VIAGGI IN PROSA: “LE NEBBIE DI PITER” di VERONICA LIGA

Veronica Liga. Foto: Pavel Tokarev


LE NEBBIE DI PITER

Da una settimana sono tornata a casa. La mia casa di Cantù. La vera CASA, dove scorre il mio quotidiano, la mia routine, dove mi sento a mio agio, al sicuro da tutto tranne che da me stessa e i miei demoni che affronto “in pace”, non vista da nessuno. Forse la prima casa che posso dire MIA: scelta, comprata e arredata da me, a gusto mio, a mia immagine e somiglianza.
Ogni volta che vado a San Pietroburgo (Piter per gli amici), c’è chi mi dice “Torni a casa?” e ricominciano i soliti tentativi di spiegazione. No, non è “tornare a casa”, anche perché la casa dove avevo vissuto per 30 anni è venduta e sicuramente oramai resa irriconoscibile, non vado nemmeno a visitare quel palazzo e quel quartiere di periferia. Non avrebbe senso per me.
Andare a San Pietroburgo è sempre una stranissima sensazione. Alcuni aspetti sono riconoscibili, altri completamente diversi – perché è cambiata la città e sono cambiata pure io. È un po’ come andare a ritrovare dopo tanti anni un parente o un compagno delle medie. O meglio ancora… è come viaggiare in un universo parallelo – teoria che mi ha sempre affascinata e che mi ha pure ispirato una poesia, “Alterna-vite”. Un rapporto surreale di per sé che si crea con una città surreale.Surrealismo in cubo, un cubo di Picasso :)…
La sensazione più forte che mi ha dato stavolta, a pelle: LA NEBBIA. Quella che non sempre si vede (anche se le giornate sono state nuvolose) ma sempre si avverte. La sua umidità si abbina alla sua energia. È un’energia pesante, dice qualcuno. Sì, lo è – ma non come un macigno. È pesante come un piumone o un piumino, come il vapore profumato nel bagno turco… Questa nebbia ti avvolge fitta, rallentando i tuoi movimenti, inducendoti in uno stato alterato di coscienza, come un perenne dormiveglia…
Ti muovi un po’ a fatica attraverso questa nebbia – e ne emergono figure surreali. Gli orchi dalle facce rosse e gonfie, che puzzano di alcool. Gli elfi raffinati, eleganti, con i libri in mano… I fantasmi con gli sguardi assenti… I folletti stravaganti, tanti e di vari tipi.
Attraverso questa nebbia vedi le luci di varietà: tanti bei locali, belle vetrine, tanti concerti, tante novità teatrali che ti viene voglia di fermarti per mesi per vederle tutte! Anche se poi un amico attore ti racconta del degrado, della corruzione anche nel mondo teatrale… E al concerto di Sarah Brightman le cerbere vagamente femminili ti sgridano perché scatti una fotto durante l’intervallo (!) – dimostrando che la mentalità da homo sovieticus never dies!
Anche la periferia – dove stavolta ho trascorso la maggior parte del tempo – è avvolta nella nebbia. La nebbia copre come un velo peloso gli enormi scatoloni anonimi che assomigliano un po’ alle navi da crociera e i fazzoletti di fango fra di loro, detti “pustyrì”, letteralmente “vuoti”. Alcuni pezzi del piano terra di questi scatoloni hanno entrate autonome che nascondono talvolta un bel ristorante georgiano! Ma nella maggior parte dei casi – dei negozietti con insegne scritte a mano: “Second hand”, “biancheria bielorussa” oppure… “riparazione abbigliamento”. Queste ultime sono gestite per lo più dagli esponenti di cosiddette “etnie del Caucaso” – il termine usato dai russi per definire i popoli così diversi, delle ex-repubbliche sovietiche, come tagichi, usbechi, azeri, turkmeni o georgiani – che inondano le grandi città russe, un po’ come gli africani o gli arabi le città italiane… Li apostrofano anche con le parole più o meno “gentili” come “ciurki” (“pezzi di legno”, forse dalla parola “turbante”), “khachi” (forse dalla parola “khachapuri” – la buonissima focaccia georgiana), “scopapecore” oppure con la parola tedesca “Gastarbeiter” (lavoratore ospite). Uno così mi ha sostituito la cerniera gratis, perché sarei “un bel donna”, ed è rimasto male scoprendo che non sarei tornata nel suo negozietto siccome vivo in Italia.
Anche i taxi sono guidati principalmente da loro. Costano pochissimo: per 6 Euro attraversi tutta la città. E quando si è in 2 e bisogna prendere più mezzi, addirittura risparmi.
Piter, una città nata nel settecento dal “capriccio” di un visionario prepotente di nome Pietro, dalla sua fede filo-occidentale, dal sogno della perfezione degli architetti italiani, dall’incontro fra le culture, costruita contro le leggi della natura e dello sviluppo naturale del popolo, una regina senza regno creata appositamente come la capitale e che non lo è più… mantiene la sua aria surreale, sincera e verissima nella sua poca naturalezza, cerca, crea, riflette… Muta tanto e non sempre in meglio – ma la sua forza, la sua energia rimane tale. Da quella nebbia, quella biomassa eterea forse un po’ malsana, un pomeriggio di agosto sono materializzata, sono venuta al mondo. E’ come un liquido dell’utero che mi ha partorito. Non è “casa” ma è “l’origine”, e riimmergermi dentro ogni tanto è forse necessario per capire meglio chi sono.

Veronica Liga

Tutti i diritti riservati all’autrice

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Il risveglio di Ernesto – VII

«Com’era vestito?» chiese d’improvviso Cotton che non riusciva a togliersi dalla mente la maglia gialla sparita dalla bacheca «maglietta bianca e pantaloni neri… e il… pazzo… Il killer?» domandò Ernesto senza sapere come chiamarlo per nascondere quella sensazione di desolazione dentro ma volendo conoscere anche gli altri particolari per avere un quadro completo della tragedia che aveva affrontato e sapendo che l’altro aveva seguito la scena con il binocolo «tutto nero dalla testa ai piedi, in faccia aveva una maschera tipo ninja, irriconoscibile. Come ha fatto a scappare ancora devono capirlo. Si è lanciato con una corda legata al gancio della ferrata in cima. Ma è stato così veloce che quando è arrivato Valter con l’elicottero, già non c’era più.»

«È sparita la maglia. Ce l’aveva il morto nelle mani ieri, l’ho presa e rimessa al suo posto» iniziò a parlare di nuovo dopo che i carabinieri avevano rifatto le stesse domande per la seconda volta «stava lì» e indicò la bacheca. «Un turista nostalgico» disse il maresciallo e poi chiese il caffè e ordinò che il conto venisse inviato alla caserma. Lui e i suoi uomini accennarono ad andarsene «Ci starebbe bene una fetta di crostata ai mirtilli», disse leccandosi i denti con la lingua. Cotton aprì le mani con i palmi rivolti verso l’alto ma non fece commenti. Aveva già sopportato fin troppo quel giorno «magari domani» chiosò il maresciallo mentre seguiva i suoi uomini verso l’elicottero.

Ernesto era in procinto di andarsene, afferrò il portafoglio dalla tasca posteriore dei pantaloni e l’aprì per pagare il conto «lascia stare Alpino, offre la casa» gli disse Cotton mentre prelevava da un cassetto aperto una serie di fogli in una busta trasparente «non hai mai offerto neppure una mandorla, tu. Che ti è preso» commentò sornione il fruttivendolo, vedendolo tirare fuori una lettera minatoria fatta con le lettere di giornale. «Questa non è la caccia a un contrabbandiere Cotton e tu non sei più un forestale. Dovevi darli al maresciallo quei fogli» tagliò corto nel tentativo di andarsene subito da lì «perché li usasse per pulirsi il fondoschiena? L’hai visto no?»

Sapeva di aver commesso una scorrettezza nascondendo le prove ma era stato più forte di lui «Ascolta la mia idea, cosa ti costa?!» e vedendo che l’altro non rispondeva e non se ne andava, espose la sua teoria riguardo il complotto ai danni del morto. «Io non ho visto arabi da queste parti, né tantomeno cinesi» sentenziò il fruttivendolo trattenendo le risate dopo aver ascoltato le supposizioni del gestore del Floriani e se ne andò fingendo di non volerne più sapere niente. Tornato a casa, cercò il suo gatto e dopo averlo trovato fuori a giocare sull’erba, lo richiamò con un fischio «non crederai cosa mi è successo, gatto. Ho rischiato di non tornare più.» ma il gatto gli scodinzolava tra le caviglie e non sembrava impressionato «ma secondo te, Mauro ha ragione? C’è una Spy story dietro tutto questo?» iniziò a grattargli la schiena mentre, piegato sulle ginocchia, cercava di riannodare i pensieri. Il gatto si girò a pancia all’aria mostrando due macchioline grigie tra il pelo bianco e cominciò a giocare con le dita della sua mano «ho capito. Fai come mio padre: “Devi scoprirlo da solo” diceva sempre» si alzò per andare ad aprire la porta e dopo aver lanciato qualche urlo fino al Paradiso sbatté violentemente la porta «giornalisti! Fammi un favore gatto. Pensaci tu, dì a tutti che sono fuggito in Cambogia.» Si diresse in camera, poi a fare la doccia e quando stava per andare sotto l’acqua tornò indietro «devo trovarti un nome».

