Recensione al Romanzo Storico “L’ultimo segreto di Botticelli” di Lisa Laffi e l’opera d’arte”La Primavera” di Botticelli a cura di Manuela Moschin

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Botticelli-primavera.jpgSandro Botticelli “La Primavera” 1480 ca. Tempera grassa su tavola cm. 207×319 Firenze – Galleria degli Uffizi (Fig.1)

Botticelli-primavera copia.jpgSandro Botticelli “La Primavera” 1480 ca. Tempera grassa su tavola cm. 207×319 Firenze – Galleria degli Uffizi (Fig.2)

Blog Thrillernord Rubrica Speciale Libri e Arte

A Cura di Manuela Moschin

Ambientato principalmente a San Secondo Parmense, una signoria retta dalla marchesa Bianca Riario Sforza, figlia di Caterina Sforza, il romanzo di Lisa Laffi ha per protagonista il figlio di quest’ultima Giovanni dalle Bande Nere e “La Primavera” di Sandro Botticelli.

Il dipinto viene citato molto spesso nel libro, poiché la narrazione è legata a un segreto celato nell’opera. Vi sono, perciò, costanti richiami ai simboli e alle figure dipinte dall’artista. La storia è incentrata sulle vicende intercorse tra il celebre condottiero e Luce, una ragazza dolce e sensibile che conosce le proprietà delle erbe curative. Il loro amore si intreccia a una serie di avventure tra colpi di scena e intrighi familiari. Si nota nel romanzo una particolare preparazione storico-artistica da parte dell’autrice che, essendo laureata in Conservazione dei Beni Culturali, possiede dimestichezza nel trattare l’argomento. Il lettore ha la sensazione di essere accompagnato da una guida esperta al fine di riuscire a individuare i misteri nascosti nel dipinto. Lo stile narrativo si contraddistingue per il suo linguaggio semplice e fluido attraverso una scrittura dolce e delicata. Lisa ha avuto l’abilità di creare una trama travolgente, rispettando eventi realmente accaduti nella storia, dove non risulta soltanto lei la protagonista,  ma anche la filosofia e l’arte possiedono un ruolo fondamentale alle quali l’autrice ha dedicato un ampio spazio.

Senza svelarvi troppo la trama vi anticipo solo che Venere e Luce hanno qualcosa in comune:“Ma dal momento che si disinteressa a quella del dipinto di Botticelli, devo usare una Venere terrena…”. Una Luce, dunque, di speranza e di amore allo scopo di rischiarare un turbine di malvagità tra i signori assetati di potere.

Gli ideali del neoplatonismo di Marsilio Ficino, il quale fu il maggiore esponente assieme a Sandro Botticelli che ne fu un sostenitore,  vengono raccontati dall’autrice in modo chiaro e comprensibile.

Anche l’alchimia ha un ruolo fondamentale nel racconto:“Quella notte Pietro spiegò a Luce che gli  alchimisti, a differenza di quello che pensava la maggior parte delle persone, non erano avidi stregoni desiderosi di tramutare il piombo in oro, ma uomini illuminati che perseguivano ideali superiori”.  

Complimenti Lisa ho apprezzato molto il tuo romanzo!

 

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Recensione di Manuela Moschin “Il mondo visto da Annika Rose” di Tracey Garvis Graves

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Recensione a cura di Manuela Moschin

Questo libro mi ha letteralmente catturata, segnandomi profondamente. Uno di quei romanzi che non si dimenticano. Alla fine di questa lettura sono rimasta qualche minuto in silenzio, meditando su ciò che mi ha trasmesso “Il mondo visto da Annika Rose”, sulle sensazioni che ho provato e su ciò che ho acquisito dalla timida e delicata Annika.

Una ragazza incompresa che in passato è stata derisa e umiliata per il suo carattere introverso. La sua insicurezza, i suoi modi gentili e la sua grazia hanno catturato l’attenzione di Jonathan, un uomo sensibile che ha avuto l’accortezza di apprezzarla nella sua semplicità.  

