Il disordine della ragione pubblica, di Marco Ciani

Il disordine della ragione pubblica, di Marco Ciani

Marco Ciani https://appuntialessandrini.wordpress.com

Premessa.

Con “ragione pubblica” intendiamo il denominatore comune, ovvero l’intersezione tra le differenti visioni estetiche, etiche e religiose che si incontrano e si confrontano fra loro in una società pluralista, al di là dei singoli punti di vista degli individui che la compongono. La base comune, insomma, che tiene insieme la collettività e il cui criterio generale, secondo la teoria promossa da John Rawls (“Liberalismo politico”, 1993), teoria sulla quale torneremo più avanti, dovrebbe essere costituito dalla ragionevolezza fra cittadini liberi ed eguali all’interno di un sistema equo di cooperazione sociale.

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Questa riflessione tratterà dunque della concezione liberale dello Stato, della politica e dei rapporti sociali. Il termine però presenta un’ambiguità di fondo che va chiarita. Con la parola liberale si può intendere sia una concezione che si ispira ai valori etici del liberalismo, basati sul rispetto e sulla difesa della libertà individuale e della libera iniziativa economica. In questo senso, si circoscrive la rappresentazione ai movimenti liberali, conservatori, democratici, radicali e libertari storicamente intesi.

Ma esiste un’accezione più ampia. Quella di chi ritiene, anche provenendo da altre impostazioni valoriali, che nell’ambito della dialettica democratica costituiscano principi irrinunciabili temi come l’inviolabilità dei fondamentali diritti umani, la tutela del dissenso, la separazione dei poteri, l’eguaglianza delle opportunità, la promozione del merito quale migliore alleato del bisogno.

Nel saggio presente adotteremo il secondo significato. Ciò consente anche a chi scrive, pur muovendo da una base cattolico democratica, di considerarsi a tutti gli effetti un liberale. Continua a leggere “Il disordine della ragione pubblica, di Marco Ciani”

Correzioni, di Gianfranco Domizi

Correzioni, di Gianfranco Domizi

http://www.lintelligente.it/

Dopo “A sorte”, e “Bambini”, il nostro “Alfabeto della Crisi” approda alla “C” di “Correzioni”.

correzioni

Comincerò con un’affermazione: l’essenza della Democrazia non consiste prioritariamente, a mio parere, nella partecipazione di tutti, ma nella possibilità di CAMBIARE OPINIONE.

Ma se guardiamo la frenetica attività nei Social (e la reputiamo rappresentativa dei tempi attuali: per me, in qualche modo, lo è), il fenomeno che appare più evidente è invece la difesa della propria idea, costi quel che costi, e conseguentemente anche a prescindere evidentemente dai fatti.

Anche quando potrebbe esistere la possibilità di una disconferma (fenomeno utilissimo, perché solamente con le disconferme si impara qualcosa, come ben sanno, del resto, gli scienziati, impegnatissimi a “falsificare”, non a “verificare”!, le proprie ipotesi di lavoro, per vedere se “tengono”), si potrà comunque trovare un fenomeno “più alto” (più generale), “più basso” (“un mio amico che conosce direttamente i fatti, sostiene che …”), o “similare e speculare” (“X ha rubato, ma anche Y l’ha fatto” … che ricalca la ben nota argomentazione craxiana ai tempi di Mani Pulite), per RIMANERE DELLA PROPRIA IDEA. Continua a leggere “Correzioni, di Gianfranco Domizi”

Balduzzi: Quando l’immediatezza può mettere a rischio la vita democratica

Balduzzi: Quando l’immediatezza può mettere a rischio la vita democratica

Balduzzi Pane-e-giustizia-6-settembre-2018

“Il crollo del ponte Morandi e la vicenda della nave Diciotti: come non di rado succede, moltissimi italiani si sono scoperti improvvisamente esperti di grandi opere infrastrutturali e flussi migratori e hanno utilizzato soprattutto i social per veicolare opinioni, invettive, sovente rancori”. Inizia così la riflessione che Renato Balduzzi propone questa mattina nella rubrica Pane e giustizia, la quale riprende oggi le pubblicazioni, dopo la pausa estiva, su Avvenire.

Per leggere il testo dell’articolo, clicca sul seguente link: Pane e giustizia – 30 agosto 2018.

