LA PAROLA PIU’ BELLA, di Marino Moretti, recensione di Elvio Bombonato

LA PAROLA PIU’ BELLA. di Marino Moretti, recensione di Elvio Bombonato

Mamma. Nessuna parola è più bella.
La prima che si impara,
la prima che si capisce e che s’ama.
La prima di una lunga serie di parole
con cui s’è risposto alle infinite,
alle amorose, timorose domande
della maternità.
E anche se diventassimo vecchi,
come chiameremmo la mamma
più vecchia di noi?
Mamma.
Non c’è un altro nome.

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MARINO  MORETTI

Poeta crepuscolare, si occupò delle piccole cose (Pascoli) quotidiane (Poesie scritte col lapis: titolo programmatico), quelle che passano inosservate, eppure di esse è fatta la nostra vita. Strofa libera di 12 versi, perlopiù endecasillabi.  La parola chiave annunciata dal titolo è mamma. Iterazione anaforica dei versi iniziali (la prima…); rima interna in ossimoro (amorose/timorose), e climax (col precedente infinite); interrogativa tautologica, efficace nella sua semplicità“come chiameremmo la mamma? Mamma. ; poliptoto (vecchi/vecchia).

foto: Wikipedia

NONNA, di Marino Moretti

NONNA, di Marino Moretti

Nonna

Mia adorata nonna,
rifugio d’ogni colpa,
sei stata l’altra sponda
ove sempre s’infrangea
la giovane, bizzosa onda
Quante volte son finito
tra le tue braccia,
per fuggir della mamma
il severo sguardo,
o perché triste
per non averla accanto
Ogni volta che mancava
eri tu la persona più cara,
il babbo la guida,
tu eri la mia amica
Poi un giorno sei sparita,
è rimasta una ferita
nel cuore mai guarita