FIUME SAND CREEK, recensione di Elvio Bombonato

FIUME SAND CREEK, recensione di Elvio Bombonato

Si sono presi il nostro cuore sotto una coperta scura
Sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
Fu un generale di vent’anni
Occhi turchini e giacca uguale,
Fu un generale di vent’anni
figlio di un temporale

C’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek.

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte,
E quella musica distante diventò sempre più forte
Chiusi gli occhi per tre volte,
Mi ritrovai ancora lì
Chiesi a mio nonno: È solo un sogno?
Mio nonno disse sì

A volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek.

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso,
Il lampo in un orecchio e nell’altro il paradiso
Le lacrime più piccole,
Le lacrime più grosse
Quando l’albero della neve
Fiorì di stelle rosse

Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek.

Quando il sole alzò la testa oltre le spalle della notte
C’eran solo cani e fumo e tende capovolte
Tirai una freccia in cielo
Per farlo respirare,
Tirai una freccia al vento
Per farlo sanguinare

La terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek.

Si sono presi i nostri cuori sotto una coperta scura
Sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
Fu un generale di vent’anni
Occhi turchini e giacca uguale,
Fu un generale di vent’anni
Figlio di un temporale

Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek.

Il massacro di Sand Creek (il fiume) avvenne il 29 novembre 1864. Un accampamento di 600 Cheyenne e Arapaho fu attaccato da 700 soldati comandati dal colonnello John Chivington. 

Poiché i guerrieri armati erano a caccia, fu inevitabile lo sterminio di donne e bambini. Nel 1970 Ralph Nelson girò il film “Soldato blu”, che descrive la truculenta carneficina, con scalpi, stupri, evirazioni, sventramento di donne incinte (Morandini). Fabrizio compose la canzone con Massimo Bubola nel 1981.  Continua a leggere “FIUME SAND CREEK, recensione di Elvio Bombonato”

LA TRAMA DELLE LUCCIOLE, di Camillo Sbarbaro, a cura di Elvio Bombonato

LA TRAMA DELLE LUCCIOLE, di Camillo Sbarbaro, a cura di Elvio Bombonato

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La trama delle lucciole ricordi
sul mar di Nervi, mia dolcezza prima?
(trasognato paese dove fui
Ieri e che già non riconosce il cuore).

Forse. Ma il gesto che ti incise dentro,
io non ricordo; e stillano in me dolce
parole che non sai d’aver dette.

Estrema delusione degli amanti!
invano mescolarono le vite
s’anche il bene superstite, i ricordi,
son mani che non giungono a toccarsi.

Ognuno resta con la sua perduta
felicità, un po’ stupito e solo,
pel mondo vuoto di significato.
Miele segreto di che s’alimenta;
fin che sino il ricordo ne consuma
e tutto è come se non fosse stato.

Oh come poca cosa quel che fu
a quello che non fu divide!
Meno
che la scia della nave acqua da acqua.

Saranno state
le lucciole di Nervi, le cicale
e la casa sul mare di Loano,
e tutta la mia poca gioia – e tu –
fin che mi strazi questo ricordare.

Camillo Sbarbaro (1931)

Stavolta niente commento. La poesia è centrata sul tema (montaliano) della memoria smarrita, del passato che non unisce ma divide: Vittorio Coletti. Del suo piccolo canzoniere “Versi a Dina”, il 31/10/2017 ho messo “Ora che sei venuta”.

