CONFIDARE di ANTONIA POZZI, recensione di Elvio Bombonato

CONFIDARE di ANTONIA POZZI, recensione di Elvio Bombonato

antonia pozzi

Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.                                                                                                                                                                  

Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.

Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa.

8 dicembre 1934

Il Tu della lirica potrebbe essere un fidanzato immaginario, oppure il prof. Cervi, di cui era platonicamente innamorata, il quale proprio l’anno prima l’aveva definitivamente lasciata. La Pozzi ha 22 anni.  La poesia è una dichiarazione d’amore, con il sintagma “Ho tanta fede in te“ in parallelismo/ripresa nella 1a e nella 3a strofa.  “La purezza del suono e la nettezza dell’immagine il suo dono naturale” “Anima di eccezionale purezza e sensibilità, la Pozzi si fa prendere dall’onda sonora delle sensazioni, che riduce al minimo il peso delle parole” (Montale).  Il potere dell’innamorato, nell’immaginazione, appare iperbolico, vedi  l’adynaton dei vv. 7/11.  Memorabile la similitudine finale dell’arabo  avvolto nel suo barracano,  con transitivo straniante del verbo maturare (Laura Barile).  Versi liberi non rimati, con prevalenza di settenari ed endecasillabi.  Allitterazione della T nella 1° strofa, della G nella 2a, e soprattutto l’intensificarsi della luminosa aperta A, nei vv. 13/16.

foto: http://www.barbadillo.it

RICONGIUNGIMENTO di ANTONIA  POZZI, recensione di Elvio Bombonato

RICONGIUNGIMENTO di ANTONIA  POZZI, recensione di Elvio Bombonato

antonia pozzi.png

Se io capissi
quel che vuol dire
– non vederti più –
credo che la mia vita
qui – finirebbe.

Ma per me la terra
è soltanto la zolla che calpesto
e l’altra
che calpesti tu:
il resto
è aria
in cui – zattere sciolte – navighiamo
a incontrarci.

Nel cielo limpido infatti
sorgono a volte piccole nubi,
fili di lana
o piume – distanti –
e chi guarda di lì a pochi istanti
vede una nuvola sola
che si allontana.

17 settembre 1933

La capacità della Pozzi, appena 21enne, di metaforizzare è sublime.  Oggetti umili (sulla scia di Pascoli e dei crepuscolari), si travestono da simboli della sua e nostra condizione umana.  Immagini concrete e visive divengono visionarie, correlativi oggettivi del suo stato d’animo: “la zolla” calpestata insieme; le “zattere sciolte”, suprema; le nuvole  “fili di lana o piume” fino alla “nuvola sola”: loro due insieme.  Tre strofe, con 20 versi piani: dai ternari agli endecasillabi; sintassi sintetica, fino ai versicoli ungarettiani, mentre gli enjembements e i trattini (alla Dickinson) spezzano le frasi.

foto: https://www.libriantichionline.com

RICONGIUNGIMENTO di ANTONIA  POZZI, recensione di Elvio Bombonato

RICONGIUNGIMENTO di ANTONIA  POZZI, recensione di Elvio Bombonato

Se io capissi
quel che vuol dire
– non vederti più –
credo che la mia vita
qui – finirebbe.

Ma per me la terra
è soltanto la zolla che calpesto
e l’altra
che calpesti tu:
il resto
è aria
in cui – zattere sciolte – navighiamo
a incontrarci.

Nel cielo limpido infatti
sorgono a volte piccole nubi,
fili di lana
o piume – distanti –
e chi guarda di lì a pochi istanti
vede una nuvola sola
che si allontana.

1 antonia pozzi

17 settembre 1933

La capacità della Pozzi, appena 21enne, di metaforizzare è sublime.  Oggetti umili (sulla scia di Pascoli e dei crepuscolari), si travestono da simboli della sua e nostra condizione umana.  Immagini concrete e visive divengono visionarie, correlativi oggettivi del suo stato d’animo: “la zolla” calpestata insieme; le “zattere sciolte”, suprema; le nuvole  “fili di lana o piume” fino alla “nuvola sola”: loro due insieme.  Tre strofe, con 20 versi piani: dai ternari agli endecasillabi; sintassi sintetica, fino ai versicoli ungarettiani, mentre gli enjembements e i trattini (alla Dickinson) spezzano le frasi.

foto: https://www.libriantichionline.com

FABRIZIO  DE  ANDRE‘,  GEORDIE  1966, Ballata scozzese del sec. XVII, recensione di Elvio Bombonato

FABRIZIO  DE  ANDRE‘  GEORDIE  1966, Ballata scozzese del sec. XVII, recensione di Elvio Bombonato

Fabrizio

Mentre attraversavo London Bridge
un giorno senza sole
vidi una donna pianger d’amore,
piangeva per il suo Geordie.                                                                                                                          

Impiccheranno Geordie con una corda d’oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.

Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera
sellatele il suo pony
cavalcherà fino a Londra stasera
ad implorare per Geordie

Geordie non rubò mai neppure per me
un frutto o un fiore raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.

Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso,
non ha vent’anni ancora
cadrà l’inverno anche sopra il suo viso,
potrete impiccarlo allora.

Né il cuore degli inglesi né lo scettro del re
Geordie potran salvare,
anche se piangeran con te
la legge non può cambiare.


Così lo impiccheranno con una corda d’oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.

https://www.youtube.com/watch?v=f4841jZx7Gc

La ballata narrativa si presta all’esercizio sulle inferenze: ciò che non viene detto, eppure c’è. Il testo non contiene le zone di passaggio né altre informazioni per ricostruire la vicenda, che tuttavia si possono facilmente dedurre.   Chi è la donna? la fidanzata, la moglie, la sorella, un’amica di Geordie.

Infatti partirà col suo pony (è benestante) per presentarsi all’udienza. Ha un luogo in cui lavarsi e indossare l’abito. Geordie ha rubato (e venduto: chi li ha comprati? un debito di gioco?) i cervi per una bravata, è nobile (verrà impiccato con una corda d’oro; è giudicato dal re, non dal baronetto del luogo).  Continua a leggere “FABRIZIO  DE  ANDRE‘,  GEORDIE  1966, Ballata scozzese del sec. XVII, recensione di Elvio Bombonato”

Isabella DI Morra (sonetto) poetessa rinascimentale, recensione di Elvio Bombonato

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D’un alto monte onde si scorge il mare
miro sovente io, tua figlia Isabella,
s’alcun legno spalmato in quello appare,
che di te, padre, a me doni novella.

Ma la mia avversa e dispietata stella
non vuol ch’alcun conforto possa entrare
nel tristo cor, ma, di pietà rubella,
la calda speme in pianto fa mutare.

Ch’io non veggo nel mar remo né vela
(così deserto è lo infelice lido)
che l’onde fenda o che la gonfi il vento.

Contra Fortuna allor spargo querela
ed ho in odio il denigrato sito,
come sola cagion del mio tormento.

ISABELLA DI MORRA  (1520-48)

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La poetessa fu scoperta da Benedetto Croce con uno studio, frutto di ricerche d’archivio, del 1947.  Ripubblicato da Sellerio nel 1983.

Il padre di Isabella era andato in Francia alla corte di Francesco I. La poetessa viveva con la madre e i fratelli, nel castello di Favale in Basilicata.  Nel castello vicino abitava don Diego De Castro, il quale le mandò  versi, col nome della moglie.  I fratelli di Isabella, sospettando una tresca, uccisero il pedagogo che faceva da postino, e Isabella stessa.  Poi uccisero anche De Castro, e fuggirono in Francia. 

Isabella di Morra appartiene al gruppo delle poetesse rinascimentali, pur vivendo isolata e non in una corte.  Abbiamo di lei 13 poesie: 10 sonetti e 3 canzoni, pubblicate a Venezia nel 1555 da Lodovico Dolce, colui che aggiunse l’epiteto “Divina” (perché descrive i tre regni ultraterreni” alla “Commedia” dantesca.  In alcune poesie, come in questo sonetto, lamenta l’assenza del padre, che aveva conosciuto appena, da bambina.  Non sappiamo se la relazione con De Castro ci fu davvero. Probabilmente ebbero qualche incontro furtivo.  Secondo Croce “l’immediatezza passionale e l’abbandono al sentimento” sono le virtù migliori della poetessa, con la capacità di descrivere “quel selvaggio angolo della Basilicata”.

  legno:  nave.

  novella:  notizie.

  rubella:  nemica.

  querela:  lamento.

  denigrato:  disprezzato.

Pier Jacopo Martello, sonetto, recensione di Elvio Bombonato

Pier Jacopo Martello, sonetto, recensione di Elvio Bombonato

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Odo una voce tenera d’argento

Donde uscita non so, chiamarmi a nome.

