GORA, romanzo autobiografico, di Miriam Maria Santucci

GORA – Stralci qua e là…
[…] Terminata la trebbiatura, si lasciavano pascolare i tacchini per beccare i chicchi rimasti nei campi. Gora li adorava. Un giorno ne vide uno mentre uccideva una vipera che strisciava tra le stoppie di un campo di grano. La mamma le disse che i tacchini erano ottimi protettori contro le vipere e che non doveva temerli, perché non facevano nulla alle persone. Gora infatti non li temeva per niente, anzi! Sapendo che erano bravissimi a scovare e a uccidere i rettili, li riteneva addirittura dei veri e propri “eroi dei campi”! […]

Evoluzioni, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/12/evoluzioni-2/

Gas!

E l’ aereo iniziò a rollare sull’ erba appena tagliata.

Prese subito velocità, ma era facile con quel rapporto peso potenza.

Un leggero tocco alla leva del piano di coda e l’ aereo iniziò a salire, prima lentamente, poi, con un brusco movimento del pollice e alzando l’ acceleratore si impennò puntando dritto al cielo.

L’ altra leva, qualla degli alettoni, a destra, per iniziare a volteggiare, avvitandosi nel cielo azzurro.

Pareva danzasse, piroettando, guardarlo da terra era proprio uno spettacolo.

Il rivestimento delle ali, come braccia aperte, teso e lucido brillava al sole e l’ aereo lasciava una scia di fumo e olio di ricino, bianco e profumato.

“Prima che stalli puoi portarlo in posizione orizzontale sai, poi capovolgerlo manovrando gli alettoni e allora lo stesso movimento del piano  di coda che l’ aveva fatto salire lo manda in picchiata, tanto per riaquistare velocità e con mezzo loop tornare a risalire verso il cielo con più potenza.”

Arrivò quasi a sparire, era solo un puntino nel cielo, prima dello stallo.

Il piano di coda e il timone giocavano insieme per mantenere l’ aereo fermo, in stallo, in piedi, dritto in mezzo al cielo.

“Decidi tu quando portare il motore al minimo, puntare l’ aereo a terra e cadere per gravità, decidi tu quando portare gli alettoni a destra e il timone di coda a sinistra per iniziare un avvitamento lento, apparentemente sgraziato e incontrollato dal quale l’ aereo non ne esce più, neanche riportando i comandi a zero.

Ma non c’ è da preoccuparsi, l’ ho fatto mille altre volte, al momento giusto basta un colpo d’ acceleratore e l’ aereo esce dalla vite, ripunta dritto a terra, e avanza anche tempo e spazio per portarlo in orizzontale, in direzione della pista, oltrepassare gli alberi e iniziare la discesa per l’atterraggio…”

Dalla sua postazione, immobile nel letto, lei guardava da dietro le palpebre chiuse, tutte queste evoluzioni che le raccontavo, immaginava l’ azzurro e il giallo, e il rosso delle ali brillare sopra i verdi alberi in fondo alla pista, e poi la discesa sul prato.

Ne ero sicuro, di quando in quando scorgevo un sorriso , (e avreste dovuto vederlo il sorriso di mamma) così ricominciavo…
Gas! E l’ aereo ripartì rollando sull’ erba verde…

640x502

Musica e Parole di Frontiera al teatro della Juta: I provinciali, per raccontare sogni e vita in una città come tante

Musica e Parole di Frontiera al teatro della Juta: I provinciali, per raccontare sogni e vita in una città come tante

Sabato 16 febbraio al Teatro della Juta di Arquata Scrivia va in scena fuori cartellone una delle nuove produzioni dell’Associazione Commedia Community/Teatro della Juta, dal titolo I PROVINCIALI – ballate per inguaribili ottimisti, un viaggio fatto di musica e parole che racconta una storia “di ordinaria follia”, che accade in un giorno qualunque, in una città qualunque, dalla quale sembra impossibile poter fuggire.

tea Marta Borille_ANDOtea paolo toso2

Protagonisti di questo racconto “di frontiera” la musica di un artista arquatese, PAOLO TOSO (chitarra e voce), accompagnato da MAURIZIO FOCANTE (contrabbasso elettrico) e ALBERTO BIANCHI (batteria), moderni menestrelli di questa storia, narrata con voce giovane e fresca da SIMONE GUARINO e MARTA BORILLE.

