Metti che, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/18/metti-che/

Metti che leggi una poesia,
ti sembra di intravedere una donna dentro,
e pensi..
ma questa è lei.
Metti che
ne leggi un’ altra,
e ti meravigli di come fa.

Come fa questo scrittore a sapere della terra che hai mangiato.
Degli amori che hai avuto.
Dei tumulti che hai nel cuore quando guardi un lago
Della gioia che hai in petto quando guardi una farfalla,
o una rosa.
Dello strazio che ti prende al ricordo del bimbo che hai lasciato nel bianco.
Della dolcezza che ti si scioglie in cuore per una favola.
Per un sogno.
Per una cosa lontana e lacerante.
Irraggiungibile come le stelle.

Metti che un giorno provi a scriverle tu tutte queste cose.
E leggi solo l’ ombra di quello che volevi dire.
Ma continui a scrivere.

immagine Alvin Booth

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Scendendo il fiume, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/21/scendendo-il-fiume/

Ti sei fermato un po’.
Un giorno, scendendo lungo il fiume hai trovato un’ ansa così bella che ti sei fermato un po’.

L’acqua faceva mulinelli sulla superficie
e giocava coi sassi,
limpida e chiara
sembrava un’ eterna estate
l’ erba era verde
e la ragazza al bagno si vestiva dei tuoi sguardi.

Eri partito da un piccolo foro, nella roccia,
dove l’ acqua sgocciola in un vecchio bacile
e scolma, scendendo a valle
e corre
e cade in pozze insieme all’ arcobaleno.

Ma quell’ ansa era cosi bella che ti sei fermato un po’.
Non so la durata
era un’ eterna estate
ma le cascate, più avanti, e le rapide,
erano così attraenti
che sei sceso seguendo la corrente.

L’ ansa è rimasta uguale a quell’ eterna estate
e la ragazza aspetta uno sguardo.

L’ ultimo salto, insieme all’ arcobaleno, è a senso unico,
troppa l’ altezza per tornare indietro,
ma evaporeremo un giorno
ri-usciremo da quel foro
e ripasseremo di lì,

in un’ altra eterna estate,
sempre uguali cambiando.

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Alibi, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/20/alibi-3/

https://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Poesia&Id=52319

Sono quello che ho intorno,
non chiamatemi poeta
o musico o altro.

Se vado così spesso alle rive di un lago
è perchè lì sono l’ aria che increspa la superficie
o l’ acqua calma e scura, profonda.

Sono i sentieri che salgono a Brunate
col muschio tra i ciottoli,
e alla colma non so più che anno è
nè quanti ne ho
sono il bimbo in eterna fuga,
col motorino nero troppo grande.

Sono il bimbo con l’ arco e le frecce, a caccia di ragni,
che, attenta!, qui ce ne sono molti.
Sono il ragazzo che guarda le nuvole dall’ alto..
con le mani sporche di grasso di catena.
Sono un suono di armonica e fili d’erba tra i narcisi.
E alla colma c’è ancora mamma che prepara il pic-nic,
e sorride,
perchè le rubo il plaid
per un rifugio sotto il nocciolo
Oh, lo so che la sera poi si torna a casa
ma io lì lo scrivo, alla colma,
con uno strumento tecnologico.
Lì lo scrivo,
sul grande prato dei narcisi,
appena fuori dal bosco.
Lì lo scrivo di quel sorriso,
e si nota la mancanza,
perchè in realtà, alla colma son solo,
non c’ è nessuno,
solo un pò di vento
che bisbiglia tra le foglie del nocciolo
che offre ancora riparo dal sole.

Se lo scrivessi a casa, la sera,
fingerei quel sorriso,
fingerei quella mancanza.

foto mia

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Poesia mai scritta, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/16/poesia-mai-scritta/

Poesia mai scritta,
quella dove io non ci sono
e nemmeno tu.
Dove queste valli,
e colline,
non ci sono
nessun fiume le attraversa.

Non c’è nemmeno tutta questa neve sui capelli
causa del tempo,
perchè non l’ ho scritto.
Non c’è neanche l’ amore forse,
chè è là fuori, nell’aria e corre col vento
o sta in una nuda poesia scritta
su carta a fiori.

Poesia mai scritta,
dove l’ uomo è uomo
e non è geloso per il furto di una costola nel sonno.
Dove questo furto non fu mai scritto.
Qui dentro il cuore non si spezza se l’ albero dei desideri non dà frutti,
alla sua ombra ci si può sempre riparare,
uno alla schiena dell’ altro senza timori, voglie o gelosie.
Poesia piene di parole che non ho mai saputo dire.

Per questo verrò un giorno a dirtele,
”come fa il vento alla schiena”.

