Per una Toponomastica del Casalese, venerdì 16 novembre si ricorda la Grande Guerra

Per una Toponomastica del Casalese, venerdì 16 novembre si ricorda la Grande Guerra

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Casale Monferrato: Il mese di novembre del progetto “Per una Toponomastica del Casalese” sarà dedicato all’inaugurazione di sette nuove targhe che ricordano il Centenario della fine della Prima Guerra Mondiale.

Verranno “scoperte” le insegne della Piazza intitolata alla Brigata Casale, i cui fanti parteciparono alla liberazione di Gorizia e poi alle battaglie dell’Isonzo, e di sei vie cittadine che hanno un significato simbolico ed emozionale molto importante: si tratta di strade dedicate a quei nuclei familiari che nel corso della Prima Guerra Mondiale hanno avuto più di un caduto.

Come si legge nelle targhe preparate dagli studenti, “Ricordando i componenti delle famiglie che pagarono il prezzo più alto il Comune di Casale Monferrato volle onorare tutti i propri caduti”.

La cerimonia dell’inaugurazione sarà un ricordo e un omaggio a tutti i casalesi caduti nel corso della Grande Guerra e sarà seguita da una rappresentazione teatrale curata dal Collettivo Teatrale e dedicata anch’essa al ricordo di tutte quelle donne e quegli uomini che vissero, e subirono, la Prima Guerra Mondiale. Durante “…era il tempo dei fanti contadini…”. Storie di uomini e donne nella prima guerra mondiale con la regia di Graziano Menegazzo, il Collettivo Teatrale ci condurrà in un viaggio attraverso le storie e le memorie di coraggio e di paura, di speranza e di dolore, che segnarono intere generazioni colpite da quella che papa Benedetto XV definì “l’inutile strage”. Continua a leggere “Per una Toponomastica del Casalese, venerdì 16 novembre si ricorda la Grande Guerra”

Una riflessione di Valeria Luiselli sugli eufemismi, e cosa nascondono: “Quando il treno degli orfani lasciava New York”

Una riflessione

di Ettore Marini

  • Corriere della Sera
  • 8 Dec 2017
  • Di Valeria Luiselli

Adesso è difficile immaginarlo, ma nel 1850 c’erano più di 30 mila bambini che vivevano nelle strade di New York: mangiavano ciò che trovavano nella spazzatura, si aggiravano come branchi famelici, dormivano sotto i ponti o tra i ponteggi degli edifici in costruzione. I genitori erano morti, o più semplicemente li avevano abbandonati. Molti erano bambini appena sbarcati dai transatlantici europei: bambini tedeschi, irlandesi, italiani.

La città di New York risolse il problema di questi bambini con una trovata disumana: perché non metterli tutti sui treni che ogni giorno partivano diretti verso l’enorme e ancora spopolato West? Lì, forse, avrebbero trovato una famiglia adottiva che si sarebbe presa cura di loro. Continua a leggere “Una riflessione di Valeria Luiselli sugli eufemismi, e cosa nascondono: “Quando il treno degli orfani lasciava New York””

L’intuizione, di Riccardo Ferrazzi

di Riccardo Ferrazzi

Gli scienziati che attribuiscono al caso l’ultima parola nella creazione di nuove specie animali si comportano più o meno come i critici letterari che attribuiscono alla fantasia degli autori la capacità di creare storie. Ma la fantasia di ogni autore ha un suo specifico modus operandi. C’è chi programma ogni particolare e chi si affida al pensiero poetante. C’è chi aspetta l’ispirazione e chi lavora a ore fisse. Ci sono autori che cercano spunti nella Storia o nei viaggi esotici, ce ne sono altri che aspettano che “si accenda la lampadina”. Eccetera eccetera. 
Secondo la teoria prevalente, le mutazioni genetiche sono variazioni minime nel DNA di strutture preesistenti, avvengono senza un motivo conosciuto e possono avere successo oppure no in funzione del tempo e del luogo in cui accadono. Trasponendo tutto ciò in termini letterari, sarebbe come sostenere che l’opera d’arte nasca sempre per contaminatio: procedimento che consiste nel prendere una storia già raccontata da altri autori e reinterpretarla con una diversa sensibilità, in una diversa ambientazione, in diverse circostanze. Continua a leggere “L’intuizione, di Riccardo Ferrazzi”

Il concetto di Kalokagathìa di Giulia

Il concetto

di Giulia Buongiorno!

Oggi ci soffermeremo su un concetto molto importante e caro agli antichi greci, ossia quello di kalokagathìa.

Innanzitutto, vediamo l’etimologia del termine: esso è una crasi del greco “kalòs kai agathòs”, cioè bello e buono. Ma cosa s’intende precisamente per bello e buono?