Chi sei? Non veggio altro che l’onda e il vento

Del circostante allor scuoter le chiome.

E pur me nuovamente avvien che nome

Il vicino invisibile concento

Onde in petto destarmi e non so come

Amore insieme, e meraviglia io sento.

Ah sei tu, che a me riedi, o piccol figlio?

Io non scernea il candido tuo aspetto

Da quello ove tu stai cespo di giglio.

Te rende forse il buon paterno affetto

A mie sorti compagno in questo esiglio?

– No, padre, io te nella mia Patria aspetto.

PIER JACOPO MARTELLO, 1710

Martello fu un poeta bolognese dell’Arcadia. In questo sonetto, di impronta petrarchesca, piange la morte del figlio 6enne Odoardo, probabilmente di polmonite.  Altre poesie strazianti svolgono il tema del dolore inconsolabile. Apprezzate da Giosue Carducci , e poi da Luigi Baldacci.  Le rime sono ABAB BABA CDC DCD, invertite sia nelle quartine sia nelle terzine.                                                                                                                                 – allor:  la pianta, sempreverde, simbolo della giovinezza.                                                             – concento:  concerto.                                                                                                                              – scernea:  distinguevo.                                                                                                                         – candido:  il pallore della morte.                                                                                                       – cespo di giglio:  in Paradiso.                                                                                                               esiglio:  la vita terrena; spera che il bambino torni.                                                                      Patria:  Paradiso (maiuscolo).

Philippe Ariès, storico degli Annales, nel suo capolavoro “Padri e figli nell’Europa medioevale e moderna” 1960, sostiene che fino all’800 (vedi anche  Manzoni, che “uccise” la moglie a furia di gravidanze), e per le classi subalterne anche dopo, la morte di un bambino era ritenuta inevitabile e pertanto accettata.  Leopardi denunciò con sdegno l’atteggiamento della propria madre, la quale, quando le moriva un figlio piccolo, era contenta perché aveva procurato un’anima a Dio.  Martello, padre affranto e sconsolato, è un’eccezione.

foto: Wilipedia

TRINITA’ DA LUNGI CHIUSA DOPO L’INCENDIO, di  LORELLA TORTI e ELVIO BOMBONATO

TRINITA’  DA  LUNGI  CHIUSA  DOPO  L’INCENDIO, di LORELLA TORTI e ELVIO BOMBONATO

Non si è saputo più nulla del danneggiamento di uno dei massimi monumenti tardo romanici dell’alessandrino: la chiesa di Trinità da Lungi, alla periferia di Castellazzo Bormida, la cui costruzione risale al XIIsecolo. L’incendio è avvenuto probabilmente mercoledì 13 marzo di notte. Scavalcato il cancello del muretto laterale, forzata la porta della sacrestia, due (?) persone sono entrate.  Hanno acceso le candele sul tavolo della sacrestia.  Ma i vigili del fuoco hanno trovato anche un altro focolaio. 

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Si sono incendiati carta, legna, mobili, i paramenti della messa. Gli incendiari, colpevoli – non si sa se di dolo e vandalismo oppure di disattenzione –  sono scappati.  La sacrestia è bruciata tutta. La cucina nel retro no. L’interno della chiesa nella parte preabsidale e nella volta a botte ha avuto i muri anneriti : “soffitto, capitelli e affreschi sono rimasti anneriti dalla fuliggine, e i danni sono ingenti purtroppo” – ha spiegato il Presidente della Pro Loco, Giovanni Prati.

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La chiesetta è proprietà privata di una famiglia ovadese, sottoposta ai vincoli della Soprintendenza alle Belle Arti di Torino. Erano stati fissati tre matrimoni che non potranno più essere celebrati lì;  la Pro Loco stava organizzando una visita guidata il 14 aprile. 

La chiesetta è assicurata. L’assicurazione ha fatto la perizia e dovrebbe pagare il ripristino, ma si prevedono tempi lunghi. Oltretutto il tetto della sacrestia, già in cattivo stato, risulta danneggiato.  Trinità da Lungi è un luogo importante per i castellazzesi. Tutti gli anni a Pasquetta fanno la festa, con un’immensa tavolata.

