Chi vivrà vedrà, l’amara speranza di non vedere, di Agostino Pietrasanta

Chi vivrà vedrà, l’amara speranza di non vedere, di Agostino Pietrasanta

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Alessandria: Posso cambiare opinione, ma senza svolte improvvise né eccessi squilibrati; se mi sono dichiarato contrario a eventuali convergenze tra PD e pentastellati, se ne ho sottolineato un’incompatibilità non solo per quanto attiene un’adeguata programmazione amministrativa, ma ancor più per  ispirazione politica, non mi sento ora di acquisire elementi per un diverso parere.

Almeno in via di principio; e non solo perché fino a ieri per Di Maio il PD era il “partito di Bibbiano”, non solo perché non sono trascorsi anni da quando Grillo (certo più faceto e fantasioso del Gigino) parlava dei PiDioti, ma per la sottocultura anti/sistema del Movimento: una cultura anti/sistema che, in quanto tale, si conciliava con quella di Salvini nel negare una democrazia fondata sull’equilibrio tra sovranità popolare e suo esercizio nel rispetto delle regole. Una cultura che invece, nonostante le “liquidità” (!) intervenute, sta alla base delle tradizioni del PD, tanto cattolico/democratica, quanto socialriformista, anche nella versione del comunismo italiano.

Ciò posto, leggo e ascolto da qualche settimana, e per alcuni anche prima, le ragioni di parecchi amici che dissentono con trasparente dialettica, rispetto alle mie opinioni. Negli ultimi giorni poi, si fa strada l’idea e l’urgenza di fatto di una vera e propria resistenza alla deriva totalitaria di Salvini, fondata purtroppo sul consenso di un popolo ingannato dalla immotivata paura del pericolo immigrazione e della ostilità dell’Europa. Una deriva che non sono io certo a negare. Continua a leggere “Chi vivrà vedrà, l’amara speranza di non vedere, di Agostino Pietrasanta”

Ampie schiarite 9. Co-housing giovani, offerta razzista rifiutata, copyright tutelato, daspo ai falsi tifosi

Ampie schiarite 9. Co-housing giovani, offerta razzista rifiutata, copyright tutelato, daspo ai falsi tifosi

di Carlo Baviera https://appuntialessandrini.wordpress.com

Il bene da scoprire e diffondere. Buone notizie che aprano alla speranza e alla fiducia

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Co-housing fra giovani europei – Per Il CIR e Refugees Welcome Italia ha realizzato un progetto, nelle città di Roma, Torino, Milano, Bologna, Venezia, Genova, Catania, Matera, Firenze, Lecce e Verona, per  promuovere fra i giovani dell’Europa e immigrati, al di sotto dei 35 anni il co-housig. L’iniziativa servirà per un mutuo aiuto tra rifugiati e giovani studenti o lavoratori; e non si limiterà solo ad offrire la condivisione dell’alloggio, ma anche la condivisione di una rete di supporto e relazioni verso la piena autonomia. E’ previsto un rimborso mensile per chi si metterà a disposizione per l’ospitalità e la coabitazione, che avrà una durata da 6 a 12 mesi. E’ l’Europa che aiuta percorsi di accoglienza, integrazione, amicizia.

Se la beneficienza è “parziale” –  “La carità non manca di rispetto” recita la 1^ lettera ai Corinzi. Perciò un parroco ha rispedito al mittente il contributo per i poveri, che gli era stato offerto perché lo distribuisse “ma solo agli italiani”. Il Parroco ha la schiena dritta e conosce ciò che ordina il Vangelo di cui è annunciatore: amare il prossimo, anzi farsi prossimo, senza distinzioni. “Allora vieni a riprendertela la tua offerta” ha risposto esemplarmente. Voto di stima: 10 e lode. Continua a leggere “Ampie schiarite 9. Co-housing giovani, offerta razzista rifiutata, copyright tutelato, daspo ai falsi tifosi”

