Commemorazione bombardamento 8 luglio 1944, di Lia Tommi

COMMEMORAZIONE IN BIBLIOTECA IL 18 LUGLIO
Bombardamento 8 luglio 1944

Sarà ricordato giovedì 18 luglio alle ore 17,30 nella sala conferenze della Biblioteca Civica (via Marconi, 66) il bombardamento che devastò parte della città di Novi Ligure l’8 luglio 1944.
Durante la conferenza, organizzata dall’Anpi novese in collaborazione con il Comune di Novi Ligure, sarà ricordato uno dei giorni più drammatici della storia recente di Novi. Il bombardamento avvenne sabato 8 luglio 1944 alle 10,20 del mattino proprio quando il Piazzale della Stazione era gremito di gente. Fu un vero massacro. Molti non fecero in tempo a raggiungere i rifugi ricavati sotto piazza della stazione e nelle cantine della ditta Pernigotti.
Il programma dell’iniziativa prevede gli interventi di Gianni Malfettani, Mario Caprini, Lorenzo Robbiano e Francesco Melone. Modera Anita Fasciolo.

Progetto “Cultura e identità”, di Lia Tommi

Venerdì 19 luglio 2019 alle ore 18,00 presso
Il Salone di Rappresentanza della Basile, in via Tortona n. 71, Alessandria
si terrà la presentazione del Progetto
CULTURA & IDENTITÀ
Interviene Edoardo SYLOS LABINI

Modera Fabrizio PRIANO Presidente dell’Associazione

Fabrizio PRIANO
Presidente dell’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di idee commenta: “Esprimo grande soddisfazione nel presentare ad Alessandria il progetto di Culturaidentita con Edoardo Sylos Labini.
Un’iniziativa intellettuale molto interessante di difesa e di valorizzazione della nostra cultura e delle nostre tradizioni.
Cultura e bellezza di cui l’Italia è ricchissima e di cui mai come oggi si avverte la necessità, per cui sono convinto che un progetto come questo debba essere divulgato ed incentivato”.

Cultura & Identità nasce da un gruppo di studiosi, letterati, professionisti dell’informazione, semplici amanti del sapere di varia estrazione ma di analoghe vedute, per lo più cattolici — “senza se e senza ma”, convinti che il futuro della nostra nazione, cioè del corpo storico dei popoli della Penisola, riposi su un saldo legame di continuità con un passato per molti versi pregevole, se non unico, che — e qui sta la “scommessa” — residua ancora nella memoria e nei desideri di molti italiani.

Un passato degno di esser meglio conosciuto e da far apprezzare nei suoi elementi culturali e nei suoi aspetti strutturali perché crediamo che su di esso debba innestarsi obbligatoriamente il domani degl’italiani di oggi e delle generazioni future.

Mentre manteniamo un fondamentale e fermo riferimento dottrinale e pratico a Cristo, al suo Vangelo e al suo Vicario, non facciamo tuttavia dell’appartenenza alla Chiesa cattolica una discriminante per il fine che ci siamo proposti. Ci rivolgiamo pertanto in primo luogo a cattolici e ai cattolici conservatori, senza però escludere ogni “uomo di buona volontà” — e “che Dio ama” — il quale abbia a cuore gli stessi principi di carattere naturale e temporale che, oltre alla fede cristiana, c’ispirano e che voglia quindi cooperare a costruire condizioni di vita — ciò che viene detto il “bene comune” — per il nostro popolo in cui tali valori trovino non solo riconoscimento ma anche apprezzamento collettivo e, se possibile, spazio istituzionale. Continua a leggere “Progetto “Cultura e identità”, di Lia Tommi”

Donazione del Documento di Resa della Cittadella all’Archivio di Stato di Alessandria, di Lia Tommi

La Delegazione FAI di Alessandria invita la popolazione a partecipare alla cerimonia di donazione del Documento di Resa della Cittadella all’Archivio di Stato di Alessandria, prevista per giovedì 18 luglio, alle ore 11, nella sala FAI in Cittadella.

Momenti di Cultura. Musei e Luoghi d’Arte nel Monferrato, di Valentina Bonanno. Recensione di Maurizio Coscia (Sargon)

Musei e Luoghi d'Arte nel Moferrato

Valentina Bonanno, autrice di Musei e Luoghi d’Arte nel Monferrato, ci invita a fare, con questo suo ultimo testo che segue, come suo naturale e necessario sviluppo, quello precedente, Alessandria. Chiese, palazzi storici e collezioni civiche, un tour culturale per la provincia di Alessandria e per Asti, nell’ambito del territorio monferrino.