Un bel modo di sentirsi, come nei secoli passati, parte della comunità. Cucinano la custode e le altre donne che si occupano della pulizia della chiesa. Quando necessari, vengono fatti lavori nel giardino antistante. L’ultimo fu la costruzione del muretto di cinta, opera dei muratori del paese, i quali hanno ricevuto, quale compenso, un pranzo di salsicce e polenta. Continua a leggere “TRINITA’ DA LUNGI CHIUSA DOPO L’INCENDIO, di  LORELLA TORTI e ELVIO BOMBONATO”

L’imperativo categorico è fermare Salvini.  Con qualsiasi alleanza

L’imperativo categorico è fermare Salvini.  Con qualsiasi alleanza

di Elvio Bombonato https://appuntialessandrini.wordpress.com

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Mi sembra che i dirigenti del PD a livello nazionale e locale, da anni, si rivolgano a una categoria di elettori pressoché scomparsa: coloro che si interessavano di politica e la capivano. Leggo o ascolto in TV comunicati tipo: a settembre faremo un tavolo per raccogliere proposte per un progetto/programma rivolto alla Nazione (Regione Comune). E  per decidere insieme (?) le modalità per attuarlo. Ma gli italiani oggi detestano i progetti complessivi; la loro realizzazione li fa ridere o indignare, per i tempi biblici e per la corruzione onnipresente degli attuatori. Il vero tema è la burocrazia, la quale con l’avvento di internet è diventata un Moloch ingovernabile.

I politici del PD sono diventati una setta chiusa nella propria torre d’avorio, autoreferenziali. Se la raccontano, discutono, dissentono, litigano, inconsapevoli di non avere più interlocutori. Oppure discettano sui massimi sistemi, liberalismo democrazia autoritarismo sovranismo ecc. Magari per scrivere un saggio dottissimo noiosissimo e incomprensibile, che nessuno leggerà mai.

La distruzione, lenta sistematica capillare dell’interesse degli italiani per la politica, così vivo ai tempi di DC PCI e PSI, senza dimenticare MSI  PRI e PLI, è iniziata nel 1994, con la discesa in campo di Berlusconi. Oberato di debiti, afflitto da 50 (perché ne aveva combinate di tutti i colori? No dai giudici comunisti) processi penali, affermò di entrare in politica, suo malgrado, per salvare l’Italia dai comunisti, scomparsi nel mondo.  Diventando Presidente del Consiglio, riuscì a dominare la pubblicità televisiva, ripianando i debiti, fino a ottenere la proprietà e quindi il monopolio delle Agenzie.  Conflitto di interessi?  “E’ dappertutto, anche tra gli amministrato condominiali”. Continua a leggere “L’imperativo categorico è fermare Salvini.  Con qualsiasi alleanza”

ROMANZIERI IL CIMITERO PROSSIMO FUTURO SARA’ UGUALE A QUELLO PASSATO

ROMANZIERI IL CIMITERO PROSSIMO FUTURO SARA’ UGUALE A QUELLO PASSATO

di Elvio Bombonato.

Alessandria: Il grande Luigi Baldacci (1930-2000), docente all’Università di Firenze, elencò alcuni scrittori best seller della Mondadori negli anni ’30/’50: Beltramelli,  Zuccoli, Prosperi, Brocchi, Civinini, Fraccaroli, Panzini, Saponaro, Calzini, Fracchia, Bomtempelli, Chiesa, Tombari, aggiungendo: “l’impressione è cimiteriale”. 

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Dato che li leggevo, posso aggiungere, tra quelli presenti nella mia biblioteca:  Viani, Pea, Meoni, D’Ambra, Landolfi, Savinio,  Coccioli, Cicognani, Cassieri, Bacchelli, Testori, Bernari, Piovene, Marotta, Ottieri, Baldini, Pirro, Brancati, Alvaro, Pratolini, Patti, Zavattini, Soldati, Arpino, Frateili, Tecchi, Bigiaretti, Bonanni, Gadda Conti, Pasinetti, Sgorlon, Volponi, Malaparte, Mosca, Drigo, Alianello, Cancogni, Dessì, Raimondi, Bianciardi, Pizzuto, Berto, Tomizza, Mastronardi, D’Eramo, Barilli, Berto, Comisso, Bonsanti, Santucci, De Libero, Bilenchi, Emanuelli, Quarantotti Gambini, Stuparich, Jovine, Manzini, Silone, Morovich, De Cespedes, Romano. Sono centinaia; pure dotati di una scrittura dignitosa talvolta eccellente. 

