RITRATTI: GIANFRANCO ISETTA – l’orologiaio della poesia

Gianfranco Isetta

(by I.T.Kostka)

In questa rubrica presento diversi mondi poetici e contemplo variegate stilistiche contemporanee, dedico molta attenzione alla sperimentazione e alle novità letterarie ma, lo ammetto con tanta ammirazione, leggendo le opere di Gianfranco Isetta provo sempre una profonda estasi paragonabile alla lettura delle liriche di Giacomo Leopardi. Come disse il Grande Maestro “La poesia malinconica e sentimentale è un respiro dell’anima” ed è così nel caso di Isetta il quale, nei suoi intimistici e riflessivi versi, sfida l’arte poetica con grande agilità e fascino simile a quello leopardiano: mai nessun eccesso o espressione superflua, la struttura delle opere è sempre mirata ed evidenziata con trasparenza grazie all’uso raffinato ed essenziale di ogni parola scritta. La poesia di Isetta non grida ma, basandosi su una profonda riflessione e retrospettiva, scava nelle profondità della psiche umana sfiorando gli abissi e le corde più nascoste. Isetta non commette mai l’errore di cedere alla pomposa e inutile retorica né alle vuote descrizioni, è come un orologiaio della parola che sottopone un lettore ad una precisa analisi ed emozione con ogni strofa. È un caso raro perché non siamo mai sazi delle liriche di Isetta, al contrario, la loro essenza diventa sollievo e una specie di droga nella nostra rumorosa e aggressiva quotidianità.

Izabella Teresa Kostka, Milano 2019

ALCUNE POESIE SCELTE di GIANFRANCO ISETTA

(FINGERE DI CHIEDERLO ALLA LUNA)

Ho rimediato parole ogni giorno
tra i sassolini e le foglie ingiallite
come fossero voci in letargo
onde sismiche a propagarsi intorno
pronte alla luce che pure ci inganna.

E adesso che ne sarà del mio sangue? (1)
Che penseranno gli uccelli migranti
del mio stare con la ruggine ai piedi!
Non c’è un nulla a cui potersi aggrappare,
forse qualche promessa che si rinsaldi
lasciandola al sole ad asciugare.

E se arrivasse la notte, che dire…
proviamo a gustare qualcosa di vuoto.
Io fingerò di chiederlo alla luna
poi mi nasconderò tra i ciuffi d’erba
e nel mostrarmi e scomparire, il tempo
potrebbe dirci se possiamo scegliere.
O forse c’è un non-tempo che rapprende?

Continua a leggere “RITRATTI: GIANFRANCO ISETTA – l’orologiaio della poesia”

ANGOLO DI POESIA: “ROTTAMI” (ispirato al Realismo Terminale) di MARIA ROSA ONETO

Foto: Pixabay

(by I.T.Kostka)

È una grande soddisfazione vedere le valenti voci poetiche sfidare e sperimentare, con entusiasmo, la stilistica del Realismo Terminale – corrente artistica creata da Guido Oldani. Ci vuole grinta, ispirazione, fantasia e tanto coraggio. Tutte quelle doti, arricchite con una bella dose di spiccato talento, possiede sicuramente la poetessa Maria Rosa Oneto.

Compito compiuto con successo e… un po’ di brividi.

Buona lettura!

“ROTTAMI” (testo ispirato al Realismo Terminale)

Come pali
lungo i binari
restammo inchiodati
al vento.
Le gonne di cartapesta
pesanti di pioggia.
L’arrivo del treno
spezzò la notte
in un groviglio
di rottami.
Corpi sezionati
in laboratorio,
scarti per topi
senza fame.
Valigie sparse,
tracce di rossetto
sulla camicia bianca.
Urla di madri
all’abbaglio dei flash!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

“POLIEDRI”: INTERVISTA a BARBARA RABITA (a cura di Izabella Teresa Kostka)

“POLIEDRI”: INTERVISTA a BARBARA RABITA (a cura di Izabella Teresa Kostka)

(by I.T.Kostka)

Invito tutti alla lettura di questa interessante intervista rilasciata dalla poetessa Barbara Rabita in occasione della pubblicazione del suo nuovo libro dal titolo “Poliedri” (Libeccio Edizioni / CTL Editore).

INTERVISTA a BARBARA RABITA

1.I.T.K.: Qual è la genesi del tuo poetare? Quale significato ha per te la scrittura? È uno sfogo o il nirvana?

