Architettura sveva in Sicilia: il Castello Ursino, di Donatella Pezzino

A Catania, il Castello Ursino non rappresenta soltanto l’attrazione principale della suggestiva piazza Federico II di Svevia; è infatti uno dei rari edifici di epoca medievale sopravvissuti al terremoto del 1693.

Inizialmente costruito sul mare, il Castello Ursino fu poi circondato dalle lave del 1669, che ne riempirono il fossato e spostarono in avanti il tratto di costa. Secondo lo storico Santi Correnti, il suo nome deriverebbe dall’appellativo “Castrum Sinus”, ovvero “Castello del Golfo”.

La sua costruzione è collocabile fra il 1239 e il 1250; molto probabilmente, rientrava in un più complesso sistema costiero di fortificazioni che includeva anche altri castelli della Sicilia orientale. In più, il suo aspetto maestoso voleva fungere da monito verso la città etnea, spesso riottosa e ribelle nei confronti dell’autorità imperiale. Non a caso, la scultura sulla facciata raffigura proprio l’aquila sveva nell’atto di soggiogare una lepre. Continua a leggere “Architettura sveva in Sicilia: il Castello Ursino, di Donatella Pezzino”

Il Teatro Massimo Bellini, spettacolo di arte e di bellezza, di Donatella Pezzino

Con la sua struttura raccolta e riccamente adorna, il Teatro Massimo Vincenzo Bellini impreziosisce l’omonima piazza nel cuore del centro storico di Catania. A differenza di altri teatri, questo edificio non affascina per le sue dimensioni, ma per la singolarità delle sue linee sinuose e la bellezza dei suoi decori.

Fino alla seconda metà dell’Ottocento, Catania mancò di un vero e proprio teatro dell’Opera. Per secoli, le opere liriche furono rappresentate in teatri privati, per lo più appartenenti a nobili e mecenati; a partire dal 1821, a questa funzione fu adibito il Teatro Comunale Provvisorio, meglio noto come “Teatro Coppola”, ricavato da un magazzino nel quartiere Civita.

Nel 1870, finalmente, la città decise di commissionare all’architetto udinese Andrea Scala la costruzione di un Politeama, scegliendo come sito Piazza Nuovaluce (oggi Piazza Vincenzo Bellini). Per alcuni anni, grazie al sostegno finanziario della Società Anonima del Politeama, Scala potè portare avanti il progetto iniziale, avvalendosi della collaborazione del collega milanese Carlo Sada, futuro esponente dell’eclettismo liberty e autore di tante costruzioni di spicco dell’edilizia catanese fin de siécle (la Torre Alessi, Villa Morosoli, Palazzo Pancari Ferreri). Continua a leggere “Il Teatro Massimo Bellini, spettacolo di arte e di bellezza, di Donatella Pezzino”

Tracce bizantine in Sicilia: la Cuba di Santa Domenica, di Donatella Pezzino

La Cuba di Santa Domenica sorge nel territorio di Castiglione di Sicilia, in prossimità del fiume Alcantara. Ricca di fascino e di mistero, questa antica cappella rustica combina in sé diversi stili architettonici, dal bizantino all’arabo.

La Cuba è stata ritenuta per tutto il Novecento una costruzione di età bizantina, databile fra il VII e il IX secolo; successivamente, studi approfonditi hanno portato a stabilirne una datazione più tarda. Oggi, infatti, gli studiosi sono concordi nel collocarla in un periodo compreso fra il X e l’XI secolo.

Nonostante sia di epoca normanna, l’impianto presenta moltissimi aspetti dell’architettura e dell’arte bizantina, ai quali sono mescolati elementi di ispirazione islamica.

Allo stato attuale delle ricerche, non se ne conosce ancora con certezza l’originaria destinazione d’uso. Il suo contesto è fra gli aspetti che destano le maggiori perplessità: ci si chiede infatti quale possa essere stata la motivazione che ha portato a costruire un edificio tanto particolare in un luogo così isolato e ameno. Oggi come allora, infatti, la Cuba campeggia solitaria in mezzo al paesaggio agreste. Continua a leggere “Tracce bizantine in Sicilia: la Cuba di Santa Domenica, di Donatella Pezzino”

Una misteriosa chiesetta gotica alle pendici dell’Etna, di Donatella Pezzino

Guardandolo vengono in mente le chiesette medievali della Scozia o dell’Irlanda. Invece il tempio di Sant’Antonio Abate è siciliano, anzi sicilianissimo: sorge alle pendici dell’Etna, ed è attualmente inglobato all’interno del cimitero di Mascalucia.