Il giorno dopo tutte le copie di giornale erano state vendute in paese e il pomeriggio precedente Ernesto era stato tempestato di domande da quando era arrivato a casa fino a quando aveva chiuso gli scudi per andare a dormire. Passino i clienti che avevano già saputo tutto prima che lui raggiungesse casa sua e volevano solo assicurarsi che stesse bene, ma anche i curiosi che non avevano bisogno dei suoi prodotti facevano domande fastidiose pur di condividere un momento di gloria, e peggio ancora i giornalisti, persino quella brunetta che parlava in tv sulla rai. Erano andati tutti a suonare al suo campanello.

 

Com’è ovvio immaginare, aveva risposto solo alla giornalista carina mentre gli altri li aveva cacciati in malo modo. In negozio sarebbe stata una processione continua, l’aveva già capito quando la Denis era arrivata a comprare un melone, lei che li pianta nel suo orto, e dopo aver tergiversato sul tempo era finita proprio a fare domande sul morto. E lui le aveva detto che non si ricordava niente. La donnona se n’era andata inviperita non avendo niente su cui spettegolare per fare invidia alle altre.

 

Continua…

Michela Santini

http://www.raggiodisoledotblog.wordpress.com

 

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L’amore fra Anaïs Nin ed Henry Miller nei “Diari” e nelle lettere (Patrizia Caffiero)

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I diari di Anaïs Nin, oggi, sono tradotti in molte lingue. I 150 volumi, le 35.000 pagine di questa grande opera sono custoditi nello Special Collection Department dell’UCLA, a Los Angeles. Il successo editoriale dei taccuini è enorme, e nessuno mette in dubbio la loro validità letteraria: ma non è stato sempre così.
Per raccontare la storia dei diari occorre tornare indietro, cercare a ritroso il punto in cui tutto iniziò: è il 1914, Anaïs Nin ha undici anni quando comincia a scrivere lunghe e accorate lettere al padre, Joaquin Nin, che ha abbandonato la famiglia. Da allora tenere un diario rappresenta per l’autrice la ricucitura giornaliera di un’identità frammentata, ferita dal tormentato rapporto con il paterno:

“Papà diceva che ero brutta. Quando scrivevo o disegnavo qualcosa, non credeva che l’avessi fatto io. Non ricordo una sola carezza o un complimento da lui, salvo quando per poco non morii all’età di nove anni. C’erano sempre delle scenate, botte, e i suoi  duri occhi azzurri su di me. Ricordo la gioia innaturale che provai quando mio padre mi scrisse un bigliettino qui a Parigi che incominciava con: “Ma jolie.” Non ho mai ricevuto amore da lui.  (da “Henry e June”, 1931- 1932)

É dal 1931 che i diari cominciano a prendere una forma più complessa, vale a dire dopo l’incontro della scrittrice con  Henry Miller.

“Ho conosciuto Henry Miller. È venuto a colazione con Richard Osborn, un avvocato che avevo dovuto consultare a proposito del contratto per il mio libro su D. H. Lawrence. Mi è piaciuto subito, non appena l’ho visto scendere dalla macchina e mi è venuto incontro sulla porta dove lo stavo aspettando. La sua scrittura è ardita, virile, animale, magnifica. È un uomo la cui vita inebria, pensai. È come me. Era caldo, allegro, disteso, naturale. Sarebbe passato inosservato in una folla. Era snello, magro, non molto alto. Ha occhi azzurri, freddi e attenti, ma la sua bocca rivela emotiva vulnerabilità.” (da “Henry e June”, 1931- 1932)

Per continuare a leggere la recensione vai alla rivista “Zona di disagio” di Nicola Vacca 

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Il risveglio di Ernesto – VI

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Ogni minuto che Marzio era rimasto nella sua casa era come se avesse tenuto in mano una bomba pronta ad esplodere. Scattava a ogni rumore che sentiva come il frigo in cucina o l’ascensore, vivendo attimi di panico prima di riprendersi. Con un nodo in gola e il fiato corto si muoveva circospetto guardando dietro ogni porta. Si era guardato allo specchio senza riconoscersi entrando in bagno, vedendo l’immagine di un uomo sconvolto, con gli occhi spalancati, pallido, e l’espressione terrificata dipinta in volto.

Una volta raccolto ciò che gli serviva era praticamente scappato di casa, lanciandosi con l’auto fuori dal parcheggio in apnea e fermandosi a rifiatare solo dopo una fuga di un chilometro e mezzo e due semafori rossi superati fortunosamente senza conseguenze. Un cicalino incessante gli rimbombava nel cervello come la colonna sonora di un film di Dario Argento, pensava di impazzire invece non si era allacciato la cintura di sicurezza.
Il suo primo e unico pensiero fu quello di nascondersi e l’ideale sarebbe stato trovare un nascondiglio in un luogo fuori dal mondo. Si ricordò del suo professore che al tempo del dottorato parlava sempre di un paese nelle Alpi Giulie. Alzò gli occhi sui segnali stradali che aveva davanti e prese la strada a destra in direzione nord verso la A14. Continua a leggere “Il risveglio di Ernesto – VI”

Momenti di poesia – I sogni veleggiano lievi – di Paola Cingolani

Anelare all’universale
è venirsi incontro
_ ondate _
oltrepassando come venti
quelle improbabili
e mute cartografie
del silenzio
dando voce
moto e vita
agli elementi tutti
per salpare pure da fermi
con l’anima libera
 
 
e i sogni veleggiano lievi
non esistono più tempeste
l’orizzonte espande i mari
raggiungendo ogni porto
 
 
tu vieni e siediti qui vicino
osserva le luci del molo
quand’è sera
al tramonto
vedrai sartie dondolare
e vecchie reti penzolare
_i sugheri a sciabordare
suoneranno la musica_
mentre vecchi parabordi
daranno un ritmo lento
così noi potremo danzare

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Racconto. Una risposta alla solitudine, di Stefania Pellegrini

Racconto. Una risposta alla solitudine, di Stefania Pellegrini

La giornata s’apre, come ogni altra in quell’estate rovente, su un silenzio umido e appiccicoso. Teresina s’aggira in cucina nelle sue pantofole di feltro e una vestaglia in poliestere a fioroni rosa. Si muove leggera, come a voler sfiorare il pavimento, non ha voglia di litigare ancora con il vicino per i rumori e i passi molesti che lamenta provenire dal suo alloggio alle prime ore dell’alba.
“Cosa mai potrà sentire, quello? È solo un vecchio brontolone”, borbotta tra sé, contrariata.
“Non è colpa mia se dormo poco e le pareti di questi alloggi sono così sottili che sembrano fatte di cartongesso”.

Da quanto è morta la madre, la donna vive da sola, in quel piccolo appartamento condominiale di case popolari, con un piccolo mensile che le viene da una pensione di reversibilità. Ormai a quarantotto anni suonati un lavoro non lo cerca più. Chi l’assumerebbe?
Una ventina di anni prima, lei un impiego ce l’aveva e aveva anche delle amiche.  Poi, la malattia e l’invalidità della madre bisognosa di cure costose che non le permette di assicurarle una badante, il bisogno di accudirla e seguirla passo, passo; non ancora trentenne si licenzia e si chiude tra quelle quattro pareti a smaniare come un uccellino in gabbia. Le amiche, una vita loro, se la fanno e a lei restano le briciole.

Un giorno finisce anche questo: la madre muore, e Teresina è finalmente libera di gestire la sua vita. Ma a quale prezzo? Vent’anni ha sacrificato, i suoi vent’anni migliori, che nessuno le potrà più restituire. È troppo tardi per tornare indietro, troppo tardi per riprendere da dove ha lasciato.
Saranno poche le cose che la impegneranno, la profonda solitudine in cui vive le toglie energie, spesso è spaesata, senza stimoli. Sente di non contare più per nessuno. Inutile, svuotata dentro, è incapace di reagire.
Nell’appartamento pensa spesso a voce alta e s’aggira per le tre stanzette senza saper cosa fare. Immancabilmente finisce che prenda in mano l’ultimo numero della rivista “DIPIU’” o ”Chi”, e si sieda a leggere sulla vecchia poltrona del soggiorno per tutto il pomeriggio. Continua a leggere “Racconto. Una risposta alla solitudine, di Stefania Pellegrini”

Viaggio nella terra del fantasy

Casale Monferrato: Viaggio nella terra del fantasy
Un ciclo di incontri tra libri, film, videogiochi, fumetti in BibliotecaDa qualche anno il genere fantasy sta catturando sempre più interesse e consenso. Film, videogame, fumetti, letteratura, moltiplicano costantemente il numero di spettatori, giocatori, lettori. Anche tra gli utenti della Biblioteca Giovanni Canna il fenomeno è assai visibile, con l’aumento dei prestiti di testi e autori ormai diventati dei “maestri” di questo genere.
La Biblioteca Civica Giovanni Canna e l’Assessorato alla Pubblica Istruzione hanno perciò organizzato un ciclo di conferenze che offre spunti di conoscenza sul genere fantasy innanzitutto, e cerca di esplorare le diverse declinazioni artistiche ed espressive attraverso cui si presenta, tenendo naturalmente al centro dell’interesse la letteratura. Continua a leggere “Viaggio nella terra del fantasy”

Il risveglio di Ernesto – V

La sera prima il cliente della quattro sostava appoggiato alla porta del rifugio con la maglietta in mano e lui gliel’aveva strappata con un certo sgarbo rimettendola al suo posto “questa non è in vendita, ti porto quella nel cellophane se mi dici la misura, però è verde” e l’interesse dell’altro era subito scemato “magari prima che riparto domani, voglio raggiungere il rifugio Sulla con un amico di un amico, mi ha convinto a fare la ferrata” Mauro l’aveva guardato di sbieco e gli aveva risposto che era troppo difficile per uno che viveva sul mare.