B.R.: Avevo già da diversi anni l’impellenza di scrivere e di volgere sottoforma di brevi racconti tutto ciò che provavo durante varie situazioni particolari che vivevo o osservavo. Il filone della poesia è piuttosto recente: nasce nel 2014. Il mio legame con Antonio Laneve, poeta da lungo tempo, mi ha indotta a provare e devo dire che l’immediatezza di poche frasi poetiche che danno pennellate di sogno o di realtà, la sento più vicina al mio modo di essere.

Durante questo mio percorso appena iniziato, sento la poesia più come uno sfogo o come un tentativo di dare forma a sensazioni e connessioni che non hanno nome.
È come plasmare un paesaggio o dare vita ai lineamenti di un volto, o ancora come comporre musica su uno spartito.

2. I.T.K.: Com’è nata la silloge “Poliedri”? Potresti spiegarci meglio il significato del suo particolare titolo?

B.R.: “Poliedri” nasce da una situazione simpatica vissuta in ambiente scolastico: durante un’interrogazione un alunno, parlando di un intellettuale, lo aveva definito, piuttosto che “un personaggio poliedrico” “un poliedro”; ne abbiamo riso con lui simpaticamente e l’episodio mi è rimasto nel cuore.

3. I.T.K.: Cosa pensi della letteratura contemporanea e, soprattutto, della poesia? È “morta”, come si afferma spesso, oppure esiste per questa arte una Speranza di salvezza? Cosa pensi della sperimentazione e della ricerca di nuovi linguaggi poetici? Come ti senti addentrandoti, a volte, nella stilistica del Realismo Terminale?

B.R.: Apprezzo molto gli scrittori contemporanei, per citarne solo alcuni: Stephen King, Donna Tartt, Valerio Varesi; leggo anche molta poesia e sono rimasta colpita dalla poetica di Filippo Strumia, Valerio Magrelli, C.L. Candiani, A. Anedda (e altri). Forse la poesia, come la si intendeva in passato, rispettosa di rigorose regole metriche e di una certa musicalità, è morta, ma sta nascendo dalle sue ceneri qualcosa di nuovo, di completamente innovativo a cui forse non saprei dare ancora un nome. Una forma di poesia che parte dalla base e dà vita a nuove suggestioni; dalle letture fatte fino a ora le saluto con favore.
Per quanto riguarda il Realismo Terminale la sua poetica la sento molto affine, anche se non sempre riesco a produrre in tal senso. Al giorno d’oggi è molto più calzante una similitudine rovesciata con un oggetto piuttosto che con un elemento della natura. Il R.T. è lo specchio dei tempi, mi viene più facile affermare (le letture di Harari, di poesie di Guido Oldani che è padre del movimento – nella raccolta “La guancia sull’asfalto”- di Giuseppe Langella e altri autori nella raccolta “Luci di posizione” mi hanno molto influenzata) che siamo fatti di olio motore e bulloni, piuttosto che di muscoli e sangue: è più credibile, visto la realtà a cui stiamo andando incontro e che ancora non riusciamo a immaginare. Il R.T., aggiungo, non è solo lo specchio dei tempi, ma anticipa un futuro che ancora a molti di noi non è ben chiaro. Il R.T. rappresenta un cambiamento e i cambiamenti spesso spaventano.

4. I.T.K.: Sei una donna ambiziosa e indipendente. Secondo te bisogna sacrificare il proprio Ego per la felicità della famiglia e degli altri oppure mettere al primo posto se stesso per realizzare i propri obbiettivi e sentirsi appagato? “Essere” o “avere”, cosa sceglieresti?

B.R.: Bisogna dedicarsi prima di tutto alla felicità di se stessi e alla realizzazione dei propri sogni, in quanto se la persona che formerà una famiglia non è felice e realizzata in partenza, renderà infelici anche le persone che la circondano. La famiglia dovrebbe essere un rifugio nei momenti difficili e dovrebbe gioire delle tue vittorie, altrimenti diventa una gabbia, una prigione, come lo è e lo sarà ancora per molte persone che la formano e poi, crescendo, prendono strade diverse.
Tra “avere” ed “essere” scelgo “essere”: credo si debba prima essere per poter avere.
“Essere” però non visto come un mezzo per avere ma come un fine: prima ancora di scrivere una poesia, vorrei poter “essere” poesia e vivere pienamente momenti e atmosfere sottili che a molti, presi dalla frenesia della vita quotidiana, sfuggono.

5. I.T.K.: Tornando al libro “Poliedri”: qual è il suo punto di forza maggiore? Perché dovrebbe essere letto? Cosa desideri trasmettere ai lettori?