Ufficio stampa del prof. Renato Balduzzi

www.renatobalduzzi.com

Evoluzione (e rigenerazione) democratica, di Carlo Baviera

Evoluzione (e rigenerazione) democratica, di Carlo Baviera

evoluzione

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Alessandria: Ci ritroviamo, a distanza di qualche decennio, in un mondo profondamente mutato, ma non come lo avevamo sognato. L’Europa Unita, al di là del non essersi realizzata (con la Brexit e con una visione solo mercantile è iniziato il disfacimento), arranca faticosamente e agli occhi dei cittadini rappresenta la responsabile di tanti mali. Tanti (incoscienti!) vorrebbero porre fine all’esperienza.

Lo sviluppo dei popoli del terzo e quarto mondo (qualcuno ricorda ancora la kennediana <Alleanza per il Progresso>?) si è realizzato solo limitatamente, e in alcuni casi la situazione è peggiorata; come non si è dato corso, salvo poche eccezioni, alla richiesta di San Giovanni Paolo II durante il Giubileo del 2000 di remissione dei debiti.

Le guerre e gli armamenti, anziché essere banditi per sempre, tornano a dettare legge; non solo a livello di Stati e Alleanze Internazionali, ma anche se non soprattutto a livello personale e di gruppi. Le questioni “ecologiche” individuate già allora come prioritarie addirittura da un politico a fine carriera e non certo progressista (nel senso che assegniamo a questo temine) come Amintore Fanfani, sono sotto gli occhi di tutti; ma nessuno di noi è disposto a compiere le scelte <rivoluzionarie> necessarie per invertire la tendenza.

E gli allarmi degli ambientalisti continuano ad essere considerati qualcosa di ideologico o troppo radicale per essere raccolti dal cittadino medio e dai politici oggi sul mercato. Anche l’appello <Laudato sì> di Papa Francesco è stato riposto in polverose biblioteca anche da parte di tanti credenti e comunità ecclesiali. Continua a leggere “Evoluzione (e rigenerazione) democratica, di Carlo Baviera”

La schiuma, di Marco Ciani

La schiuma, di Marco Ciani

La schiuma

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Mai come in questo periodo ho percepito nel consorzio umano l’assenza di un sentimento di simpatia nei confronti del prossimo, si tratti del vicino di casa o del migrante sbarcato in Italia dopo una perigliosa traversata del Mediterraneo.

Non c’è niente da fare. Risentimento e ostilità percorrono il pianeta, tanto da rendere terribilmente profetiche le parole di Emil Cioran «Qualunque sia la grande città dove il caso mi porta, mi meraviglio che non vi si scatenino tutti i giorni sommosse, massacri, una carneficina inaudita, un disordine da fine del mondo» (Storia e Utopia, 1960).

Vi è stato un tempo nel quale le correnti di pensiero più affermate, almeno nei paesi democratici, spingevano le nazioni verso una maggiore integrazione. La sinistra, il cristianesimo democratico, perfino il liberalismo sociale rendevano l’Occidente un esperimento riuscito, malgrado le eccezioni, di convivenza pacifica all’insegna di una crescita economica bilanciata dalla solidarietà. La maggiore conquista di questo periodo fu il welfare state che rese la cittadinanza completa. Continua a leggere “La schiuma, di Marco Ciani”

Medicina democratica è democratica? E’ Movimento di lotta?

Medicina democratica è democratica? E’ Movimento di lotta?

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https://rete-ambientalista.blogspot.it

L’Associazione, oggi, alla denominazione “Medicina democratica Movimento di lotta per la salute”? Insomma, Medicina democratica democratica? E ‘il Movimento di Lotta? “Democrazia” sostanza, anche forma, ma soprattutto sostanza. La sostanza della democrazia la “partecipazione”. Sono stati, questi, i principi fondanti dell’Associazione di Giulio Maccacaro. Senza partecipazione non esiste democrazia sostanziale.

Dopo 40 anni dalla sua fondazione, l’adesione ridotta a un paio di anni di soci. Scandalizzante. Vieni partecipa poi questo minuscolo numero di Soci alla vita dell’Associazione? Ebbene, ad aprile 2018, si tenuto il nono Congresso Nazionale a Napoli. Quanta partecipazione era stata nei Congressi di Sezione? Nessuna: ad eccezione di Alessandria e Livorno, che hanno esercitato partecipazione e democrazia, non si è svolto nessun Congresso territoriale !! Continua a leggere “Medicina democratica è democratica? E’ Movimento di lotta?”

