Momenti di Cultura. Inaugurazione della XII edizione della rassegna ARTE IN SANTA CROCE a Bosco Marengo (AL). Articolo di Maurizio Coscia (Sargon).

Nei locali dell’ex convento domenicano l’Associazione Amici di Santa Croce con il patrocinio del Comune di Bosco Marengo ha organizzato la XII edizione della rassegna ARTE IN SANTA CROCE.

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Complesso monumentale di Santa Croce a Bosco Marengo (AL)

La mostra è stata inaugurata sabato 14 settembre alle ore 15.30 e prosegue fino al 29 settembre con i seguenti orari di apertura, nel fine settimana: sabato e domenica dalle ore 16 alle ore 19, con ingresso libero.

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Momenti di poesia. La regina dei gabbiani di Maurizio Coscia (Sargon).

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Stese sulla carezza del vento,

ali aperte conquistano

una direzione.

E restano in volo

corpi piumati,

brizzolati,

che virano,

fendendo l’aria,

girano come fossero su di una giostra.

E, poi, scendono,

atterrando su zampe a stelo,

balzellano,

cercando tra i grani di sabbia

e sbattono ancora le piume.

Qualcuno li osserva:

si avvicinano cauti,

si allontanano veloci,

diffidenti o fiduciosi?

Lei è là,

una ragazza dalla voce sciolta,

legata alla sua telefonata,

seduta sulla sabbia,

sulla riva della spiaggia,

mentre pezzi di pane

volano via dalle sue mani.

Ecco…

tornano indietro.

La regina dei gabbiani

li ha tutti attorno

ha creato la sua corte…

i gabbiani,

che conquistano il pezzo di pane,

improvvisano il loro gorgoglio acuto

che è come un verso di ringraziamento

nel becco aperto,

rivolto verso l’alto,

innanzi alla regina.

La telefonata continua.

 

 

 

 

 

 

 

 

Antonio Saporito, artista italiano contemporaneo, nasce a Rocchetta Sant’Antonio in provincia di Foggia, nel 1940.

Antonio Saporito, artista italiano contemporaneo, nasce a Rocchetta Sant’Antonio in provincia di Foggia, nel 1940.

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IL PERIODO FIGURATIVO

La sua prima formazione artistica è influenzata dall’arte figurativa moderna e contemporanea degli anni 60. In modo particolare, le opere del periodo figurativo, traggono spunto dall’arte di alcuni artisti famosi in quegli anni: Ennio Morlotti, importante esponente dell’arte figurativa italiana e del panorama culturale del ‘900, Franco Rognoni artista indipendente del ‘900 italiano, Ennio Calabria importante esponente del figurativismo europeo, Ugo Nespolo e le influenze della pop art americana e i maestri dell’arte povera italiana.

L’INCONTRO CON LUCIO FONTANA

Di diritto tra gli artisti spazialisti, Antonio Saporito ha avuto come riferimento grandi artisti come Atanasio Soldati, figura centrale dell’astrattismo italiano, Matt Moore, Max Bill e altri che hanno influenzato la sua ricerca giovanile.

Ma in particolare è il rapporto diretto con il maestro storico dello spazialismo Lucio Fontana, nei primi anni 60, che forma in Antonio Saporito la consapevolezza dell’arte spaziale.

E’ stato in queste occasioni, sia a Milano che ad Albissola, che Antonio Saporito ha tratto i maggiori insegnamenti del maestro capostipite del movimento spazialista.

In quel periodo Fontana stava superando la distinzione tradizionale tra pittura e scultura, il salto di qualità che lo porterà agli inconfondibili “tagli sulla tela” tipici e nel suo studio si potevano ammirare opere come i “Metalli”, lastre di ottone o di acciaio squarciate. Non ancora famoso come mercato, solo dopo questo periodo approda alla notissima serie della “Fine di Dio”, grandi tele ovali, verticali, monocrome, recanti squarci.