Camillo Sbarbaro, Ora che sei venuta, una poesia lirica, di timbro leopardiano

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Camillo Sbarbaro, Ora che sei venuta, una poesia lirica, di timbro leopardiano
Camillo Sbarbaro, una poesia lirica, di timbro leopardiano,

di Elvio Bombonato. Alessandria
Camillo Sbarbaro (1888-1967), un altro poeta oggi quasi accantonato, dopo la licenza liceale, fece l’impiegato; poi insegnò latino e greco all’ Istituto Arecco di Genova,  prestigioso liceo classico dei gesuiti, da cui fu allontanato perché rifiutò di  iscriversi  al partito fascista: gesto solitario, perché Sbarbaro non si è mai occupato di politica.
Il suo libro più importante si chiama “Pianissimo”, termine musicale, pubblicato nel 1914, che poi riscriverà nel 1961, ma gli studiosi unanimi preferiscono la prima edizione.
Un’altra raccolta, stampata nel 1955, “Rimanenze”, comprende un piccolo canzoniere d’amore: “Versi a Dina”, cinque poesie soltanto; Dina è un nome fittizio, ma la donna è reale. Continua a leggere “Camillo Sbarbaro, Ora che sei venuta, una poesia lirica, di timbro leopardiano”

Edoardo Bennato, “Burattino senza fili” 1977

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di Elvio Bombonato. Alessandria

EDOARDO BENNATO “Burattino senza fili” 1977

E’ necessario ascoltare la canzone, consistente in una musichetta ironica, la quale fa da contrappunto al testo, smentendolo.  Come se Bennato dicesse continuamente ai fruitori:  attenti, ciò che dico non lo penso. La realtà è tutto il contrario   Si rivolge direttamente a Pinocchio, che ha fretta di “diventare grande”, come dicevano una volta nonni e genitori, per giustificare i divieti e le regole: quando sarai grande , allora saprai.  Dato che il non essere ancora grande era un dato di fatto irrefutabile, il bambino o preadolescente doveva chinare la testa e obbedire ai divieti e alle imposizioni degli adulti.

Ho assegnato la canzone come tema in classe in II C Magistrale  “Saluzzo”venerdì 7/3/1986. La cantilena e il ritornello si fondano sull’iterazione, sull’anafora  (ripetizione che, in questo caso, insistita, finisce per negare l’affermazione: le allieve l’hanno capito subito, da sole).  Bennato sembra un cantante sgraziato, che scempia la dizione,  spacca il ritmo, allungando alcune vocali aperte a dismisura deliberatamente: con le deviazioni dalla norma attesa, crea dissonanze allo scopo di non distogliere l’attenzione e mandare il suo messaggio eversivo, com’è sua caratteristica.  Non tutti sanno che Bennato è colto, sia sul piano generale sia musicale; la sua sperimentazione all’epoca fu clamorosa, tra fisarmonica a bocca, chitarra e un tamburo che batteva col piede. Continua a leggere “Edoardo Bennato, “Burattino senza fili” 1977”

La questione meridionale nel 2016, di Elvio Bombonato

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di Elvio Bombonato. Alessandria (4 dicembre 2017)

Prendo spunto dall’ineccepibile considerazione di Carlo Emanuele Morando “Maturità, valanghe di 100 e lode nelle scuole del Sud: vi pare normale?”, pubblicato sul Corriere Alessandrino del 22/9/16.

Premetto che le regioni meridionali hanno prodotto eccellenti studiosi, ricercatori e docenti universitari in tutti i campi: penso, in letteratura, a Croce, Luigi Russo, Blasucci ecc. Se li nominassi tutti non basterebbe una pagina.

Ma è assodato che la qualità media delle scuole superiori del Sud sia lontanissima da quella del Centro Nord.

Una spiegazione: la mafia. Quando se ne parla, sembra una parola astratta, invece è composta da persone con nome e cognome, conosciute da tutti. Anzi, della propria fama fanno uno strumento di potere: pensiamo alle processioni con le soste e gli inchini, all’elicottero dei matrimoni, allo sfarzo esibito, alla sfida di quello che espone il pacchetto di multe non pagate sul parabrezza del proprio SUV. Continua a leggere “La questione meridionale nel 2016, di Elvio Bombonato”

QUASI  UNA  MORALITA‘ (Umberto Saba, 1951)

QUASI  UNA  MORALITA‘ (Umberto Saba, 1951)

Recensione di Elvio Bombonato

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QUASI  UNA  MORALITA‘ (Umberto Saba, 1951)

Auguri per il Santo Natale e per il 2019, Elvio Bombonato

Più non mi temono i passeri. Vanno

vengono alla finestra indifferenti

al mio tranquillo muovermi nella stanza.

