CANZONETTA, di Alfonso Gatto, recensione di Elvio Bombonato

CANZONETTA, di Alfonso Gatto, recensione di Elvio Bombonato

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Le ragazze moderne
non sono eterne.

Oh, che bella novità,
ma dànno fresco alla città.

L’una nell’altra
l’altra nell’una
chi si fa scaltra
non ha fortuna.

Oh, che bella sciocchezza,
ma insieme fanno la giovinezza.

Il rosso le veste di blu
l’azzurro le veste di rosa,
un poeta non sa più
quale scegliere per sposa.

Sceglierà la più bella?

Nessuna è tutta brutta
nessuna è tutta bella.

Sceglierà la più caduca,
sceglierà la passeggera
della fresca primavera
col nastrino sulla nuca.

ALFONSO  GATTO  (1953)

Una filastrocca, quasi rodariana. Il ritmo è lieve, grazie ai versi brevi, quinari settenari ottonari, con le rime baciate nei distici, e alternate nelle quartine. Alcuni mimano il parlato: “Oh, che bella novità” , “Oh che bella sciocchezza”, “Sceglierà la più bella?”.  Anafore: ”ma, una/altra, le veste, sceglierà”.  Immagini colorate e visive. Incipit asseverativo di constatazione; explicit (“col nastrino sulla nuca”), delizioso nella sua irrilevanza.  Poesia allegra, gioiosa come le ragazze (non indossano jeans strappati), che in gruppo camminano per la città. Il poeta guarda divertito la loro giovinezza –  “non sono eterne”- che durerà poco, ripresa da “caduca”. “Danno fresco alla città” anticipa il grande Caproni. “Chi si fa scaltra”: perde la propria ingenuità.

PATRIZIA VALDUGA,  Medicamenta, 1982, recensione di Elvio Bombonato

PATRIZIA VALDUGA,  Medicamenta, 1982, recensione di Elvio Bombonato

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

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Sembra pornografica, in realtà è una poesia quasi priva di contenuto: deliberatamente.  Anche se l’immaginario erotico femminile è più ampio e perverso di quello maschile, non si può credere che la Valduga  faccia l’amore in modo così frenetico e iperbolico. E’ un nonsense parodico, la poetessa prende in  giro sé stessa e i lettori .  Eppure è una poesia notevole: virtuosismo puro.  Un sonetto metricamente perfetto, in endecasillabi monorimi: 14 versi  tutti con la rima  AMI;  48 verbi (“entra” iterato) all’imperativo riflessivo, con il pronome personale “mi” complemento oggetto incorporato.  Si va dal comando all’esortazione alla supplica.  L’elenco (modello  G.G.Belli) è interrotto da 11 puntini di sospensione.

Pochi legami sintattici:  quattro “e”; due “poi”; un“ancora”.  I verbi si rincorrono ossessivamente, mimando la pulsione amorosa.  Verbi tutti sdruccioli (con l’accento sulla terz’ultima sillaba), accomunati da associazione semantica.  La prima quartina è” figura” dell’atto sessuale.  La seconda si rifà al registro culinario. Gli ultimi due endecasillabi esprimono un’improbabile onirica ascesa mistica. Se avessi letto e spiegato a mia madre questa poesia, avrebbe detto: “Cossa son ste robe? Porcade. Eppur to pare l’era focoso in leto”.

Patrizia Valduga è nata a Castelfranco Veneto nel 1953, laureata in Lettere a Venezia, vive a Milano. Giornalista del “Corriere della Sera”, poi di ”Repubblica”. Importante traduttrice di poeti francesi e inglesi. Fu la compagna di Giovanni Raboni, poeta e sommo traduttore di Proust, il quale aveva 20 anni in più, e morì 72enne nel 2004, da lei accudito.