Il testo può essere, infatti, considerato come un’interessante guida storica ed artistica che esamina con scrupolosa meticolosità aspetti di una tradizione culturale che possono essere ancora non pienamente conosciuti. Si tratta, quindi, di un’opera promozionale, utile a chi voglia approfondire la conoscenza delle bellezze monumentali ed artistiche monferrine.

Si parte dal narrare la leggenda della Cavalcata di Aleramo da cui ha tratto origine il territorio del Monferrato, il cui nome deriva dell’unione di due termini dialettali mun (mattone) e frà (ferrato), per arrivare alla presentazione delle città di Casale Monferrato, Asti, Acqui Terme, Ovada, Novi Ligure, Gavi, Tortona, Valenza ed Alessandria.

Di queste, si mette in evidenza come, storicamente, siano state interessante, oltre che dall’insediamento di popolazioni celtiche, dall’espansione romana nell’Italia settentrionale. Continua a leggere “Momenti di Cultura. Musei e Luoghi d’Arte nel Monferrato, di Valentina Bonanno. Recensione di Maurizio Coscia (Sargon)”

Interssante presentazione e approfondimento del libro di Eco: ” Il fascismo eterno ” , di Lia Tommi

Presso la sede dell’Associazione Culturale e ASD ARTES in Alessandria, via Urbano Rattazzi, 47 si è tenuta la presentazione con commento e approfondimento del libro di Umberto ECO dal titolo “Il Fascismo eterno”, a cura del Prof. Francesco INGRAVALLE
Organizzata dall’Associazione Culturale Libera Mente-Laboratorio di Idee in collaborazione con l’Associazione F. I. M. A.Molto suggestivi gli interventi musicali in armonia con il periodo trattato a cura dell’Associazione ARTES.Molto interessante e ricca di spunti di riflessione e approfondimento la relazione del prof.Ingravalle, che ha illustrato le caratteristiche essenziali del fascismo individuate da Eco che, essendo classe 1932, ha conosciuto direttamente il fascismo.Le caratteristiche sono: il culto della tradizione, il rifiuto della modernità e conseguente orientamento anti- intellettualistico, la paura della diversità legata al mito dell’appartenenza nazionale, l’elitismo, il populismo qualitativo, l’uso di un lessico povero, semplificativo ,in grado di condizionare il comportamento collettivo.Si tratta dell’unico saggio politico di Eco in senso proprio.”Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l”Ur-Fascismo’, o il ‘fascismo eterno’. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: ‘voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!’. Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.” (Umberto Eco)

50° Allunaggio, di Lia Tommi

50° Allunaggio

Sabato 20/07/19 (dalle ore 21.00)

Giardino Botanico “Dina Bellotti”, Alessandria

Dopo averne parlato a lungo, è arrivato infine questo appuntamento. Una serata in cui ripercorreremo insieme quel giorno di 50 anni fa in cui l’Uomo mise per la prima volta piede sulla Luna, cercheremo di capirne le ricadute e le prospettive future. Una doppia conferenza che unirà, oltre all’astronomia, anche la biologia e la botanica grazie all’intervento del Dott. Angelo Ranzenigo del Giardino Botanico.

Ragionamenti, Letture e Musiche intorno al libro di Eco “Il fascismo eterno”, di Lia Tommi

Alessandria today: Artes, Libera Mente, Pronatura: tre Associazioni per la presentazione e l’ approfondimento del libro “Il fascismo eterno ” , di Umberto Eco.

Il 12 luglio, alle ore 17, presso la sede dell’Associazione Artes, in via Rattazzi, 47, si terrà questo interessante evento, che prevede ragionamenti, letture e musica in margine al libro in questione.

Dimore storiche di Sicilia: Palazzo Biscari, di Donatella Pezzino

Palazzo Biscari, celebre residenza catanese dei principi Paternò Castello, costituisce una delle più grandiose espressioni del barocco siciliano. Ubicato nel cuore del centro storico di Catania, occupa un intero isolato, con ingresso principale in via Museo Biscari.

Il palazzo sorge alla marina: dopo il terremoto del 1693 fu uno dei primissimi edifici ricostruiti nel centro cittadino. Grazie alle loro ricchezze e al loro prestigio, i Paternò Castello ottennero dal re il privilegio di edificare sopra le cinquecentesche mura di Carlo V.