Nel periodo che ho conosciuto il maestro Lucio Fontana, lui faceva queste opere, non ancora i tagli, ma queste punzonature a mano libera. Era ciò che più mi lasciava incuriosito e mi domandavo quale era il significato. Pur stando lì, vicino a lui, guardavo incredulo e pensieroso, ma le sue parole mi tranquillizzavano, spiegandomi in parte ciò che tutti sappiamo del suo modo di fare arte e della sua astrazione. Tutto questo, ancora oggi, dopo più di 50 anni, mi da emozione. In quei momenti è iniziata la svolta della mia vita artistica, nel mondo della ricerca e della personalizzazione della mia arte. Dopo vari tentativi di lavoro su vetri cattedrali incisi a fuoco e grotte vulcaniche le acque forti, il tema delle spirali con rame, la serie delle penne e il figurativo ad olio su tela sono arrivato a sperimentare ciò che mi aveva raccontato il maestro Lucio Fontana spiegandomi l’astrazione spaziale. Tutto questo mi ha condotto al tema principale che io produco con l’acciaio, l’alluminio e il piombo.” Antonio Saporito Continua a leggere “Antonio Saporito, artista italiano contemporaneo, nasce a Rocchetta Sant’Antonio in provincia di Foggia, nel 1940.”

Momenti di Poesia. “Il Drago” di Maurizio Coscia (Sargon)

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Il Drago

Pochi, sparuti alberi

di un’antica foresta,

immoti,

nel tramonto,

attendono.

Quietati,

per il non aver rami frondosi

che sbattono e stridono all’esasperante soffio del vento,

attendono.

La sua energia, attesa,

arriva:

il Drago spalanca, enorme, la sua bocca e respira.

Il suo calore,

da dove viene, dove va?

Non esisteva più spazio in quell’oblio

dove trovò tra le fiamme, i natali.

Il Drago cercò, allora, tempo diverso

da quello in cui si fuse il suo corpo,

in un mondo diverso

da quello dove ebbe i natali.

Vola, ora, qui,

oltre le nubi,

invisibile e lento,

così che, per lentezza, gli facciano da schermo.

Non sposta nebbia,

non alza vento,

non invoca maledizioni.

Non minaccia, tra i denti, massacri di fiamme e dolori,

non piange lacrime di pioggia per il timore di prodi cavalieri erranti,

celati, con le lance,  tra i pochi, sparuti alberi di un’antica foresta. Continua a leggere “Momenti di Poesia. “Il Drago” di Maurizio Coscia (Sargon)”

Momenti di Poesia. “Lună în câmp” di Nichita Stănescu. Traduzione dal rumeno di Maurizio Coscia (Sargon)

Luna in camp

Lună în câmp

Cu mâna stângă ţi-am întors spre mine chipul,
sub cortul adormiţilor gutui
şi de-aş putea să-mi rup din ochii tăi privirea,
văzduhul serii mi-ar părea căprui.

Mi s-ar părea că desluşesc, prin crenge,
zvelţi vânători, în arcuiţii lei
din goana calului, cum îşi subţie arcul.
0, tinde-ţi măna stângă catre ei

şi stinge tu conturul lor de lemn subţire
pe care ramurile i-au aprins,
suind sub luna-n seve caii repezi
ce-au rătăcit cu timpul, pe întins.

Eu te privesc în ochi şi-n jur să şterg copacii
În ochii tăi cu luna mă răsfrâng
… şi ai putea, uitând, să ne striveşti în gene
dar chipul ţi-l întorn, pe braţul stâng.

Traduzione

Luna sul campo

“Con la mano sinistra ho portato il tuo volto verso di me,

sotto la tenda dei dormienti meli cotogni,

e, se potessi riconquistarmi dai tuoi occhi lo sguardo,

il cielo della sera mi parrebbe un castagno.

 

E sarebbe come veder, tra i suoi rami,

agili cacciatori, che come arcuati leoni,

nel correre precipitoso dei loro destrieri, tendono l’arco.

Avanti, che aspetti, tendi la mano sinistra verso di loro

 

e sia proprio tu a cancellarne il contorno di legno sottile,

che i rami hanno accesso,

mentre salgono sotto la luna come rapidi cavalli,

che hanno errato nel tempo, lungamente.