Come si legge nella sinossi, Annika non ama socializzare e in varie occasioni si ritrova a combattere con se stessa. Ha paura di sbagliare e di rapportarsi con gli altri. Jonathansarà l’unica persona della sua vita che sarà in grado di entrare nel suo mondo. Annika è una ragazza trasparente e sincera, incapace di ingannare e di disprezzare.

“Come potevo fargli capire che ero perlopiù invisibile agli altri? Gran parte dei membri del club mi aveva da tempo etichettato come una ragazza timida e un po’ strana, e non avevano tutti i torti.”

A questo punto mi chiedo… Perché le persone buone, amabili, affettuose, gentili e oneste vengono considerate “strane”? Personalmente me lo sono chiesta da sempre. Molto spesso gli individui sensibili sono spesso vittime di pregiudizi, ma perché?

“Mi è venuta voglia di piangere. Ma poi mi sono ricordata che nessuno può farmi sentire inferiore senza il mio consenso.” “Te l’ha detto Janice?” “Eleanor Roosevelt.”

L’autrice tratta l’argomento in modo molto delicato, con discrezione, entrando in punta dei piedi.

Vi è nel libro una particolare cura nei dettagli, nella descrizione dei personaggi e delle situazioni,nelle quali essi si trovano coinvolti. La scrittrice accompagna il lettore a piccoli passi “Nel mondo di Annika”, facendogli scoprire e apprezzare le sue doti.

Grande pathos, dunque,  che si intensifica in maggior misura alla fine del libro.

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11 domande a Manuela Moschin autrice di Alessandria today, dai lettori del blog, a cura di Pier Carlo Lava

11 domande a Manuela Moschin dai lettori di Alessandria today

di Pier Carlo Lava

Alessandria today: Manuela ciao, tu sei anche autrice su Alessandria today, dopo la pubblicazione della tua biografia e i numerosi post con i quali hai saputo farti apprezzare dai nostri lettori sono doppiamente lieto farti anche un’intervista, ci vuoi raccontare dove sei nata, chi sei, cosa fai nella vita oltre a scrivere e qualcosa della città dove vivi?

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Buongiorno a tutti, ringrazio la redazione di Alessandria today per avermi ospitata nel vostro prezioso Blog. Complimenti per le domande mirate e originali. È stato davvero piacevole partecipare all’intervista.

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Inizio raccontandovi che sono nata a Mestre, in provincia di Venezia, da genitori veneziani, ma vivo e lavoro a San Donà di Piave (Ve). Sebbene io sia appassionata di arte, la mia attività lavorativa si allontana molto dall’amore per tutto ciò sia inerente alla cultura artistica. Lavoro nell’ambito dell’amministrazione pubblica in un’Azienda Ospedaliera, assieme a un gruppo di colleghi molto affabili e competenti. Prima di esercitare la professione di impiegata sono stata educatrice d’infanzia. Fin da ragazza ho sempre avuto una particolare attenzione nei confronti della psicologia del bambino. Ho letto molti volumi a riguardo. Infatti, prima di laurearmi in storia dell’arte ho sostenuto diversi esami in ambito pedagogico. Adoravo stare in contatto con i bambini, ottenendo molte soddisfazioni. Ricordo con nostalgia le ore trascorse con i più piccoli. A volte li incontro per strada ormai cresciuti ed è proprio in questi momenti che mi commuovo.

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Oltre a gestire il blog e il gruppo Facebook “L’arte raccontata nei libri” leggo moltissimo, non seguo mai i programmi televisivi. Questo molto spesso mi penalizza un po’ perché a volte mi scopro ignara rispetto ad alcuni argomenti trattati in tivù. La passione per la lettura mi travolge davvero tanto, amo tutta la letteratura e i generi che prediligo sono molti. Spero non averne dimenticato qualcuno indicando i libri di narrativa, i romanzi storici, i thriller, i thriller storici, i noir, i saggi, i gialli, le biografie romanzate, i classici e naturalmente tutti i volumi dedicati all’arte.