Nel 1702, il principe Ignazio III  ne affidò la costruzione al celebre architetto Alonzo di Benedetto; i lavori furono proseguiti dagli eredi del principe, ovvero Vincenzo e Ignazio V, e terminarono solo nel 1763. La decorazione scultorea dei finestroni e gli affreschi dei soffitti vennero commissionati ad alcuni dei più grandi maestri dell’epoca. Sulla facciata esterna, risulta di grande effetto il contrasto  cromatico fra le sculture in bianchissima pietra calcarea di Siracusa e il nero dei muri in basalto dell’Etna.

Fra le stupende stanze del palazzo (circa settecento in tutto) spicca il “salone delle feste”, vero e proprio capolavoro dallo squisito gusto artistico: in stile rococò, si fregia di una complessa decorazione con specchi, marmi e stucchi. Continua a leggere “Dimore storiche di Sicilia: Palazzo Biscari, di Donatella Pezzino”

Architettura sveva in Sicilia: il Castello Ursino, di Donatella Pezzino

A Catania, il Castello Ursino non rappresenta soltanto l’attrazione principale della suggestiva piazza Federico II di Svevia; è infatti uno dei rari edifici di epoca medievale sopravvissuti al terremoto del 1693.

Inizialmente costruito sul mare, il Castello Ursino fu poi circondato dalle lave del 1669, che ne riempirono il fossato e spostarono in avanti il tratto di costa. Secondo lo storico Santi Correnti, il suo nome deriverebbe dall’appellativo “Castrum Sinus”, ovvero “Castello del Golfo”.

La sua costruzione è collocabile fra il 1239 e il 1250; molto probabilmente, rientrava in un più complesso sistema costiero di fortificazioni che includeva anche altri castelli della Sicilia orientale. In più, il suo aspetto maestoso voleva fungere da monito verso la città etnea, spesso riottosa e ribelle nei confronti dell’autorità imperiale. Non a caso, la scultura sulla facciata raffigura proprio l’aquila sveva nell’atto di soggiogare una lepre. Continua a leggere “Architettura sveva in Sicilia: il Castello Ursino, di Donatella Pezzino”

Le pietre raccontano: il sito archeologico di Sant’Angelo Muxaro, di Donatella Pezzino

Sant’Angelo Muxaro sorge su un colle gessoso a una trentina di chilometri da Agrigento, in una zona appartata rispetto alle consuete rotte turistiche. Ci si arriva seguendo la strada per Raffadali e deviando poi per S.Elisabetta. Secondo alcuni studiosi, sul suo territorio sarebbe fiorita la mitica Camico, antica e misteriosa città sicana sede della reggia di Kokalos.

Secondo la leggenda, la città fu fondata da un angelo: in realtà, il nome “Muxaro”(da Mu-assar o Muxar) si deve agli arabi che la tennero fra il IX e il XI secolo facendone un borgo fortificato. Dopo la conquista normanna, nel possesso di S.Angelo Muxaro si avvicendarono alcune delle più potenti famiglie siciliane, come i Chiaramonte e i Moncada.

La maggior parte della zona archeologica è composta da grotte scavate nelle rocce e da tombe sicane, le più antiche delle quali sono databili fra il XII e il IX sec. a. C. In queste tombe sono stati rinvenuti tesori che testimoniano la presenza di una fiorente civiltà dalla tarda età del Bronzo fino al V sec. a.C.  In questa civiltà, nonostante gli evidenti contatti con la cultura egea, l’elemento indigeno (sicano) sembra emergere con forza e seguire un corso evolutivo autonomo prima della definitiva acculturazione greca. La posizione isolata e la rarità dei contatti con la parte orientale dell’isola (più permeabile agli influssi esterni, soprattutto peninsulari) consentirono infatti alla tradizione sicano-egea di S.Angelo Muxaro di conservare a lungo la propria identità.

I resti dell’abitato indicano che fino all’inizio dell’età del ferro gli insediamenti umani sul sito fossero organizzati in piccoli nuclei, probabilmente a motivo del fatto che sullo stesso territorio convivevano diverse culture. Successivamente, il delinearsi della facies omonima porta gli abitanti a concentrarsi intorno ad un unico nucleo.