“Bronzi di Riace”

Intanto, nella Grecia arcaica la bellezza era riconosciuta come un valore assoluto donato dagli dèi all’uomo che molto spesso si associava alle gesta eroiche, specie quelle che caratterizzano l’Iliade e l’Odissea di Omero.

I greci sostenevano che i valori di bello e buono dovessero riferirsi alla sfera militare. Per cui un uomo bello avrà una eccellente prestanza e forma fisica (frutto di un allenamento e di un processo educativo che ha inizio nella pubertà) che gli consenta di fronteggiare i nemici e sarà buono in senso di valoroso in guerra. Ma siamo sicuri che ciò ebbe origine dai greci e più precisamente da Omero, il quale inserì questi ideali nei suoi celebri poemi? Ebbene, non è così. Continua a leggere “Il concetto di Kalokagathìa di Giulia”

“Bambini in fuga” di Mirella Serri: quando nazismo e fondamentalismo islamico si strinsero la mano

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Di Aquila Non Vedente

Bambini in fuga” di Mirella Serri, Editore Longanesi, è la storia di un gruppo di bambini ebrei in fuga prima dalla Germania, poi dalla Jugoslavia e infine approdati in Italia, durante la seconda guerra mondiale, precisamente a Nonantola, in provincia di Modena, e della protezione che ricevettero dalla popolazione locale, che li salvò dai nazisti e dai fascisti e permise loro di raggiungere la terra di Israele.

Ma è anche la storia di un loro persecutore, che aveva come obiettivo della propria vita quello di sterminare gli ebrei, meglio ancora se bambini. E non sto parlando di Hitler, di Mussolini o di altri gerarchi nazifascisti, bensì di Amin Al-Husayni, palestinese, musulmano e Gran Mufti di Gerusalemme.

Mirella Serri, attenendosi ai documenti storici, riesce a raccontare questa storia inserendo degli episodi raccontati in forma romanzata e ha confezionato un bel libro, di quelli che quando li hai finiti ti viene voglia di approfondire la storia e di sapere che fine hanno fatto i suoi protagonisti.

Ma  andiamo con ordine, perché questa storia merita di essere raccontata, seppure per sommi capi.

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Ventinove anni fa crollava il muro di Berlino, di Lia Tommi

Ventinove anni fa finiva la Guerra Fredda e con lei si abbatteva uno dei principali simboli di confine del mondo. Tutto era cominciato il 13 agosto del 1961 quando le unità armate della Germania dell’est interruppero tutti i collegamenti tra Berlino est e ovest e iniziarono a costruire un muro lungo tutta la città. Accadeva davanti allo sguardo impietrito dei cittadini. Non solo a Berlino , ma in tutta la Germania.

Vivere con il muro significava non potere vedere chi era rimasto dalla parte opposta, interrompere quella parte di vita, in ogni suo aspetto: scuola, lavoro, relazioni, aspettando che qualcosa cambiasse.

Quel giorno arrivò ventinove anni fa, il 9 novembre 1989, quando il muro crollò e con lui uno dei più significativi simboli di divisione del mondo tra est e ovest. Era la fine della Guerra Fredda. Ad annunciarlo fu, per errore, il portavoce della Repubblica Democratica Tedesca (RDT), Gunter Schabowski, durante una conferenza stampa.

Migliaia di persone, le stesse che da tempo protestavano ogni giorno nelle piazze per chiedere pace e libertà, con lo slogan «Wir sind das Volk!» (Noi siamo il popolo), iniziarono a prendere a picconate il Muro che aveva congelato le loro esistenze. Quello su cui altrettanti cittadini avevano perso la vita nel tentativo di attraversarlo, colpiti dai proiettili dei soldati che avevano ricevuto l’ordine di sparare su chiunque cercasse di varcare il confine.

L’età dell’oro: il Vidal storico

Gore Vidal Portrait Session

DA DAVIDE ASTEGIANO

Non è semplice parlare di un libro (il cui e-book è stato gentilmente fornito da Fazi, che qui ringrazio moltissimo) così intricato e complesso come L’età dell’oro, e non è un caso che lo sia, vista la ricca storia dell’autore. Gore Vidal infatti, è un uomo dai mille volti, è scrittore sì, ma è anche sceneggiatore, drammaturgo, attore e profondo conoscitore della storia e della politica americana, non a caso, da bambino ha vissuto a lungo con il nonno Thomas Pryor Gore, senatore e futuro oppositore politico di Franklin Delano Roosevelt. È stato testimone e volontario della Seconda Guerra Mondiale, ed è sempre stato legato all’Italia, in particolare a Ravello, sulla costiera amalfitana.