LA SETTA DEI PEDOFILI SATANISTI DELLA BASSA MODENESE DI 20 ANNI FA.  UN CALVARIO DURATO 16 ANNI

LA SETTA DEI PEDOFILI SATANISTI DELLA BASSA MODENESE DI 20 ANNI FA.  UN CALVARIO DURATO 16 ANNI

di Elvio Bombonato – Alessandria today

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Basandomi anche sulla trasmissione di ieri su RAI 3, riguardante la “setta di pedofili  satanisti” della Bassa Modenese di 20 anni fa, documentata dal libro inchiesta “Veleno”  di Pablo Trincia appena uscito da Einaudi, vicenda che assomiglia a quella attuale “Angeli e demoni” di Reggio Emilia, mi permetto, nel riassumerla, alcune osservazioni. Mi occupai a suo tempo dei casi dei coniugi di Mirabello, cui fu sottratta la bimba neonata, e della scuola materna di Rignano, casi che hanno alcuni aspetti simili ai due sopra citati.

Dunque. In due paesi della Bassa Modenese, 16 bambini furono sottratti dalla ASL ai loro genitori e dati in adozione. L’attività delle assistenti sociali e delle psicologhe iniziò il 12 novembre 1998, e si concluse con l’assoluzione definitiva degli imputati sopravvissuti  il 4 dicembre 2014.  Una madre suicida, sette genitori morti di crepacuore,  anche don Giorgio Govoni, il parroco -camionista di Massa Finalese, amato da tutti (difeso anche dall’”Avvenire”), accusato di  essere il capo della setta satanista.

Dalle dichiarazioni di alcuni bambini, “venivamo portati con il bus della parrocchia nel cimitero di notte, dove bevevamo il sangue dei bambini uccisi”  “Io ne uccidevo cinque per volta”  “Ci violentavano nelle tombe, dopo averle scoperchiate”  “C’era una ghigliottina al cimitero per decapitare i bambini” ecc. Ma davvero i bambini potevano inventare questi fatti?  Fu dragato il fiume, trovando solo il teschio di un soldato tedesco, la custode del cimitero disse che avrebbe dovuto trovare le tracce, inesistenti.  I bambini uccisi da dove venivano? Continua a leggere “LA SETTA DEI PEDOFILI SATANISTI DELLA BASSA MODENESE DI 20 ANNI FA.  UN CALVARIO DURATO 16 ANNI”

OLIMPIADI?  L’ENNESIMO RISCHIO, di Elvio Bombonato

OLIMPIADI?  L’ENNESIMO RISCHIO, di Elvio Bombonato

Ripubblico la parte finale del mio articolo, dell’11/9/2016 “Perché abolire le Olimpiadi”, pubblicato da:  Alessandria today il Blog di Pier Carlo Lava; Città Futura, Appunti Alessandrini, Alessandria News, Corriere Alessandrino.

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Tutte le città del mondo che hanno ospitato i giochi olimpici sia estivi, sia invernali, hanno sopportato un’ enorme differenza tra le spese effettuate e il budget iniziale, a causa soprattutto dei costi supplementari (le infrastrutture e non solo). Unica con il bilancio in pari fu l’Olimpiade di ATLANTA 1996, in quanto le spese furono sostenute dalla Coca Cola, al risparmio: molte tribune vennero costruite coi tubi. La crisi economica della Grecia iniziò proprio con i bilanci falsi per coprire il deficit delle Olimpiadi.

Esiste un eccellente dossier curato dai radicali (Roma, 25/1/16), dotato di grafici e tabelle: “Abbiamo davvero bisogno delle Olimpiadi? Una scommessa molto rischiosa”, che analizza i costi dal 1960 al 2012: esaminate 16 Olimpiadi su 27, quelle di cui si dispone di dati. Continua a leggere “OLIMPIADI?  L’ENNESIMO RISCHIO, di Elvio Bombonato”

BUONANOTTE  FIORELLINO, di De Gregori,:  ANALISI di Elvio Bombonato

BUONANOTTE  FIORELLINO, di De Gregori,:  ANALISI di Elvio Bombonato

Buonanotte, buonanotte amore mio,
buonanotte tra il telefono e il cielo.
Ti ringrazio per avermi stupito,
per avermi giurato che è vero.
Il granturco nei campi è maturo,
ed ho tanto bisogno di te.
La coperta è gelata e l’estate è finita,
buonanotte, questa notte è per te.