L’imperativo categorico è fermare Salvini.  Con qualsiasi alleanza

L’imperativo categorico è fermare Salvini.  Con qualsiasi alleanza

di Elvio Bombonato https://appuntialessandrini.wordpress.com

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Mi sembra che i dirigenti del PD a livello nazionale e locale, da anni, si rivolgano a una categoria di elettori pressoché scomparsa: coloro che si interessavano di politica e la capivano. Leggo o ascolto in TV comunicati tipo: a settembre faremo un tavolo per raccogliere proposte per un progetto/programma rivolto alla Nazione (Regione Comune). E  per decidere insieme (?) le modalità per attuarlo. Ma gli italiani oggi detestano i progetti complessivi; la loro realizzazione li fa ridere o indignare, per i tempi biblici e per la corruzione onnipresente degli attuatori. Il vero tema è la burocrazia, la quale con l’avvento di internet è diventata un Moloch ingovernabile.

I politici del PD sono diventati una setta chiusa nella propria torre d’avorio, autoreferenziali. Se la raccontano, discutono, dissentono, litigano, inconsapevoli di non avere più interlocutori. Oppure discettano sui massimi sistemi, liberalismo democrazia autoritarismo sovranismo ecc. Magari per scrivere un saggio dottissimo noiosissimo e incomprensibile, che nessuno leggerà mai.

La distruzione, lenta sistematica capillare dell’interesse degli italiani per la politica, così vivo ai tempi di DC PCI e PSI, senza dimenticare MSI  PRI e PLI, è iniziata nel 1994, con la discesa in campo di Berlusconi. Oberato di debiti, afflitto da 50 (perché ne aveva combinate di tutti i colori? No dai giudici comunisti) processi penali, affermò di entrare in politica, suo malgrado, per salvare l’Italia dai comunisti, scomparsi nel mondo.  Diventando Presidente del Consiglio, riuscì a dominare la pubblicità televisiva, ripianando i debiti, fino a ottenere la proprietà e quindi il monopolio delle Agenzie.  Conflitto di interessi?  “E’ dappertutto, anche tra gli amministrato condominiali”. Continua a leggere “L’imperativo categorico è fermare Salvini.  Con qualsiasi alleanza”

Per un ritorno alla politica, di Patrizia Nosengo

Per un ritorno alla politica, di Patrizia Nosengo

11 agosto 2019 Alessandria

(Il dibattito intrapreso da Ap sulla crisi della democrazia liberale si arricchisce di un nuovo, preziosissimo intervento di Patrizia Nosengo, che segue i contributi di Ciani, Lama,Borioli, Pietrasanta e i due saggi di Livorsi, il primo sui fondamenti e il secondo sul futuro del sistema politico. Ap)

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“L’agorà è deserta o, al massimo, risuona di un continuo fluire di cinguettii che seguono cinguettii nelle sconfinate praterie informatiche di twitter”[1], scrive Salvatore Veca, sintetizzando in una rapida ellisse l’epifania della condizione presente della società e della politica italiane e più in generale occidentali, contraddistinte, a partire dagli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, da una progressiva crisi della democrazia liberale, dallo sgretolamento dei quadri valoriali di riferimento della Modernità, dalla distruzione della cultura e dal vero e proprio tramonto della politica.

È in riferimento a tale mutamento – che vorremmo definire epocale, se il termine non fosse ormai tanto abusato da risultare trito e persino stucchevole – che Agostino Pietrasanta pone alcuni nodali problemi che articolano la questione oggi cruciale, com’egli scrive, di “quali possibilità si prospettano per le libertà della democrazia liberale e rappresentativa”[2].

Credo che, per tentare di costruire almeno qualche cenno di iniziale risposta, occorra anzitutto identificare i significati dei termini che usiamo e gli elementi concettuali che essi connotano, al fine di determinare nei tratti peculiari della democrazia liberale di tipo rappresentativo quei caratteri, sia teorici, sia storicamente realizzati, cui possiamo annettere almeno in qualche misura le cause della crisi attuale del nostro sistema politico e della nostra società civile, giacché ha certamente molta ragione Daniele Borioli[3] dell’asserire che le ragioni della crisi della democrazia liberale sono – in larga misura, aggiungo io – endogene. Continua a leggere “Per un ritorno alla politica, di Patrizia Nosengo”

Il sistema democratico liberale deve potersi difendere, di Carlo Baviera

Il sistema democratico liberale deve potersi difendere, di Carlo Baviera

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Traggo dall’Agenzia di stampa AgenSIR due notizie battute in giugno e che vengono dall’Europa, le quali aiutano a riallacciarmi al già ricco dibattito sviluppatosi su Appunti Alessandrini riguardo alla liberal-democrazia (intendo solo affiancarmi al dibattito senza inserirmi formalmente: sarebbero necessarie valutazioni più profonde e colte delle mie, che restano ragionamenti più superficiali).

