Recensione del Romanzo Storico “La moglie del Santo” di Corrado Occhipinti Confalonieri e gli Affreschi di Giotto

 

Recensione del Romanzo Storico “La Moglie del Santo” di Corrado Occhipinti Confalonieri e gli Affreschi di Giotto. Minerva Edizioni.

A cura di Manuela Moschin

“La moglie del Santo” di Corrado Occhipinti Confalonieri è un libro assolutamente straordinario! Un romanzo decisamente insolito ricco di spunti di riflessione che inondano il lettore di suggestioni che elevano l’anima. Il racconto è nato da un’idea piuttosto originale che l’autore ha sviluppato scavando nella memoria dei suoi antenati, poiché è incentrato sulla storia di San Corrado Occhipinti Confalonieri, ovverosia il discendente diretto dello scrittore, appartenente alla nobile casata dei Confalonieri.

Egli è uno storico, nonché un grande autore di saggi e riviste specializzate, che si è ispirato alla vita del Santo, ricostruendo una storia alquanto commovente, quella del giovane cavaliere Corrado e della moglie Eufrosina.

Gli sposi, sebbene furono uniti mediante un matrimonio combinato da famiglie nobili, scoprirono di amarsi a vicenda. In seguito, un fatto sorprendente cambiò la vita dei due giovani che li segnò profondamente.

Si tratta, dunque, di una biografia romanzata ambientata a Piacenza nel 1300, quando imperversarono le lotte per la conquista del potere e si diffuse la peste.

Si tratta di un testo illuminante che vi consiglio vivamente per i bellissimi dialoghi, per le continue frasi toccanti, per i messaggi profondi che stimolano il lettore a meditare sul significato dei piccoli gesti quotidiani a favore dei più sofferenti e sull’importanza dell’amore che in finale vince sempre.

L’autore ha intitolato il romanzo “La moglie del Santo” poiché Eufrosina ebbe un ruolo fondamentale sulla sorte del marito. Ho ammirato molto questa donna forte e nello stesso tempo dotata di un animo sensibile che decise di entrare in convento e prendere i voti per diventare Suor Giovanna. Un grande gesto d’amore che permise a Corrado di seguire la sua vocazione, quella scintilla divina che era deposta nel suo cuore si è manifestata in tutta la sua grandezza.

 

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Momenti di Poesia. “Lună în câmp” di Nichita Stănescu. Traduzione dal rumeno di Maurizio Coscia (Sargon)

Luna in camp

Lună în câmp

Cu mâna stângă ţi-am întors spre mine chipul,
sub cortul adormiţilor gutui
şi de-aş putea să-mi rup din ochii tăi privirea,
văzduhul serii mi-ar părea căprui.

Mi s-ar părea că desluşesc, prin crenge,
zvelţi vânători, în arcuiţii lei
din goana calului, cum îşi subţie arcul.
0, tinde-ţi măna stângă catre ei

şi stinge tu conturul lor de lemn subţire
pe care ramurile i-au aprins,
suind sub luna-n seve caii repezi
ce-au rătăcit cu timpul, pe întins.

Eu te privesc în ochi şi-n jur să şterg copacii
În ochii tăi cu luna mă răsfrâng
… şi ai putea, uitând, să ne striveşti în gene
dar chipul ţi-l întorn, pe braţul stâng.

Traduzione

Luna sul campo

“Con la mano sinistra ho portato il tuo volto verso di me,

sotto la tenda dei dormienti meli cotogni,

e, se potessi riconquistarmi dai tuoi occhi lo sguardo,

il cielo della sera mi parrebbe un castagno.

 

E sarebbe come veder, tra i suoi rami,

agili cacciatori, che come arcuati leoni,

nel correre precipitoso dei loro destrieri, tendono l’arco.

Avanti, che aspetti, tendi la mano sinistra verso di loro

 

e sia proprio tu a cancellarne il contorno di legno sottile,

che i rami hanno accesso,

mentre salgono sotto la luna come rapidi cavalli,

che hanno errato nel tempo, lungamente.

 

Io ti guardo negli occhi ed intorno spariscono gli alberi,

Nei tuoi occhi con la luna mi rifletto,

e potessi mai, dimenticando il resto, imprigionarti lo sguardo tra le ciglia,

ma il viso ti riporto sul braccio sinistro”.

