NICOLAES MAES (MAAS) – LA CUSTODE DEL CONTO

Difficilmente, nel 1600, si osava mettere in dipinto una raffigurazione femminile diversa dalle tendenze iconografiche del periodo, donne raffigurate come madri o mogli, o braccianti o addirittura prostitute, ma intente in un nobile e impegnativo lavoro dove serve un’adeguata istruzione culturale, era assolutamente impensabile ma l’olandese Nicolaes Maes, allievo della suola di Rubens, riuscì in questo intento e l’opera che vi presento oggi è una delle più spettacolari e incisive a riguardo, “Il custode del conto”.

Il dipinto rappresenta una donna, di circa mezza età, curata nel vestire, a dimostrare un ceto medio, seduta ad una scrivania intenta, e quasi dormiente dalla stanchezza, a controllare i conti di un’azienda che si presume commerciale dalla grande mappa appesa sul muro alle sue spalle. L’ambiente è ben tenuto e curato a dimostrazione di un’azienda con larghi introiti, la scrivania decorata, la vetrinetta alle spalle della donna posta alla sua destra, i bellissimi calamai e i vari oggetti raffigurati ne danno il sentore. La donna è responsabile dell’andamento finanziario, provato dalle chiavi appese al muro, chiavi naturalmente della cassaforte e dei vari cassetti dove si presume siano deposti i vari registri. La mappa e le chiavi denotano altresì la vastità dei rapporti commerciali che possa avere l’azienda di cui questa ragioniere è intenta a curarne le finanze.

L’atteggiamento della donna è di dovuta responsabilità che lotta contro una sopraggiunta stanchezza, lo dimostra la posizione china del capo appoggiato sulla mano e la precarietà di un libro/registro che tende a cadere. Si potrebbe anche dedurre, che la precarietà del libro, in un contesto così perfettamente curato e stabile, denoti un’ ipotetica instabilità finanziaria di cui la donna cerchi, instancabilmente, di capirne la motivazione. 
Di notevole marcatura la magia del colore tipico del grande Rembrandt, Maes preferiva dipingere donne che filavano, leggevano la Bibbia o preparavano un pasto, aveva una tecnica unica e meravigliosa nella realizzazione di merletti, questo dipinto è stato una completa innovazione.
Una nota, il taccuino appeso al muro, alla destra del quadro, mostra la firma del maestro, Maes era solito firmare i suoi dipinti in luoghi inaspettati ma discreti della scena.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web

SANDRO BOTTICELLI – MADONNA DEL MAGNIFICAT

Non sono un critico d’arte e nemmeno un emerito professore, ma talvolta mi piace parlarne e cercare di conoscerne la storia e alcune caratteristiche pittoriche, e spesso cerco di comprendere il nuovo, il contemporaneo ma non posso, e soprattutto non devo, dimenticarmi del passato, delle opere che grandi maestri hanno lasciato come ricchezza culturale nel nostro mondo e in larga misura nella nostra Patria. L’opera che oggi mi piace analizzare, e perchè da poco avuta l’occasione di rimirarla dal vivo nel ricca Galleria degli Uffizi di Firenze, è un’opera del grande maestro Sandro Botticelli, allievo di notevoli e famosi maestri, tra questi Filippo Lippi di cui si notano nei colori e nelle linee dolci e gentili i suoi insegnamenti.


La Madonna del Magnificat, è una tempera su tavola in fatturato rotondo, tipico delle opere su commissione specialmente per adorni di camere o stanze di sedi amministrative, ma questa non è ha riscontro in nessuna delle due ipotesi, anche se si presume che possa essere stata commissionata dal grande Lorenzo de’ Medici ( Il Magnifico) il quale era un accanito ricercatore di artisti e di opere e di cui il Botticelli stesso era considerato di famiglia. Alcuni addirittura attribuiscono i personaggi ai personaggi della famiglia di Piero de’ Medici, infatti pare che la bella Madonna raffigurata abbia le sembianze della sua giovane moglie Lucrezia Tornabuoni, il giovane con il calamaio Lorenzo il Magnifico con accanto il suo fratello Giuliano e dietro Maria, mentre le sorelle maggiori Nannina e Bianca sorreggono la corona, il bambino sarebbe poi la piccola figlia di Lorenzo, Lucrezia. Continua a leggere “SANDRO BOTTICELLI – MADONNA DEL MAGNIFICAT”

SALVADOR DALI’ – MADONNA DI PORT LLIGAT 1949 E 1950

Dalla mia pagina FB ” Arte in cornice”

Parlare di Salvador Dalì non è assolutamente facile, ma non posso non nominarlo vista la passione che ho sempre avuto nelle sue vaste e artificiose opere pittoriche e scultoree. Era l’anno 1978 raggiungevo per la prima volta la mia città preferita, Parigi, per trascorrere un piccolo periodo di vacanze. Nel “giovanissimo” Centre Pompideau, esponeva il grande Dalì, un’estemporanea a tutto volume, ovvero tutto il Centre era a sua disposizione, non potei mancare di visitarlo e ne rimasi colpito! E da allora, ho sempre più cercato di approfondire, se non altro visivamente, a conoscere le sue opere e oggi vi voglio parlare di questa stupenda Madonna nelle due versioni che sono state eseguite a distanza di solo un anno, la prima del 1949 e l’altra nel 1950.

