Attenzione ai rischi (anche mortali) della pressione arteriosa troppo alta, di Pier Carlo Lava

Attenzione ai rischi (anche mortali) della pressione arteriosa troppo alta

Secondo alcuni studi 2 adulti su 10 sono ipertesi, cioè hanno la pressione arteriosa troppo alta ma metà di loro lo ignora perché questa condizione di solito non dà disturbi, ma, al massimo, piccoli segnali non sempre facili da cogliere. L’ipertensione si sviluppa quando le pareti delle arterie perdono la loro elasticità naturale, diventano rigide e i vasi più piccoli si restringono. Ideali per la salute sono valori inferiori a 130 massima e 85minima, mmHg.

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di Pier Carlo Lava

Alessandria today: Tenere sotto controllo la pressione arteriosa quindi è importante per salvaguardare il nostro fisico da vari rischi fra i quali, infarti, ictus, collassi, ecc. che a volte possono anche rivelarsi fatali e questo indipendentemente dall’età e dal sesso di ogni individuo.

Pressione arteriosa alta e sbalzi non controllati nel tempo determinano effetti negativi sul nostro motore il cuore, che sottoposto a continui sforzi rischia di avere dei problemi di funzionamento che a volte non sono risolvibili solo con i farmaci ma  è necessario ricorrere ad interventi chirurgici.

leggi anche La mia esperienza al pronto soccorso di Alessandria: https://alessandria.today/2019/07/08/la-mia-esperienza-al-pronto-soccorso-di-pier-carlo-lava/

Le cause che possono alterare la nostra pressione arteriosa sono molteplici, fra le quali il sovrappeso, obesità e quindi l’alimentazione ricca di grassi e con troppo sale, la mancanza di esercizio fisico e il ruolo dello stress giornaliero a cui siamo sottoposti nell’attuale società, responsabile della secrezione di adrenalina e altre sostanze che causano modificazioni a livello dei vasi sanguigni.

A questo proposito se non si vuole andare in palestra sarebbe buona norma, ma una cosa non esclude l’altra, muoversi camminando tutti i giorni almeno per 30 minuti e ovviamente per le persone anziane in orari consentiti, ed inoltre alimentarsi con una dieta sana ed equilibrata che tenga conto dell’energia consumata dal nostro fisico in base all’età e al lavoro svolto. Continua a leggere “Attenzione ai rischi (anche mortali) della pressione arteriosa troppo alta, di Pier Carlo Lava”

Prurito dopo la doccia: Ecco quattro possibili cause

Prurito dopo la doccia: Ecco quattro possibili cause

di Dr. Filippo Fassio  https://www.allergologo.net

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Capita a molti: dopo una doccia calda, soprattutto in inverno, dopo che ci si è asciugati e vestiti, la pelle prude leggermente. Per la maggior parte delle persone, questi sintomi sono lievi, durano solo qualche minuto e sono causati principalmente da pelle secca e provata dal freddo o da una temperatura troppo calda dell’acqua.

Per qualcuno, però, il prurito può essere cronico, grave e anche debilitante. Le cause di questo disturbo possono essere diverse. Ecco quattro possibili cause. Xerosi: quando la pelle secca è patologia Con xerosi si intende una variante patologica della pelle secca.

Questa patologia può colpire persone di tutte le età, ma è più diffusa nelle persone anziane. La xerosi, nota anche come prurito invernale, si verifica più spesso durante i mesi più freddi, soprattutto quando si bagna la pelle senza prevedere subito dopo l’uso di idratanti. I sintomi sono pelle secca, prurito, arrossamenti, dolorose screpolature sulle mani e sui piedi. Continua a leggere “Prurito dopo la doccia: Ecco quattro possibili cause”

Una serata tra amici … senza pericolo per le persone allergiche

Una serata tra amici … senza pericolo per le persone allergiche

Scritto da Dr. Filippo Fassio  https://www.allergologo.net

Quando si invitano persone a cena, c’è la possibilità che qualcuno tra i commensali soffra di una forma di allergia. Come fare in questi casi?