 

La giustificazione di Marco Candida

La giustificazione

Una staffilata diritto al cuore

20 AGOSTO 2019,
La classe
La classe

Qualche anno fa vengo convocato a scuola in ufficio dal Preside. Quando arrivo, nei corridoi incontro la mia ex-compagna. Non so che cosa vogliano. Per telefono la segretaria è stata alquanto evasiva. Ricordo solo che per essere a quell’appuntamento ho dovuto prendere un giorno di permesso sul lavoro. Mia figlia, all’ultimo anno al Classico, non aveva problemi. Nell’ufficio del Preside vengo informato del motivo della convocazione. Ci viene mostrato il diario di Cristina. Nel diario c’è una giustificazione che mia figlia si è scritta da sola. Lo può fare, avendo da poco compiuto i diciotto anni. Quando leggo la giustificazione, non posso credere ai miei occhi.

“Vedete – intona il Preside che per l’occasione deve essersi preparato il discorso – in tanti anni di attività ho letto giustificazioni di ogni genere. Una volta mi capitò che una madre scrivesse nella giustificazione che la figlia non aveva potuto partecipare alle lezioni a causa dello shock subito per l’eliminazione del suo beniamino da Amici. Un’altra volta un papà scrisse nella giustificazione che la figlia era stata a casa per una “banale tonsillite curata dal Dr. House”. Voleva dire che la figlia era rimasta a casa per seguire la serie televisiva. Una volta una madre mi scrisse che il figlio era rimasto a casa da scuola per l’insorgere di una depressione dovuta all’ormai ex-fidanzata e un’altra volta ancora un padre giustificò l’assenza della figlia a causa di una caccia alla volpe. Sorvolo sulle morti di nonne, zii e parenti vari, anche se la presente giustificazione ha a che vedere proprio con questo. Bisogna però dire che i genitori che scrivevano queste giustificazioni erano dei bontemponi e dei superficiali. Il genere di genitori che fanno parte di un sottoinsieme di quei genitori che percuotono il professore colpevole di aver dato un brutto voto ai loro piccirilli. C’è scarso rispetto per l’istituzione scolastica oggi giorno. Ecco perché molti giovani finite le scuole si trovano un lavoro in qualche fabbrica e non investono più sull’istruzione. L’istruzione è una truffa. Gli insegnanti criminali. Meglio fare una vita da cani in fabbrica salariati piuttosto che venire giudicati da un professore pagando la retta scolastica e sostenendo le spese dei libri di testo. Per avere cosa, se tanto poi i posti di lavoro sono occupati da figli del privilegio? In fondo, lo capisco. Anche se lo trovo orribile. Avere dei sogni è importante. Rinunciare ai sogni all’età di diciotto anni per mille e due, mille e trecento euro lordi al mese è… be’, lo trovo triste”.

Pausa.

Né la madre di mia figlia né io accenniamo a una reazione. Il Preside indossa un completo giacca e cravatta. Sotto la luce proveniente dalla finestra dell’ufficio la giacca è così splendente da ricordarmi le cromature della carrozzeria di una Mercedes grigio metallizzato. La camicia bianca inamidata è quasi abbacinante. Le strisce di bianco sui capelli grigi del Preside sembrano cordonature stradali. Il Preside ha un look impeccabile. Le grinze dell’età sul volto rubizzo sembrano festonature, sembrano frutto di un maquillage. Susanna e io al cospetto del Preside ci sentiamo sporchi, malmessi. Anche l’ufficio rispecchia l’ordine della persona del Preside. Il sole che inonda la finestra dell’ufficio non illumina in controluce nemmeno un granello di polvere. Tutto è pulitissimo. I libri impilati in un angolo della scrivania. Nemmeno la costa di un libro sugli scaffali della libreria alle spalle del Preside è di sbieco. La poltrona di pelle dietro la scrivania (il Preside è in piedi, mentre parla, sovrastandoci) sembra essere appena stata lucidata con lucido da scarpe.

