Una poesia di Josie Poiesis

Una poesia di Josie Poiesis

Josie Poiesis

Sterrato, adultero, inarcato, tentatore
con le mani immerse nel petto, un profeta
urla forte, strizza il cuore! Come una bestemmia.
E la pace striscia labbra incolore rigurgitanti di miele
una lingua sulla lingua, ingoiata di paura e dolore.
Prega, prega ancora Dio, tra le ombre più scure
perché non sia peccato ergersi sopr’ogni uomo
non sia peccato fargli l’amore oltre un confine
non sia peccato, strappargli le viscere
e affondare, sotto la carne le unghie o lasciarne
l’impronta sui muri.
Sai piegare il mare? È fatica di ogni pittore
segnare l’orizzonte come fosse parte del cielo
la parola si sottrae al momento, ed è la fine.
La chiamano ispirazione l’essenza dell’essere
l’angolo inquieto, quel veleno dentro come una furia
satura e sporca, come la morte
è in quella morte che piangi la tua, tra ossa stanche
la nenia arcuata ch’ha i mille volti, di una poesia

Momenti di poesia. Ché ora riposo, come un abisso, di Josie Poiesis

Momenti di poesia. Ché ora riposo, come un abisso, di Josie Poiesis

Josie Poiesis

Ché ora riposo, come un abisso
e il verde di un prato attraversa i miei occhi, sulla fronte
passa il cielo, stretto d’azzurro tra nuvole assorte
a guardare Dio e la sua grandezza, aspettando l’assoluzione
come comari pettegole che parlano solo e male di tutti
mi chiedo cosa sia il meglio, chi il migliore.
Fate presto ad uccidere! Non c’è più tempo, poi la guerra sarà finita
e con lei ogni alibi a discolpa.

Tra poco sarà buio e gli occhi, chiusi come vetrate dei negozi
non avranno stupore tra la gente che sbircia incuriosita
la bambola di pezza seduta là, proprio al centro del divano
in vetrina, col vestito di merletti, il cappellino di paglia.
Abbelliscono quel cielo le stelle, stolte e incolore, luccicanti
attirano l’attenzione del vanto dell’uomo, e una dedica assurda.
Resto a guardarti, e ad ascoltare il rumore del tuo spiegare le mani.
Consigliatemi ancora uno psicanalista, sono malata, tuttavia
i matti sono altra cosa
eppure a me piacciono i folli, ne sono attratta
pensa, t’ascolto mentre ridi e ti senti importante
di un’importanza stupida, ma importante.

Ora cammino un po’, in questa strana stanza, la mente, e
mi pare un’autostrada, la più affollata, che quasi sembra estate
mentre dentro è inverno, come un pensiero assurdo
la pelle s’irrigidisce, e ho freddo nelle ossa se mi parli.
Un libro pesante la mia storia
e ha un pubblico con la propria pretesa del sapere, un libro letto male
da molti interpretato, come una recensione stonata.
Li vedo là io, ancora che ridono di me convinti
che le mie, siano righe scritte così, per circostanza
per mia illusione. Li vedo là, sì
ad inventarsi la strada più consona e compiacente a se stessi.
Ora penzolano le braccia al crogiolo lento del mio sarcasmo
quasi mi sento in colpa per loro
quasi, ho paura di mostrare il volto e il mio sorriso
il sorriso per cui si muore mille volte, per poi rinascere.
Lascia che il mondo caschi dietro il proprio muro issato
lascia Berlino sotto le sue bombe, e Mosca ai palazzi maestosi.

Un giorno
mi porterà là, dove mi ha promesso, sulla Tour Eiffel, e
guarderemo questo cielo maledetto da lontano
e quelle stesse stelle assassine, asimmetriche, che credevano
di poter dire, e hanno detto, anche troppo
tra minuti rubati alle ore e la freschezza trafugata al vento
e i nostri capelli argento, che intrecciamo tra le dita.
Moriranno ancora rotolandosi sulle assurde vite senza aver capito
e aspettando invano dietro una vetrina chiusa
che la bambola sorrida, per farsene ragione

#GC

Momenti di poesia. E Nudi e più Soli, si muore, di Josie Poiesis

Momenti di poesia. E Nudi e più Soli, si muore, di Josie Poiesis

Josie Poiesis

C’è un momento in ogni vita
dove gli accadimenti sanno d’identità
un palmo schiuso senza vie di mezzo
nuda carne scavata tra i fianchi
inchiavata tra terra e ventre
-la stessa sostanza.
Ha una strana luce e
l’occhio languido, animale.
Non servirà studiarne l’intenzione
avrà deciso a prescindere e
non avrà rimorso né ripensamento.
Passerà a toccarti
– ogni boccone ai vermi
resterai prono a pregare
in silenzio. Non ti perdonerai
guardandoti negli occhi. Sai?