B.R.: Per quanto riguarda il libro “Poliedri” penso di poter puntare sull’autenticità che lo caratterizza, ho cercato di affrontare più argomenti che mi stanno a cuore, proponendo punti di vista sfaccettati. Ho provato a evitare il più possibile i luoghi comuni: spero di esserci riuscita. Attraverso il libro ho voluto comunicare la mia voglia di cambiamento di fronte a varie situazioni di vita che si ripetono seguendo sempre uno stesso schema. A volte ricorro all’autoironia per sdrammatizzare i problemi di salute sui quali spesso ci si cruccia.

6. I.T.K.: E alla fine la domanda di routine: quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro? Un altro libro oppure l’attività artistica ad ampio spettro?

B.R.: Per ora vorrei leggere a più non posso tutto ciò che mi appassiona, scrivere quando ne sento l’urgenza e, appunto, “essere” poesia, poi per il resto se ne riparla. Intanto continua la raccolta di materiale.

ALCUNE POESIE SCELTE di BARBARA RABITA

CAOS E MISTERO

L’ircocervo di un ordine
stabilito e imposto
da chi non conosce
il mutare del caos.

Discendi nel fango
nel disordine denso:
pazzia e anomalia
sono frutto di vita.

Ascolta i tuoi morti,
le anime bianche
di chi non si è perso
ma aspetta di vivere
giocando d’azzardo
con le tue scelte.

Completa il mistero
agisci in sordina
coltiva segreti
a dispetto di chi
non ti vuole potente.

ZENZERO E LIMONE

Una torbida bevanda
per ridurre il corpo chiaro,
una ripulita al sangue
e lo stomaco che langue
in assenza di spuntino.

Sono a dieta lo so già:
non tastare sulla piaga
tanto zenzero mi serve
a far leva su quei chili
il mio viso appare esangue
senza carne e latticini.

IL GIOVANE

Sono giovane,
a me appartiene
il mondo sfatto
da plagiare e sistemare
al mio gusto, al mio capriccio.

Tamburello sul bancone
incurante dei clienti
pago poco rido e scherzo
tanto a me tutto è dovuto.

Sono bello alto e magro
sono bianco e nerboruto
quel signore mi fa un baffo
più di lui son furbo e acuto

PASSAGGIO

Sei nella luce
poi cadi nell’ombra.
Ogni tuo movimento
diventa di stucco.

Il respiro si ferma
il cuore non batte,
non vedi più niente
sei goccia nel buio.

LA CONCHIGLIA

La conchiglia è inerme
su onde di carta
sento il mare accartocciato
in un pugno di vetro.

SONORITÀ

Sonorità di lago
si sciolgono a riva,
materia liquida
tra lo struscio estivo,
inutile come chiodi di ruggine.

AMBRA

Incastonata
nell’ambra di un’emozione
vivo il momento immobile.

Semplicemente sono.

BREVE NOTA BIOGRAFICA

È stato solo in quell’anno trascorso in Germania che ha scoperto veramente se stessa e ha continuato a seguire il sentiero, nonostante le numerose battute di arresto. Scrivere le “poesie” che scrive ora è una tappa e si augura che molte altre ne seguiranno: un percorso costellato di letture, riflessioni e pensieri. Spera che nei propri scritti qualcuno veda qualcosa di sé, magari anche di spiacevole e che dica: “ecco, è proprio così”.

L’intervista rilasciata da Barbara Rabita a Izabella Teresa Kostka nel mese di giugno 2019.

L’articolo pubblicato anche su “Verso – spazio letterario indipendente”:

https://versospazioletterarioindipendente.wordpress.com/2019/06/13/poliedri-intervista-alla-poetessa-barbara-rabita-a-cura-di-izabella-teresa-kostka/?preview=true

Tutti i diritti riservati.

L’articolo presente anche sul blog giornalistico “Alessandria Today”:

Barbara Rabita al Festival Internazionale di Poesia a Milano, maggio 2019. Foto: Umberto Barbera

ANGOLO DI POESIA IRONICA: CONDOMINIO / BLOK MIESZKALNY (Realismo Terminale) di IZABELLA TERESA KOSTKA

Foto: Pixabay

(by I.T.Kostka)
Testo appartenente alla corrente del Realismo Terminale con la traduzione in lingua polacca / Tekst należący do nurtu zwanego Realizm Terminalny, z tłumaczeniem na język polski.

