PENSIERI NEL MICROCOSMO, di Silvia De Angelis

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In quell’altopiano sconosciuto

ma consueto divenire dolce ritrovo

si dirigono flemmatiche oscillazioni del pensare

intrattenendosi nel verde boscoso

ove umettate radici odorose

rammentano il tremulo proporsi all’amato

provocato da dolci miscele di desideri

Infrange un instabile silenzio

avvolgente brusìo

di slanciate rondini spartane

estasiate

da climatico contesto temperato

e da un taglio di luce altera…

Lentamente affievolisce

trainando in una sopita luminescenza

che circumnaviga fuori dal cerchio

ove penombre offuscate

si inchinano nel crepuscolo

velando sinuose movenze d’anche

@Silvia De Angelis

Fabio SEMINO: Garbagna inaugura la mostra di Cesare Saccaggi, un protagonista della pittura italiana tra Otto e Novecento

Fabio SEMINO: Garbagna inaugura la mostra di Cesare Saccaggi, un protagonista della pittura italiana tra Otto e Novecento

Si inaugura a Garbagna il prossimo 21 giugno una mostra dedicata a Cesare Saccaggi, tonese e protagonista della pittura italiana tra Otto e Novecento. Frutto della collaborazione tra il Comune di Garbagna e la Fondazione CR Tortona, la mostra nasce con l’auspicio di replicare il successo dell’esposizione Da Pellizza a Cuniolo. Visioni di paesaggio, che la scorsa estate aveva portato a Garbagna un migliaio di visitatori in tre fine settimana.

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E con un duplice intento: esporre al pubblico opere non più visibili nella pinacoteca della Fondazione e fare memoria di un anniversario importante. Perché Saccaggi, nato nel 1868, l’anno scorso compiva 150 anni. Ma gli anniversari hanno eco lunga: quindi Cesare Saccaggi centocinquanta più uno, occasione felice per ritrovare opere di grande qualità come La vetta o Sansone alla macina, come i paesaggi e i ritratti.

La Fondazione conserva un’antologia di dipinti che consente di ripercorrere, per esempi di qualità, l’iter pittorico di Saccaggi tra opere simboliste, ritratti dal vero, paesaggi e scene storiche.

La vetta, 1912.jpg

La mostra è curata da Manuela Bonadeo in collaborazione con Mauro Galli, è accompagnata da un piccolo e gustoso catalogo e sarà visitabile a Garbagna, presso la Sala Polifunzionale di piazza Doria, dal 21 giugno al 7 luglio (sabato e domenica 10.30 – 12.30; 16.00 – 19.00; per visite in altri orari o informazioni 0131 877645).

L’inaugurazione sarà venerdì 21 giugno alle ore 18.ù

Fabio Semino, Sindaco di Garbagna

Momenti di poesia. SONETTO per Aldo Civelli partigiano, di Gianfranco Isetta

Momenti di poesia. SONETTO per Aldo Civelli partigiano, di Gianfranco Isetta

Gianfranco Isetta

SONETTO per Aldo Civelli partigiano
(a quasi quarant’anni dalla scomparsa)

Aldo, vorrei parlarti. Inutilmente,
perchè non ho il dolore che risolve.
Lo so. Perchè tu taci eternamente,
pur se non è la morte che dissolve.

Io mi rivolgo a te nella finzione
di chi, genuflettendosi, riponga
la sua speranza, senza una ragione,
chè il nostro tempo ora si ricomponga.

Quel che mi muove è una commozione,
che non richiama in vita il tuo pallore,
non manifesta alcuna presunzione

sorta da un’ambizione troppo ardita
che si rivolga a te senza pudore
come memoria che si fa infinita.

Nella ricorrenza del 25 aprile, Festa della Liberazione, ho proposto questo sonetto, peraltro già pubblicato in un mio precedente libro, dedicato a ALDO CIVELLI, partigiano che dopo la guerra si dedicò all’arte dell’ imbianchino e che è stato per me un punto di riferimento e un esempio di vita.