Buonanotte, buonanotte, fiorellino
buonanotte tra le stelle e la stanza.
Per sognarti devo averti vicino,
e vicino non è ancora abbastanza.
Ora un raggio di sole, si è fermato,
proprio sopra il mio biglietto scaduto.
Tra i tuoi fiocchi di neve e le tue foglie di tè.
Buonanotte, questa notte è per te.

Buonanotte, buonanotte monetina,
buonanotte tra il mare e la pioggia.
La tristezza passerà domattina,
e l’anello resterà sulla spiaggia.
Gli uccellini nel vento non si fanno mai male,
hanno ali più grandi di me.
E dall’alba al tramonto, sono soli nel sole,
buonanotte, questa notte è per te.

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La canzone è del 1975, album Rimmel, del 24enne De Gregori, laureato in lettere moderne a Roma. De Gregori è un autore metaforico, talvolta criptico, ma non surreale né visionario.  Le sue canzoni sono sempre ancorate alla realtà: es. supremo “La donna cannone”.  Dopo tanti anni, è inutile rivangare la tesi, smentita dall’autore (il quale è schivo sulla sua vita privata, ed è davvero dotato del pudore dei propri sentimenti), che il testo si riferisca alla sua compagna morta in incidente aereo. 

Anche se la storia fosse stata inventata (corretta e cambiata, forse – a mio parere – inventata no), sempre di una storia di Eros e Thanatos si tratta.  Oggi si può solo analizzare il testo, che contiene molti rimandi ellittici al non detto, che però resta l’unica chiave per aprirlo. Senza le ipotesi, testuali, che scrivo sotto, la canzone non ha senso alcuno. Al contrario tutte le canzoni di Francesco sono razionali, tendono alla lirica, ma vengono dal suo cervello. Continua a leggere “BUONANOTTE  FIORELLINO, di De Gregori,:  ANALISI di Elvio Bombonato”

ESAME  DI  MATURITA’ : BUROCRATESE E INTERDISCIPLINARITA’

ESAME  DI  MATURITA’ : BUROCRATESE E INTERDISCIPLINARITA’

di Elvio Bombonato Alessandria

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Circolare ministeriale a proposito della seconda prova:

«Infatti il perseguimento degli obiettivi specifici di apprendimento delle Indicazioni Nazionali e dei risultati di apprendimento delle Linee Guida non richiede un approccio di tipo additivo, tra discipline che non interagiscono fra loro sul piano metodologico e, al più, si limitano a sviluppare argomenti in comune, mantenendo, quindi, inalterata la propria specifica metodologia didattica ed il proprio assetto programmatico.  E’ invece necessario muoversi in una dimensione più ampia, che implica un’interazione nei percorsi di apprendimento, guidata da docenti che sviluppano una concertazione a livello di impostazione programmatoria e che impostano il loro itinerario curriculare facendo leva, appunto, sui “nodi tematici pluridisciplinari”.»

Traduzione:  si ripropone la cosiddetta interdisciplinarità, intesa come obiettivo delle singole programmazioni. Faccio due esempi: unificare i “nodi” tra Letteratura inglese e Chimica, tra Filosofia Idealistica ed Educazione fisica ecc. Continua a leggere “ESAME  DI  MATURITA’ : BUROCRATESE E INTERDISCIPLINARITA’”

PRIMO APPROCCIO ALL’ANALISI FONEMATICA, di Elvio Bombonato

PRIMO APPROCCIO ALL’ANALISI FONEMATICA, di Elvio Bombonato

Si richiedono pazienza e stomaco forte.

La fonematica è una disciplina della linguistica, che studia i fonemi (vocali, consonanti, nessi) di una parola, per analizzare gli effetti che la loro combinazione produce sul suono di essa.