La struttura, in pietra lavica e in stile gotico-normanno, è fra le più antiche del territorio etneo:  risale infatti al VI secolo. Una vera rarità, se si pensa a quante costruzioni antecedenti al 1693 siano state qui completamente distrutte da terremoti ed eruzioni.

E’ possibile che la chiesetta, originariamente, facesse parte del monastero di San Vito citato da San Gregorio Magno ma di cui oggi non rimane traccia; ciò che si sa di certo è che per secoli ha rappresentato il punto di riferimento non solo per i cristiani del luogo, ma anche per quelli dei villaggi vicini che non avevano un edificio di culto proprio.

Nel corso della sua storia, l’impianto ha subìto molti rimaneggiamenti. E’ stato cambiato l’orientamento: la facciata, originariamente rivolta a est, oggi guarda a sud, cioè verso il mare. La scalinata e il portico per i penitenti posti davanti all’ingresso principale, ancora esistenti agli inizi del XIX secolo, sono stati rimossi, come pure alcuni altari e alcune finestre. Tra gli elementi originari che sono stati mantenuti, invece, ci sono la porticina laterale – presumibilmente, l’ingresso per le donne – e il binario in pietra lavica che divide in due l’interno della chiesa e che, prima dell’avvento dei normanni, serviva a separare l’uditorio maschile da quello femminile. Continua a leggere “Una misteriosa chiesetta gotica alle pendici dell’Etna, di Donatella Pezzino”

Dove il Vespro ebbe inizio: la chiesa del Santo Spirito a Palermo, di Donatella Pezzino

La guerra dei Vespri Siciliani iniziò a Palermo con la rivolta del lunedi di Pasqua del 1282 ( 30 marzo), scoppiata in seguito alla perquisizione arbitraria di una gentildonna da parte di un soldato francese. L’episodio si svolse davanti alla chiesa normanna del Santo Spirito, che da allora è conosciuta anche con il nome di “Chiesa del Vespro”.

L’edificio fu realizzato nel 1178 per iniziativa di Margherita di Navarra, consorte del re normanno Guglielmo il Malo,  e affidato all’Ordine cistercense; nel XVIII secolo vi sorse attorno il cimitero di Sant’Orsola ma ciò non ha reso meno suggestiva la sua bellezza.

L’impianto è basilicale, a tre navate con sei colonne e otto archi; il cappellone maggiore porta la firma del celebre scultore palermitano Antonello Gagini  (1478 – 1536). Il pregiato soffitto ligneo e lo stupendo Crocifisso in legno risalente al XV secolo rendono questa chiesa ancora più preziosa. Continua a leggere “Dove il Vespro ebbe inizio: la chiesa del Santo Spirito a Palermo, di Donatella Pezzino”

Il castello di Nelson, di Donatella Pezzino

L’abbazia siciliana di Santa Maria di Maniace, meglio conosciuta come Castello di Nelson, sorge al confine fra i territori di Bronte e Maniace, in provincia di Catania.

Il nucleo più antico risale al XI secolo: si tratta del cenobio fatto costruire dal generale bizantino Giorgio Maniace ( dal quale la località prese il nome) per celebrare la sua vittoria contro i musulmani. Dentro, Maniace vi collocò un’icona della Madonna che si diceva essere stata dipinta da San Luca Evangelista e che, secondo la tradizione, raffigurerebbe il vero volto di Maria. L’immagine si trova ancora oggi sull’altare maggiore della chiesetta interna.

Nel secolo successivo, l’abbazia venne riformata dalla regina Margherita di Navarra che la ampliò con un grande feudo e vi introdusse la regola benedettina. Sembra che lei stessa vi si sia ritirata negli ultimi anni della sua vita. Fra XIV e il XV secolo, la struttura fu munita di torri, assumendo l’aspetto di una costruzione fortificata.

Nel 1491 il complesso, insieme al convento di San Filippo di Fragalà, fu assegnato da papa Innocenzo VIII (col pieno appoggio di re Ferdinando d’Aragona) all’”Ospedale Grande e Nuovo” di Palermo. Dalla fine del XVI secolo, l’abbazia cambiò più volte ordine religioso: ai monaci benedettini subentrarono i basiliani, seguiti poi dagli eremiti di S.Agostino e dai francescani. Il terremoto del 1693 distrusse parte delle fabbriche, che furono poi ricostruite con alcune modifiche all’assetto originario. Continua a leggere “Il castello di Nelson, di Donatella Pezzino”

Il capolavoro incompiuto, la chiesa di San Nicolò l’Arena a Catania, di Donatella Pezzino

La chiesa di San Nicolò l’Arena è una delle basiliche monumentali più grandi della Sicilia. Sita in piazza Dante a Catania, nel cuore del centro storico cittadino, fu eretta nel corso del Settecento dai ricchi padri benedettini dell’omonimo convento, considerato ancora oggi il secondo complesso monastico più grande d’Europa.