Da anni non riesco più a leggere romanzi;  solo poesia e saggistica.  Il tempo è assassino: libri che sembravano importanti, oggi sono illeggibili (gran parte di quelli sopra elencati), perfino involontariamente comici.  Da quando il costo dei libri, con la chiavetta del pc, è solo quello della carta, a decine di migliaia vengono pubblicati ogni anno. 

A un editore basta venderne 2000 copie, per guadagnarci.  Non ci sono più le redazioni, che leggevano sceglievano e scartavano.  Pavese Vittorini Calvino Sereni  severissimi.  Oggi solo l’Adelphi ha un piano editoriale coerente.

Ecco perché quando su FB alcuni lettori (megiu che ninte) si entusiasmano per il romanzo appena uscito di Filippina Susannetti, nata nel 1995, talvolta non riesco a trattenermi dal vituperare. Vi chiedo perdono.

IL  DOCENTE  UNIVERSITARIO  PEDERASTA, di Elvio Bombonato

IL  DOCENTE  UNIVERSITARIO  PEDERASTA, di Elvio Bombonato

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A Genova nel ’68 (non ricordo il mese) un anziano docente universitario pederasta, single, ottenne in affido un ragazzo abbandonato.  Nel corso di una lite, il ragazzo lo uccise col coltello da cucina. L’avvocato Raimondo Ricci, decano dei penalisti genovesi, ex partigiano e Presidente dell’ANPI, ci disse che in questura, per farlo confessare, gli misero in bocca le calze e le mutande del morto.  

L’episodio ci fu riferito anche da un sacerdote, il quale  – nella Genova del cardinale Siri – aveva seguito il ragazzo, e si era battuto invano perché l’affido fosse revocato.   Sperava che noi 68ini del Movimento Studentesco potessimo fare la controinformazione (all’epoca si chiamava così). Infatti i  i giornali, “Secolo XIX” , “Lavoro”, “Corriere Mercantile”, non ne parlarono quasi. 

Il docente era noto in città; pertanto tutto lo sdegno fu riversato sul ragazzo, descritto come un criminale ingrato e irriconoscente.  Fu sottolineata la generosità dell’affidatario, che lo aveva accolto a casa propria come un padre. Continua a leggere “IL  DOCENTE  UNIVERSITARIO  PEDERASTA, di Elvio Bombonato”

“LE PIACE GRATTARSI IL NASO?  ASSOLUTAMENTE  SI’”. UN ATTIMINO IN QUALCHE MODO PER COSI’ DIRE NELLA MISURA IN CUI PRATICAMENTE CIOE’.

“LE PIACE GRATTARSI IL NASO?  ASSOLUTAMENTE  SI’”. UN ATTIMINO IN QUALCHE MODO PER COSI’ DIRE NELLA MISURA IN CUI PRATICAMENTE CIOE’.

di Elvio Bombonato

Alessandria today: COME UCCIDERE LA LINGUA,  tra  intercalari, ridondanze, usi a sproposito, anglismi orripilanti, turpiloquio. Degradazioni insopportabili. 

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Libera Mente, Anima Mente, Etica Mente, Insana Mente, Ben Essere, Salvi Amo, Aperi Cena, Panino Teca, Piadineria, Con Dividere,  Ri Uso, Paesaggio mozzafiato, un pochettino, un secondino. 

Il gatto miagola: tutto ciò…; la problematica del lavandino rotto;  sono molto molto molto contento; mi faccio un po’ di barba; ho realizzato che fuori piove; ho attenzionato la petunia; inizio a prendere il biscotto;  vado a pensare (a scuola, io: ”Ma dove vai? Stai qui, sei interrogato”); la carota è quello che si dice un ortaggio; il passaggio della palla da parte di; l’officina di Pascoli il meccanico; il pollo e quant’altro; poter avere la possibilità di; facciamo squadra e laviamo il parabrezza;  troppo bello troppo buono troppo troppo. 

Alla fine della fiera; la ciliegina sulla torta; siamo alla frutta; lacrime e sangue; il lievito nella pasta; tarallucci e vino; spesso e volentieri; da tutto e da tutti; e/o; a 360 gradi; acqua e sapone; a monte, a valle; il motivo della motivazione motivata e motivante; posto in essere; senza se e senza ma; nevica la neve; gridare l’urlo; mi consenta.

Ma però, mentre invece,  dunque quindi; a lui gli, a me mi, piccolo paesino, giovane ragazza, salire su, cadere scendere giù, entrare dentro, uscire fuori, protagonista principale.