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L’Accademia della Crusca ha dichiarato che la lingua italiana è quella che maggiormente avvicina la pronuncia delle vocali e delle consonanti agli organi fonatori utilizzati. Gli organi fonatori delle diverse lingue sono gli stessi, ma la dizione no.

Prendiamo le  labiali B e P consonanti sonora e sorda: ebbene per pronunciarle, effettivamente battiamo le labbra, l’apertura della bocca dipende dalla vocale consorte. Il sistema fonetico italiano è affascinante e complicatissimo: uno straniero impazzisce.

Le vocali in teoria sarebbero 7, la doppia E e la doppia O, aperte e chiuse: ma ormai questa distinzione di pura dizione è scomparsa anche in Toscana, si studia solo nelle scuole di recitazione. Mia figlia infatti mi corregge sempre. Continua a leggere “PRIMO APPROCCIO ALL’ANALISI FONEMATICA, di Elvio Bombonato”

L’EROTISMO  NEL  “CANZONIERE”  DI  PETRARCA, recensione di Elvio Bombonato

L’EROTISMO  NEL  “CANZONIERE”  DI  PETRARCA, recensione di Elvio Bombonato

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– Con lei foss’io da che si parte il sole,

e non ci vedesse altri che le stelle,

sol una notte, e mai non fosse l’alba;

(sestina, XXII)

– Deh or foss’io col vago della luna

Addormentato in quai che verdi boschi,

e questa che anzi vespro a me fa sera,

con essa e con Amor in quella piaggia

sola venisse a starsi ivi una notte;

e il dì si stesse e il sol sempre nell’onde.

(sestina,  CCXXXVII)

– Voglia mi sprona, Amor mi guida e scorge,

piacer mi tira, usanza mi trasporta,

speranza mi lusinga e riconforta…

regnano i sensi e la ragion è morta;

de l’un vago desio l’altro risorge.

(sonetto CCXI)

  L’alma, nutrita sempre in doglia e in pene…

Contra il doppio piacer sì inferma fu,

che al gusto sol del disusato bene,

tremando or di paura or di speranza,

d’abbandonarmi fu spesso entra due.

(sonetto CCLVII)

A scuola ci dissero che l’amore, inventato, di Petrarca per Laura fosse platonico e spirituale.  Bugia.  Dai commenti dei più prestigiosi petrarchisti (Enrico Fenzi, Marco Santagata, Rosanna Bettarini; Leopardi elegantemente sorvola) emerge  “esplicita la natura sensuale dell’amore per Laura, espressa con accenti inequivocabili “(Marco Ariani).  Nella prima sestina Petrarca scrive che desidererebbe passare da solo con Laura la notte intera – che non finisse mai -nel bosco;  nella seconda in riva al mare.  Nei due sonetti la vittoria dei sensi che offuscano la ragione.  Inoltre nella prima strofa della celebre canzone “Chiare, fresche e dolci acque”, Laura esce nuda dall’acqua, mentre Petrarca la spia.  Appoggia le natiche sul ramo, poi si stende sull’erba mostrando “l’angelico seno”. Nel madrigale LII riprende il mito di Atteone, che vide Diana bagnarsi nuda, paragonandola a Laura “ch’a me la pastorella alpestra e cruda/ posta a bagnar un leggiadretto velo…/ tal che mi fece, or quando’egli arde il cielo,/ tutto tremar d’un amoroso gelo”.

L’equivoco deriva dalla raffinatezza del linguaggio. Petrarca sceglie un registro alto, aulico, sublime, letterario. Per cui si pensò che non potesse albergare in esso l’amore fisico. Ma come già Dante, il quale nel canto di Paolo e Francesca attua la ritrattazione dello Stilnovo (chiede infatti a Francesca non di raccontare la sua tragedia, nota, bensì come avvenne l’innamoramento), anche Petrarca sa che l’amore solo spirituale non esiste.

foto: https://it.wikipedia.org

SANDRO  PENNA  e il PRIDE, recensione (2) di Elvio Bonbonato

SANDRO  PENNA  e il PRIDE, recensione (2) di Elvio Bonbonato

Felice chi è diverso

essendo egli diverso.