 

Io ti guardo negli occhi ed intorno spariscono gli alberi,

Nei tuoi occhi con la luna mi rifletto,

e potessi mai, dimenticando il resto, imprigionarti lo sguardo tra le ciglia,

ma il viso ti riporto sul braccio sinistro”.

 

Momenti di Poesia. “Scogli” di Maurizio Coscia (Sargon)

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Scogli

Resistono ostinati all’emotività ondeggiante del mare,

offrono emozioni persistenti,

regalano pensieri dispersi in un orizzonte,

sorreggono il piede di Dafne assorta,

tra le curve rocciose.

Sono gli scogli per l’attesa

e, immobile, la ragazza fissa i suoi occhi,

mentre affiorano,

tra  gli scogli,

desideri,

sempre uguali a quelli,

depositati,

laggiù. ora, lontani verso un’imbarcazione

o, qui, ora, vicini alla riva,

alla spiaggia assolata

dove Dafne si è mostrata nuda al sole,

capelli spettinati al vento,

lunghi, neri

sopra il seno,

prima di raggiungere gli scogli,

senza sabbia

dove si domanda:

sarebbe giunto, da lei, Diomede, il pescatore?

 

 

 

Momenti di Cultura. Intervista di Alessia Mocci a Maurizio Coscia, autore de “Il Viaggio di Simone” con lo pseudonimo di Evan Jung

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Maurizio Coscia autore de Il Viaggio di Simone 

Diciotto anni, Simone, li ha compiuti, d’estate, verso la fine dell’anno scolastico e, dopo qualche mese, ha preso la patente. Apparentemente, sembra che si sia lasciato alle spalle, quello che gli è successo durante l’anno ed il suo modo di essere timido, impacciato, chiuso. È cambiato, non legge più testi religiosi, non gliene frega più niente della morale, ha abbandonato in un angolo il suo librone di storia che si portava sempre dietro.

 “Il viaggio di Simone”, edito nel settembre 2014 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Oltre il confine”, è la nuova pubblicazione dell’autore Evan Jung. Il protagonista del romanzo è Simone e la sua vita, infatti ogni capitolo del libro ripercorre momenti della sua vita.

“Il viaggio di Simone” è suddiviso in tre capitoli fondamenti: “Il punto di partenza: Perché si soffre?”, “Lo spostamento: Perché si sogna?” ed “Il punto di arrivo: Perché si riflette?”, suddivisi ognuno in sotto capitoli.

Evan Jung è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune curiosità sulla sua recente pubblicazione e sulla sua vita. Buona Lettura!

A.M.: “Il viaggio di Simone” è un titolo parlante, infatti, il tuo romanzo racconta del viaggio del protagonista. Come nasce Simone?

Evan Jung: Simone nasce nel 1987. È un personaggio che mi era venuto in mente ai tempi della scuola media superiore. Già, allora, infatti, avendo una sincera passione per lo scrivere, anche se in modo non continuativo, scrivevo a penna su alcuni quaderni, ma anche, a volte, su fogli sparsi con una vecchia macchina da scrivere, riflessioni, poesie ed altro ed avevo abbozzato un racconto che, come suo protagonista principale, aveva appunto Simone e, nel Saggio che ho scritto, è rimasto tale quale, così come è descritto nelle sue caratteristiche fisiche, in particolare. Inoltre, pure il Simone di allora, in base alle mie intenzioni, doveva compiere un viaggio anche se avrebbe dovuto essere uno spostamento fisico vero e proprio, da un luogo ad un altro, e non uno ‘spostamento logico-creativo’ così come ho spiegato nell’introduzione al mio Saggio. Infine, il Simone di allora aveva in più il cognome che, col tempo, ho deciso di eliminare, anche se davvero mi piaceva, per evitare delle palesi omonimie. Riguardo alla genesi del libro è, quindi, se vogliamo, un qualche cosa di radicato, nella mia aspirazione adolescenziale a diventare uno scrittore e, almeno dal punto di vista della sua redazione formale, per il fatto che in esso sono contenute riflessioni, racconti brevi o favole, ma anche poesie è rimasto in linea con quanto mi piaceva scrivere già una volta. Già durante la scuola media superiore ero, quindi, consapevole del fatto che, un giorno, in qualche modo, avrei scritto almeno un libro nella mia vita e così è avvenuto, dopo, se vogliamo, anni e anni di rimando della sua realizzazione ad un periodo futuro e, comunque, dell’averlo ora finalmente scritto, ne sono, adesso, veramente lieto.