Il Preside prende il diario con una mano e lo avvicina al viso. Alza gli occhiali dalla montatura leggera di metallo, quasi invisibili, riduce gli occhi a due fessure sottilissime e dice: “Qui però vostra figlia Cristina sembra fare molto sul serio. Molto, molto sul serio. Il tono della giustificazione è serio. Non c’è traccia di sfottò o ironia. Sia la Professoressa di Italiano che io l’abbiamo esaminata e letta ad alta voce in varie intonazioni e ci pare proprio impossibile che si possa equivocare. “L’alunna Cristina Mazzino è stata a casa per lutto a causa della morte di suo papà” – legge il Preside.

A me arriva una staffilata diritto al cuore.

Il Preside appoggia il diario sulla scrivania e si siede. Ci guarda con aria affranta.

“Insomma, che succede? Perché un’alunna modello come Cristina ha scritto una cosa simile?”

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Marco Candida
Marco Candida ha pubblicato otto romanzi e una raccolta di racconti. E’ presente nell’antologia americana Best European Fiction a cura di Aleksandar Hemon per Dalkey Archive Press.
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Momenti di poesia – Non aspettiamo ancora – di Paola Cingolani


Ancora un’estate
o un anno _ o un pezzo di vita _
è stata condannata inappellabilmente
bruciata al rogo
senza un lamento
senza un cenno
senza un fiato
senza aver gridato all’universo nulla
_ neppure annunciando a noi stessi
d’essere individui troppo stanchi _
 
ci dobbiamo rimettere al mondo
si partoriscono ideali
e figli
e parole
e silenzi
dimenticando il nostro dovere fondamentale
ché _ noi esseri umani _ tutti
dobbiamo principalmente
partorire noi stessi
ogni singolo giorno.
 
**
 
Stalliamo in sabbie mobili
lasciandoci inghiottire
eppure sarebbe più prudente
farsi castelli di sabbia bagnata
restando su rive marine
sono assai meno pericolosi
ché _ prima o poi _ s’asciugano
illudono anche meno dei ritorni dal passato.
 
**
 
Anime prigioniere
non ci specchiamo abbastanza
_ se non proiettandoci nei mali altrui _
sì che dovremmo liberarci dalla clandestinità
e scrutarci dentro
ammettendo coraggiosamente
ogni nostra responsabilità.
 
**
 
Aiutiamoci e voltiamo le pagine
_ terminiamo i capitoli
ma cambiamo le trame _
riscriviamoci il copione da soli
rivediamo il detto
correggiamo il non detto
strappiamo gli appunti inutili
eliminiamo gli errori _ senza più punirci_
evitando di darci pene inutili
non facendoci ancora male.
 
**
 
In questa bolla d’indeterminato
che è il mondo dell’esistere
puliamo stanze
scrostiamo muri
quando dovremmo pulirci l’anima
dai sedimenti
da ciò che è stato
da ciò che non è stato
da ciò che ci ha spaventato
da ciò che _ ancora _ oggi ci spaventa.
 
**
 
Siamo tutti fragili
anche e soprattutto i forti
e siamo in balia del tempo
_ tanto galantuomo
quanto tiranno _ ricordiamolo
spenderlo male è atto sacrilego
pensiamoci ora che si leva un nuovo giorno
facciamone il primo dei nostri giorni neonati
ricordiamo i silenzi che ci siamo inflitti
recuperiamo i sorrisi che non ci siamo concessi.
 
**
Non aspettiamo ancora per cominciare
a conoscerci da soli
per riconoscerci a vicenda
tanto da dire _ insieme _
che almeno qualcosa di buono
l’abbiamo posto in salvo
e non brutalmente ammazzato privi di umana pietà
rimediando anche alle parole peggiori
quelle inutili o aspre
quelle che non avremmo dovuto dirci mai.
 

 

killi sparre

K. Sparre Photography
@lementelettriche Poetry 22/08/2019 by Paola Cingolani

 

Momenti di poesia – I marosi della mente – di Paola Cingolani

 

All’analisi è stravolto un dogma antico
una situazione singolare conferma l’umano divenire
_ completamente _
e la mente completa un altro concetto
focalizza su una consapevolezza nuova.

 

All’ultimo è appagante liberarsi dei pesi
certe convinzioni sono limiti e convenzioni sociali
_ sicuramente _
e la mente sicura è più leggera
taglia zavorre per prendere il largo.