Sono molto attratta dalla filosofia indiana e precisamente dall’induismo e dal buddhismo. Dedico, quindi,  le mie letture anche a questi temi. Ho avuto sin da giovane una particolare sensibilità che mi ha facilitata a vivere esperienze singolari. Lo yoga e la meditazione ormai per me sono indispensabili. Continua a leggere “11 domande a Manuela Moschin autrice di Alessandria today, dai lettori del blog, a cura di Pier Carlo Lava”

SEGNALAZIONE MOSTRA DEDICATA A BEATO ANGELICO E AL RINASCIMENTO FIORENTINO AL MUSEO DEL PRADO A MADRID

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Museo del Prado Madrid mostra intitolata “Fra Angelico y el origen del Renacimiento florentino” (Foto tratta dal sito Sky Arte)

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Beato Angelico “Annunciazione” dopo il restauro (Foto tratta dal sito ArteMagazine)

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Beato Angelico “Annunciazione” (entro il 1435) tempera su tavola cm. 154×194 Museo del Prado Madrid
A cura di Manuela Moschin
Carissimi per chi avesse occasione di andare in vacanza a Madrid segnalo che il Museo del Prado ha dedicato una mostra a Beato Angelico (Giovanni da Fiesole al secolo Guido di Pietro) e al Rinascimento fiorentino. 
La mostra intitolata Fra Angelico y el origen del Renacimiento florentino è visitabile fino al 15 settembre. L’esposizione è incentrata sull’Annunciazione che, grazie alla collaborazione di Friends of Florence e dell’American Friends of the Prado Museum, è stata da poco sottoposta a un restauro condotto da Almudena Sanchez Martin. L’opera ha così acquisito brillantezza e colore attraverso un’accurata pulizia, oltre che a un intervento al supporto dell’opera.
La mostra, curata da Carl Brandon Strehlke riguarda il Rinascimento fiorentino dal 1420 e 1430. Oltre all’Annunciazione si possono ammirare anche la “Madonna della melagrana” e il “Funerale di Sant’Antonio Abate”. 

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Segnalazione: uscita Thriller Storico “L’ultimo Affresco” di Ugo Nasi

A cura di Manuela Moschin

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Sono lieta di annunciare che è appena uscito il thriller storico “L’ultimo affresco” di Ugo Nasi. In passato, avendo letto altri libri dell’autore, ho avuto modo di constatare la sua abilità narrativa. Sono certa che sarà un successo. Ugo, essendo appassionato di storia medievale e di misteri antichi,  dedica ai suoi romanzi uno studio  intenso e una ricerca approfondita.

Alla fine della sinossi troverete il video trailer.

Sinossi

Un bimbo, figlio di una principessa celtica ridotta in schiavitù sotto l’impero di Nerone incontra un profeta cartaginese che gli chiede di disegnare su di una tavoletta di argilla la raffigurazione di alcune stelle. Nel 1859 un Cardinale di Aosta viene chiamato a visionare una chiesa ove a causa di uno smottamento del terreno è emersa  quasi dal nulla una cripta sconosciuta. All’interno viene trovato un affresco enigmatico ed i resti di alcuni uomini medievali dai capelli rossi. Nello stesso luogo viene rinvenuta una lapide in pietra su cui è incisa una misteriosa iscrizione in latino: SATOR AREPO TENET OPERA NOSTRA. Qual è il significato di questa frase? E perché una principessa longobarda del VII secolo cercò di interpretarne il senso esoterico? Alcune morti sospette, le cui vittime sono legate tra loro dalla partecipazione ad una spedizione archeologica, spingono la protagonista ed uno storico americano ad indagare su questi fatti scoprendo un’inquietante verità.

Nel 1859 lo smottamento della parete di una chiesa sconsacrata diede alla luce un misterioso dipinto ed un’enigmatica frase incisa sulla pietra.

Ugo Nasi è un avvocato di Milano appassionato di storia medievale e di misteri antichi legati a quel periodo. Attualmente vive in Maremma. Prima de L’ultimo Affresco, ha scritto Le Pagine Perdute e Arcana Rubris appartenenti alla trilogia dei romanzi del mistero.

L’autore è presente su Facebook.

L’ULTIMO AFFRESCO è un Thriller Storico. Su AMAZON e La Feltrinelli. Anche in e-book

Qui il Video Trailer L’ultimo Affresco di Ugo Nasi

 

Diego Velazquez e “Las Meninas”

A cura di Manuela Moschin

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“Simboli e Segreti” i significati nascosti nei grandi dipinti Testi di Paul Crenshaw con Rebecca Tucker e Alexandra Bonfante-Warren.