CONDOMINIO

Le carcasse delle navi sul fondale marino
son prese in affitto da migliaia di pesci,
esse litigano tra di loro come inquilini
che non trovano un accordo
per il silenzio notturno.

In quel grande condominio
le meduse fanno da buttafuori
usando i tentacoli come un teaser,
a volte ci arrivano anche i subacquei
visti dagli abitanti come alieni.

Si accendono di notte le anguille elettriche
– fari che segnalano la via del ritorno.

BLOK MIESZKALNY

Zwłoki statków na morskim dnie
wynajęte są przez tysiące ryb,
kłócą się między sobą jak lokatorzy,
którzy nie potrafią zawrzeć zgody o nocnej ciszy.

W tym wielkim bloku
meduzy są ochroniarzami
i używają parzydełek jak paralizatora,
czasami pojawiają się płetwonurkowie
widziani przez mieszkańców jak kosmici.

Zapalają się nocą elektryczne węgorze
– reflektory wskazujące powrotną drogę.

Izabella Teresa Kostka
06.06.2019

Tutti i diritti riservati / Prawa autorskie zastrzeżone

“IL TRIANGOLO DI REMBRANDT” DI GIACINTA CARUSO: RECENSIONE E UNO SGUARDO ALLE OPERE DI REMBRANDT

51KWRVCHsrL

A cura di Manuela Moschin

Recensione “Il Triangolo di Rembrandt” di Giacinta Caruso

Questo articolo cade come si suol dire a fagiolo, poiché, proprio quest’anno vengono celebrati i trecentocinquant’anni dalla morte di Rembrandt van Rijn (Leida 1606-Amsterdam 1669).
Sono lieta, pertanto, di avergli dedicato uno spazio nel blog. Ringrazio Giacinta Carusoche, assieme alla Casa Editrice Panesi Edizioni, mi hanno dato l’opportunità di poterne parlare.
Giacinta Caruso ispirandosi alla vita travagliata del pittore e incisore olandese Rembrandt ha scritto un romanzo storico ricco di tormentate vicende basandosi sulla storia vera.
Si tratta di una biografia romanzata che l’autrice ha sapientemente interpretato studiando a fondo le vicissitudini dell’artista, che furono segnate da difficoltà economiche e da tragedie familiari. Rembrandt e la moglie, invero, dovettero affrontare una serie di grossi lutti a causa della perdita dei primi tre figli. Situazioni dolorose, dunque, che si sono verificate una dopo l’altra, se si pensa che nel 1635, soltanto due mesi dopo la nascita morì il primo figlio Rumbartus; nel 1638 perse la vita Cornelia di sole tre settimane e che un terzo neonato morì nel 1640 dopo un mese dalla nascita, era anch’essa una bambina chiamata Cornelia.
Il quarto figlio Titus, nato nel 1641, riuscì a raggiungere l’età adulta ma disgraziatamente la madre morì poco dopo il parto nel 1642 probabilmente di tubercolosi. In seguito Rembrandt affidò il figlio alle cure di due governanti con le quali instaurò un rapporto intimo di “ménage à trois”.
Questi e altri episodi toccanti sono stati incisivi nella formazione artistica del pittore che ha dedicato gran parte delle opere ai suoi familiari. Se si osserva l’autoritratto della figura n.5 è possibile constatare che Rembrandt manifestò il suo intenso dolore raffigurandosi con un’espressione sofferta e malinconica. Ebbene, la scrittrice affascinata dalla vita misteriosa e intricata di Rembrandt ne ha originato un libro dotato di una trama stimolante che mi ha indotto a ricercare curiosità e aneddoti legati alla vita del maestro. Grazie a Giacinta si ha l’opportunità di conoscere un illustre artista attraverso un romanzo ben costruito, molto scorrevole e piacevole nella lettura. Si nota nella narrazione una grande preparazione e un accurato lavoro di studio e di ricerca storica e artistica.
Ecco, dunque, che ho colto l’occasione per raccontarvi qualche particolarità relative ad alcuni capolavori che sono stati citati nel libro.