 

All’improvviso è scivolato via un vecchio ancoraggio
si è sciolto l’ormeggio certo dovendo proseguire il viaggio
_ agilmente _
e la mente agile si slega
solca i marosi come un’abile polena.

 

All’attimo è scappata la comprensione del presente
ci viviamo sempre in modo infinitesimale
_ fugacemente _
e la mente fugace decodifica
legge coordinate per non naufragare.

 

All’occhio è rimasto impresso l’ennesimo corpo martoriato
paradosso del reale ben più perfido dell’immaginario
_ insistentemente _
e la mente insiste in autonomia
ricorda senza scrupoli tutto quanto è stato.

 

Arno Rafael Minkkinen, The Bird of Väisälänsaari, Väisälänsaari, Finland, 2007 copy

Arno Rafael Minkkinen Photography – “The Bird of Väisälänsaari”  –
Paola Cingolani @lementelettriche Poetry 22/08/2019

 

 

Makrònissos, l’isola dell’esilio. Di Stefania Pellegrini

Makrònissos, l’isola dell’esilio. Stefania Pellegrini

Immagine dal web

Makrònissos è una piccola isola arida e rocciosa, vicino alle coste dell’ Attica, di fronte al porto di Lavrio e la sua popolazione ammonta oggi a 5 abitanti. Anticamente si chiamava Eleni, come la bella donna del mito greco che secondo Pausania vi avrebbe trovato rifugio con Paride durante la fuga da Troia, dopo la fine della guerra.

Immagine dal web

Quando sentiamo parlare delle isole greche, le prime immagini che vengono in mente sono quelle di distese azzurre, di mare trasparente, di bianche costruzioni aggrappate alle rocce, case con le finestre blu, e lingue di spiaggia tra frastagliate insenature.
Eppure il nome Makrònissos da diversi decenni non evoca sole e azzurro, ma sdegno e silenzio. Per grandi periodi del ventesimo secolo fu usata, insieme ad alcune altre isole, come luogo di accoglienza per i cosiddetti “nemici dello stato”. Lì venivano esiliate tutte le persone considerate pericolose per l’ordine politico e sociale del tempo, soprattutto: sindacalisti, partigiani di sinistra e i comunisti, perseguitati per le loro idee e valori, colpevoli di sognare, immaginare un mondo migliore. Ciò è avvenuto fino all’abolizione delle leggi repressive, dopo la caduta della dittatura dei colonnelli nel 1974.
I deportati erano incarcerati in campi di esilio o vivevano in gruppi, in tende o case, sotto l’occhio vigile dei militari o gendarmi dell’isola. Le torture ai deportati, avevano lo scopo di arrivare a ritrattazioni o “dichiarazioni di rimorso” necessarie per ottenere un “certificato di coscienza sociale” per i deportati.
L’isola conserva le rovine di un campo di concentramento (e centro di rieducazione) in cui furono reclusi più di 100.000 prigionieri politici, ed è stata dichiarata: sito storico nel 1989.
Come dicevo sopra, Mikrònissos non fu l’unico campo di concentramento greco, ma per le sue rovine, le sue strutture e l’incredibile produzione letteraria dei suoi prigionieri, è considerata la più suggestiva.

Tra i reclusi ci furono alcuni tra i maggiori artisti: nomi di poeti, scrittori come Ghiannis Ritsos, Titos Patrikios, Aris Alexandru, di musicisti, registri greci che durante l’internamento composero versi. A volte affidandoli alla memoria, altre volte scrivendoli su pacchetti di sigarette e pezzetti di cartone. Nascondendoli in bottiglie, in fenditure nella roccia, affinchè la polizia militare non li trovasse.
Opere che hanno segnato la cultura greca contemporanea.

Alcune poesie di Titos Patrikios e Ghiannis Ritsos ispirate dall’esperienza vissuta.

Titos Patrikios (21/5/1928)

Gli amici

Non il ricordo degli amici uccisi
a straziarmi le viscere.
È il pianto per le migliaia di sconosciuti
che lasciarono gli occhi spenti
nei becchi degli uccelli,
che stringono nelle mani gelate
una manciata di bossoli e di spini.
I passanti sconosciuti
con cui non parlammo mai
con cui solo per poco ci guardammo
quando ci fecero accendere la sigaretta
nella strada serale.
Le migliaia di amici sconosciuti
che diedero la vita
per me.