“L’infanta Margherita accudita dalle damigelle d’onore da cui il quadro prende il nome, volge lo sguardo sui genitori, pubblico a cui il dipinto è destinato. All’epoca lei era l’unica erede al trono. Una sorellastra maggiore era stata costretta a rinunciare al diritto di successione, ma il trono alla fine andò a suo fratello minore Carlos”.

Nel volume “Simboli e Segreti” si possono scoprire alcuni interessanti enigmi celati nei dipinti. In questo articolo porremo attenzione verso un’opera appartenente alla storia dell’arte barocca conservata nel Museo Del Prado di Madrid. Si tratta di un dipinto di grandi dimensioni (cm. 318X276) intitolato “Las Meninas” (damigella d’onore) (Fig. n° 1) eseguito da Diego Velazquez. Esso rappresenta una chiara testimonianza della vita di corte spagnola che si svolgeva nella Real Alcazar di Madrid del re Filippo IV e della regina Mariana. I coniugi furono rappresentati nello studio del pittore che nel dipinto si è autoritratto. (Fig. n° 2)

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Segnalazione: uscita di un nuovo romanzo di Massimiliano Scudeletti “L’ultimo rais di Favignana, Aiace alla spiaggia”.

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Vi informo che il 5 luglio è uscito un romanzo di Massimiliano Scudeletti intitolato L’ultimo rais di Favignana, Aiace alla spiaggia.” 

Narra la storia di Gioacchino Cataldo, ultimo rais di Favignana scomparso il 21 luglio 2018, torna a far parlare di sé e della tonnara di Favignana attraverso la penna di Scudeletti che ne traccia un ritratto di eroe. Non è banale parlare dell’ultimo rais, soprattutto in questo periodo in cui è accesa la polemica che ha coinvolto non soltanto Favignana ma l’intera penisola italiana.

All’interno del romanzo vi è un mémoire del giornalista Carlo Ottaviano che così definisce il lavoro di Scudeletti: «Queste pagine sono sì un romanzo della vita di un uomo non comune, ma anche la storia di una intera comunità nell’evolversi di più stagioni. Irripetibili e quindi prezioso documento».

Vi segnalo questo “prezioso documento”, affinché questa “preziosa tradizione” possa continuare a rimanere intatta e viva.

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Recensione di Manuela Moschin “L’isola che c’è” di I.R.Francesconi

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Link sito ThrillerNord: https://thrillernord.it/lisola-che-ce/

Sinossi. Alia è una giovane donna fuori dagli schemi. Ha paura del mondo, delle persone, degli incontri del futuro. Trapiantata assieme alla rumorosa famiglia in un nuovo Stato, ha perso la spontaneità dei gesti e la fiducia nel domani. Poi c’è Don affascinante altruista, colto,paziente e misterioso… Un incontro cambierà le loro vite per sempre…

Recensione

Sono vergine. Ho ventitré anni e sono vergine”.

È cosi che inizia questo libro alquanto toccante, che racconta la storia di Alia una ragazza inconsueta o per meglio dire riflessiva. Lei non si lascia andare. Qualche delusione amorosa e la mancanza del padre sono le probabili cause di una certa diffidenza nei confronti del sesso maschile. Alia ha paura. Ha il timore di soffrire e di essere abbandonata:

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Manuela Moschin intervista il Critico d’Arte e Storico dell’Arte Prof. Gerardo Pecci

