C’è, di Franco Bonvini

C’è
io l’ ho visto
l’ ho visto e non so che forma ha.
L’ ho visto su un letto, dolorante
in una forma a me cara,
e io ero il dolore.
L’ ho visto piccolino, appena nato
cercare a piene mani le forme
indifeso.
L’ ho visto su altri letti
come lingua che scorre sulle labbra
sui clitoridi e sui prepuzi,
l’ ho visto prendere soldi per questo,
per due mani indifese.

Ho visto quello che credevo la sua forma andarsene
alla fine del dolore,
alla fine del mondo,
e ero sempre io il dolore.
L’ ho visto nascosto
guardarmi dietro l’ argento degli specchi
o nelle nebbie del lago.
L’ ho visto in pieno sole
e era un profumo.
L’ ho visto scorrere come un fiume
rosso
gonfiare le vene e i corpi cavernosi.

L’ho visto e non so che forma ha,
so che passa volando sul tempo
dietro l’ argento degli specchi
tende le mani indifese
lascia sempre qualcosa, sul comodino.

Sogna di essere amato.

Bollicine, di Franco Bonvini

Tutti quei poeti.

Proprio come le ragazze della Nuit, night in quel di Sondrio
quelle che si facevano offrire un prosecco, o altro, per alleggerire un po’ i clienti
quelle che poi magari ne prendevano un altro
perchè il posto non era un granchè
perchè il posto sembrasse più bello, un pò rosè
e i clienti meno stronzi.
Ma il posto non si faceva mai più bello..
finiva a borsettate e colpi di tacco dodici.

Tutti quei poeti.

Questo posto dove stiamo non gli piace
e allora si beve un caffè, dolce,
e ci fuma una sigaretta sopra,
poi magari si fa anche una canna per farlo più bello,
e un’altra per visioni di domani,
ma il posto non si fa mai più bello e allora si prende una pasticca,
o si inietta qualcosa nelle vene fin quando arriva al punto che si dimentica cos’è che doveva diventare più bello
ma continua a riempirlo di bollicine.

Sarà anche uno strano accostamento, con le ragazze della Nuite,
ma alla fine vomitano uguale nei bagni anonimi.
Facendo questo posto meno bello.

La musica offre sovente l’illusione di stati mistici. (Catta Renè Salvator).

E crea dipendenza, proprio come il vino, ma preferisco la musica. (franco)

Qui il tempo è incerto, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/05/26/qui-il-tempo-e-incerto/

Ci sono giorni in cui è come fosse qui davanti,
al davanzale, luminosa e sorridente.
Eccheppalle, sempre sorridente.. sarà mica una paresi? Direte.
Va bè.. non tutti ma alcuni giorni sono favorevoli
in quei giorni l’ aria è chiara e profumata
e la Madonnina guarda le cime dei monti
come dalle cime dei monti si vede la Madonnina.

Allora, in quei giorni, la vedo
come alla finestra, vista da un prato di trifogli e margherite.
Le persiane aperte, lei sta a guardare il cielo puntando il dito alle nuvole
e gode del sole e dei canti degli uccellini che riempono l’ aria.
La luce entra a quadrettini e le disegna una scacchiera sul corpo
sui seni, ponendo due pedine al sole.
Dentro la stanza è ancora buia.
Non sono più sul prato allora , ma dentro,
è sempre lei che vedo, da dietro,
col suo culo imponente nella penombra
guarda al cielo
cercando col dito nelle nuvole un segno
godendo del sole e dei canti
o solo dell’ aria, smossa da un pettirosso,
che muove le tende che le accarezzano i fianchi.
Nudi.
Oltre il sole è forte,
mi risucchia fuori nell’ aria, attraverso lei
e allora per un attimo mi vedo, come da dentro lei,
là fuori sul campo di trifogli e margherite
guardare al cielo
cercando col dito lo stesso segno.

Poi mi sveglio.
E scopro che qui invece il tempo è incerto
e così si sta, occhi al cielo
al punto dove le nubi son più leggere e passa la luce
e mentre si sta i fiori si stagliano ugualmente contro il cielo.
Lei non c’è ma appare velata tra le nuvole.
Così si sta, in attesa di un sorriso di sole.
Come una volpe in tana che aspetta che spiova
per correre al prato delle margherite.
Così si sta, in attesa che il cielo apra i veli.