(La resistenza dei fatti, trad. Nicola Crocetti)

I versi

I versi sono come i figli.
Crescono nelle viscere con rumori segreti,
soffrono dentro di te, si ammalano,
poi inaspettatamente crescono,
un giorno ti si rivoltano contro,
contro di te che hai dato loro vita,
finché poi se ne vanno per sempre
e non sono più soltanto tuoi.
(Atene, 1928)

(La resistenza dei fatti, trad. Nicola Crocetti) Continua a leggere “Makrònissos, l’isola dell’esilio. Di Stefania Pellegrini”

Ritratti. “Capitan Red” di Maurizio Coscia (Sargon)

Walter Matthau Captain Red Pirates movie
Walter Matthau nel ruolo di Capitan Red del film di Roman Polanski “Pirati”

Capitan Red

<< Capitan Red, il pirata dei Sargassi? >>

<< …Sì, per onorarla, ma non per servirla, Sir Edgard della marina militare britannica. Come ha visto, abbiamo affondato la sua nave, svuotato i suoi forzieri e ci stiamo rimpinzando il ventre coi suoi viveri. Dove sono ora tutti i suoi uomini, in fondo all’oceano? Provi ancora a dare loro qualche ordine se di essi ne resta a sufficienza per eseguirli, tra i denti degli squali… ha ha ha ha ha… me la rido con gusto e, ora, mi sia grato e riverente perché la onoro della mia presenza… >>

<< Capitan Red, la farò impiccare all’albero maestro della nave ammiraglia della mia flotta, lei e i suoi uomini non avete speranza! Almeno cinque navi inglesi stanno per incrociare la vostra rotta ed altrettante stanno per arrivare qui. Per San Giorgio e San Michele e la regina d’Inghilterra, so quel che dico! Avete attaccato e depredato la nave sbagliata, in avanscoperta, in procinto di riunirsi con il resto della flotta… >>

<< Ha ha ha ha… nave sbagliata?!?… ha ha ha… Sir Edgard di Lancaster, io cercavo proprio lei. Il trucco di nascondere bottino e comandante nella nave più esposta e senza difese. con me non ha funzionato… ha ha ha… Sir Edgard, lei è mio prigioniero e se non farà come dico io e se non farà in modo che la mia nave con la sua ciurma… >>

<< Ciurmaglia! Vuole dire! >>

<< Non sia così spavaldo, mio caro nobil uomo, ospite di una fregata d’eccezione… perché, di certo, se non farà come dico io e non farà in modo che la mia nave con tutta la sua ciurma possa arrivare incolume fino a Tortuga, dando l’ordine alle navi inglesi in arrivo di allontanarsi, Barbanera mi è testimone dal profondo del mar dei Sargassi, io finirò impiccato all’albero maestro della sua nave ammiraglia, ma in Inghilterra, ad omaggiare la sua regina, arriverà solo la sua testa… parola di Capitan Red! >>

Segnalazione del Romanzo “Il nome segreto” di Alessandra Leonardi

Buongiorno, oggi vi segnalo il Romanzo intitolato “Il nome segreto” di Alessandra Leonardi edito da Arpeggio Libero editore.

Complimenti Alessandra!

 Sinossi

Roma 2018, otto ragazzi di età compresa tra i 10 e i 13 anni, molto diversi tra loro, vengono invitati con svariati pretesti a frequentare un corso di Archeologia per adolescenti.

Ben presto, scopriranno che tutto questo non è casuale ma ognuno di loro è lì per uno scopo ben preciso, e la ragione di questa loro presenza ha radici in un passato lontano millenni. Tra viaggi nel tempo, enigmi da svelare e prove di coraggio, vivranno un’avventura straordinaria e scopriranno il significato dell’amicizia.