A.M.: L’introduzione recita: “Il punto di partenza è la condizione di sofferenza in cui colui che si sposta per vivere bene non vuole più permanere. Il punto d’arrivo è la condizione di felicità che colui che si sposta per vivere bene vuole raggiungere.” Ritieni che questo assioma sia valido per ogni individuo?

Evan Jung: Dipende. Ritengo, infatti, che non tutti gli individui siano consapevoli del fatto che, durante la loro esistenza, sia possibile aspirare a vivere bene ed essere felici. Dal mio punto di vista, non tutti la pensano così e valuto che molti, invece, pensino che la vita sia, in primo luogo o addirittura solo, un’esperienza di sofferenza e sacrificio. Ebbene, queste persone, per un motivo o per l’altro, ed, in particolare, per le esperienze che hanno fatto e/o per l’educazione che hanno ricevuto nel corso della loro esistenza possono essere come ‘assopite’ nel pessimistico modo di pensare che la vita stessa, per come appare nella sua forma e per come è nella sua sostanza, non possa essere felice, ma, piuttosto, piena di difficoltà e di sofferenza. Di conseguenza, per queste stesse persone, quello che chiamo punto di partenza e che definisco come condizione di sofferenza è al tempo stesso anche il punto di arrivo. Ora, con il mio Saggio, ho voluto mettere in evidenza come, in realtà, almeno dal mio punto di vista, sia possibile raggiungere una condizione di felicità nella propria esistenza ed averla proprio come punto di arrivo, qualsiasi sia la condizione di sofferenza, come punto di partenza. Per cui, implicitamente, l’assioma citato che è del resto ciò che spiega il significato fondamentale del Saggio che ho scritto, contiene un messaggio di fiducia, speranza ed ottimismo, sulla possibilità di una vita bella, felice e serena, rivolto, in primo luogo, a coloro che non credono in tale possibilità.  Continua a leggere “Momenti di Cultura. Intervista di Alessia Mocci a Maurizio Coscia, autore de “Il Viaggio di Simone” con lo pseudonimo di Evan Jung”

Momenti di Poesia. “Fuochi” di Maurizio Coscia (Sargon)

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Fuochi

Istanti di un’estate

trascorsa insieme,

siamo insieme pure sotto i fuochi,

nel fuoco d’affetto,

abbracciati.

In cielo, le luci si spengono e si accendono,

In terra, nessuno ci vede.

Volti levati verso l’alto

rapiti dai rumori,

estasiati dalle luci,

con gli occhi attenti

di chi ha perso il senso delle cose fastidiose

e vede solo lo scintillio colorato cangiante che lo diverte:

rosso, blu, giallo…

nei fuochi.

Intanto, silenzioso

continua,

non visti da nessuno,

sotto i fuochi,

nel fuoco d’affetto,

rosso, blu, giallo…

il nostro amore

Biografia di Umberto Eco, illustre alessandrino in Italia e nel mondo.

