Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

“Erano vivi e combattevano per i loro ideali, decisero di smettere di arrendersi per vivere in pace, fu così che iniziarono a morire poco alla volta”, di Pier Carlo Lava

Fiori & Dintorni – Presotto e Luparia

Alessandria today è lieta di presentare una nuova rubrica del blog: “Fiori e dintorni” a cura di Nadia Presotto e Renato Luparia.

I nostri lettori avranno così il piacere di leggere i loro post che verranno in seguito pubblicati e apprezzarne il contenuto, in tal senso ci farà molto piacere leggere sul blog o sulle varie pagine facebook: “Alessandria today” e “News online di Alessandria” e non solo i vostri commenti, che dagli appassionati dell’ambiente, dei fiori, del verde e della natura siamo certi non mancheranno. Il meraviglioso mondo della natura che ci circonda e che tutti noi nessuno escluso dovremmo contribuire a salvare, ricordando che se muore la natura muore l’uomo…Continuate a seguirci numerosi come sempre e a prestissimo…

I   CAPPERI  IN  MONFERRATO, di Nadia Presotto e Renato Luparia

FIORI E DINTORNI di Nadia Presotto e Renato Luparia

Sui muraglioni di alcuni paesi del Monferrato crescono i capperi. Cespugli  che rivestono i muri e mostrano in estate i bellissimi e appariscenti fiori, trasformandoli in singolari giardini rocciosi.

Coltivato nell’isola di Pantelleria e alle  isole Eolie, il cappero (Capparis spinosa) si é ambientato benissimo anche in Monferrato, in luoghi  protetti ed esposti al sole.

E così ecco che sui muraglioni di numerosi paesi monferrini e sui muri di antichi castelli, i cespi compatti dei capperi, con i rami ricadenti e le foglie ovali opposte, fioriscono per  tutta l’estate, regalando fiori grandi e profumati, con i petali bianchi un pochino arricciati, spesso visitati dalle api.  A renderli simili a stelle cadenti sono i numerosi e lunghi stami di colore rosa e violetto. Questo bellissimo spettacolo è dovuto al fatto che di rado vengono raccolti i boccioli, quei bottoncini verdi che insaporiscono i piatti in cucina, ecco perché le fioriture sono più vistose delle piante che vivono nel meridione, il loro habitat, dove il bocciolo viene raccolto prima che fiorisca, per essere trasformato e venduto sotto aceto o sotto sale in barattolini di vetro, quelli che siamo abituali a vedere sugli scaffali dei supermercati e magari non ci siamo mai chiesti come sarà la pianta. Forme è meglio così, perché a vedere i fiori viene meno il desiderio di raccogliere i boccioli!

IL  BORDO  MISTO, colori e forme anche nei nostri giardini

Rubrica: FIORI E DINTORNI di Nadia Presotto e Renato Luparia

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IL  BORDO  MISTO, colori e forme anche nei nostri giardini

Rubrica: FIORI E DINTORNI di Nadia Presotto e Renato Luparia

Il bordo misto è una lunga aiuola colma di erbacee perenni e, secondo le stagioni, anche di bulbose, rizomatose, piccole conifere e arbusti. Nel pieno della fioritura appare come la vivace tavolozza di un pittore.

Sembra di facile realizzazione in realtà comporta la conoscenza delle varie specie, della natura del terreno, il saper accostare colori e volumi.

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I bordi misti sono il simbolo dei giardini inglesi; vari e colorati i primi, divennero molto più sofisticati all’inizio del 1900 , quando Gertrude Jekyll realizzò dei progetti indicando come usare i colori delle fioriture e le forme del fogliame. La Jekyll era artista e progettava bordure come quadri, infatti ha nobilitato il concetto di giardinaggio elevandolo al livello di un’arte. Ella disegnava i bordi accostando con gusto i colori, suddividendo le varie specie per altezza. Sullo sfondo del bordo poneva le specie più alte, nella parte centrale quelle di taglia media, per arrivare a quelle a portamento nano o strisciante in primissimo piano.

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I bordi possono essere monocolori, bicolori o con colori sfumati.

Si possono creare bordure informali, non seguendo l’ordine della Jekyll, utilizzando le piante in modo diverso, per una composizione più originale.

Nei giardini inglesi i “mixed-borders” sono veramente splendidi, ricchi di varietà, per colori, essenze, fogliame…Solitamente sono due, a destra e a sinistra di un sentiero erboso o pavimentato, altre volte circondano un grande prato, come se fossero pareti di una stanza. Nei giardini di Nymans, di Benington Lordship, di Sissinghurst (di Vita Sackville West), di Great Dixter, in tutti quelli progettati da Gertrude Jekyll e tanti altri, lasciano veramente stupefatti tutti i visitatori. Gli inglesi sono comunque favoriti dal clima, è inutile pensare di copiare un loro bordo, ma si può realizzarne uno con le essenze adatte al nostro clima e, con le numerose varietà oggi in commercio, non è poi tanto difficile.

