Recensione di “Marina Bellezza” di Silvia Avallone, di Lia Tommi

di Lia Tommi, Alessandria

“Marina Bellezza” è il secondo romanzo di Silvia Avallone, edito da Rizzoli.

La storia è ambientata nel biellese, tra la pianura coi capannoni fatiscenti e i lanifici dismessi e abbandonati, e la montagna con i ruderi, le vecchie case in pietra disabitate e i servizi ridotti all’essenziale.

Protagonisti principali due ragazzi, di famiglie molto diverse, ma entrambi sostanzialmente soli: lui figlio dell’ex sindaco, ambizioso e freddo, che ha rinnegato le umili origini e si è “fatto da solo “, lei di una giovanissima ragazza rimasta precocemente incinta, fragile e insicura, e di un padre immaturo che non si adegua alla routine familiare e si perde tra casinò e belle donne.

Matura per lui la decisione di non studiare in vista di una brillante carriera , come il fratello,il prediletto Ermanno e di ritornare alle origini, alla vita di margaro del nonno, tra le montagne e i ritmi antichi delle stagioni.

Per lei , dotata di voce, capacità interpretativa e presenza splendidi, il sogno, il desiderio di rivalsa, è di diventare una star della musica, lasciare la valle e riconquistare affetto e attenzione dai genitori, grazie alla sua fama.

Il loro amore nasce da ragazzi, e tra lunghe pause e ritorni di passione infuocata, arriva fino a un matrimonio, contratto con la consapevolezza di non poter durare, perché è impossibile per Marina adeguarsi a quella vita isolata e piena di sacrifici. Ma è anche inutile essere famosa, se sei sola. Troppo sola.