Avrebbe scommesso un biglietto in curva per l’Udinese, tanto era certo che l’avesse rubata lui. Se l’avesse avuto tra le mani gliel’avrebbe fatto capire bene come i montanari si comportavano con i ladri, poi si ricordò della palla di fogli e vedendo sopraggiungere già qualche turista in cerca di un tavolo per rifocillarsi, delegò a Simona mentre prendeva in mano il walkie talkie. Continua a leggere “Il risveglio di Ernesto – V”

Il risveglio di Ernesto – IV

Cotton rientrò nella sala dove Simona stava preparando la colazione per sé «il tizio della camera quattro quando se n’è andato?» Chiese curiosa, soffiando sul cappuccino chiaro che teneva con entrambe le mani «io non l’ho visto salendo» rispose distratto mentre rimetteva a posto le sedie intorno al tavolo più lungo. Simona lo guardò con aria interrogativa ma non fece alcun commento, però qualcosa attirò l’attenzione di Cotton che le rivolse prima uno sguardo indagatore e poi una domanda secca «nel letto non c’è?» osservando lei che muoveva la testa in modo negativo. Pensò che forse Alpino aveva davvero visto qualcuno sul crostone ma sarebbe stato un pazzo suicida se fosse partito senza guida.

Si girò per andare in bagno. Nei momenti in cui doveva pensare aveva scoperto che dedicarsi alle pulizie era l’attività migliore per trovare di nuovo il filo della matassa. Trovò il wc pieno di carta di quaderno appallottolata e prima di tirare lo sciacquone la raccolse con la mano guantata. Dovevano essere molti fogli accartocciati insieme perché l’involucro era compatto e si domandò perché il tizio della quattro arrivato la sera prima, li avesse gettati lì senza tirare la cordicella. Era stato l’ultimo a cenare e Cotton aveva già perlustrato il bagno prima di scendere in paese quella mattina, tutti gli ospiti se n’erano andati, tutti, tranne lui: sotto la palla vide galleggiare un palloncino giallo che impediva alla carta di bagnarsi. Continua a leggere “Il risveglio di Ernesto – IV”

Il risveglio di Ernesto – III

Riprese il cammino e raggiunse la famiglia francese che con molta pazienza tentava di far camminare i due bambini semi svestiti per il caldo. Accennò con la testa un saluto all’uomo che doveva essere il nonno, tanto era vecchio e canuto e salutò in italiano la donna molto più giovane. I bambini lo guardarono in silenzio, intimoriti, mentre passava con il suo passo cadenzato e costante. Anche Alpino per un po’ di tempo aveva pensato di farsi una famiglia ma non era capitata l’occasione giusta. In quel periodo lui e Bear Jo uscivano insieme ad altri tre del paese a far bisboccia al Bar Sport dopo il lavoro e si divertivano, soprattutto, non c’era nessuna donna a rovinare il divertimento. Sì, perché quando il Vasco si era fidanzato non si era più fatto vedere e quelle rare occasioni in cui tornava, la domenica, era diverso, con la camicia e le scarpe da città, abbracciato alla ragazza che gli dava certe gomitate nei fianchi ogni volta che per strada si girava a salutare quelli del bar, all’angolo con l’edicola e davanti alla chiesa. E così erano finiti anche gli altri tre. Solo Bear Jo aveva promesso di non sposarsi mai ma se n’era andato per un infarto mentre trasportava i rifornimenti al Floriani. Continua a leggere “Il risveglio di Ernesto – III”

Momenti di poesia – Calcoli strani – di Paola Cingolani

Calcoli strani.
C’è che
per alcuni
_ e sono tanti _
si deve smembrare
s’ha da fare divisione
spezzettamenti operati
con chirurgica attitudine
trasformano l’intero
in particelle infinitesimali
polverizzandolo.
Conteggi differenti.
C’è che
per altri
_ e sono rari _
si deve riunire
va fatta condivisione
sommatorie ed aggiunte
con ricercata costruzione
elevano il singolo
in vastità universali
moltiplicandolo.

Ipotesi stravaganti
concetti vani
_ tutto è corrivo
e quasi non c’è _
dis_unità d’intenti
ambiguità di tanti
eppure
ancora desidero
contenere moltitudini.

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[ A M. Sitchinava Photo ] – @lementelettriche Paola Cingolani

 

Il risveglio di Ernesto – II

Cotton lo superò facendogli appena un cenno di saluto, non perché non provasse simpatia ma perché ogni movimento oltre al minimo per lui era uno spreco di energia. Parlava poco e quel poco che diceva era sempre scarno, misero e poco empatico. Per questo piaceva a Alpino e non piaceva a tanti altri. Ma Cotton se ne infischiava di quello che pensava la gente di lui. Sapeva che il suo rifugio era l’unico nella zona e tutti erano costretti a passare lì e poi la sua era la cucina tipica migliore di tutta la Carnia, anche per il rapporto qualità/prezzo. Perché sapeva fare bene i conti. In inverno, quando il rifugio era impraticabile, Cotton lavorava al CED di Udine occupandosi di allevatori e agricoltori. Dopo la morte di Bear Jo in tanti avevano provato a mandare avanti il Floriani chiudendo ogni anno in perdita e ritirandosi. «Che ci vuole, compri a tot e rivendi al doppio, come si fa a non guadagnare!?» commentavano quando qualcuno di loro conoscenza aveva provato e ci aveva rimesso anche le mutande.

Poi si facevano convincere a prenderlo in gestione e rimanevano scottati. In quegli anni Cotton ascoltava e guardava i conti «Questo non è il Sud Tirolo che gode di agevolazioni speciali — diceva — qui i guadagni sono magri e la gente poca» poi tre anni prima, a sorpresa, aveva firmato il contratto con la regione e non si era scottato mai, questa era la quarta stagione. Lui era soddisfatto anche se non lo dava a vedere, la regione era soddisfatta perché incassava puntualmente tutte le tasse e i turisti erano contenti perché c’era ampia scelta di piatti e bevande a tutte le ore ed era pulito, anche le quattro camere al piano superiore. Continua a leggere “Il risveglio di Ernesto – II”

Racconto: La scommessa, di Stefania Pellegrini

Racconto: la scommessa, di Stefania Pellegrini

Il mio tempo migliore

“ Quando ormai credevo che tra le mie mani fossero passati tutti gli scritti, le lettere, i documenti, i racconti e le memorie di Maqroll il Gabbiere, e che chiunque fosse venuto a conoscenza del mio interesse per le vicende della sua vita avesse ormai completato la ricerca delle tracce scritte del suo infelice errare, il caso mi riservava ancora una, assai curiosa sorpresa, proprio quando meno me l’aspettavo. ” (da “La Neve dell’Ammiraglio” di Álvaro Mutis)

Rileggendo l’inizio della prefazione di questo libro, mi era venuto di pensare al modo, del tutto fortuito e inaspettato, in cui vi ero entrata in possesso.
Mi trovavo a Tolosa, in Francia, per una breve vacanza di piacere, e avevo affittato un monolocale in periferia, vicino alla stazione metro di Argoulets.
Ero uscita in centro, nei pressi di Capitol, per delle commissioni, e avevo deciso di rientrare attraverso la linea A, alla stazione Marengo SNCF, calcolando che avrei impiegato all’incirca 10 minuti, se avessi trovato subito il treno fermo sui binari. Ma scendendo con la scala mobile, vidi le quattro vetture sfilarmi via sotto gli occhi.
Poco male pensai, fra tre minuti arriveranno le altre.
Il libro, era lì, vicino a me, sulla panchina dove mi stavo sedendo: copertina bianca, edizione economica Einaudi. In basso, l’immagine nera, di un idrovolante sull’acqua, risaltava alla luce giallognola del tramonto.
D’istinto, mi guardai attorno, ero sola. Qualcuno l’avrà dimenticato, pensai, e presi a sfogliarne le pagine.
Sulla prima lessi: – Bologna, 12 Settembre 2012
“ Vorrei riacchiappare il tempo: la polvere dorata della sua corsa mi resta fra le dita. ” – Nazim Hikmet. E sotto: “ Prendimi, portami con te, leggimi. Rendi vive le mie ore e quando vorrai: abbandonami, affinché qualcun altro possa godere del mio passaggio” – Paolo Cerruti. Continua a leggere “Racconto: La scommessa, di Stefania Pellegrini”

Il risveglio di Ernesto – I

Il gatto balzò sul letto dopo aver superato l’armadio a due ante in legno di betulla ricavato all’inizio del secolo dal bisnonno Giovanni, e sulle mensole ricoperte di coppe vinte alle corse sui sentieri di montagna, passando poi con salto felino al cassettone alto, sempre di betulla con i cassetti storti e i pomelli di ottone grossi come mele fatto dal nonno Glauco che in guerra aveva perso l’uso del braccio sinistro. Da lì si era lanciato come ogni mattina quando la sveglia era suonata e dopo che il braccio peloso di Ernesto era uscito dal piumino per spegnerla brutalmente.