 

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Momenti di poesia – Divenire ovvietà – di Paola Cingolani

 

Essere niente più d’un triste fenomeno da baraccone
credendo d’essere avanspettacolo di qualità
come accade ad ogni persona che ignora i propri limiti
ché l’ignoranza è comunque colpevole
aiuta sempre l’altro _ l’onesto _
per questo non hai neanche la mia pena
soprattutto non provo alcuna rabbia
non provo che grande simpatia
per me
per la mia voglia di sapere
per quello che riesco a capire
perché _ ogni mentitore tanto _ prima o poi
non può esimersi
palesa il suo sé
e _ per quell’attimo _ sufficiente e necessario
più che prevedibile
è solo quello che appare
diviene ovvietà.

 

 

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Photo Robert Adams “Summer night walking” – Poetry Paola Cingolani @lementelettriche 19/08/2019

 

 

Momenti di Poesia. “Scogli” di Maurizio Coscia (Sargon)

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Scogli

Resistono ostinati all’emotività ondeggiante del mare,

offrono emozioni persistenti,

regalano pensieri dispersi in un orizzonte,

sorreggono il piede di Dafne assorta,

tra le curve rocciose.

Sono gli scogli per l’attesa

e, immobile, la ragazza fissa i suoi occhi,

mentre affiorano,

tra  gli scogli,

desideri,

sempre uguali a quelli,

depositati,

laggiù. ora, lontani verso un’imbarcazione

o, qui, ora, vicini alla riva,

alla spiaggia assolata

dove Dafne si è mostrata nuda al sole,

capelli spettinati al vento,

lunghi, neri

sopra il seno,

prima di raggiungere gli scogli,

senza sabbia

dove si domanda:

sarebbe giunto, da lei, Diomede, il pescatore?

 

 

 

Segnalazione del libro “Cent’anni” di Giuseppe Bordonali

 

COVER-centanni-PROCESSATO_1-.jpgBuongiorno, oggi vi segnalo il libro di Giuseppe Bordonali intitolato “Cent’anni” Edito da Castelvecchi. 

Congratulazioni Giuseppe!

Sinossi 

Arturo, professore di latino prossimo ai cent’anni, riassume il dramma della sua esistenza citando Virgilio: “Puer, cui non risere parentes, nec deus hunc mensa, dea nec dignata cubili est.” Chi non ha conosciuto l’affetto dei genitori, non avrà neanche quello degli déi. Così il vegliardo inizia il racconto della sua avventurosa vita:

“Ma mère. In francese parlava con mia nonna. Mi piaceva la musicalità di quella lingua che però odiavo, perché ritenevo fosse lei ad allontanarmi mia madre.”

Alla morte della madre Arturo scopre la tragedia che l’ha privato dell’affetto materno, ma anche il padre tiene il figlio a distanza. Autoritario Gattopardo siciliano, lo tratta dispoticamente, per poi pentirsene solo alla fine della sua esistenza. Ad Arturo non resta che rincorrere nelle donne l’affetto negato, trovando in Costanza una sensuale croce e delizia, in Elena la madre dei suoi figli, ed in Laura la tenera compagna della sua vecchiaia.

Continua a leggere “Segnalazione del libro “Cent’anni” di Giuseppe Bordonali”

Momenti di poesia – Dentro la storia – di Paola Cingolani

Distruggo regolarmente le prove
della tua esistenza
_ è solo una conseguenza _
resta il fatto che
dentro di me
in alcune idee
esisti in un modo spaventoso.
Sembra io non veda più bene
mi si sfoca l’immagine
_ è solo una mia proiezione _
così risolvo tutto
dentro di me
nel mio pensare
non sei mai esistito affatto.
C’è che il niente è cosa nostra
come per gli altri
_ è solo un paradosso vano _
questo ho capito
dentro di me
nel rielaborare
una realtà che non s’oggettìva.
E non mi piace
né mi addolora
solo scolora
poi si riaccende
e poco dura
l’inusuale cura
di un’avventura
migratoria.
Se avesse senso
lo saprebbe lei

la mia storia.

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Anka Zhuravleva Photography – Paola Cingolani @lementelettriche Poetry 19/08/2019

Lipari – Grazia Denaro

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Tra le Isole Eolie, Lipari è la più estesa, somiglia ad una piccola città, ed è sicuramente il miglior compromesso tra bellezze paesaggistiche, divertimento e comodità.

