Racconti: MI VOLTAVA LE SPALLE, di Gregorio Asero

Racconti: MI VOLTAVA LE SPALLE, di Gregorio Asero

MI VOLTAVA LE SPALLE
La leggenda narra che era un uomo di nobili origini, e amava una donna che non lo meritava, poiché ella era traditrice come la faina. Per questo motivo un giorno di luna bianca, prese il suo destriero e si avviò verso i monti.

Voleva vivere una vita da solitario. La gente del villaggio, pensava che fosse diventato folle e che avesse venduto il suo cervello al demone in cambio di una crudele vendetta.

Ecco perché, pensava la gente, ha abbandonato la città e affidato tutto il suo regno nelle mani di pochi pagliacci. Egli invece voleva annotare i suoi tristi pensieri sul tragico foglio della vita.

Egli era un poeta, un poeta triste. Lo incontrai una volta, una volta soltanto. Lo incontrai mentre mi guardavo allo specchio.

No, che dico, lo incontrai altre volte, ma forse aveva un viso diverso. Sì rammento, una volta lo vidi che usciva da un convento e aveva una falce alle spalle.

Mi voltava le spalle e, non so a dire il vero, se fosse veramente lui. So solo che mi voltava le spalle.

Momenti di poesia. LO SCHIAVO, di Gregorio Asero

Momenti di poesia. LO SCHIAVO, di Gregorio Asero

LO SCHIAVO

Attraversavo l’ultima distesa del grande prato della mia vita,
quando vidi una donna che mi sbarrò il passo.
Sembrava un diavolo apparso dal nulla.

“Ecco, quando dicevano che la mia donna
sarebbe stata più bella del demonio, eccola”. Pensai.
Mi raccontavano che ella sarebbe venuta dalle viscere della terra
e mi avrebbe portato un paniere di lacrime.

Ho scavato a fondo nei ricordi della mia giovinezza.
Ma ella, mi disse decisa, che ormai troppo tardi
cercavo il tempo del rimpianto.

Bella come la Luna e affascinante come una giovenca,
io vidi nei suoi occhi il bagliore della vita.
Ecco dal suo sguardo vidi che mi avrebbe fatto schiavo.
Conoscendo le donne mi resi conto che ella non mentiva.
.
da ” Poesie sparse”
di Gregorio Asero
copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

Racconti: REALTÀ E SOGNO, di Gregorio Asero

Racconti: REALTÀ E SOGNO, di Gregorio Asero

REALTÀ E SOGNO.
Il mondo del sogno non è il mondo della realtà, ma questo fatto in se inconfutabile, non dimostra, altrettanto in modo inconfutabile che non sia meno vero. Nel mondo del sogno le nostre sensazioni sono ovviamente amplificate, appesantite da una realtà distorta e, nello stordimento che ne consegue al risveglio, non siamo nemmeno in grado di distinguere razionalmente ciò che è avvenuto intorno a noi.

A volte, specie quando ci appisoliamo nel pomeriggio, al nostro risveglio, non siamo nemmeno in grado di capire se è sera o mattina, se fuori ha piovuto o è stato bel tempo; si resta in silenzio, in confusione. La distinzione fra le persone o le cose resta per qualche momento rinchiusa in una specie di limbo, appesa a una bruma oscurità in cui la vera realtà ci appare vista come attraverso un vetro smerigliato e la percezione delle cose o delle persone, sbuca immersa in un’altra realtà. Continua a leggere “Racconti: REALTÀ E SOGNO, di Gregorio Asero”

Momenti di poesia. IL MIO MONDO INCANTATO, di Gregorio Asero

Momenti di poesia. IL MIO MONDO INCANTATO, di Gregorio Asero

Alessandria today

IL MIO MONDO INCANTATO

Ora che il mondo mi ha messo solo
tutto sospira e cospira al mio viaggio

Io trovo sull’uscio della caverna dei miei giorni
il mondo parato come un giardino fiorato

Mentre il vento trastulla i rami odorosi
penduli fiori si allungano sul mio corpo

Mi corico là dove prepari il giaciglio
oh mia amata terra

Il mondo mi sembra disteso
dinnanzi al mio corpo
pronto ad accogliermi

Come l’amata si stende a ricevere
il corpo dell’uomo agognato

Dolcezza di suoni e parole incantano il mio viaggio
e con archi di arcobaleni
e ponti sospesi nel nulla
mi avvio verso un mondo fatato
oh anima mia

Forse io non appartengo a questo mondo?
Lo so le cose più belle ingannano il cuore dell’uomo
come i miraggi ingannano il viandante

Non posso impedirmi di sognare un mondo fatato
Lascia che cianci la vipera pungente

Gregorio Asero
copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

Racconti: MI VOLTAVA LE SPALLE, di Gregorio Asero

Racconti: MI VOLTAVA LE SPALLE, di Gregorio Asero

Alessandria today

MI VOLTAVA LE SPALLE
La leggenda narra che era un uomo di nobili origini, e amava una donna che non lo meritava, poiché ella era traditrice come la faina. Per questo motivo un giorno di luna bianca, prese il suo destriero e si avviò verso i monti.

