INTERVISTA A GASTONE DI PAOLA: cantante lirico, baritono di fama internazionale (a cura di Izabella Teresa Kostka).

INTERVISTA A GASTONE DI PAOLA: cantante lirico, baritono di fama internazionale (a cura di Izabella Teresa Kostka).

1. I.T.K.: Benvenuto Gastone, è un immenso piacere poter parlare con Lei. Ho avuto la possibilità di ammirare la Sua possente voce a Milano, durante un recital lirico tenutosi presso Palazzo Cusani nel 2017, rimanendo affascinata dall’intensità dell’interpretazione e dalla Sua grande personalità artistica. Ormai Lei regna sui palcoscenici nazionali ed internazionali da anni, ottenendo ovunque grandi plausi, meritati successi e tanto amore del pubblico. Qual è stato il percorso che ha condotto i suoi passi verso le rive del canto lirico? Come è approdato a questo non facile ma tanto affascinante mondo? Si ricorda ancora il suo debutto?

G.D.P.: Intanto grazie a lei per la cordiale ospitalità e per i complimenti.
Il mio percorso artistico inizia da lontano. Già da adolescente il mio mondo fu pervaso di musica avendo fondato delle rock band di cui ero naturalmente il cantante. Durante un concerto nel pubblico era presente una corista della Scala che alla fine dell’esibizione mi disse, che la mia voce sarebbe stata eccellente per il canto lirico. Così terminati i sogni di gloria del fanciullo e incoraggiato da quella che sarebbe poi diventata mia moglie, iniziai lo studio della lirica ed eccoci qua. Naturalmente ricordo perfettamente il mio debutto. Anzi i miei debutti. Infatti ci sono stati due inizi nella mia carriera. Il primo come voce di bassobaritono, perché la mia prima insegnante pensava che fosse quella la mia tessitura e debuttai nel “Don Giovanni” mozartiano poi, dopo una serie di ruoli tipici del bassobaritono, venni sentito da un grande baritono che mi suggerì il cambio di corda. Fu così che debuttai nella “Boheme” come Marcello. Un ruolo che adoro e che mi diverte tantissimo fare.

2. I.T.K.: È considerato uno dei più incisivi e possenti baritoni verdiani di oggi, ma nel Suo ricco repertorio troviamo tutti i più bei personaggi lirici che si possa immaginare. Il suo talento e la sua voce permettono di spaziare con disinvoltura tra Madama Butterfly, Cavalleria, Boheme, Traviata, Trovatore e molti altri. Quale personaggio Le è più caro? In quale ruolo si identifica di più? E, al contrario, qual è per Lei quello più ostile e difficile da interpretare?

G.D.P.: Personalmente ho adorato tutti i personaggi che ho cantato. Nel recitar cantando ci sono due tipi di difficoltà. Quella tecnica e quella scenica. Per quanto riguarda la prima sono tutti ugualmente complessi, anche se alcuni sono certamente più stancanti, perché canti di più. Rigoletto ad esempio è più stancante di Traviata. Poi c’è la scena e qui le cose si fanno dure perché i personaggi devono essere credibili e sicuramente uno dei più complessi è Scarpia dalla Tosca. È un personaggio incredibile. Perfido ma strisciante. Lascivo ma nobile. Iracondo ma con cambi di umore repentini. Un vero caleidoscopio di stati d’animo. Quello che invece non amo moltissimo è Tonio dei Pagliacci, a parte naturalmente “il prologo” che è una romanza stupenda. Naturalmente adoro tutti i ruoli verdiani. Verdi ha scritto per il Baritono pagine di musica memorabili. Comunque il ruolo più ostico è sicuramente quello che non ho ancora cantato. Per noi cantanti lirici ogni nuovo ruolo è un debutto con tutte le insidie e le ansie che ne derivano.

3. I.T.K.: Ha conseguito una ricca formazione professionale, è ricercato e invitato a esibirsi nei più prestigiosi teatri nazionali e internazionali tra l’Italia, la Francia, la Cina, la Germania, la Spagna e non solo. Ha notato qualche significante differenza tra il rapporto con l’arte classica e la società in questi Paesi? Come ben sappiamo in Italia, considerata giustamente “la culla del Bel Canto”, il settore dell’arte e gli artisti stessi incontrano numerose difficoltà e, con grande dolore, tanti palcoscenici teatrali affrontano vere battaglie per la sopravvivenza. Qual è la realtà artistica all’estero? Si sente più appagato e soddisfatto oltre frontiera?