Testo e regia sono di Enzo Ventriglia, a completare il taglio “made in Arquata” del progetto.

L’ironico racconto ha i sapori e i colori di una città sonnolenta e addormentata, una di quelle città di provincia dove non accade mai niente. Un ragazzo torna a vivere coi suoi dopo una carriera fallita nella grande città. Qui rincontra Caterina, il primo amore, che invece non ha mai avuto il coraggio di andarsene ed è finita a lavorare come cameriera nell’unico bar del paese. I due tornano a parlarsi dopo lungo tempo, scoprendosi diversi e disillusi. Tra ricordi d’infanzia, personaggi grotteschi e ambizioni frustrate, i due si ritrovano complici involontari di un gesto folle ma eroico, che li condurrà al termine di questo viaggio di ritorno. Continua a leggere “Musica e Parole di Frontiera al teatro della Juta: I provinciali, per raccontare sogni e vita in una città come tante”

Monia Pin, l’armonia della propria essenza. Intervista a cura di Marcello Comitini

Dopo la biografia della  poetessa Monia Pin, che trovate pubblicata a questo link
https://alessandria.today/2019/01/17/la-poetessa-monia-pin-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today-2/
Alessandria today ha il piacere di pubblicarne l’intervista.

La poetessa Monia Pin

Benvenuta, Monia!
Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today. Al di là della conoscenza che abbiamo già di te attraverso le poesie che hai sin qui pubblicate sul sito, i lettori e io avremo così la possibilità di conoscerti meglio e di conoscere meglio le tue attività, non soltanto quella letteraria.
A questo proposito riporto i primi versi della poesia “Per Sembra, con vigore marziale”, dello scrittore e poeta Raymod Carver, che accennano alle condizioni economiche degli scrittori:

(Raymond Carver, “Orientarsi con le stelle: Tutte le poesie”. ediz. minimum fax)
«Quanti soldi fanno gli scrittori? ha detto
per prima cosa
non aveva mai incontrato uno scrittore
prima
Non molto ho detto
gli tocca fare anche un altro lavoro
Tipo? ha detto
Tipo lavorare in fabbrica ho detto
spazzare pavimenti insegnare a scuola
raccogliere frutta
e roba del genere
qualunque cosa ho detto. »

Fuori di metafora potresti dirci se ancora “ti tocca fare” un lavoro? E se svolgi un lavoro ( o le tue attività di ogni giorno), credi che limiti il tempo che vorresti dedicare allo scrivere?

Buongiorno a tutti e grazie per avermi inviata a presentarmi al pubblico.
Al contrario di Carver fortunatamente faccio sì un lavoro, ma volentieri. Dopo vent’anni come impiegata presso aziende private, la crisi mi aveva costretta a fermarmi e a passare un periodo di disoccupazione. Non trovando sbocchi nel mio settore ho cercato lavoro in un altro settore, trovando un nuovo percorso di vita nell’assistenza delle persone anziane. Contemporaneamente posso dedicarmi allo studio di un’altra lingua straniera (il russo, amo la cultura e le tradizioni russa) ed alla scrittura.
In effetti ho ricominciato a scrivere nel momento in cui la mia carriera lavorativa si era fermata, e quindi ho compreso che nulla succede per caso. Posso dire con orgoglio e con gratitudine di fare un lavoro che amo
e che non limita la mia propensione alla scrittura, anzi aumenta la mia ispirazione in maniera esponenziale.
Questa è una grande fo
rtuna, lo ammetto.

Esiste un nesso sentimentale e culturale tra te e la tua città? Un nesso che forse è latente nel tuo poetare?

Indubbiamente esiste un legame affettivo e culturale con la terra dove sono nata e tutt’ora vivo, sono gli stessi nei quali ho trascorso una bellissima infanzia e dove la mia famiglia ha le sue radici. Io risiedo in un piccolo paese , in provincia di Treviso, giusto a metà strada tra il mare e la montagna. Un’area che comprende un’ampia fascia collinare e non è difficile trovare una moltitudine di spunti per la poesia, L’appartenenza al paese natale non è un vincolo che preclude la conoscenza ed i punti d’incontro con gli altri, anzi è una base di partenza necessaria per il confronto con altre culture e tradizioni. Poi con la mia passione per le camminate si salda ancora di più il rapporto con l’ambiente circostante, si ha modo di osservare meglio, riflettere, e le occasioni per ricavarne dei versi non mancano. Continua a leggere “Monia Pin, l’armonia della propria essenza. Intervista a cura di Marcello Comitini”

“Il Canestrello: un prodotto tipico nel Novese”, presentazione del libro di Roberto Moro.