I bordi misti rappresentano un mezzo per collegare varie zone del giardino o per nascondere una recinzione poco decorativa. Oggi i bordi non sono più tanto “rigidi” come nel XX secolo, con l’inserimento di alcune graminacee sono più “morbidi”; formali o informali, i bordi misti decorano per tutto l’anno anche piccoli giardini.

E per coloro che non hanno la fortuna di possedere un giardino? Possono creare un bordo misto sulla terrazza, ponendo qualche arbusto e le perenni in idonei contenitori: le rose sono adatte alla formazione di una bordura, qualche conifera a portamento colonnare, una spirea… possono fare da sfondo a astri, garofanini, festuche glauche, e magari qua e la, per riempire gli spazi, alcune annuali.

ROSA, PROTAGONISTA DI MAGGIO, di Nadia Presotto e Renato Luparia

Rubrica: FIORI E DINTORNI  di Nadia Presotto e Renato Luparia

ROSA, PROTAGONISTA DI MAGGIO

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Maggio è, da sempre, il mese delle rose, protagoniste indiscusse in ogni giardino; ne tracciamo una breve storia iniziando da quando è stata considerata  “fiore sacro” nell’ antico Egitto, rappresentata sui bassorilievi delle tombe dei faraoni; sembra si trattasse di un arbusto piccolo con fiore semplice di colore rosa.

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E’ stata descritta da Omero, rappresentata negli affreschi a Pompei (erano Rosa gallica, pimpinellifolia, canina, muschiata, sempervirens). I Romani le coltivavano in modo intensivo ed alcuni scrittori latini, tra questi Plinio il Vecchio, testimoniano che le rose servivano per l’estrazione di essenze.

Nel Medio Evo si carica di  doppio significato, erotico e mistico, attraverso il suo uso nell’ hortus deliciarium e nell’ hortus conclusus, due metafore che racchiudono l’essenza del giardino medievale.

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Una svolta determinante nella storia delle rose ha luogo nel Settecento, quando arrivano in Europa le rose Cinesi e più tardi nascono le Noisette e le Bourbon. Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento iniziano le grandi ibridazioni, che danno origine agli ibridi di Tea, arbusti rifiorenti con grandi fiori spesso profumati. Ed ecco nel Novecento gli ibridi belli e vigorosi: Polyanta Nane, Miniatura, le rose Arbustive, la maggior parte rifiorenti, le Floribunda, le Rampicanti e le Sarmentose.

Le rose sono coltivate ovunque, in modo formale o informale, in piccoli o grandi spazi, per la bellezza o per il profumo, non esiste giardino che non ne possegga.

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Giardini interamente dedicati alle rose sono numerosi, in Italia e all’estero; in Inghilterra, nel Kent famosissimo il roseto di Sissinghurst, a Londra il roseto di Regent’s Park,  di Hampton Court e dei Kew Gardens, a Saint Albans il Giardino delle Rose, e tanti altri ancora. In Francia il più celebre è senza dubbio il Roseto di Bagatelle a Parigi e poco distante il giardino de La Malmaison, voluto da Josephine, moglie di Napoleone che non fu solo un’imperatrice ma la più nota tra le appassionate di rose. Al giardino è dedicata  “Souvenir de la Malmaison”, una rosa di rara bellezza, dai petali bianco-rosa.

Roseti, collezioni di rose e vivai specializzati sono presenti in tutti i continenti. Associazioni dedicate al fiore più cantato nell’arte e nella letteratura sono nate ovunque; per gli appassionati italiani c’è la “Associazione Italiana della Rosa” presso il Roseto di Monza, dove ogni anno si svolge un concorso internazionale. 

LA ROSA BANKSIAE di Nadia Presotto e Renato Luparia

FIORI E DINTORNI di Nadia Presotto e Renato Luparia

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Una generosa, incantevole e unica  fioritura, regala ogni anno dalla tarda primavera la rosa Banksiae.

E’ una sarmentosa, sempreverde, originaria della Cina, introdotta in Europa nel 1807 da William Kerr, un dipendente di Sir Joseph Banks, direttore dei Kew Garden di Londra, dal quale ha preso il nome, in onore della moglie Lady Banks.

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Queste rose hanno da subito trovato apprezzamento e quindi diffusione, grazie alla loro esuberanza,  robustezza e rusticità. E’ una rosa senza spine e i suoi rami possono raggiungere una lunghezza di quindici metri. Largamente usata dai paesaggisti e dai giardinieri per creare pergolati,  gazebi o per farla salire su un vecchio albero, come ci hanno insegnato a fare gli inglesi;   apprezzata anche perché non si spoglia totalmente delle sue foglioline.

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Due belle piante di  Rosa banksiae lutea ricoprono il pergolato in metallo, proseguimento de “La Casetta”, il capanno degli attrezzi costruito nel giardino della nostra casa di San Maurizio. E’ una delizia quando nella tarda primavera i piccoli boccioli si aprono e migliaia di  roselline gialle  nascondono la struttura, alla quale ho appeso alcuni pendenti  di cristallo.