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Attenzione alle etichette

Il primo consiglio è quello di non farsi cogliere impreparati. Chiedi subito ai tuoi amici se qualcuno soffre di intolleranze o allergie. Sulla base delle risposte che riceverai, potrai preparare una lista degli allergeni da evitare. In particolare, nell’acquistare cibi già pronti, presta attenzione alle etichette: dopo aver appurato che tra gli ingredienti, non siano presenti le sostanze da evitare, considera che anche la dicitura “Può contenere …” può rappresentare una fonte di rischio. Per le pietanze che preparerai in casa, dovrai invece verificare ogni singolo ingrediente.

Se hai un soggetto allergico a cena…

Chi meglio dell’allergico stesso (o dei suoi genitori, se si tratta di un bambino) conosce quello che può e quello che non può mangiare? Appena hai deciso il menu della serata, presentalo ai tuoi ospiti, magari allegando anche la lista degli ingredienti. Se qualcosa fosse sfuggito a te, di certo non sfuggirà a chi è abituato a verificare ogni giorno, soprattutto quando mangia fuori casa. Se invece non dovessi avere idee per il pranzo o la cena, beh, allora non ti resta che chiedere qualche suggerimento ai tuoi amici. Continua a leggere “Una serata tra amici … senza pericolo per le persone allergiche”

Pronto soccorso di Alessandria: Efficenza e professionalità nonostante la carenza di personale

Pronto soccorso di Alessandria: Efficenza e professionalità nonostante la carenza di personale

di Pier Carlo Lava

Alessandria today: Il pronto soccorso di un ospedale svolge un ruolo determinante per tutelare la salute delle persone che ogni giorno s presentano allo sportello del triage, ciascuno con i problemi e vari livelli di urgenza.

Relativamente a quello di Alessandria i numeri dicono che ci sono circa 40.000 accessi ogni anno con una conseguente grande mole di lavoro per il personale.

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Nel corso di ogni anno gli accessi crescono nel periodo invernale a causa dei malanni di stagione come influenze, problemi polmonari, ipotermia e congelamento, particolarmente colpite sono le persone anziane i bambini, quelle sotto l’effetto dell’alcool e chi per motivi di lavoro o per scelta rimane troppo tempo esposto al freddo; mentre nel periodo estivo i ricoveri aumentano per malori dovuti al caldo, sincopi, esaurimenti e colpi di calore che a volte possono anche essere mortali, le persone particolarmente colpite sono gli anziani, chi ha problemi cardiaci e chi per lavoro o per scelta rimane troppo tempo esposto al sole.

Purtroppo nonostante l’importanza d questo servizio che in diversi casi può salvare delle vite umane, così come succede anche in altri reparti dell’ospedale ci sono non poche carenze di personale. Continua a leggere “Pronto soccorso di Alessandria: Efficenza e professionalità nonostante la carenza di personale”

La mia esperienza al pronto soccorso, di Pier Carlo Lava

La mia esperienza al pronto soccorso, di Pier Carlo Lava

Ho scritto questo post per ringraziare il dott. Andrea De Francisci, la dott.ssa Giovanna Greco e gli infermieri per l’efficienza, la professionalità, la tempestività e l’umanità, che nonostante le carenze di personale hanno dimostrato, non solo nei miei confronti ma anche con tutte le persone che in quelle sette ore ho visto arrivare e transitare dal pronto soccorso che considero un fiore all’occhiello dell’Ospedale di Alessandria.

Alessandria today: Alcune settimane fa sono stato accompagnato al Pronto Soccorso di Alessandria a causa di uno sbalzo della pressione arteriosa con dolori al petto con il timore di un possibile infarto.

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Arrivo alle 17.00 e vengo subito ricevuto dall’infermiera allo sportello, la quale dopo averle esposto i sintomi mi fa immediatamente accedere all’interno, sdraiare sul lettino barella mi collega i cavi per un elettrocardiogramma oltre a misurarmi la pressione alfine di accertare se sussisteva un infarto in corso.