Il dilemma populista, di Mauro Calise

Il dilemma populista

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In democrazia, le opinioni si cambiano. Se restassero sempre uguali, non ci sarebbe la possibilità di alternanza. Cambiano opinione gli elettori, a seconda del loro giudizio sul partito che avevano votato. E, infatti, sono svariati milioni quelli che, il 4 di aprile, hanno mollato il Pd per i grillini.

E cambiano opinione – in questo caso, si dice linea – i partiti. Tant’è che molti, dentro il vecchio Pd, se ne sono andati accusando la leadership renziana di avere voltato a destra. Quindi, non ci sarebbe niente di scandaloso se Pd e cinquestelle modificassero l’opinione che – le leadership e i loro elettorati – hanno avuto nei mesi – e anni scorsi – gli uni nei confronti degli altri. E certo, il modo migliore per valutare questa eventualità, sarebbe quello di esaminare i possibili punti di convergenza sul programma.

Si capisce, quindi, la linea aperturista sui due fronti. A discutere – con serietà – non si perde mai tempo.

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Stato, mercato e democrazia. Note a margine di “Titanic. Il naufragio dell’ordine liberale”

Stato, mercato e democrazia. Note a margine di “Titanic. Il naufragio dell’ordine liberale”

titanic il naufragio dell'ordine liberale2018  E. Parsi, Titanic. Il naufragio dell’ordine liberale, il Mulino, Bologna 2018.


Abstract. La metafora del naufragio del Titanic scelta da Vittorio Emanuele Parsi quale titolo del suo libro sottende il convincimento che il vascello sul quale l’ordine internazionale liberale dell’Occidente si era imbarcato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fosse inaffondabile. Ma quel vascello, è la tesi di Parsi, è stato ‘portato fuori rotta’, per di più su una rotta ‘diversa e molto più pericolosa’, sulla quale incombono quattro facce di un iceberg in grado di affondarlo. Questa tesi è suggestiva e lascia intendere che l’ordine liberista nel quale l’ordine internazionale liberale si è trasformato, porterà all’affondamento del vascello. La tesi che qui si sostiene, e che seppure in un’ottica prettamente economica va nella stessa direzione, parte dal presupposto che l’ordine internazionale liberale uscito dalla Conferenza di Bretton Woods del 1944, che pure ha garantito il ventennale periodo di prosperità della Golden Age dello sviluppo economico del dopoguerra, era in realtà già minato.

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Stato, mercato e democrazia. Note a margine di “Titanic. Il naufragio dell’ordine liberale”

 www.cittafutura.al.i Alessandria

titanic il naufragio dell'ordine liberale2018  E. Parsi, Titanic. Il naufragio dell’ordine liberale, il Mulino, Bologna 2018.


Abstract. La metafora del naufragio del Titanic scelta da Vittorio Emanuele Parsi quale titolo del suo libro sottende il convincimento che il vascello sul quale l’ordine internazionale liberale dell’Occidente si era imbarcato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fosse inaffondabile.

Ma quel vascello, è la tesi di Parsi, è stato ‘portato fuori rotta’, per di più su una rotta ‘diversa e molto più pericolosa’, sulla quale incombono quattro facce di un iceberg in grado di affondarlo. Questa tesi è suggestiva e lascia intendere che l’ordine liberista nel quale l’ordine internazionale liberale si è trasformato, porterà all’affondamento del vascello.

La tesi che qui si sostiene, e che seppure in un’ottica prettamente economica va nella stessa direzione, parte dal presupposto che l’ordine internazionale liberale uscito dalla Conferenza di Bretton Woods del 1944, che pure ha garantito il ventennale periodo di prosperità della Golden Age dello sviluppo economico del dopoguerra, era in realtà già minato.

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da La Stampa. Le grandi manovre degli imperi. Ecco come Mosca e Pechino sfidano le democrazie in difficoltà, Roberto Kaplan

Le grandi

Le grandi manovre degli imperi. Ecco come Mosca e Pechino sfidano le democrazie in difficoltà

L’autoritarismo illuminato di Xi Jinping e quello ottuso di Putin incalzano l’Occidente alle prese con la crisi del modello liberale

AFP

ROBERT KAPLAN*

Da migliaia di anni la tragedia della politica è che l’impero offre una soluzione al caos. L’imperialismo, come afferma lo storico di Oxford John Darwin, «è stato storicamente quasi sempre l’organizzazione politica predefinita», perché le capacità necessarie per costruire Stati forti, per ragioni geografiche, non erano mai equamente distribuite, così che di solito emergeva un gruppo etnico dominante.   

