Prenons soin de ceux qui nous entourent #1 Les hérissons

Ma vie au présent simple

LES CONSEILS

5 règles pour les hérissons:

1/ On ne leur donne jamais de lait de vache ou de pain, ils ne peuvent pas les digérer.

2/ Tout ce qui n’est pas grand comme votre main (environ 600 grammes), ne peut pas passer l’hiver.

3/ Il ne faut jamais voir un hérisson de jour, il est alors mourant ou en grande difficulté,il faut le rentrer avec des bouillottes (il faut une chaleur de contact quel que soit le temps extérieur) et contacter un centre de faune sauvage limitrophe pour leur confier.

4/ Si on dérange un nid avec une maman et des bébés, on empêche immédiatement la maman de partir et on ne touche jamais les bébés sans avoir de gants (sinon elle refuse de s’en occuper ou elle les mange).

5/ On ne déplace pas un hérisson sauf, si il s’avère être en grand danger ou vu de jour.

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“La guitare bleue “de John Banville…

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images (4)

Traduit par
Michéle ALBARET-MAATSCH
Oliver Orme, vous le savez sans doute, est un peintre dont le talent est reconnu dans le monde entier. Ce que vous ignorez encore, c’est qu’il a cessé de peindre, en proie à des doutes esthétiques. Et qu’il a passé sa vie à voler des choses de valeurs diverses à son entourage, non par cupidité mais par goût, éprouvant un plaisir quasi érotique à subtiliser des objets.
L’un de ces objets subtilisés à d’autres, en l’occurrence à son ami Marcus, est Polly, dont il fait sa maîtresse. Mais, tout comme il a fui son épouse Gloria, il fi nit par la laisser un jour ou il ressent le besoin de se réfugier dans sa maison natale, aussi délabrée soit-elle. Or bientôt Polly le retrouve, et leur histoire d’amour renaît de ses cendres.
Entre passion, désillusion, jalousie et égoïsme, Oliver déverse le flux de ses pensées comme…

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Come cambia il vento

Racconti ondivaghi che alla fine parlano sempre di amore

Come cambia il vento,
così le persone.
Come un giorno è scirocco,
mentre l’altro è tramontana.
Ed in quel cambio repentino e notturno,
non sai mai se il giorno dopo ti aspetta il sole
o devi munirti di ombrello.
E così,
lo ripeto,
è anche la gente.
Ed anche per loro il giorno dopo funziona allo stesso modo;
che non sai se dire ciao,
rivolgendo un sorriso che illumina tutto
oppure arrivederci,
voltando le spalle tanto rapidamente per non farti bagnare dalla pioggia.

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Tsunami

Racconti ondivaghi che alla fine parlano sempre di amore

Eri così semplice dietro un sorriso.
Senza maschera, senza spada.
La tua voce cambiava, aumentava di tono,
sorrideva anche quella.
E i tuoi occhi,
i tuoi begli occhioni scuri che diventavano color oro.
Ridevi, amore, ridevi con me.
E poi eccolo,
il cambiamento.
Il temporale e lo tsunami insieme.
Cosa ti è successo?
Non ne sei più uscito lo stesso.
Un lupo, un orso, non definisco quella maschera.
E non minacciarmi con la spada, che ho paura.
Tremo, mi guardi e tremo.
Niente sorrisi, solo inquietudine dalla causa senza madre.
Mi guardi, sei serio e io non capisco;
non ti riconosco.
Amore, dove sei?
Ti ho perso tra un’onda bassa e l’alta marea.
Eri a un passo da me e ora c’è tanto mare
c’è tanto male
a dividere noi.
Tu che mi hai lasciata sola a galleggiare
e ad ogni bracciata fino alla riva sento una frusta sulla schiena.