G.D.P.: Io amo visceralmente il mio paese e ogni volta che leggo di un teatro che chiude o di una orchestra in difficoltà è una sofferenza. Francamente non so perché, ma all’estero le cose sembrano andare meglio. Temo che il problema risieda alla radice. In Italia non si crede nella cultura. Non è una analisi politica ma un dato di fatto. Nelle elementari non si insegna musica e qualche iniziativa in senso musicale è frutto solo della passione e della intraprendenza delle maestre. Alle medie è anche peggio e l’ora di musica è patetica e ancora affidata al flauto dolce. Se non si parte dalle nuove generazioni temo che continueremo a vedere teatri che chiudono e orchestre in difficoltà. Ogni volta che posso faccio spettacoli per i bimbi e rimango sempre affascinato dalle facce di stupore, dalla fame di informazioni e dalla quantità di domande che mi porgono i fanciulli.

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Artisti “Verseggiatori”: Corrado Coccia (cantautore, pianista)

(by I.T.K.)
Con grande piacere presento oggi il nostro prossimo OSPITE SPECIALE da ammirare in tutta la sua bravura, insieme alla talentuosa e carismatica poetessa sarda Maria Teresa Tedde, durante la 22° serata nell’ambito del programma ciclico itinerante “Verseggiando sotto gli astri…” dal titolo “IL CORAGGIO DI RIBELLARSI”, previsto per il 26 gennaio 2019 alle ore 17.00 presso il prestigioso ATELIER SPAZIO GALLERIA dell’architetto Giovanni Ronzoni a LISSONE.

CORRADO COCCIA milanese, nato nel maggio del 1971, ama definirsi “un cantautore surreale”. Ama i bambini, i maghi e le fate! Tra la sua musica preferita: i cantautori italiani (ma non tutti…), la musica classica e Kurt Weill.

Muove i primi passi nel campo musicale prendendo lezioni private di pianoforte, prosegue poi gli studi presso il conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. All’età di 12 anni compone il suo primo brano, senza conoscere né la musica, né il modo di scrivere un corretto italiano, ma capisce che questa è la sua strada. Dopo le prime esperienze di palco (tra cui il secondo posto al concorso “Milano Canta” al Teatro Nazionale di Milano) l’incontro decisivo con quella che diverrà la sua insegnante di canto e composizione, e “maestra di pensiero”: Susanna Parigi. Continua il suo lavoro di scrittura che, con il tempo, diventa più maturo e strutturato. Un altro incontro che cambia la sua vita artistica e personale è quello con il circo Sterza, che darà una svolta anche al suo modo di intendere la musica d’autore. Da questa esperienza nasce un disco intitolato “Il circo di Mastrillo”.

Uno dei risultati più significativi è la vittoria al Festival di Castrocaro Terme nel 2009, nella sezione musica inedita, con il brano Geronimo Mastrillo, a cui seguono un live presso gli studi RAI di Saxa Rubra e la convocazione nella Nazionale cantanti.

Il suo secondo lavoro discografico intitolato semplicemente Corrado Coccia (2013), è stato co-prodotto con Danilo Minotti (chitarrista di Claudio Baglioni) e registrato con l’Orchestra Sinfonica di Roma al Forum Music Village. Sempre nel 2013, in occasione del S. Natale, esce un singolo dal titolo “L’attesa”, anch’esso co-prodotto dal Danilo Minotti, e con la partecipazione della pianista Sonia Vettorato, e del clarinettista Marcello Noia.

L’ultimo suo lavoro discografico ha per titolo “CHIAROSCURO“ prodotto dalla Pachamama di Roberto Arzuffi.

Corrado si è cimentato anche nella scrittura letteraria. Ha infatti pubblicato un romanzo dal titolo “Micol e altre storie “ (Edizioni Boopen) curato dalla poetessa veronese Serena Vestene.

Corrado Coccia su Youtube:

https://youtu.be/EwjAadnz1-k

Vi aspettiamo numerosi a Lissone:

Sito del programma:

https://verseggiandosottogliastridimilano.wordpress.com/

Nuovo appuntamento con Red Note, di Lia Tommi

Torna “Red Note ” ad Alessandria.

“Oneness” è il nuovissimo progetto del pianista e compositore Donatello D’Attoma che si esibirà in un concerto giovedì 24 gennaio 2019 con la partecipazione del batterista Enrico Morello ed del contrabbassista Alberto Fidone.

