Come i Democratici uccisero la loro anima populista

Come i Democratici uccisero la loro anima populista

Redazione

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di Matt STOLLER (The Atlantic) – “Come una nuova ondata di liberal post-Watergate ha smesso di combattere i monopoli finanziari. Il risultato è un sistema politico sempre più pericoloso”

Il civis Filippo Boatti segnala questo lungo saggio apparso nell’ottobre 2016 sulla rivista americana di politica “The Atlantic”. Tocca un argomento molto interessante, sulla trasformazione del Partito Democratico americano da partito popolare modellato sul paradigma liberal rooseveltiano, che combatte i monopoli e l’accumulazione finanziaria, in partito delle élite finanziarie fino alla presidenza Clinton che cancellò la legge Glass-Steagall che teneva sotto controllo la speculazione finanziaria. Questo rovesciamento della missione storica dei Democrats è avvenuto ad opera di una giovane classe dirigente “rampante” post-Watergate, che l’autore sottopone a una sferzante critica. Spiegando alla fine del saggio come attraverso l’azione politica di Bernie Sanders e di Elizabeth Warren, politici anti-establishment associati al partito democratico, i giovani democratici di oggi stiano riscoprendo quelle che in realtà sono le loro vere radici.

N.B. Purtroppo si tratta di un lungo saggio in inglese e non abbiamo il tempo per tradurlo ma per aiutarsi nella lettura si possono usare le varie utilità di traduzione che si possono trovare online.

How Democrats Killed Their Populist Soul

In the 1970s, a new wave of post-Watergate liberals stopped fighting monopoly power. The result is an increasingly dangerous political system.

Prosegue su The Atlantic

Elezioni 2018. La giusta ribellione degli italiani intercettata da M5S e Lega Nord, di Filippo Boatti 

Elezioni

Filippo Boatti  Alessandria  http://www.cittafutura.al.it/

La disfatta, questa volta finale, della sinistra era purtroppo prevedibile e inevitabile, inevitabile perché la sinistra non ha saputo né voluto reagire alla gabbia che le impedisce di sussistere. Certo si può chiamare in causa una “questione morale” interna alla sinistra. E’ un fatto vero, il mancato rinnovamento dei gruppi dirigenti e il loro distacco dalla realtà quotidiana delle persone in carne e ossa. Ma anche questa è in parte una conseguenza di elementi strutturali.

La realtà è che nella gabbia dell’euro e dei trattati europei liberisti la sinistra non può esistere perché nella stagnazione deflazionistica europea (stag-deflazione) è di fatto impedito l’elemento vitale e salutare della lotta di classe, la battaglia per il lavoro e salariale. Il leader di Sinistra Italiana Fratoianni, nonché membro del direttorio di LeU (direttorio finora mai eletto da nessuno, frutto di un accordo fra gruppi dirigenti) nel commento post-voto anziché fare una seria autocritica ha evocato la crisi finale della socialdemocrazia in Europa, come ragione di fondo della sconfitta di LeU e della sinistra. Continua a leggere “Elezioni 2018. La giusta ribellione degli italiani intercettata da M5S e Lega Nord, di Filippo Boatti “

La rottura fra la sinistra e il PD è politica

di Filippo Boatti http://www.cittafutura.al.it/

Non c’è dubbio, negli ultimi tempi ho personalmente espresso molte riserve e perplessità su un percorso politico della sinistra non lineare e troppo pasticciato, privo del polso di una vera classe dirigente e tutto giocato all’interno della tattica di Palazzo ma poco o nulla interessante per il mondo reale esterno, sofferente per gli effetti della “crisi” (come vengono eufemisticamente chiamate una serie di politiche sbagliate ma volute) all’inseguimento dell’improbabile federatore Pisapia o dell’estetizzante “Brancaccio”.

La rottura

Anche i tempi e i modi della scissione a sinistra del PD sono stati poco convincenti e sono certamente criticabili. Mentre senza dubbio i contenuti in positivo di un progetto alternativo stentano ad emergere con chiarezza, fra mille ritardi. Così come non mi convince la designazione di Grasso (persona peraltro assai stimabile) a leader del progetto, caso unico al mondo di una sinistra che sceglie come proprio portavoce un personaggio istituzionale esterno, mentre tutti hanno giustamente un capo politico o un esponente del mondo del lavoro. Paradossi dell’eterna e inescusabile anomalia della sinistra italiana. Continua a leggere “La rottura fra la sinistra e il PD è politica”