La magnolia, di Marcello Comitini

Gionata Alfieri, Magnolia

Tra le mani tieni l’ultimo ramo giovane
che svettava in cima a una magnolia immensa
colma di fiori come volti profumati aperti all’ultimo
sole della primavera.
Di fianco al maestoso tronco
ruvido d’ anni rivedevi il volto di tua madre
che attendeva col sorriso gli ospiti graditi
come i voli delle rondini che tornano.
Sono saliti in alto come scoiattoli feroci
e scale e corde e un giorno intero
hanno ruggito i motori della sega
coprendo i gridi dell’allerta
il brivido di foglie che credevano
d’essere strappate dalle mille carezze del vento,
i tonfi sordi dei rami come corpi
staccati dalla vita.
Nella poca luce della sera
hanno reciso a filo dell’asfalto
il tronco infine cieco.

Ora è silenzio
e il ceppo e gli spezzoni a terra
stillano nel rosso del tramonto.
L’ombra s’addensa sino all’orizzonte
nello specchio impassibile del cielo.
Nei tuoi occhi lo spazio si fa oscuro
e il silenzio si distende come nuvola
discesa a soffocare l’incanto della sera.

Ancora in mano tieni il primo ramo
e le sue foglie che tremano di vita.

Non lasciarlo cadere. Dalla buia ferita
non odano
le tue radici almeno
il tonfo trionfante della morte.