Meraviglia, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/05/24/meraviglia-2/

Nuda,
oltre i vetri chiusi.
Le segrete stanze piene di sospiri.
Ma non è il vento che le accarezza i seni
o il sesso velato di nero.
Col viso in ombra, le mani scostano i veli.
Si inarca altissima verso un duro sogno,
ancheggiando a un misterioso visitatore
poi supina, affonda le dita nel mistero del mondo.
Il visitatore è steso, accanto a lei,
la guarda godere
ha lo stesso sesso, e le dita nello stesso mistero.
Nello specchio, sul muro, solo lei, e una gioia antica.
Ma ha un abito bianco da indossare
che steso al sole attende
e bianche lenzuola vuote.
Sulle mammelle spavalde
antiche e solitarie battaglie.
E Lui è solo uno scrittore che ne inventa i contorni,
steso accanto a un mistero.

Di là dell’ angolo,
il lago brilla.
Lui guarda il lago.
E l’ aria odora di calda meraviglia.

Munch, Madonna

MunchMadonna

«La pausa nella quale il mondo arresta il proprio corso / Il tuo aspetto racchiude tutta la bellezza della terra / Le tue labbra crèmisi come il frutto che matura / si allontanano l’una dall’altra come se soffrissero / Il sorriso di un cadavere / Adesso la vita porge la mano alla morte / Viene chiusa la catena che unisce mille generazioni / di morti a mille generazioni future».   (Edward Munch)

Il confine è un palco assolato, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/05/24/il-confine-e-un-palco-assolato/

Eppure è cosa nota,
ci avevano anche avvisato.
Attenti a non sudare!
Ma qui, in questa vecchia giovinezza non arrivano i consigli.

E così , in un pomeriggio di sole,
tra cavi elettrici, cavi audio,casse e elettronica
appare all’ orizzonte come un limite, un confine.
E ti devi sedere un attimo a guardarlo, sudato,
anche solo per rallentare il passo.
E’ proprio lì, oltre le spie che rimandano i suoni
sulla pista non ancora usata
dove i bimbi stanno già giocando,
impazienti e instancabili.

Oltre è terra d’esilio, straniera.
Colpevole d’ aver sudato..
Ma è solo un’ attimo.
Bisogna finire,
incanalare i cavi e i suoni al mixer,
che è in protezione anche lui, per il troppo sole
e non va, bisogna portarlo all’ ombra,
e poi fare il checksound.

A sera di sicuro farà più fresco
e il confine potrà attendere.
Al buio non si vedrà neanche più
nemmeno in lontananza.

Forse sarà un suono improvviso.

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L’ anno scorso, dopo la festa del piccolo cottolengo Don Orione Seregno. ..e siamo ancora qua.. Quest’ anno danno pioggia, non c’è da stare attenti a non sudare.

 

DonOrione2

Franco Bonvini, sintesi di emozioni. Intervista a cura di Marcello Comitini

Franco Bonvini, sintesi di emozioni. Intervista a cura di Marcello Comitini

Dopo la biografia del  poeta Franco Bonvini, che trovate pubblicata a questo link
https://alessandria.today/2018/11/26/il-poeta-franco-bonvini-si-presenta-ai-lettori-di-alessandria-today/
Alessandria today ha il piacere di pubblicarne l’intervista.

Franco Bonvini
Franco Bonvini

Benvenuto, Franco!
Sono felice d’avere l’occasione di intervistarti e in particolare di presentarti ai lettori di Alessandria today. Devo subito sottolineare con piacere che, leggendo la tua biografia, si ha la gradevole sensazione di conoscerti bene perché hai la capacità di presentarti a cuore aperto. Questa intervista dunque non può avere altro scopo che consentire ai lettori di Alessandria today di approfondire la conoscenza delle tue attività letterarie e musicali.
Ho notato che la tua prima pubblicazione è avvenuta all’inizio di quest’anno 2018 . Hai iniziato a scrivere da giovane o da adulto? E com’è nata l’esigenza di scrivere poesie?

Questa è una gran domanda, e difficile. Ho iniziato da adulto, per non usare “anziano”, Già nonno ma non ancora in pensione come sono ora.
Non so se sia un’ esigenza, è nata leggendo poesie di grandi poeti ma anche di amici che mi hanno fatto conoscere questo mondo. Vedendo come riuscivano a descrivere emozioni che poi erano anche le mie.