La formazione del Donatello D’Attoma Trio nel 2018 si è già esibita in alcuni dei migliori club italiani come il Panic Jazz di Marostica (VI) , il Centro Musica Unisono di Feltre (BL) , il Gregory’s Jazz Club di Roma e sarà nuovamente in tour per presentare in anteprima le composizioni che faranno parte del nuovo album
del pianista pugliese, il quarto dopo il lavoro in piano solo – Shemà ( Alfa Music,2016) premiato dalla rivista Jazzit tra i migliori jazz album del 2016. Dopo il conseguimento del diploma in Organo e composizione organistica al Conservatorio di Monopoli (BA) e la laurea in Musicologia presso la Facoltà di Musicologia di Cremona, inizia un intenso percorso di formazione sul jazz dapprima a Cremona
con Roberto Cipelli in seguito, a Torino, con Dado Moroni, Furio Di Castri ed Emanuele Cisi. Nel 2010 produce il suo primo disco “Logos” per l’etichetta Pus(H)In Records registrato con Camillo Pace (cb), Lello Patruno (dr) e Gaetano Partipilo (sax). Segue un’intensa carriera concertistica in Italia e all’estero che lo porta a collaborare con grandi musicisti italiani e stranieri tra cui Marco Tamburini, Giovanni Falzone, Emanuele Cisi, Amedeo Ariano, Bjorn Vidar Solli, Vladimir Kostadinovic, Hikari Ichihara, Domenico Caliri, Robertinho De Paula, Gianni Bardaro, Pierluigi Villani e altri. Finalista al concorso “C. Bettinardi” Piacenza Jazz (ed. 2011), vincitore
del Conad Jazz Contest 2012 con il disco “Logos” con il quale è invitato a esibirsi sul prestigioso palco dell’Umbria Jazz Festival. Nell’ambito della ricerca e degli studi musicologici sul processo improvvisativo ha collaborato con la SIdMA e con la casa editrice bolognese Ut Orpheus curando la revisione e l’edizione critica di alcuni autografi del Novecento musicale italiano. Nel 2015 registra il suo terzo album in uscita per l’etichetta romana Alfa Music/Egea Distribution.

Il concerto si svolgerà in via Cavour 32, presso l’Hotel Alli Due Buoi Rossi. Per assistere ai concerti sono previste due formule: cena e concerto a € 30 a partire dalle ore 20 oppure drink e concerto a € 10 a partire dalle ore 21.

E’ gradita la prenotazione allo 0131.517171.

“Red Note” è un evento in compartecipazione con il Comune di Alessandria, si svolge grazie al sostegno della Fondazione SociAL, della Fondazione CRT, della Fondazione CR Alessandria e rientra nell’ambito del festival diffuso “Piemonte Jazz Festival” e del “Festival Identità e territorio”.

23° Verseggiando sotto gli astri “L’Aurora della pace” a Sandigliano (BI)

(by I.T.K.)

Carissimi!

Invitiamo a partecipare al nostro evento teatrale previsto in programma per SABATO 23 FEBBRAIO 2019 dalle ore 17.00. alle 20.00.

● Titolo dell’evento:

“L’ AURORA DELLA PACE”

● LUOGO: TEATRO CENTRO POLIVALENTE COMUNALE, SANDIGLIANO (BIELLA BI), via MAROINO 12 (sala per circa 100 persone).

● COME PARTECIPARE AL READING

Per aderire alla selezione dei poeti bisogna SPEDIRE 2 poesie aderenti al tema suggerito “L’ AURORA DELLA PACE”, di max. 35 versi cad (oppure una lunga), accompagnate da un breve CV letterario alla MAIL:

verseggiando.eventi@yahoo.it

SCADENZA SELEZIONE ELABORATI: 1 FEBBRAIO 2019

In oggetto mail scrivere:

L’ AURORA DELLA PACE

L’elenco dei poeti selezionati verrà pubblicato dopo la chiusura del bando entro il 4 febbraio 2019.

● SUGGERIMENTI TEMATICI

“L’AURORA DELLA PACE”

– vasto significato della frase riguardante sia la pace sulla Terra che la pace interiore, spirituale, l’armonia della natura e dell’uguaglianza di tutti gli esseri viventi, il diritto alla vita, la pace universale, le libere riflessioni a tema etc.