Elvio Bombonato. BIBBIANO:  Cosa è la tecnica del RICORDO ASSISTITO o dello SVELAMENTO PROGRESSIVO

Alessandria today: Con riferimento a quella di Bibbiano recentemente successa riteniamo che sia una squallida e orrenda vicenda, anche perchè ha interessato bambini e famiglie, a seguito della quale un giusto processo in tempi non biblici e con la certezza della pena, dovrà ora accertare totalmente tutte le responsabilità e sanzionare i colpevoli con il massimo della pena, prevista dal nostro codice di procedura penale e senza sconti di sorta. Dovrà essere un esempio di monito per tutti affinchè tali ignobili fatti non debbano mai più ripetersi in futuro. Pier Carlo Lava

Elvio Bombonato. BIBBIANO:  Cosa è la tecnica del RICORDO ASSISTITO o dello SVELAMENTO PROGRESSIVO

Alessandria. Sia ben chiaro: mi occupo della tragedia della Bassa modenese di 20 anni fa. Non so se assomigli a quella odierna di Bibbiano. Le mie sono labili IMPRESSIONI soggettive, nella doverosa attesa che l’inchiesta della Magistratura faccia il suo corso.

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Nella Bassa modenese 20 anni fa  assistenti sociali e psicologhe – della SISMAI e tre del “Centro Hansel e Gretel” di Torino, coinvolto ora in “Angeli e demoni” a BIBBIANO – usavano la tecnica del RICORDO ASSISTITO o dello SVELAMENTO  PROGRESSIVO, anche utilizzando il NEUROTEK, una macchinetta inventata negli USA che attua, attraverso scariche elettriche blande, la “stimolazione bilaterale, tipica dell’Emder”. . Una psicologa di “Hansel e Gretel” ”  (“Repubblica 1/7/19)  ha detto:  “Ma non era elettroshock “.    

Provo a tradurre.   La convinzione è che, se i bambini negano di avere subito abusi, da fratelli genitori nonni parenti, mediante molti colloqui, riusciranno a ricordarli.  Esempio – dalla trasmissione su RAI 3 – la psicologa dice alla bimba: “Tuo padre ti toccava la patatina, si toccava lui il pisello, ti ha fatto male nel culetto?”.  La bimba nega più volte;  alla fine del trattamento dice quello che la psicologa le ha suggerito.  Il tutto senza registrazioni né appunti conservati. Continua a leggere “Elvio Bombonato. BIBBIANO:  Cosa è la tecnica del RICORDO ASSISTITO o dello SVELAMENTO PROGRESSIVO”

CANZONETTA, di Alfonso Gatto, recensione di Elvio Bombonato

CANZONETTA, di Alfonso Gatto, recensione di Elvio Bombonato

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Le ragazze moderne
non sono eterne.

Oh, che bella novità,
ma dànno fresco alla città.

L’una nell’altra
l’altra nell’una
chi si fa scaltra
non ha fortuna.

Oh, che bella sciocchezza,
ma insieme fanno la giovinezza.

Il rosso le veste di blu
l’azzurro le veste di rosa,
un poeta non sa più
quale scegliere per sposa.

Sceglierà la più bella?

Nessuna è tutta brutta
nessuna è tutta bella.

Sceglierà la più caduca,
sceglierà la passeggera
della fresca primavera
col nastrino sulla nuca.

ALFONSO  GATTO  (1953)

Una filastrocca, quasi rodariana. Il ritmo è lieve, grazie ai versi brevi, quinari settenari ottonari, con le rime baciate nei distici, e alternate nelle quartine. Alcuni mimano il parlato: “Oh, che bella novità” , “Oh che bella sciocchezza”, “Sceglierà la più bella?”.  Anafore: ”ma, una/altra, le veste, sceglierà”.  Immagini colorate e visive. Incipit asseverativo di constatazione; explicit (“col nastrino sulla nuca”), delizioso nella sua irrilevanza.  Poesia allegra, gioiosa come le ragazze (non indossano jeans strappati), che in gruppo camminano per la città. Il poeta guarda divertito la loro giovinezza –  “non sono eterne”- che durerà poco, ripresa da “caduca”. “Danno fresco alla città” anticipa il grande Caproni. “Chi si fa scaltra”: perde la propria ingenuità.