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La prima di queste Notizie titola “Politiche efficaci per battere la marea populista”; la seconda “minacce alla democrazia da fonti esterne”. Sinteticamente racchiudono il mio pensiero: efficacia decisionale e difendersi dalle minacce.

La prima notizia parla di politiche efficaci contro il populismo quale obiettivo che il Comitato delle Regioni (Cor) si dà come priorità per il quinquennio 2019-2024. “Alla vigilia del summit europeo del 20-21 giugno in cui sarà adottata l’agenda strategica dell’Ue per il quinquennio 2019-2024 <Lavorare insieme per portare l’Ue più vicina ai suoi cittadini> è il documento preparato dal Comitato europeo delle Regioni come contributo sul futuro dell’Europa. Tesi di fondo è che tutte le decisioni e le politiche dell’Ue devono essere ancorate localmente se si vuole rafforzare la democrazia e riconquistare la fiducia dei cittadini. L’Ue deve diventare più visibile, efficace e reattiva ai bisogni dei cittadini modificando il modo in cui funziona nel senso del rafforzamento e coinvolgimento del milione di politici locali e regionali eletti negli Stati membri dell’Ue. Il documento indica come metodo decisionale quello della <sussidiarietà attiva>, e il coinvolgimento delle autorità regionali in ogni fase del processo legislativo. Serve una <governance a più livelli>, con più decentramento e una migliore divisione dei poteri. Per il CdR è necessario inoltre istituire un sistema permanente di dialoghi o consultazioni coi cittadini, oltre i periodi pre-elettorali. Tra le proposte del CdR quella di dotare il prossimo piano finanziario di risorse corrispondenti all’1,3% del Pil dell’Ue27”. Continua a leggere “Il sistema democratico liberale deve potersi difendere, di Carlo Baviera”

Per Guido Fink, di Nuccio Lodato

Per Guido Fink, di Nuccio Lodato

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La scomparsa, intervenuta mercoledì 7 agosto (a 84 anni e a tre esatti da quella del suo inseparabile amico e compagno di strada e di lavoro Lorenzo Pellizzari) di Guido Fink -anglista, critico cinematografico, letterario e teatrale di livello e qualità assolute- ha impoverito la cultura italiana, facendole perdere uno dei suoi rappresentanti più alti ed illustri.

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Ma ha anche -purtroppo e fortunatamente, nello stesso tempo- liberato Guido dal vincolo spietato di una prigione inevadibile: quello in cui lo deteneva da troppi anni la malattia che lo aveva colpito irreversibilmente proprio nell’esplicazione delle sue più alte e nobili facoltà, quelle intellettuali.

Per Alessandria Guido è stato una presenza importante: per l’amicizia stretta e la collaborazione sistematica con Adelio Ferrero, fin dagli anni Cinquanta quando -oltretutto coetanei- erano entrambi giovani laureandi e collaboratori alle prime armi di “Cinema nuovo” ancora quindicinale in edicola.

Come suo fiancheggiatore stretto all’ateneo bolognese e nell’impresa di “Cinema e Cinema” fino alla tragica scomparsa di Adelio; come perno insostituibile della giuria del Premio intitolato alla sua memoria fin dalla prima edizione (1978: e vinsero ex-aequo proprio due suoi allievi!); come premiato -con grande commozione generale, già inesorabilmente colpito dalla malattia- col “guantone d’oro” alla carriera critica, nella quarta edizione di “Ring!”, insieme a un altro grande maestro dello scrivere di cinema e dell’insegnarlo,