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“La guitare bleue “de John Banville…

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Traduit par
Michéle ALBARET-MAATSCH
Oliver Orme, vous le savez sans doute, est un peintre dont le talent est reconnu dans le monde entier. Ce que vous ignorez encore, c’est qu’il a cessé de peindre, en proie à des doutes esthétiques. Et qu’il a passé sa vie à voler des choses de valeurs diverses à son entourage, non par cupidité mais par goût, éprouvant un plaisir quasi érotique à subtiliser des objets.
L’un de ces objets subtilisés à d’autres, en l’occurrence à son ami Marcus, est Polly, dont il fait sa maîtresse. Mais, tout comme il a fui son épouse Gloria, il fi nit par la laisser un jour ou il ressent le besoin de se réfugier dans sa maison natale, aussi délabrée soit-elle. Or bientôt Polly le retrouve, et leur histoire d’amour renaît de ses cendres.
Entre passion, désillusion, jalousie et égoïsme, Oliver déverse le flux de ses pensées comme…

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“Ceux de la poésie vécue” par Ernest Pignon-Ernest et André Veltier.

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La poésie a la vie dure, même si on l’annonce régulièrement à l’article de la mort. C’est que pour ceux qu’exaspère l’ordre meurtrier du monde, la poésie est affaire d’engagement existentiel. Elle garde trace des expériences vécues et des risques pris. Elle dit le réel, mais en le révélant plus vaste, et d’une prodigieuse intensité. Elle conjugue visible et invisible, sursauts intimes et songes partagés. Elle s’impose comme le chant profond des vivants qui ne renoncent pas aux effractions, aux abîmes, aux combats, ni aux enchantements inouïs de la vraie vie.
Ernest Pignon-Ernest multiplie les interventions par les rues et sur les murs des villes en compagnie de poètes irréductibles, capteurs de signes, porteurs de paroles, de révoltes, d’utopies. De Rimbaud à Antonin Artaud, de Nerval à Robert Desnos, de Verlaine à Pier Paolo Pasolini, de Federico García Lorca à René Char, sans oublier Baudelaire, Apollinaire, Cendrars, Maïakovski, Éluard, Aragon…

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Come pazzi

Richi guidava come un pazzo, premendo il piede sull’acceleratore fino a che il rombo del motore non diventava insopportabile, ferendo i timpani e rimbombando tra le pareti interne del cranio. Non ci provavo nemmeno a farlo rallentare, ormai sapevo che i miei tentativi lo spingevano solo a far peggio. Era come un cane da caccia, se fiutava la paura aumentava il passo, ancora più convinto della sua direzione. Per questo, ogni volta che avevo la sfortuna di salire in macchina con lui, mi limitavo a tenermi con tutte le mie forze, ficcando quel che rimaneva delle mie unghie mangiucchiate in quel che rimaneva del fodero in pelle del sedile. Alla fine di ogni viaggio mi ritrovavo lo stomaco in gola e le budella ribaltate.

-Non provare a fopparmi sul cruscotto- mi apostrofava lui.

Non che ce ne fosse bisogno – non era mai successo che gli vomitassi in auto -…

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Non so vivere

Ho vent’anni e non so vivere.

Dicono che a quest’età dovrei mangiarmela la vita, che dovrei inseguire i miei sogni, progettare il futuro, spiccare il volo, iniziare a delineare la persona che sono e che voglio essere. Dovrei puntare in alto, risplendere, eccellere. Dovrei impegnarmi, dare tutta me stessa, sputare sangue per raggiungere i miei obiettivi. Dovrei essere forte, matura, determinata, responsabile, ma con quel pizzico di follia che permette di continuare a lottare. Dovrei voler cambiare il mondo. Dovrei, dovrei.

Invece, io non faccio. Nonostante gli sforzi, mi perdo in continuazione. Spreco il mio tempo, rompo tutto ciò che tocco, mi butto via. Sono un turbine di confusione, incoerenza ed emozioni contrastanti. Ho una quantità infinita di personalità e versioni di me nella mia testa, e ognuna di esse fa a cazzotti con le altre. Sono preda delle mie emozioni, non le controllo, come un animale che sente ma…

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Che ci vuoi fare, son fatta così