Oltre alla rosa con i fiorellini gialli, esiste anche la varietà a fiore bianco e profumata, la Banksiae Alba plena, mentre la Lutescens è a fiore semplice giallo. La Banksiae normalis a fiore grande, semplice e bianco è nata casualmente nell’ Orto Botanico di Firenze; la Banksiae rosae ha i fiori di colore rosa magenta a grappoli leggermente profumati, è stata riscoperta recentemente ed è particolarmente interessante per la copiosa fioritura.

Se acquistate un esemplare in vaso si può mettere a dimora  sia in primavera che in autunno, in una buca doppia del pane di terra, con concime a lenta cessione, ponendo attenzione affinché il punto d’ innesto sia fuori dalla terra; mantenetela umida per un paio di mesi e ne vedrete i soddisfacenti risultati.

Sogliando il libro sulle rose della Royal Horticultural Society ho letto che il più grande esemplare di Rosa banksiae var. banksiae (quella introdotta all’inizio dell’Ottocento), si trova a Tombstone in Arizona, piantata nel 1886. La circonferenza del suo tronco è di tre metri e mezzo e la sua chioma, sostenuta da cavi metallici e da un’impalcatura, copre un’area di 800 metri quadrati. Benché nel nostro giardino queste rose vivano bene, non riusciranno certo a raggiungere  tali dimensioni!

FIORI E DINTORNI di Nadia Presotto e Renato Luparia

IL PARCO DI KEUKENHOF

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Keukenhof si trova in Olanda, nella zona di Lisse; nel XV secolo era una regione di dune e boschi, riserva di caccia degli abitanti di Teylingen, di cui ancora oggi si vedono le rovine del castello. Ne era proprietaria la nobildonna Jacoba Van Beieren che fece coltivare un vasto terreno a erbe e ortaggi per rifornire la cucina del castello, di qui il nome Keukenhof che significa “giardino della cucina”.

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Il parco attuale è stato realizzato verso il 1840 dai paesaggisti Zocher, padre e figlio, i quali si sono ispirati allo stile dei paesaggi inglesi. A quell’epoca risale il viale dei tigli, fiancheggiato da alberi maestosi, e il laghetto.

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Nel 1949 un gruppo di coltivatori olandesi scelsero Keukenhof per allestire una  mostra permanente per presentare ai visitatori di tutto il mondo la grande varietà di bulbi disponibili. E’ nato così il più grande giardino di tulipani d’Europa: i 32 ettari di parco , per otto settimane tra aprile e maggio, vedono la fioritura di milioni di bulbi di tutti i colori dell’arcobaleno. Si passeggia tranquillamente tra muscari blu, tulipani multicolori, crochi, giacinti e narcisi. Si ammirano splendidi alberi fioriti (Prunus lannesiana) e numerose perenni accostate ai bulbi, quali Saxifraghe, Primule, Iberis, Polmonarie… e inserite tra le numerose specie botaniche anche altre bulbose: Fritillarie, Scille, Anemoni blanda…

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Nei giardini “a tema” è possibile imparare i segreti del giardinaggio e l’accostamento delle varie specie. Nel Giardino Storico a impianto formale, racchiuso tra mura, vi sono anche le tradizionali erbe da cucina. Il Giardino Naturale è fatto di cespugli fioriti e arbusti ed i bulbi inselvatichiti formano un naturale equilibrio in cui la presenza dell’acqua crea una magnifica scenografia. Nel Giardino Musicale viene diffusa musica: un’atmosfera di pace e serenità che scende al cuore.

Nelle diverse serre si susseguono differenti esposizioni floreali, fotografiche e di pittura. L’ arte ha un ruolo importante a Keukenhof, con l’installazione a cielo aperto di numerose sculture.

Una visita a Keukenhof, nella zona più intensamente coltivata a tulipani, è veramente consigliabile e tra colori e profumi non ci si accorge nemmeno dei 15 chilometri di percorso.

I GIARDINI DI ETRETAT, di Nadia Presotto e Renato Luparia

FIORI E DINTORNI

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In un luogo straordinario, a picco sulle note falesie di Etretat, paese della Normandia caro agli Impressionisti e nei pressi dalla Chapelle Notre Dame de la Garde, nel 2015 il paesaggista Alexandre Grivko ha progettato degli spettacolari giardini di arte topiaria. Un giardino già esisteva dalla fine dell’ Ottocento, creato da un’ attrice francese, madame Thebaut, amica di Claude Monet che qui soggiornò all’ inizio del secolo scorso, regalandoci  splendidi capolavori delle famose falesie.

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Il paesaggista, con l’ acquisto della proprietà e altro terreno, ha creato un connubio tra natura e arte. Sono stati messi a dimora oltre 15.000 specie diverse e 100.000 arbusti di arte topiaria modellati e ispirati al luogo, come Il Giardino di Avatar, con arbusti topiati che ricordano le  falesie, oppure Il Giardino delle Emozioni con bossi a forma di conchiglie, mentre Il Giardino delle Impressioni realizzato con le fillaree angustifoglia, ricorda le onde del Canale della Manica. 