Trovano il miglio e la scagliola: dono

spanto da un prodigo affine, accresciuto

dalla mia mano. Ed io li guardo muto

(per tema non si pentano) e mi pare

(vero o illusione non importa) leggere

nei neri occhietti, se coi miei s’incontrano,

quasi una gratitudine.

                                Fanciullo,

od altro sii tu che mi ascolti, in pena

viva o in letizia (e più se in pena) apprendi

da chi ha molto sofferto, molto errato,

che ancora esiste la Grazia, e che il mondo

– TUTTO IL MONDO – ha bisogno d’amicizia.

Il titolo è un indicatore semantico. La MORALITA’ (attenuata dal “quasi”) appare un invito, più che una riflessione/sentenza gnomica, da intendersi come un’esortazione a vivere in modo conforme a principi e regole etici. Il poeta però non si atteggia a predicatore asseverativo, vuole dare un consiglio.  Vecchio, e malato, aveva l’abitudine di mettere per i passeri semi sul davanzale. Gli uccellini, dopo l’inevitabile diffidenza iniziale (ellissi: non detta ma implicita), si muovono senza preoccuparsi della sua presenza, osservano il poeta, che ricambia il loro sguardo. Continua a leggere “QUASI  UNA  MORALITA‘ (Umberto Saba, 1951)”

RECUPERARE  LA  SCRITTURA  MANUALE, di Elvio Bombonato

RECUPERARE  LA  SCRITTURA  MANUALE, di Elvio Bombonato

Francesco Sabatini, uno dei massimi linguisti europei, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, ha affermato (“Tempi” 25/7/2017):  «Gli studi più recenti, di psicoterapeuti e neurologi, segnalano che la deriva verso la scrittura su tastiera o verso forme semplificate di scrittura manuale (lo stampatello, rispetto al corsivo) riduce gli stimoli di produttività ideativa e linguistica, e rallenta la comprensione nella lettura.

La recente e dilagante tendenza a preferire precocemente la tastiera e a non curare le forme della grafia personale, ci fa perdere una parte notevole degli effetti che l’antichissima pratica tattile-cognitiva della mano e delle dita – in mille altre attività prima della scrittura vera e propria e per secoli accanto a questa – ha prodotto filogeneticamente, sviluppando funzioni pregiate del cervello».

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Francesco Sabatini

Nato a Pescocostanzo (AQ) il 19 dicembre 1931, Francesco Sabatini si è laureato in Lettere all’Università di Roma nel 1954, con Alfredo Schiaffini e Natalino Sapegno. Assistente ordinario dal 1957, Libero docente nel 1965, nello stesso anno docente incaricato nell’Università di Lecce, ha insegnato in questa sede Storia della lingua italiana come prof. straordinario dal 1968 al 1971; come ordinario dal 1972 al 2007 nelle Università di Lecce, Genova, Napoli, Roma “La Sapienza” e Roma Tre. Prof. Emerito di questa Università dal gennaio 2010. Ha tenuto seminari in molte Università italiane, d’Europa, delle Americhe e del Giappone.