Vi regalerà non soltanto bellissime spiagge con zone selvagge e incontaminate, ma anche divertimento, arte e cultura.La baia di Marina corta è ricca di localini tipici, bar, ristoranti e gruppi musicali che si esibiscono dal vivo.

L’intera isola è facilmente percorribile con auto o motorino, ma per chi vuole godere dei veri ritmi e dei suoni dell’isola consigliamo la bicicletta.

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Il territorio di Lipari

L’isola di lipari, distante circa 38 km dalla costa settentrionale della Sicilia, con i suoi 37,6 kmq è l’isola più grande dell’arcipelago delle Eolie. È la seconda isola più vicina al promontorio di Milazzo, preceduta dall’Isola di vulcano dalla quale è divisa da una parte di mare di circa mezzo miglio, conosciuto anche come “bocca di Vulcano”

Come tutte le altre isole dell’arcipelago delle Eolie, è di origine vulcanica, come dimostrato dalla conformazione idrogeologica del territorio che si presenta con coste alte e frastagliate, numerose grotte, faraglioni e “scogli” di origine vulcanica. Continua a leggere “Lipari – Grazia Denaro”

Momenti di Cultura. Intervista di Alessia Mocci a Maurizio Coscia, autore de “Il Viaggio di Simone” con lo pseudonimo di Evan Jung

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Maurizio Coscia autore de Il Viaggio di Simone 

Diciotto anni, Simone, li ha compiuti, d’estate, verso la fine dell’anno scolastico e, dopo qualche mese, ha preso la patente. Apparentemente, sembra che si sia lasciato alle spalle, quello che gli è successo durante l’anno ed il suo modo di essere timido, impacciato, chiuso. È cambiato, non legge più testi religiosi, non gliene frega più niente della morale, ha abbandonato in un angolo il suo librone di storia che si portava sempre dietro.

 “Il viaggio di Simone”, edito nel settembre 2014 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Oltre il confine”, è la nuova pubblicazione dell’autore Evan Jung. Il protagonista del romanzo è Simone e la sua vita, infatti ogni capitolo del libro ripercorre momenti della sua vita.

“Il viaggio di Simone” è suddiviso in tre capitoli fondamenti: “Il punto di partenza: Perché si soffre?”, “Lo spostamento: Perché si sogna?” ed “Il punto di arrivo: Perché si riflette?”, suddivisi ognuno in sotto capitoli.

Evan Jung è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune curiosità sulla sua recente pubblicazione e sulla sua vita. Buona Lettura!

A.M.: “Il viaggio di Simone” è un titolo parlante, infatti, il tuo romanzo racconta del viaggio del protagonista. Come nasce Simone?

Evan Jung: Simone nasce nel 1987. È un personaggio che mi era venuto in mente ai tempi della scuola media superiore. Già, allora, infatti, avendo una sincera passione per lo scrivere, anche se in modo non continuativo, scrivevo a penna su alcuni quaderni, ma anche, a volte, su fogli sparsi con una vecchia macchina da scrivere, riflessioni, poesie ed altro ed avevo abbozzato un racconto che, come suo protagonista principale, aveva appunto Simone e, nel Saggio che ho scritto, è rimasto tale quale, così come è descritto nelle sue caratteristiche fisiche, in particolare. Inoltre, pure il Simone di allora, in base alle mie intenzioni, doveva compiere un viaggio anche se avrebbe dovuto essere uno spostamento fisico vero e proprio, da un luogo ad un altro, e non uno ‘spostamento logico-creativo’ così come ho spiegato nell’introduzione al mio Saggio. Infine, il Simone di allora aveva in più il cognome che, col tempo, ho deciso di eliminare, anche se davvero mi piaceva, per evitare delle palesi omonimie. Riguardo alla genesi del libro è, quindi, se vogliamo, un qualche cosa di radicato, nella mia aspirazione adolescenziale a diventare uno scrittore e, almeno dal punto di vista della sua redazione formale, per il fatto che in esso sono contenute riflessioni, racconti brevi o favole, ma anche poesie è rimasto in linea con quanto mi piaceva scrivere già una volta. Già durante la scuola media superiore ero, quindi, consapevole del fatto che, un giorno, in qualche modo, avrei scritto almeno un libro nella mia vita e così è avvenuto, dopo, se vogliamo, anni e anni di rimando della sua realizzazione ad un periodo futuro e, comunque, dell’averlo ora finalmente scritto, ne sono, adesso, veramente lieto.