L’esito dell’ECG anche in presenza di pressione alta non evidenzia l’infarto ma il protocollo del pronto soccorso in situazioni simili prevede un ulteriore serie di accertamenti  finalizzati a verificare con certezza la situazione.

Vengo così accompagnato sempre sdraiato sul lettino barella all’interno nei pressi di uno dei quattro box dove ci sono i medici che con orario continuato visitano i pazienti, dopo qualche minuto un infermiere ma fa entrare nel box dove c’era il dott. Andrea De Francisci oltre ad una equipe di infermieri.

Nuovo ECG, Ecografia, prelievo del sangue, un farmaco per abbassare la pressione e RX al torace, in seguito vengo trasportato nell’area di fronte ai box dove ci sono molti altri pazienti in attesa dei risultati degli esami clinici. Continua a leggere “La mia esperienza al pronto soccorso, di Pier Carlo Lava”

Food, Health and Longevity: bando UPO, di Lia Tommi

AL VIA IL DOTTORATO DI RICERCA IN “FOOD, HEALTH AND LONGEVITY”
Il corso è stato accreditato dal MIUR come Dottorato Internazionale e Interdisciplinare.

È stato pubblicato il 4 luglio 2019 il bando per il nuovo Dottorato di Ricerca in “Food, Health and Longevity” dell’Università del Piemonte Orientale, accreditato dal MIUR come Dottorato Internazionale e Interdisciplinare.
Il corso, che rientra nel XXXV ciclo di dottorati di ricerca, afferisce ai due Dipartimenti di eccellenza dell’Università del Piemonte Orientale, quelli di Medicina traslazionale e di Scienze della salute. Quello appena varato, infatti, sarà un corso interdisciplinare per formare competenze nelle tematiche “Food” e “Longevity” e colloquiare con più discipline in modo strategico.
Il Dottorato sarà caratterizzato da due curricula, “Food, microbiota, and disease” e “Physiopathology of aging”, integrando così il ruolo del cibo e del microbiota nella prevenzione delle patologie per il miglioramento della qualità di vita e la promozione della longevità. Continua a leggere “Food, Health and Longevity: bando UPO, di Lia Tommi”

Carotidi ostruite: quando è necessario intervenire?

Carotidi ostruite: quando è necessario intervenire?

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L’ostruzione delle carotidi (trasportano sangue e ossigeno al cervello) può essere curata con i farmaci o ricorrendo alla chirurgia. I consigli per «pulire» i vasi e prevenire l’ictus cerebrale

Dall’ecodoppler dei tronchi sovraortici risulta una ostruzione della carotide destra del 60 per cento e di quella sinistra pari al 55 per cento. Sono in ansia perché mio fratello é deceduto a causa di un ictus. Sarebbe utile intervenire chirurgicamente? Ho 61 anni: dovrò assumere la cardioaspirina per tutta la vita?

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Risponde Federico Romani, direttore della struttura complessa di chirurgia vascolare dell’ospedale Niguarda di Milano

La malattia aterosclerotica è la principale causa della formazione distenosi a livello delle carotidi, importanti arterie che veicolano il sangue al cervello. Si tratta di placche che possono causare sintomi perlopiù dovuti al distacco di piccoli frammenti (emboli) che, seguendo il flusso del sangue, arrivano al cervello e ne determinano un danno (ischemia cerebrale). Si va da eventi di breve durata a ictus conclamati: una quota compresa tra il 10 e il 20 per cento di questi ultimi è dovuta alla presenza di una stenosi carotidea.