Nell’Ottocento, gli scavi effettuati dai contadini prima e dagli archeologi poi portarono al ritrovamento di una grande quantità di materiale archeologico, che oggi si trova sparso in vari musei, fra cui Palermo, Agrigento, Siracusa e addirittura il British Museum di Londra, che di S. Angelo Muxaro espone una coppa d’oro decorata a sbalzi raffigurante sei torelli in circolo.

Oltre alle ceramiche e ad altri oggetti di uso comune, nella necropoli di Sant’Angelo Muxaro sono stati ritrovati gioielli di eccezionale finezza: al dito di un cadavere, ad esempio, è stato rinvenuto un pesante anello submiceneo finemente intagliato. Altri preziosi degni di nota ritrovati in loco sono due anelli-sigillo in oro massiccio di produzione fenicio-cipriota (o indigena, secondo alcuni) e alcune coppe auree (fra cui, appunto, quella conservata al British Museum). Dalle sepolture a tholos proviene inoltre una gran copia di vasellame indigeno, coloniale e greco databile fra il VIII e il V secolo a.C.

Molte tombe sono a cupola, dalla forma a tholos miceneo tipica di tutto il bacino mediterraneo. Altre, molto particolari, hanno l’aspetto di un alveare: sono le cosiddette “grotticelle” scavate nella roccia.

La sepoltura più spettacolare è la cosiddetta “Tomba del principe” o “Grotta di Sant’ Angelo” (foto in apertura dell’articolo), dove secondo la leggenda, si ritirò S.Angelo, l’uccisore del drago. La tomba consta di due locali a cupola schiacciata: un’ampia camera circolare e un’annessa camera sepolcrale, anch’essa di forma rotonda. La grandezza della sepoltura e la particolare ricchezza del corredo al suo interno hanno fatto pensare ad una tomba reale o comunque destinata ad una dinastia influente. In epoca bizantina, questa tomba fu utilizzata come chiesa; nei secoli successivi divenne perfino covo di briganti. Inclusa nella grande campagna di scavo guidata da Paolo Orsi, a partire dagli anni Trenta del Novecento è stata oggetto di studi accurati.

Così Vito Maria Amico nel suo “Dizionario”(1757-1760) descriveva la località: “Angelo (S.) lo Mussaro. Lat. S. Angelus de Muxaro. Sic. S. Ancilu di lu Muxiaru (v. M.) Siede nella parte meridionale della Sicilia nella Valle di Mazzara, e la Diocesi di Girgenti, presso le rive di Alico, volgarmente Platani; contavanvisi nel secolo XVII 302 case, 1121 abitanti, oggi conta però 283 case, 949 abitanti. Ne è montuoso il sito verso Occidente, e rivolto ad Ostro.”

*

Donatella Pezzino

Dal blog: Donatella Pezzino – la donna siciliana nella storia e nella poesia

Dieci poesie di Giannina Milli, di Donatella Pezzino

Un desiderio

Vorrei col vol dell’aquila
Levar lo spirto anelo
A spaziar pe’ lucidi
Campi del vasto cielo;
Libera al par dell’aria,
Un solo istante almen,
Vorrei slanciarmi a vivere
Dell’infinito in sen!

Se in una stella scegliere
Dovessi mai dimora,
Non sceglierei la splendida
Foriera dell’aurora;
Ma in grembo a un astro, incognito
Al mortal guardo ancor,
Vorrei romita accogliermi,
Vivervi ascosa ognor.

*

Romanza

E’ ver, doglioso e mesto è il canto
Che a me sul labbro sospinge il cor;
Una inesausta vena di pianto
De’ più begli anni m’attrista il fior.

Par, se mi chiedi da che deriva
Quello che m’ange crudo martir,
Dirò che ho pena segreta e viva,
Ma perché peno, io non so dir.

Perché sospira chiedi a l’auretta,
E perché mormora chiedi al ruscel,
Chiedi a che geme la colombetta
Mentre ha d’appresso il suo fedel.

Ch’è in lor natura, risponderanno,
Spirare, gemere e mormorar;
Così i miei versi altro non hanno
Senso gradito, che il lamentar.

*

Il mattino

Allor che il lume della bionda aurora
La tranquilla rischiara aria serena,
Di un verde colle sull’altura amena
Sola co’ miei pensier traggo talora.

E come veggio tutta emerger fuora
Da rosea nebbia l’incantevol scena,
Cui fa specchio la pura onda tirrena
Lieve increspata dalla placid’ora;

In un mar di dolcezza indefinita
S’immerge la commossa anima, e oblia
Tutte le cure della stanca vita.

