Carlo Cottarelli all’Associazione Cultura e Sviluppo, di Lia Tommi

Alessandria: A cosa serve l’economia? A quale livello di scientificità può ambire? Dopo la crisi del 2008, gli economisti sono stati messi fortemente in discussione, ma nei momenti di emergenza come quello che stiamo vivendo, è soprattutto a loro che ci si rivolge per trovare soluzioni concrete.

Tra approccio teorico e proposte pratiche, l’Associazione Cultura e Sviluppo propone nel prossimo incontro dei Giovedì culturali una riflessione a più voci, ospitando tre professori di economia : Carlo Cottarelli, Salvatore Rizzello e Francesco Guala – che si confronteranno dapprima sulla situazione economica globale, e discuteranno poi, con uno sguardo rivolto al nostro Paese, il volume “I sette peccati capitali dell’economia italiana”.

L’economia in Italia è cresciuta poco negli ultimi vent’anni, ha accelerato un po’ nel 2017, ma è stato così anche per molti altri Paesi. Perché non riesce a recuperare? Secondo l’economista Carlo Cottarelli, autore del testo, esistono alcuni ostacoli molto ingombranti. Sono appunto sette i “peccati capitali” che bloccano il nostro Paese: l’evasione fiscale, la corruzione, la troppa burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, il divario tra Nord e Sud, la difficoltà a convivere con l’euro. Quali sono le cause di questi peccati? Davvero commettiamo più errori degli altri paesi? Ma, soprattutto, ci sono segnali di miglioramento e speranza per il futuro?

Per discutere di questi temi GIOVEDI 20 DICEMBRE 2018, ore 21-23, si terra la conferenza dal titolo “A COSA SERVE L’ECONOMIA? Dalla teoria alla spending review”.

Ospiti saranno: CARLO COTTARELLI, Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, è stato Direttore Esecutivo al Fondo Monetario Internazionale e Commissario per la Revisione della Spesa Pubblica in Italia; FRANCESCO GUALA, Professore Ordinario di Economia Politica – Università di Milano, Presidente dell’Associazione Cultura e Sviluppo, SALVATORE RIZZELLO, Professore Ordinario di Economia Politica e Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università di Alessandria.

Va in scena il nuovo statalismo, di Carlo Cottarelli. La Stampa

Va in scena il nuovo statalismo, di CARLO COTTARELLI

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I commenti apparsi sulla stampa dopo la pubblicazione della versione finale del «contratto per il governo del cambiamento» si sono focalizzati sulla genericità e talvolta contraddittorietà del documento, nato dalla fusione di due anime, quella dei 5 stelle e quella leghista. Insomma, il contratto non sarebbe caratterizzato da una sua identità, se non da un generico desiderio di cambiamento. Che il contratto rifletta un compromesso tra due anime è evidente.

Ma esiste secondo me un chiaro elemento unificatore e riguarda il ruolo che lo Stato dovrebbe avere nella nuova Italia «pentalegata». Il contratto prevede un chiaro rafforzamento del ruolo dello Stato nell’economia, in aperta rottura con gli sviluppi degli ultimi due-tre decenni in cui nei principali Paesi avanzati lo stato era arretrato rispetto al mercato.

Beh, non è che nel nostro Paese il mercato abbia poi fatto mai tanta strada. Se da un lato si privatizzavano molte imprese a livello nazionale, dall’altro il «capitalismo degli enti locali» cresceva a dismisura (con le sue oltre 10.000 società partecipate). Continua a leggere “Va in scena il nuovo statalismo, di Carlo Cottarelli. La Stampa”

da La Stampa. Le affinità elettive dei grillini, di Carlo Cottarelli

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Le affinità elettive dei grillini

Illustrazione di Sofia Sita

CARLO COTTARELLI

Su una cosa tutti sembrano concordare in questo dibattito post elettorale: un possibile governo di coalizione dovrà essere basato su un accordo sui contenuti cioè sulle cose da fare. Sia 5 Stelle sia la Lega chiedono di ottenere il mandato per formare il governo e dicono: siamo disposti a vedere chi è pronto a stare con noi sulla base del nostro programma di governo. Naturalmente, qualche compromesso sarà necessario se si vuole formare una coalizione, ma un compromesso dovrà comunque essere basato su una comunanza di intenzioni. In quest’ottica, per cercare di capire quale coalizione potrà formarsi, sembra utile andar a vedere in che misura i programmi elettorali dei vari partiti sono tra loro compatibili.  

Non vale la pena guardare alla compatibilità programmatica tra partiti che non potrebbero mai stare insieme. Posto che l’intero centrodestra avrebbe non poche difficoltà ad allearsi con i 5 Stelle (per l’incompatibilità tra questi ultimi e Forza Italia) o con il Pd (per motivi ovvi), e vista la mancanza di numeri per un Renzusconi, non restano che due possibilità.  … continua su: http://www.lastampa.it/2018/03/15/cultura/opinioni/editoriali/le-affinita-elettive-dei-grillini-DXzb3LE892fJM463OmIKUK/pagina.html