Ad aggiungersi alla ricchezza dell’autore è anche la ricchezza della Storia, rigorosamente con la esse maiuscola, che Vidal si prefigge di narrare. L’età dell’oro fa parte di una saga di libri che prende il nome di Narratives of Empire, di cui rappresenta il testo finale, e racconta l’apice del potere statunitense negli anni tra il 1939 e il 2000. È un libro complicato che affianca a fatti e personaggi reali, personaggi inventati che hanno lo scopo principale di fare speculazioni proprio su questi fatti, separando un po’ il Vidal storico da quello del romanziere. Continua a leggere “L’età dell’oro: il Vidal storico”

Alexandria, una FMR di casa nostra, di Pier Carlo Fabbio

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da RADIO BBSI 

di Pier Carlo Fabbio LMCA. Alessandria

Ogni tanto sono fortunato a trovare in giro vecchie copie di una rivista che ha sempre colpito la mia attenzione, da una parte per la tendenza a fare divulgazione storica; dall’altra a sviluppare un percorso di conoscenza di giovani o meno giovani talenti artistici del più puntuale genius loci del tempo. In aggiunta, la pubblicazione, edita per soli sei anni, dal 1933 al 1939, mi consente di capire come una classe di studiosi moderati potesse tentare di relazionarsi con il regime fascista all’apice della sua popolarità.

Si tratta di “Alexandria”, rivista mensile della provincia, di indubbia eleganza e probabilmente di “sicura importanza” nel panorama culturale alessandrino, al punto che ha persino ispirato, un suo ideale prolungamento, a partire dal 1995, che non a caso si è chiamato “Nuova Alexandria”. Continua a leggere “Alexandria, una FMR di casa nostra, di Pier Carlo Fabbio”

Alessandria: gli archi, la leggenda della “fama” e…, di Piercarlo Fabbio. LMCA

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di Piercarlo Fabbio. LMCA

Alessandria: La città cambia sotto i nostri occhi, ma noi non la vediamo. Solo riprendendo in mano vecchie cartoline ci ricordiamo di com’era Alessandria quando eravamo bambini oppure come avrebbe dovuto essere quella che vivevano i nostri genitori o i nostri nonni. Se il tempo che passa è molto, allora il ricordo si fa vivo, se invece è poco, la memoria si intenerisce. E in una sorta di Alzheimer collettivo, come tutti i veri malati, non ce ne accorgiamo.

‘La Mia Cara Alessandria’ – trasmissione curata e condotta da Piercarlo Fabbio, in onda ogni martedì dalle 12,15 alle 13,15 dalle frequenze di Radio Bbsi e disponibile nella sezione podcast dei siti www.fabbio.it oppure (solo per la parte storica) www.ritrattidallalba.it – serve un po’ anche a ricordare com’eravamo e ai più giovani a raccontare come siamo arrivati fino a loro, affezionati a tante cose che oggi non ci sono più, magari anche un po’ critici verso quelle che le hanno sostituite.  Continua a leggere “Alessandria: gli archi, la leggenda della “fama” e…, di Piercarlo Fabbio. LMCA”

Il Diario di Albertina Prato:  Un allievo fuori-classe

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Alessandria: da RADIO BBSI · di Piercarlo Fabbio LMCA

Riprendo il discorso già affrontato. Vi ricordate? Parlavo di un diario particolare scritto da una maestra di San Giuliano Nuovo, Albertina Prato. Vi ho anche promesso di farvi raccontare, estratto direttamente dalle sue parole, un episodio significativo raccolto in quelle pagine.

Bene. È arrivato il momento di farlo, ma prima lasciatemi ricordare quale personalità caratterizzasse la Maestra Albertina, che era nata a San Giuliano Vecchio il 26 maggio 1870. Figlia di buona famiglia, visto che la madre, Vincenzina Parini, era già maestra a San Giuliano fin dal 1857, mentre il padre, Angelo Prato, era chirurgo e flebotomo, come allora si chiamavano coloro che operavano direttamente sui pazienti, e svolgeva la sua attività proprio in paese. Continua a leggere “Il Diario di Albertina Prato:  Un allievo fuori-classe”

Museo Gambarina: 1918-2018: La Grande Guerra 100 anni dopo

Museo Gambarina: 1918-2018: La Grande Guerra 100 anni dopo

Alessandria: Sabato 10 Novembre 2018 ore 17, Museo della Gambarina

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Presentazione dei libri “La grande Guerra, Vittoria Italiana” di R. Crucioli e “La Grande Guerra, Storia e parole di giustizia” di G. Forti e A. Provera

Intervengono:

Dott. Riccardo Crucioli, magistrato presso il Tribunale di Genova

Avv. Alessandro Provera

Modera e introduce Avv. Marco Mensi Presidente Centro Studi e Ricerche Urbano Rattazzi