Gianfranco Isetta aprile 2019

BELLEZZA, di Silvia De Angelis

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Bellezza

ch’imprime forza

bellezza che anima

e fa volare il cuore

bellezza

che di brividi sfiora

BELLEZZA D’AMORE

Tu la doni

con giovanile carica

donna vera

ora mi fai inebriare

Di slancio m’accarezzi

con riflessi d’oro

Intuir mi fai

quel piacere

d’ossigeno leggero

Pianti

d’un sentimento antico

fermi sono

in gola

Ora dissetante

scende acqua

Un mondo d’ilarità

rivive

in un bicchiere

d’amoroso istinto

@Silvia De Angelis

LA FAINA, di Silvia De Angelis

Notevole chiazza bianca

a  sfiorare la gorgia

e setoso manto oscuro come la pece

sensibilizzano i tratti

d’un solitario mustelìde

Son solchi spogli in desertiche pianure

e rocce accidentate in curvature montuose

ad accentuare iridi accese della faina

nell’impatto controluce

La dimenticanza del giorno

nel blu di notti mute

pone predilezione a feroci agguati

nel balzo repentino alla nuca della preda

suggendone il sangue

mentre l’orizzonte di cielo e terra mescolati

si fa invisibile

@Silvia De Angelis

ROMA, CHIESA SAN GIORGIO AL VELABRO, di Silvia De Angelis

VELABRO'''''

Sono stata per molti anni una dipendente del Comune di Roma e  mi ritengo davvero fortunata per aver lavorato negli uffici centrali del Campidoglio. Questi locali che ancora oggi, nelle loro mura riservano tracce d’antichità notevoli, mischiate in modo sorprendente all’era moderna, suscitano in chi visita questi luoghi un senso di particolare meraviglia.

Mi voglio soffermare oggi, sulla speciale bellezza della Chiesa di San Giorgio al Velabro, sita proprio al centro del Velabro in un crocevia di fondamentali strade romane, come l’Arco di Giano e l’Arco degli Argentari, nelle vicinanze del porto fluviale.

La basilica, appartata e nascosta, è una delle più antiche diaconie romane. Essa fu creata per svolgere attività caritativa.

La costruzione della chiesa risale al VII secolo ad opera di Papa Leone II, ma sembra sia stata edificata su strutture preesistenti.

La pianta della chiesa, assai irregolare, dimostra che nel corso del tempo siano state effettuate, in essa varie trasformazioni. Consistenti lavori di rifacimento, ne mutano l’assetto architettonico nel corso del IX secolo sotto il pontificato di Gregorio IV.Nel XIII secolo pare sia stato eretto il campanile. Continua a leggere “ROMA, CHIESA SAN GIORGIO AL VELABRO, di Silvia De Angelis”

L’ATTIMO ASSOLUTO, di Silvia De Angelis

coppia bacio bis

Anche garbato
nello sgarbo momentaneo
sai contornarti
d’un fremito di grecale.
Ti rende davvero unico
mentre
pensoso
giochi con le dita
animando pensieri di carne schiusa.
E’ allora che l’impudenza
si fa perfezione di mente
alimentando un richiamo d’amore
vibrante
solitario
nell’attimo assoluto.

@Silvia De Angelis

Una vita da illuminati, di Daniela Pastorino. Viaggio nel mondo scambista presi per mano da una di loro

Una vita da illuminati, di Daniela Pastorino

Viaggio nel mondo scambista presi per mano da una di loro

Daniela vita da illuminati_ COPERTINA UFFICIALE

SINOSSI

Questo è il racconto di un viaggio.

Immaginate di lasciare ch’io afferri la vostra mano onde condurvi in un luogo che mai prima d’ora avete visitato. Non vi allarmate! Penso a tutto io. Un passo dopo l’altro, intimoriti ed eccitati, come Alice nel Paese delle Meraviglie, mi seguirete e, se anche non nutrirete le vostre anime, allargherete tuttavia i vostri orizzonti.