I lavori per la costruzione dell’edificio cominciarono alcuni decenni dopo il terremoto del 1693 sullo stesso sito della preesistente chiesa cinquecentesca, prima danneggiata dalla colata lavica del 1669 e poi completamente distrutta dal sisma. Per la riedificazione di chiesa e monastero, i padri benedettini non badarono a spese: dotato di enormi ricchezze e popolato da membri di illustri casate nobiliari, il monastero di San Nicolò la Rena potè avvalersi dell’opera di artisti e architetti di pregio, come Antonio Amato, Stefano Ittar e Francesco Battaglia.

Sulla facciata colpiscono soprattutto le proporzioni gigantesche delle otto colonne che affiancano i portali. Per questa parte dell’edificio, il progetto venne cambiato per ben cinque volte prima della sospensione dei lavori, avvenuta nel 1797 a causa di un contenzioso fra i monaci e il fornitore dei laterizi. Nel 1866, a seguito della legge di soppressione delle comunità religiose, lo Stato Italiano confiscò l’intero complesso e la facciata della chiesa rimase incompiuta.

Durante la seconda guerra mondiale la chiesa venne sconsacrata e subì ingenti danni a causa dei bombardamenti. Riconsacrata e restituita ai padri benedettini a partire dal 1989, è stata oggetto di diverse opere di ristrutturazione ed è attualmente visitabile. Continua a leggere “Il capolavoro incompiuto, la chiesa di San Nicolò l’Arena a Catania, di Donatella Pezzino”

Dimore storiche di Sicilia: Villa Cerami, di Donatella Pezzino

Villa Cerami, oggi sede della Facoltà di Giurisprudenza di Catania, è una delle dimore antiche più belle e sontuose del capoluogo etneo. Situata alla fine della suggestiva via Crociferi, in una posizione stupenda dal punto di vista storico e panoramico, fu costruita pochi anni dopo il catastrofico terremoto del 1693 sullo “sperone del Penninello”, accanto agli antichi quartieri di Montevergine e Santa Marta; da lì si dominava tutta la città e, cosa ancora più interessante, le antiche rovine di epoca romana. Sembra che il primo proprietario sia stato addirittura il duca di Camastra, personaggio di primo piano nella ricostruzione catanese post-terremoto. Camastra avrebbe poi venduta la villa al duca di San Donato.

L’edificio prende il nome dalla famiglia dei principi Rosso di Cerami, che nei primi decenni del Settecento lo acquistarono dagli eredi del San Donato e lo sottoposero a lavori di ampliamento e abbellimento. Così come lo vediamo oggi, il complesso è la risultante della stratificazione di diversi stili: dal barocco iniziale (evidente soprattutto nello scalone esterno e nel portale d’ingresso, forse opere di Giovan Battista Vaccarini) al neoclassico, fino ai rimaneggiamenti tardo-ottocenteschi del milanese Carlo Sada, uno degli architetti “alla moda” della Catania Liberty.

Completamente immersa in un giardino caratterizzato da una straordinaria varietà di specie vegetali, la villa è ancora oggi un piccolo polmone verde nel cuore del centro cittadino.

Tra i suoi angoli più suggestivi, la grande terrazza dalla quale si può godere di una stupefacente vista sulla città e sul mare. Nel 1881 la villa ospitò re Umberto e la regina Margherita: in loro onore si diede un ricevimento con un ballo, riconvertendo allo scopo una sala adibita a cappella (oggi, l’Aula Magna della Facoltà). Per l’occasione, il grande affresco di Olivio Sozzi sulla volta – raffigurante un soggetto religioso – fu coperto con una cappa di gesso, sulla quale venne riprodotta l’”Aurora” di Guido Reni.

Agli inizi del Novecento cominciò per Villa Cerami un progressivo degrado. Negli anni Trenta, alcuni locali della villa furono occupati da un istituto scolastico: i preziosi arredi ne furono irreparabilmente danneggiati e molte inestimabili opere d’arte andarono perdute. Agli inizi degli anni ’50, una parte del giardino fu alienata e vi fu costruito un edificio a più piani. Nel 1957, l’intero complesso fu acquistato dall’Università di Catania che ne iniziò il restauro. Molte delle sue parti sono state conservate e sistemate, altre sono state modificate: tra le opere rimaste c’è lo scalone interno a due rampe realizzato dal Sada.