L’anno di Rembrandt:  il pittore della luce

Innanzitutto, è fondamentale sottolineare che Rembrandt fu un artista singolare, distinguendosi dai suoi contemporanei olandesi.
Ma vediamo perché…
Nei Paesi Bassi nel XVII secolo comparve la “Pittura di Genere”, vale a dire che gli artisti erano per lo più interessati a realizzare in modo realistico scene di vita quotidiana.
Rembrandt, invece, oltre ai numerosi ritratti, raffigurò soggetti storici, religiosi e mitologici. Anche il filosofo e saggista Tzvetan Todorov (1939-2017) nel suo saggio “Il Caso Rembrandt” sostenne che l’artista non dipinse quadri aventi queste caratteristiche, essendo principalmente un pittore di storia e di ritratti. Continua lo scrittore e saggista specificando che la quotidianità è presente nei disegni e nelle incisioni attraverso la rappresentazione di scene di locanda o di strada, ritraendo vagabondi e mendicanti, come si può notare nell’incisione all’acquaforte “I mendicanti alla porta di una casa”1648 (Fig.1); oppure, scene raffiguranti donne con bambini occupati in varie attività, come nel disegno “Donna che scende le scale con un bambino in braccio” (Fig.2)1635/1636.
Secondo l’autore, Rembrandt nel rappresentare i personaggi nelle normali occupazioni tentò di cogliere la realtà di una situazione e non di rendere i tratti individuali dei volti. Ne è un esempio il disegno (a penna, pennello e inchiostro bruno) intitolato “Il bambino capriccioso”  (Fig.3)1635.
Gli amici, i suoi familiari e in particolare la moglie Saskia sono stati trattati molto spesso nelle opere dell’artista.

Continua a leggere ““IL TRIANGOLO DI REMBRANDT” DI GIACINTA CARUSO: RECENSIONE E UNO SGUARDO ALLE OPERE DI REMBRANDT”

Dissero di Penelope – di Paola Cingolani – in “Momenti di poesia”

Discutiamone insieme
_ dissero a Penelope
mentre tesseva tele _
a maglia molto lasca
intessute d’uno strano ordito
reti come tante tele di ragno
reti non a circuizione né a coercizione
reti che lei puntuale guastava.

Dissero di Penelope
_ non affermazioni ma
dei superbi proseliti _
millantati scenari apocalittici
nati da una filosofia settaria
e da un cerchio magico
il fine non giustifica i mezzi uomini
ma neanche le mezze verità.

Un telaio oramai guasto
_ la negoziabilità delle
sue emozioni profonde _
il seguente isolamento psicologico
il dileggio sistematico
immaginando per lei
fantasmagorici giochi
ombre di specchi rotti.

Dissero di Penelope
_ la cui tela s’era fatta
simile a un sudario _
che gli scogli non sentono
ch’ella stessa era scoglio
che la sua rete sempre viola
sarebbe dovuta diventare
nulla più d’una bandiera bianca.

 

 

 

Anka Zuraleva

– Anka Zhuraleva Photography per @lementelettriche  11/06/2019 –

APOLOGIA DEL BACIO

Il bacio è un fatto privato,

teleologia di nascite è il bacio,

tra cielo e mare l’orizzonte è il bacio,

la nostra vita insieme è un bacio,

i miei figli conseguenza del primo bacio,

la morte è un bacio magnifico tra

fisica e metafisica,

i libri mi baciano in continuazione,

l’abbraccio è un bacio dei corpi,

uno schiaffo può significare un bacio,

baciamo le mani col senso dei piedi,

l’amicizia è un bacio oltre il sangue Continua a leggere “APOLOGIA DEL BACIO”

ANGOLO DI POESIA: TRE LIRICHE di PATRIZIA VARNIER

La poetessa Patrizia Varnier al Verseggiando sotto gli astri… presso la Sala Civica Aldo Moro a Sovico. Foto: Umberto Barbera

(by I.T.Kostka)

Quando la raffinatezza si fa strada e matura “a passo di taranta”, possiamo contare sempre sui sublimi versi della poetessa Patrizia Varnier.

A Voi, con gioia, i suoi ultimi pensieri. Buona lettura!

ARSURE

Ho sete di poesia
che la vita si appanna
in volute di affanni
pare che non esista amore
pare che sia sola, ora.

Ansie non si dipanano
ansie di brutture sociali e private
ore che scorrono in muti solitari
anni che si bruciano
e non in salvifico sacrificio.

Ho sete di poesia
di occhi che vedano
l’interno delle cose
di orecchi che ascoltino
senza sconti sussurri d’anima.

E che sia pace fra dare e avere
e che sia pace di pulizia d’intenti

che canti oppure taccia l’usignolo
non cambierà la magia del suo volo.

FU FORTE VENTO

Fu forte vento e temevamo
avrebbe squarciato tutto
tetti protettivi
e mamme in allarme
tremebondi pali segnaletici
e secchi alberi secolari

insegne accese
e cuori spenti
tutto trasportato in alto
in cielo
per poi tutto insieme
essere abbandonato

in un volo
a caduta libera
per il semplice gusto
di mescolati opposti
in estremo gesto
di creatività divina.