Mino Argentieri (2005: forse la sua ultima apparizione in pubblico: quando, negli anni immediatamente successivi, partecipando con Roberto Santagostino a due convegni nazionali FIC a Fiesole, si passava davanti alla sua casa in via della Piazzuola, mancò il coraggio di suonare il campanello). Continua a leggere “Per Guido Fink, di Nuccio Lodato”

Il “sovranismo” del mio colonnello e la (in)fallibilità del Papa, di Agostino Pietrasanta

Il “sovranismo” del mio colonnello e la (in)fallibilità del Papa, di Agostino Pietrasanta

Domenicale Agostino Pietrasanta https://appuntialessandrini.wordpress.com/

Mi arrabatto, da qualche tempo, in un enigma, un nodo pressoché gordiano e non riesco a venirne a capo. Se tutti hanno diritto di sbagliarsi, salvo ravvedersi,  perché all’elettore un diritto tanto basilare viene negato?. Mi ingarbuglio senza via d’uscita, dal momento che, è ben noto, l’elettore ha sempre ragione.

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E siccome si tratta della maggioranza degli Italiani dopo il traguardo dei diciotto anni, almeno in un’occasione non sbagliano mai: quando vanno a votare.

Che scelgano Lega, Partito Democratico (PD), che preferiscano i Pentastellati condotti da Di Maio o i Fratelli d’Italia moderati dalla Meloni, che si affidino ai vari cespugli della Sinistra, nati dalla libidine della divisione ben conosciuta, che continuino a credere in Berlusconi o infine (la maggioranza relativa) che non vadano a votare hanno comunque e sempre ragione. Insomma elettore/errore deve considerarsi un ossimoro; l’elettore che sbaglia non può essere se non una contraddizione in termine, “…la contraddizion che nol consente”.

E così mi ingarbuglio, mi confondo e rischio di pensar male,  cioè di far peccato, il che è grave soprattutto per uno che sa bene di essere alla vigilia della resa dei conti.

Così, i miei lettori lo sanno, come sempre quando non vedo conclusioni, mi affido al ricordo. Nel 1964, frequentavo, per servizio militare, il corso allievi ufficiale e sottufficiale di commissariato a Maddaloni. Lì incontrai un colonnello di nome Pasquale Santobello, siciliano. Ovviamente il nome è di fantasia, ma il personaggio è non solo autentico, ma proprio fedele alla descrizione che tenterò di proporre. Continua a leggere “Il “sovranismo” del mio colonnello e la (in)fallibilità del Papa, di Agostino Pietrasanta”

Praticizzare la verità, di Gianni Castagnello

Praticizzare la verità, di Gianni Castagnello

Castagnello  https://appuntialessandrini.wordpress.com

Alessandria: “… Si è disfatto o depresso l’aureo abito critico … e si è dato largamente l’esempio di praticizzare il vero presentandolo a seconda degli interessi come falso e il falso presentando come vero; e si è promossa la credulità verso tutte le fandonie che si credeva utile mettere in giro, e si è favorita l’aspettazione dello straordinario, dell’improvvisato, del prodigioso e dell’impossibile …”

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Se non fosse per la prosa elegante ma desueta, con quell’inaudito verbo “praticizzare”,  le poche righe citate potrebbero appartenere a una delle tante analisi che, con la tonalità del lamento o della denuncia, si occupano delle fake news, del loro uso spregiudicato e degli effetti negativi che producono sulla qualità di ogni dibattito pubblico.

Le parole sono di Benedetto Croce ed appartengono ad una lezione tenuta  ad Oxford nel 1930, quando il fascismo aveva ormai vinto la partita, il titolo è “Antistoricismo”. Non ci interessa qui riassumere le argomentazioni del filosofo napoletano contro la filosofia che propugnava: lo storicismo appunto; ricordiamo soltanto che il disfacimento dell’abito critico che fa perdere la capacità di discriminare il vero dal falso sarebbe per lui conseguenza delle inclinazioni alla violenza, all’autoritarismo, alla disciplina soldatesca prodotte dalla grande guerra. Continua a leggere “Praticizzare la verità, di Gianni Castagnello”

La Salita di Gian Piero

La Salita di Gian Piero

https://appuntialessandrini.wordpress.com 5 agosto 2019

Rita Rossa (per conto dell’Associazione Casa Alpina San Paolo)

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Alessandria. Quante sono le parole che non siamo riusciti a dirci? Tante? Forse, ma sono tante le cose che ci siamo scambiati negli sguardi, nei gesti, negli abbracci.