Foto di Gerardo Pecci

Carissimi tutti, oggi ho il piacere di ospitare nel sito Alessandria Today ” il professor Gerardo Pecci, storico e critico d’arte che insegna storia dell’arte presso l’Istituto di Istruzione Superiore Statale “Perito- Levi” di Eboli, oltre a esercitare la professione di Giornalista pubblicista e di Ispettore Onorario del MiBAC per la Tutela e la Conservazione del Patrimonio Storico-Artistico della provincia di Salerno.
Vi consiglio vivamente di leggere l’intervista poiché contiene meravigliosi spunti di riflessione e svariati consigli di letture e non solo…
Per chi desiderasse segnarsi il titolo di qualche buon libro troverà interessanti suggerimenti.
Vi assicuro che rimarrete affascinati dalle parole del professore che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente. E’ una persona alquanto competente e splendida che, attraverso la sua grande passione per l’arte,  ha avuto la capacità di suscitare in me grandi emozioni. Pensate che ho visitato con lui le Gallerie dell’Accademia  e la Scuola Grande di San Rocco a Venezia. Vi posso dire che, da quel momento,  ogni volta che mi reco in quei splendidi luoghi ricordo la sua maestria nel descrivere e commentare i capolavori veneziani. Grazie Gerardo.
Ora iniziamo l’intervista:
Benvenuto Gerardo, sono lieta di poterti intervistare, ti ringrazio per aver accettato la mia richiesta, è davvero un piacere e un onore poter dialogare con te. Sei una persona dotata di una grande esperienza e passione nel campo storico/artistico, sono proprio curiosa di conoscerti più approfonditamente.
– Come Storico dell’Arte e Critico d’Arte sei dotato di un significativo percorso professionale. Ci sono particolari eventi che hanno inciso nella tua carriera? 

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Manuela Moschin intervista lo scrittore Andrea Del Castello

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Intervista:

Ciao Andrea, ti ringrazio di cuore per aver accolto la mia richiesta. E’ un grande onore per me poterti intervistare. “La voce della morte” non è un semplice thriller, ma è molto di più. È un libro che intitolerei “Lezioni di vita” perché lancia dei messaggi profondi nei confronti dei peggiori mali che stanno imperversando il mondo.
Ma prima di parlare del tuo libro ti pongo alcune domande per scoprire in quale modo hai raggiunto la tua carriera di scrittore:
– Quando hai cominciato a scrivere? Cosa scrivevi all’inizio? 

Per diletto e per passione la scrittura ha accompagnato da sempre le varie fasi della mia vita. Una svolta importante è arrivata con gli studi universitari, perché ho cominciato a scrivere con un fine professionale. La laurea in Conservazione dei beni culturali con indirizzo musicologico mi ha portato ad approfondire gli studi umanistici, poi confluiti nella pubblicazione di due libri interdisciplinari e vari articoli. Invece da qualche anno a questa parte mi sono concentrato sugli studi letterari e le tecniche narrative. Così nel 2017 ho pubblicato “Come si scrive un thriller di successo” e l’anno scorso ho esordito come autore di thriller.

– A quale genere letterario appartengono i libri che leggi o che hai letto in passato? 

Leggo di tutto. Il modo migliore per essere uno scrittore preparato è conoscere quanti più generi e autori sia umanamente possibile. Nelle mie pubblicazioni di saggistica puoi trovare riferimenti a Flaiano, Apollinaire, Shakespeare, Manzoni, Stoker, Amis, come pure a Raymond Chandler e ad Agatha Christie. Insomma, spazio dai grandi classici alla poesia fino alla narrativa contemporanea. Per fare un esempio recente, ho curato una raccolta di racconti di tredici autori diversi con cui abbiamo rivisitato in chiave moderna i miti delle “Metamorfosi” del poeta latino Ovidio. Uscirà a luglio con il titolo “Miti e delitti”. Sembra strano per un autore di thriller, ma amo perfino la letteratura latina e la contaminazione tra generi anche all’apparenza disparati. Il problema è trovare il tempo necessario per leggere quanto vorrei.

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Recensione del Thriller “La Voce della Morte” di Andrea del Castello

