Momenti di poesia. Le dolci robinie di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Le dolci robinie, di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Le dolci robinie

Le dolci robinie sono tornate
in un proliferare di chiarori
ad ammantarsi
di teneri grappoli bianchi.
Mi ricordano oggi
il nostro amore allora
una distesa profumata
di soavi odori fioriti.
E sogni di giovani cuori
in un riflusso di onde
cristalline docili e accoglienti.
Oggi guardo a loro
con l’attenzione
che pullula d’amati ricordi.
Disciolte le nebbie passeggere
sulle maree del cuore
affossate le dissonanze
sulla sabbia del tempo
cogliamo la semplicità
profumata delle ore insieme.
Non c’è tristezza, né amarezza
il tempo delle mele rosse
scandisce pacato
il ritmo dei nostri cuori.

Stefania Pellegrini ©
(dalla raccolta “Isole” END Edizioni)

Momenti di poesia.Ti cerco, non ti trovo di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Ti cerco, non ti trovo di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Ti cerco, non ti trovo.

Sei il sogno che temo
sfugga tra le dita
La forza che mi riconduce
da astro smarrito
alla sua orbita,
la voce che muove dentro
sui binari del silenzio.

Ti cerco, non ti trovo
indugio tra gli spartiti
del tempo,
indugio e aspetto
che prenda via
un nuovo movimento.

Queste ore a contare
il tuo ritorno, a guardare
l’orologio che batte
dove la luce manca.
Queste ore muovono
così lente, che ogni impulso
mi muore dentro.


Stefania Pellegrini©

A N D A R E, di Silvia De Angelis

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Quel trasmigrare d’emozioni che va e viene e si riflette sui miei pensieri del giorno,  ha una notevole influenza sulle mie decisioni….infatti è incredibile quanta importanza  abbia “quel cumulo” di vissuto d’amore sull’espressione momentanea della mia vita…

Mi fa essere di vedute ampliate e mi forgia di particolare dolcezza nei confronti del   contorno, anche se, in passato, qualche evento sgradevole ha oscurato giorni di sole…

L’amore è imprevedibile e talvolta sembra decidere lui per noi, con i suoi colpi di testa  e i suoi impulsi irrevocabili, ai quali non possiamo fare a meno di star dietro…

Ci prende di sorpresa con la sua irresistibile elettricità, per condurci in una dimensione illusoria  e irreale, che ci blinda fortemente per un periodo imprecisato, fino a liberarci gradualmente  della sua morsa, facendo sbollire il suo ardore e costringendoci a ritrovare noi stessi, forse un po’ sfibrati, ma pronti a rimetterci in discussione in un andare diverso e innovativo…

Si perché ogni evento che viviamo ha un inizio e un termine e non possiamo sottrarci a questa oggettività, che dà un senso delineato al nostro essere, nato per rigenerarsi e muoversi in continuazione…

@Silvia DeAngelis 

LA POESIA DEL ‘200 SCUOLA SICILIANA, di Silvia De Angelis

poesia scuola poetica siciliana 20

LA POESIA DEL ‘200 SCUOLA SICILIANA

Alla classica ispirazione dei testi arcaici e alla loro accentuata varietà degli idiomi, si contrappone la produzione del tutto lirica, e in un volgare unitario, la “Scuola Siciliana” , accolta anche da Dante.

I versi mancano di connotazioni etnico-geografiche e mettono i rilievo lo stretto rapporto, tra politico e culturale, di questi rimatori, con  la Corte di Federico di Svevia (re di Sicilia dal 1198e imperatore dal 1220).

La poesia siciliana si posa su temi amorosi, tipici dei modelli provenzali, e introduce il sonetto.

Gli autori siciliani sono rappresentati da funzionari dello stato, come Jacopo da Lentini, Pier della Vigna e Guido delle Colonne.

Per questi protagonisti delle prime rime in volgare italiano, la poesia è vissuta come un’evasione dalla realtà, e l’amore come un sottile gioco, aristocratico e raffinato. Si riprendono, pertanto, i temi dell’amor cortese, come esclusivo mezzo di comunicazione poetica, all’interno di una cerchia ristretta ed omogenea, che coltiva la lirica come evasione e svago, in margine agli impegni della propria professione. Quindi i rimatori siciliani concorrono ad una produzione compatta, per contenuti e forma.

PIER DELLA VIGNA

Nasce a Capua nel 1190, vi studia retorica e diritto, trasferendosi, poi a Bologna.

La sua vita si lega a quella dell’Imperatore Federico II di Sicilia, per il quale ricoprì incarichi di elevato Prestigio (giudice, cancelliere, alto funzionario).