Solleticherò i sensi oramai sopiti e nuovi varchi si apriranno nella foresta dei vostri pensieri. Poco importa se non sarete tentati di unirvi ai libertini, nessun’ira funesta si abbatterà su di voi allorchè mi giudicherete immorale: dopo questo viaggio sarete, comunque, illuminati.

Capirete perché lo scambismo non è una setta satanica, bensì uno stile di vita. Vi narrerò di incontri in cui solo due protagonisti non cedono mai la scena: Eros e Voluttà, la figlia ch’egli ebbe dall’amata Psiche. Sono loro, infatti, il fulcro di questo percorso che io, con la mano tesa, vi propongo. Ma vi avverto: se auspicate di trovare, fra queste pagine, pornografia e volgarità, passate oltre. La poesia dell’esaltazione dei sensi vi attende. Continua a leggere “Una vita da illuminati, di Daniela Pastorino. Viaggio nel mondo scambista presi per mano da una di loro”

D’ADDIO, di Silvia De Angelis

Ulcerante

l’aculeo nel boccio vermiglio

d’infioritura

Nella parabola gelida d’inverno

s’è espanso

un motivo devastante

S’affievolisce

il cantico di voce

reso ancor più fragile

da una lacerazione imprendibile

risoluta

nell’efflorescenza d’addio

@Silvia De Angelis

LE PAROLACCE, di Silvia De Angelis

parolacce-onestà

Spesso negli elaborati e nelle poesie in vernacolo troviamo delle espressioni scurrili, anzi vere e proprie parolacce, che potrebbero apparire offensive, derivanti dall’avita tradizionalità linguistica della  Roma dei Papi, in cui la popolazione più semplice si esprimeva in un linguaggio italiano assai pesante.

Essi trascuravano di usare  attributi sinonimi e alternative concettuali, manifestando una semplicità espressiva di utilizzo verbale che è tipica del bagaglio culturale della popolazione della strada.

Spontaneità assoluta e totale mancanza di inibizioni affidano all’espressione una particolare ricchezza, marcando la sonorità della parola e, imprimendo alla stessa, un contesto più simbolico.

Pertanto nel dialetto romanesco la parolaccia, generalmente, non si riferisce al suo significato letterale, ma assume un senso di praticità, accettato.

Così è normale che una madre che chiami il figlio : ” a fijo de ‘na mignotta”, senza sentirsi minimamente coinvolta in prima persona, affidi all’insulto un semplice rafforzativo del richiamo.

chierichetto

ER CHIERICHETTO

Quanno ariveno ‘e feste commandate er paroco

de ‘sta diocesi fra ‘na parabbola e ‘na predica

fa venì er latte a ‘e ginocchia a tutti li fedeli

che se nun s’addormeneteno, poco ciamanca

Er chierichetto stufo pure lui de sta a sentì

tutti ‘sti sermoni der prete linguacciuto decide

de faje ‘no scherzetto. ‘N ber giorno de niscosto

fa ‘a pipi ner calice santo ar posto der vino

Er sacerdote, ‘gnaro, se fa sta bevuta e dopo

avè ‘nghiottito quer netare d’obbrobbrio nun

je vengheno più ‘e parole. Zagaja a mezza bocca

e ‘ntontito nun riesce a capì che s’è mannato giù

Nun je rimane che dà congedà ‘a gente che

de corsa s’è ammucchiata de fora dar sagrato

Prendeno ‘ngiro quer prete che tartaja felici de

essese resparambiati ‘sta gran rottura de cojoni

IL CHIERICHETTO (Traduzione)

Quando arrivano le feste comandate il parroco

di questa diocesi fra una parabola e una predica

fa annoiare tutti i fedeli

che se non si addormentano, poco vi manca

Il chierichetto stanco anche lui di ascoltare

tutti i sermoni del prete logorroico decide

di fargli uno scherzo. Un bel giorno di nascosto

fa la pipì nel calice santo al posto del vino

Il sacerdote, ignaro, beve e dopo

aver inghiottito quel nettare cattivo non

riesce più a parlare. Tartaglia  malamente

e intontito non riesce a comprendere cosa ha inghiottito

Non gli rimane che congedare i fedeli che

Veloci si sono ammucchiati fuori del sagrato

Prendono in giro quel prete che tartaglia felici

di essersi risparmiati quella noiosa predica

@Silvia De Angelis

Ciao Franco, maestro indimenticabile, di Maura Mantellino

Una notizia  che colpisce al cuore di tutti noi: si è spento Franco Zeffirelli all’età di  96 anni. La scomparsa è avvenuta alla fine di una lunga malattia.