Nella tua biografia affermi che non hai alcuna pretesa d’essere chiamato poeta. Tuttavia hai composto ben 529 poesie, come risulta dal sito La Recherche, che evidenzia anche 23 aforismi, 19 brani di narrativa, 27 riflessioni sui temi più diversi della vita. Non ti sembra di mostrarti eccessivamente modesto?

E’ vero, ho scritto parecchio ma all’inizio erano solo lì, alla Recherche, come fosse un mondo a parte, diverso dal mio, nel quale non sapevo se sarebbero state apprezzate.
Poi un giorno il mio batterista m’ ha “beccato” e gli sono pure piaciute, così ho cominciato a uscire un po’ su altri social, ancora non pubblico nella mia pagina fb però, solo su qualche gruppo di poesia o WordPress che ho aperto da quest’ anno.

Continua a leggere “Franco Bonvini, sintesi di emozioni. Intervista a cura di Marcello Comitini”

Primavera

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/22/primavera-2/

La strada per i monti mostra primavere antiche sempre nuove

I rossi sfacciati

e i bianchi purissimi

i rosa timidi

e gli allegri gialli delle Ginestre.

I monti sono profili di giovinezza,

e primule tante,

i soliti due merletti neri saltellano

sulle gambette esili, tra l’ erba.

Sembra dicano alle betulle tutt’ attorno

ancora nude

è primavera!

Sì, adesso è primavera

fuori e dentro

anche le betulle si vestiranno presto

con l’ abito nuovo

e danzeranno, braccia al cielo,

se il vento vorrà.

 

 

Desideri

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/20/desideri-3/

 

C’èra una donna sulla colma
bellissima
tra il verde raccoglieva i fiori
vestita dello stesso colore
e i ciclamini
del colore della sua vita
il viso ora è dissolto nel sole.

Qui, oggi, il ragazzo è uscito sul balcone
a fumare una sigaretta,
scarteggia un plettro sfregandolo sul mi basso,
per fare le note più ruvide
intanto unisce con lo sguardo puntini luminosi di stelle
per farne desideri portare nelle tasche
Disegna una donna china sui fiori
alla colma
vestita dello stesso colore
il viso dissolto nel blu profondo della notte.

Non è mai rientrato
non ha mai smesso di fumare
nemmeno ora che il fiato manca
e la vista traccia raggi attorno alle stelle,
e sdoppia la luna
e non se ne vede il centro.

Ma continua a disegnare
attento ai particolari
con tutti i suoi desideri in tasca
e ancora lo stesso plettro.

Sogna un vestitino nuovo,
di un colore mai visto
su un viso in pieno sole  al davanzale,
sarà un altro desiderio
da portare nelle tasche.

Senza titolo-3

Un’ armonica, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/19/un-armonica-2/

Babbo storceva il naso
e parlava poco
la musica era solo un sogno,
un bel sogno sì,
ma non valeva giorni persi di lavoro
diceva.

Intanto suonava l’ armonica
e anche i fili d’ erba
e l’ aria si riempiva di suoni
tra i narcisi e i ciclamini
sopra Brunate.
Da lassù guardava il lago
e il profilo dei monti all’ altra sponda
e quando guardava all’ altra sponda
aveva la mia stessa età
non misurabile in anni.

E questo ho imparato.
Quando io guardo all’ altra sponda
e seguo il contorno dei monti
come lui, ho la stessa sua età
non misurabile in anni.
E salgo ai narcisi e ai ciclamini
e trovo una fisarmonica che suona.
Basta una gita,
una strada
un colore,
un suono.
Un cannone a metà tra il cielo e il lago
che spara lontano un ricordo.
E risorge.

“E suonare mi tocca per tutta la vita”.

 

Unico corpo, di Franco Bonvini

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=52628

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/03/13/unico-corpo/

Nel sogno sei così sfumata,
come in un blur di photoshop
sarà che al risveglio fatico a ricordare
ma ricordo l’ incanto.
Allora, nei disegni di domani
ti dipingo una vagina purpurea tra le gambe

con pennellate feroci e marcate
e poi sto a guardarla
e penso che non ne sono degno
perchè non è origine
o nascita
ma meta e desiderio di possessione.

Desiderio di entrarci
in quel buio profondo che ho disegnato tra le pieghe
di venirti dentro ad abitare
e non volerne più uscire,
o non riuscirci più.
Ma non c’è lo stesso incanto,
così prendo e sfumo tutto
con un blur di photoshop.
E d’ improvviso
il mio corpo è il tuo corpo
e il tuo il mio
il mio sesso è il tuo
e il tuo il mio
è ancora incanto
non importa più cosa c’è tra le gambe.

