Primavera

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/22/primavera-2/

La strada per i monti mostra primavere antiche sempre nuove

I rossi sfacciati

e i bianchi purissimi

i rosa timidi

e gli allegri gialli delle Ginestre.

I monti sono profili di giovinezza,

e primule tante,

i soliti due merletti neri saltellano

sulle gambette esili, tra l’ erba.

Sembra dicano alle betulle tutt’ attorno

ancora nude

è primavera!

Sì, adesso è primavera

fuori e dentro

anche le betulle si vestiranno presto

con l’ abito nuovo

e danzeranno, braccia al cielo,

se il vento vorrà.

 

 

Desideri

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/20/desideri-3/

 

C’èra una donna sulla colma
bellissima
tra il verde raccoglieva i fiori
vestita dello stesso colore
e i ciclamini
del colore della sua vita
il viso ora è dissolto nel sole.

Qui, oggi, il ragazzo è uscito sul balcone
a fumare una sigaretta,
scarteggia un plettro sfregandolo sul mi basso,
per fare le note più ruvide
intanto unisce con lo sguardo puntini luminosi di stelle
per farne desideri portare nelle tasche
Disegna una donna china sui fiori
alla colma
vestita dello stesso colore
il viso dissolto nel blu profondo della notte.

Non è mai rientrato
non ha mai smesso di fumare
nemmeno ora che il fiato manca
e la vista traccia raggi attorno alle stelle,
e sdoppia la luna
e non se ne vede il centro.

Ma continua a disegnare
attento ai particolari
con tutti i suoi desideri in tasca
e ancora lo stesso plettro.

Sogna un vestitino nuovo,
di un colore mai visto
su un viso in pieno sole  al davanzale,
sarà un altro desiderio
da portare nelle tasche.

Senza titolo-3

Un’ armonica, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/19/un-armonica-2/

Babbo storceva il naso
e parlava poco
la musica era solo un sogno,
un bel sogno sì,
ma non valeva giorni persi di lavoro
diceva.

Intanto suonava l’ armonica
e anche i fili d’ erba
e l’ aria si riempiva di suoni
tra i narcisi e i ciclamini
sopra Brunate.
Da lassù guardava il lago
e il profilo dei monti all’ altra sponda
e quando guardava all’ altra sponda
aveva la mia stessa età
non misurabile in anni.

E questo ho imparato.
Quando io guardo all’ altra sponda
e seguo il contorno dei monti
come lui, ho la stessa sua età
non misurabile in anni.
E salgo ai narcisi e ai ciclamini
e trovo una fisarmonica che suona.
Basta una gita,
una strada
un colore,
un suono.
Un cannone a metà tra il cielo e il lago
che spara lontano un ricordo.
E risorge.

“E suonare mi tocca per tutta la vita”.

 

Unico corpo, di Franco Bonvini

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=52628

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/13/unico-corpo/

Nel sogno sei così sfumata,
come in un blur di photoshop
sarà che al risveglio fatico a ricordare
ma ricordo l’ incanto.
Allora, nei disegni di domani
ti dipingo una vagina purpurea tra le gambe

con pennellate feroci e marcate
e poi sto a guardarla
e penso che non ne sono degno
perchè non è origine
o nascita
ma meta e desiderio di possessione.

Desiderio di entrarci
in quel buio profondo che ho disegnato tra le pieghe
di venirti dentro ad abitare
e non volerne più uscire,
o non riuscirci più.
Ma non c’è lo stesso incanto,
così prendo e sfumo tutto
con un blur di photoshop.
E d’ improvviso
il mio corpo è il tuo corpo
e il tuo il mio
il mio sesso è il tuo
e il tuo il mio
è ancora incanto
non importa più cosa c’è tra le gambe.

Sei tu che vieni ad abitare.