Oggi a un anno di distanza da che Gian Piero non è più fisicamente con noi sentiamo ancora viva la sua presenza e sempre più grande è la nostalgia di un uomo come lui.

Abbiamo oggi, pur nel dolore della sua assenza, un porto sicuro perché ci ha lasciato gli esempi e la dignità della sua vita di uomo puro. Partigiano fino all’ultimo dei suoi giorni, ha continuato ad esserlo attraverso le parole che ci ha lasciato. Il suo sguardo severo e arrabbiato per le ingiustizie e l’odio verso l’altro ha continuato a vegliare e alimentare la nostra voglia di reagire.

La foto con le magliette rosse indossate dai ragazzi lo scorso anno a luglio è ancora nella bacheca della Casa Alpina a Gressoney e, nella sua semplicità, è il testamento morale e etico che ha consegnato alle generazioni passate e future. Continua a leggere “La Salita di Gian Piero”

Scherza coi fanti ma lascia stare i santi, di Agostino Pietrasanta

Scherza coi fanti ma lascia stare i santi, di Agostino Pietrasanta

2 agosto 2019 Domenicale Agostino Pietrasanta

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Alessandria: L’intesa mi è sempre parsa “mostruosa”; ovviamente in senso tecnico e strettamente linguistico: illogica, incomprensibile, irragionevole. Eppure stanno ancora insieme in un turbine caotico, in una tempesta pressoché paragonabile a quella raccontata dall’inferno dantesco.

Tutto questo mentre Salvini impazza sui social, nelle conferenze stampa e nelle interviste, e intanto Di Maio prova a far voce e faccia feroce, ma in definitiva sembra chiedere scusa del disturbo.

Per contentino il Matteo potente insulta alcuni giornalisti pubblicamente, e nel contempo, gran brutto segno, altri giornalisti non solo negano qualunque solidarietà, ma “pregano” i colleghi più coraggiosi o disperati a farsi da parte: in fondo non si può mai sapere come vada a finire: coi tempi che si preparano e con possibili prossime  elezioni e la prospettiva di una maggioranza sufficiente per governare e combinata tra Lega e Fratelli d’Italia, meglio la prudenza, meglio la cautela: una prudenza che, per quanto riguarda me, non la confonderei con la virtù cardinale ben nota. Continua a leggere “Scherza coi fanti ma lascia stare i santi, di Agostino Pietrasanta”

Note su liberalismo e democrazia. Tra passato e futuro

Note su liberalismo e democrazia. Tra passato e futuro

4 agosto 2019

di Franco Livorsi  https://appuntialessandrini.wordpress.com

(Il presente articolo costituisce la seconda parte di un saggio su liberalismo e democrazia. La prima parte è stata pubblicata su Ap il 29 luglio scorso col titolo “Note su liberalismo e democrazia. I fondamenti“. I due contributi di Livorsi si inseriscono nel dibattito in corso sugli stessi temi, dibattito introdotto da Marco Ciani (14 luglio), seguito da Luigi Lama (17 luglio), Daniele Borioli (18 luglio) e Agostino Pietrasanta (21 luglio). Ap)