Quando il disturbo non si è ancora manifestato, la stenosi carotidea si definisce asintomatica ed è importante affrontare il problema prima che si manifesti il danno cerebrale (prevenzione primaria). Occorre innanzitutto definire qual è l’entità della stenosi. Sappiamo infatti che stenosi lievi (0-50 per cento) o moderate (50-70 per cento) raramente danno sintomi rispetto alle stenosi severe (superiori al 70 per cento). L’esame diagnostico fondamentale per fare chiarezza è però l’ecocolordoppler delle carotidi.


Si tratta di un’indagine non invasiva, ripetibile e altamente accurata nel definire l’entità della stenosi e alcune caratteristiche della placca aterosclerotica (placca ecolucente, placca ulcerata). Queste, se presenti, aumentano il rischio di embolizzazione e quindi di danno cerebrale. L’ecocolordoppler è un esame il cui esito dipende dall’operatore. Motivo per cui, in caso di positività, il consiglio è quello di eseguirne un secondo, rivolgendosi a un centro con affidabilità certificata. In caso di riscontro di stenosi severa, è appropriato eseguire anche una angioTac o un’angio-risonanza magnetica per avere ulteriori informazioni sulla condizione del cervello, sulle caratteristiche della placca e sul potenziale rischio di embolizzazione.

A questo punto occorre correggere i fattori di rischio correlati alla condizione: ipertensione, dislipidemia, fumo, obesità, diabete. Ciò vale a maggior ragione se si ha una familiarità per l’ictus (anche se non tutti i casi hanno alla base l’aterosclerosi). Si tratta di assumere corrette abitudini di vita (sospensione fumo, esercizio fisico, appropriate norme nutrizionali) e aderire a uno schema farmacologico che prevedeantipertensivi, antiaggreganti, una statina per ridurre il livello di colesterolo Ldl (al di sotto di 100 milligrammi per decilitro) e il controllo glicemico (nei diabetici). Queste misure rappresentano il primo approccio sia per la riduzione del rischio di ictus sia per la prevenzione di altre complicazioni della malattia aterosclerotica, quali l’infarto miocardico. Sono valide per qualsiasi percentuale di stenosi e vanno proseguite nel tempo. 


Nel caso di stenosi severa (superiore al 70 per cento) e con una placca con precise caratteristiche, in aggiunta al trattamento medico, è indicata lacorrezione chirurgica della lesione carotidea (endoarterectomia). Attraverso una breve incisione sul collo, anche in anestesia locale, la placca aterosclerotica viene rimossa. Se il paziente presenta delle controindicazioni alla chirurgia, è invece indicata la soluzione alternativa endovascolare (stenting carotideo), che prevede il posizionamento di unostent all’interno della carotide. In questo modo si copre la placca e si ripristina il diametro dell’arteria, in modo da prevenire il rischio di ictus.


Rispetto al suo quesito, il consiglio è quello di ripetere lo studio ecodoppler e sottoporsi a una valutazione clinica specialistica del chirurgo vascolare per l’approfondimento della sua storia clinica e dell’estensione della malattia aterosclerotica in altri distretti, dal momento che la stenosi carotidea è sempre l’espressione di una malattia diffusa in tutto il corpo. 

Quali sono le cure più efficaci per la distimia?

Quali sono le cure più efficaci per la distimia?

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Un giovane di 28 anni scrive, chiedendo quali terapie funzionano per trattare la distimia, il disturbo mentale più frequente dopo la depressione

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Sono un ragazzo di 28 anni e da 10 anni soffro di distimia. Ho provato varie terapie farmacologiche e sono da 2 anni in psicoterapia: nonostante ciò i sintomi persistono; sono sempre stanco, ho difficoltà di concentrazione/memoria, non provo nulla se non indifferenza. Scrivo per chiedervi quali terapie sono più efficaci in caso di distimia di cosi lunga durata (sia farmacologiche che psicoterapie) e a chi posso rivolgermi.

M. M. (Milano 

Risponde Andrea Fiorillo, docente di psichiatria all’Università della Campania Luigi Vanvitelli e presidente della Società Italiana di Psichiatria Sociale 

La distimia è un disturbo caratterizzato da deflessione del tono dell’umore che persiste da almeno due anni e si associa alla presenza di altri sintomi tra cui insonnia o ipersonnia, disturbi dell’alimentazione, difficoltà di concentrazione, facile faticabilità e stanchezza.