Caduto in disgrazia fu imprigionato nel 1249 a Cremona, muore suicida ( cfr.Dante Inferno, XIII) inToscana La sua opera più importante è “L’Epistolario”, elaborato in lingua latina, esempio di preparazione Giuridica e abilità retorica. E’ autore di alcune canzoni e sonetti.

pier delle vigne

PERO’ CH’AMORE NON SI PO’ VEDERE  Pier della Vigna

Però ch’amore non si pò vedere
e no si tratta corporalemente,
manti ne son di sì folle sapere
che credono ch’amor sïa nïente.

Ma po’ ch’amore si face sentire
dentro dal cor signoreggiar la gente,
molto maggiore presio de[ve] avere
che se ‘l vedessen visibilemente.

Per la vertute de la calamita
como lo ferro at[i]ra no si vede,
ma sì lo tira signorevolmente;1

e questa cosa a credere mi ‘nvita
ch’amore sia; e dàmi grande fede
che tuttor sia creduto fra la gente

INTERPRETAZIONE DEI VERSI :

Visto che l’amore non si può vedere e non si può toccare con mano, in molti giungono alla folle conclusione che l’amore non esista (non sia importante; non sia niente). Ma dopo che l’amore si fa sentire (innamoramento), riesce a padroneggiare la gente dal cuore; e per riuscire a fare ciò deve avere un pregio (ricchezza; forza) maggiore che se fosse una cosa visibile(concreta). La forza con cui l’amore sovrasta la gente è come la forza della calamita, che pur non essendo vista riesce irresistibilmente ad attirare il ferro. E questa realtà conferma la mia idea che l’amore esista e questo mio parere èrafforzato dal fatto che la gente crede tuttora che esista. @Silvia De Angelis

Daniela Tusa – una regista con i sogni a rigenerazione di Marina Vicario

L’intervista con Daniela Tusa è una di quelle conversazioni che non vorresti finissero mai; un mare di esperienze e nella sua voce un entusiasmo con una “compostezza” teatrale impeccabile, senza mancare di naturalezza. Incantevolmente semplice e modesta (non vuole dare consigli, nonostante se lo potrebbe permettere) questa attrice e regista si racconta, portando a noi, un ritratto di una donna straordinaria.

Grazie Daniela per consentire ai lettori di Alessandria Today di conoscerla meglio.
Quando nasce Daniela Tusa come regista?
Nasco prima di tutto come attrice. Mi sono formata al Teatro Stabile di Genova negli anni ’90 e con altri maestri nel mio percorso formativo.
Prima di questa grande esperienza avevo frequentato la scuola de I Pochi ad Alessandria; fu l’attività in questa scuola che mi diede lo slancio per intraprendere in maniera professionistica quello che, fino ad allora, era una semplice passione.
Nel 2008 ho iniziato ad insegnare nella scuola de I Pochi con mia grande gioia. Da lì è incominciato, con all’esigenza di mettere insieme uno spettacolo annuale per il saggio di fine corso, quella di intraprendere un percorso tutto mio personale di interpretazione dei testi, creando la compagnia de I Pochi che è attiva dal 2015. Ciò è stata la vera la spinta di voler fare anche la regista.

Quali sono i progetti a cui è più legata che porta nel cuore come grande esperienza lavorativa sul palco?
Beh! In realtà tutti i progetti che ho intrapreso. Per quanto riguarda come regista ovviamente sono legata di più al primo testo che ho messo in scena con la compagnia de I Pochi nel 2016 “La visita della vecchia signora” di Friedrich Dürrenmatt che è stato sicuramente molto importante perché ha fatto nascere il progetto della compagnia. Avevo forte necessità e forte desiderio di creare un gruppo che mi seguisse con costanza, che cominciasse a formarsi intorno a questa esperienza comune e a sviluppare anche gli intenti e ambizioni personali di ognuno, di ogni membro del gruppo.

Attualmente anche i progetti che sto portando avanti mi stanno appassionando come “UNO DI TROPPO” che andrà in scena appunto il 2 marzo prossimo e “PARENTI SERPENTI” che stiamo ancora portando sul palco. Sicuramente sono un piccolo punto di arrivo per quello che è come esperienza come regista, che ancora deve crescere tantissimo. Posso dire che sono i due allestimenti in cui mi pare di aver imparato di più sulle esigenze, soprattutto organizzative, che comporta l’allestimento di uno spettacolo.

