Racconti: Ho preferito strappare pagine all esistenza, di Mirco Gabriel Corbellin

Racconti: Ho preferito strappare pagine all esistenza, di Mirco Gabriel Corbellin

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Non ho mai pubblicato libri, avrei forse anche potuto.
Ho preferito strappare pagine all esistenza.
E leggermi dentro disegnando favole e verità con l anima dell inchiostro.
Non ho mai partecipato a concorsi,
Detesto le competizioni artistiche.
.ho già vinto il mio contorto premio ogni volta che mi faccio male e scrivo sinceramente.
Un po di me viaggia senza confini alle appendici dell universo.
Ho creato e distrutto, gettato in mare e poi al vento
Costruito altari senza religione.
Andato ovunque anche senza una ragione.
Plasmato l argilla della passione con la cecità di una morbida illusione
Sono caduto poi in un letargo creativo. Che mi ha visto per tanti anni senza riuscire a comporre una sola frase.
Eppure vibbro di emozione, quando rincorro il cielo come uno stupido aquilone.
In questa bolgia di profeti e guerrieri del calamaio sono solo un intruso, una meteora che presto scomparirà nelle fauci del cosmo.
Intanto , mentre ogni situazione rotola da sé, giù dalla collina,
Mi ritrovo nudo ed osceno in una lirica, assurda respinta dallo specchio spocchioso dei veri poeti

A mie spese ho imparato, che a guardare con lenti rosa. Non si inventa nessuna prosa.
La salita è terminata, inizia una sensuale e pericolosa discesa.
Da sempre vado controvento.
Per inseguire un ideale
Che sta ad un palmo dallo sguardo,
Ed a mille miglia dai miei irriverenti passi.
Mi tengo la sensibilità, la cui forza annienta qualunque mediocre superficialità.
Mirco Gabriel Corbellin

dalla pagina facebook: racconti brevi – collana: Le cose che pensano

Racconti: Lungo le rive del tempo, di Mirco Gabriel Corbellin

Racconti: Lungo le rive del tempo, di Mirco Gabriel Corbellin

Mirco

La nebbia di marzo, la foschia del giorno che nuovo dipinge l identico.
Stesso sole nel finto mezzogiorno che splende tra nubi di plastica e l inedito smog che funge da cornice.
Mentre tutto evapora, si scioglie, come gas tossico, come acido devastante.
Alla piazza dei miracoli, il vuoto è inquietante, le campane mute come pesci che annegano nella sabbia.
Poi le acque si rompono, le terre si dividono, ed i mondi quasi si sfiorano, in questo caos cosmico, in questo sospiro anemico, riguardi la foto e non provi più l eguale emozione di tre eternità fa’…./
Sotterrò gli anni, tu roviisti tra le siepi dei ricordi, io mi faccio cespuglio in una foresta di serpenti e lupi
Dividiamo i mesi, ancor illesi, coi pugni offesi, e dal fato contesi.
Figli di un destino malato,
Foglie d argento partorite da un cielo stellato
Perché chi dall alto trama, mai trema se dal basso straripa il fiume osceno che emula una piena.
Soffiano gli aliti da direzioni opposte,
Segnano le indifferenze , come carenze che l affetto reclama.
Stagioni che sono la somma di settimane,
Botti di vino bevute, e notti di paglia sfuggite al fuoco.
Laviamo la coscienza.e siamo maestri a farlo con candida incoscienza.
Come ladri di un singolo giorno
Che nessuna ottusa libertà ci restituirà’….
Prigionieri di un involucro,
Schiavi carnali,
Terreni viandanti.

Lungo le rive del tempo.
Lentamente caliamo la rete, e attendiamo le minuscole ore della gioia.
Pur di placare l incolto lamento che geme dentro, per ogni secondo che si allontana dalla nostra identità.
Mirco Gabriel Corbellin.

dalla pagina facebook: racconti brevi – collana: Le cose che pensano