Si viene al mondo nudi e soli.
E Nudi e più Soli, si muore

#GC

Momenti di poesia. Gli stolti, non hanno paura, di Josie Poiesis

Momenti di poesia. Gli stolti, non hanno paura, di Josie Poiesis

Josie Poiesis

Gli stolti, non hanno paura

Ebbe a dirsi Dio, figlio in terra dell’immenso
con l’ombra sul dorso e la luce negli occhi
il dolore nel costato, respiro mozzo
il nervo spesso a un passo dall’urlo
la vita breve, la sete dentro, impulso di carne
l’ics di una croce
e il coraggio, nel palmo delle mani.

La variabile indipendente di un mondo solo
incognita da estinguere nell’ambizione degli stolti
il sacrificio, il sacrificio, il rogo, la croce, gli dei le streghe.
Sciogliete le lune dai cappi, liberate il figlio dell’uomo.
Gli stolti non hanno ripensamenti, gli stolti
non hanno paura.

S’affondano i chiodi nella carne, i chiodi nelle mani.
I chiodi, le mani, i rovi le spine. Immagini veloci.
La viltà ha legato i polsi, la viltà ha bendato le pupille.
È il bisogno di un appiglio, il capro espiatorio sulla terra.
Avranno bisogno del colpevole. Anche oggi.

Hanno ammazzato l’innocenza, ucciso la rassegnazione
implorando il perdono, l’assoluzione. È tardi.
Si rincorrono e ripetono gli eventi, c’è ancora
un Dio su ogni croce. C’è un Dio -morto, in ogni guerra.
C’è ancora sangue, distruzione, e mille “Dio” uccisi
in nome di un Dio invano, in nome di un Dio d’abuso.
Non ci sarà riscatto né resurrezione. Nessuna Pasqua.

Solo morte

#GC

Momenti di poesia. il resto è nulla, di Josie Poiesis

Momenti di poesia. il resto è nulla, di Josie Poiesis

Josie Poiesis

Ho una vita gravida sulla lingua
il bisogno d’un perdono e un istante desolato.
-Il giudizio, è una pena da scontare in ogni caso
nell’apparire eterno di un destino greve, nel tuo -Ti amo.
Nell’insoluto di un giorno, nella nostra impazienza
nella speranza di un per sempre.
E s’acquieta il cuore
quando lo sguardo incrocia le nostre traiettorie
e l’urgenza sconvolge e s’appropria della carne
nella misura incontrollabile dell’estensione d’un’essenza.
La miseria di alcune parole si dissolve, così come il senso.

Laddove il nostro sangue è -unione-
il resto è nulla

Momenti di poesia. Io sono Io, di Josie Poiesis

Momenti di poesia. Io sono Io, di Josie Poiesis

Josie Poiesis

Io sono Io.
Troppo poco, forse troppo
il mio, che rivendica la scelta
e l’imbarazzo tuo.
E mi sospinge d’immenso
il mio troppo poco, forse troppo.
E s’alza quell’infinito armonioso
che chiami ego. Il mio?

Troppo o troppo poco.
L’assurdità, l’esorbitante potenza
assalta l’aria gelida delle campane
defunte le sorti come scie, e
s’attarda la voce, in bilico
su funi d’oro
colonne di marmo
sassi
vuoti
e le tue orecchie chiuse.
Troppo sorde le genti, così sicure, perfette.

Io sono io, troppo poco, forse troppo
troppo assurda?
Troppo vuoto – troppo pieno.
Sono al centro dell’esistenza.
Immobile. Guarda.
Guarda il tuo bicchiere.
Troppo vuoto, troppo pieno?

Dimmi

Momenti di poesia. Ci hanno provato in molti… di Josie Poiesis

Momenti di poesia. Ci hanno provato in molti… di Josie Poiesis

Josie Poiesis

Ci hanno provato in molti, sì, ci hanno provato
ad affondarmi
come fossi una nave sprovveduta.
Ci hanno provato a decidere per me, a dire, per me
come fossi una foglia. Morta.