Voleva vivere una vita da solitario. La gente del villaggio, pensava che fosse diventato folle e che avesse venduto il suo cervello al demone in cambio di una crudele vendetta.

Ecco perché, pensava la gente, ha abbandonato la città e affidato tutto il suo regno nelle mani di pochi pagliacci. Egli invece voleva annotare i suoi tristi pensieri sul tragico foglio della vita.

Egli era un poeta, un poeta triste. Lo incontrai una volta, una volta soltanto. Lo incontrai mentre mi guardavo allo specchio.

No, che dico, lo incontrai altre volte, ma forse aveva un viso diverso. Sì rammento, una volta lo vidi che usciva da un convento e aveva una falce alle spalle.

Mi voltava le spalle e, non so a dire il vero, se fosse veramente lui. So solo che mi voltava le spalle.
gregorio asero

Momenti di poesia. MIRAGGIO, di Gregorio Asero

Momenti di poesia. MIRAGGIO, di Gregorio Asero

Alessandria today

MIRAGGIO

Me ne stavo disteso lungo i miei sogni
quando all’improvviso
vidi sorgere, di la dal mare,
la sagoma oblunga della tua eterea figura.

Fluttuava leggera fra la nebbia azzurrina
che delicata e soave
saliva verso un cielo dorato.

Contenevi nel tuo cuore un calore radioso
e grave mi guardavi pensosa.
Stringevi nelle mani l’amore che mi sfuggì.
Eri venuta a trovarmi in sogno per farmene dono.
Ed io per la prima volta,
udivo il lento singhiozzo della fiamma dell’oblio.

Mia adorata, si lo so
la morte non colpisce solo il corpo
ma pure l’anima
e abbatte il vecchio o il giovane
senza curar se reca dolore.
Essa troppo cruda si innalza sopra noi.

Con quanta forza lottammo contro il lupo,
ma egli troppo furbo e troppo crudo
per i nostri deboli anni.

Me ne stavo disteso lungo i miei sogni
quando all’improvviso
vidi sorgere di la dal mare
la sagoma oblunga della tua eterea figura.
.
da “Poesie sparse”
di Gregorio Asero
copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

Racconti: DOVE SEI PERDUTO AMORE, di Gregorio Asero

Racconti: DOVE SEI PERDUTO AMORE, di Gregorio Asero

DOVE SEI PERDUTO AMORE
Un uomo o una donna, nella sua intera esistenza vive il ricordo della nostalgia dell’amore perduto con un grande senso di dolore. Molti pensano di conoscere la faccia “brutta” dell’amore perché sono stati innamorati incompresi o respinti. Questa esperienza, seppur negativa, e un’esperienza del non-amore.

L’esperienza dell’amore perduto avviene quando i sentimenti sono vissuti con una sensazione di fine perenne del rapporto, quando a interrompere questa comunione d’intenti e di passioni a intervenire è la morte, allora i gesti, le parole, i sentimenti che si sprigionano in questi stati d’animo fanno pensare che mai più una persona sarà in grado di amare.

Ci si chiude in un “lutto” dell’anima che sembra debba durare per sempre. A volte, capita, che avvenga qualcosa che sconvolge i nostri sentimenti e capita di incontrare, lungo il cammino della nostra vita, un’altra persona che riesce a colmare il vuoto lasciato, intendiamoci, non è una “riserva” che entra in campo, ma è un’altra forma d’amore un nuovo amore e allora la vita torna a sorridere.

Gregorio Asero

Racconti: LA LONTANANZA E LA FELICITA’, di Gregorio Asero

Racconti: LA LONTANANZA E LA FELICITA’, di Gregorio Asero

LA LONTANANZA E LA FELICITA’

La lontananza, a volte, può essere una bella cosa. Il desiderio, il bisogno di vedersi finisce per aumentare l’affetto che si prova verso una determinata persona. Bisogna solo avere pazienza e saper aspettare il tempo giusto.

Chiaro che sul tempo siamo meno disposti a fare concessioni man mano che si diventa vecchi, perché la nostra attesa è crudele e noi siamo ansiosi di vederla finire. Inoltre il tempo necessita di coraggio per aspettarlo e, ovviamente, quanto più tempo ci vuole per raggiungere un determinato scopo, tanto più crudele è l’attesa.