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Il Giardino d’ Aval ha alberi di tasso e tra tutto questo verde spiccano le fioriture di rododendri, orchidee, agapanti e ortensie. I giardini rappresentano il luogo ideale per accogliere le numerose opere d’ arte contemporanea disseminate tra gli arbusti in forma che risultano agli occhi del visitatore ben integrate.

Bellissima è la vista che si gode dai giardini che presentano la caratteristica di essere sempreverdi tutto l’anno. 

UN GIARDINO FIORITO D’ INVERNO, di Nadia Presotto e Renato Luparia

Piante & Dintorni

Il giardino

E’ un “winter garden”, come lo chiamano gli inglesi, un  giardino da ammirare nella stagione più fredda, caratterizzato da  una collezione di amamelidi.

Riapre alle visite, nei fine settimana fino all’ 8 marxo 2020, il giardino di Santa Cristina, frazione di Borgomanero, per far ammirare ai numerosi visitatori le fioriture invernali, in particolare gli amamelidi, una vera e propria collezione messa a dimora dal dott. Cammarano, medico, appassionato giardiniere, nonché esperto botanico, che ha voluto creare un giardino colorato, profumato e ricco di fioriture, per la stagione più fredda dell’ anno, l’ inverno.

Il giardino occupa una superficie di circa duemila metri quadrati, ma sembra ancora più grande perché è suddiviso in stanze, con una struttura armoniosa ed equilibrata che mette in evidenza le  numerose e pregiate specie botaniche.

Oltre alla collezione di amamelidi si possono ammirare i numerosi Cornus che nella stagione fredda, spogliate dalle loro foglie, mostrano rami colorati.

Ellebori, i graziosi e numerosi bucaneve e tante altre varietà prosperano rigogliose in questo splendido giardino nel quale spiccano le cortecce degli alberi messi a dimora nell’ Arboretum: il Prunus Amber beauty è un ciliegio giapponese da fiore  con corteccia lucida e di colore ambrato mentre il Prunus serrulata  ha la corteccia rosso brillante metallico e l’  Acer conspicum “Phoenix “ presenta  incredibili rami rosa.

Dopo gli ultimi interventi e ampliamenti il giardino si presenta suddiviso in 8 parti, o “stanze”, ognuna con una sua caratteristica botanica particolare.  Le novità di quest’ anno sono rappresentate dal “giardino segreto” e il Walled garden con il bordo misto” e la piccola “passeggiata boschiva” con bucaneve nivalis e doppi.

Tante altre preziose varietà,  panchine per consentire piacevoli soste, fontane, nidi e mangiatoie per gli uccellini, vasetti di  giacinti e narcisi, impreziosiscono il giardino, luogo di meraviglie botaniche.

Altra novità dell’ apertura del giardino al pubblico è rappresentata dalla mostra fotografica di Renato Luparia della serie “Il suono del silenzio” allestita in una sala dell’ edificio; da quest’ anno inizia un percorso espositivo con opere a tema invernale o naturalistico.

Il “Giardino degli Hamamelis” è visitabile nei fine settimana fino all’ 8 marzo dalle ore 14.30 alle ore 17 con ingresso libero.

SAINTPAULIA: Le violette africane

Discrete, deliziose e insostituibili piantine d’appartamento

Rubrica: FIORI E DINTORNI di Nadia Presotto e Renato Luparia

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Le violette africane sono state introdotte in Europa nel 1892, quando il barone tedesco Walter Von Saint Paul si trovava in Africa in  qualità di Capitano dell’esercito germanico. Essendo un appassionato di botanica, scopre degli esemplari di una specie sconosciuta simili alla viola europea e ne spedisce alcuni al padre e al direttore dell’Orto Botanico di Hannover. Quest’ultimo intuisce che le piantine non hanno nulla in comune con il genere Viola e le identifica come appartenenti alla famiglia delle Gesneriacee , chiamate Saintpaulia in onere del barone Saint Paul e soprannominate “violette africane”.  Hanno subito un grande successo e già due anni dopo venivano coltivate in Belgio e in Inghilterra.

Sono coltivate come piccole e deliziose piantine da appartamento che richiedono poche attenzioni: si bagnano versando l’acqua nel sottovaso, per non danneggiare fiori e foglie e si innaffiano solo quando il terreno incomincia ad asciugarsi. Non amano l’esposizione ai raggi solari e la temperatura ideale è intono ai 20° centigradi. Nel periodo estivo si possono portare all’aperto, ma in un luogo riparato dal sole e dalla pioggia. I fiori vanno eliminati man mano che appassiscono per favorire la crescita di altri boccioli; dato che le foglie sono ricoperte da una leggera peluria bianca, la polvere si elimina  usando un pennellino. Concimatele di tanto in tanto con un concime liquido per favorire la produzione di fiori e rinvasatele un anno dopo l’acquisto utilizzando torba, sabbia e terra da giardino,  ed evitando di piantarle troppo in profondità.