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Critico, saggista, scrittore e semiologo di fama internazionale, Umberto Eco nasce ad Alessandria il 5 gennaio 1932. Si laurea nel 1954, all’età di 22 anni, presso l’Università di Torino, con una tesi sul pensiero estetico di Tommaso d’Aquino, poi pubblicata come volume autonomo. La carriera di Umberto Eco si avvia presso i servizi culturali della Rai. Anche grazie ad alcuni amici collaboratori della trasmissione “Lascia o Raddoppia”, questi anni diventano il terreno fertile per il suo celeberrimo saggio-stroncatura di Mike Bongiorno, intitolato provocatoriamente “Fenomenologia di Mike Bongiorno” (contenuto nell’altrettanto celebre “Diario minimo”, una raccolta di elzeviri scritti per “il Verri”, la rivista di Giovanni Anceschi, riecheggianti gli esercizi di Roland Barthes). Negli anni ’60 insegna prima presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Milano, poi presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze ed infine presso la Facoltà di architettura del Politecnico di Milano. Sono gli anni italiani dell’impegno e delle avanguardie artistiche e anche il semiologo offre il suo contributo teorico aderendo al cosiddetto Gruppo 63, una corrente che ha fatto scuola in tutti i sensi (vi aderirono, fra gli altri Antonio Porta, Nanni Ballestrini, Edoardo Sanguineti, Alfredo Giuliani, Francesco Leonetti e Angelo Guglielmi). Nel 1962 arriva l’exploit con un capolavoro della semiologia, l’ultra-adottato “Opera aperta”, un testo fondamentale per capire le evoluzioni della scienza dei segni. Nel turbinio di attività che lo vedono protagonista, Umberto Eco trova anche il tempo di lavorare presso la Casa Editrice Bompiani (dal 1959 al 1975), come senior editor, fino a quando non viene nominato professore di Semiotica all’Università di Bologna, dove impianta una vivace ed agguerrita scuola. Nel periodo 1976-77 e 1980-83 dirige l’Istituto di Discipline della Comunicazione e dello Spettacolo, presso l’Università di Bologna. La collezione di titoli onorifici di Umberto Eco è impressionante, essendo stato omaggiato da università di tutto il mondo, non limitandosi a ritirare le lauree honoris causa o i premi, ma anche tenendo frequentatissimi corsi. Dal 1989 è presidente dell’International Center for Semiotic and Cognitive Studies, e dal 1994 è presidente onorario dell’International Association for Semiotic Studies, di cui negli anni precedenti è stato segretario generale e vice-presidente. Dal 1999 è inoltre presidente della Scuola superiore di Studi Umanistici presso l’Università di Bologna. Ha collaborato con l’Unesco, con la Triennale di Milano, con l’Expo 1967-Montreal, e con la Fondation Européenne de la Culture, e con molte altre organizzazioni, accademie, e testate editoriali nazionali ed internazionali. Numerose inoltre sono le sue collaborazioni, non solo con i quotidiani («II Giorno», «La Stampa», «Il Corriere della Sera», «La Repubblica», «Il Manifesto») e a settimanali («l’Espresso»), ma anche a periodici artistici ed intellettuali («Quindici», «Il Verri», ed altri). Umberto Eco ha svolto indagini in molteplici direzioni: sulla storia dell’estetica, sulle poetiche d’avanguardia, sulle comunicazioni di massa, sulla cultura di consumo… Spaziando dall’estetica medievale alla semiotica ai vari codici di comunicazione artistica, la sua produzione saggistica appare estremamente varia e vasta. Non si può dimenticare il successo planetario ottenuto con il romanzo best seller “Il nome della rosa”, seguito poi dagli altrettanto “campioni di incassi” “Il pendolo di Foucault”, “L’isola del giorno prima” e il romanzo picaresco-medioevale “Baudolino”, opere di trascinante narrativa che nessuno probabilmente si aspettava da uno studioso di filosofia e da un teorico quale Eco. Il suo lavoro del 2004 è “La misteriosa fiamma della regina Loana”, un romanzo illustrato ispirato ad un fumetto degli anni ’30. Gli ultimi romanzi di Umberto Eco sono nel 2010 il suo sesto romanzo “Il cimitero di Praga”, seguito da “Numero Zero” nel 2015. Nel 2012 è stata pubblicata una versione “riveduta e corretta” del suo primo romanzo “Il nome della rosa”, con una nota finale dello stesso Eco che, mantenendo stile e struttura narrativa, è intervenuto a eliminare ripetizioni ed errori, a modificare l’impianto delle citazioni latine e la descrizione della faccia del bibliotecario per togliere un riferimento neogotico. Umberto Eco muore all’età di 84 anni nella sua casa di Milano la sera del 19 febbraio 2016, a causa di un tumore che lo aveva colpito due anni prima.

