LA VENEZIA DI MONET, di Stefania Pellegrini

“Il grande artista si riconosce da questo, egli ci svela la natura, ci indica uno spettacolo, un aspetto che ancora non conosciamo, egli ci rivela la via nell’identico modo in cui si è rivelata a lui e appare così nell’arte per la prima volta.” (Claude Monet) 

                                                           

Nel 1908 Monet e la moglie Alice si recano a Venezia ospiti di Curtis, un amico americano del pittore inglese Singer Sargent. Trascorre inizialmente due settimane a palazzo Barbaro, un palazzo rinascimentale situato direttamente sul Canal Grande. Percorre le strette calli e si lascia condurre in barca attraverso i piccoli canali, si appropria dell’atmosfera e riflette. Studia le opere di Tiziano, di Giorgione e del Veronese, nei musei e nelle chiese. La città lo entusiasta per gli effetti di luce sull’acqua dei canali, così si mette con cavalletto e tavolozza sul Canal Grande, davanti al Palazzo dei Dogi, a dipingere. E dipinge, dipinge senza tregua, attenendosi rigidamente a una tabella di marcia che lo costringe ad alzarsi alle sei del mattino e gli concede due ore di tempo davanti a ogni soggetto. Trova pace soltanto la sera, al tramonto. Le vedute di San Giorgio Maggiore o di Palazzo Contarini sembrano uscire da una favola romantica o da una poesia simbolista. I quadri di Venezia sono composizioni di veli blu e madreperla, di foschia e riflessi di luce.

Palazzo Ducale

SAN GIORGIO MAGGIORE

Venezia, è sublime, sorge dall’acqua
in un’atmosfera di rarefatta bellezza.
È visione ispiratrice unica,
perla affascinante racchiusa nei vicoli,
tra i palazzi, i ponti, sull’acqua.
L’isola mi parlava nell’ora
più incisiva, più mutevole del giorno.
Era la mia musa perfetta,
in quel momento, sentivo
di poter arrivare a rappresentare 

qualcosa di unico……
(Pensando a Monet -miei liberi pensieri) Continua a leggere “LA VENEZIA DI MONET, di Stefania Pellegrini”