Madonna di Port Lligat (anno 1949)
L’opera rientra nell’innovazione artistica del maestro, è in una nuova fase, infatti si può dire che è la prima volta che tratta soggetti religiosi, in quanto è un momento in cui si trova vicino alla tradizione della Chiesa Cattolica al punto che viene pure ricevuto in udienza presso papa Pio XII al quale poi presentò la nuova versione del dipinto per averne la sua approvazione.
E’ lampante l’ispirazione di Dalì con la Pala di Brera di Piero della Francesca, basti notare la conchiglia e luovo ( che pendono al di sopra della testa della Vergine) che lui traduce rivoltando la prima, l’uovo che simbolicamente rappresenta il simbolo della nascita ma anche del mistero che avvolge la vita, e l’artista lo userà spesso nei suoi poi futuri quadri, quasi identiche alla Pala le colonne e la gestualità stessa della Madonna. Sullo sfondo, tipico delle sue opere visto l’attaccamento personale che ne ha sempre avuto, il porto di Lligat, che poi altresì non è che il suo luogo di nascita.
Attraggono la visuale le molteplici cose che fluttano nell’aria senza sostentamento attratte, pare, da misteriose forze, come nuclei di un atomo, e infatti questi soggetti non sono casuali, Dalì era impressionato dal concetto di scissione dell’atomo e in molti suo poi seguenti lavori si noterà la messa in evidena del terrore che lo assale sapendo della notizia dell’esplosione della bomba atomica. Un tentativo, vano, di comprendere le cose per poterle dominare.

Madonna di Port Lligat (anno 1950)

In questa versione si possono notare moltissime differenze sostanziali. La Madonna seduta,con il capo leggermente chino verso sinistra e con le mani giute , un gentile ritratto della moglie Gala, con il Cristo bambino, biondo e con gli occhi azzurri, ideale di bellezza nordica, a rappresentare il frutto dell’amore e di Dio.
Al centro del quadro, sul corpo del bambino, un pane, dove convergono tutte le linee di prospettiva da venirne catturati ammirandolo.
Lo sfondo non è cambiato, è lo stesso porto di Lligat.
Il tutto, comprese le varie figure, come il pesce (tipico dei quadri daliniani) la rosa , la conchiglia ecc. sospesi in un nulla di cui abbiamo già parlato nel precedente.

Due opere assolutamente straordinarie e complesse ma che danno a chi le ammira, un senso di fede e di religiosità non comuni, diverso e originale dalle iconografie di cui siamo abituati.

Roberto Busembai (errebi)

Immagini web : Madonna di Port Lligat del 1949 e del 1950 (Salvador Dalì) e Pala dell’altare di Brera (Piero della Francesca)

Arte&Pittura. Chimica Naturale, al quartiere Orti di Alessandria. Commento di Maurizio Coscia (Sargon)

Chimica Naturale

 

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Un bellissimo lavoro grafico e pittorico è stato realizzato al quartiere Orti di Alessandria per opera di artisti sconosciuti, ma veramente bravi che, con le loro immagini colorate, sono riusciti a dare un nuovo aspetto ad un vecchio muro che, diversamente, sarebbe rimasto grigio e disadorno. Oltre a ciò, l’opera realizzata ha un chiaro riferimento a tematiche di stretta attualità e sembra inserirsi in un movimento “autonomo” di sensibilizzazione.

Vero è che, attraverso l’arte, in ogni epoca della storia umana si è da sempre cercato di richiamare l’attenzione della generalità delle persone che, facilmente, a causa della frenesia dell’esistenza quotidiana, perdono il senso degli aspetti naturali più importanti per l’imperituro conservarsi e prosperare della vita stessa.

Oggi giorno, l’imponente sviluppo economico che, storicamente, è stato conseguito in determinate aree del mondo sulla scorta di grandi innovazioni tecnologiche e scoperte scientifiche, mettendo a disposizione ogni tipo di bene o sevizio, ha portato con sé, come effetto collaterale e devastante, un eccessivo e sbilanciato impoverimento di altre aree e, in aggiunta, un catastrofico scenario per le future sorti della Terra, il nostro pianeta verde. Continua a leggere “Arte&Pittura. Chimica Naturale, al quartiere Orti di Alessandria. Commento di Maurizio Coscia (Sargon)”