Ma guai a chi è diverso

essendo egli comune.

(1938)

penna

Sandro Penna (1906-1977) è ritenuto il più grande poeta lirico italiano del ’900 (Cesare Garboli e non solo). Questo è un epigramma (poesia breve concisa rapida, che esprime una riflessione concettuale in tono sentenzioso): una quartina di settenari canonici, con la parola chiave in rima-identica tre volte: “diverso”, e “comune” in ossimoro.

L’unico verbo: “è/essendo” (poliptoto) è replicato alternativamente nei 4 versi; anafora di “chi” e di”egli”.  L’avversativa “Ma” è rafforzata dall’esclamazione ammonitoria “guai”, non polemica, bensì a guisa di avvertimento/constatazione. 

Penna era omosessuale, come Pasolini, viveva a Roma.  Pensiamo a cosa significasse in quei decenni. 

Qual è il senso della lirica? In primo luogo l’invito a non vergognarsi della propria diversità e di viverla come un arricchimento, di non cercare la normalità (ipocrita) per essere accettati dalla società, di essere orgogliosi del proprio essere.  E anche, a un livello più alto: chi è diverso trova (o almeno ci prova: Leopardi) la propria felicità nella diversità.  Qualora, oltre a essere diverso, cercasse di essere comune (uguale gli altri), la propria felicità si muterebbe in dannazione.  Tale splendida osservazione di Penna vale per tutti, non solo per gli omosessuali.

Poiché il fascino delle poesie brevi di forte intensità semantica consiste nel prestarsi a molteplici interpretazioni, simili e dissimili nel contempo, aggiungo due commenti non miei. “Interpreterei la seconda parte come un monito: non fare della diversità un vessillo.  Non necessariamente dobbiamo apparire “diversi”; ”guai” a chi non è se stesso, sia diverso sia comune” (Lorella Torti).

“Va bene essere diversi, ma, siccome la diversità non è un handicap (e ci mancherebbe), a mio parere essere “comuni” significa: essere come gli altri nella propria diversità. Ecco  il valore che si dovrebbe trasmettere in manifestazioni come il Pride” (Maria Teresa Damiano).

SANDRO  PENNA  e il PRIDE, recensione di Elvio Bombonato

SANDRO  PENNA  e il PRIDE, recensione di Elvio Bombonato

Felice chi è diverso

essendo egli diverso.

Ma guai a chi è diverso

essendo egli comune.

(1938)

penna

Sandro Penna (1906-1977) è ritenuto il più grande poeta lirico italiano del ’900.  Ho commentato altre sue poesie su FB. Questa è un epigramma (poesia breve concisa rapida, che esprime una riflessione concettuale in tono sentenzioso): una quartina di settenari canonici, con la parola chiave in rima-identica tre volte: “diverso”, e “comune” in ossimoro.

L’unico verbo: “è/essendo” (poliptoto) è replicato alternativamente nei 4 versi. L’avversativa “Ma” è rafforzata dall’esclamazione ammonitoria “guai”, non polemica, a guisa di avvertimento/constatazione. 

Penna era omosessuale, come Pasolini, viveva a Roma.  Pensiamo a cosa significasse in quei decenni.  Qual è il senso della lirica? In primo luogo l’invito a non vergognarsi della propria diversità e di viverla come un arricchimento, di non cercare la normalità (ipocrita) per essere accettati dalla società, di essere orgogliosi del proprio essere. 

E anche, a un livello più alto: chi è diverso trova (o almeno ci prova: Leopardi) la propria felicità nella diversità.  Qualora, oltre a essere diverso, cercasse di essere comune (uguale gli altri), la sua felicità si muterebbe in dannazione.  Tale splendida osservazione vale per tutti, non solo per gli omosessuali.

