Momenti di poesia. A chi mi ha insegnato, di Antonietta Fragnito

Momenti di poesia. A chi mi ha insegnato, di Antonietta Fragnito

A chi mi ha insegnato
che si può stare un passo dentro
e un passo fuori la vita
Che si può andare senza restare
e si può restare senza andare
A chi mi ha fatto scordare millenari insegnamenti
facendomi visitare la sua casa
dove gli indumenti migliori sono solo spogli sorrisi
E nonostante l’avarizia del dolore
a chi mi ha aperto
e mi ha fatto entrare
Ho potuto così imparare fra le mura del non abbraccio
il dolce senso del non senso
E trovare la forza di avvitarmi un paio di gambe
e di andare
come mi ha insegnato
Un passo dentro
Un passo fuori la vita

Le parole, di Antonietta Fragnito

 

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Io ci devo riflettere
Quando ti incontro dentro di me
ti ascolto e cambio pelle
cambio nazione
Non so molte lingue
ma comprendo le parole del tuo silenzio
So che vorrei
so che vorresti parlarmi
ma non vogliamo che gli altri ci ascoltino
Sono parole da urlare quando siamo soli
Sono parole soltanto nostre

Amico, di Antonietta Fragnito

 

Regina di fiori

Mi piace quando mi rassicuri dicendo che non esistiamo
E mi prosciughi dagli occhi
nettandoli
l’energia della mia morte
Mi piaci quando ti perdo nella mela di una ruga
Quando mi fotografi i pensieri
Quando cavi dalla tasca un cioccolatino
al gusto del tuo sorriso
Quando parlo e non ti distrai
e non mi interrompi
Quando parti per la tua crociera
Destinazione umanità
Che quando torni poi mi porti un souvenir
Di quelli che piacciono a me
Di quelli che piacciono a te
La palla di neve
I guantoni da cucina
Il diario di Lupo Alberto
Poi ce li scambiamo i regali
come le figurine dei calciatori
Nell’ aspra partita della vita
Mio caro dolce amico

Intervista alla poetessa Antonietta Fragnito, a cura di Pier Carlo Lava

Intervista alla poetessa Antonietta Fragnito, a cura di Pier Carlo Lava

Alessandria today è lieta di pubblicare un intervista ad un autrice del blog, la poetessa Antonietta Fragnito. Antonietta afferma che Il mondo senza l’arte sarebbe un mendicante e che il poeta è sempre tormentato, l’oneroso tributo che richiede la poesia.

Antonietta, ciao e benvenuta su Alessandria today! E’ veramente un piacere farti un’ intervista. Ci vuoi raccontare dove sei nata, chi sei, cosa fai nella vita, oltre a scrivere e qualcosa della città dove vivi?

Sono nata a San Giorgio la Molara, ameno paesino in provincia di Benevento. Ho svolto per lunghi anni, con piacere, il lavoro di maestra elementare. Attualmente sono in pensione e mi dedico con passione immensa alla scrittura  Il mio amato marito è  deceduto poco più due di anni fa,  lasciandomi in eredità  il suo esempio di dignità e di bellezza esistenziale.  Ho due figli e due bellissimi nipoti: Arianna e Alessandro che rappresentano per me il bene assoluto.

Quando hai iniziato a scrivere e cosa ti ha spinto a farlo?

Ho iniziato a scrivere un anno e mezzo fa circa. Non so cosa mi abbia spinto, quello che so è  che la scoperta della scrittura è una  delle cose più belle e motivanti che mi siano accadute.

Rossetto vermiglio

Chi è per te un poeta?

Il vero poeta è un illuminato, una specie di vate, un veggente. Egli è dotato di uno sguardo speciale, di pensieri divini, forgiati dal proprio incanto. Il poeta conserva una sorta di fanciullesca innocenza perentoria.

Il primo libro, “Rossetto Vermiglio sul volto della luna” è come il primo amore non si scorda mai. Ci puoi raccontare quali difficoltà hai incontrato per pubblicarlo e quale è stato il tuo primo pensiero dopo averlo pubblicato?

“Rossetto Vermiglio sul volto della luna” è ormai il mio grande amore. E’ l’incarnazione del sogno.

Esso ha in pancia le mie prime poesie. Io non avevo pensato ad una pubblicazione fino a quando un Editore, avendo notato il mio modo di scrivere, mi ha sollecitato a pubblicare. È nato in questo modo Rossetto. Non dimenticherò mai l’euforia di quando ho avuto tra le mani  il mio libro stampato.

In tal senso ringrazio gli editori Antonio Di Bartolomeo e Marino Monti, che mi notò  e mi sollecitò a pubblicare. La casa editrice è  la Pluriversum.

A tuo avviso come vedono il mondo i poeti e gli scrittori e che mondo sarebbe senza di loro?