Dormiva sulla poltrona consunta in panno e lino pied-de-poule giallogrigio vicino alla stufa a legna, nella cucina rustica che era stata della sua padrona, si svegliava al suono del gallo e raggiungeva la camera da letto del solitario abitante della vecchia casa immersa nel bosco della Carnia. Esplorava circospetto la stanza, salendo sui vecchi mobili per osservare l’uomo dormire in attesa del segnale sonoro. Preciso come un orologio svizzero si lanciava ai piedi del letto, poi con elegante leggerezza evitava le dune sopra le gambe lunghe dirigendosi alla schiena muscolosa e tonica di Ernesto che restava sdraiato per godersi gli ultimi minuti di sonno. A quel punto il felino zampettava sinuoso fino al collo massaggiando piacevolmente la spina dorsale e andando a ronfare affettuoso al suo orecchio. Continua a leggere “Il risveglio di Ernesto – I”

Momenti di poesia – Silenzio assenzio – di Paola Cingolani

Pronunciamo male le parole
o le scriviamo sbagliando
le edulcoriamo
le inaspriamo
_ all’uopo _
quasi sospinti dallo scopo
di essere trascendenti
docenti o insipienti
volenti o nolenti
 
siamo spudorati e nascosti
o ci vogliamo uniformare
nessuna distinzione
nessuna unicità
solo pletora
_ bieca _
e come non bastasse
riusciamo a peggiorarci
con canali di comunicazione
celebrativi dell’incomunicabilità
 
un silenzio assenzio
per avvelenare lentamente quei poveri negletti
quelli che abbiamo voluto eludere noi stessi
quelli rei di possedere idee in autonomia
quelli che spaventano _ ancora oggi _
quelli concepiti come nemici
quelli anticonvenzionali
 
ci si è specializzati _ a difesa del nulla _
nella polemica del vuoto cosmico
e c’è chi tenta di colmarlo
mentre _ i più _ vuotano il mare a secchiate
o scrivono sull’acqua con le dita
così per non lasciare cenno alcuno
né traccia di un passaggio fugace

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Momenti di Cultura. Brividi, opera pittorica di Anna Gatto. Giovane pescatore, di Maurizio Coscia.

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BRIVIDI, opera pittorica di Anna Gatto, olio 100×100 cm

Studio d’Arte di Anna Gatto

Via Marconi 53

15060 Novi Ligure

Alessandria

Giovane pescatore

 

Gli han detto…

porterai a caso tanto,

in quel golfo,

getta la tua rete.

Giovane pescatore,

al largo della costa,

come un re,

direziona la barca,

ma… ma…

e sbanda e sobbalza e gira,

tra tutti i flutti,

potenti azzurri.

Il golfo sta vincendo la sua battaglia

non vuole intrusi,

via,

da quel golfo,

il giovane pescatore,

via

da quel mare burrascoso,

come osa?

Via.

 

(Lirica di Maurizio Coscia)

 

 

 

Momenti di poesia – La grandezza delle cose semplici – di Paola Cingolani

Ad esserci
con la grandezza delle cose semplici
_ quelle apparentemente insignificanti _
essenziali
che ciclicamente
avvengono
come la riva per il mare
come la luna per la notte
come il sole per il mattino
come la rugiada per il fiore
come il vento per la nuvola
come il cielo per la rondine
come la parola per la bocca
come il pensiero per la mente
oppure
come il fiato per il respiro
come il battito per il cuore
come il sangue per la vena
come il bacio per chi fa l’amore
come la terra per questo immenso universo.
Ad esserci
con la potenza delle onde marine
_ quelle che erodono la scogliera _
implacabili
che inarrestabilmente
divengono
come la goccia che buca la roccia
persino della vetta più scoscesa di tutte.
Ad esserci
con la credibilità di chi vuole trovarcisi
nonostante tutto
e a qualsiasi costo.

 

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Il Brigante Giuseppe Mayno, di Liliana Angeleri, recensione di Cristina Saracano

Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, un brigante, Giuseppe Mayno, originario del sobborgo alessandrino Spinetta Marengo, fa parlare molto di sé.

Subito dopo la Rivoluzione francese, in questa zona, a metà strada tra Alessandria, Tortona e Novi Ligure, la popolazione sviluppa un forte odio verso i francesi, anche aiutati dal clero e dalla nobiltà, che vedono sminuire i loro privilegi a causa del dominio della nazione napoleonica, quindi, odio e malcontento fanno nascere il brigantaggio.

Nel libro, Mayno, abile e coraggioso, dalle indiscutibili doti di leader, riesce a riunire un bel gruppo di uomini, e anche di donne, che, adattandosi a vivere nella boscaglia fitta tipica di quella zona di allora, si nascondono, vivono rubando ai più fortunati, se necessario, uccidono, ma offrono le loro monete d’oro ai bisognosi d’aiuto. Continua a leggere “Il Brigante Giuseppe Mayno, di Liliana Angeleri, recensione di Cristina Saracano”

Lo zerbino e la crociata, di Michela Santini

Dolci bambole (Pinterest)

Giuliana ha scoperto l’evento di Halloween e per lei festeggiare zucche, streghe e fantasmi è un atto vergognoso e dissacrante, irrispettoso della sua cultura religiosa. Perciò al lavoro ha già stampato una decina di fogli A4 su cui c’è scritto che ogni allusione alla festa di Halloween è una mancanza di rispetto verso la cultura italiana e cattolica e lo ha affisso sulle porte degli uffici.

I suoi colleghi non avevano mai visto Giuliana fare una battaglia morale per qualcosa che non fosse la puntualità e la costante presenza al lavoro e il diritto alla vita degli agnellini a Pasqua, la qual battaglia contro la tradizione cattolica strideva molto con la guerra in favore della festa dei santi e delle anime dei morti, sempre della stessa religione.

Giuliana non fa caso a cosa pensa la gente, agisce sempre nel giusto, guidata dall’intuito femminile che è certa di possedere in dosi massicce solo lei. Perciò comincia la settimana archiviando nei mobili al piano di sopra ogni oggetto che abbia il colore arancione, come le cartelline colorate, gli evidenziatori, i divisori, i contenitori, ecc. Continua a leggere “Lo zerbino e la crociata, di Michela Santini”

Momenti di poesia – Operare la magia – di Paola Cingolani

Beautiful Portrait Photography by Mariam Sitchinava (3)
[A Mariam Sitchinava Photo]

Dai conflitti non nascono altro che negatività.
 
È il primo segnale _ da cogliere _ evitando pericoli imminenti.
 
Scelgo sempre i confronti obiettivi
_ i confronti leali e gestiti con rispetto
sono costruzioni di consapevolezze _
la nostra mente agisce in automatico
con programmi già cablati dall’abitudine
e risponde agli stimoli così condizionata.
 
Cercare la sintesi _ o un punto d’incontro _ è la soluzione.
 
Possediamo la capacità di operare la magia
_ trasformare un conflitto in un confronto
resta la sola maniera per dirci ragionevoli _
la misura della nostra intelligenza è questa
col suo grado più o meno civile d’esistere
e con l’onere di gettare il ponte che manca.
 
Oltrepassarlo concordando _ o evitando il peggio _ è etico.
 
Là dove non c’è alcuna traccia d’etica
_ per regola della logica _
mancano pure i canoni
della giustizia
della morale
della vita
ché _ se il conflitto la rinnega
il confronto la rende degna _ è la storia
nulla e nessuno la potrà mai rinnegare.
 
Vittime sacrificali _ da secoli e millenni _ non bastano?
Altari _ ad immolarci fra simili _ per non saper capire?
 
L’istinto animale è meno crudele
dell’insana necessità cosiddetta umana
di fare _ e sopraffare _ senza la minima pena.
 
Se io fossi dio mi chiederei dove ho sbagliato
e _ nell’imperfezione _ dubiterei persino di me.
 