La nostra è una specie in via d’estinzione – i famosi “pochi ma buoni”, per intenderci. Ci si riconosce facilmente, da lontano, dalla camminata leggermente sbandante o dallo sguardo che si posa freneticamente su tutto ciò che ci circonda. O dal mezzo sorriso da ebeti stampato in faccia. Se poi siamo in buona, potrebbe anche capitarvi di vederci muovere la testa al ritmo di una musica inesistente, o le labbra, impercettibilmente, come a canticchiare una canzone che conosciamo solo noi. Di solito non ci accorgiamo nemmeno di essere osservati, avanziamo imperterriti, ignari di attirare l’attenzione dei più e di provocare l’imbarazzo dello o degli sventurato/i che ci stanno accanto (spesso c’è persino uno scambio di battute silenziose tra questi ultimi: i primi chiedono spiegazioni inarcando le sopracciglia, i secondi rispondono arricciando le labbra e facendo spallucce – sottotitolo: “Che ci vuoi fare, è fatto così”).

Noi ci proviamo, giuro che…

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Primo passo: innamoramento

Caterina si era innamorata come si innamorano le ragazze della sua età: improvvisamente, inaspettatamente, prepotentemente – insomma, un sacco di “mente”. Il suo amore, però, veniva tutt’altro che dalla testa, anzi, all’inizio non c’era nulla di razionale in quel folle sentimento. Si sentiva costantemente come in un potente post-sbronza, con la testa pesante, l’equilibrio precario e la bocca impastata. Non riusciva a pensare con lucidità, aveva una tachicardia perenne, tutto ciò che la circondava le sembrava andasse al rallentatore. Provava un misto di terrore ed eccitazione, a volte le veniva da piangere senza un apparente motivo, altre invece le sembrava di fluttuare ad un metro da terra. Ma quello che più la preoccupava era il senso di confusione e disorientamento che non riusciva a scacciare: le sue giornate erano tutte un “Dove sono? Cosa sto facendo? Perché lo sto facendo?”. Per un breve periodo, non riuscendo a identificare e giustificare…

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Da FIMA cinque consigli per un Natale sostenibile

I consigli della Federazione italiana media ambientali per feste più “verdi” 

fonte: http://www.educazionesostenibile.it

Natale è alle porte e insieme ai sorrisi, alle luci e alle feste arriveranno purtroppo anche tonnellate di rifiuti da smaltire, tra carte, pacchetti e avanzi del consumismo sfrenato. Vivere però le festività in modo più sostenibile è possibile grazie a cinque consigli pratici della FIMA, la Federazione Italiana Media Ambientali. 

1) Scegliere sempre stoviglie riutilizzabili

Il Natale è il momento in cui figli, nipoti, zii e cugini giungono da ogni parte del mondo per riunirsi alle proprie famiglie e cenare in compagnia. Una prima scelta responsabile sarà quella di utilizzare piatti lavabili al posto di quelli di plastica o, in alternativa, quelli compostabili realizzati in fibre vegetali che possono essere smaltiti con facilità nella frazione umida. Continua a leggere “Da FIMA cinque consigli per un Natale sostenibile”

Anna Fano: una donna “emancipata” nella Trieste del primo Novecento

anna fano articolo-marina-torossi

by marinatorossi

Anna Curiel Fano è una delle figure più interessanti della Trieste ebraica di inizio Novecento, lo stesso milieu sociale e culturale a cui appartennero Saba, Voghera e Giotti. Ne fece parte sia in modo diretto, attraverso quello che scrisse, sia in modo indiretto, attraverso le molteplici relazioni di amicizia e di parentela con i componenti di quel gruppo.

Attraverso le vicende della sua vita possiamo cogliere molti aspetti interessanti del primo Novecento triestino e anche, e soprattutto aspetti della sua personalità forte e indipendente. Sorprendentemente moderna per i tempi.