La distimia si caratterizza per un esordio precoce, generalmente nellatarda adolescenza o nella prima età adulta, con una modalità di comparsa tipicamente insidiosa. Inoltre, è spesso associata a disturbi di personalità e disturbi da uso di sostanze. Secondo il National Institute of Mental Health (NIMH), negli Stati Uniti la distimia colpisce circa l’1.5 per cento della popolazione adulta, con un’età media di insorgenza intorno ai 31 anni. Quanto all’Europa, secondo lo studio Europeo ESEMED, la distimia ha un’incidenza del 4.1 per cento. Ciò vuol dire che rappresenta il disturbo mentale più frequente dopo la depressione maggiore.
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«Fotografo» il sistema immunitario per battere i tumori del fegato

«Fotografo» il sistema immunitario per battere i tumori del fegato

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Come si comportano i nostri linfociti T nella lotta contro i tumori al fegato? Francesco Andreata prova a fare luce sulla risposta immunitaria grazie a una nuova tecnica di microscopia

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Il fegato è il più grande organo del corpo umano e svolge funzioni di vitale importanza per la salute, come lo smaltimento delle sostanze di scarto dal sangue e la produzione di bile e altri enzimi necessari alla digestione. Anche le cellule di quest’organo possono mutare e dare origine a una massa tumorale.

La forma più comune di cancro del fegato negli adulti è il carcinoma epatocellulare, ma il tumore epatico può essere la conseguenza di metastasi che originano in altri organi (come colon, pancreas emammella) per poi invadere questa sede successivamente.

Negli stadi iniziali il cancro al fegato non dà sintomi e la maggior parte delle diagnosi avviene in una fase tardiva della malattia. Anche per questo i tassi di sopravvivenza per questo tumore sono ancora inferiori rispetto ad altre neoplasie, rappresentando la quarta causa di morte per tumore nella popolazione maschile in Italia.  Continua a leggere “«Fotografo» il sistema immunitario per battere i tumori del fegato”

Dieta chetogenica: di cosa si tratta?

Dieta chetogenica: di cosa si tratta?

28-05-2019 https://www.fondazioneveronesi.it

La dieta chetogenica punta sulla drastica riduzione dei carboidrati. Ma non è semplice da seguire, come spiega il manuale «Alimentazione e Salute» di Fondazione Veronesi

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La dieta chetogenica è un regime alimentare che riduce in modo drastico icarboidrati, aumentando di contro le proteine e soprattutto i grassi. Lo scopo principale di questo sbilanciamento delle proporzioni dei macronutrienti nella dieta è costringere l’organismo a utilizzare i grassi come fonte di energia.

In presenza di carboidrati, infatti, tutte le cellule ne utilizzano l’energia per svolgere le loro attività. Ma se questi vengono ridotti a un livello sufficientemente basso esse cominciano a utilizzare i grassi, tutte tranne le cellule nervose che non hanno la capacità di farlo. Si avvia quindi un processo chiamato chetosi, perché porta alla formazione di molecole chiamate corpi chetonici, questa volta utilizzabili dal cervello. In genere la chetosi si raggiunge dopo un paio di giorni con una quantità giornaliera di carboidrati di circa 20-50 grammi, ma queste quantità possono variare su base individuale. Continua a leggere “Dieta chetogenica: di cosa si tratta?”