(tratto da biografieonline.it)

 

Petizione online per il recupero degli spazi inutilizzati di Alessandria

Andrea Musso, illustratore di Inchiostro Festival, ha lanciato la seguente petizione e la diretta a:

Sindaco di Alessandria

Presidente Provincia Alessandria

Assessore alla Cultura del Comune di Alessandria

Comune di Alessandria 

Serve uno spazio per i giovani dove possano sperimentare l’arte, incontrarsi e creare progetti, seguire workshop con artisti ospiti, dare vita a laboratori di stampa, imparare contaminando le varie forme della cultura visiva oltre le più classiche forme di pittura. Gli spazi inutilizzati, di proprietà di Comune e Provincia di Alessandria, possono essere rigenerati da un progetto di cittadinanza attiva e arte pubblica. Le associazioni di giovani, che fanno cultura in città, devono poter diffondere l’apprendimento della manualità artistica ogni giorno spaziando dal disegno alla street art, dall’illustrazione al fumetto, dalla stampa serigrafica alle tecniche tipiche dei Print Club. Dopo l’intervista de La Stampa all’artista 108 è stata raccolta la sua proposta:

Tuco! Festival di satira Pop. Servizio a cura di Maurizio Coscia (Sargon)

Sabato e domenica, 10 e 11 agosto, a Calamandrana Alta (AT), è in corso di svolgimento l’evento Tuco! Festival di satira Pop. La manifestazione è alla sua quarta edizione con ingresso gratuito e presenta Fulvio Gatti.

Al Festival artistico hanno partecipato e partecipano vari artisti, tra i quali, Gianni Brian Pasino, Pee Gee Daniel, Vanessa Giuliani e Marco Carena. Di seguito, le immagini di alcuni spettacoli che sono stati previsti dal programma di sabato.

Monologo di Gianni Brian Pasino al microfono con un testo satirico dedicato alle donne e tratto dalle storie umoristiche di Pee Gee Daniel.

Dialogo tra Gianni Brian Pasino e Pee Gee Daniel per la presentazione del suo libro umoristico, EGO E LIBIDO. Lettura di alcuni brani tratti dal medesimo.

FEMMINA AL SINGOLARE, monologo dall’altra metà del cielo e diviso in molteplici divertenti scenette di cabaret di Vanessa Giuliani.

LO VOGLIONO TUTTI, concerto spettacolo del cantautore comico Marco Carena.

Oggi, Tuco! Festival di satira Pop prosegue a Calamandrana Alta (AT) con:

ore 17:30 in Piazza, LE BULLE NON BALLANO, disegni a richiesta con Patrizia Comino

ore 18:30 in Piazza, THE WALKING DAD, monologhi su paternità e grattacapi di e con Dario Benedetto

ore 21:00 in Piazza, QUANDO DIVENTI PICCOLO, Massimiliano Loizzi de Il Terzo Segreto di Satira in scena con la sua autobiografia non autorizzata tra razzismo, rabbia social, sogni e speranze

Mostra di Fabrizio Dottor Kaplan Farina, CLASSICI RIDIMENSIONATI

Momenti di cultura. Serata di pittura, poesia e musica a Borgoratto (Alessandria). Articolo a cura di Maurizio Coscia (Sargon)

In occasione del vernissage della Personale dell’Artista Giovanni Massolo, “Colline”, mostra visitabile a Borgoratto Alessandrino, presso l’ex asilo Colombo, dal 16 al 18 agosto 2019, nel seguente orario: dalle ore 19:00 alle 23:00, si è svolta una serata di poesia e musica con le letture di Anna Gatto, Fabio Gagliardi, Jerry Melucci, Giampiero Nani e la performance musicale di Paolo Frola e Paolo Tomalino. Di seguito, accludo immagini dell’evento.