Nata il 20 aprile 1901 da Aronne di Samuele e dalla sua seconda moglie Maria Morpurgo, frequentò il Liceo Femminile e fin da giovane dimostrò doti di anticonformismo e di profonda intelligenza. Amava l’indipendenza ed era sensibile, tenace, conscia di sé, capace di autoanalisi approfondite anche se, come ci testimonia Saba, un po’ superba e testarda. Continua a leggere “Anna Fano: una donna “emancipata” nella Trieste del primo Novecento”

Il nuovo libro di Giorgio Nebbia per gli abbonati a “.eco”

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fonte: http://www.educazionesostenibile.it/

Giorgio Nebbia racconta la storia industriale, tra successi, insuccessi e gravi danni all’ambiente e alla salute umana. Prefazione di Mario Salomone, postfazione di Pier Paolo Poggio

Si intitola Erano andati a sciare il nuovo libro di Giorgio Nebbia, di cui compaiono regolarmente gli articoli anche su questo sito: storie di perseveranza, gelosie, rivalità, colpi di genio che hanno segnato il percorso della Rivoluzione industriale fin dai suoi prodromi, consentendo grandi progressi, ma anche seminando lutti e incidenti sul lavoro e moltiplicando i pericoli per la salute umana e l’ambiente, cui si sono contrapposte misure legislative e lotte di lavoratori e delle popolazioni colpite, puntualmente documentate dall’autore.

Più di cento i personaggi presenti di cui, con penna che scorre veloce e leggera, Giorgio Nebbia illumina con tratti precisi ed essenziali episodi curiosi, infortuni, scoperte, successi e fallimenti, sempre attento però a mostrarne anche i risvolti dannosi e i guai prodotti. Continua a leggere “Il nuovo libro di Giorgio Nebbia per gli abbonati a “.eco””

I miei bambini, Ugo Leone

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Cosa si intende quando si dice “bambino”? I bambini e i fanciulli delle bidonvilles africane o delle favelas brasiliane o della napoletana Scampia che confrontabilità hanno con i loro omologhi per età di San Francisco o di Copenaghen o di Posillipo? Non si è bambini dovunque allo stesso modo e alla stessa età, costretti come sono a crescere, dai fatti, dagli adulti, dai luoghi e nelle società in cui nascono e vivono 

Ugo Leone

fonte: http://www.educazionesostenibile.it/ 

“.eco” (rivista cartacea e sito web) dedicherà tutto il 2018 a una campagna sulla “città delle bambine e dei bambini”. Pubblichiamo qui un intervento di Ugo Leone 

«…Oggi ne sono passati più di cento, si perdoni l’imprecisione di chi non ha imparato a contare esattamente, son stati molti, son stati pochi, è come quando si dicono gli anni, ho già passato i trenta, e Baltasar dice, In tutto ho sentito dire che ne sono arrivati cinquecento, Tanti, si meraviglia Blimunda, ma né l’uno né l’altra sanno esattamente quanti siano cinquecento, senza contare che il numero è, fra tutte le cose che esistono al mondo, la meno esatta, si dice cinquecento mattoni, si dice cinquecento uomini, e la differenza che c’è tra mattone e uomo è la differenza che si crede che non ci sia tra cinquecento e cinquecento, chi non l’avrà capito la prima volta, non merita che glielo si spieghi la seconda.» Continua a leggere “I miei bambini, Ugo Leone”

D’amore e d’acqua” di Maria Gisella Catuogno. Edizione Il Foglio Letterario

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by gisy

Nel 1926 Georges e Tigy Simenon, ancora poco conosciuti e con magre risorse economiche, lasciano per qualche settimana Parigi, dove erano approdati qualche anno prima dal Belgio senza un soldo in tasca, ma con sogni letterari e artistici in testa, per un periodo di riposo a Porquerolles, isola a forma di falce di luna sulla Costa Azzurra.

Cominceranno così a scoprire la magia dell’acqua – capace di curare fatiche fisiche e stress psicologici – che negli anni successivi li porterà a percorrere la Francia in lungo e in largo attraverso i suoi fiumi e canali, a bordo della mitica Ginette e, successivamente, a tentare imprese più ardue con   l’Ostrogoth, in grado di farli giungere fino in Olanda e nel Mare del Nord, dove poi, a bordo di un cargo, continueranno la navigazione verso Capo Nord e il Circolo Polare Artico. Continua a leggere “D’amore e d’acqua” di Maria Gisella Catuogno. Edizione Il Foglio Letterario”