Per moltiplicare le Saintpaulia  si tagliano, in primavera, le foglie con i piccioli e si pongono in piccoli vasetti mantenendoli sempre umidi e al caldo (circa 21° C). Si possono moltiplicare anche in acqua badando che il livello sia poco al di sopra del picciolo tagliato e quando appariranno le nuove piantine vanno poste in vasetti.

Oggi in commercio si trovano numerose varietà con fiori semplici o doppi, di colore rosa, blu, violetto, bianco, porpora e bicolori e da alcuni anni ci sono anche quelle miniatura battezzate “Mini Ballet”. 

Non c’ è che l’imbarazzo della scelta per coltivare queste deliziose, discrete, colorate e insostituibili piantine da appartamento.

FIORI E DINTORNI di Nadia Presotto e Renato Luparia

L’ AQUILEGIA

L’Aquilegia Vulgaris appartiene alla famiglia delle Ranunculacee; originaria dell’Europa, è chiamata anche colombina, amor nascosto o amor perfetto.
Pare che il nome aquilegia derivi dal fatto che i suoi particolari fiori, formati dai petali che si prolungano in speroni uncinati, siano simili al becco o agli artigli dell’aquila.
E’ una pianta erbacea perenne, rustica, dal bel fogliame che nell’inverno scompare, per poi germogliare in primavera.
Predilige un terreno soffice e fresco; fiorisce in maggio – giugno ed i suoi fiori sono di vari colori, secondo le varietà, e dopo la fioritura è consigliabile tagliare i fusti a livello del suolo. L’ altezza, dipende dalle specie, varia da 20-30 centimetri a 90 centimetri.
Si seminano in primavera, utilizzando del terriccio leggero ricco di sabbia e torba e si trapiantano a settembre in posizione parzialmente ombreggiata. La moltiplicazione avviene dividendo il cespo tra ottobre e marzo, gelo permettendo.
Esistono più di 100 specie di aquilegia; le più basse vengono utilizzate per il giardino roccioso, quelle più alte per le aiuole ed il bordo misto. Stanno bene se piantate vicino a felci e campanule.
E’ una pianta medicinale con proprietà antisettiche, calmante e detergente. Fino al 1800 era usata soprattutto per curare disturbi nervosi, ma attenzione, è una pianta velenosa, coltivatela solo per i suoi singolari ed eleganti fiori!

L’ANGOLO VERDE, di Nadia Presotto e Renato Luparia

IL POSTO DELLE AROMATICHE

Sono belle, buone, piene di virtù; troviamo uno spazio tutto per loro

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Fino a qualche anno fa le abbiamo viste nell’orto, in alcuni vasi sul terrazzo; ora sono protagoniste in giardino: parliamo delle erbe aromatiche, quelle usate nella nostra cucina, capaci di  fare miracoli trasformando le ricette più semplici in specialità.

Oltre alle proprietà culinarie sono molto decorative, con fiori colorati e profumati ed hanno trovato spazio in aiuole a loro destinate all’ interno  del giardino, nelle bordure associate a erbacee annuali e perenni. Messe a dimora tra i camminamenti in mattoni o pietre – in questo caso è adatto il timo – con il calpestio emanano l’ aroma che ricorda un po’ il clima mediterraneo.

E’ proprio il loro aroma che attira api e farfalle, mentre alcune tengono lontane zanzare e parassiti.

Il giardino delle aromatiche risale ai tempi di Greci e Romani e degli orti dei monasteri medievali. Alcuni giardini moderni hanno ripreso l’ antico schema geometrico. Aiuole bordate di bosso o di rosmarino e santolina, oppure costruite in muratura, accolgono le erbe aromatiche che possono anche essere coltivate associate agli ortaggi. Il prezzemolo riccio sembra un pizzo accostato a ortaggi dalle foglie regolari.

Per progettare uno spazio a loro dedicato dobbiamo tener conto che amano il sole, vogliono essere protette dai venti e desiderano un terreno ricco e ben drenato, possibilmente in una posizione lontana da una strada trafficata perché non amano l’ inquinamento.

Trovata la posizione adatta, prepariamo il terreno,  aggiungendo del letame maturo e mettiamole a dimora con il loro pane di terra. Per completare l’aiuola, soprattutto se è posizionata nei pressi dell’ abitazione possiamo ricorrere alla pacciamatura.

Dalle comuni salvia, rosmarino, alloro, passando dalle numerose varietà di timo, al basilico, tanto usato nel periodo estivo per la preparazione del pesto, all’ erba San Pietro, adatta per le frittate, all’ origano e alla maggiorana, si giunge alle erbe aromatiche meno comuni ma ormai entrate a far parte dell’ uso quotidiano, come la menta, la melissa, o il curry, dal profumo di liquirizia e così via.