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Liberalismo e democrazia

Tocqueville comprese che liberalismo e democrazia stavano convergendo e quasi confluendo – anche se ciò avrebbe pure ingenerato gravi problemi di libertà per i singoli in quanto singoli – studiando in presa diretta, in un lungo viaggio di studio, gli Stati Uniti d’America. Riflettendovi, però, aveva sempre presenti i problemi e la cultura della sua Francia e della vecchia Europa, come emerge dal grande libro che ne ricavò e che lo rese a giusta ragione famoso: La democrazia in America (I,1835 e II,1840). Il nobile ribelle “liberale” Alexis de Tocqueville giunse ben presto ad accettare la democrazia, pur non amandola. Ma nell’America vedeva il futuro dell’Europa. E per ciò nella democrazia vedeva la forza di un destino storico ineluttabile, con i suoi lati luminosi e con i suoi lati oscuri: luci di una libertà che era destinata a socializzarsi, in un ambito come l’America, in cui pure i singoli tendevano ad affermarsi senza attendere affatto l’aiuto dello Stato; ombre di un “dispotismo della maggioranza”, che, con la sua enorme spinta a conformarsi poteva soffocare nelle sue spire, anche senza aperto autoritarismo, ogni voce fuori dal coro, ingenerando un conformismo mai visto al mondo[1]. Già risuonavano accenti come quelli dell’Uomo a una dimensione (1964) di Marcuse[2], quando l’America era ancora un immenso Paese ben poco popolato. Comunque nel liberalismo, americano e non, la libertà dell’individuo – all’ombra di uno Stato con poteri divisi e bilanciati – era il punto chiave. Quella libertà, nonostante la spinta uguagliatrice conformista, a Tocqueville appariva garantita, in America, dal gran numero di associazioni, religiose e non, dal basso, che a suo dire controbilanciavano la stessa spinta al conformismo, custodendo il valore supremo del liberalismo: la libertà dell’individuo. Per Tocqueville tale libertà del singolo in quanto singolo era così importante che – diceva in una pagina del suo secondo opus,L’antico regime e la rivoluzione, del 1856[3] – se uno per apprezzarla ha bisogno che gli si spieghi “a cosa serve” è “già fatto per servire”. Chiunque giustifichi l’autoritarismo politico dovrebbe meditare su ciò. Continua a leggere “Note su liberalismo e democrazia. Tra passato e futuro”

La “iperpsicologizzazione” di Galli della Loggia, di Mauro Fornaro

La “iperpsicologizzazione” di Galli della Loggia, di Mauro Fornaro

31 luglio 2019  Il punto  Mauro Fornaro 

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Alessandria: In un elzeviro in prima pagina del Corriere della Sera di domenica 28 luglio, intitolato “La società smarrita. Cosa ci dice il caso di Bibbiano”, il noto articolista Galli della Loggia prende spunto dal caso dei bambini di Bibbiano – oggetto di contese giudiziarie in quanto ingiustamente sottratti dai servizi sociali ai genitori,  supponendoli autori di abusi – per lanciare una serie di contumelie contro il “binomio iperpsicologizzazione-disagio”. E’ un fenomeno quest’ultimo che sarebbe tipico di una società come la nostra, caratterizzata da una “tendenza alla medicalizzazione – scrive ancora l’articolista – invariabilmente sotto l’egida dello Stato assistenziale e dei suoi apparati”.

Non sappiamo quanto Galli della Loggia sia consenziente con l’occhiello dell’articolo – che in genere è fatto dalla redazione del giornale e non dall’autore dell’articolo –  il quale suona: “Il caso di Bibbiano. Non è difficile vedere in questa vicenda un effetto di quel fenomeno della modernità che è una malintesa e indebitamente estesa ‘psicologizzazione’ della vita”. Anche se fosse solo opera redazionale, il contenuto dell’articolo può in effetti suggerire un nesso di causa-effetto tra la società iperpsicologizzata e gli incresciosi eventi di Bibbiano come nell’occhiello. A mio parere il nesso causale nella realtà dei fatti  non c’è, e la correlazione tra i due elementi è piuttosto vaga: sotto questo profilo i fatti di Bibbiano al più forniscono un’occasione per il tipo di considerazioni che legittimamente Galli della Loggia fa sulla società attuale nel prosieguo dell’articolo. Affermare invece con sicurezza il nesso causale è gettare una luce negativa sull’operare sociale della psicologia, nel senso che estenderebbe impropriamente il proprio campo d’azione, trattando di abusi su minori. Continua a leggere “La “iperpsicologizzazione” di Galli della Loggia, di Mauro Fornaro”

Quarant’anni di sanità pubblica, di Carlo Baviera

Quarant’anni di sanità pubblica, di Carlo Baviera

31 luglio 2019 https://appuntialessandrini.wordpress.com/

Alessandria: Lo confesso: ho deciso di farmi male da solo e di subire le invettive dei competenti e “responsabili” che da tempo spiegano come si deve procedere per riordinare e mantenere sostenibile il sistema sanitario. A naso, senza motivi scientifici a supporto, mi permetto di andare controcorrente, di essere politicamente scorretto.