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A cura di Manuela Moschin

“La voce della morte” non è un semplice thriller, ma è molto di più. È un libro che intitolerei “Lezioni di vita” perché lancia dei messaggi profondi nei confronti dei peggiori mali che stanno imperversando il mondo.
Non vi parlerò della trama, ma al termine dell’intervista troverete la sinossi. Vorrei soltanto esprimere le emozioni e le sensazioni che ho provato durante la lettura.
In primo luogo sono rimasta affascinata dai dialoghi. Andrea è riuscito a commuovermi e a divertirmi. Credo che per uno scrittore non sia semplice ricercare le battute adatte a far rallegrare il lettore e nello stesso tempo indurlo alla riflessione profonda.
Incomprensioni familiari, vizi, disperazione, dolore, paura, rassegnazione, amore per il prossimo, amicizia, senso di giustizia, l’amore per la famiglia, tradimento, sono stati trattati con grande perizia.
La narrazione è chiara e precisa. Gesti e azioni dei personaggi mi hanno fatto vivere la scena riuscendo a farmi immedesimare nelle situazioni.
I personaggi sono talmente ben delineati che alla fine del racconto ne senti la mancanza. La figura che ho preferito è quella del commissario Cani, che apparentemente si presenta come una persona insensibile e scorbutica, ma che in realtà ha dimostrato di possedere doti preziose.
Le circostanze della vita hanno indurito il suo cuore, ma nel profondo della sua anima rimane una persona pacata che di fronte ai dilemmi da risolvere si sofferma a riflettere:

“Invece Giorgio Cani era fuori a fumare. E a riflettere. I raggi del sole tornati a splendere dopo la nebbia uggiosa dei giorni precedenti gli fecero fare una strana smorfia di sofferenza. Si mise spalle al sole e tirò forte dalla sigaretta che teneva tra indice e medio con il pugno semichiuso. Guardò il cielo azzurro, di un colore così intenso che solo la stagione fredda poteva colorare.”

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Un’opera d’arte può essere più misteriosa di un thriller? “Misteri ed Enigmi – Nell’archeologia e nell’arte” di Claudio Saporetti – Edito da La Lepre Edizioni.

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A cura di Manuela Moschin

Sulla quarta di copertina del saggio di Claudio Saporetti si trova un quesito piuttosto accattivante: Un’opera d’arte può essere più misteriosa di un thriller?”. 

Vediamo perché:
E’ uscito da poco un saggio che racchiude in un unico volume l’analisi di una serie di opere d’arte trattate dall’assirologo, archeologo e storico dell’arte Claudio Saporetti, oltre che direttore della nota rivista Geo-Archeologia. Il volume rappresenta uno straordinario viaggio all’interno delle opere, dove l’autore si concentra esaminando alcuni misteri appartenenti sia all’ambito archeologico e sia a quello artistico.
La particolarità di questo libro è che l’autore non si sofferma ad analizzare i capolavori soltanto da un unico punto di vista ma ne coglie le svariate sfaccettature. La partecipazione attiva da parte del lettore e la condivisione di ipotesi, pensieri, riflessioni e analisi proposte dallo scrittore sono il fiore all’occhiello di quest’opera.
E’ estremamente utile perché stimola a interrogarsi sulla natura delle opere, immergendo il lettore all’interno di un museo virtuale.

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Paul Gauguin “”Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” 1897 olio su tela cm.139×374.5 Museum of Fine Arts, Boston

Paul Gauguin “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” 1897 olio su tela cm.139×374.5 Museum of Fine Arts, Boston

Ma che cos’è un’opera d’arte? L’artista cosa desiderò simboleggiare? Osservando ad esempio, il celebre dipinto di Paul Gauguin intitolato “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”, ci chiediamo a cosa stava pensando l’artista quando lo dipinse, oppure cosa ha voluto simboleggiare? Perché ha dipinto un bambino sdraiato sulla schiena? Qual è il significato di quella signora anziana accovacciata? A cosa allude il titolo del dipinto? Questi e molti altri enigmi vengono analizzati dall’autore, entrando in punta dei piedi, perché la sua è una ricerca meditata che considera anche le tesi dei grandi studiosi del passato.

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Manuela Moschin e L’Arte Raccontata nei Libri

Il giornalista e scrittore Roberto Ritondale intervista Manuela Moschin Link Youtube 

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Questo articolo ha lo scopo di presentarmi e di farvi conoscere il mio Blog e i miei Gruppi Facebook. Chissà magari tra voi c’è qualcuno che è appassionato di arte e di libri. Mi chiamo Manuela Moschin abito in provincia di Venezia e lavoro in un’Azienda Ospedaliera nell’ambito dell’amministrazione pubblica. Prima ancora sono stata per dieci anni educatrice in una scuola per l’infanzia. Sono sempre stata attratta dalle opere d’arte e per questo mi sono laureata presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia in Storia dell’Arte – Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali.