Per chi non possiede un giardino, può coltivare le preziose erbe aromatiche in vasi, cassette o cestini appesi;  i davanzali ed i terrazzi nei pressi della cucina possono diventare tanti “giardini delle aromatiche” in miniatura

MIRABILIS: bella di notte

FIORI E DINTORNI  di Nadia Presotto e Renato Luparia

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meravigliosa

La Mirabilis Jalapa è comunemente conosciuta con il nome di “bella di notte” perché i suoi fiori, a forma di imbuto e leggermente profumati, si aprono verso sera e alla luce del sole si richiudono tanto da sembrare appassiti.

Terminata la fioritura appare un grosso seme ovale, di colore nero,  che raccolgo e conservo fino alla primavera successiva quando, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio semino nel mio orto, insieme alle zinnie e alle calendule.

La fioritura inizia a giugno e si protrae fino a settembre; i fiori,  riuniti in mazzetti terminali di diversi colori, giallo, bianco, rosso, rosa e screziati, rendono allegro il mio orto; le foglie sono lisce, cuoriformi alla base e acuminate.

E’ una erbacea rustica che appartiene alla famiglia delle Nictaginacee (comprende piante ornamentali tra cui la buganvillea) , originaria dell’America Meridionale ed introdotta in Europa intorno al 1600;  Linneo la chiamò Mirabilis, che significa meravigliosa proprio per il suo aspetto e perché porta fiori con colori diversi sulla stessa pianta e Jalapa, la città messicana dalla quale proviene. Per la particolarità di aprire i fiori la notte, è simbolo di timidezza.

La prima volta che seminai le “belle di notte” fu tanto tempo fa, quando gli amici Albertina e Luigi mi regalarono una grossa manciata di semi, dopo averle ammirate nel loro giardino, durante una visita serale, nel momento in cui i numerosi fiorellini multicolori si aprivano. Dall’anno successivo puntualmente a primavera, continuo a spargere il seme di quelle stesse  Mirabilis, che raccolgo all’inizio dell’autunno.

La si vede solo nei giardini di campagna perché è snobbata dai giardinieri; peccato perché non ha tante esigenze e poi  emana un piacevole profumo, che attira le farfalle notturne.

LA CALENDULA: BELLA E BUONA

FIORI E DINTORNI di Nadia Presotto e Renato Luparia

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La Calendula Officinalis appartiene alla famiglia delle Composite. Il suo nome deriva dal latino “calendae”, primo giorno del mese, perché nella bella stagione fiorisce ogni mese.

E’ una pianta di natura erbacea, rustica, che emana un odore caratteristico; l’altezza varia da 20 a 50 centimetri.

Le foglie della calendula sono lanceolate; quelle poste in basso sono più’ sottili, mentre le superiori si allargano in un ovale più’ elegante.

I fiori possono essere semplici o doppi ed il loro colore comprende tutte le sfumature del giallo e dell’arancio; la fioritura dura dalla primavera all’autunno.

Facile da coltivare, richiede solo una esposizione soleggiata e terreno ben drenato.

Si semina direttamente a dimora, con eventuali diradamenti: in autunno per avere la fioritura primaverile e nel mese di  marzo per la fioritura estiva. I semi vanno posti alla profondità’ di circa 1 centimetro. Se si eliminano i capolini sfioriti si prolunga il periodo di fioritura.

La calendula, così bella e solare, é’ adatta per bordure e per produrre fiori da taglio, che durano molto in acqua.

E’ conosciuta anche per le sue virtu’ medicinali, fu utilizzata fin dal Medio Evo, poi trascurata per molto tempo, ora e’ di nuovo usata, sia in medicina che nella cosmesi.

Nel misterioso e strano linguaggio dei fiori simboleggia la pena e il dispiacere.

Una curiosita’: buono il risotto con i petali di calendula.

LA STELLA DI NATALE, di Nadia Presotto e Renato Luparia

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FIORI E DINTORNI  di Nadia Presotto e Renato Luparia
La Stella di Natale, il cui nome botanico è Euphorbia Pulcherrima, è detta anche Poinsettia e appartiene alla famiglia delle Euphorbiacee.
E’ una pianta originaria del Messico, introdotta in Europa nella prima metà’ del 1800.
E’ molto ornamentale per le sue foglie apicali modificate (dette brattee), disposte a stella, di colore rosso intenso, rosa o bianco crema; i fiori, piccoli e di colore giallo, sono disposti nella parte centrale delle brattee e fioriscono nel periodo invernale.
Alla Stella di Natale, indicata per la composizione di ciotole e vasi, va riservato un luogo luminoso, in una stanza riscaldata, in cui la temperatura non scenda al di sotto dei 18 gradi centigradi, ma non va posta vicino ai termosifoni, perché il calore eccessivo può provocare il deperimento delle foglie.
Nel periodo della fioritura il terreno va mantenuto costantemente umido; dannose per questa pianta la carenza d’acqua e le correnti d’aria.
Dopo la fioritura, quando le brattee e le foglie iniziano a cadere, gli steli vanno tagliati bassi, le annaffiature sospese e la ciotola o il vaso che la contiene va posta a riposo in un locale illuminato e fresco. In primavera si rinvasa e si riprende ad annaffiare, si porta all’aperto in posizione ombreggiata e riparata affinché possa irrobustirsi e sviluppare nuovi rami. All’inizio dell’autunno si riporta in casa, ma la Stella di Natale, in questo periodo, necessita di oscurità per rivederla fiorita all’inizio di dicembre.
Nel suo paese d’origine è legata ad antiche tradizioni: pare che i giovani Maya le regalassero alle fidanzate come simbolo d’amore.
La Stella di Natale contiene un latice tossico che può provocare irritazione agli occhi o, se ingerito, danni all’apparato digerente, ma è comunque una bella pianta ornamentale che rallegra le case nel periodo delle feste di fine anno.