L’idea che non ci sia felicità nell’attesa contribuisce a farci diventare pessimisti, con il rischio che quando raggiungeremo la felicità, questa sarà meno “felice” di quanto ci immaginavamo.

Allora si pensa che la felicità che la sorte ci donerà, sarà diventata insufficiente e potremmo esserne ormai indifferenti.

Penso che proprio questa indifferenza ci potrebbe rendere meno esigenti e ci permetterà di credere che la felicità che ci avrebbe reso felici, ci avrebbe reso felici in un dato momento, in cui forse non ne avremmo avuto bisogno.

Gregorio Asero

Racconti: I SOGNI E LE TENEREZZE, di Gregorio Asero

Racconti: I SOGNI E LE TENEREZZE, di Gregorio Asero

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I SOGNI E LE TENEREZZE

Esistono sogni fatti di tenerezze e di dolcezze, essi ondeggiano intorno alla mia persona e tendono a collegarsi o allontanarsi come in un vortice fluttuante, in un’affinità quasi malinconica. Capita che il ricordo di una donna, con la quale ho provato piacere a dividere un tratto della mia vita, appaia, nei miei sogni, sotto una luce soffusa e quasi profumata. Questi sogni sbucano da un’altra dimensione e mi presentano il volto dell’amata donna, sì più dolce, ma meno gaio, e comunque molto diverso da quello che fu nella realtà.
Certo che questi ricordi portato alla mia mente un desiderio fisico, quasi possessivo e siccome tale sentimento in me ancora non si è appagato, vengo travolto da un senso di abbandono e forsanche di dolore.
Questo sentimento, dolce e crudele, temendo che possa risvegliare il piacere provato lungo le nostre passeggiate per le vie della città, cerco di nasconderlo nel fondo della mia coscienza, in modo che possa attenuare in me il ricordo dei giorni felici e allora cerco di evocare un sottile dispiacere, di quando, per futili motivi, si faceva finta di litigare, ben sapendo che presto avremmo fatto la pace caricandoci di dolci carezze e teneri baci.
Allora mi riempio di malinconia e penso… penso che forse sarebbe meglio non farli certi sogni.

Gregorio Asero

Momenti di poesia. SIRENE, di Gregorio Asero

Momenti di poesia. SIRENE, di  Gregorio Asero

SIRENE

Il mio cuore come la mia mano è troppo duro
per sentire il lamento del tuo seno
Troppe lune hanno accompagnato le mie solitarie notti
E i soli che aspettavo con ansia
tardarono ad arrivare

Dal tuo occhio scende la mia lacrima
Solo la solitudine mi fu compagna
Solo gli esseri oscuri hanno creato la luce
e senza pietà continuano il loro cammino

Chissà quando questo ghiaccio
che attanaglia il mio cuore
si scioglierà al canto delle tue sirene
.
da “ARCADIA”
di Gregorio Asero
copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

Momenti di poesia. LACRIME DI LUNA, di Gregorio Asero

Momenti di poesia. LACRIME DI LUNA, di Gregorio Asero

LACRIME DI LUNA

Molti sono vocati e pochi gli eletti
per germogliare nel tuo cuore
o mia amata luna

Quando Ella si alza in cielo
mi sovviene che voglia partorire il sole
Così larga e gravida
la vedo in fondo al mondo
Essa mi mente perché figlio unico io sono
di quella luna

Nei miei sogni mi partorì piangendo
per darmi in dono al mondo
Ed ecco la terra di cui son fiore
mi accolse a se
e lei gelosa rincorre i miei sogni

Non ricordi che tu fosti madre
o mia amata luna
Lacrime amare piangesti
nel lasciarmi andar via
E adesso che mi chiami al tuo seno
io corro cercando il perdono
.
Gregorio Asero
copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

Racconti: Il mondo ha perso il senso vero della bellezza, di Gregorio Asero

Racconti: Il mondo ha perso il senso vero della bellezza, di Gregorio Asero

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Il mondo ha perso il senso vero della bellezza, ogni cosa è omologata, tutto è uguale a se stesso, regna la stupidità. Qui, nel mondo che abbiamo, che abbiamo costruito, regna la bellezza ostentata che non ha bisogno di essere compresa perché è alla luce del sole nella sua profonda inconsistenza fatta di niente. E’ stata fatta passare l’idea che al concetto di Cultura debba essere sempre correlata quella di noia.

E dunque l’opera d’arte per essere proposta deve essere sempre in qualche modo alleggerita, inquinata. Va da sé che la vera identità della bellezza è il valore assoluto che dobbiamo preservare. Non è infatti facile scoprire la bellezza, anzi è difficilissimo agguantarla per bene, ella infatti si nasconde in profondità e richiede da parte nostra una buona dose di pazienza.