LA PAROLA PIU’ BELLA, di Marino Moretti, recensione di Elvio Bombonato

LA PAROLA PIU’ BELLA. di Marino Moretti, recensione di Elvio Bombonato

Mamma. Nessuna parola è più bella.
La prima che si impara,
la prima che si capisce e che s’ama.
La prima di una lunga serie di parole
con cui s’è risposto alle infinite,
alle amorose, timorose domande
della maternità.
E anche se diventassimo vecchi,
come chiameremmo la mamma
più vecchia di noi?
Mamma.
Non c’è un altro nome.

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MARINO  MORETTI

Poeta crepuscolare, si occupò delle piccole cose (Pascoli) quotidiane (Poesie scritte col lapis: titolo programmatico), quelle che passano inosservate, eppure di esse è fatta la nostra vita. Strofa libera di 12 versi, perlopiù endecasillabi.  La parola chiave annunciata dal titolo è mamma. Iterazione anaforica dei versi iniziali (la prima…); rima interna in ossimoro (amorose/timorose), e climax (col precedente infinite); interrogativa tautologica, efficace nella sua semplicità“come chiameremmo la mamma? Mamma. ; poliptoto (vecchi/vecchia).

foto: Wikipedia

Lunario dei giorni d’amore, di Antonio Machado, recensione di Elvio Bombonato

Lunario dei giorni d’amore, di Antonio Machado, recensione di Elvio Bombonato

Per la tua finestra ornare

diede a me la mattina un ramo di rose.

Dentro un labirinto di strada in strada

ho cercato invano la tua casa.

In  quel labirinto mi sono perduto

in questa mattina di maggio fiorito.

Dimmi dove sei, dove sei?

Giro, rigiro, e non ne posso più.

Antonio Machado,  Lunario dei giorni d’amore

(traduzione mia; senza le rime)

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Para tu ventana  un ramo de rosas me dio la mañana.        Por un laberinto de calle en calleja, buscando, he corrido, tu casa y tu reja.                           

Y en un laberinto me encuentro perdido en esta mañana de mayo florido.                            

Dime dónde estás.           

Vuelta y revueltas. Ya no puedo más.

Il labirinto è metafora dell’incomprensione, del cercarsi senza trovarsi. O meglio: lui la cerca, continuando a girare disorientato, ma non riesce a trovarla, perché lei si nasconde e non si fa trovare.  La poesia si riferisce alla poetessa Guiomar (senhal), conosciuta attorno al 1930,  di cui si innamorò e che divenne la sua compagna.  Ricordo che Machado perse la giovanissima moglie Leonor, morta 18enne di tisi fulminante nel 1911.  Vedi la struggente poesia “Era una notte d’estate”, che ho pubblicato qui il 30/11/2018.  Si riprese solo grazie a Guiomar.  Nessuna traduzione può rendere il fascino dell’originale, la musicalità dei versi, le raffinate rime baciate.

foto wikipedia

Camillo Sbarbaro, Ora che sei venuta, una poesia lirica, di timbro leopardiano

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Camillo Sbarbaro, Ora che sei venuta, una poesia lirica, di timbro leopardiano
Camillo Sbarbaro, una poesia lirica, di timbro leopardiano,

di Elvio Bombonato. Alessandria
Camillo Sbarbaro (1888-1967), un altro poeta oggi quasi accantonato, dopo la licenza liceale, fece l’impiegato; poi insegnò latino e greco all’ Istituto Arecco di Genova,  prestigioso liceo classico dei gesuiti, da cui fu allontanato perché rifiutò di  iscriversi  al partito fascista: gesto solitario, perché Sbarbaro non si è mai occupato di politica.
Il suo libro più importante si chiama “Pianissimo”, termine musicale, pubblicato nel 1914, che poi riscriverà nel 1961, ma gli studiosi unanimi preferiscono la prima edizione.
Un’altra raccolta, stampata nel 1955, “Rimanenze”, comprende un piccolo canzoniere d’amore: “Versi a Dina”, cinque poesie soltanto; Dina è un nome fittizio, ma la donna è reale. Continua a leggere “Camillo Sbarbaro, Ora che sei venuta, una poesia lirica, di timbro leopardiano”