Fu forte vento
e credevamo
avrebbe spento il mondo
invece si spense il vento
o forse semplicemente
corse altrove.

Noi più forti
e saldi
con più profonde
radici.

PURIFICAZIONE (a passo di taranta)

Macina amore
il passo della pazza
su sentieri
di rabarbaro ed ortiche
e danze orfiche
non risolvono lo strazio
di vilipeso amore
non raccolto.

Sacre danze
in cui cerchi riposo
da sacrificio
di intelligenza ed ego
da arcigni muri
di sabbiose fondamenta
da fuga muta
in assenza di senso.

E non importa
tu sia donna o dea:
carne e anima
pelle e senno
fuse-unite
e non saresti tu
se si potesse
fare distinzione.

Chiedi purificazione
e si fa strada.
A passo di taranta.

Patrizia Varnier

Tutti i diritti riservati all’autrice

“Momenti di poesia” – ché incontri chi lo vedrà fiorire – Paola Cingolani

RF8
– Piazza Leopardi – Recanati, particolare di albero con versi – Foto personale –

Che la vita non fosse un gioco

almeno non un gioco semplice
l’ho capito a soli tre anni _ già _

e mi sono fatta un giro al circo
imparando a guidare alligatori
osservando dai domatori _ eh _

già che c’ero dovevo guardare
anche gli acrobati sui fili in alto
credo mi siano sfuggiti _ mah _

tutto non si può capire al volo
mi pareva sì fosse una giostra
sempre più veloce _ signori _

c’è divieto assoluto di scendere
specie durante la corsa _ guai _
ma le regole sono state ferree
soltanto per me _ che fregatura _

però ho capito e non ho paura

se trovo un seme di verità _io _
lo rilancio al vento confidando
ché cada in terra poi germogli
ché venga colto e ben nutrito
ché incontri chi lo vedrà fiorire

tenendolo per me lo farei morire

@lementelettriche

 

ANGOLO DI POESIA: ALLA MUSA (ispirata al Realismo Terminale) di IZABELLA TERESA KOSTKA

ALLA MUSA (poesia ispirata al Realismo Terminale)

E nell’arte mi ritrovo
mentre deprimenti diventano i giorni
sottomessi allo spread e ai telegiornali.

Un’ancora di salvezza diventa la Musa
lumeggiante tra gli affreschi del pellegrinaggio
incorniciato, alla nascita, dalle lancette
che scorrono, frettolose, su un piccolo quadrante.

E della parola che mi nutro
quando lo spirito soccombe di stenti
circondato dall’usuale, moderna sconcezza.

Mi aggancio agli ossimori e alle virgole
fuggendo di notte dall’indifferenza
divampante come un morbo su ogni strada
di questo folle e instabile Mondo.

E la musica lenisce il pianto,
le ferite portate come uno scudo
incarnato negli anni nelle spoglie ossa.

Oh, Arte,
mi sei diventata sorella
strangolata da fili di tecnologia
estesi nell’aria a macchia d’olio.

Imploro per te la Risurrezione.

Izabella Teresa Kostka
2018 per 16° Verseggiando sotto gli astri…

Edita

Diritti riservati

SEZIONE BILINGUE: Rivista polacca “Wena” e il Realismo Terminale / Magazyn literacki “Wena” i Realizm Terminalny

#realismoterminale

#realizmterminalny
#Wena

(by Izabella Teresa Kostka)

Già oggi in anteprima (aspettando la versione cartacea) presento questo interessante mensile e il mio secondo articolo dedicato al RT dal titolo “Milano – miasto poezji i Realizmu Terminalnego / Milano – la città della poesia e del Realismo Terminale” appena pubblicato sulla rivista polacca di cultura e letteratura “WENA / Ispirazione” a cura della redattrice e scrittrice Monika Knapczyk. All’interno dell’articolo la mia relazione riguardante il Festival Internazionale di Poesia a Milano e l’incontro dedicato alla presentazione del libro di Guido Oldani “La guancia sull’asfalto” (Verseggiando dal titolo “L’uguaglianza delle diversità”) e, in seguito, la relazione riferita all’incontro del Realismo Terminale dedicato a Leopardi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con Guido Oldani, Giuseppe Langella e numerosi poeti invitati, dall’idea di Massimo Silvotti. Ringrazio la Redazione per la disponibilità e la pubblicazione. Più dettagli nell’articolo. Invito tutti alla lettura e a prenotare l’abbonamento scrivendo alla mail della redazione:

moje.inspiracje.2017@gmail.com

Już dzisiaj anteprima: w kolejnym numerze magazynu kulturalno – literackiego “WENA” pod redakcją pisarki Moniki Knapczyk, ukazał się mój drugi artykuł dedykowany RT p.t. “Mediolan – miasto poezji i Realizmu Terminalnego”, a w nim relacja z Międzynarodowego Festiwalu Poezji FIPM w Mediolanie, ze spotkania poświęconego prezentacji ostatniej książki Guido Oldani’ego “La guancia sull’asfalto / Policzek na asfalcie” (Verseggiando “Równość różnic”) oraz relacja ze spotkania Realistów Terminalnych, dedykowanego Leopardi’emu, na Uniwersytecie Katolickim Świętego Serca w Mediolanie z Guido Oldanim, Giuseppe Langella i wieloma poetami współczesnymi. Więcej informacji w artykule. Dziękuję Redakcji za życzliwość i publikację, a Zainteresowanych zapraszam do prenumeraty pisząc na adres mailowy Redakcji:

moje.inspiracje.2017@gmail.com

“Momenti di poesia” – Il bugiardino medico – di Paola Cingolani

Foglietto illustrativo e posologia
– con relative controindicazioni –

Adoro il cielo azzurro e le nuvole sfumate
ma non starei mai senza il mare
senza lo sciabordio delle onde
senza l’odore inebriante di salsedine
senza le mani invisibili del vento addosso
per scompigliarmi i tanti ricci
per carezzarmi a suo modo.

Sono innamorata della riva
della schiuma bianca delle onde
dei disegni creati sulla sabbia
così mutanti e mai uguali
impossibili da riprodurre
ricchi della loro unicità
e passerei l’intera vita fissandoli.

Cerco di dare senso alle parole
analizzo le mie e quelle altrui
detesto i forse
non amo i se
rifuggo i monosillabi
m’irritano i silenzi
mi emoziono per le cose belle
e mi sforzo di non stare male
con tutte quelle molto brutte.

Non so essere arrabbiata con la gente
sono quella che tenta di accomodarsi
che nel dolore cerca d’essere forte
che nella gioia cerca di sorridere di più
che l’aspetto buono sta nel sacrificio
che è meno impulsiva d’un tempo
ma non sono indecisa né lunatica
e nemmeno potrei essere gelosa
oppure se lo fossi non lo direi mai.

Magari lascio certi aspetti alle comari
affronto a testa alta le situazioni complesse
sono una persona prodiga d’energie
mi costa molto andarmene via se ho creduto
ma non resto e non resterei mai se stessi male.

Se notaste segnali di rush cutaneo
dovreste interrompere la terapia.

Mare
– Paola Cingolani AKA @lementelettriche

ANGOLO DI POESIA: TRE LIRICHE di MARIA ROSA ONETO

Foto Pixabay

(by I.T.Kostka)

Quando le parole diventano sfogo dei nostri turbamenti e mali interiori trasformandosi in arte di rara bellezza…

Quando ogni pensiero scava negli abissi dell’anima sfiorando le corde più intime…

Accade sempre così quando addentriamoci nel mondo dei versi di Maria Rosa Oneto.

Buona lettura!

TRE POESIE SCELTE

LASCERÒ

Lascerò
il mio cuore d’amante
alla Terra
perché se ne sazi
con ingordigia.
Spargerò il sangue
di una vita intera
a dar rigoglio alle foglie,
nutrimento di radici
che scavano nel profondo
alla ricerca dell’oro.
Sarò tronco
d’alberi maestosi
che a primavera
accolgono nidi.
Humus fertile
portato dall’acqua dei fiumi
per incidere germogli
e sonni invernali
fra brividi di freddo.
Stenderò la pelle
dove i folletti
cercano casa,
nell’intrico dei boschi
dove la luna non bada!

ME NE ANDRÒ

Me ne andrò,
truccata da bambola,
la veste corta,
la bocca accigliata.
Me ne andrò
in un giorno qualunque
quando il sole
danza,
precipitando in mare.
Me ne andrò
ridendo e scherzando,
con un paio di baffi
appiccicati con la colla.
Me ne andrò
senza gridare
alcun nome.
Tra le dita,
l’ultima sigaretta.
Non piangerò
lacrime di dolore,
né sussulti di rabbia
sul cuscino a fiori.
Me ne andrò
in punta di piedi…
senza disturbare nessuno!