“Il Canestrello: un prodotto tipico nel Novese”, presentazione del libro di Roberto Moro.

“Il Canestrello: un prodotto tipico nel Novese”. Presentazione del libro di Roberto Moro. Venerdì 15 febbraio presso la Biblioteca comunale di Serravalle Scrivia.

Il Canestrello aggiornamento MORO_15febbraio2019

Venerdì 15 febbraio, alle 21.00, presso la sala conferenze della Biblioteca Comunale “Roberto Allegri” di Serravalle Scrivia, verrà presentato il libro di Roberto Moro “Il Canestrello: un prodotto tipico nel Novese”. Si parlerà contemporaneamente dell’attività della Cooperativa Sociale Onlus PAZZA IDEA di Novi Ligure, che si occupa di sostegno ai famigliari di persone affette da disagio psichico e che è legata strettamente a questo progetto editoriale: il libro sostiene infatti, con i suoi proventi, il progetto “la pazza idea dei canestrelli”, tramite il quale alcuni fornai Novesi formeranno i “ragazzi” della cooperativa ed insegneranno loro a fare canestrelli.

“Il canestrello ha un mondo apparentemente ristretto ma a ben guardare vario e importante. – spiega Roberto Moro nel suo libro – I canestrelli vengono alla luce nei due ambienti, domestico e professionale specialistico.

Le cucine delle nonne, delle mamme e dei recenti appassionati fanno da contraltare ai moltissimi laboratori artigianali dove gli specialisti sono i fornai e la tecnologia è fatta di macchinari evoluti ed efficienti. Siamo quindi in condizione di individuare il mondo dei canestrelli che ha confini piuttosto chiari: le nostre cucine, le panetterie, i negozi di alimentari (e talvolta gli scaffali dei supermercati) ma soprattutto le nostre tavole, uno dei simboli dello stile di vita italiano, intorno ai quali spesso riusciamo a trovare un momento di pausa per il tempo necessario a recuperare un po’ di energia e tirare il fiato. Con il sottotitolo poi affrontiamo la parte più seria del discorso introduttivo. Continua a leggere ““Il Canestrello: un prodotto tipico nel Novese”, presentazione del libro di Roberto Moro.”

Dedicato a mio padre, di Sergio Pizio

Alessandria: A volte penso che padre sarei stato. Sarei stato un padre apprensivo, geloso, possessivo, divertente, noioso? Oppure un padre superficiale, quelli che pensano solo a se stessi. Non lo so, e credo non lo saprò mai. Quello che so, e che ho avuto un padre fantastico, sempre presente nella mia vita, senza tuttavia saturarla invadendola con sermoni o condizioni inappellabili da padre/padrone.

Sergo Pizio

Lui c’era sempre: con le sue espressioni marcate e stropicciate, con la fronte corrugata e sguardo bieco quando doveva rimproverami di qualcosa, oppure solare e distesa, con gli occhi lucidi per l’orgoglio che provava in determinate situazioni.

Come alla prima presentazione del mio secondo libro, ” I paesaggi dell’anima”, lui, mio padre, (spaparanzato sopra ad una sedia che sembrava piccina a fronte di una notevole stazza), osservava con occhi lucidi la gente radunata all’interno della libreria, ascoltando i loro mormorii e vari commenti, sorridendo nell’incrociare i loro sguardi in maniera complice, gustandosi quel lasso di tempo, attingendo tutta la felicità, emozione e orgoglio di ogni singolo secondo.

Io lo guardavo, contento di renderlo felice, regalandogli qualcosa di speciale: quello di essere padre.
Ho due nipoti stupendi, e come zio (sinceramente) non so darmi un voto…

Sergio Pizio

“Un’estate particolare”. Presentazione del romanzo di Susan Berry

“Un’estate particolare”. Presentazione del romanzo di Susan Berry

Serravalle Scrivia. Venerdì 14 febbraio in Biblioteca.

Venerdì 14 febbraio, alle 17.00, presso la sala conferenze della Biblioteca Comunale “Roberto Allegri” di Serravalle Scrivia, verrà presentato il romanzo-novità della scrittrice Susan Berry, pubblicato nel 2018 da “Tigulliana”.