Dalla passione per l’arte sono nati il  Blog L’arte Raccontata nei Libri (per entrare clicca il link) e il gruppo Facebook  “L’Arte Raccontata nei Libri” (per entrare clicca il link) che mi hanno dato e mi stanno dando moltissime soddisfazioni. Ho avuto l’opportunità di conoscere lettori, scrittori, editori, blogger e artisti, persone davvero splendide con alcune delle quali ho stretto una grande amicizia. Questa attività è diventata indispensabile per me. L’arte e la letteratura hanno la capacità di infondere un senso di serenità e di gioia che sono indescrivibili. I miei articoli sono composti da una recensione e da un approfondimento delle opere d’arte menzionate dagli autori, riportando una citazione tratta dal loro libro. L’arte e la letteratura si fondono perciò in un connubio perfetto. Un binomio, dunque, attinente alla coesistenza della cultura letteraria e di quella artistica. L’idea ha origine dalla lettura di qualsiasi testo (Romanzi storici, Saggi, Cataloghi di mostre, Biografie…) che contenga riferimenti al patrimonio artistico.

 

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Recensione al Romanzo “Il sole tra le mani” e intervista all’autore Roberto Ritondale

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A cura di Manuela Moschin

Recensione: 

Questo libro è un fiume in piena dopo un lungo acquazzone dal quale straripano e si liberano le emozioni. Quando iniziai a leggerlo sorridevo alle battute ironiche che rilevai in qualche passaggio, inconsapevole di ciò che avrei incontrato nelle pagine successive. Gradualmente, procedendo nella lettura, rimasi ammaliata dalla profondità dei messaggi intrinseci. Il romanzo narra la storia di un uomo privo di emozioni, che la vita gli ha sottratto, a seguito di alcune vicende drammatiche accadutegli sin dall’infanzia. Il protagonista si comporta in modo inconsueto, appare fuori di senno, ma ha le sue ragioni…. Una trama assolutamente originale, studiata nei minimi particolari, che stimola a procedere nella lettura. È un libro che mi ha fatto ridere, emozionare, riflettere, stupire e piangere. Non nascondo che mi è scappata anche una lacrima. Il mio entusiasmo per questo romanzo è dovuto anche agli argomenti trattati che mi hanno toccata personalmente e che si susseguono in un sincronismo perfetto. Di questo non ne posso parlare direttamente, poiché rischierei di anticipare i temi del racconto. Il romanzo si può sintetizzare in una parola soltanto: AMORE. Con questo sottolineo che non si tratta di un romanzo d’amore, si intende, ma che, a parer mio, l’obiettivo dell’autore è proprio quello di evidenziare l’importanza dell’amore in tutte le sue sfaccettature. Ho avuto modo di conoscere Roberto, una persona umile che mi ha sorpresa per la sua semplicità, per un singolare altruismo e questo libro ne è la conferma. Una scrittura fluida e ricca di dialoghi meditativi che si sedimentano nell’animo. Il libro mi ricorda, in qualche passo, un classico della letteratura intitolato “Il povero Piero” di Achille Campanile, il quale, attraverso una raffinata comicità, ironizza sul tema della morte. Ritondale tratta anche un episodio accaduto realmente qualche anno fa e che ha tenuto in ansia milioni di persone. L’autore racchiude in questa piccola frase un grande insegnamento che, in finale, rappresenta lo scopo della nostra vita e nella quale solo il dolore ne è il veicolo. Non può esistere la felicità senza la sofferenza e l’amore verso il prossimo. L’amore innanzitutto.

Scrive Roberto:“Per essere felice dovevo solo riaprire le mie mani, tendere le braccia, amare e accogliere. E l’ho capito adesso, ora che c’è un disastro intorno a me. Non servono chiese se l’anima resta dentro un guscio. Il segreto, mi dico, sta tutto nell’aprirsi, donarsi agli altri. Nel farsi tempio riciclando il dolore”. 

