato (il rifugio), lo spirito indomabile  (il desiderio mai sazio di conoscere), la vita (amata anche nella sofferenza). Continua a leggere “ULISSE, di Umberto Saba, recensione di Elvio Bombonato”

NEL TUO IMPERO, di Loredana Mariniello

NEL TUO IMPERO, di Loredana Mariniello

NEL TUO IMPERO

NEL TUO IMPERO

Tremavo
mentre scendevo,
inerme, nel tuo impero.
L’anima nuda, portavo per mano
come fosse un bambino.
Fremevo di passione
in quel notturno gelo,
udivo il canto di un chiù lontano.
Appeso a un filo il cuore,
non meditavo più , sragionavo !
Mi sussurravi piano
parole che non conoscevo
e sola e inconsapevole
proprio non sapevo
se perdermi tra le tue braccia
o resistere al desiderio.
Consideravo vano
ogni mio pensiero,
stremata d’amore
cedevo a quel sensual richiamo.
Più forte d’ogni dubbio era ciò che sentivo,
chiedevo perdono a qualcuno,
felice ti ricevevo,
smarrita in quell’effusione
infine trovavo sollievo.
Intanto che rinascevo,
un sentimento nuovo scoprivo,
piangevo su un antico pudore
che sì ostinatamente proteggevo,
volava nell’altrove di un sogno una candida emozione,
nel talamo dimenticai d’un tratto
ogni ridicola insicurezza e stupida indecisione.

Elisabettiano, di Maurizio Donte

Elisabettiano, di Maurizio Donte

Elisabettiano

Elisabettiano

Mi sfuggono i contorni della vita:
né albe né tramonti, più comprendo,
e al cielo alzo le mani e a Dio le tendo,
gridando che la gioia mia è finita.

Dunque mai l’avvenire darà pace
ai giorni? Mai si compiranno i sogni
infranti? E che sarà dei miei bisogni,
della necessità che affanna e tace?

Lenta vedo salire la marea:
l’onda lunga che straripa e ritorna
in mare e in mente sento che mi torna
l’eco delle parole, o dell’idea

avuta un tempo, quando m’osai amare
colei che ad altri amore non sa dare.

Maurizio Donte 26/7/2018

HO INIZIATO A PARLARTI, di Roberto Busembai

HO INIZIATO A PARLARTI, di Roberto Busembai

HO INIZIATO A PARLARTI

HO INIZIATO A PARLARTI

Ho iniziato a parlarti
proprio nel momento
stesso che hai iniziato
a lasciarmi,
e non è stato il mio silenzio
che ti ha allontanato
ma il tuo movimento
sempre alternato,
del dare e riprendere
sempre sopra la mia pelle
quello che avevi bagnato allora.
Eppure insisto ogni giorno,
quelli in cui io spesso ti penso,
a dirti del mio mondo
e dei miei sentimenti
che alle tue onde affido
frequentemente
in ogni loro agitarsi
sulla riva o frangersi
sugli scogli.
Ho iniziato a parlarti,
ma non smetterò
mai di rilassarmi
alle tue di parole,
mare che tengo
dentro il cuore.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web

TU SEI BELLA, di Gregorio Asero

TU SEI BELLA, di Gregorio Asero

TU SEI BELLA

Tu sei bella
mia terra natale
ancor più bella è
la tua nobile miseria
Il tuo sole somiglia
al primo amore
Il vento corre e copre
le valli e le pianure

Un velo di tristezza ricopre
il passo lento dei tuoi migranti

Questa terra troppo pura
troppo dura per essere odiata
mi esalta il cuore

Immutato il tuo manto
voglio trovare al mio ritorno

Ai miei occhi non celare
il tumulo di cenere
che a me sì caro lasciai

da “NELLA TERRA DEL SOLE”
di Gregorio Asero
copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