Libro  BORSA_14febbraio2019.jpg

“Questo volume vuole essere un’analisi introspettiva e quasi spietata sulla condizione della donna da parte dell’autrice, nella narrazione di alcune vicende attuali vissute nell’ambito delle loro condizioni anche familiari.

Ovviamente il comportamento maschile verso la donna non è simile per tutte le persone tuttavia è assodato che in una coppia, finché continua il sentimento d’amore che la unisce, la vita scorre serenamente ma nel momento i cui sorgono le incomprensioni, le divergenze d’opinione, i coflitti e talvolta le infedeltà, esula dal rapporto anche il rispetto, la comprensione reciproca e nella maggioranza dei casi è la donna a soffrirne.

Le storie descritte in questo libro sono frammenti di vita vissuta, di emozioni, di delusioni che apportano ad una donna sensazioni di nullità ed addirittura di angosce profonde. Comunque anche se per antonomasia la donna è considerata “sesso debole” alcune di loro sanno e riescono ad emergere con esaltante dignità dalle situazioni più disagiate e qualche volta drammatiche con estremo coraggio e a ritrovare ancora una ragione di vita.” Continua a leggere ““Un’estate particolare”. Presentazione del romanzo di Susan Berry”

Racconti: Eruzioni dell’Anima, di Giorgio Cerracchio – Giò. giò e basta.

Racconti: Eruzioni dell’Anima, di Giorgio Cerracchio Giò. giò e basta.

39981493_1467802036653440_5498703688262221824_n

La Baia di Jeranto è una Zona Protetta, con l’acqua limpida, limpidissima. Quasi caraibica. Una piccola insenatura dietro “Punta Campanella”, la punta estrema della Penisola Sorrentina da dove puoi quasi toccare Capri allungando la mano. La spiaggia, la si può raggiungere dalla strada che porta a Nerano (un paesino che si tuffa nel mare, non molto lontano dal piccolo arcipelago delle Li Galli, un gruppetto di isolotti a poche decine di metri dalla costa), scendendo i gradini in legno – forse tra le più ripide e “arrampicate” scalinate al mondo -, o dal mare, direttamente dalla spiaggia di Marina del cantone.
Poco prima di virare a destra, quando si arriva dal mare, per entrare in quella suggestiva insenatura, i faraglioni di Capri sembrano voler salutare e ricordare che son lì, maestosi ed affascinanti custodi di una storia immortale.
Elio e Silvia avevano deciso di trascorrere lì una giornata estiva che restituisse loro un po’ di pace, lontano da tutte le corse della quotidianità.
In quel giorno limpido e non troppo caldo – inusuale per quel periodo – loro due scelsero di imbarcarsi su un pedalò, dalla spiaggia che sta a pochi chilometri da quella Baia che è un abbraccio allo sguardo, quando vi entri.

“E’ sempre un’emozione da strappare il fiato”, esclamò Silvia, con gli occhi pieni di luce riflessa e naturale. Aveva due occhi verdi chiaro chiaro. Due pietre preziose incastonate in quel viso dalla pelle leggermente mulatta – una carnagione appena appena un po’ scura – e liscia. Continua a leggere “Racconti: Eruzioni dell’Anima, di Giorgio Cerracchio – Giò. giò e basta.”

Musei e luoghi d’arte nel Monferrato, recensione, di Cristina Saracano

Alessandria: Dopo il percorso iniziato con “Alessandria. Chiese, palazzi storici e collezioni civiche.”, Valentina Bonanno ci propone un secondo volume, questa volta, allargandosi a tutta la provincia, in particolare, alla zona del Monferrato.

Il libro parla dapprima delle città Monferrine e della loro storia, successivamente si sofferma sulle chiese e cattedrali, i musei, anche minori, ma densi di cultura e, infine, non meno importanti, i teatri.

Il Monferrato, grazie alle sue enormi risorse artistiche e storiche, va inserito senza dubbio nel circuito turistico italiano, questo volume permette di farne la sua conoscenza e di soddisfare ulteriori curiosità visitando direttamente ogni luogo.

Impreziosito da illustrazioni e disegni, il libro sarà presentato dalla stessa autrice il 21 febbraio 2019 alle ore 21 al Museo Etnografico della Gambarina di Alessandria.