Ha ricevuto le lauree honoris causa in Lingue e Letterature Straniere Moderne dall’Università di Bari (2004) e in Scienze Sociali dall’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara (2007). Deputato della Deputazione abruzzese di storia patria dal 1965 e Presidente della stessa dal 1991 al 1994. Accademico dell’Arcadia e Socio Nazionale dell’Accademia delle Scienze di Torino. Presidente della Società di Linguistica Italiana dal 1977 al 1981 e dell’Associazione per la Storia della lingua italiana dal 1999 al 2002. Ha ricevuto la medaglia d’oro per la Cultura, l’Arte e la Scuola nel 1988 dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Continua a leggere “RECUPERARE  LA  SCRITTURA  MANUALE, di Elvio Bombonato”

Non capirete mai i bambini se ignorate la loro personalità, Janusz Korczak

Non capirete mai i bambini se ignorate la loro personalità, Janusz Korczak

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di Elvio Bombonato. Alessandria

 JANUSZ  KORCZAK  (Varsavia 1878 – Treblinka 1942)

Mi dici: è faticoso frequentare i bambini.
Hai ragione.
Aggiungi: perché bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, scendere, piegarsi, farsi piccoli.
Ti sbagli.
Non è questo l’aspetto più faticoso.
E’ piuttosto il fatto di essere costretti
a elevarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.
Di stiracchiarsi, allungarsi sulle punte dei piedi,
Per non ferirli.


ALCUNI DIRITTI FONDAMENTALI DEI BAMBINI

 Il Bambino ha diritto all’amore.

Il Bambino ha diritto al rispetto.

Il Bambino ha diritto alle migliori condizioni di vita che favoriscano il suo sviluppo e la sua crescita.

Il Bambino ha diritto di vivere il presente.

Il Bambino ha diritto di essere se stesso.

Il Bambino ha diritto di sbagliare.

Il Bambino ha diritto di essere preso sul serio.

Il Bambino ha diritto di essere apprezzato per ciò che è.

Il Bambino ha diritto di avere dei segreti.

Il Bambino ha diritto all’istruzione.

Il Bambino ha diritto di protestare contro un’ingiustizia.

Il Bambino ha diritto al rispetto dei suoi dispiaceri.

Il Bambino ha diritto ad essere difeso da un sistema giudiziario specializzato per l’infanzia.

Il Bambino ha diritto a conversare intimamente con Dio.

Continua a leggere “Non capirete mai i bambini se ignorate la loro personalità, Janusz Korczak”

Ritratto, di Vincenzo Cardarelli, 1916, recensione di Elvio Bombonato

Ritratto, di Vincenzo Cardarelli, 1916, recensione di Elvio Bombonato

Vincenzo Cardarelli

Esiste una bocca scolpita,
un volto d’angiolo chiaro e ambiguo,
una opulenta creatura pallida
dai denti di perla,
dal passo spedito,
esiste il suo sorriso,
aereo, dubbio, lampante,
come un indicibile evento di luce.

Il titolo è un indicatore semantico. Il ritratto della donna si ispira allo Stilnovo (angiolo, toscanismo), perché privilegia il viso: bocca, denti, sorriso, in un crescendo irresistibile.

Incipit perentorio, con la ripresa anaforica al v. 6: “esiste”, concretato da “evento”. Ossimori ai vv. 2: chiaro/ambiguo; 3: opulenta/pallida; 7: dubbio/lampante. Un climax anomalo: aereo/dubbio/lampante. L’ultimo verso  rivela che la breve lirica consiste in una similitudine. 

La prepotente luce finale dissolve i precisi contorni della donna (Simona Costa). L’implicita dichiarazione d’amore diventa contemplazione estatica.  Per ora; poi si vedrà. 

foto: Vincenzo Cardarelli nel 1957, fotografato da Paolo Monti da wikipedia

Eugenio Montale sul consumismo e sulle discoteche,  giusto allora importate dagli USA, di Elvio Bombonato

Eugenio Montale sul consumismo e sulle discoteche,  giusto allora importate dagli USA

di Elvio Bombonato. Alessandria

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“Nel mondo c’è largo spazio per l’inutile, e anzi uno dei pericoli del nostro tempo è quella mercificazione dell’inutile alla quale sono sensibili particolarmente i giovanissimi. Un esempio è la musica esclusivamente rumoristica e indifferenziata, che si ascolta nei luoghi dove milioni di giovani si radunano per esorcizzare l’orrore della loro solitudine.  Fa impressione il fatto che un sempre più diffuso benessere abbia i lividi connotati della disperazione” ( Stoccolma, 12 dicembre 1975, Discorso al conferimento del Nobel per la Letteratura).   