Ogni poeta, ogni scrittore ha la sua chiave di lettura del mondo. Come l’archeologo, ha la missione di portare alla luce il sotterraneo, la bellezza che sfugge. Il mondo senza l’arte sarebbe  un mendicante. Continua a leggere “Intervista alla poetessa Antonietta Fragnito, a cura di Pier Carlo Lava”

Un miliardo di anni fa, di Antonietta Fragnito

 

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Non so dipingere
ma appena ti vidi
feci di te uno schizzo sulla mia pelle
Una mappa vanagloriosa che mi rivestiva i pensieri
Eri il più bel tatuaggio della mente
Stavi adagiato in me
come stanno quei fasci di rose sulle braccia
di uno sconosciuto
Come la coccinella sul polpaccio della ragazza
Insomma come quei buchi incolmabili
del cuore

Momenti di poesia. Il sogno, di Antonietta Fragnito

 

 

La malvagità è la deriva di chi ha smarrito il sogno.

Quando si smette di amare, quando si guarda con indifferenza al deprivato,

quando si legifera contro il debole, quando si teme il diverso, ci si circoscrive.

In quella gabbia non c’è posto piu’ per nulla.

Il sogno è vasto. La pochezza umana invece è una cella.

Smettere di sognare vuol dire smettere di essere possibilista.

Se incontrate qualcuno che ha smarrito il sogno prendetelo per mano e

riconvertitelo a sognare.

Siate il suo sacerdote.

Questo mi sento di dire nel giorno della Memoria.

La vita, di Antonietta Fragnito

 

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Penso che Dio quando ha messo a disposizione dell’ uomo un tocco di libero arbitrio gli ha fatto dono di un poco della sua onnipotenza perché scegliere è decidere, è cambiare, è evolvere.
Abbiamo avuto come mezzo di trasporto la vita: molto della riuscita del viaggio dipende da che tipo di autisti siamo, ma anche dai passeggeri che facciamo salire a bordo, dal tipo di carburante che scegliamo.
Di che sostanze infarciamo il nostro corpo: ideologie, religioni, credenze, limiti, paure, velocità o rallentamenti.
La nostra vita può essere un’utilitaria, un fuoristrada, o una Mercedes. Sempre essa è una corsa che possiamo gestire fino ad un certo punto. Perché il punto di arrivo non è nelle nostre facoltà. Noi temiamo molto la conclusione del viaggio, ma non è detta che sia una fine e non un inizio.

La parola, di Antonietta Fragnito

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Un giorno vaghi in uno spazio
ove ti sfugge la parola
E serpeggia fra i denti impronunciabile
Si innesta agli occhi
Al palco del dannato che la ucciderà
Non spaventarti
Sorseggiando contagiose assenze
si è ammalata
Ora brancola nell’ universo dell’innominato
E come farfalla moribonda
abita il vetro della pelle
Non spaventarti

Venezia, di Antonietta Fragnito

 

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Ecco Venezia
Ecco il Canal Grande
Ed io come vicolo di carne
serpeggio e mi involo
E sì che ancora
ho parole nascoste
E dire che non sono un ponte
neppure una Cala
Sono soltanto aria sulla gondola
Ma tu non chiamarmi amore
ora che ho il cuore allagato
Non trafiggermi ancora con la bugia e l’ antica fiammella
Ora che sei Venezia di notte
e mi navighi dentro
senza posa
Ora che giaci
con le membra infangate
l’arte di seta
e i fiordi nell’ inconscio
Proprio come Venezia
Regale e sospesa
Quanta bellezza deturpata

Nella sala d’aspetto, di Antonietta Fragnito

Nella sala d’ aspetto, di Antonietta Fragnito

Nella sala d’ aspetto
aspetto
tra tutti gli altri malati
posseduti dalle cartelle cliniche
E intanto il mio cuore
come un vecchio motore
con le vene incrostate
sta
Ma la guerra mia vera la combatto
tra la linea Maginot e lo smeraldo
Nel mio guizzo sfrenato tra il ferro spinato e la poesia

Mi cerco, di Antonietta Fragnito

 

e tutto

Mi cerco fra le membra
in questo corpo in sovrappeso di passato
È così bello
ora solcato come ferita terra
E’ così bello
sterile di futuro
spinoso e sfrattato
gettato dentro giorni come un senzatetto
Gli rimane ben poco
ma ha adottato il presente
nella misericordia della sua Africa che ha alloggiato nel costato
Ha una lavagna bianca
unico arredo
dove annota i suoi giorni

Sento, di Antonietta Fragnito

 

era bella come un sogno

La’ fuori è il mondo
come un altare
Le cose pregano per salvare la loro inesistenza
L’ inno della pietra odo
La passeggiata infangata della montagna
dentro il cuore dell’ orizzonte
La sera giunge e spegne i ceri
Gli uomini si avvolgono nei cenci della carne e tremano
Come stelle in dissoluzione