“Diario Intimo” di Henri-Frédéric Amiel: la facoltà di conoscere ‒ febbraio 1869

“Diario Intimo” di Henri-Frédéric Amiel: la facoltà di conoscere ‒ febbraio 1869

by Oubliette Magazine

Feb 3, 2019

“Il positivismo che non vuole proporre nulla non è filosofia, ma l’aspettativa di una filosofia. Rappresenta soltanto un’astensione, una privazione, una negazione, una pazienza.” Henri-Frédéric Amiel

 Henri-Frédéric-Amiel-Portrait-Jeune-1851

Henri-Frédéric Amiel, Portrait – Jeune – 1851

Nel mese di febbraio ma nel 1869 il filosofo, poeta e critico letterario svizzero Henri-Frédéric Amiel (Ginevra, 27 settembre 1821 – Ginevra, 11 maggio 1881) scriveva le sue quotidiane riflessioni nel Diario Intimo.

Amiel non è celebre, non ha avuto la fortuna di altri filosofi e poeti dell’800, la sua non era una vita di corte, di società ma una vera e propria vita donata al Pensiero.

Eppure con il suo Diario Intimo ha mostrato tutte le piaghe della società a lui contemporanea che si sono moltiplicate nella nostra attuale.

In 16.840 pagine il Journal Intime disegna perfettamente ciò che è accaduto in Europa in 150 anni. Alla sua morte furono pubblicate alcune pagine scelte in “Fragments d’un Journal intime” decretate come fenomeno letterario molto interessante, e successivamente nel 1923 il filologo e docente svizzero Bernard Bouvier pubblica una selezione più ampia… continua: http://oubliettemagazine.com/2019/02/03/diario-intimo-di-henri-frederic-amiel-la-facolta-di-conoscere-%E2%80%92-febbraio-1869/

Intervista di Alessia Mocci a Rosario Tomarchio: vi presentiamo Al tuo cuore con la poesia

rosario-tomarchio-web-200x300

“Quante volte mi ritrovo con il cuore affranto,/ con le lacrime che disegnano curve sul viso./ Quante volte mi ritrovo in un angolo del mondo,/ a rileggere lo stesso libro/ che racconta la mia vita/ tra poche gioie e tanti dolori./ Quante volte mi ritrovo sotto questo cielo,/ a guardare le stelle/ sperando ancora di poter colorare i sogni./ […]” ‒ “Dedicata a tutti i cani che ci fanno compagnia”

“Al tuo cuore con la poesia” è una breve raccolta poetica dell’autore siciliano Rosario Tomarchio. L’autore conta di numerose pubblicazioni sia poetiche come “La musica del silenzio” (Statale 11, 2010), “Storia d’amore” (Aletti editore, 2012), “Ricordi di poesie” (Rupe Mutevole Edizioni, 2013), “Cielo” (Rupe Mutevole Edizioni, 2014) sia brevissimi saggi come “Il mito della semplicità”, “In cammino”, “Dalla grotta al tempio”, “In viaggio per incontrare Gesù”.

La raccolta è dedicata al cuore dello stesso autore, ogni verso nasce dal profondo amore verso le persone care: ai genitori (al padre, l’uomo del silenzio; alla madre, la donna della vita), ai pochi e veri amici che una persona conta sulle dita della mano, ad una relazione con una donna del passato, alla nonna Vincenza scomparsa molti anni fa, alla lettura dei Vangeli che sin da giovane hanno popolato la sua mente, agli animali che rendono la vita meno solitaria.

Il versificare è semplice, le parole sono immediate. Percorrono immagini care a Rosario e che si dipanano tra ricordi e presente in una continua esortazione all’amore.

A.M.: Ciao Rosario, ormai sono anni che ci conosciamo e che promuoviamo lettura e scrittura di grandissimi nomi della letteratura e di emergenti. Come prima domanda ho pensato ad una piccola provocazione: secondo te quando si esce dal confine di emergente?

Rosario Tomarchio: Ciao Alessia, grazie del tempo che mi dedichi. Questa è una bella domanda tosta alla quale rispondo con molto piacere. Fino a qualche anno fa, le case editrici facevano tre distinzioni: esordienti, emergenti e scrittori affermati. Per scrittore emergente viene nominato tale l’autore che già ha iniziato a muovere i primi passi nel campo della letteratura ad esempio con le raccolte di autori vari e maturata tale esperienza decide di avventurarsi nella pubblicazione di un libro.

