Recensione “Dodici rose a Settembre” di Maurizio De Giovanni a cura di Manuela Moschin

 

Recensione “Dodici rose a Settembre” di Maurizio De Giovanni

A cura di Manuela Moschin

Recensione scritta per Thrillernord – Associazione Culturale:  http://thrillernord.it/dodici-rose-a-settembre/

Dopo l’esordio avvenuto in alcuni racconti, editi sempre da Sellerio, ritorna questa volta in veste di protagonista di un romanzo, Gelsomina Settembre detta Mina, un’assistente sociale di quarant’anni, dal temperamento forte e determinato, che svolge la sua professione in un consultorio familiare nei Quartieri Spagnoli di Napoli.

Lei, schietta e caparbia, non si lascia abbindolare dai malavitosi che minacciano la città e nel tentativo di alleviare i drammi sociali dimostra di essere una donna di grande coraggio e sensibilità. In queste particolari circostanze De Giovanni è bravo a far percepire il dolore e il disagio che incombe nel quartiere.

Sono comunque tanti i personaggi che emergono in grande stile dalla penna di De Giovanni.

Cito ad esempio il Trapanese Rudy, ossia il portiere dell’edificio che si crede uguale a Rodolfo Valentino e che si infiamma alla vista della super dotata Mina, e poi il ginecologo Domenico Gammardella (Mimmo) dalla personalità mite e riservata, che collabora con l’assistente sociale per risolvere un caso piuttosto delicato, nel quale risultano coinvolte una madre e la figlia minore.

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Dodici rose a settembre, di Maurizio De Giovanni

Dodici rose a settembre, di Maurizio De Giovanni

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Descrizione

Gelsomina – detta Mina – Settembre è una borghese napoletana in «trasferta» nei Quartieri Spagnoli; in possesso di una non comune sensibilità sociale, determinata a proteggere i deboli dalle prevaricazioni, anche a dispetto delle regole, Mina è guardata con sospetto dove lavora, perché è pur sempre una «signora».

Le sue contraddizioni sembrano riflettersi sul suo corpo; 42 anni ben portati, aggraziata, ma con un fisico prosperoso che non accetta e che cerca di nascondere con maglioni sformati che le attirano pesanti reprimende dall’acida madre, con cui è tornata ad abitare suo malgrado dopo la separazione, e non la preservano dalle volgari attenzioni di Rudy, portinaio anziano ma tutt’altro che rassegnato all’età.

Anche la sua vita sentimentale è una contraddizione vivente, sospesa com’è tra Claudio, ex marito magistrato, protettivo e un po’ grigio, ancora innamorato di lei, e Domenico, ginecologo imbranato e inconsapevole che lavora nel suo stesso consultorio.

In uno strano mese di settembre in una Napoli luminosa e disperata Mina è alle prese con una penosa situazione di degrado sociale, innocenti da sottrarre alla prevaricazione di un delinquente protetto dalla solita falla legislativa; e una tempesta sentimentale da fronteggiare, con il bel Domenico che non si decide a corteggiarla e la madre, determinata a renderle la vita un vero inferno.

Nel frattempo l’ex marito magistrato porta avanti con assoluta riservatezza un’indagine sull’Assassino delle Rose, un pazzo che ammazza gente senza un criterio dopo avergli fatto trovare in casa o sul posto di lavoro una rosa. Quello che Claudio non sa è che anche Mina riceve ogni giorno una rosa. Rossa, come il sangue.

Sara al tramonto di Maurizio De Giovanni, recensione di Cristina Saracano

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Sara è una donna anonima, ma bellissima, con un passato complesso e segreto che nasconde attraverso i suoi capelli che ingrigiscono senza far nulla, i suoi vestiti informi, fatti apposta per passare inosservata, i suoi silenzi e lo sguardo serio, ma Sara è molto di più.

Sara è ex poliziotta, ex mamma, un termine che non si dovrebbe nemmeno pensare, eppure lei ha abbandonato un figlio bambino per inseguire un grande amore, infischiandosene di tutto, ha vissuto una storia con quest’uomo, intensa, unica e irripetibile, e ora che lui se ne è andato, rimane ogni momento della sua vita nei suoi pensieri, ogni ricordo è un macigno duro da reggere,  proprio perchè la felicità pareva cucita addosso a loro due, su misura. E adesso, infatti, a Sara questa felicità non sta più bene, le notti sognanti hanno lasciato il posto a un sonno pilotato da gocce dannose e anche un po’ inutili.

Il tentativo di riabbracciare il figlio, ormai uomo e, presto, padre, è svanito anch’esso. La vita con Sara sa essere molto crudele. Ma lei non si arrende, mai.

Un’amica ed ex collega la convince a occuparsi di un caso di omicidio di un facoltoso quanto antipatico uomo della Napoli bene, Sara, rispolverando le sue ottime doti investigative e la capacità di leggere il labiale altrui, non si tira indietro, offrendosi in aiuto a un goffo commissario e coinvolgendo la compagna di suo figlio, che si dimostra abilissima nonostante il pancione che custodisce il futuro nipotino di Sara. Continua a leggere “Sara al tramonto di Maurizio De Giovanni, recensione di Cristina Saracano”

Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi

Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi

di Maurizio De Giovanni

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Descrizione

Tutto il dolore del mondo, è questo che la vita ha riservato a Ricciardi. Almeno fino a un anno fa. Poi, a dispetto del buonsenso e delle paure, un pezzo di felicità lo ha preso al volo pure lui. Solo che il destino non prevede sconti per chi è condannato dalla nascita a dare compassione ricevendo in cambio sofferenza, e non è dunque su un omicidio qualsiasi che il commissario si trova a indagare nel torrido luglio del 1934.

Il morto è l’uomo che per poco non gli ha tolto la speranza di un futuro; il principale sospettato, una donna che lo ha desiderato, e lo desidera ancora, con passione inesauribile. Così, prima di scoprire in modo definitivo se davanti a sé, ad attenderlo, c’è una notte perenne o se ogni giorno arriverà l’alba con le sue promesse, deve ancora una volta, più che mai, affrontare il male. E tentare di ricomporre, per quanto è possibile, ciò che altri hanno spezzato. Con un colpo di scena struggente il commissario Ricciardi chiude il suo ciclo.

Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi, di Maurizio De Giovanni

Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi, di Maurizio De Giovanni

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il pianto

Descrizione

Tutto il dolore del mondo, è questo che la vita ha riservato a Ricciardi. Almeno fino a un anno fa. Poi, a dispetto del buonsenso e delle paure, un pezzo di felicità lo ha preso al volo pure lui.

Solo che il destino non prevede sconti per chi è condannato dalla nascita a dare compassione ricevendo in cambio sofferenza, e non è dunque su un omicidio qualsiasi che il commissario si trova a indagare nel torrido luglio del 1934.

Il morto è l’uomo che per poco non gli ha tolto la speranza di un futuro; il principale sospettato, una donna che lo ha desiderato, e lo desidera ancora, con passione inesauribile. Così, prima di scoprire in modo definitivo se davanti a sé, ad attenderlo, c’è una notte perenne o se ogni giorno arriverà l’alba con le sue promesse, deve ancora una volta, più che mai, affrontare il male. E tentare di ricomporre, per quanto è possibile, ciò che altri hanno spezzato. Con un colpo di scena struggente il commissario Ricciardi chiude il suo ciclo.