Longevità: ridurre le carni rosse fa la differenza

Longevità: ridurre le carni rosse fa la differenza

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Le chance di lunga vita aumentano se si riduce la quantità di carni rosse nella dieta. I risultati di un’analisi su oltre 80.000 persone che per la prima volta ha valutato cosa succede cambiando le abitudini “carnivore”

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Aumentare la quantità di carni rosse nella dieta ha effetti negativi sulla salute, mentre ridurle al contrario riduce i rischi. La conferma arriva da uno studio condotto esaminando i dati di 81.500 persone in un arco temporale di 16 anni, valutando le abitudini alimentari e il rischio di morte. Pur con i limiti di uno studio osservazionale, che mette in relazione due fenomeni senza spiegarne le cause, le conclusioni dei ricercatori sono chiare: cambiare le fonti proteiche nella dieta o mangiare più alimenti di origine vegetale come verdure, legumi e cereali integrali può fare la differenza in tema di longevità.

Alimentazione: quanto incide sul rischio di ammalarsi di cancro?

12-06-2019

SE SI AUMENTANO LE PORZIONI DI CARNE?

Ci sono dati consistenti che mostrano che il consumo di carni rosse (di bovino, maiale, agnello, cavallo) è legato a un più alto rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, alcune forme di tumore come il tumore del colon-retto e, in generale, al rischio di morte. Ma cosa succede cambiando abitudini? Cosa succede diminuendo o aumentando le porzioni di carne a tavola? I ricercatori, un team da università statunitensi e cinesi, hanno cercato gli effetti sulla sulla mortalità in generale. Così, hanno attinto ai dati di circa 53.500 donne, infermiere arruolate nel grande progetto del Nurses’ Health Study (NHS) e poco meno di 28.000 uomini, operatori sanitari coinvolti nel Health Professionals Follow-up Study (HPFS). Hanno raccolto i dati sulle loro abitudini alimentari per otto anni, registrando poi i casi di morte negli otto anni successivi, fra il 1986 e il 2010. Continua a leggere “Longevità: ridurre le carni rosse fa la differenza”

La caseina fa venire il tumore?

La caseina fa venire il tumore?

https://www.fondazioneveronesi.it

L’ipotesi che la caseina possa aumentare il rischio di insorgenza di diversi tumori non ha alcun fondamento scientifico

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Tra tutto ciò che si dice del latte, questa è sicuramente una delle affermazioni più diffuse. In realtà l’ipotesi che la caseina contenuta nell’alimento possa aumentare il rischio di insorgenza di diversi tumori non ha alcun fondamento scientifico. La convinzione è una delle tesi principali contenute nel libro The China Study del nutrizionista americano Colin T. Campbell, pubblicato nel 2005 ma diventato un caso editoriale internazionale.


In questo libro, l’autore trae la sua conclusione basandosi sulla considerazione che i cinesi, minori consumatori di latte e proteine animali, hanno una minor incidenza di tumori degli occidentali e su alcuni studi condotti su topi di laboratorio. In questi esperimenti venne indotto nei topi un tumore attraverso aflatossine, e successivamente gli animali furono divisi in due gruppi: uno alimentato con una dieta ricca in caseina e uno con proteine del frumento. I tumori nei topi del primo gruppo crescevano maggiormente, da cui fu dedotto che la caseina stimolasse la moltiplicazione tumorale.
Continua a leggere “La caseina fa venire il tumore?”

Sarcopenia e anziani: nessun rischio in più per i vegetariani, se consumano proteine a sufficienza

Sarcopenia e anziani: nessun rischio in più per i vegetariani, se consumano proteine a sufficienza

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Una ricerca statunitense evidenzia come essere vegetariani o meno abbia poco peso nella prevenzione della sarcopenia. Ma dopo i 65 occorre aumentare (di poco) l’apporto di proteine

Vegetariani o no l’importante per gli anziani, a conti fatti, è introdurre un contenuto adeguato diproteine: a prescindere dallafonte alimentare, di origine animale o vegetale. Mettono tutti d’accordo le conclusioni di uno studio sulla sarcopenia pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, da cui si evince che la salute dell’apparato muscoloscheletrico è legata a doppio filo a un apporto ben definito di proteine. Messo questo tassello, si può tranquillamente essere anche vegetariani.

