Momenti di poesia. Da mondi passati… di Giusy Del Vento

Momenti di poesia. Da mondi passati… di Giusy Del Vento

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Da mondi passati ci arriva
in sogno l’invito
a dare colore al tempo
che ci tocca vivere, come ospiti
erranti su questa terra
Ce lo insegna il fiore
a considerare le stagioni
la goccia dalla rupe carsica
a tenere sacro il ciclo dell’acqua
Sciogliamo nel sangue versi
come ferro, saremo più forti
Calcifichiamo le nostre ossa
con gite di bellezza
Chiediamo alla volpe
il segreto della libertà
Alla neve la preghiera che
ci rivesta in inverno
nell’attesa di essere grano a giugno
Ignoriamo la televisione
i palinsesti di plastica e petrolio
Lasciamo agli spettri
la vanità dei governi vacui
e i giochi gonfiabili bucati
Intendiamo di vivere come uomini
Impariamo ad aspettare
Impariamo ad ascoltare
Impariamo a saper gioire dei regali quotidiani
Quando il sole e il vento fanno lezione
facciamoci scolari attenti
e con i compagni di corso
dividiamo il pane alla ricreazione
Scaliamo colline con i figli
e insegniamo loro che anche i sassi
hanno parole e che
pure il tempo che scorre
ha bisogno di tempo
per fare niente
Guardarci in fondo agli occhi
o tenerci semplicemente la mano

Giusy Del Vento

Ci guiderà verso sud, di Giusy Del Vento

Ci guiderà verso sud, di Giusy Del Vento

ci guiderà verso sud

Ci guiderà verso sud
il fiore rosso dell’ibisco
lo zucchero del marzapane
col suo odore
i cirri bianchi delle nuvole
le pale dei fichi d’india
in processione e di fianco
il blu acceso del mare
Andremo nomadi cantando
amore e resurrezione
come antichi carrettieri verso
le fiumare in secca
a scavare liquirizia
Che la terra non è arida
e la vita è un viaggio
lungo oppure breve ma
sempre pieno di luce
per chi la vuol vedere

Giusy Del Vento

Mio bene, di Giusy Del Vento

Mio bene, di Giusy Del Vento

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Mio bene
da quando sei partito lontano
si è fermato il vento
Prive dei tuoi occhi
sono passate mille estati
di api d’oro e miele
Il tempo ha imbastito per me
pelle di elefante, nei solchi
scorrono intricati fiumi di memorie
Quando ero una conchiglia e tu
mi vestivi di bisso cardando
e tessendo i raggi del sole
Io intrecciate sul capo portavo
corone di rosmarino e viole
Eri libeccio asciutto, forte
eri profumo
Perfino la tua ombra mi dava riparo
Ora sento soltanto
il buon odore del mare, la notte
lascio la finestra socchiusa
fingo che la bruma sia la tua mano
calda, umida mi accarezza
e non avverte ruvidezze
Domani
metterò lo scialle azzurro
Alla finestra canterò per te
cercando il vento
che la voce mi è giovane ancora

Giusy Del Vento

Non è così che doveva essere oggi, di Giusy Del Vento

Non è così che doveva essere oggi, di Giusy Del Vento

non è così che doveva essere oggi

Non è così che doveva essere oggi
Avrei voluto indossare
il sorriso migliore
bere lentamente il primo caffè e
alle sei del mattino, cominciare a farmi bello
Curare la barba
una goccia del tuo profumo
Indossare la camicia di lino azzurra
Avrei scambiato due parole
con Anghelos sul vento di marina
prima che corresse
a suonare le campane per noi
Un salto dal fornaio
per i panini al sesamo che ami
per la notte
Avrei stretto la mano agli amici
celando malamente la fretta e la gioia
Ricevuto pacche sulla spalla
e tutti gli auguri di lunga vita
salute e figli
E tu come tutte, dovevi arrivare in ritardo
ma poco
Perché anche tu eri impaziente
di sorridermi e dirmi sì
con gli occhi prima che con le parole
Ecco … Così doveva essere oggi
E invece niente caffè
ma ho curato la barba
indossato il tuo profumo e la camicia azzurra
ho evitato Anghelos e il fornaio
Solo sono qua, dietro la fontana di pietra
a guardare di nascosto la chiesa
e i tuoi genitori che ti piangono morta
Mio infinito …
Come possono questi miei occhi vedere
se sono morto anche io