E a te, cara e gentil Napoli mia,
Cui fu tanta beltà da Dio largita,
Un saluto di amor per me s’invia.

*

La quarta rosa

Tre rose io m’ebbi, tre pudiche rose
Conforto e premio alla difficil via,
E dissi al fato: or più dilette cose
Dai non puoi né più sacre all’alma mia.

Ma qual pregio, o gentil tra le vezzose
Che l’odorata aura di maggio aprìa,
Qual altro pregio il cielo in te ripose
Poi che il vate d’Arnaldo a me t’invia!

Oh no! non urna preziosa tanto
Che di te degna sia, possiedo, o fiore,
Ch’io bacio e spargo di devoto pianto.
Ma qui starai, qui, sull’ardente core;
E tu v’addoppia, se t’è dato, il santo
Foco dell’arte e il cittadino amore.

* Continua a leggere “Dieci poesie di Giannina Milli, di Donatella Pezzino”

Tracce bizantine in Sicilia: la Cuba di Santa Domenica, di Donatella Pezzino

La Cuba di Santa Domenica sorge nel territorio di Castiglione di Sicilia, in prossimità del fiume Alcantara. Ricca di fascino e di mistero, questa antica cappella rustica combina in sé diversi stili architettonici, dal bizantino all’arabo.

La Cuba è stata ritenuta per tutto il Novecento una costruzione di età bizantina, databile fra il VII e il IX secolo; successivamente, studi approfonditi hanno portato a stabilirne una datazione più tarda. Oggi, infatti, gli studiosi sono concordi nel collocarla in un periodo compreso fra il X e l’XI secolo.

Nonostante sia di epoca normanna, l’impianto presenta moltissimi aspetti dell’architettura e dell’arte bizantina, ai quali sono mescolati elementi di ispirazione islamica.

Allo stato attuale delle ricerche, non se ne conosce ancora con certezza l’originaria destinazione d’uso. Il suo contesto è fra gli aspetti che destano le maggiori perplessità: ci si chiede infatti quale possa essere stata la motivazione che ha portato a costruire un edificio tanto particolare in un luogo così isolato e ameno. Oggi come allora, infatti, la Cuba campeggia solitaria in mezzo al paesaggio agreste. Continua a leggere “Tracce bizantine in Sicilia: la Cuba di Santa Domenica, di Donatella Pezzino”

La guerriera ha gli occhi verdi, recensione di Cristina Saracano

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Marco Rovelli, giornalista e scrittore, visita i luoghi martoriati del Kurdistan.

Da una lettura che ha per protagonista Avesta Harun ne nasce un libro, “La guerriera ha gli occhi verdi”, appunto.

Avesta, la guerriera, ha ventidue anni quando lascia la sua famiglia per seguire i combattenti sulle montagne del Qandil, passando da una vita in famiglia con qualche comodità in un luogo dal clima mite, a una vita nascosta, sempre attenta a non farsi trovare dal nemico turco, tra il freddo e gli stenti. Ma lo fa per passione, per amore verso il fratello, anch’egli combattente, ma mai più rientrato a casa e, soprattutto, per amore verso il suo popolo.

“E’ la cura per le piccole cose che ci tiene in vita”. Afferma più volte Avesta.

La sua gente è da sempre messa in un angolo, la loro lingua, disprezzata, perfino a scuola è proibito usarla, preferendo, sempre il turco.

I bambini sono disorientati, gli adulti si sentono privati delle loro tradizioni e della cultura.

Ma i curdi sono resistenti come rocce, sono le gocce di un immenso oceano, dove nonostante la loro forza, trionfa il dolore.

Questa è una storia dove la vita, la morte, il sacrificio, la sofferenza, il male, non contano più, l’unica cosa che conta è la lotta per la libertà.

E ‘ una storia dedicata ad Avesta e a tutti i curdi che hanno sacrificato le loro vite in nome di questa parola dal significato immenso e, purtroppo, per molte popolazioni ancora sconosciuto.

La Sindone e il business delle reliquie, di Cristina Saracano

Una nuova recente scoperta, direttamente dall’Università di Harvard, sul “velo sacro”, di cui ci parlerà il Professor Ferdinando Caputi nella sua conferenza, mercoledì 22 maggio presso il museo etnografico “C’era una volta” di Piazza Gambarina, Alessandria

Inizio ore 21.