● OSPITI SPECIALI

Programma verrà arricchito con il RECITAL del CORO A.N.A. “LA CESËTA” del Comune di Sandigliano

e uno spettacolo – performance teatrale della bravissima ATTRICE drammatica DOMITILLA COLOMBO

Con la partecipazione del talentuoso pianista cantautore CORRADO COCCIA

Vi aspettiamo numerosi!

Ingresso libero e gratuito.

Organizzazione:

Izabella Teresa Kostka in collaborazione con Umberto Barbera, l’Associazione Amici del Cinema, Gli Alpini A.N.A. di Sandigliano.

Evento Facebook:

https://m.facebook.com/events/1763571460437429

Per ogni info oppure domanda:

verseggiando.eventi@yahoo.it

Sito ufficiale del programma:

https://verseggiandosottogliastridimilano.wordoress.com/

RED NOTE 2018/2019 Giovedì 24 gennaio 2019 Donatello D’Attoma Trio “Oneness Tour”

RED NOTE 2018/2019 Giovedì 24 gennaio 2019 Donatello D’Attoma Trio “Oneness Tour”

Anche quest’anno alcuni concerti di Red Note si svolgeranno in via Cavour 32, presso l’Hotel Alli Due Buoi Rossi.

RED NOTE 2018/2019 Giovedì 24 gennaio 2019 Donatello D’Attoma Trio “Oneness Tour” Donatello D’Attoma – pianoforte Alberto Fidone  – contrabbasso Enrico Morello  – batteria

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ONENESS è il nuovissimo progetto del pianista e compositore Donatello D’Attoma che vede la partecipazione del batterista Enrico Morello ed del contrabbassista Alberto Fidone.

La formazione nel 2018 si è già esibita in alcuni dei migliori club italiani come il Panic Jazz di

Marostica (VI) , il Centro Musica Unisono di Feltre (BL) , il Gregory’s Jazz Club di Roma e sarà nuovamente in tour per presentare in anteprima le composizioni che faranno parte del nuovo album del pianista pugliese, il quarto dopo il lavoro in piano solo – Shemà ( Alfa Music, 2016) premiato dalla rivista Jazzit tra i migliori jazz album del 2016. Continua a leggere “RED NOTE 2018/2019 Giovedì 24 gennaio 2019 Donatello D’Attoma Trio “Oneness Tour””

La guerra di Piero (Fabrizio De Andrè)

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di Pasquale De Falco 

La guerra di Piero (anno 1966) è uno dei più celebri brani di Fabrizio De Andrè, un cult non solo nella sua discografia, ma nell’intero panorama musicale italiano.

L’autore canta non di una guerra in particolare, ma della guerra in sé, attraverso le voci del narratore prima, e dello stesso protagonista poi.

La guerra di Piero è dunque una vicenda metastorica e quando il giovanissimo De Andrè racconta di Piero, si riferisce più in generale a tutti i soldati morti, sotto qualsiasi bandiera e in ogni tempo, per una causa che non li riguardava, per volere di altri.

L’umanità di Piero accompagna l’intero svolgersi della storia, e ne diventa anzi l’argomento principale, spingendo in secondo piano i più truci fatti bellicose. Le sue emozioni, i suoi pensieri e le sue paure, sono i veri protagonisti. Il momento della morte non viene raccontato con macabre immagini sanguinolenti, bensì attraverso i suoi ultimi pensieri, dedicati a Ninetta, la sua compagna, assegnando all’amore il primato sulla morte. Continua a leggere “La guerra di Piero (Fabrizio De Andrè)”

Deep into the blu – nuovo album per il gruppo A-FNK

Deep into the blu – nuovo album per il gruppo A-FNK

E’ in uscita il nuovo disco del gruppo A-FNK, 100% italiano.

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Suoni nuovi in perfetta armonia, linee elettroniche dolci e profonde guidano l’ascolto di Deep into the blue, il secondo album di A-FNK. Una passeggiata notturna su un sentiero sicuro in mezzo a uno sciame di lucciole. Il tempo batte sincopato poi scorre, come su una lunga seta elettrica. Deep into the Blue racchiude le sensazioni, gli umori, i suoni e le diverse personalità di Alternatofunk (A-FNK).