Il suo Maestro fu Luchino Visconti, con il quale collaborò per Senso, solo per citare il lungometraggio più famoso ma tante furono le collaborazioni, con Michelangelo Antonioni, Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Edoardo De Filippo, tra gli altri.

«Un signore delle scene», per Enrico Mentana.

Franco Zeffirelli non è stato solo cinema, ma anche arte e soprattutto cultura

Gian Franco Corsi Zeffirelli nacque a Firenze, il 12 febbraio 1923, da Ottorino Corsi e Alaide Garosi Cipriani. La sua non fu una infanzia semplice, sia per il mancato riconoscimento paterno, che avvenne solo a 19 anni, sia  per la prematura scomparsa della madre. Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti a Firenze ed essersi laureato in scenografia, esordì come scenografo nel secondo dopoguerra, curando una messa in scena di Troilo e Cressida diretta da Luchino Visconti.

Le prime esperienze nel cinema furono insieme a Francesco Rosi, come collaboratore dello stesso Visconti ma lunga fu l’esperienza in teatro, sia come regista che come scenografo e disegnatore di costumi.

Negli anni Sessanta,  diresse l’Amleto con Giorgio Albertazzi, mentre si avvicendavano diverse esperienze di successo nei più importanti teatri internazionali, dal Metropolitan Opera House di New York al Grand Théâtre di Ginevra. Sul piccolo schermo, fu grandissimo il successo del film Gesù di Nazareth, nel 1976. Ancora un grande successo per Amleto, del 1990, una grande produzione internazionale con attori del calibro di Mel Gibson, Glenn Close e Helena Bonham Carter, vincitore, nel 1991, del David di Donatello come Miglior Film Straniero.

Nel 2003 gli fu conferita la Medaglia d’oro ai benemeriti della Cultura e dell’Arte, mentre nel 2004 fu nominato Cavaliere Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico. Dichiaratamente omosessuale, si definiva cattolico ed è stato Senatore della Repubblica italiana dal 1994 al 2001, nel partito di Forza Italia. (foto dal web)

BIONICA, di Silvia De Angelis

1-BIONICA

Quella minuscola stringa
che fa di me donna bionica
sa coniugare slanci allargati
nel cielo misurato d’arti femminei
coinvolgenti
dolci desinenze
nei desideri spostati
Da un ciuffo inadempiente
a un’autoreggente maliziosa
che s’inclina nella dorsale
d’una gestualità inavvertita
quel capriccioso meccanismo
concretizza in me mosse astratte
nella lusinga orizzontale
d’una piega
mentre spiega
al rumore d’un arto spossato
una mossa silenziosa di rilievo…

@Silvia De Angelis

Poesia scritta in occasione della mia accidentale caduta, con fratture ai due polsi

L’EROTISMO  NEL  “CANZONIERE”  DI  PETRARCA, recensione di Elvio Bombonato

L’EROTISMO  NEL  “CANZONIERE”  DI  PETRARCA, recensione di Elvio Bombonato

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– Con lei foss’io da che si parte il sole,

e non ci vedesse altri che le stelle,

sol una notte, e mai non fosse l’alba;

(sestina, XXII)

– Deh or foss’io col vago della luna

Addormentato in quai che verdi boschi,

e questa che anzi vespro a me fa sera,

con essa e con Amor in quella piaggia

sola venisse a starsi ivi una notte;

e il dì si stesse e il sol sempre nell’onde.

(sestina,  CCXXXVII)

– Voglia mi sprona, Amor mi guida e scorge,

piacer mi tira, usanza mi trasporta,

speranza mi lusinga e riconforta…

regnano i sensi e la ragion è morta;

de l’un vago desio l’altro risorge.