L’ ALBERO DELL’ INCENSO, di Nadia Presotto e Renato Luparia

FIORI E DINTORNI  di Nadia Presotto e Renato Luparia

Albero incenso

L’ incenso è una sostanza naturale che nel mondo antico era considerata pregiata e molto ricercata, bruciata non solo nelle cerimonie religiose ma utilizzata anche per purificare l’aria e per scopi salutari.

E’ una gommoresina che si estrae dal tronco delle Boswellia, una pianta che appartiene alla famiglia delle Burseraceae, che cresce in alcune zone della Penisola Arabica, in particolare Yemen e Oman, dell’India e del Corno d’Africa.

Le diverse specie di questa piante producono incensi diversi per colore e profumazione; il più pregiato è quello ottenuto dalla Boswellia Sacra, con i grani  colore dell’argento.

Il metodo per estrarre la resina è immutato nel tempo: in primavera si incide, con uno speciale coltello,  la corteccia del tronco e dei rami più grossi con dei tagli longitudinali; dopo circa quindici giorni la resina, all’inizio si presenta come un liquido biancastro che  all’aria si rapprende, è pronta per essere staccata. La raccolta dura circa tre mesi, quindi le piante vengono incise più volte e da ogni pianta si possono ottenere fino a dieci chili di incenso.

Le Boswellia non sono alberi particolarmente grandi, raggiungono al massimo tre metri, hanno foglie piccole e la corteccia del tronco che si sfalda. Le più pregiate crescono nella zona del Dhofar, nell’Oman meridionale, un altopiano protetto dalle montagne che lo ripara dai monsoni, ma l’ umidità permette la crescita di questa pianta, considerata dono di Allah.

L’ Utilizzo dell’ Incenso

Oltre ad essere nell’antichità una preziosa merce di scambio, l’incenso è utilizzato nelle funzioni religiose, bruciato per purificare e profumare l’aria, usato come disinfettante per pulire i contenitori dell’acqua e, quello bianco masticato per proteggere denti e gengive, come  ha insegnato la guida che ci ha accompagnati in un viaggio in Oman.

Polverizzato e mescolato all’olio si ottiene un profumo, venduto in preziose boccette nei suq di Mascat e Salalah, balsami e pomate da spalmare sulle ferite, ma soprattutto si producono creme utili per ritardare la comparsa delle rughe.

FIORI E DINTORNI  di Nadia Presotto e Renato Luparia

Alessandria today: Come anticipato e promesso ecco il primo post della rubrica del blog: “Fiori e dintorni” a cura di Nadia Presotto e Renato Luparia.

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Rosa Iceberg

Una rosa moderna a cespuglio, nata in Germania nel 1958 (Kordes è il suo ibridatore) è la Rosa Iceberg, una Floribunda dall’aspetto tondeggiante con fiori doppi, rotondi, candidi che in estate si macchiano di rosa alla base dei petali e contrastano piacevolmente con le foglie ampie e lucide. Quando, dall’estate all’autunno,  gli eleganti  boccioli, piccoli e armoniosi si aprono, ecco che profumano dolcemente il giardino.

La Rosa Iceberg è adatta per essere coltivata come esemplare isolato,  in grandi aiuole o per formare siepi e bordure. Si può abbinare alla lavanda, ad altri fiori bianchi, come le Impatiens oppure con le  erbacee a foglia grigia.

L’altezza del cespuglio varia da 75 centimetri al un metro e mezzo, a seconda della potatura, che deve essere comunque leggera.

Esiste anche la varietà climber nata nel 1968, rifiorente,  con le stesse qualità del cespuglio e le dimensioni di una rampicante, adatta per pergole e archi ed avendo i fiori che “chinano il capo” , si lasciano guardare dal basso verso l’ alto. E’ piacevole ammirarli mentre si passeggia sotto gli archi o ci si riposa all’ ombra di un pergolato ricoperto da queste rose. 

A cespuglio o climber , la Iceberg è una delle rose più belle ed apprezzate, più volte premiata e stampata su francobolli in Romania e Nuova Zelanda.