Momenti di poesia. La felicità di Mika Ciobanu

Momenti di poesia. La felicità di Mika Ciobanu

Non troviamo veramente la felicità in ciò che riceviamo dagli altri . (mika)

Felicità
By Mika Ciobanu

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La felicità? Un strano volatile esposto nel centro della gabbia-museo…

Sembra dipinto in camaleontici colori ,

dalla mano di un cieco ironico pittore …

Accanto al volatile vi giacciono scheletri di fate una volta seducenti;

dai mondani piaceri rimasti sono dei disegni strampalati incisi su muri elevati.

Diversi cocci di speranze, sparsi e dappertutto accalcati ,

in mucchi infiniti stanno i sogni frantumati…

e tutt’intorno sogghignano vetrine di specchi brillanti.

Sarà l’amore la porta della celebre gabbia-museo

in cui il strano camaleontico uccello…

al nostro sguardo è mite prigioniero?

Sarà l’amore l’unica entrata… trovata nella stessa uscita sempre ricercata?

Tu dici che il volatile ha solo piume rosse…

alcuni dicono che fosse verde ,altri blu ..

ma io lo vedo tutto in bianco abbagliante ogni fuggente volta;

e scettica lo sguardo nell’occhio
mi raccolgo e poi lo ricompongo:

il volatile è astratto, mi dico, e a te non mi oppongo.
@Mika Ciobanu 15 Aprile 2016

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SUL TATUAGGIO, di Silvia De Angelis

La parola tatuaggio deriva dal termine tahitiano tau-tau, che si rifà al movimento del picchiettare del legno sulla pelle, tecnica molto antica usata da queste popolazioni. Il termine “tatow” (in seguito tattoo) è stato tramandato da James Cook, che nei suoi scritti riportò, di tale usanza, utilizzata dalla popolazione polinesiana.

Il tatuaggio, ha però, origini molto più antiche, come è testimoniato da Otzi (così è stato soprannominato), uomo preistorico, su cui sono stati rinvenuti veri e propri tatuaggi, impressi sul corpo grazie allo sfregamento del carbone sulla pelle.

In Europa il tatuaggio è stato fortemente contrastato dal mondo cattolico, mentre in altri continenti trova un notevole sviluppo, tramandatoci sino ad oggi.

 tattoo 001Mummia egizia, ritrovata a Gebelein (Egitto) sul cui corpo si rilevano tracce di tatuaggi

LE ORIGINI DEL TATTOO : DALLA NUOVA ZELANDA AL GIAPPONE

In Nuova Zelanda, i tatuaggi dei guerrieri Maori, sono utilizzati anche nella nostra epoca, per identificare una famiglia o rappresentare le conquiste nella propria vita; in Giappone il tatuaggio risale addirittura al V secolo a. C. e rappresentava una forma di protesta delle popolazioni di basso rango, cui era stato vietato di indossare il kimono, per cui iniziarono a tatuarsi il corpo.

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Antico tatuaggio giapponese

In seguito all’invenzione della macchinetta elettrica, negli anni ’20, da parte di Samuel O’Reilly, il tatuaggio si diffuse anche nella cultura occidentale. Negli anni ’60 e’70 rappresenta il simbolo della ribellione, infatti punk e bikers erano i maggiori rappresentanti di questa invasiva tecnica.

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Tatuaggio punk

IL TATUAGGIO OGGI

Oggi si enumerano variegati stili di tatuaggio, da cui prendere spunto:  tatoo  giapponesi e orientali, tradizionali, tribali, realistici, littering e polinesiani.

Non è comunque necessario riferirsi a un particolare stile; ognuno può scegliere il disegno che più si avvicina alla propria interiorità e alla propria voglia di esprimersi.

Possiamo quindi affermare, che oggi, il tatuaggio, rappresenta una vera forma d’arte  : sono molto numerosi i congressi, le convention, in tutto il mondo, ad essi dedicati, in cui i tatuatori espongono i propri lavori.

Sono in notevole aumento i seguaci di questa “usanza”, che imprimendo un segno indelebile sulla propria pelle, esprimono la loro unicità.