 

Racconto: La sposa bambina, di Stefania Pellegrini

Racconto: La sposa bambina, di Stefania Pellegrini

Il mio tempo migliore

Quattordici anni, poco più che una bambina, era Mirela, ingenua e sognatrice come tante sue coetanee, quando fu venduta a uno sconosciuto, un uomo di dodici anni più grande.
Capelli scuri, occhi verdi, piccola, fattezze sottili e fragili, mostrava sul corpo i segni di un acerbo sviluppo.
Ma il padre aveva scelto, quello sarebbe stato il suo promesso sposo. In Albania accadeva, faceva parte delle loro tradizioni. Le giovani  non avevano altra scelta che  accettarle e dire addio al loro mondo fantastico, alle complicità, alle feste allegre e spensierate con le amiche. Mirela, da quel preciso momento, deve smettere di andare a scuola, è obbligata a rimanere in casa e  a imparare i lavori.
La mamma le dice: “Adesso sarà lui a pensare a te, a proteggerti, fai quello che ti chiederà e tutto andrà bene”. A Mirela piaceva andare a scuola, imparare cose nuove, pesa dover rinunciare alle confidenze delle amiche, e rimanere chiusa in casa, ma si fida della mamma e pian piano si tranquillizza. Poco più che quindicenne sposa quell’uomo. Lui la sottomette, da subito, la domina, la possiede come una sua proprietà.
Mirela si trova presto a subire i suoi maltrattamenti, a piegarsi in silenzio. Se non sono schiaffi, capelli strappati, occhi neri, sono serrature a doppia mandata che non permettono di uscire, violenze psicologiche per un piatto insipido o una dimenticanza. Non le viene permesso di pensare con la propria testa, e non la sfiora neanche l’idea di ribellarsi, né di considerare la parola violenza. Continua a leggere “Racconto: La sposa bambina, di Stefania Pellegrini”

Lo zerbino

Giuliana è arrivata in ufficio quindici minuti prima di tutti anche oggi e si è fiondata in bagno. Si guarda allo specchio e non fa altro. Non ha mai saltato un giorno di lavoro, neppure quando sua madre si è operata al cuore, né quando sua sorella ha partorito, né quando suo fratello ha avuto un incidente stradale. Lei può e se ne vanta. Certo gli altri si ammalano, vanno in vacanza, si sposano, vanno in maternità, assistono al parto, sono presenti il primo giorno di scuola, alla recita scolastica e ai colloqui con gli insegnanti, assistono i genitori bisognosi, affrontano i lutti. Vivono.

Lei una vita non ce l’ha. Sembra comparire davanti alla Pacetti Industrie alle 7:45 e scomparire davanti alla Pacetti Industrie alle 18:15. Cosa faccia dopo è un mistero. Qualcuno dice di averla vista fare la spesa il venerdì sera al supermercato sulla tangenziale, ma il weekend per lei non esiste. Sostiene di aver avuto alcune storie d’amore ma tutte platoniche. Non sembra abbia amicizie al di fuori del lavoro e l’unico rapporto amichevole è quello con Simonetta che la usa come uno zerbino per tutte quelle attività troppo impegnative, lunghe e complicate che Giuliana svolge al suo posto con abnegazione perché poi Simonetta è sempre molto riconoscente. “Grazie Giuliana, cosa farei senza di te! Qui tutti mi trattano come un’approfittatrice. Solo tu mi sei amica”. Continua a leggere “Lo zerbino”

Momenti di poesia – Una buona allieva – di Paola Cingolani

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[ Ziquian Liu Photo ]

Ho compreso cose importanti
sono una buona allieva
_ mi permetto di allungare il passo
dal mio mondo parallelo _

la visuale è assai ampia
la memoria è pure ottima
la ragione è sempre fervida

i sensi _ pensati _ aiutano nell’intendere

i luoghi però non ricordano
ed è vero
ma le persone sì

l’ho imparato

aggiungo che la gente tiene bene a mente
specie il proprio sentire

_ falla soffrire e ricorderà nitidamente
falla divertire e ricorderà solamente _

conserverà un cenno del tuo passaggio
e _ questo _ sarà di tua pertinenza

non dire significherà aver gridato un no
non fare sarà aver scelto d’imporre un no
non rispettare diventerà peccare d’egoismo
scegliere di non esporsi _ poi _ è di già negarsi
come non esserci mai stati affatto se non parzialmente

mi perplime che ancora ci sia chi crede
quasi la negazione fosse un’entità superiore
riservata _ per investitura pseudo divina _ a uno solamente

non avere memoria degli altrui sentimenti
è come definirsi un triste luogo disanimato
privo d’esperienze umane
il vuoto cosmico.

@lementelettriche

 

 

 

Teatro del Rimbalzo di Ombretta Zaglio. Presentazione corsi “La palestra delle emozioni” presso AL51PUNTOLAB di Alessandria.

Alessandria: Venerdì 25 ottobre 2019 alle ore 18, OMBRETTA ZAGLIO presenta i corsi di teatro della nuova stagione. Aperitivo e immancabile performance dell’artista presso AL51PUNTOLAB, in via trotti, 47 ad Alessandria.

 

Corsi del Teatro del Rimbalzo

Momenti di poesia – Volteggiamo leggiadre fra ingerenze da cortile – di Paola Cingolani

Non sono sciocca _ anzi _ volteggio fra verità diverse
accetto le difficoltà per meglio costruire il mio Sé
faccio tesoro degli insegnamenti buoni
e _ ricordo _ quanto sono più preziosi quelli dolorosi

tengo a mente le cose belle
ma _ queste _ sono state gratuite e casuali
non mi sono costate nulla
né le ho sofferte affatto

là dove ho pagato un prezzo esoso
ho acquisito alta crescita spirituale
sebbene fosse una rapina
mi sono _ comunque _ sdebitata

così _ ora _ posseggo l’ampia libertà
_ comprata di tasca mia _ per valutare
e in special modo per me sola
senza le altrui ingerenze

ché non ho mai concesso liceità d’offesa
_ ed è successo alla mia ragione _

ché non ho mai autorizzato il falso
_ però mi è stato proferito con dolo _

dovrei sentirmi vittima o colpevole?

Assolutamente né l’una, né l’altra
non è sudditanza e neanche insipienza

_ piuttosto penso sbaglino coloro i quali
hanno disconosciuto l’etica e la morale _

se poi mi sento orgogliosa di me stessa?

Certo che sì _ le ferite al mio orgoglio
mi hanno sospinta ad esprimermi _
è pur vero che l’onestà mi ha concesso
di poterlo fare senza tema di smentita.

Tutti siamo il fastidio di qualcuno _ infondo _

il giusto lo è per l’imbroglione
l’ingiusto lo è per il sincero
lo schietto non piace al temporeggiatore

e _ almeno io _ anche di questo scrivo
perché sia d’aiuto a me stessa sempre
_ restando signorile _
perché sia d’aiuto a chi mi legge
riconoscendosi nelle mie modeste parole

_ si volteggia leggiadre fra ingerenze da cortile _  dice un’eco.

 

 

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@lementelettriche

Ricordando Gianni Rodari di Cristina Saracano

Il 25 ottobre 1920 nasceva a Omegna Gianni Rodari, scrittore, poeta, giornalista, esperto in pedagogia.

Con le sue filastrocche e i suoi libri per bambini, ha insegnato con la semplicità , con le rime e i giochi di parole, che sono esempi unici anche per i più grandi, accostamenti di vita vissuta, allegria, spensieratezza.

Per tutti i cinque anni della mia scuola elementare, mi ha accompagnata, attraverso i suoi scritti, ancora oggi, ho molto da imparare.

Il mio consiglio è: leggetelo, qualche riga ogni giorno, vi farà solo bene.

Ecco alcuni esempi di sue filastrocche;

Continua a leggere “Ricordando Gianni Rodari di Cristina Saracano”

Il guscio della cicala – ebook

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Sinossi

Michele vuole tutto dalla vita e si aspetta di ottenerlo subito e senza resistenza. Non si accorge che ciò che ha lo deve a chi fino ad oggi glielo ha concesso per generosità o interesse. Per raggiungere il suo scopo è pronto a calpestare e usare chi gli sta intorno. Perdendo quasi tutto. L’unica cosa che gli resta è quel guscio protettivo costruito per lui da chi gli vuole bene.

Il Guscio della Cicala è la mia prima novella. L’unica che ho pubblicato finora e l’ho fatto grazie ad alcuni bloggers che mi hanno incitato a farlo tramite Steetlib. Avevo una certa difficoltà a scrivere storie perché oltre a descrivere un personaggio non sapevo fare. Perdevo interesse, diventava un semplice lavoro grammatico. Ho pensato che forse li rendevo troppo perfetti, poco umani, poco reali. Mi sono domandata come avrei potuto essere se fossi nata maschio e se avessi avuto in mente solo l’idea di diventare qualcuno per essere invidiato dagli altri. Da quelli che mi circondano e che come me, aspirano a farsi invidiare e copiare.

Così è nata questa novella, ingenua forse, una palestra, un’esperienza di apprendistato ma che mi ha insegnato come i personaggi peggiori sono spesso quelli di cui ho più cose da raccontare. Guardandomi dentro, osservando gli altri e superando il buonismo e la retorica che circonda tutti.

Momenti di poesia – A prua d’antiche navi – di Paola Cingolani

Ogni albero deve avere il suo strallo

il sartiame va sempre bene ordinato

– tra i candelieri o i pulpiti dev’essere

la draglia d’acciaio ad evitare cadute –

coi parabordi funzionali alle manovre

si effettuano gli ormeggi e t’attracchi

– sul molo non puoi sbagliare le mosse

se credi d’essere già arrivato in terra –

anche il migliore degli scafi lo governi

soltanto attraverso virate millimetriche

– il mare è per quelli che lo rispettano

ci si può fare male senza conoscerlo –

una metafora importante dell’esistere

tutti nella barca ma uno solo al timone

– sì c’è da capire se noi siamo barche

e traghettiamo altri marinai chissà –

oppure siamo gente che solca i marosi

polene apposte a prua d’antiche navi.

 

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@lementelettriche Paola Cingolani (versi di qualche anno fa)

 

Momenti di poesia – Una voluta di pensiero è una volata libera – di Paola Cingolani

L’indifferenza è un male assurdo
_ troppi personalismi non aiutano
ché nell’universo tutto è connesso _
e lo leggerai anche oltre le righe
declinando bene ogni mio pensiero.