Pubblicare con autori vari o in antologie lo consiglio sempre sia all’inizio di una probabile carriera di scrittore e sia quando finalmente ci si è fatti il così detto nome. Il passaggio da emergente a scrittore affermato si può valutare in diversi modi. Un buon indizio per valutare questo passaggio è il numero di copie vendute. Tuttavia questo è relativo, in quanto una persona famosa e conosciuta dal pubblico ottiene un numero di copie vendute anche con il suo primo libro pubblicato. Una buona recensione di un libro può favorire questo passaggio in quanto un articolo pubblicato in una rivista letteraria come ad esempio Oubliette Magazine permette un autore di raggiungere un più vasto numero di lettori e soprattutto di raggiungere i veri critici letterari.

Sfortunatamente, ogni giorno sorgono da ogni parte critici letterari senza arte e né parte e questo crea un forte danno alla letteratura emergente. Fortunatamente in questo mondo esistono gente professionale come te che sa leggere e valutare un libro nel modo gusto. Ecco far leggere la propria opera a un pubblico di veri critici letterari è il vero passaggio da scrittore emergente a scrittore affermato. Io personalmente punto a raggiungere un numero crescente di lettori critici delle mie opere. Ti confesso che molto umilmente sto raggiungendo questo obbiettivo. Poi se arriva il boom di copie vendute ben venga. Come tu ben sai ho iniziato a pubblicare nel 2010 e da quell’anno non mi sono più fermato. Questo mi ha permesso di fare un percorso e maturare. Il momento che mi ripaga di più è vedere l’emozione negli occhi della gente o sentirmi fermare per strada da persone che hanno letto le mie opere e sentirmi dire: “mi hai commosso”.     

A.M.: Se prendi in considerazione tutte le raccolte poetiche che hai pubblicato, quale ti ha dato maggiore soddisfazione e perché?

Rosario Tomarchio: Sinceramente sono legato a tutte le raccolte poetiche perché in ogni raccolta c’è un pezzetto del mio cuore legato a una persona cara. Forse sono più legato a “Ricordi di poesia” perché traccia un confine da semplice esercitazione a inizio di maturazione delle liriche. In particolare sono legato alla poesia dal titolo “Ricordi”. Con questa poesia per la prima volta ho trascritto in versi due tragedie. Continua a leggere “Intervista di Alessia Mocci a Rosario Tomarchio: vi presentiamo Al tuo cuore con la poesia”

RITRATTI: GIOVANNI RONZONI – un artista a 360 gradi

L’architetto Giovanni Ronzoni presso il suo prestigioso Atelier Spazio Galleria a Lissone

(by I.T.Kostka)

“Dio in realtà non è che un altro artista. Egli ha inventato la giraffa, l’elefante e il gatto. Non ha un vero stile: non fa altro che provare cose diverse.”

(Pablo Picasso)

Provare cose diverse, osare e sperimentare, creare dal nulla l’essenza dell’arte in ogni sua forma e sfumatura senza cedere alla ripetizione, ai vecchi modelli del passato, alla banalità, essere un artista a 360 gradi diventano, allo stesso tempo, un vero e stimabile “Ambasciatore della Cultura”, essere un personaggio di spicco e altissima caratura artistica senza dimostrare la superiorità e l’egocentrismo, condividere e offrire il proprio spazio creativo (Atelier a Lissone), fornendo in questo modo un supporto “fisico e concreto” alla diffusione della cultura e dell’arte. Sì, tutte queste preziose doti si uniscono perfettamente nella raffinata ed elegante persona dell’architetto Giovanni Ronzoni, un artista che come disse il grande Picasso “… è un ricettacolo di emozioni che vengono da ogni luogo: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una forma di passaggio, da una tela di ragno”.

• NOTE BIOGRAFICHE

Giovanni Ronzoni, nasce a Lissone nel 1952. Dopo gli studi superiori all I.P.S.I.A. di Lissone, si laurea in Architettura al Politecnico di Milano ed avvia da subito il suo studio professionale firmando numerosi progetti privati e pubblici con il suo segno minimalista ben riconoscibile. La sua poliedrica personalità e l’inesauribile creatività lo porta negli anni a sviluppare sempre più il suo lato artistico e ad avvicinarsi ad altre discipline come la grafica, la fotografia, la pittura, la scultura e la poesia. Giovanni Ronzoni utilizza i vari linguaggi espressivi e li piega al suo volere per portare avanti una ricerca artistica in cui tutti questi linguaggi diventano sintesi per dare forma e voce al suo pensiero.