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Egon Schiele una Pittura Tormentata

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Egon Schiele “L’Abbraccio” 1917. Museo Österreichische Galerie Belvedere di Vienna (Fig.1)
A cura di Manuela Moschin
Negli ultimi anni di vita dell’artista e precisamente nel 1917, mentre imperversava la guerra, Egon Schiele dipinse “L’Abbraccio” (Fig.1). Un’opera che da sempre mi affascina soprattutto per la commovente forza comunicativa rappresentata da un semplice abbraccio. Un consueto gesto affettivo che si converte in un’efficace e drammatica sintesi espressiva.
Nei due amanti, che si stanno stringendo appassionatamente, è racchiuso un intenso significato simbolico: la fragilità umana che di fronte alle atrocità si rassegna abbandonandosi teneramente.
Si percepisce chiaramente che non si tratta solamente di un normale atto di amore.
Senza dubbio Schiele, attraverso quest’opera, desiderò esprimere una situazione drammatica, contrassegnata da un malinconico erotismo. La tragicità del momento si avverte in ogni piccolo dettaglio. I muscoli tesi del braccio dell’uomo e la mano sinistra della donna sono solo alcuni dei segnali rappresentati dall’artista.
Un abbraccio sofferto, passionale, doloroso e carico di amore. Un ultimo straziante saluto che trascina l’osservatore in un amplesso angosciato, una sorta di fuga dagli orrori della guerra. Lo scorcio dall’alto ricorda i dipinti di Edgar Degas. In questo modo, lo spettatore si sente coinvolto in prima persona, immedesimandosi nella scena ne diventa protagonista .
L’opera è stata eseguita mediante contorni scuri e marcati, le pennellate sono nervose e le tonalità cupe. Le pieghe delle lenzuola, che emergono con un effetto dinamico, sono linee tormentate che fungono da sfondo di un amore consumato.
Egon Schiele (Tulln – Bassa Austria, 1890-1918) sebbene abbia avuto una vita breve, lasciò un segno profondo nella pittura europea del primo Novecento, diventando uno dei protagonisti della corrente espressionista austriaca. La sua produzione artistica fu notevole, egli realizzò in totale trecentoquaranta dipinti e duemilaottocento tra acquerelli e disegni.
Un articolo non è sufficiente per riuscire ad esprimere la grandezza del pittore.  E’ uno di quegli artisti che non si dimenticano.
Visitai a Vienna il “Leopold Museum” (Fig.2) inaugurato nel 2001, esso conserva opere di Egon Schiele, Gustav Klimt, Richard Gerstl e Oskar Kokoschka. Nel museo è custodita  la più importante collezione delle opere di Schiele. Ricordo, che ne rimasi molto colpita per l’introspezione psicologica e l’intensità espressiva manifestata sulle tele. Il suo disagio interiore traspare in modo così eclatante da rimanerne fortemente impressionati. Egli sfogava le sue inquietudini rappresentandole su un’immagine. Le sue opere non ci lasciano indifferenti, hanno la capacità di sconvolgere e commuovere.
Esse sono un libro aperto, un romanzo senza un lieto fine… si certamente, perché Schiele morì a soli 28 anni. E’ sufficiente osservarle soltanto un momento, per intuire quali paure, angosce, drammi abbia vissuto l’artista.
Per comprendere le sue opere è fondamentale conoscere alcuni passaggi che si sono rivelati incisivi nella sua vita. Nel 1905 a soli 15 anni, perse il padre, un episodio che influì molto negativamente nella sua psiche, avendo una grande ripercussione anche su tutta la sua pittura. Egon, inoltre, non ebbe un buon rapporto con la madre, la quale, non condivideva la carriera artistica del figlio.
In una serie di dipinti raffiguranti il tema madre-figlio, il pittore trasferì sulle tele le sue riflessioni in merito. Ne sono un esempio i dipinti intitolati  “Madre morta I” (Fig.3) e “Gestante e morte” (Fig.4), il suo è un alludere all’amore inesistente che Schiele attribuiva alla madre. Da alcune lettere tra la madre e il figlio si possono intuire chiaramente i conflitti vissuti nei loro rapporti.
La madre, addirittura,  maledisse Egon scrivendogli parole colme di rabbia:

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