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Forse sono diventato (o sono sempre stato) un poco populista; ma continuo a pensare, riguardo alla Sanità e non solo, che non tutte le decisioni degli ultimi 25 anni, almeno per quanto riguarda le situazioni periferiche (e il Monferrato lo è diventato da tempo!), siano state sempre opportune. Ovviamente non intendo giudicare l’attività e le decisioni a livello ministeriale dell’amico Balduzzi, che so aver fatto molto anche per quanto riguarda le specificità del casalese: e in particolare il supporto alla battaglia a favore della lotta all’amianto. Né intendo ritenere inopportuno (anzi!) l’operato delle Ministre Bindi e Turco.

Prendo spunto da un dibattito, che gli Uffici Pastorali della Diocesi di Casale Monferrato, hanno proposto alcuni mesi fa per ricordare i 40 anni della Legge 833/78 riguardate il Servizio Sanitario Nazionale. L’escursus di quanto è cambiato nella cultura sanitaria, e sui tentativi di affossare la riforma (proposti egregiamente dal Prof. Balduzzi) e la storia recente dalla sanità monferrina, in particolare dell’Ospedale S. Spirito (ripercorsa dal dott. Paolo Tofanini) sono stati unanimemente ritenuti preziosi e interessanti.

Quegli interventi hanno anche dato ragione della necessità di alcune decisioni riguardo a razionalizzazioni, ad accorpamenti o a chiusure di reparti per poter mantenere un’elevata prestazione e sicurezza negli interventi, oltre che per continuare a garantire (da parte del Servizio Pubblico) un sistema universalistico e sostanzialmente gratuito. Pur sottolineando che il tentativo di arrivare ad una unificazione ASL e AO della Provincia non sia stato la soluzione ottimale; né che sia opportuno avere Primari a scavalco su più strutture ospedaliere. Continua a leggere “Quarant’anni di sanità pubblica, di Carlo Baviera”

Venerdì S. Messa in suffragio di Gian Piero Armano

Venerdì S. Messa in suffragio di Gian Piero Armano

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di Redazione Appunti Alessandrini

Alessandria: Venerdì 2 agosto Chiesa parrocchiale di S. Paolo nel primo anniversario della morte di  Gian Piero Armano sarà celebrata alle 18.30 una Messa in suo ricordo e suffragio.

Gli amici di “Appunti Alessandrini” si associano nella preghiera

Note su liberalismo e democrazia. I fondamenti, di Franco Livorsi

Note su liberalismo e democrazia. I fondamenti, di Franco Livorsi

https://appuntialessandrini.wordpress.com Franco Livorsi

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Ho letto con vivo interesse il saggio Il disordine della ragione pubblica dell’amico Marco Ciani pubblicato su “Appunti Alessandrini” il 14 luglio e subito rilanciato da “Città Futura on-line”. Ho pure letto con interesse quanto hanno osservato su ciò – sempre con annotazioni importanti di merito, su “Appunti Alessandrini” – Luigi Lama (17 luglio), Daniele Borioli (18 luglio) e Agostino Pietrasanta (21 luglio).

Si tratta di temi per me appassionanti, di cui mi sono occupato innumerevoli volte, anche come docente di “Storia delle dottrine politiche” dal 1974 al 2010, prima presso l’Università degli studi di Torino e poi di Milano[1]. Anche su “Città Futura” sono intervenuto più volte su ciò , anche con riflessioni storiche e teoriche, affrontando il tema che è poi il vero pungolo che sta alla base del discorso di Ciani: la preoccupazione per la sorte della democrazia che diciamo liberale, specie in Italia.

Rinvio pure al mio ultimo articolo in proposito: La decadenza della democrazia.[2] Riprendo perciò volentieri tali temi, in modo colloquiale, come se fossi a tu per tu con il mio amico Marco Ciani, ma senza dimenticare gli altri amici interlocutori. Continua a leggere “Note su liberalismo e democrazia. I fondamenti, di Franco Livorsi”