MEZZOGIORNO ALPINO, di Giosuè Carducci, recensione di Elvio Bombonato

MEZZOGIORNO ALPINO, di Giosuè Carducci, recensione di Elvio Bombonato

MEZZOGIORNO ALPINO

Nel grande cerchio de l’Alpi, sul granito
Squallido e scialbo, sui ghiacciai candenti,
Regna sereno intenso ed infinito
Nel suo grande silenzio il mezzodí.

Pini ed abeti senza aura di venti
Si drizzano nel sol che li penetra,
Sola garrisce in picciol suon di cetra
L’acqua che tenue tra i sassi fluí.

GIOSUE’ CARDUCCI (1895)

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Il poeta amava la montagna (Carnia, Cadore, Marmolada, Madesimo, Gressoney, Courmayeur), e fece persino qualche arrampicata con la guida. Questa lirica si aggiunge ai cinque “Idilli alpini”; due quartine di endecasillabi, 6 piani e 2 tronchi, con rime ABAC BDDC; la C è tronca; penètra: accento metrico.

Il ghiacciaio descritto è l’”Aiguille du Midi” (il Mezzodì) del Monte Bianco. Poesia impressionista – pochi tocchi per delineare in modo netto il paesaggio alpino, desolato e opaco – fondata sull’alternarsi vista/udito. Domina la luce, in due gradazioni: il candore accecante e algido acuisce il silenzio; gli alberi, in assenza del vento, si ergono verso il sole, mentre si sente il mormorio dell’esile sorgente.

Curioso l’uso del verbo al presente (garrisce) accanto a quello al passato remoto (fluì): perfetto con valore continuativo. Ecco gli endecasillabi finali di “Esequie della guida E.R.”, scritta in occasione dei funerali, 28 agosto 1895, a Courmayeur del grande Emilio Rey, 49enne: “Via dallo sdrucio (squarcio) della nuvolaglia/ erto, aguzzo, feroce si protende/ e, mentre il ciel di sua minaccia taglia,/ il DENTE DEL GIGANTE al sol risplende”.

STUPIDARIO: LA PARONOMASIA, di Elvio Bombonato

STUPIDARIO: LA PARONOMASIA, di Elvio Bombonato

Alessandria: E’ una figura retorica simpaticissima: l’accostamento, spesso sottinteso, di parole che si somigliano fonicamente o graficamente, ma siano differenti nel significato (Bice Mortara Garavelli, Manuale di retorica, Bompiani). Esempi (inventati o riciclati): Ti stupirò con difetti speciali. Siamo obesi di lavoro. Le guerre intestinali.

Un gentiluomo dalla raffineria aristocratica. Devo curarmi l’intolleranza al gluteo. Gioco col mio cane di razza, il poker. Dovrò fare l’ecotopless e mi vergogno. La volante arrivò a sirene spietate. Ho preso l’aspirina incandescente. Mi hanno fatto la biospia al fegato.

I biscotti al plasma sono per i bambini. Mi ha rivelato l’argàno. Colmate le vostre lagune. Le conchiglie aprono le vulve. Per la gola farò le cure termiche.

Mia moglie spende, è di facili consumi. La mia famiglia è di umide origini. Le pupille gustative. Suonando la chitarra ho consumato i pipistrelli. Facciamo magliette e box su misura. In primavera divento allergico ai polli. Ha partorito due gemelli monozotici.

E’ vecchio, ha il morbo di Pakistan, una semenza senile. Ho visto la mostra e mi si sono arricciati i peluche. Ho trovato la spada nella doccia. L’analisi del sangue: ho il polistirolo alto.

foto: https://dizionario-online.net