Se io dovessi congetturare tutto
_ senza avere interlocutore alcuno
mi abbatterei proprio su me stessa _
le mie idee non sarebbero che mie
resterebbero stanziali e non confutate.

Vorrei almeno mi smentissi con garbo
_ mi colorassi con sfumature nuove
ogni tonalità di immaginazione nera _
sorprendimi provando a sorprenderti
vorrei che l’infinito non finisse mai.

Però sei proprio incapace di seguirmi
_ ti perdi solo all’idea di una voluta
di pensiero o di una volata libera _
è così che io scelgo la distanza siderale
volendo com’è bene sublimare il male.

(24 / 10 / 2018)

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@lementelettriche Paola Cingolani  – Dopo un anno, ancora –

 

 

Momenti di poesia – Dev’essere piovuto abbondantemente – di Paola Cingolani

Sì, certo
probabilmente
se non ci fossimo trovati
è vero che non ci sarebbe stata sorpresa.
Sì, certo
probabilmente
se non ci fossimo trovati
è vero che non ci sarebbe stata discussione.
Sì, certo
probabilmente
se non ci fossimo trovati
è vero che non ci sarebbe stata tanta rabbia.
Sì, certo
probabilmente
è tutto vero
però non è andata così
inutile dire se – adesso –
inutile anche parlare dei forse e dei ma.
 
**
 
Mi mancano
la tua faccia
le tue parole
le tue premure
i tuoi mi manchi
mi mancano
misti
ai tuoi ti penso.
 
**
 
Di questo voglio dire
o non dire mai più
che forse è meglio
come se una nuvola
fatta solo d’oblio
mi piovesse addosso
ripulendo la mancanza
con la totale dimenticanza.
 
 
(25/ottobre/2017)

Dev’essere piovuto

abbondantemente
durante questi due anni
ché _ mancanza _ non ne sento
ma _ distanza _ ne ho presa senza fine.

(16/ottobre/2019)

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Momenti di poesia – Il cielo a metà – di Paola Cingolani

L’altra metà del cielo siamo noi
_ il cielo intero non parla
ma potendo tuonerebbe _
siamo metà del silenzio.
Mi sta bene che i pensieri
_ specie se profondi _ non abbiano voce.
La bruttura che percepisco
_ quando il cielo non parlasse
sarebbe solo per vergogna _
non riguarda la nostra metà.
Preso il cielo
o il silenzio stesso
e suddiviso in parti
_ una s’è riempita di presenza
l’altra s’è annientata di distanza _
seguendo il suo piano prestabilito.
Il cielo _ proprio come il mare _ è infinita vastità
non vi si può volare se si pesa come delle rocce
né mai lo si potrebbe fare se si fosse sprovvisti di ali.
Guy Bourdin
@lementelettriche Poetry – Guy Bourdin Photography

Momenti di poesia – A spacciare gelo per affezione – di Paola Cingolani

Se speri che io mi perda
nelle tue considerazioni
_ rinuncia _ dicevi
certo
la mia mente fervida impattava con le tue poche priorità
così non mi restava che pensarmi addosso
entrando in un girone infernale
un corpo labirintico
di cose temibili
e senza alcuna soluzione
non sapevo mai _ se fare o non fare _
non capivo mai _ se dire o non dire _
ero persa
terrorizzata
completamente sotto scacco
un animale ferito
al quale poter dare la caccia
un prigioniero
da torturare assai lentamente
eppure
a spacciare gelo per affezione c’eri tu solo
contrabbandiere d’anime altrui _ su più poste _
attento a rimanere nascosto

certo che nessuno mai ti avrebbe potuto scoprire

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@lementelettriche Paola Cingolani

CONCORSO LETTERARIO – Gatti che passione! C’è tempo fino al 31 ottobre 2019 per partecipare!

a cura di Marina Vicario

SCADENZA CONCORSO 31 OTTOBRE 2019IL CONCORSO È GRATUITO

Corrono, dormono, scattano, graffiano, rovinano divani, fanno cadere oggetti; si sa, i gatti ci mettono a dura prova, ma è proprio quello il loro fascino: la loro immutabile indipendenza. I gatti ricompensano con vero amore, e sono capaci di provare affetto e starci vicini in ogni momento.

Beh sì, a modo loro, ma lo fanno.

Il gatto è un’efficace terapia. È ormai risaputo che accarezzarlo porta buon umore e aiuta i malati a superare momenti difficili.

Diventa spesso  un amico inseparabile proprio come il cane, suo proverbiale antagonista. Una volta adottato entra a far parte della famiglia a pieno titolo, e quando viene a mancare si subisce un vero e proprio lutto.

Chi ama i gatti li mette al centro dei propri racconti ed è questo che vogliamo fare con la nostra prestigiosa antologia…

Gli autori proporranno racconti, filastrocche, poesie e canzoni. Il libro sarà corredato da informazioni e ragguagli sulle abitudini dei gatti a cura di esperti del settore.

Ogni autore può proporre più testi.

La valutazione sarà a cura di Marina Vicario che opererà in modo assolutamente neutrale. Il giudizio di selezione è insindacabile.

I testi potranno essere sotto forma di filastrocche, poesie, canzoni, poemetti in prosa (non più di 2 pagine) o di short stories, racconti e novelle (non oltre 16 cartelle editoriali, ove per cartella s’intende un documento che presenta circa 1.800 battute per pagina, comprensive di spazio tra una parola e l’altra).
Si accetteranno anche canzoni.

I testi dovranno pervenire inderogabilmente entro il 31 ottobre 2019, in formato digitale, utilizzando il seguente indirizzo di posta elettronica: pluriversumedizioni@gmail.com Continua a leggere “CONCORSO LETTERARIO – Gatti che passione! C’è tempo fino al 31 ottobre 2019 per partecipare!”

Arte&Teatro. Teatro della Juta in scena con “Anfitrione” di Plauto presso Centro d’incontro Cristo ad Alessandria. Articolo di Maurizio Coscia.

Mercoledì 9 ottobre alle ore 21, il Teatro della Juta di Arquata Scrivia (AL) è andato in scena presso il Centro di Incontro Cristo, in via san Giovanni Evangelista, con la stupenda rivisitazione tratta da Plauto della tragicommedia “Anfitrione”, suddivisa in due atti.

Si sono esibiti nel dramma teatrale Luca Zilovich, Sofia Brocani e Giacomo Bisceglie. Le maschere e i costumi sono stati realizzati da Alice Rizzato, mentre le musiche originali sono di Raffaello Basiglio. Luca Zilovich è con “Anfitrione” alla sua terza regia per il Teatro della Juta. La produzione è a cura di Enzo Ventriglia, Direttore Artistico del Teatro di Arquata e del Civico di Gavi. Continua a leggere “Arte&Teatro. Teatro della Juta in scena con “Anfitrione” di Plauto presso Centro d’incontro Cristo ad Alessandria. Articolo di Maurizio Coscia.”

Momenti di poesia – Menti che non mentono – di Paola Cingolani

Ci sono dialoghi fra più anime
che si vanno manifestando

malgrado non si direbbe

_ apparentemente scomodi
ma si sono dovuti creare _

nascono fra spirali di fumo
sono la speranza di aprire un varco
nella muraglia dei pensieri


sono versi
tentativi di scambio
espressioni dell’intimo
gesti operati dagli scriventi
per rivendicare le urla implose


i sentimenti offesi
le sofferenze mute


attraverso parole e lemmi
_ più o meno ricercati _
a volte vengono segnati bianco su bianco
o persino ai margini delle pagine
ma _ non per questo _ restano ben celati

poesie
riflessioni
delle menti che non mentono
_ anzi _ si amalgamano
malgrado piani vecchi
strategie perdenti
provate
replicate
ma fallaci
idee _ al netto dell’ovvio _ per niente efficaci

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Photography Dominique Isserman – Paris – @lementelettriche Paola Cingolani Poetry

 

Momenti di poesia – Rischi e opzioni – di Paola Cingolani

Ciò che siamo più capaci di donare
è ciò che _ in realtà _ vorremmo più ricevere
 
prestiamo ascolto specie quando vorremmo essere ascoltati
 
raccontiamo molto specie se vorremmo ci si parlasse un po’
 
cerchiamo la maniera giusta specie se intendiamo capire a fondo
 
tutto solo perché _ ciò che stiamo valutando _ è la stessa accoglienza
 
proiettiamo bisogni e cure sull’altro
che non sempre ne ha necessità _ magari recita una parte _
 
o è sovraccarico di responsabilità
 
o è semplicemente incauto
 
comunque ci sottovaluta sopravvalutandosi _ non è neanche molto felice _
 
accade a chiunque _ uomini o donne _
ma ci si ravvede per tempo
 
l’amore non è usare frasi da poeta melenso
sperando di far breccia _ no _
 
quella è caccia indiscriminata
 
l’amore è quando c’è qualcuno che conosce le altrui ferite
 
e desidera restare per curarle
 
e lo fa con baci d’ogni tipo _ senza smettere _
 
di quelli veri _ certo non sognati _
ché a immaginare tutti sapremmo fare di meglio _ anche da soli _

senza correre alcun rischio _ certo _ ma anche senza alcuna opzione

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@lementelettriche Paola Cingolani