SPECIALE MENOPAUSA: scarica il quaderno della Fondazione Umberto Veronesi

COSA E’ LA SARCOPENIA

Con questo termine si indica la perdita di massa muscolare, più frequente nell’età avanzata e considerata il prodromo di un decadimento fisico dell’anziano. I dati dello studio confermano che di fronte a un consumo adeguato di carne, pesce, legumi e formaggi, forza e massa muscolare non variano a seconda delle abitudini alimentari. Le proteine ingerite non risultano avere invece alcun legame con il mantenimento della massa ossea. Continua a leggere “Sarcopenia e anziani: nessun rischio in più per i vegetariani, se consumano proteine a sufficienza”

L’esame che salva i reni dalla dialisi

L’esame che salva i reni dalla dialisi

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Un test genetico scopre la sindrome nefrosica resistente alle cure con cortisone, per cui servono terapie personalizzate

Il problema insorge quando il filtro dei reni non funziona più e nelle urine finisce un quantitativo di proteine imprevisto: superiore a 3,5 grammi al giorno. È questo segno, oltre allo sviluppo di edemi,  all’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue, a caratterizzare la sindrome nefrosica: più frequente nei bambini, ma non di rado diagnosticata anche negli adulti, con il rischio che evolva in un’insufficienza renale.


Malattie renali: quali esami fare?
 

SINDROME NEFROSICA RESISTENTE

Scoperta quasi sempre attraverso una biopsia renale, la sindrome nefrosica è stata finora curata principalmente con i corticosteroidi, chiamati a inibire l’azione del sistema immunitario. Quando ciò non accade, però, si è di fronte a una sindrome nefrosica che viene definita resistente agli steroidi: in questo caso il trattamento farmacologico non va a buon fine e il rischio di sviluppare un’insufficienza cronica è concreto, soprattutto nei bambini: non di rado poi chiamati alla dialisi ed eventualmente al trapianto di organo. Scoprire in tempo la mancata risposta ai farmaci è dunque fondamentale per modulare una terapia personalizzata. Un’opportunità resa possibile in seguito a una scoperta condotta da un pool di ricercatori italiani, con l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze a fare da capofila. Dallo studio pubblicato sul Journal of the American Society of Nephrology è emersa la possibilità di valutare i pazienti che non rispondono alla terapia attraverso un semplice test genetico, dopo aver riscontrato una causa congenita della malattia in un terzo dei pazienti affetti dalla forma che non rispondeva agli steroidi. Alla conclusione si è giunti dopo aver notato che soltanto i pazienti affetti da sindrome nefrosica resistente presentano alterazioni genetiche a carico dei podociti, cellule che nel glomerulo renale regolamentano il passaggio di sostanze dai capillari ai tubuli: e dunque poi verso l’esterno. Continua a leggere “L’esame che salva i reni dalla dialisi”

La dieta vegana si può seguire fin dai primi anni di vita?

La dieta vegana si può seguire fin dai primi anni di vita?

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Il caso di Genova, con una bambina di tre anni in rianimazione a seguito della scelta alimentare adottata dai genitori, riporta l’attenzione sull’adeguatezza della dieta vegana

Peso (di gran lunga) inferiore a quello atteso. Valori di emoglobina troppo bassi. Idem dicasi per la vitamina B12, che se carente può provocare seri danni al sistema nervoso centrale. Scarsa reattività motoria. Così è arrivata al pronto soccorso dell’ospedale pediatrico «Giannina Gaslini» di Genova Chiara, una bambina di nemmeno tre anni, trasferita immediatamente in rianimazione. Il quadro clinico è stato considerato compatibile con gli effetti di una dieta vegana. Ovvero priva anche dei derivati di origine animale: uova, latte e formaggi. I genitori della paziente adottano lo stringente regime alimentare,  che la mamma ha seguito anche nel corso dell’allattamento e nel tempo è stato condiviso anche con la figlia. Continua a leggere “La dieta vegana si può seguire fin dai primi anni di vita?”