PATRIZIA VALDUGA,  Medicamenta, 1982, recensione di Elvio Bombonato

PATRIZIA VALDUGA,  Medicamenta, 1982, recensione di Elvio Bombonato

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

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Sembra pornografica, in realtà è una poesia quasi priva di contenuto: deliberatamente.  Anche se l’immaginario erotico femminile è più ampio e perverso di quello maschile, non si può credere che la Valduga  faccia l’amore in modo così frenetico e iperbolico. E’ un nonsense parodico, la poetessa prende in  giro sé stessa e i lettori .  Eppure è una poesia notevole: virtuosismo puro.  Un sonetto metricamente perfetto, in endecasillabi monorimi: 14 versi  tutti con la rima  AMI;  48 verbi (“entra” iterato) all’imperativo riflessivo, con il pronome personale “mi” complemento oggetto incorporato.  Si va dal comando all’esortazione alla supplica.  L’elenco (modello  G.G.Belli) è interrotto da 11 puntini di sospensione.

Pochi legami sintattici:  quattro “e”; due “poi”; un“ancora”.  I verbi si rincorrono ossessivamente, mimando la pulsione amorosa.  Verbi tutti sdruccioli (con l’accento sulla terz’ultima sillaba), accomunati da associazione semantica.  La prima quartina è” figura” dell’atto sessuale.  La seconda si rifà al registro culinario. Gli ultimi due endecasillabi esprimono un’improbabile onirica ascesa mistica. Se avessi letto e spiegato a mia madre questa poesia, avrebbe detto: “Cossa son ste robe? Porcade. Eppur to pare l’era focoso in leto”.

Patrizia Valduga è nata a Castelfranco Veneto nel 1953, laureata in Lettere a Venezia, vive a Milano. Giornalista del “Corriere della Sera”, poi di ”Repubblica”. Importante traduttrice di poeti francesi e inglesi. Fu la compagna di Giovanni Raboni, poeta e sommo traduttore di Proust, il quale aveva 20 anni in più, e morì 72enne nel 2004, da lei accudito.

LA SETTA DEI PEDOFILI SATANISTI DELLA BASSA MODENESE DI 20 ANNI FA.  UN CALVARIO DURATO 16 ANNI

LA SETTA DEI PEDOFILI SATANISTI DELLA BASSA MODENESE DI 20 ANNI FA.  UN CALVARIO DURATO 16 ANNI

di Elvio Bombonato – Alessandria today

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Basandomi anche sulla trasmissione di ieri su RAI 3, riguardante la “setta di pedofili  satanisti” della Bassa Modenese di 20 anni fa, documentata dal libro inchiesta “Veleno”  di Pablo Trincia appena uscito da Einaudi, vicenda che assomiglia a quella attuale “Angeli e demoni” di Reggio Emilia, mi permetto, nel riassumerla, alcune osservazioni. Mi occupai a suo tempo dei casi dei coniugi di Mirabello, cui fu sottratta la bimba neonata, e della scuola materna di Rignano, casi che hanno alcuni aspetti simili ai due sopra citati.

Dunque. In due paesi della Bassa Modenese, 16 bambini furono sottratti dalla ASL ai loro genitori e dati in adozione. L’attività delle assistenti sociali e delle psicologhe iniziò il 12 novembre 1998, e si concluse con l’assoluzione definitiva degli imputati sopravvissuti  il 4 dicembre 2014.  Una madre suicida, sette genitori morti di crepacuore,  anche don Giorgio Govoni, il parroco -camionista di Massa Finalese, amato da tutti (difeso anche dall’”Avvenire”), accusato di  essere il capo della setta satanista.

Dalle dichiarazioni di alcuni bambini, “venivamo portati con il bus della parrocchia nel cimitero di notte, dove bevevamo il sangue dei bambini uccisi”  “Io ne uccidevo cinque per volta”  “Ci violentavano nelle tombe, dopo averle scoperchiate”  “C’era una ghigliottina al cimitero per decapitare i bambini” ecc. Ma davvero i bambini potevano inventare questi fatti?  Fu dragato il fiume, trovando solo il teschio di un soldato tedesco, la custode del cimitero disse che avrebbe dovuto trovare le tracce, inesistenti.  I bambini uccisi da dove venivano? Continua a leggere “LA SETTA DEI PEDOFILI SATANISTI DELLA BASSA MODENESE DI 20 ANNI FA.  UN CALVARIO DURATO 16 ANNI”