• Architettura_Design

Nel 1980 fonda lo Studio Ronzoni. Successivamente nel 1997 rileva un capannone sede della fabbrica di vernici, nel quale il padre ha lavorato negli anni della seconda guerra mondiale.
Lo ristruttura radicalmente, pur conservando lo spirito dell’enorme spazio ininterrotto a grande navata centrale con volta a botte, fondendo gli interni con il paesaggio circostante, tramite la demolizione parziale della parete che si affaccia sull’imponente linea ferroviaria Milano Chiasso.
Ne fa la sede dello Studio Ronzoni, collocandovi lo spazio operativo di progettazione ed uno Spazio Galleria al livello soppalcato, che ospita sculture proprie e una collezione privata di autori vari, in progress, oltre ad organizzare eventi ed installazioni.

Il suo segno distintivo del progetto, da sempre provocatorio e teso alla poetica, è l’essenzialità, che si traduce nella realizzazione di spazi concepiti per sottrazione e silenzio. Il bianco, la luce e il vuoto ospitano arredi minimali in pezzi unici su disegno, alla ricerca di un linguaggio estremizzato, caratterizzato da un’atmosfera che si carica armoniosamente di tensioni e profonda spiritualità.

Lo Studio Ronzoni ha firmato ville ed edifici residenziali e commerciali, di matrice minimalista, concept e realizzazioni di prestigiosi stores_sistema moda nei centri storici di Milano, Monza, Perugia e Fukuoka (JP), restyling di palazzi storici e di svariati appartamenti residenziali in Italia, curando anche l’architettura degli interni.
Nel Design ha collaborato con note aziende italiane firmando diversi progetti, ed a volte vestendo il ruolo di Direzione Artistica.
Parallelamente si occupa di Urbanistica e Paesaggio. Continua a leggere “RITRATTI: GIOVANNI RONZONI – un artista a 360 gradi”

“La fine è il mio inizio”: pensieri liberi fuori dalla recensione.

“La fine è il mio inizio”: pensieri liberi fuori dalla recensione.

“La fine è il mio inizio”: pensieri liberi fuori dalla recensione.
— Leggi su vscarfia.com/2019/02/06/la-fine-e-il-mio-inizio-pensieri-liberi-fuori-dalla-recensione/

Racconti. IL NOSTRO MALESSERE E LA SUA PROIEZIONE, di Gregorio Asero

Racconti. IL NOSTRO MALESSERE E LA SUA PROIEZIONE, di Gregorio Asero

Gregorio Asero

IL NOSTRO MALESSERE E LA SUA PROIEZIONE

Quando apprendiamo della morte improvvisa di un parente o di un nostro conoscente, che abitava molto lontano da noi, sul momento, non si vive tanto il dolore della sua perdita, quanto la sorpresa e l’incredulità. Io dico che si comincia a soffrire per la persona che muore, quando i ricordi la rendono viva in noi.

I nostri pensieri, per paura dell’ignoto si orientano verso il superamento della morte fisica, per cui, fin quando esiste nella nostra mente la sua immagine di persona viva e attiva, non sarà mai morta definitivamente. Solo dopo, alla fine dei nostri pensieri di quella persona in vita, si accetta l’idea della morte fisica.

Allora capita che anche noi ci immaginiamo come sarà la nostra morte, quando sarà, e quindi ci sconvolgiamo. Capita di vederci con i capelli bianchi e la pelle cadente, ci vediamo con un fisico non nostro. La persona che eravamo, d’improvviso sparisce, ci vediamo un’altra creatura.

Purtroppo, la sostituzione del nostro corpo attuale, con quello immaginario riesce a completare quell’io mancante e ci indica il profondo cambiamento che avverrà in noi: la morte totale e definitiva, quello che fummo e quello che mai più saremo. Mi domando: quanti sono in grado di vedersi proiettati in un futuro di persona cadente, con i capelli bianchi e le ossa anchilosate? Ci domandiamo, riflettendoci davanti all’immaginario specchio, e quindi vedendoci vecchi, se essendo diventati un’altra persona, non ci affligga di più il fatto di essere, in un dato tempo, di volta in volta, un individuo nuovo che non conosciamo nemmeno. Continua a leggere “Racconti. IL NOSTRO MALESSERE E LA SUA PROIEZIONE, di Gregorio Asero”