Andremo… di Antonietta Fragnito

Andremo… di Antonietta Fragnito

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Ho saccheggiato uno sguardo
Mi sono accomodata in un paradiso
e ho atteso fremente l’ alba delle parole.
Sono diventata stanziale di un’ anima
Capace di attendere ovunque
ricucita nella sera
Assoldata al fiume pallido del tuo sole
ai tuoi raggi capelli
al tuo abbaglio
Se ho vita
la spendo tutta qui
Mi rannicchio ancora sul tuo gradino
anche ora che siamo inverno
Per rattopparti la pelle
Curarti le cicatrici perenni
E poi un giorno andremo
andremo
Fino a sparire
Resteremo impigliati a un filo d’ aria
Nello sbadiglio di un cane
Nello sguardo clemente di dio

foto: exploringplanetearth Tumbir

L’ ORA, di Marina Marini Danzi

L’ ORA, di Marina Marini Danzi

L' ORA

L’ ORA

E’ dolce l’ora
e il sole si declina fra le dune
Scorre silenziosa la sabbia nelle mani
e musica è lo sbatter di ombrelloni colorati
tra i ventagli leggeri di mille voci vane
E in questo tempo sospeso
mi interrogo su qual sia la consegna
a me data
il senso ultimo
di questo mio vago andare

#MarinaMariniDanzi
24/07/2018
Foto e testo @

La felicità?, di Savino Calabrese

La felicità?, di Savino Calabrese

La felicità

La felicità?
Sfiorare le
tue mani e
vedere il
tuo sorriso.
Respirare
i tuoi occhi,
bere le tue
labbra,
sentire il
tuo odore,
passare
la mano
tra i tuoi
capelli, giocare
con te come
due ragazzini
innamorati.
Questa è
la mia
felicità.

Savino calabrese.
Felicita’.

Per un amico, di Susan Moore

Per un amico, di Susan Moore

Per un amico.

Quando cala il silenzio,
anche il passo del gatto
diventa frastuono.
Lento è il movimento
ché anche i muscoli contratti
son lamenti.
Si incrociano,
sui fili dei pensieri,
le formiche operaie.
Le antenne incrociate
restano immobili.
Muto è il dolore,
la paura un fremito.
SM TDR 07/07/18

Per un amico, di Susan Moore

Per un amico, di Susan Moore

Per un amico.

Quando cala il silenzio,
anche il passo del gatto
diventa frastuono.
Lento è il movimento
ché anche i muscoli contratti
son lamenti.
Si incrociano,
sui fili dei pensieri,
le formiche operaie.
Le antenne incrociate
restano immobili.
Muto è il dolore,
la paura un fremito.
SM TDR 07/07/18

Mi sono persa, di Maria Cannatella

Mi sono persa, di Maria Cannatella

Mi sono persa in mezzo alla pioggia,

nella rabbia, nei miei tanti pensieri,

presenti sempre nella mia mente,

diventando unici con i sogni.

Mi sono persa con me stessa,

mentre ero intenta a sopravvivere,

cercando il vero giusto modo di vivere.

Mi sono persa nella solitudine,

nell’amore, nell’indifferenza,

dove l’anima svuotata,

si arrende alle battaglie perse,

dove le ingiustizie trionfano sempre. Continua a leggere “Mi sono persa, di Maria Cannatella”

LA CALUNNIA, di Silvia Cozzi

LA CALUNNIA, di Silvia Cozzi

LA CALUNNIA
S’insinua la calunnia con destrezza
sopra la lingua aguzza e biforcuta.
È un passa voce fatto con prontezza,
una vendetta subdola e temuta

da chi si fa tranquillo I propri fatti
senza badare molto all’opinione
e.viene poi accusato di misfatti,
fonti d’invidia ed immaginazione.

Purtroppo è deleteria, assai seguita,
sovente sfocia nel pettegolezzo,
chi la conosce sa che è molto ambita
da chi una vita non ce l’ha da un pezzo.

E sfoga solitudine e livore
cercando di trovare quell’appiglio
che susciti interesse e gran clamore
ed al prescelto provochi scompiglio.

È un arma in mano a alcuni poveretti,
rinchiusi in pregiudizi troppo stretti.
SC