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Le basi, le melodie si amalgamano in una fusione perfetta tra strumentazioni e sonorità tipiche dell’acustica e dell’elettronica, riportando a momenti storici della musica, ma con un timbro e una convinzione del tutto moderni ed attuali.
Giovanni Gentilucci e Valeria Cao rappresentano il cuore del progetto nato negli anni ’90, che oggi conta il contributo di ViGO (Valentino Orciuolo), artista e musicista dai molti talenti e produzioni, e di Manuel Bastioni alla batteria.

Emanuela Manfredi

Genere: Downtempo, Trip hop, Electronica, Chillwave, Breakbeat, Nu jazz

Membri del gruppo: Valeria Cao, Giovanni Gentilucci, Valentino Orciuolo (ViGO), Manuel Bastioni Continua a leggere “Deep into the blu – nuovo album per il gruppo A-FNK”

Mercoledì in musica al CAPPELVERDE, di Lia Tommi

Il 16 gennaio , a partire dalle 21, concerto dei Why Factor Live al Cappelverde B-Side, in via San Pio V, 26, Alessandria

Why Factor è il nome di un gruppo acustico della provincia di Alessandria, formatosi nel Dicembre 2014.
I tre componenti, derivanti da una formazione prevalentemente di stampo blues, decidono di unirsi per offrire una personale rivisitazione in chiave pop-soul di alcuni brani, unendo la loro passione per la musica black, il rock’n’roll, il country, fino al pop dei giorni nostri.

Edoardo Bennato, “Burattino senza fili” 1977

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di Elvio Bombonato. Alessandria

EDOARDO BENNATO “Burattino senza fili” 1977

E’ necessario ascoltare la canzone, consistente in una musichetta ironica, la quale fa da contrappunto al testo, smentendolo.  Come se Bennato dicesse continuamente ai fruitori:  attenti, ciò che dico non lo penso. La realtà è tutto il contrario   Si rivolge direttamente a Pinocchio, che ha fretta di “diventare grande”, come dicevano una volta nonni e genitori, per giustificare i divieti e le regole: quando sarai grande , allora saprai.  Dato che il non essere ancora grande era un dato di fatto irrefutabile, il bambino o preadolescente doveva chinare la testa e obbedire ai divieti e alle imposizioni degli adulti.

Ho assegnato la canzone come tema in classe in II C Magistrale  “Saluzzo”venerdì 7/3/1986. La cantilena e il ritornello si fondano sull’iterazione, sull’anafora  (ripetizione che, in questo caso, insistita, finisce per negare l’affermazione: le allieve l’hanno capito subito, da sole).  Bennato sembra un cantante sgraziato, che scempia la dizione,  spacca il ritmo, allungando alcune vocali aperte a dismisura deliberatamente: con le deviazioni dalla norma attesa, crea dissonanze allo scopo di non distogliere l’attenzione e mandare il suo messaggio eversivo, com’è sua caratteristica.  Non tutti sanno che Bennato è colto, sia sul piano generale sia musicale; la sua sperimentazione all’epoca fu clamorosa, tra fisarmonica a bocca, chitarra e un tamburo che batteva col piede. Continua a leggere “Edoardo Bennato, “Burattino senza fili” 1977”

Vent’anni senza Fabrizio De Andrè, di Lia Tommi

Sono trascorsi vent’anni dalla morte di Fabrizio De André. Il cantautore genovese ci lasciò l’11 gennaio 1999, morì in un letto dell’Istituto dei Tumori di Milano, dov’era stato ricoverato a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni fisiche in seguito a una diagnosi di carcinoma polmonare avvenuta circa un anno e mezzo prima. Aveva 58 anni e non si era mai lasciato sconfiggere dalla malattia, anzi, aveva già in mente alcuni progetti cui dedicarsi, tra cui un libro con Oliviero Malaspina che si sarebbe dovuto intitolare “Dizionario dell’ingiuria. Il tumore si portò via un artista che oggi viene ricordato non solo come un cantautore, ma anche come un poeta e un intellettuale. Così molti amano descrivere Faber, cantore degli emarginati, degli indignati, delle vittime d’ingiustizia, dei più sfortunati, delle minoranze, ma anche dell’amore, della morte (anche mentale), del valore della solitudine.