Giusy Del Vento

Alle otto, di Giusy Del Vento

Alle otto, di Giusy Del Vento

alle otto

Alle otto
esco dal barbiere
Pettinato con
un fiore di garofano
all’occhiello
Aspetto la nave
che ti riporterà
a casa oggi
Amici e gatti
mi passano accanto
Non li saluto
Io non li sento
Fisso l’orizzonte
Tu verrai dal mare
Cambiano le ombre
si allungano
senza allegria
Sono ancora qua, in piedi
Ho sete, aspetto
La nave è attraccata
bianca e azzurra
I passeggeri
sulla banchina
In attesa di partire
sono saliti a bordo
Baci e saluti
sorrisi, abbracci
Tu non sei scesa
Il cielo non è più qui
Che strana la sera
senza cielo
Sento il profumo
del garofano
Mi rassicura
forse . . .
Sono ancora vivo

Giusy Del Vento

Restiamo costantemente sorpresi, di Giusy Del Vento

Restiamo costantemente sorpresi, di Giusy Del Vento

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Restiamo costantemente sorpresi
se il ciclo malgrado noi continua
Tornerà la luce i giorni lunghi
perciò sprangheremo le porte
verranno le rondini per fare il nido
le abbatteremo con le fionde
I boccioli saranno strappati per gioco
e dei fiori non sopporteremo l’odore
Né primavera né estate ci vedranno felici
patiamo troppi insetti o troppo caldo
troppo rumore e troppa bellezza
superflua, improduttiva
Scruteremo irritati con odio il mare
come i bambini nei luoghi di mercato
con le facce lunghe, resteremo coperti
dentro casa con le persiane accostate
Invano canteranno e balleranno per noi
siamo sempre in spasmodica attesa
di un nuovo inverno, per poterne parlar male

Giusy Del Vento

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L’albero in giardino è … di Giusy Del Vento

L’albero in giardino è … di Giusy Del Vento

l'albero in giardino

L’albero in giardino è pieno di brina
Bianca, poetica, una magìa
… amara
Sono le lacrime
che non ho pianto
In tutti questi anni
Nei giornalieri lunghi inverni
senza di te
Penso a quanto sono
belli e perfetti
questi fiori di ghiaccio
Non sento più le punte
tagliarmi, darmi dolore
Ci convivo da così tanto
Ne ammiro solo la perfezione
Non ti nascondo però
Che prego perché
arrivi finalmente primavera

Giusy Del Vento

E mi mancano… di Giusy Del Vento

E mi mancano… di Giusy Del Vento

e mi mancano

E mi mancano
il vento caldo
la violenza del sole
le nettissime ombre
del pomeriggio
mentre curo la nostalgia
dolorosa
con pillole d’azzurro
Libri e poemi imballano
di pagine, mani, cuore
più fragili adesso . . .
Sono efficaci rimedi
Rimane fredda solo
la punta del naso
intrepida lei però resiste
confidando che
domani, sarà primavera

Giusy Del Vento

Le sere che … di Giusy Del Vento

Le sere che … di Giusy Del Vento

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Le sere che da piccola
dopo i giochi
le corse sfrenate fra cugini
per tornare a casa
fingevo di dormire
Non perché fossi davvero stanca ma
affinché mio padre
mi prendesse in braccio
per appoggiare la testa sulla sua spalla
Solo ottanta passi fino alla porta
Pochi. Così . . . immobile
respirando appena

Giusy Del Vento

Le cicale di luglio … di Giusy Del Vento

Le cicale di luglio … di Giusy Del Vento

le cicale di

Le cicale di luglio non bastano
a confermare questa estate
La porta di casa ancora cigola
te ne lamentavi sempre
prima o poi la sistemo giuro!
Ma è azzurra, ed è bella anche così
Il basilico è fiorito
come un bouquet di sposa
anche lui ti aspetta paziente con me
quando arrivi?
Metterò le parole in infusione
i sedimenti poseranno in fondo
Questa sera ne berrò due tazze
pensandoti, così
stanotte verrò in sogno
a leggerti la mia poesia
tieni le ciglia ben strette e se sentirai
una carezza, rendimi un bacio
che . . . sono io