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Strada facendo, di Franco Bonvini

Al km 147 in autostrada il cielo è azzurro
i paracarri a fianco, la campagna, le case,
scorrono via veloci negli angoli degli occhi.
Pochi chilometri più avanti
inizia a colorarsi di scuro,
il sole si impiglia in un campanile
mentre manda gli ultimi raggi d’ arancione
prima di affondare alle sue spalle.

Resta solo, il cielo
scuro e azzurro senza sole
pieno di segni e nuvole rosa,
guarda! ecco due ali, un paio di baffi,
maschi e femmine disegnati, pirati,
e un galeone volante per salirci con la fantasia.

Pochi chilometri ancora perchè i disegni virino dal rosa al nero
e il cielo dall’ azzurro al profondo blu.

E lì che appaiono le stelle
una, dieci, cento,
mille brillanti stelle.

Ora.
Se dico cielo
è il nostro cielo che guardo
fatto dell’ azzurro del vestito di mamma,
del nero delle sue scarpine.
Se dico sole è il suo sorriso.
Se dico pioggia, il suo pianto.
Lei lo sa che guardo le stelle
e che mi ci perdo ancora
come nei sogni di bimbo
così tanto da scordare l’ uscita dall’ autostrada.

Lo sa fin troppo bene.

E ancora,
se non ci fosse memoria di quel cielo
potrebbero cadere tutte le stelle,
e conficcarsi a terra
in un parcheggio d’ autogrill
insieme a tutto il galeone.

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Evoluzioni, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/12/evoluzioni-2/

Gas!

E l’ aereo iniziò a rollare sull’ erba appena tagliata.

Prese subito velocità, ma era facile con quel rapporto peso potenza.

Un leggero tocco alla leva del piano di coda e l’ aereo iniziò a salire, prima lentamente, poi, con un brusco movimento del pollice e alzando l’ acceleratore si impennò puntando dritto al cielo.

L’ altra leva, qualla degli alettoni, a destra, per iniziare a volteggiare, avvitandosi nel cielo azzurro.

Pareva danzasse, piroettando, guardarlo da terra era proprio uno spettacolo.

Il rivestimento delle ali, come braccia aperte, teso e lucido brillava al sole e l’ aereo lasciava una scia di fumo e olio di ricino, bianco e profumato.

“Prima che stalli puoi portarlo in posizione orizzontale sai, poi capovolgerlo manovrando gli alettoni e allora lo stesso movimento del piano  di coda che l’ aveva fatto salire lo manda in picchiata, tanto per riaquistare velocità e con mezzo loop tornare a risalire verso il cielo con più potenza.”

Arrivò quasi a sparire, era solo un puntino nel cielo, prima dello stallo.

Il piano di coda e il timone giocavano insieme per mantenere l’ aereo fermo, in stallo, in piedi, dritto in mezzo al cielo.

“Decidi tu quando portare il motore al minimo, puntare l’ aereo a terra e cadere per gravità, decidi tu quando portare gli alettoni a destra e il timone di coda a sinistra per iniziare un avvitamento lento, apparentemente sgraziato e incontrollato dal quale l’ aereo non ne esce più, neanche riportando i comandi a zero.

Ma non c’ è da preoccuparsi, l’ ho fatto mille altre volte, al momento giusto basta un colpo d’ acceleratore e l’ aereo esce dalla vite, ripunta dritto a terra, e avanza anche tempo e spazio per portarlo in orizzontale, in direzione della pista, oltrepassare gli alberi e iniziare la discesa per l’atterraggio…”

Dalla sua postazione, immobile nel letto, lei guardava da dietro le palpebre chiuse, tutte queste evoluzioni che le raccontavo, immaginava l’ azzurro e il giallo, e il rosso delle ali brillare sopra i verdi alberi in fondo alla pista, e poi la discesa sul prato.

Ne ero sicuro, di quando in quando scorgevo un sorriso , (e avreste dovuto vederlo il sorriso di mamma) così ricominciavo…
Gas! E l’ aereo ripartì rollando sull’ erba verde…

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Non ho la parola, di Franco Bonvini

Non ho la parola, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/11/non-ho-la-parola/

La vedi la mattina, appena sveglio,
s’ alza pianissimo,
ogni giorno,
in alcuni filtra tra il verde degli alberi e porge un buongiorno
in altri si spande e riverbera su un bianco di neve
in altri ancora alza goccioline danzanti nelle pozzanghere,
e il cielo è tutto grigio.
In fondo non importano i colori,
quella cosa che si alza ti prende,
ti porta a vedere tutti i colori dell’ arcobaleno.

Ti tiene un attimo eterno
poi è tardi, bisogna andare.

Ma resta una sensazione,
come aver visto qualcosa di invisibile
che si percepisce bene,
un sentiero verso la gioia e l’ armonia.
O il contrario, l’ armonia che sta per venire..
E non ho la parola per dirla.
Fotografi ogni secondo della giornata
cercando in ogni fotogramma quando viene.