Lo assegnai come tema in classe in V linguistico, suscitando il dissenso vigoroso di metà della classe. Ora penso:  se Montale avesse vissuto l’attuale fase dello sballo ad ogni costo, tra pasticche, alcolici, vomito, schiantarsi in auto ecc., cosa avrebbe scritto?

foto: wikipedia

ELOGIO DELLE MAESTRE DELLA SCUOLA PRIMARIA, di Elvio Bombonato

ELOGIO DELLE MAESTRE DELLA SCUOLA PRIMARIA, di Elvio Bombonato

Gianfranco Contini (1912-1989), critico supremo e massimo filologo europeo della sua generazione, docente alla Normale, intervistato da Ludovica Ripa di Meana nella propria casa a Domodossola nel 1988 (“Diligenza e voluttà”, Mondadori, 1989), a p.21 afferma:  “Io ho avuto come insegnanti il fiore della filologia europea, eppure nessuno è stato tanto benemerito della mia cultura quanto mia madre (nota mia: maestra) e il mio maestro di III elementare.

Gianfranco_Contini

Io penso che sia molto più importante un buon insegnamento elementare che un buon insegnamento universitario.  L’universitario è molto facile da produrre. Un buon insegnamento elementare, questo è essenziale… Il valore didattico di mia madre e del mio maestro consisteva nell’esattezza, e nel potere di suscitare curiosità.

Venire incontro a curiosità mie e suscitarne di nuove, in fondo l’insegnamento è tutto lì. La curiosità e l’entusiasmo per la curiosità, questo è l’essenziale”.

Lo ripropongo. Dedicato alle maestre, in particolare alle mie ex allieve del “Saluzzo”, numerose oltre ogni mia aspettativa, che hanno scelto questo difficile e delicato lavoro.

Una notte d’estate, di Antonio Machado. by Elvio Bombonato

Una notte d’estate, di Antonio Machado. by Elvio Bombonato

Antonio Machado, poeta fervido oppositore dei fascismi europei.

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Una notte d’estate

– stavano aperti il balcone

e la porta della mia casa –

la Morte nella mia casa entrò.

al letto di lei si avvicinò

– neppure mi guardò –

con le sue dita delicate

il filo esile tagliò.

Silenziosa e senza guardarmi,

la Morte di nuovo passò

davanti a me. “Cosa hai fatto?”.                                                                                                          La Morte non rispose.                                                                                                                           La mia bambina rimase tranquilla,                                                                                                   ma il mio cuore si spezzò.                                                                                                                     Ahi, quel che la Morte ruppe                                                                                                                era il filo tra noi due.

(“Campos de Castilla”, 1912; traduzione mia, letterale)

Una noche de verano

—estaba abierto el balcón

y la puerta de mi casa—

la muerte en mi casa entró. Continua a leggere “Una notte d’estate, di Antonio Machado. by Elvio Bombonato”

Capraia: la strage delle cernie, 27 ottobre 2015, di Elvio Bombonato

Capraia: la strage delle cernie, 27 ottobre 2015, di Elvio Bombonato

Oggi MAREBLU ha ricordato la strage delle 20 cernie brune, giganti, sparite dalla loro caletta di Capraia.

Capraia Schermata 2018-11-25 a 13.07.11Capraia Schermata 2018-11-25 a 13.07.11 copia

Erano coccolate dai subacquei, si lasciavano avvicinare, giocavano con loro. Alcune battezzate: Gaspare Tina Ugo. Il 27 ottobre 2015 di colpo sparirono, tranne due. Bracconieri fu subito detto.