Giusy Del Vento

Se arrivassi urlando gelo, di Giusy Del Vento

Se arrivassi urlando gelo, di Giusy Del Vento

Se arrivassi urlando gelo

Se arrivassi urlando gelo
o maledicendo la follia degli uomini
con tempeste
forse, ti sarei un poco amico
Ma tu usi inganni
Scorciando minuto per minuto
con la forbice del buio i giorni
e imbonendo con false tiepidezze
che poi, galaverne diventano a sera
I colori virano piannissimo
così che mi credo ancora immerso
in una pigra lunga estate
Per questo lascio i maglioni nell’armadio
che non è tempo e indosso
vestiti chiari, allegri e leggeri
Ostinatamente
gli ombrelli stanno chiusi
e resto sordo al richiamo della stufa
che brama grandi ciocchi
Poi è sempre uno strappo improvviso
mi sveglio dal falso sogno
ed eccomi bagnato, rigido, quasi cieco
vagare come un orfano
fra scheletri di alberi, schiacciato
da pesantissimi cieli di cenere
Hai tolto la maschera
ti mostri finalmente quale sei, inverno
Dimmi tu dunque, come posso amarti…
Come?

Giusy Del Vento

Sul molo camminiamo muti, di Giusy Del Vento 

Sul molo camminiamo muti, di Giusy Del Vento 

Sul molo camminiamo muti

Sul molo camminiamo muti
senza toccarci, ma ancora più vicini
che avvinghiati
le parole non servono
per noi già dicono
le nuvole rosa e grigie della sera
la risacca sui ciottoli
e il motore delle barche in lontananza
pronte per la pesca della notte
Ti è sfuggita una ciocca
ondeggia nella brezza, come musica
Porto un garofano sull’orecchio
per sembrare spavaldo, audace
e nasconderti il mio cuore di merletto
Cosa potrei dirti
che tu non sappia già?
Fra noi questo insieme
compiuto e perfetto
Nell’attimo della sera più struggente
Sono un dio
e non lo sapevo

Giusy del Vento

Foto per gentile concessione di #StefaniaCampagna

Da “Le poesie sono alberi” #Lesflaneursedizioni, di  Giusy Del Vento

Da “Le poesie sono alberi” #Lesflaneursedizioni,

di  Giusy Del Vento

da le poesie

Sull’altopiano mi sono fermata
dove lontano, si scorge il mare
E qui aspetto il vento
Non sopporto più porte, finestre
le pareti della stanza, le cose
Da troppo tempo sei andata
altrove
Quella fotografia di me bambina
e tu che mi stringi la mano
Attendo e canto
le canzoni che sai
Ma non ho la tua voce
Per questo inseguo il vento
quel soffio caldo di meridione
che possa sembrarmi
un abbraccio di madre

Giusy Del Vento

GIUSY DEL VENTO, autrice di prosa e poesia

GIUSY DEL VENTO, autrice di prosa e poesia

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E’ autrice di prosa e poesia. E’ presente in diverse antologie di entrambi i generi letterari. Alcune sue interviste si trovano in rete, in blog e piattaforme culturali italiane ed europee.

Ha pubblicato un romanzo di narrativa per ragazzi: “Filippo, Canosa e la Principessa e quattro sillogi poetiche: “Come gocce d’acqua”; seguita da “Il canto delle cicale” e, in collaborazione con il poeta venezuelano Giovanni Battista Petrella di Maracaibo, la terza raccolta “Al canto della musa, despierta il poeta” in spagnolo e italiano; “Nòstos” (Il ritorno. Suoi racconti sono stati usati in Patagonia Argentina, come materiale didattico per insegnare Italiano in una scuola.

Alcune sue poesie sono state tradotte in francese, tedesco, inglese, spagnolo, macedone, greco, esperanto e polacco. Attualmente è alla sua ultima silloge poetica, “Le poesie sono alberi” edita da Les Flàneurs, casa editrice di Bari. Lettrice accanita, appassionata di storia archeologia e arte.

Tempi DiVersi

Associazione Licenza Poetica

“Le poesie sono alberi”, di Giusy Del Vento

“Le poesie sono alberi”, di Giusy Del Vento

Le poesie

Dal libro “Le poesie sono alberi” Les Flâneurs Edizioni

Sedeva solo il vecchio
ogni sera sul molo
Non parlava
non muoveva capo
occhi o mani
Fissava il mare
il suo scintillio
fino a sera intorpidito
Attento ad ogni minimo rumore
un guizzo, uno sciabordio d’onda
ostinato aspettava
era giovane e bello
quando sposò una sirena

Giusy Del Vento (Creta)