Tuttavia, poiché la conquista contempla arroganza, militarismo, espansionismo e calcificazione burocratica, l’atto stesso di costruire un impero porta in sé, secondo il filosofo tedesco Oswald Spengler, la decadenza e il declino culturale. Gli imperi (in particolare quello britannico e quello francese) non furono mai così scontati come prima del loro crollo. Ma se l’impero è la norma, anche se destinato a finire tragicamente, si può sostituire all’impero qualcosa che sia duraturo? La «Nuova via della seta» cinese, la campagna di sovversione russa nell’Europa Centrale e Orientale, l’Unione europea e l’ordine mondiale liberale a guida americana sono tutti tentativi di risolvere il problema. La strategia globale, un argomento che ossessiona le élite politiche, è essenzialmente questo, la ricerca di un modo per evitare la trappola dell’impero… continua su: http://www.lastampa.it/2018/03/15/esteri/le-grandi-manovre-degli-imperi-ecco-come-mosca-e-pechino-sfidano-le-democrazie-in-difficolt-vZ9RPaLtLkeeVFCaLKlm6I/pagina.html

Dani Rodrik: la doppia minaccia alla Democrazia Liberale

Dani Rodrik

by francogavio  https://democraticieriformisti.wordpress.com

This Sept. 15, 2016, photo provided by Jessica De Simone shows author Dani Rodrik at his office at the Harvard Kennedy School in Cambridge, Mass.

Cosi come gli economisti d’ispirazione keynesiana Joe Stiglitz https://democraticieriformisti.wordpress.com/2018/02/09/joe-stiglitz-la-mia-depressione-dopo-la-conferenza-di-davos/ e Emiliano Brancaccio non si sorprendono per il cambiamento che sta maturando nel panorama politico occidentale a causa di una consistente e rapida crescita di formazioni politiche alternative – o in altro modo definiti come “insorgenti” – (giacobinismo, populismo, neo fascismo), i politologi del calibro di Dani Rodrik, Barry Eichengreen, Colin Crouch ne forniscono una spiegazione socio-politica altrettanto interessante, tanto degna di merito quanto sempre inascoltata dall’establishment corrente.

Nel post che segue, Dani Rodrik compie un passo ulteriore, ossia scompone il binomio che lega il lemma politico “liberal-democratici”, ne enuclea una diversa sintassi terminologica e attribuisce alle singole parole le corrette categorie analitiche. Interpretando il pensiero dell’accademico di Harvard, il “liberalismo” come il “marxismo” sono delle ideologie (suffisso “ismo”), mentre la “democrazia” non può essere considerata pari, poiché è una forma di governo. Continua a leggere “Dani Rodrik: la doppia minaccia alla Democrazia Liberale”

La democrazia senza leader

La democrazia

Mauro Calise. Alessandria

http://www.cittafutura.al.it/

Il cambiamento è stato rapidissimo. Appena due anni fa, l’Italia sembrava allineata con la tendenza delle democrazie occidentali, in cui la guida dell’esecutivo coincideva con quella del partito, e con la capacità di trainare il consenso calamitando l’attenzione dei media. Anzi. Sembrava che Renzi avesse rafforzato la tendenza, diventandone – in Europa – il simbolo. Poi, con la stessa velocità dell’ascesa, è arrivato il tracollo. Dettato – non va dimenticato – più che da avversi fattori oggettivi, da clamorosi errori soggettivi. E l’Italia si è ritrovata senza leader.

I fautori dell’antileadership – numerosissimi nella nostra sinistra – hanno brindato alla restaurazione della politica della cooptazione. Ma si tratta di un’illusione. Certo, oggi assistiamo alla rinascita – si fa per dire – di gruppi e gruppetti che, complice il proporzionale, si apprestano a traghettare le proprie – sparute – truppe in parlamento. Ma questo non significa che sia cambiato il mondo in cui l’Italia si trova a competere. In questo mondo l’esigenza di leadership si è andata ulteriormente rafforzando. Siamo noi che, per l’ennesima volta, ci siamo tirati fuori. E indietro. Continua a leggere “La democrazia senza leader”