E’ interessante notare come, a dispetto delle modifiche che ne hanno stravolto l’aspetto originario, l’esterno e gli ambienti interni riescano ancora a mantenere intatta l’atmosfera di lusso e di sontuosità.

Tracce dell’antica maestosità sopravvivono, in particolare, nella bellezza del portale d’ingresso, nel quale l’abbondanza di fregi e decori culmina nel grandioso stemma della casata Rosso sulla sommità.

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Donatella Pezzino

dal blog: Donatella Pezzino – La donna siciliana nella storia e nella poesia

Le pietre raccontano: l’antica città di Abakainon, di Donatella Pezzino

L’antica città di Abakainon (indicata con diverse denominazioni fra cui Abacena, Abaceno, Abacano) sorgeva nel cuore dei Nebrodi, fra le attuali Tripi e Novara di Sicilia. Originariamente sicula, fu successivamente ellenizzata e poi romanizzata. I primissimi insediamenti risalgono al paleolitico superiore (circa 18.000 anni a.C.). L’abitato  si sviluppò sempre più nel corso dei secoli, passando progressivamente dal primo aggregato preistorico alla vera e propria città, eretta verso il 1.100 a.C.

Nell’età del ferro, la popolazione indigena era composta soprattutto da contadini e piccoli artigiani. Agli inizi della colonizzazione greca (VIII sec.a.C.), gli abacenini cercarono di mantenere buoni rapporti con i dominatori, instaurando scambi commerciali e barattando i loro prodotti con ceramiche, utensili, gioielli e altri manufatti; tale equilibrio, però, era destinato a rompersi a causa della politica dispotica dei Greci. Vessati da dazi e da ogni genere di imposizione, gli abitanti di Abakainon aderirono alla rivolta di Ducezio contro Dionigi I (V secolo a.C.). Dopo la sconfitta subita dal principe siculo, la città si alleò con Cartagine in un estremo tentativo di resistenza, ma fu inutile: il tiranno di Siracusa ebbe nuovamente la meglio, ed espropriò Abakainon di gran parte del suo territorio per fondare la cittadina di Tindari (396 a.C.).

Dal 304 a.C., con l’avvento al potere del tiranno Agatocle, si creò una situazione di distensione fra Siracusa e le altre popolazioni dell’isola: Abakainon si staccò quindi dai cartaginesi per entrare nell’orbita di influenza siracusana. Le vicende della prima guerra punica portarono la città sotto l’occupazione romana; Abakainon venne eletta municipium nel 262 a.C. cambiando il suo nome in Abacaenum o Abacaena. Questa occupazione privò presto la città di tutte le sue prerogative (fra cui quella di battere moneta, che Abakainon vantava già dal V sec.a.C.) schiacciandola sotto il peso di una insostenibile pressione fiscale. Iniziò così per l’antica città sicula un periodo di declino, che si concluse con la sua distruzione ad opera di Ottaviano (il futuro imperatore Augusto) nel 36 a.C. , durante una delle fasi del conflitto con Sesto Pompeo. Successivamente, un cataclisma ne cancellò le ultime tracce. Sotto i normanni e gli arabi, la popolazione rimasta si spostò sulla montagna, dove sorge l’odierna Tripi.

Sembra che il primo studioso ad individuare i resti della città antica sia stato Tommaso Fazello: verso il 1550, infatti, il celebre storico di Sciacca portò alla luce nei pressi del castello di Tripi importanti reperti archeologici, fra cui monete d’argento e di bronzo con dicitura Abakain, anfore e frammenti di ceramica. Altre campagne di scavo furono portate avanti dalla Soprintendenza Archeologica di Siracusa nel 1953 e nel 1961 e affidate a Francois Villard e Madeleine Cavalier: tali opere portarono alla scoperta di sepolture, vasi, muri e soprattutto monete, sia siracusane che mamertine, attualmente custodite in vari musei del mondo ( Siracusa, Napoli, Firenze, Parigi, Monaco, Londra, Berlino, New York). Negli anni Novanta del Novecento, nuovi importanti scavi hanno condotto alla scoperta di circa 80 sepolture databili tra la fine del IV e l’inizio del II secolo a.C. , attestanti sia l’inumazione che l’incinerazione.

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Donatella Pezzino

Dal blog: Donatella Pezzino – La donna siciliana nella storia e nella poesia

(Immagine da http://www.etnanatura.it)