Come attrice sono legata a diversi momenti di attività teatrale come quelli, molto divertenti, insieme alla compagnia GANK in tournée per due anni con La bisbetica domata. Molto belle e formative anche le esperienze precedenti con Laura Bombonato nel 2003 con Le serve di Genet, che mi ha insegnato tantissimo.
Non da poco è l’esperienza che ho maturato con Daniel Gol con Teatrodistinto, dove ho potuto finalmente mettere insieme due esigenze: quello di interpretare un personaggio, ma anche di creare la scena e quindi di iniziare quel percorso che mette insieme sia attrice che regista. Ovvero le mie due passioni che ho sempre avuto quella di giocare e di mettermi in gioco, ma anche mettermi da parte e limitarmi alla osservazione del gioco degli altri. Continua a leggere “Daniela Tusa – una regista con i sogni a rigenerazione di Marina Vicario”

ANGOLO DI POESIA: TANIA DI MALTA – intrecci amorosi oppure terminali?

(by I.T.Kostka)

Oggi, in occasione della Festa degli Innamorati, sarebbe assai scontato parlare d’amore nel modo tradizionale. Cuoricini, palloncini ma… dov’è la vera essenza del sentimento? Frizzante o squarciante, piccante o melenso, infantile o maturo, vero o fasullo: l’amore è come gli scatti di un cortometraggio e riesce a sorprenderci sempre, come la talentuosa e scintillante poetessa Tania Di Malta, un’ autrice appartenente da poco alla corrente del Realismo Terminale, poliedrica e coinvolgente, intensa e scherzosa. Tania è capace di usare la sua penna come un pennello, dipingendo sui nostri volti sia sorrisi che stupore. Semplicemente perfetta! Buona lettura.

ARTURO

Arturo mio ti amo ancora,
il ricordo di te è una ferita,
una soluzione di continuo
che continua, continua…
Una vite spanata
su un bullone arrugginito.
Scaglie di mandorle e torrone
frantumate dal martello della vita.
Eri camino e canna fumaria
treno e locomotiva
pane e tostapane
bistecca e graticola,
pisello e baccello.
Eri il mio Colombo,
mentre tu… la Nina, la Pinta e la Santa Maria…
Arturo eri tutto per me:
Eppure mi hai lasciata!!!

IL CAPPELLO

Scusa caro pigolai
ti ho comprato un bel cappello
caruccio a dire il vero,
ma per te ogni cosa, amore.
Mi guardasti un po’ freddino
tu che non amavi le burlone,
a te la donna piaceva asciutta
con scudiscio nello sguardo.
E gli anni son passati
oggi di me saresti fiero:
vedessi che marescialla,
che piglio battagliero.
Ogni tanto metto il cappello,
che alla fine non ti ho dato
e in ricordo di come ero
scuoto le orecchie… e ti penso.

L’ADDIO

Se non avessi smagliato le calze
forse tu mi ameresti ancora,
e invece rimasi li con i miei alluci
a fare ciao ciao dalle pantofole.

Tania Di Malta

Tutti i diritti riservati all’autrice

La ballata dell’amor cieco (o della vanità) di Fabrizio De Andrè, di Pasquale De Falco

di Pasquale De Falco

La ballata dell’amor cieco ( o della vanità)  fa parte dell’album Tutto Fabrizio De Andre’ del 1966

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Un’ interpretazione è data nella canzone stessa: “la vanità fredda gioiva un uomo s’era ucciso per il suo amore”. Un amore non corrisposto, ma incoraggiato dalla vanità del ricevente, che poi sfrutta il suo potere sull’altro fino all’estremo.

D’altra parte, questa caratteristica dell’ amore, di essere cieco, sembra essere vicina alla sua essenza. Infatti l’ amore non guarda al proprio tornaconto, altrimenti non è amore ma interesse. In un modo paradossale, la canzone propone una vecchia tesi: cioè che sia preferibile amare che non essere amati.

Questo perché amare ci fa apprezzare l’ altro in se, ci fa abbracciare l’ altro anche se solo nel desiderio, e ci fa perdere nell’incontro con l’ altro, e questo può dare la felicità anche in mancanza di una corrispondenza (il testo dice: “Morir contento e innamorato“).

Questa scena esagerata si direbbe, racchiude quindi una verità, che potrebbe essere raccolta anche in misura minore, ma con profitto. Continua a leggere “La ballata dell’amor cieco (o della vanità) di Fabrizio De Andrè, di Pasquale De Falco”

L’amore è così – di Marina Vicario

Voi credete nella sincerità dell’amore?

L’amore è così!

Non importa quanti doni
porterai alla mia porta,
regalali a chi non li merita.
Non desidero
quello che posso
toccare.
Non ho bisogno
di ciò che
si può contrattare
o contare.
Sono d’ amore
i miei desideri,
prendili tu se lo vorrai.
Regalami un cuore,
senza luccichii di disonestà
mascherati da buone intenzioni.
Fa’ che siano
magiche le tue parole.
Rapiscimi
e non lasciarmi mai più.