ACCOGLIMI

Accoglimi, Signore,
come migrante
alla deriva.
Ho trangugiato
acqua salata
e pane rancido
ad ogni lacrima
versata.
Accoglimi, Signore,
come figlia di nessuno.
Peccatrice di sogni,
di amori sbagliati.
Gemella prediletta
del Tuo Golgota.
Accoglimi
senza fare domande,
senza puntare il dito,
con braccia stese
a dar luce all’Anima.
Sarò nuda
come quando sono nata.
Gravata di mali,
di pesi non voluti.
Sarò donna di poca fede,
al cospetto del Tuo
Volto.
Sincera e vera
come ho vissuto.
Accoglimi lo stesso…
Saprò farmi
perdonare,
aggrappata
ad un lembo di Cielo!

Maria Rosa Oneto

Tutti i diritti riservati all’autrice

Patrizia Lombardo, un’autrice argentina e poetessa, by Izabella Teresa Kostka

Presentazione: Patrizia Lombardo, by Izabella Teresa Kostka

by, Izabella Teresa Kostka 

Carissimi Lettori, oggi desidero presentarvi un’autrice d’origine argentina, una poetessa di grande sensibilità e profondità, apprezzata ed amata dal suo fedele  pubblico e premiata in numerosi concorsi letterari.

Biografia

Patrizia Lombardo è nata a Buenos Aires il 5 maggio del 1961, ha frequentato le scuole Magistrali e, dopo aver conseguito il diploma di laurea I.S.E.F., ha ottenuto il brevetto di coach per diversamente abili, in modo da poter insegnare lo sport ai disabili intellettivi.

Madre di un ragazzo autistico, Patrizia ha sentito il desiderio di dedicarsi all’esternazione delle emozioni racchiuse nel profondo dell’animo.

Come autrice ha scritto cinque libri molto introspettivi, apprezzatissimi dalla critica, che si possono fregiare a buon diritto dei numerosi riconoscimenti ricevuti.

A proposito della sua scrittura:

Recensione dello scrittore Stefano Carnicelli 

“La voce del silenzio” è un libro che parla al cuore. È una storia vera in cui i fatti, la storia, i sentimenti si fondono così bene tra loro da creare un clima emotivo profondo e reale. Giuseppe è un bambino, un bel bambino che si affaccia al suo tempo. Con discrezione, appare come un burattino che vuole parlare anche se, in un tempo passato, il suo approccio era l’isolamento dal mondo per vivere il suo mondo esclusivo. Parliamo di autismo. Giuseppe vive di piccole cose pressoché costanti e ripetitive anche se da questi gesti traspare la capacità di dire e di fare. Nella parte iniziale del libro, con parole semplici e dirette, l’autrice descrive le caratteristiche di questa patologia spesso ingiustamente ignorata. Oggi, purtroppo, i genitori di bambini con problemi di autismo sono costretti ad affrontare quasi da soli un percorso terapeutico che può dare, comunque, buoni risultati. Sicuramente è richiesta tanta forza di volontà ed un impegno costante. Come dice l’autrice “io passo tanto tempo con mio figlio”; il segreto sta propria in questa semplice e grande verità.

Patrizia Lombardo

E tanti piccoli passi aiutano a cancellare una presunta disabilità per renderla, invece, come una originalità nell’universale diversità. Patrizia Lombardo nelle pagine di diario apre le porte della sua vita vissuta con Giuseppe e per Giuseppe. Sono pagine toccanti e profonde in cui si respira ottimismo ed apertura alla vita. Oggi Giuseppe riesce a parlare, frequenta la scuola e fa sport. Può ritenersi fortunato per tutto ciò e deve certamenteringraziare la costante presenza delle persone che lo amano. Purtroppo molti bambini, oggi, non hanno avuto la stessa fortuna. Patrizia Lombardo ha dedicato la sua vita al piccolo Giuseppe. Per lui (e non solo) diventa “coach” per atleti con disabilità intellettiva, chiedendo a Dio la forza (che poi ha di suo) per allenarlo. Nelle pagine di questo piccolo-grande libro ho letto l’amore, la disperazione, la forza, il coraggio, la voglia di andare avanti per affrontare la vita. In fondo il sorriso di un bambino, un suo gesto, possono dare, ogni giorno, la gioia ed il coraggio di vivere. A Patrizia, i miei complimenti. Continua a leggere “Patrizia Lombardo, un’autrice argentina e poetessa, by Izabella Teresa Kostka”