Se la mettete a dimora nel vostro giardino vi sorprenderà, come ha sorpreso l’architetto Paolo Pejrone che nel suo libro “Il vero giardiniere non si arrende” edito da Feltrinelli, scrive: “Ricordo la mia sorpresa davanti alla bellezza delle prime piante di Rosa Iceberg viste in Inghilterra, a Sissinghurst, nel giardino di Vita Sackville-West…”.

Dipinto di Nadia Presotto 

Biografie degli autori:                                     

Biografia: Nadia Presotto vive e opera a Conzano (AL). Appassionata d’ arte, frequenta corsi di disegno e gli atelier di numerosi artisti; studia il colore applicato alle varie tecniche, dall’ acquarello all’ olio realizzando tele con i colori ad olio e luminosi acquarelli. Ha frequentato il corso di incisione presso l’ Istituto Belle Arti di Vercelli e partecipato a workshop internazionali.

Ha esposto presso: Museo Etnografico di Alessandria, Museo Diocesano di Lu, Villa Serra di Sant’ Olcese (Ge), Calcagno Art Studio di Venezia in concomitanza con la Biennale d’ Arte del 2011, al Goethe Institut di Friburgo (Germania), Villa Vidua di Conzano (AL), Teatro Comunale di Riva Valdobbia.

Personali anche alla Galleria Les Artistes di Alessandria, nella Sala Consiliare di Lu e il Museo Colombiano di Cuccaro. Nel 2014 presso la sala del Sindaco del Comune di Gozzano (No) e La Locanda dell’Arte di Solonghello (AL). Nel 2015 presso la Galleria Casa d’ Arte Viadeimercati di Vercelli, Ca’ Lozzio di Oderzo (TV), nel 2016 presso il Castello di Casale Monferrato, e nel 2017 in Palazzo Riggio a Nicosia (EN) e all’, Enoteca di Canelli Nel 2018 personale presso la Tenuta Tenaglia di Serralunga di Crea, Al Castello di Costigliole d’ Asti.

Numerose le partecipazioni a rassegne espositive collettive in Italia e all’estero (Londra, S. Paul de Vence, Lussemburgo, Rikuzentakata- Giappone); ha partecipato alle Fiere d’ Arte di Reggio Emilia (2008) e Padova (2010) con pubblicazione in catalogo. E’ presente nelle dieci le edizioni della Mostra d’ Arte Contemporanea presso lo Spazio La Nisolina di Lu (AL) – di cui è stata anche curatrice e in alcune collettive allestite in Villa Giulia di Verbania, presso il Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, l’ Oratorio Sant’ Ambrogio e la libreria Bocca di Milano, l’ ex Abbazia San Remigio di Parodi Ligure, il Castello di Piovera, Museo d’ Arte Contemporanea di Mombercelli (AT), Alla Chiesa del Ponte di Fubine, alla galleria Aglaia di Omegna e altre ancora.

Presente al Padiglione Tibet, all’ interno di Padiglione Italia, della 54° Biennale di Venezia, allestito a Torino nel 2011 e in altre rassegne di Padiglione Tibet e alle Biennali Internazionali dell’ Acquerello di Tirana (Albania). Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private.                                               

Foto Renato Luparia

Biografia: Renato Luparia è nato a Casale Monferrato e vive a Conzano (AL). Fin da giovanissimo si interessa di fotografia e sperimenta le tecniche del bianco/nero, colore, diapositiva e, recentemente, del digitale.
Collabora con giornali e riviste e le sue fotografie sono state pubblicate su libri e calendari.
Numerose le mostre personali in spazi pubblici e privati, tra questi: Villa Vidua di Conzano (AL), Casa d’Arte viadeimercati di Vercelli, Goethe Institut di Freiburg (Germania), Ca’Lozzio di Oderzo (TV), Spazio d’Arte Rilegatoamano di Biella, Castello dei Paleologi di Casale Monferrato (AL), Villa Giulia di Verbania, Libreria Internazionale Hoepli di Milano.
Nel 2011 ha partecipato alla prima edizione del MIA (Milan Image Art Fair) e a “Les Rencontres International de Photographie” di Arles (Francia). Nel 2015 ha esposto alla prima Biennale d’Arte di Alessandria “Omnia” e nel 2017 è stato invitato alla Fondazione Federica Galli di Milano per la Mostra “Attraverso l’albero” dove sono state abbinate le sue immagini alle stampe della Maestra dell’incisione italiana.
Nel 2018 ha pubblicato con l’Archivio Fotografico Italiano il libro Italia Intima con presentazione e mostre a Milano, Scicli (Ragusa), Arles e Grenoble (Francia).
Le stampe fotografiche “Fine Art” di Renato Luparia fanno parte di collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

“Erano vivi e combattevano per i loro ideali, decisero di smettere di arrendersi per vivere in pace, fu così che iniziarono a morire poco alla volta”, di Pier Carlo Lava

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