Marina Vicario

Un bacio ci salverà, di Cristina Saracano

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di Cristina Saracano

Entri senza bussare

E togliendoti il cappello

Ti lasci accarezzare

I capelli spettinati.

Baciamoci le labbra

Profumate, inumidite

Dalla saliva dolceamara.

MI sembra d’esser sulla luna

Senza astronave,

di volare,

senz’ali,

senza temere giudizio o pregiudizio.

Noi due adesso siamo il bello:

chiudiamo gli occhi per non vedere il resto,

almeno per un po’.

Lacci di Domenico Starnone recensione di Cristina Saracano

Cristina Saracano Alessandria

L’amore che finisce lascia amarezza e rancore che non si assopisce.

La famiglia deve, comunque, venire prima di tutto, anche prima dell’amore? E’ giusto vivere un amore bellissimo, ma di nascosto per non ferire i figli, la moglie, le persone con le quali si dovrebbe vivere “finché morte non ci separi”?

Quando arriva, l’amore, quello vero, quello che ti fa sentire bene, che fa scorrere il tempo allegramente, con spensieratezza, non chiede il permesso, non dà regole: arriva e basta.

Una narrazione a tre voci che incuriosisce pian piano il lettore.

Una storia classica, trattata in maniera originale, ben scritta.

Ancora una volta non sono rimasta delusa da quest’autore, Domenico Starnone, prima insegnante, poi scrittore di storie sull’ambiente scolastico, da cui sono stati tratti anche spunti per alcune serie televisive e vincitore del Premio Strega nel 2001 con il romanzo in parte autobiografico Via Gemito.

Consiglio “Lacci” a chi crede nell’amore.

Il re alla sua regina: dono d’amore. Poesia di Fabio Avena

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O mia regina, non temere.
Abbi fiducia, speranza reale.
Il tuo re esiste!

In questo mondo
di orchi, iene,
falsi principi e finti cavalieri
che ti rubano,
ti spengono il sorriso
e il cuore adesso gonfio
di lacrime amare.

Il tuo re, il tuo uomo è già qui!

Nella terra dei viventi
esiste ancora 
colui che ama davvero,
colui che si dona.

Il re sincero, amabile
ha un cuore gioioso,
sensibile, empatico, vivo,
libero, vero. Continua a leggere “Il re alla sua regina: dono d’amore. Poesia di Fabio Avena”

Chiamami col tuo nome di Andre’ Aciman Recensione di Cristina Saracano

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Oggi pomeriggio, alle 16,30 alla libreria Mondadori, va Trotti 58, Alessandria, si parla di questo libro, letto da me qualche mese fa, vi ripropongo la recensione.

 

In un’estate di vent’anni fa sul Ponente Ligure, Elio, 17 anni, un’intelligenza viva e una passione per i libri e la musica, trascorre le vacanze nella casa di famiglia, dove si alternano ospiti illustri e, quindi, cene affollate.

L’arrivo di un giovane americano, Oliver, giunto sul posto per completare la sua tesi di post dottorato, porterà scompiglio nel timido Elio.

Oliver, la sua eleganza, la sua bellezza, le sue movenze: Elio non smette di osservarlo e di pensare a lui.

Diventano amici perché condividono esperienze e interessi.

Non possono smettere di star lontani: si cercano  e si danno appuntamento di nascosto dal resto del mondo. Continua a leggere “Chiamami col tuo nome di Andre’ Aciman Recensione di Cristina Saracano”

Riflessione sull’amore, di Fabio Avena

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Quando amate una persona dopo averla conosciuta a fondo e ne cogliete davvero il suo reale e reciproco amore verso di voi, non dovete mai essere titubanti, né pensare troppo al dopo.

Gli scarti, le briciole, le seconde (terze, o quarte scelte), vanno ‘rifilate’ a quelle persone che si accontentano e non vi amano genuinamente, ma, vivono nel loro alone di mistero, doppiezza.

Quelle persone non erano mai state presenti nelle vostre esistenze o fingevano di esserci, solamente per far credere di amarvi. Chi non è stato mai sincero con voi, va allontanato senza troppi problemi (che magari nemmeno lui/lei si creano).
Le ‘vie di mezzo’ non vanno affatto bene. Non si può vivere di ripensamenti, né avere ‘contatti’ con gente che appartiene al vostro passato. Non è nemmeno corretto che chi vi ha trattati male riemerga nelle vostre vite, facendovi illudere di essere cambiato. Continua a leggere “Riflessione sull’amore, di Fabio Avena”