(sonetto CCXI)

  L’alma, nutrita sempre in doglia e in pene…

Contra il doppio piacer sì inferma fu,

che al gusto sol del disusato bene,

tremando or di paura or di speranza,

d’abbandonarmi fu spesso entra due.

(sonetto CCLVII)

A scuola ci dissero che l’amore, inventato, di Petrarca per Laura fosse platonico e spirituale.  Bugia.  Dai commenti dei più prestigiosi petrarchisti (Enrico Fenzi, Marco Santagata, Rosanna Bettarini; Leopardi elegantemente sorvola) emerge  “esplicita la natura sensuale dell’amore per Laura, espressa con accenti inequivocabili “(Marco Ariani).  Nella prima sestina Petrarca scrive che desidererebbe passare da solo con Laura la notte intera – che non finisse mai -nel bosco;  nella seconda in riva al mare.  Nei due sonetti la vittoria dei sensi che offuscano la ragione.  Inoltre nella prima strofa della celebre canzone “Chiare, fresche e dolci acque”, Laura esce nuda dall’acqua, mentre Petrarca la spia.  Appoggia le natiche sul ramo, poi si stende sull’erba mostrando “l’angelico seno”. Nel madrigale LII riprende il mito di Atteone, che vide Diana bagnarsi nuda, paragonandola a Laura “ch’a me la pastorella alpestra e cruda/ posta a bagnar un leggiadretto velo…/ tal che mi fece, or quando’egli arde il cielo,/ tutto tremar d’un amoroso gelo”.

L’equivoco deriva dalla raffinatezza del linguaggio. Petrarca sceglie un registro alto, aulico, sublime, letterario. Per cui si pensò che non potesse albergare in esso l’amore fisico. Ma come già Dante, il quale nel canto di Paolo e Francesca attua la ritrattazione dello Stilnovo (chiede infatti a Francesca non di raccontare la sua tragedia, nota, bensì come avvenne l’innamoramento), anche Petrarca sa che l’amore solo spirituale non esiste.

foto: https://it.wikipedia.org

ALBA D’UN MANTELLO, di Silvia De Angelis

quandolamentesisveste

Långörad fladdermus drickande

goffo piroettare
di grottesco mantello
nel filo tagliente di luce

penombre ampliano la misura del verde nel fogliame
impacciato da un volo indeciso

scalfiscono lievi ultrasuoni
il velo di barriera intellettuale
negli ingombri di nubi fluttuanti

assottiglia l’aria
divenuta respiro
un effimero letargo diurno
in cui tuffare sogni d’insetti luccicanti
nella mezzanotte verniciata di nero
in quella curva di luna celata
dal piombo della nebbia che incalza

@Silvia De Angelis

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UNO SPIRITO DECISO, di Silvia De Angelis

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Nella piana di Amarna   il faraone Onuris ama stabilire la sua elegante residenza, indiscussa, naturalmente per solidità ed eleganza. Infatti è immersa in ampi e verdi cortili rettangolari, ravvivati dal turchino d’ una piscina in cui sguazzano pesci  variopinti, alla mercè di vistose piante acquatiche.

L’ atmosfera vivacissima nelle ore del giorno, si tinge di mistero, nelle ore del buio, velato di sussulti  e aliti arcani, che rendono ancora più intriganti i  respiri di quegli ambienti.

E’ Nefret   la ragazza enigmatica, che da qualche giorno s’ addentra fra le stanze della suntuosa dimora e Onuris, che  ne ha notato la presenza, per l’ indicibile bellezza, cerca di sondare il terreno, circa notizie che la riguardano, rimanendo il più possibile nell’ anonimato.

L’ entourage del sommo, rende noto allo stesso, che la donna è una delle ancelle addette al controllo delle stanze e al riordino dei papiri, riguardanti  trame ataviche e tracce di mappe astronomiche, in corso di aggiornamento. Continua a leggere “UNO SPIRITO DECISO, di Silvia De Angelis”