Momenti di poesia – Pratica archiviata – di Paola Cingolani

Ci è impossibile
combattere guerre
se d’intelligenza
e con soggetti disarmati
 
al massimo
si sparano loro battute
più che altro per riderci
si sdrammatizza
ma poi si lascia stare
_ pratica archiviata _
fatto senza importanza
un eterno niente scorre
e noi _ avulsi _ passiamo
 
si può anche parlare
solo coi privilegiati
si può anche giocare
solo coi romantici
_ fra doppiogiochisti 
si può anche fallire _
solo coi razionali
non si può più niente
 
bisogna comprendere il prezzo
quanto paghiamo
per un fallimento dignitoso
perché _ se gratuito _
non ci servirebbe a nulla
e _ se a quietanza _
avrebbe già più ragione d’essere

ma c’è sempre il caso a parte
quello in cui non vale la pena
quello in cui _ malgrado tutto _
prezzo e valore non corrispondono

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@lementelettriche 08/10/2019 Paola Cingolani

Un racconto: Mochi, di Stefania Pellegrini

Un racconto: Mochi, di Stefania Pellegrini

Il mio tempo migliore

Che prati, che distese, dove correre tutto il giorno. Mochi scorrazza gioioso, si tuffa, scomparendo in quel verde rigoglioso; fa tremare i rossi papaveri, che sbattono qua e là, spunta dall’erba, spaventa un passerotto appollaiato sulla siepe, un gatto che miagola nascondendosi nel fienile.

L’aria è tersa, il cielo è azzurro, qualche nuvola spersa corre leggera, sfumando lontano. Una leggera brezza fa ala al suo gioco. Attraversato da una vivacità incontenibile, il cane si bagna nel ruscello a lato del sentiero, esce, dà una scrollatina al pelo e di nuovo dentro: nella vasca del fontanile. Fuori, dentro, in un gioco tutto suo. Non c’è d’augurarsi di trovarsi nei paraggi, altrimenti il bagno è assicurato. È uno spasso vederlo rincorrere il piccione, che poveretto non capisce le intenzioni e scappa via spaventato.

-Buono Mochi, vieni qua. – Un ragazzino, di sette o otto anni, lo richiama all’ordine. Lui arriva scodinzolando: la coda fulva maculata, dà un paio di leccatine alla mano del piccolo e s’allontana di nuovo. Passato da un pezzo la fase del cucciolo Mochi è arrivato un giorno, in quel paesello accovacciato in mezzo alle colline, non si sa bene da dove. Cento anime in tutto, forse più, forse meno, che vivono circondate da campi e prati. Alcune famiglie abitano cascine intorno al paese, altre, casette modeste ma decorose, disposte in ordine sparso attorno a una piazzetta. È gente semplice, di poche pretese, che faticava da mattino a sera, a coltivare i campi, e ad allevare bestiame.  Meticcio di pastore tedesco, spirito libero, Mochi ha animo di fanciullo. Tutti lo conoscono, e per i bambini è un amico, un compagno d’avventure.

Non ci si meraviglia a veder spuntare la sua sagoma dietro qualche cantone: il pelo fulvo e nero un po’ arruffato, la chiazza bianca inconfondibile sull’occhio destro, la coda dritta, un orecchio su, l’altro giù, mentre trotterella di ritorno da una scappatella di qualche settimana. Chissà quante cose potrebbe raccontarci, se avesse la parola. Ma di un fatto, accaduto un po’ di tempo fa, possiamo parlarne noi, visto che tutti in paese lo vanno raccontando Accade che, un giorno da un vaso fuori della casa della signora Giusti, scompaiano delle piantine di fiori: due misere pansé gialle, e viola. Niente di eccezionale, per qualcuno un fatto spassoso, per altri da criticare. La signora Giusti invece s’irrita molto, non per il valore delle piantine, ma per il gesto in sé. Continua a leggere “Un racconto: Mochi, di Stefania Pellegrini”

Momenti di Cultura. Il performer-artista polivalente Mario Andrea Morbelli presso AL51puntoLab. Articolo di Maurizio Coscia.

Venerdì, 4 ottobre 2019 dalle ore 18, si è svolta una rassegna artistica presso AL51puntoLab – salotto culturale sito ad Alessandria in via Trotti – che ha avuto come protagonista Mario Andrea Morbelli, pittore, rapper, autore di canzoni e anche scrittore. La rassegna è stata organizzata da Alessandra Rauti con la collaborazione delle artiste Chiara Bianca e Giorgia SciorattoMario Andrea Morbelli si è impegnato in una sua performance con accompagnamento musicale da parte del musicista Andrea Narratore Scagnelli. Si è trattato di un reading-concerto bello ed eclettico in cui il performer ha dato sfoggio del suo stile rapper e di una mimica incredibile nel seguire il senso delle parole pronunciate al microfono e, comunque, tratte dalla sua recente pubblicazione, “Io ci vengo, ma non mi affeziono a nessuno“. Libro presentato in precedenza con la medesima modalità presso lo stesso spazio culturale – espositivo.

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Durante l’evento, l’artista acquese ha anche inaugurato la sua prima mostra personale intitolata, “Ci sono le nuvole in casa” con opere realizzate ad olio, tecnica da lui utilizzata per la prima volta. L’esposizione sarà visitabile presso AL51PuntoLab per i successivi 15 giorni.

Ci sono le nuvole in casa

Galleria d’Arte AL51puntoLab

via Trotti 58 – Alessandria
Referenti: Alessandra Rauti, Chiara Bianca, Giorgia Scioratto

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Galleria d’Arte. AL51puntoLab, salotto artistico-culturale in via Trotti ad Alessandria. Articolo di Maurizio Coscia.

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La Galleria d’Arte AL51puntoLab è sita in via trotti, ad Alessandria e, organizzata dalle sue tre socie fondatrici, Alessandra, Chiara e Giorgia, costituisce un importante riferimento culturale per numerosi artisti alessandrini – e non – che, nel corso del tempo, hanno avuto modo – e continuano – a esporre – o presentare – le loro opere pittoriche, fotografiche e scultoree. La galleria è uno spazio dedicato a chi ama l’arte, nato dalla volontà di strutturare un salotto di idee, immagini, visioni, forme tridimensionali, musica, letteratura e colori, aperto al pubblico. L’ambiente sorto da questa sinergia intellettuale e manuale è qualcosa di veramente coinvolgente dal punto di vista emotivo e custodisce il gusto per la ricerca artistica innovativa insieme con la rivalutazione degli aspetti più tradizionali della pittura, in particolare.

AL51puntoLab è giunto all’apertura del suo terzo spazio espositivo, sempre in via Trotti e organizza una serie di corsi per dare la possibilità, a chi vi fosse interessato, di conseguire tecnica e preparazione in disegno, pittura, lingue, musica per principianti e non. Sono in attivazione anche corsi di scrittura creativa, calcografia e di incisione.

Con cadenza settimanale il salotto artistico-culturale propone conferenze su arte, filosofia e letteratura.

Ogni 3 mesi è in uscita la fanzine esclusiva Fattoriale de AL51puntoLab.

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Continua a leggere “Galleria d’Arte. AL51puntoLab, salotto artistico-culturale in via Trotti ad Alessandria. Articolo di Maurizio Coscia.”

I segreti del cuore: aprile

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Quante cose vorrei dirti! Avevo deciso di cancellarmi, l’ho fatto, sono ritornata. E’ più forte di me, non riesco a staccarmi da te. Ho pianto, sto male, mi torturo da sola. La ragione mi dice di lasciare stare, di dimenticarti. Mi hai stregato, hai rubato il mio cuore.

Ognuno di noi, ha un’anima gemella, la mia si è suicidata già da tempo, sapendo con chi avrebbe avuto a che fare. Effettivamente, pensando con un pizzico di razionalità, chi potrebbe innamorarsi di me? Solo un pazzo, un pazzo come me.

“Colorerò il mio mondo con i colori dell’arcobaleno,

curerò il mio angolo di paradiso con

bellissimi fiori e colorate farfalle.

Resterò in silenzio a scrutare il mio cuore.