Immagine Alvin Booth

Alvin Booth

 

Ho un Sogno, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/26/ho-un-sogno/ì

Ho un sogno.
E so dove trovarlo.
Così oggi prenderò la mia bicicletta e costeggerò il fiume.
O mi addentrerò in un bosco.
Forse prenderò una ciclabile,
ne uscirò nei pressi di un incantevole borgo storico.
O ai bordi di una pericolosa provinciale,
che va verso le rive di quel lago tanto caro,
ci andrò anche solo per ascoltarne l’ onda.

Potrei anche passare dal quel prato,
dove c’è la quercia della mia giovinezza,
quella che mi faceva l’ ombra.
C’è un altro posto dove potrei andare..
dove un giorno ho incontrato la mia tigre dai denti a sciabola,
e cercare di fargli paura, senza riuscirci.
Lì c’e anche una Madonna che non ti guarda,
e sta,
semplicemente sta,
di spalle al cortile guarda verso gli arbusti
proprio gli arbusti dove mi graffiavo sempre.
Altre volte vorrei trovare posti nuovi.
Che in fondo non importa il posto.
Perchè dove vedi il tuo io vedo il mio.
So dove trovarlo.
Anche da questa poltroncina dondolante.

madonnina1

Ricordi, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/26/ricordi/

Quando la penso,
un po’ più forte del solito
ne costruisco il ricordo
e lei arriva sempre,
come a dire lo so,
sono qui,
bravo.

Come quando da piccolo desideravo una grattachecca
ed ecco che subito si sentiva il suono delle ruote sul pavè,
arrivava il carrettino del ghiaccio.
Si prendeva un pezzo bello grosso
per la ghiacciaia
che si poteva anche grattarne un poco
da mescolare con zucchero e limone.

Ma questo probabilmente non è vero
chissà quante volte non è arrivato quel carrettino
lasciando un desiderio.

Perchè i ricordi cambiano
e si inventano,
e ci si illude siano veri
e io sono qui
e non sono bravo.

Metti che, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/18/metti-che/

Metti che leggi una poesia,
ti sembra di intravedere una donna dentro,
e pensi..
ma questa è lei.
Metti che
ne leggi un’ altra,
e ti meravigli di come fa.

Come fa questo scrittore a sapere della terra che hai mangiato.
Degli amori che hai avuto.
Dei tumulti che hai nel cuore quando guardi un lago
Della gioia che hai in petto quando guardi una farfalla,
o una rosa.
Dello strazio che ti prende al ricordo del bimbo che hai lasciato nel bianco.
Della dolcezza che ti si scioglie in cuore per una favola.
Per un sogno.
Per una cosa lontana e lacerante.
Irraggiungibile come le stelle.

Metti che un giorno provi a scriverle tu tutte queste cose.
E leggi solo l’ ombra di quello che volevi dire.
Ma continui a scrivere.

immagine Alvin Booth

Alvin Booth2

Scendendo il fiume, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/21/scendendo-il-fiume/

Ti sei fermato un po’.
Un giorno, scendendo lungo il fiume hai trovato un’ ansa così bella che ti sei fermato un po’.

L’acqua faceva mulinelli sulla superficie
e giocava coi sassi,
limpida e chiara
sembrava un’ eterna estate
l’ erba era verde
e la ragazza al bagno si vestiva dei tuoi sguardi.

Eri partito da un piccolo foro, nella roccia,
dove l’ acqua sgocciola in un vecchio bacile
e scolma, scendendo a valle
e corre
e cade in pozze insieme all’ arcobaleno.

Ma quell’ ansa era cosi bella che ti sei fermato un po’.
Non so la durata
era un’ eterna estate
ma le cascate, più avanti, e le rapide,
erano così attraenti
che sei sceso seguendo la corrente.

L’ ansa è rimasta uguale a quell’ eterna estate
e la ragazza aspetta uno sguardo.