L’opera d’arte, la poesia, la pittura,in quanto espressioni dell’animo umano sono difficili da penetrare per chi ha un cuore arido.
Gregorio Asero

Momenti di poesia. SULLE MIE STANCHE SPALLE, di Gregorio Asero

Momenti di poesia. SULLE MIE STANCHE SPALLE, di Gregorio Asero

Asero

SULLE MIE STANCHE SPALLE
Pesano sulle mie stanche spalle
le sconfitte di mille battaglie,
e i ricordi si rintanano nei miei angoli oscuri.
Solo quando finalmente poserò
il mio vecchio e stanco corpo,
sul letto dei miei sogni,
qualcuno crederà alla mia grandezza.
Io non chiedo ponti
che possano traghettarmi al tuo mondo.

Non irritarti dunque,
se per giungere al tuo cuore
ho varcato i gradini del dolore.
E solo quando vedrai scendere dal pendio,
il mio emaciato corpo,
adagiato su spade di fuoco,
solo allora alla mia terra potrai condurmi.

La mia amata terra,
come un cerbiatto ferito
fu stuprata da lupi famelici.
Ma io so già!
Essa comunque mi accoglierà
fra le sue martoriate membra.
Oh lo so,
altri più grandi di me
tre volte tanto
e mille ancora anni a venire,
ne canteranno le tue loda.
Solo essi saranno i vincitori,
mentre io attendo che il volgere dei miei passi,
dritti come pali,
segnino il solco polveroso.

Solo allora le mie stanche membra
potranno bagnarsi alla fonte della libertà.
Ecco io vedo le navi partite al mio fianco
che si adagiano sul suolo nativo,
Ecco io so che solo i suoi figli
come i fiori odorano d’amore.
Lo so piangeranno,
e solo allora poserò il mio libero pensiero
sulla cima dei monti degli oppressi.
Solo i raggi del sole saranno la mia tomba.

da “POESIE SPARSE”’
di Gregorio Asero
copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

Racconti. L’ULTIMO CANTO D’AMORE, di Gregorio Asero

Racconti. L’ULTIMO CANTO D’AMORE, di Gregorio Asero

Asero

L’ULTIMO CANTO D’AMORE

Quando si parla di amore eterno e con la mente ritorna alle antiche promesse, sembra quasi di rileggere un libro e allora, nel corpo e nell’anima, si ha come la sensazione di essere percorsi da un vento, che come un vagabondo impertinente, scompiglia i tuoi sentimenti e voglia quasi invitarti a percorrere a ritroso i solchi, a volte dolorosi e altre gioiosi, dell’amore passato.
Allora capita, almeno a me, di sentirsi accompagnato su una pianura infinita, dove per chilometri e chilometri non si incontra nessuno, tranne, ovviamente, il passato amore che tanto il tuo cuore ha fatto battere di dolcezza e a volte anche di dolore.
Si ha come l’idea di entrare in una nuova dimensione dove le distanze non hanno valore, e vige un’assenza totale di ostacoli, in modo che sia il tuo che il suo corpo possa librarsi sereno nell’area. Non può ovviamente mancare il sole che fa da paggetto con la sua dolce calura e innalza ancora di più il refolo di vento, che come negli assolati pomeriggi, quando giunge dal limitare del campo, sembra voglia piegare e spettinare le spighe, che lontane e austere si perdono all’orizzonte: somigliano a un’onda che si propaga all’infinito.
Quei campi di grano, puntinati qua e là da rossi papaveri, ti invitano a sdraiarti, mentre rimembrano alla dolce amata che fu, le fiabe che un tempo le narravi innamorato.
Allora succede qualcosa di strano: gli usignoli spinti dal refolo di vento sembra vogliano avvicinarsi ed unirsi a noi per l’ultimo canto d’amore.
Mi vien da pensare che quel soffio di vento sia passato pure accanto a lei, seppure oggi viva in un paese lontano, e sembra voglia sussurrarci ancora le vecchie parole d’amore.
Gregorio Asero

Momenti di poesia. IL MIO INVERNO, di Gregorio Asero

Momenti di poesia. Gregorio Asero

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IL MIO INVERNO
Io vorrei passare attraverso il tuo corpo
come un raggio di sole passa l’acqua,
così da aprirmi in mille colori.
Io vorrei posare il mio sguardo
sopra i tuoi turgidi seni,
così da sentirne il palpito della vita.
Io vorrei portarti nella mia caverna
e farti regina del niente,
perché io sono il nulla.
Ecco in cambio ricevo le tue rose.
Esse coprono il mio volto,
ma non baciano il mio cuore.
Mi son punto lo sai!
E tu dicesti: così impari!
E aspetto come fossi un bambino,
mentre le arance seccano al sole del mio inverno.
.
da “POESIE SPARSE”
di Gregorio Asero
copyright legge 22 aprile 1941 n. 633