I tatuaggi preferiti dal mondo maschile sono quelli tribali e maori, riportati su braccia e schiena, ma anche sui polpacci. Continua a leggere “SUL TATUAGGIO, di Silvia De Angelis”

Il pittore della luce, di Stefania Pellegrini

Il pittore della luce – J. M. William Turner, di Stefania Pellegrini

La valorosa Téméraire (1839)

Quando si parla della luce nella pittura mi viene di pensare ai pittori impressionisti che tanto hanno cercato di catturarla nelle loro opere: Pierre Auguste Renoir o Claude Monet per esempio, ma un po’ prima della nascita dell’Impressionismo il pittore Joseph Mallord William Turner ( Londra 23 Aprile 1775 – Chelsea 19 Dicembre1851 ) aveva posto le basi, con il suo stile, alla nascita di questa corrente pittorica. Pittore e incisore inglese apparteneva al movimento romantico.

Joseph Mallord William Turner era famoso per le sue opere ad olio, ma è stato anche uno dei più grandi maestri britannici nella realizzazione di paesaggi all’acquerello.

Ivy Bridge – acquarello del 1813

Il celebre critico d’arte inglese John Ruskin parlò di lui come dell’artista che più di ogni altro era capace di “rappresentare gli umori della natura in modo emozionante e sincero”

La luce per Turner rappresentava l’emanazione dello spirito divino e questo è il motivo per cui nei suoi ultimi quadri trascurò di rappresentare oggetti solidi e i loro dettagli, concentrandosi sui giochi di luce riflessi dall’acqua e sullo splendore dei cieli e del fuoco. Anche se questi ultimi lavori potrebbero sembrare di tipo impressionista, facendo di lui un precursore della scuola francese, Turner stava sforzandosi di ricercare un modo di esprimere la spiritualità nel mondo piuttosto che limitarsi a fornire un’interpretazione artistica ai fenomeni ottici (“Il sole è Dio” disse poco prima di morire)

Claude Monet rimase impressionato dalle qualità pittoriche di Turner, quando nel 1870 vide per la prima volta i suoi quadri durante un soggiorno a Londra. Nel suo stile infatti era riscontrabile un’anticipazione dei temi dell’impressionismo. Tuttavia dopo diversi anni nel 1918 Monet mutò giudizio, facendo una dichiarazione piuttosto ingenerosa:
« In passato ho amato molto Turner, oggi lo amo molto meno. Perché? Non ha disegnato abbastanza il colore e ne ha messo troppo; l’ho studiato bene. »

Luce e colore

Nell’opera sopra, “Luce e colore “- Olio su tela – Tate Gallery, Turner allude anche nel titolo alla “Teoria dei colori” di J.W.Goethe, di cui possedeva una copia della traduzione in lingua inglese pubblicata nel 1840. Se pur questa notizia possa stupire perchè J.W.Goethe è conosciuto come uno dei più importanti autori e poeti di tutti i tempi, lui stesso affermava di aver dato importanza ai propri lavori scientifici (specialmente alla teoria dei colori) ancora più di tutte le sue creazioni letterarie.

La stella della sera (1830)

A riguardo di questo ultimo quadro “La stella della sera” e per restare fedele alle mie proposte, propongo la lettura della poesia di Edgard Allan Poe, che porta lo stesso titolo dell’opera pittorica. 

Edgard Allan Poe (Boston, 19 gennaio 1809 – Baltimora, 7 ottobre 1849)

LA STELLA DELLA SERA
Edgar Allan Poe

L’ estate era al suo meriggio,
e la notte al suo colmo;
e ogni stella, nella sua propria orbita,
brillava pallida, pur nella luce
della luna, che più lucente e più fredda,
dominava tra gli schiavi pianeti,
nei cieli signora assoluta –
e, col suo raggio, sulle onde.
Per un poco io fissai
il suo freddo sorriso;
oh, troppo freddo – troppo freddo per me!
Passo’, come un sudario,
una nuvola lanuginosa,
e io allora mi volsi a te
orgogliosa stella della sera,
alla tua remota fiamma,
più caro avendo il tuo raggio;
giacche’ più mi allieta
l’ orgogliosa parte
che in cielo svolgi a notte,
e di più io ammiro
il tuo fuoco distante
che non quella fredda, consueta luce.