L’ ultimo salto, insieme all’ arcobaleno, è a senso unico,
troppa l’ altezza per tornare indietro,
ma evaporeremo un giorno
ri-usciremo da quel foro
e ripasseremo di lì,

in un’ altra eterna estate,
sempre uguali cambiando.

arcobalenoc

Alibi, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/20/alibi-3/

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=52319

Sono quello che ho intorno,
non chiamatemi poeta
o musico o altro.

Se vado così spesso alle rive di un lago
è perchè lì sono l’ aria che increspa la superficie
o l’ acqua calma e scura, profonda.

Sono i sentieri che salgono a Brunate
col muschio tra i ciottoli,
e alla colma non so più che anno è
nè quanti ne ho
sono il bimbo in eterna fuga,
col motorino nero troppo grande.

Sono il bimbo con l’ arco e le frecce, a caccia di ragni,
che, attenta!, qui ce ne sono molti.
Sono il ragazzo che guarda le nuvole dall’ alto..
con le mani sporche di grasso di catena.
Sono un suono di armonica e fili d’erba tra i narcisi.
E alla colma c’è ancora mamma che prepara il pic-nic,
e sorride,
perchè le rubo il plaid
per un rifugio sotto il nocciolo
Oh, lo so che la sera poi si torna a casa
ma io lì lo scrivo, alla colma,
con uno strumento tecnologico.
Lì lo scrivo,
sul grande prato dei narcisi,
appena fuori dal bosco.
Lì lo scrivo di quel sorriso,
e si nota la mancanza,
perchè in realtà, alla colma son solo,
non c’ è nessuno,
solo un pò di vento
che bisbiglia tra le foglie del nocciolo
che offre ancora riparo dal sole.

Se lo scrivessi a casa, la sera,
fingerei quel sorriso,
fingerei quella mancanza.

foto mia

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Poesia mai scritta, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/16/poesia-mai-scritta/

Poesia mai scritta,
quella dove io non ci sono
e nemmeno tu.
Dove queste valli,
e colline,
non ci sono
nessun fiume le attraversa.

Non c’è nemmeno tutta questa neve sui capelli
causa del tempo,
perchè non l’ ho scritto.
Non c’è neanche l’ amore forse,
chè è là fuori, nell’aria e corre col vento
o sta in una nuda poesia scritta
su carta a fiori.

Poesia mai scritta,
dove l’ uomo è uomo
e non è geloso per il furto di una costola nel sonno.
Dove questo furto non fu mai scritto.
Qui dentro il cuore non si spezza se l’ albero dei desideri non dà frutti,
alla sua ombra ci si può sempre riparare,
uno alla schiena dell’ altro senza timori, voglie o gelosie.
Poesia piene di parole che non ho mai saputo dire.

Per questo verrò un giorno a dirtele,
”come fa il vento alla schiena”.

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Strada facendo, di Franco Bonvini

Al km 147 in autostrada il cielo è azzurro
i paracarri a fianco, la campagna, le case,
scorrono via veloci negli angoli degli occhi.
Pochi chilometri più avanti
inizia a colorarsi di scuro,
il sole si impiglia in un campanile
mentre manda gli ultimi raggi d’ arancione
prima di affondare alle sue spalle.

Resta solo, il cielo
scuro e azzurro senza sole
pieno di segni e nuvole rosa,
guarda! ecco due ali, un paio di baffi,
maschi e femmine disegnati, pirati,
e un galeone volante per salirci con la fantasia.

Pochi chilometri ancora perchè i disegni virino dal rosa al nero
e il cielo dall’ azzurro al profondo blu.

E lì che appaiono le stelle
una, dieci, cento,
mille brillanti stelle.

Ora.
Se dico cielo
è il nostro cielo che guardo
fatto dell’ azzurro del vestito di mamma,
del nero delle sue scarpine.
Se dico sole è il suo sorriso.
Se dico pioggia, il suo pianto.
Lei lo sa che guardo le stelle
e che mi ci perdo ancora
come nei sogni di bimbo
così tanto da scordare l’ uscita dall’ autostrada.