La lettera di Leone alla sua Natalia, di Francesca

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di FRANCESCA

Non c’è modo migliore di chiudere il topic dedicato agli amori degli scrittori condividendo la bellissima ed emozionante lettera che Leone Ginzburg scrisse a sua moglie Natalia poco prima della sua morte che avvenne il 5 febbraio 1944. Di Leone Ginzburg Noberto Bobbio ha detto: Leone è morto senza dire la sua ultima parola, senza dire addio a nessuno, senza concludere la sua opera, senza lasciarci un messaggio. Per questo non possiamo rassegnarci; né perdonare. È morto solo, come se non avesse più nulla da dire. E invece il suo discorso era appena cominciato. Gli siamo grati della lezione di umanità, di nobiltà, di coraggio, di serenità, di fiducia nella vita, di fermezza nella tragedia, che egli ci ha lasciata. Ma avremmo voluto averlo ancora con noi. Oltre alle parole d’amore che Leone riserva alla sua Natalia, la sprona a continuare la sua attività culturale e sociale in cui entrambi si erano dedicati anima e corpo.  Continua a leggere “La lettera di Leone alla sua Natalia, di Francesca”

SI CADDERO  (4 Novembre) di Roberto Busembai

SI CADDERO  (4 Novembre) di Roberto Busembai

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Si caddero e con il coraggio dentro,
speme di un valore
d’onore e di credenza
la patria loro, immensa.
Si caddero e furono pure vincitori
e mai seppero goderne
dei fasti e degli allori,
solo quelli posati ad ogni ricorrenza
come fiore eterno di riconoscenza.
Si caddero e lasciarono il pianto
dei cari e dei figli
delle loro madri e mogli
sui miseri giacigli ad aspettare,
e noi nel tempo ancora
a ricordare
del sacrificio renderne almeno omaggio,
ma caddero e perirono
e come loro noi non avremo coraggio.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web

Le Streghe della notte

Le Streghe della notte

Wladimir Abreu * | prensapcv.wordpress.com  27/11/2014

da: www.resistenze.org

Quella che segue non è una storia di fantasmi o una leggenda di Halloween, ma è davvero accaduta. Durante la Seconda guerra mondiale, nelle fila dell’aviazione militare sovietica, è esistito un corpo di combattimento femminile considerato una delle pagine più gloriose nella lotta contro il fascismo.

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Nel 1941, Marina Raskova – aviatrice militare che aveva ricevuto il titolo di Eroina dell’Unione Sovietica nel 1938, infrangendo il record femminile di volo, oltre ad essere la prima donna a laurearsi pilota dell’URSS – convinse Stalin a creare un corpo di combattimento femminile per l’aviazione militare sovietica, diventando, fino ad allora caso unico nella storia, la sola unità dell’aviazione militare composta esclusivamente da donne ad essere esistita e ad aver combattuto.

Sorsero così tre reggimenti aerei per il bombardamento notturno, il 586°, il 587° ed il leggendario 588° – comandato da Marina Raskova – divenuti operativi nei primi mesi del 1942.

La cosa più rilevante di queste eroiche donne sovietiche, con alle spalle appena due o tre mesi di addestramento prima di volare e combattere, era che pilotavano alcuni aeroplani di legno e tela antiquati, fabbricati nel 1927, i biplani Po-2 [Polikarpov Po-2, ndt] che venivano generalmente utilizzati per la fumigazione o la posta aerea. Questi lenti aerei di legno tuttavia, erano robusti e ad alta capacità di planata, ideali per le azioni quasi suicide di queste coraggiose giovani donne sovietiche. Continua a leggere “Le Streghe della notte”

Storia del Forte, di Cristina Saracano

Gavi Ligure: Il forte di Gavi ha conservato le forme attuali dal XVII Secolo grazie all’architetto Fiorenzuola.

Ai tempi di Barbarossa esisteva come castello, nel 1500 divenne fortezza utilizzata da genovesi e piemontesi, data la sua posizione di confine con Piemonte e Liguria.

Durante la seconda guerra mondiale era una prigione sicura in mano ai nazifascisti, noto con il nome di campo 5: qui venivano rinchiusi i militari inglesi che avevano tentato la fuga da altre prigioni.

Tra questi c’era l’ufficiale Alastair Clam, catturato in Nordafrica dalle truppe guidate da Rommel.

Clam aveva tentato di fuggire da oltre venti campi di prigionia e la sua storia è stata raccontata in un libro di David M.Guss, docente di antropologia alla Boston University, ora tradotto in italiano con il titolo di “Un uomo in fuga” Continua a leggere “Storia del Forte, di Cristina Saracano”