Sei tu che vieni ad abitare.

Immagine Alvin Booth

Alvin Booth

 

Ho un Sogno, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/26/ho-un-sogno/ì

Ho un sogno.
E so dove trovarlo.
Così oggi prenderò la mia bicicletta e costeggerò il fiume.
O mi addentrerò in un bosco.
Forse prenderò una ciclabile,
ne uscirò nei pressi di un incantevole borgo storico.
O ai bordi di una pericolosa provinciale,
che va verso le rive di quel lago tanto caro,
ci andrò anche solo per ascoltarne l’ onda.

Potrei anche passare dal quel prato,
dove c’è la quercia della mia giovinezza,
quella che mi faceva l’ ombra.
C’è un altro posto dove potrei andare..
dove un giorno ho incontrato la mia tigre dai denti a sciabola,
e cercare di fargli paura, senza riuscirci.
Lì c’e anche una Madonna che non ti guarda,
e sta,
semplicemente sta,
di spalle al cortile guarda verso gli arbusti
proprio gli arbusti dove mi graffiavo sempre.
Altre volte vorrei trovare posti nuovi.
Che in fondo non importa il posto.
Perchè dove vedi il tuo io vedo il mio.
So dove trovarlo.
Anche da questa poltroncina dondolante.

madonnina1

Ricordi, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/26/ricordi/

Quando la penso,
un po’ più forte del solito
ne costruisco il ricordo
e lei arriva sempre,
come a dire lo so,
sono qui,
bravo.

Come quando da piccolo desideravo una grattachecca
ed ecco che subito si sentiva il suono delle ruote sul pavè,
arrivava il carrettino del ghiaccio.
Si prendeva un pezzo bello grosso
per la ghiacciaia
che si poteva anche grattarne un poco
da mescolare con zucchero e limone.

Ma questo probabilmente non è vero
chissà quante volte non è arrivato quel carrettino
lasciando un desiderio.

Perchè i ricordi cambiano
e si inventano,
e ci si illude siano veri
e io sono qui
e non sono bravo.

Metti che, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/18/metti-che/

Metti che leggi una poesia,
ti sembra di intravedere una donna dentro,
e pensi..
ma questa è lei.
Metti che
ne leggi un’ altra,
e ti meravigli di come fa.

Come fa questo scrittore a sapere della terra che hai mangiato.
Degli amori che hai avuto.
Dei tumulti che hai nel cuore quando guardi un lago
Della gioia che hai in petto quando guardi una farfalla,
o una rosa.
Dello strazio che ti prende al ricordo del bimbo che hai lasciato nel bianco.
Della dolcezza che ti si scioglie in cuore per una favola.
Per un sogno.
Per una cosa lontana e lacerante.
Irraggiungibile come le stelle.

Metti che un giorno provi a scriverle tu tutte queste cose.
E leggi solo l’ ombra di quello che volevi dire.
Ma continui a scrivere.

immagine Alvin Booth

Alvin Booth2

Scendendo il fiume, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/21/scendendo-il-fiume/

Ti sei fermato un po’.
Un giorno, scendendo lungo il fiume hai trovato un’ ansa così bella che ti sei fermato un po’.

L’acqua faceva mulinelli sulla superficie
e giocava coi sassi,
limpida e chiara
sembrava un’ eterna estate
l’ erba era verde
e la ragazza al bagno si vestiva dei tuoi sguardi.

Eri partito da un piccolo foro, nella roccia,
dove l’ acqua sgocciola in un vecchio bacile
e scolma, scendendo a valle
e corre
e cade in pozze insieme all’ arcobaleno.

Ma quell’ ansa era cosi bella che ti sei fermato un po’.
Non so la durata
era un’ eterna estate
ma le cascate, più avanti, e le rapide,
erano così attraenti
che sei sceso seguendo la corrente.

L’ ansa è rimasta uguale a quell’ eterna estate
e la ragazza aspetta uno sguardo.

L’ ultimo salto, insieme all’ arcobaleno, è a senso unico,
troppa l’ altezza per tornare indietro,
ma evaporeremo un giorno
ri-usciremo da quel foro
e ripasseremo di lì,

in un’ altra eterna estate,
sempre uguali cambiando.

arcobalenoc