Lo sa fin troppo bene.

E ancora,
se non ci fosse memoria di quel cielo
potrebbero cadere tutte le stelle,
e conficcarsi a terra
in un parcheggio d’ autogrill
insieme a tutto il galeone.

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Evoluzioni, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/12/evoluzioni-2/

Gas!

E l’ aereo iniziò a rollare sull’ erba appena tagliata.

Prese subito velocità, ma era facile con quel rapporto peso potenza.

Un leggero tocco alla leva del piano di coda e l’ aereo iniziò a salire, prima lentamente, poi, con un brusco movimento del pollice e alzando l’ acceleratore si impennò puntando dritto al cielo.

L’ altra leva, qualla degli alettoni, a destra, per iniziare a volteggiare, avvitandosi nel cielo azzurro.

Pareva danzasse, piroettando, guardarlo da terra era proprio uno spettacolo.

Il rivestimento delle ali, come braccia aperte, teso e lucido brillava al sole e l’ aereo lasciava una scia di fumo e olio di ricino, bianco e profumato.

“Prima che stalli puoi portarlo in posizione orizzontale sai, poi capovolgerlo manovrando gli alettoni e allora lo stesso movimento del piano  di coda che l’ aveva fatto salire lo manda in picchiata, tanto per riaquistare velocità e con mezzo loop tornare a risalire verso il cielo con più potenza.”

Arrivò quasi a sparire, era solo un puntino nel cielo, prima dello stallo.

Il piano di coda e il timone giocavano insieme per mantenere l’ aereo fermo, in stallo, in piedi, dritto in mezzo al cielo.

“Decidi tu quando portare il motore al minimo, puntare l’ aereo a terra e cadere per gravità, decidi tu quando portare gli alettoni a destra e il timone di coda a sinistra per iniziare un avvitamento lento, apparentemente sgraziato e incontrollato dal quale l’ aereo non ne esce più, neanche riportando i comandi a zero.

Ma non c’ è da preoccuparsi, l’ ho fatto mille altre volte, al momento giusto basta un colpo d’ acceleratore e l’ aereo esce dalla vite, ripunta dritto a terra, e avanza anche tempo e spazio per portarlo in orizzontale, in direzione della pista, oltrepassare gli alberi e iniziare la discesa per l’atterraggio…”

Dalla sua postazione, immobile nel letto, lei guardava da dietro le palpebre chiuse, tutte queste evoluzioni che le raccontavo, immaginava l’ azzurro e il giallo, e il rosso delle ali brillare sopra i verdi alberi in fondo alla pista, e poi la discesa sul prato.

Ne ero sicuro, di quando in quando scorgevo un sorriso , (e avreste dovuto vederlo il sorriso di mamma) così ricominciavo…
Gas! E l’ aereo ripartì rollando sull’ erba verde…

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Non ho la parola, di Franco Bonvini

Non ho la parola, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/11/non-ho-la-parola/

La vedi la mattina, appena sveglio,
s’ alza pianissimo,
ogni giorno,
in alcuni filtra tra il verde degli alberi e porge un buongiorno
in altri si spande e riverbera su un bianco di neve
in altri ancora alza goccioline danzanti nelle pozzanghere,
e il cielo è tutto grigio.
In fondo non importano i colori,
quella cosa che si alza ti prende,
ti porta a vedere tutti i colori dell’ arcobaleno.

Ti tiene un attimo eterno
poi è tardi, bisogna andare.

Ma resta una sensazione,
come aver visto qualcosa di invisibile
che si percepisce bene,
un sentiero verso la gioia e l’ armonia.
O il contrario, l’ armonia che sta per venire..
E non ho la parola per dirla.
Fotografi ogni secondo della giornata
cercando in ogni fotogramma quando viene.

E’ come una fame di meraviglia
che non sfama mai,
Rende miracolosi i giorni.
Perchè viene,
sempre.

 

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