E’ come una fame di meraviglia
che non sfama mai,
Rende miracolosi i giorni.
Perchè viene,
sempre.

 

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Oggi lo so, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/10/oggi-lo-so/

Da un vecchio scritto:

https://bonvinifranco.wordpress.com/2018/05/03/il-figlio-della-jugoslava/

Oggi lo so,
quel bambino dagli occhi neri e furbissimi
quello che non sapeva stare nel banchetto
guardava sempre dalla finestra un altrove che non capivo
verso dove le rocce slavavano nel buio.

Oggi lo so,
all’uscita di scuola non erano le case di Como che vedeva,
le sue avevano gli occhi strappati
e fantasmi alle finestre,
meno una,
quella verso cui accellerava il passo.

Oggi lo so,
lo chiamavano il figlio della iugoslava,
e lei jugoslava non era,
quel bambino era tutto ciò che lei era, adesso.

Oggi lo so,
Oggi sono nato ancora
a Fiume,
In qualche altro mondo,
e guardo le case col cuore strappato.

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Incontriamoci all’iper, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/05/incontriamoci-all-iper/

La strada è semplice,
alla rotonda a sinistra e poi la prima a destra
proprio quella rotonda che hai appena passato.
Ma non importa, puoi fare inversione alla prossima,
fai tutto il giro, senza imboccare il ponte e torni alla rotonda giusta
ma intanto sono già sul ponte.
Non resta che percorrerlo fino alla rotonda in fondo alla discesa.
Arrivato lì, ricorda, non imboccare la superstrada
riprendi il ponte e attraversalo,
da lì, ricorda, la prima a destra,
stai concentrato
poi ancora a destra,
lascia stare la fantasia,
poi sempre dritto fino all’ iper.. o era il mattino?
Ed eccola lì, la grande S famosa.
Ecco, potremmo incontrarci lì un giorno
senza riconoscerti.
Tu portami a casa.

Per aspera ad anima, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/04/per-aspera-ad-anima/

Giocavo con ogni cosa,
coi sassi, con le tartarughe
che stavano in un piccolo giardino segreto
dietro una porticina in legno annerito in fondo al cortile,
e con tutti i suoi abitanti,
vermi a palla, pettirossi, millepiedi
nani da giardino e elfi,
nascosti sotto le palme.
E sopra le palme le nuvole disegnavano il cielo.

C’era sempre una musica.

Poi, un giorno, la notte crebbe all’ improvviso.
Il giardino, per la troppa voglia d’ avventura sfiorì.
Non servì a nulla una coperta,
o fingere di dormire,
la notte durò molti giorni.
E Lei non si vedeva.
C’era la paura,
dello straniero con la tasca nuda,
a cui oggi non so voler male,
e di chi sapeva, e guardava, e studiava.
Perfino le stelle, e la luna,oltre i vetri
disturbavano il buio che nascondeva le cose.
Durò molti giorni.
Finchè quella musica tornò a prendermi,
senza alcun merito
se non l’ amore.

Oggi resta solo un pò di penombra
la sera.
Forse è sempre Lei.
O forse è il giubbino all’ appendiabiti.

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Multietnica, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/03/multietnica/

Guarda!
Irina ha un accento russo
suona sous le ciel de paris alla fisarmonica
nel sottopasso de cavalleggeri al Vaticano
ti sorride, al passaggio
e ti chiede una monetina.

Intanto Guendaliña sta senza denaro e senza passaporto
passati di mano sul metrò
ma ha gli occhi che brillano mentre lo racconta
perchè intanto ti racconta tutto il suo paese.

Carmelo non lo conosco
ma non è qui
e non ci dev’ essere neanche nella vita di Cettina
che l’ ha tatuato sul braccio
e tira il riso ai piccioni
da una panchina della grande piazza.

Se ti volti,
il tevere, più in là, scorre come sempre
tranquillo
e se non ne sai il nome
somiglia tanto al tuo fiume.
Vedi amore?
C’è bellezza da vedere dappertutto.

Solo al rientro, in albergo,
mi son accorto che non c’eri.

 

fisa

“Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di te, mio Dio” — Andrea Musacci Giornalista

Raccontare l’Olocausto attraverso le vite di alcune persone: fra quelle scelte dal MEIS per il Giorno della Memoria, Etty Hillesum e Schulim Vogelmann. Due straordinarie testimonianze di amore e di perdono in mezzo all’orrore “Mi sembra che si esageri nel temere per il nostro corpo. Lo spirito viene dimenticato, s’accartoccia e avvizzisce in qualche angolino. […]

via “Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di te, mio Dio” — Andrea Musacci Giornalista