Alcuni subacquei, di quelli col fucile non con la cinepresa,  minimizzarono, facendo notare che di inverno le cernie scendono in profondità in cerca di cibo. Da allora non si sono più viste.

E’ probabile che non si sia trattato di pesca clandestina, bensì di una protesta contro l’istituzione dell’Area Marina Protetta, approvata  poi nel 2017.

EUGENIO MONTALE “Ossi di seppia” 1925, recensione di Elvio Bombonato

EUGENIO MONTALE “Ossi di seppia” 1925, recensione di Elvio Bombonato

Eugenio_Montale

Felicità raggiunta, si cammina
per te su fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
e’ dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

EUGENIO MONTALE “Ossi di seppia” 1925.

Il tema è la felicità, prima che Albano e Romina la rendessero impronunciabile. Tema leopardiano: “L’anima umana desidera essenzialmente e mira unicamente al piacere, ossia alla felicità, che è tutt’uno con il piacere” (Zib.165). Anche Nietszche: “Il chiarore della felicità è irraggiungibile” (“Aurora”).  Come loro, Montale si chiede se la felicità sia raggiungibile, rispondendo indirettamente, con due sentenze, al v.4, consiglio paradossale: chi più ama la felicità meno deve cercarla; vv.9-10: constatazione: il bambino in un istante passa dalla gioia al dolore inconsolabile, se il palloncino si slega e vola in cielo.

Le metafore/immagini sono correlativi oggettivi: oggetti a cui è collegata un’emozione (il poeta scrive gli oggetti ma non l’emozione, che sarà dedotta dal lettore: T.S.Eliot). Dunque la felicità è via via connotata come fragile flebile irrequieta pericolosa effimera luminosa consolatrice illusoria inattesa istantanea precaria instabile. Dolce/turbatore, lieve ossimoro, che allenta il paradosso.  Continua a leggere “EUGENIO MONTALE “Ossi di seppia” 1925, recensione di Elvio Bombonato”

Giacomo Leopardi Novella Senofonte  e Macchiavello,  1820,  commento di Elvio Bombonato

Giacomo Leopardi Novella Senofonte  e Macchiavello,  1820,  commento di Elvio Bombonato

“Domando io: è vero o non è vero che la virtù è il patrimonio dei coglioni: che il giovane per bennato, e beneducato che sia, è obbligato (se vuol far qualche cosa, e vivere) a rinunziare quella virtù ch’avea pur sempre amata: che questo accade sempre e inevitabilissimamente. È vero o non è vero che per vivere, che per non essere la vittima di tutti, e calpesto e deriso e soverchiato sempre da tutti (anche col più grande ingegno e valore e coraggio e coltura e capacità naturale o acquisita), è assolutissimamente necessario d’esser birbo (1). Il giovane, finché non ha imparato ad esserlo, si trova sempre malmenato; e non cava un ragno da un buco. L’arte di regolarsi nella società o sul trono, quella che s’usa, quella che è necessario d’usare, quella senza cui non si può ne vivere ne avanzarsi né far nulla, e neanche difendersi dagli altri. Questa (e non altra) è l’arte del saper vivere, o del saper regnare (ch’è tutt’uno, poiché il fine dell’uomo in società è di regnare sugli altri in qualunque modo, e il più scaltro regna sempre)”.

  1. birbone: persona ingannatrice, priva di scrupoli, opportunista.

Leopardi applica alla società umana le regole che Machiavelli aveva constatato essere necessarie per il politico: estende “l’arte del governo all’arte di condursi in società”.  Non crediamo però a ciò che consiglia ai giovani:  vuole solo metterli in guardia.  L’insegnare agli uomini i precetti del prevalere in società, era di fatto per L. una finzione letteraria; la sua visuale non è quella del vizio vincente, ma quella della virtù conculcata (Luigi Blasucci).

foto: Wikipedia