A.M.: L’introduzione recita: “Il punto di partenza è la condizione di sofferenza in cui colui che si sposta per vivere bene non vuole più permanere. Il punto d’arrivo è la condizione di felicità che colui che si sposta per vivere bene vuole raggiungere.” Ritieni che questo assioma sia valido per ogni individuo?

Evan Jung: Dipende. Ritengo, infatti, che non tutti gli individui siano consapevoli del fatto che, durante la loro esistenza, sia possibile aspirare a vivere bene ed essere felici. Dal mio punto di vista, non tutti la pensano così e valuto che molti, invece, pensino che la vita sia, in primo luogo o addirittura solo, un’esperienza di sofferenza e sacrificio. Ebbene, queste persone, per un motivo o per l’altro, ed, in particolare, per le esperienze che hanno fatto e/o per l’educazione che hanno ricevuto nel corso della loro esistenza possono essere come ‘assopite’ nel pessimistico modo di pensare che la vita stessa, per come appare nella sua forma e per come è nella sua sostanza, non possa essere felice, ma, piuttosto, piena di difficoltà e di sofferenza. Di conseguenza, per queste stesse persone, quello che chiamo punto di partenza e che definisco come condizione di sofferenza è al tempo stesso anche il punto di arrivo. Ora, con il mio Saggio, ho voluto mettere in evidenza come, in realtà, almeno dal mio punto di vista, sia possibile raggiungere una condizione di felicità nella propria esistenza ed averla proprio come punto di arrivo, qualsiasi sia la condizione di sofferenza, come punto di partenza. Per cui, implicitamente, l’assioma citato che è del resto ciò che spiega il significato fondamentale del Saggio che ho scritto, contiene un messaggio di fiducia, speranza ed ottimismo, sulla possibilità di una vita bella, felice e serena, rivolto, in primo luogo, a coloro che non credono in tale possibilità.  Continua a leggere “Momenti di Cultura. Intervista di Alessia Mocci a Maurizio Coscia, autore de “Il Viaggio di Simone” con lo pseudonimo di Evan Jung”

Momenti di Poesia. “Fuochi” di Maurizio Coscia (Sargon)

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Fuochi

Istanti di un’estate

trascorsa insieme,

siamo insieme pure sotto i fuochi,

nel fuoco d’affetto,

abbracciati.

In cielo, le luci si spengono e si accendono,

In terra, nessuno ci vede.

Volti levati verso l’alto

rapiti dai rumori,

estasiati dalle luci,

con gli occhi attenti

di chi ha perso il senso delle cose fastidiose

e vede solo lo scintillio colorato cangiante che lo diverte:

rosso, blu, giallo…

nei fuochi.

Intanto, silenzioso

continua,

non visti da nessuno,

sotto i fuochi,

nel fuoco d’affetto,

rosso, blu, giallo…

il nostro amore

CapoVerso: New Leader

Per una buona leadership

Il sasso nello stagno di AnGre

insistenze poetico-artistiche per (ri)connettere Cultura & Persona a cura di Angela Greco & Co.

Gifted and Talent: tra realtà e quotidianità

Informarsi e formarsi sulla Plusdotazione nei bambini, per essere più consapevoli e responsabili

Il mio sorriso

la mia fotografia

"...e poi Letteratura e Politica"

La specie si odia. E mi permetto di aggiungere: "A volte di coppie non si può parlare, ma d'amore sì; altre volte di coppie sì, ma non d'amore, e è il caso un po' più ordinario". R. Musil, 'L'uomo senza qualità', Ed. Einaudi, 1996, p. 1386. Ah, a proposito di 'relazioni': SE APRI IL TUO CUORE SI TRATTA DI AMICIZIA. SE APRI LE GAMBE SI TRATTA DI SESSO. SE APRI ENTRAMBI E' AMORE

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Parole di una sconosciuta

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Benvenuti nel mondo della poesia di Massy!

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Non importa che un fiore abbia il nome, l'importante è sentirne il profumo

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Se apro la porta al mondo, forse qualcuno entrerà