La fragilità non è debolezza, la fragilità
e una morsa lenta, iridescente
circoscrive se stessi, e protegge dal limite.
Hanno provato, a derubarmi dei sogni
a staccare la pelle dalle mie ossa
hanno provato, a scavarmi le costole
per cavarmi il cuore con le loro luride mani.

I poeti sono eterei, non hanno ossa.
Voi, non lo sapevate! Continuate a cercare. Sconsiderati!
Il vostro Dio vi guarda. Giudici e assassini. Una Chiesa
sotto lo stesso cielo con gli occhi sbarrati
a raccogliere lacrime, a dirsi santi, migliori. Felici.
E razzisti! Sotto il campanile, la domenica. Imbellettati.
Quanta indifferenza urla! E quanta vendetta consuma
un asfalto d’autostrada che beve
dove la freddezza viaggia per una sola meta. La propria.
Un buco è una finestra, una feritoia, una via d’uscita
l’iride percepisce la luce, la luce dà un senso ai colori
c’è differenza tra gli individui? Ricorda, la luce.
Le diversità sono come le leggi, s’inventano sai?
Per darsi un’altra possibilità. Fare e disfare. Illudere.

Ci hanno provato in molti, sì, ci hanno provato
ad affondarmi
come fossi una nave sprovveduta.
Ci hanno provato a decidere per me, a dire, per me
come fossi una foglia. Morta.
Ma io, io non sono una foglia, sono una radice
la radice di un albero sempre verde.

Vivo

28/02/2015 #GC

Momenti di poesia. Sarebbe bastata una parola, di Josie Poiesis

Momenti di poesia. Sarebbe bastata una parola, di Josie Poiesis

Josie Poiesis

Sarebbe bastata una parola.
Tutti i ricordi belli del passato
tra i colori tenui e le dolcezze
nessuno che appartenga a ciò ch’è stato.
Un cenno un soffio, anche per errore.

Non è servito a nulla neanche amare
tristezze dentro il petto
forse orrore
qualunque cosa senza aspettative.
Parole forti già dimenticate.

A me bastava un angolo di cielo
lo spigolo di luna più lontano
bastava l’ombra, senza la fortuna
vezzo di un mondo finto senza fiato
senza clamore alcuno nel silenzio.

Invece sono il nulla, l’urlo muto
la gola senza voce della morte
grembo sterile che non sa
dare la vita, e aspetta ciò che fa
o dà la sorte.

Adesso. Non ho nulla. – Ho me stessa
com’era come è stato e sarà ancora
ci sono e ci sarò, ci sono stata
e non m’aspetto niente, neanche ora
che non sia pace dentro. Ogni parola

Momenti di poesia. Come nei miei occhi, di Josie Poiesis

Momenti di poesia. Come nei miei occhi, di Josie Poiesis

Josie Poiesis

Voi
stupiti e perplessi, viscidi uomini dai colpi a salve
rotondi solchi e obesi vuoti, orgasmi di paglia
sorridete alla nuova luce, all’amaranto del sole che sale!
Questo quartiere, srotola le fogne all’alba
e i giorni tutti uguali s’arrancano tra le vie.
Fermarsi un attimo alla ricerca del nulla
l’assenza di uno spazio temporale
dietro le sfaccettature della polvere in controluce
l’eternità è l’utopia più grande. Ora mi assento
in un rigurgito da bambina, invento un aquilone, corro.
Sgorgava dalle vene dei polsi l’amore per la vita
dove s’è perso? Una lapide bianca
l’amplesso distratto di un movimento, il divenire
ché è fatica crescere, tra l’ossessa mente
e le strade strette, dove i ciottoli distruggono le scarpe
accenti riversi ad impastare le parole, a farle e disfarle.
Restatemi ancora dentro, il mio pianto distenderà la pelle
e il cuore sarà un melagrano che esplode. Un fuoco!
Una gioia irresponsabile si frena in tempo
nell’urlo che libera il mio collo teso
quando rivolti gli occhi al cielo, sembra libero lo spazio
una colata di pace s’assorbe inconsueta, tra te e il cemento.
Mi siedo, sul cordolo di un ricordo astratto
un treno in ritardo, eppure l’ho perso.
Resto
tra sentimenti arcuati, un arcobaleno di colori intensi che sfuma.
L’amore ha lo stesso nome da sempre, tinge d’oro le voci
e voi! Voi ascoltate l’unica melodia perenne, nella borgata immobile
l’imperituro che ha la potenza della resa e la eco rotonda del suo nome
adesso! Adesso che torna la notte e tutto si spegne, l’ultima luce.

Come nei miei occhi