Siederò alla fine del tempo,

aspettando le risposte che da sempre ho cercato” Continua a leggere “I segreti del cuore: aprile”

Riflessione su Iginio Ugo Tarchetti

Casale Monferrato: Una riflessione su Igino Ugo Tarchetti in Biblioteca Civica
Martedì 8 ottobre a Palazzo Langosco

Martedì 8 ottobre, in Biblioteca Civica, alle ore 17.30 Elio Gioanola e Dionigi Roggero dialogheranno su Igino Ugo Tarchetti e la Scapigliatura, moderati da Luigi Mantovani.
Nell’anno che vede celebrati i 150 anni dalla morte (o, per chi preferisce, i 180 dalla nascita) dalla Biennale di Letteratura di San Salvatore Monferrato, città che diede i natali al poeta e narratore scapigliato, Gioanola e Roggero, in questo incontro alla Giovanni Canna racconteranno il personaggio e lo scrittore, la sua eredità artistica e umana.
Chi fu Tarchetti? Una specie di contestatore antelitteram, che lasciò il suo posto al Commissariato militare, in rotta con l’esercito, e si diede a una vita di bohémien a Milano lavorando (saltuariamente) come giornalista e dedicandosi ad un’intensa attività letteraria, aderendo alla poetica degli ‘scapigliati’ (altro esponente di spicco del gruppo fu il casalese Giovanni Camerana), poetica che anticipò, per certi aspetti, sia il verismo che il decadentismo. Continua a leggere “Riflessione su Iginio Ugo Tarchetti”

EVENTO: Stasera su RADIO GLADYS “PROKSIME DE POESIO” ore 20.30

#realismoterminale

#izabellateresakostka

#guidooldani

Con grande gioia ringrazio il redattore Ciro Bruno per il gradito invito e segnalo a tutti: oggi, il 4 ottobre (venerdì) dalle ore 20.30 sarò ospite dell’ambizioso programma radiofonico PROKSIME DE POESIO Radio Gladys a Milano.
Parleremo della mia scrittura, dell’ attività culturale svolta e del movimento del Realismo Terminale fondato dal M° Guido Oldani. Vi invito a seguire la puntata perché le emozioni non mancheranno.
Un abbraccio e ci sentiamo alle 20.30 in streaming su:

http://www.radiogladys.com

PROSA: “Sotto le lanterne rosse” di Maria Rosa Oneto

“Sotto le lanterne rosse” di Maria Rosa Oneto

Nel giardino incantato dall’estate, brillavano: lanterne rosse, grappoli di stelle sui rami di pesco e “nuvole” di lucciole che a intermittenza bucavano la notte.
Clelia ascoltava la rapsodia del mare, come rapita da quella musicalità divina.
L’ansimare delle onde, il loro estenuato vagare, le ricordava l’amore, le ore di passione, la carnalità di due corpi, che unendosi completavano “l’urlo” del Creato.
Pensava e nel farlo avvertiva brividi di piacere sulle spalle nude. Quanto tempo era passato da quella prima volta. Attimi rubati ad una vita di noia. Monotona e banale oltre ogni dire. Le cene nella grande casa padronale, il via vai della servitù, gli invitati imbalsamati come pinguini al Polo Nord; le chiacchiere di circostanza e quella falsa bonomia nel mostrarsi composta, adeguata, altera anche quando suonava il pianoforte.
Lei, che desiderava soltanto di essere amata come qualunque altra donna al Mondo. Lei, che voleva soltanto essere spogliata, derisa, trattata da “puttana” e goderne di quella farsa, imbastita per renderla uguale alle altre. Quando ciò accadde, e fu nell’ estate di un lontano passato, dietro la casina degli attrezzi da giardino, si sentì fresca e liberata da un ruolo che le pesava e non la faceva sentire felice. Gli anni passarono tra gioie e dolori inauditi. Ancora aspettava che il “suo amore” ritornasse a baciarle il cuore, proprio lì sotto alle lanterne rosse, ai grappoli di stelle sui rami di pesco, al volo delle lucciole che cercando l’Infinito, bevevano l’Eternità nei suoi occhi smarriti.

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Foto: Pixabay

I segreti del cuore: marzo (parte 2)

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Quando capita una tentazione che fare? Cedere o resistere? Dilemma! Domani vado in centro. Shopping? Forse! Sarò sempre come la coccinella portafortuna: meno bene mi vuoi, più te ne voglio. Verità? Dov’è la verità? Mille domande, nessuna risposta. E se un giorno ci incontreremo, sarà sicuramente nei nostri sogni, al di sopra del cielo e delle stelle. Continua a leggere “I segreti del cuore: marzo (parte 2)”

Momenti di poesia – Anime allo specchio – di Paola Cingolani

A volte ci guardiamo
senza vederci bene
insistiamo a studiarci
_ specchio e anima
senza orpelli inutili _
senza concessioni
è ricerca estenuante
di idee mutanti
di consapevolezze
di certezze quasi irraggiungibili
di pensieri in continua evoluzione

metamorfosi
d’un io _ sempre diverso
ma sempre uguale a sé _
desiderio spasmodico
di comprenderci
per comprendere
di accettarci
per accettare
ché è nell’introspezione
che risiede ogni soluzione
che ci si relaziona al mondo

ci vorrebbe uno specchio
ogni giorno _ per tutti _
non per la vanagloria
per non affogare piano
stagnando in acque putride

condannati da idee asfittiche

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Fotografia “Scarpe da ballo” di Alita Rita Santanatoglia – attualmente in mostra al MayDay nel progetto “Parti di Invisibile”

Poesia di Paola Cingolani @lementelettriche

I segreti del cuore: marzo (parte 1)

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Intrattabile come non lo sono mai stata. Sto per scoppiare! Perché sei insensibile al mio dolore? E questi sentimenti risvegliati, non era meglio se restavano sopiti per altri vent’anni? No! Assolutamente, dovevano venire a tormentarmi, a non lasciarmi in pace, a torturarmi. E se cambiassi orientamento sessuale? Visto che con gli uomini non ho successo? No, non con tutti gli uomini, solo con te. Impossibile! Non ho mai avuto di queste tendenze, neanche sopìte. Mi piacciono gli uomini, non tutti, ma mi piacciono gli uomini. La verità? Mi piaci solo tu.

Devo cambiare direzione ai miei pensieri, alle mie emozioni. Scommetto, anzi, ne sono sicura, se mi vedessi in strada per terra, neanche ti fermeresti a tendermi una mano. Che scrivo a fare? Figuriamoci se a te interessa quello che dico. Il problema a quanto pare, è solo mio.

Non ho crisi esistenziali, non sono stupida, non sono superficiale, non mi piace prendere in giro le persone, non amo giocare con i sentimenti. Sono dolce quando serve ma, so tirare fuori i cosiddetti attributi all’occorrenza. Non sono ipocrita, non mi è mai piaciuto nascondere la testa sotto la sabbia. Ho sempre combattuto per i miei ideali in prima fila, a carte scoperte, sempre pronta ad aiutare gli altri, anche a costo di rimetterci di persona. Continua a leggere “I segreti del cuore: marzo (parte 1)”

Momenti di poesia – Senza volto alcuno – di Paola Cingolani

Una manciata di secondi _ scarsi _
a perdersi in anni luce
fra galassie _ immemori _
dall’universo al nulla
dal colore al bianco e nero
tratti mossi
disegni di bimbi _ scarabocchi_
cancellati
strappati i fogli dei ricordi
cartaccia
senza più margini definiti
tutto è nebbia _ adesso _
spirali di fumo
grigiore
 
**
il mio pensiero scava
non vede
non trova
non coglie
capisce
non sente niente _ è silenzio _
è sorriso _ c’è quiete _
è stata una mia proiezione
un gioco
l’emulazione
d’un desiderio
ancora acceso
ma
senza nessuna voce
specie senza volto alcuno
s’era preso a casaccio il tuo
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– Versi di Paola Cingolani @lementelettriche – 02/10/2019 –

Foto di Paola Tornambé in esposizione attualmente al MayDay per “Parti di invisibile”

Boosalecrossing

Casale Monferrato: Sabato 5 ottobre il Bookasalecrossing al Castello Dalle 17,30 concerto degli allievi del Soliva

Organizzato dall’Assessorato alla Cultura e alla Pubblica Istruzione, dalla Biblioteca Civica Giovanni Canna e dalla Biblioteca delle ragazze e dei ragazzi Emanuele Luzzati, ritorna il Bookasalecrossing proposto anche in questa occasione nella suggestiva cornice degli spalti del Castello.
Sabato 5 ottobre dalle 10 alle 18,30, il ritrovo per tutti gli appassionati è dunque sugli Spalti del Castello del Monferrato e nel grande salone che domina il castello. Così i libri per grandi e piccini offriranno anche l’opportunità per una vista inconsueta e bella sulla nostra città.
Anche in questa occasione alla promozione del libro e della lettura si affincherà un momento musicale.
Alle 17.30, nel salone che si affaccia sugli spalti, in chiusura del Bookasalecrossing, sarà possibile ascoltare un concerto degli Allievi dell’Istituto Soliva: Domenico Bellamace, Cesare Binotto, Anita Colognesi, Micol Defrancisci, Adela Malo, Francesco Marchisotti pianoforte; Federico Bellamace chitarra; Francesco Borla, Valter Drago batteria; Riccardo Bertolotti, Gioele Meni tromba; Sebastiano Lussu sax; Denise Fresca, Stefano Merlo flauto; Giulio Merlo violino; Manuel Crova basso. Gli esecutori saranno accompagnati dagli insegnanti Matteo Corda e Alberto Rondano. L’ensemble proporrà musiche da film e brani del repertorio Classico, Pop, Rock.
Il bookcrossing e la più importante iniziativa di scambio libri conosciuta e condivisa in molte nazioni (per rendersene conto basta visitare il sito internet di riferimento della kermesse, http://www.bookcrossing.com/).
Nel corso delle 38 edizioni casalesi sono stati registrati e distribuiti quasi 50 mila volumi. In ogni edizione più di mille libri sono stati “liberati” (il vocabolo con cui si intende che un libro viene messo in libera e gratuita circolazione); inoltre, dal 2010, è attivo un apposito spazio dedicato ai giovani lettori che mette a disposizione non solo libri per bambini e ragazzi ma anche uno spazio per le attività ludiche.
Info: http://www.comune.casale-monferrato.al.it – 0142 444246