Bocca di rosa, Il pescatore, La guerra di Piero, Via del Campo, Don Raffaé, Amore che vieni amore che vai, Il testamento di Tito, Amico fragile, Il suonatore Jones, Smisurata preghiera, Anime salve… Sono solo alcuni dei brani più famosi e apprezzati di De André, ma fu una magistrale interpretazione dell’ormai celeberrima La canzone di Marinella da parte di Mina – per l’album “Dedicato a mio padre”, pubblicato dalla cantante nel 1967 – a farlo conoscere al grande pubblico (i due avrebbero poi inciso lo stesso pezzo insieme, come duetto, nel 1997). Il resto è storia, ed è un pezzetto di storia bellissima e irripetibile della musica italiana che, per fortuna, a 20 anni dalla dipartita di Faber, non sembra sfuggire alla memoria collettiva.

Dalle scorribande con l’amico Paolo Villaggio tra i caruggi di Genova al rapporto con Luigi Tenco, dall’interesse per la politica che lo portò a definirsi un anarchico all’alcolismo superato grazie a una promessa strappatagli dal padre sul letto di morte, dalla paura di esibirsi dal vivo superata con un concerto alla Bussola nel 1974 cui, per la gioia dei fan, ne sarebbero seguiti molti altri, fino alla ricerca di un contatto con la natura e il lavoro agricolo in Sardegna, la vita e la carriera del cantautore ligure sono state sviscerate in ogni dove e in ogni modo.

In tutto questo c’è stato un rapimento: il 27 agosto 1979 De André e Dori Ghezzi – allora sua compagna, diventata sua moglie dieci anni più tardi – finirono nelle mani dell’anonima sequestri sarda, che li liberò quattro mesi dopo, tra il 21 e il 22 dicembre, dopo che fu versato il riscatto (550 milioni di lire circa). Sono trascorsi 40 anni da quell’episodio drammatico, che segnò profondamente l’animo di De André, uomo talmente guidato dal sentimento della pietas da arrivare a perdonare non i mandanti del sequestro, ma i suoi carcerieri («Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai», dichiarò). Un anniversario nell’anniversario, dunque. Il quarantennale del momento in cui il nostro Paese rischiò di perdere, ben prima di quanto sarebbe effettivamente accaduto, una delle sue menti migliori. Per fortuna non avvenne e oggi quella vicenda che ispirò il brano Hotel Supramonte ci racconta molto del clima dell’epoca, quando Faber, per le sue idee politiche, era sorvegliato dai servizi segreti.

Dori Ghezzi ha più volte ribadito che non ama che di suo marito si tratteggino «santini», perché santo il suo Fabrizio non era. Di certo il cantautore genovese ha saputo ritrarre con sguardo non allineato, lontano dai dettami del diffuso conformismo, la realtà che lo circondava. Inclusa la figura femminile, basti pensare a ritratti indimenticabili e anticonvenzionali come quelli di Maria, la madre di Gesù Cristo, da lui umanizzata nel disco La buona novella seguendo le tracce dei vangeli apocrifi, della Teresa di Rimini, la ragazza rimasta incinta del figlio del bagnino che dopo aver abortito sogna di scappare da una realtà che la soffoca. Senza dimenticare la trans brasiliana Fernanda Farias de Albuquerque, meglio nota come Princesa. O ancora, Bocca di rosa, donna dall’animo libertino che De André rese eroina dell’omonima canzone per smascherare l’ipocrisia che sempre si nasconde dietro a un «morbo» cui era profondamente allergico: il bigottismo. «Questo insistere nella mania occidentale, aristotelica, di distinguere il bianco dal nero, il vero dal falso, il buono dal brutto, forse non è esattamente l’aspirazione profonda dell’animo umano», sosteneva il musicista di Crêuza De Mä, per citare il capolavoro del 1984 realizzato con Mauro Pagani. Lo diceva parlando dei premi che lui stesso aveva ricevuto, ma quell’attitudine lo accompagnò in ogni attimo del suo percorso artistico e umano. Fino a quell’11 gennaio del 1999, quando si spense, lasciandoci orfani di una voce pregna di verità.

Franco Rangone, un crooner tra Bormida e Tanaro, di Lia Tommi

Alessandria: Sabato 12 gennaio, alle ore 22 ,” Franco Rangone, un crooner tra Bormida e Tanaro “,
all”Isola Ritrovata di via Santa Maria di castello 8, Alessandria

Franco Rangone con la sua voce calda e pastosa ripropone, in modo personale e accattivante, canzoni di Frank Sinatra e non solo, non dimenticando i grandi interpreti della musica italiana e accarezzando l’animo dell’ascoltatore.

Biografia:
Nasce ad Alessandria.
Inizia a 4 anni a muovere le manine sulla fisarmonica e a canticchiare.
Giovanissimo partecipa come fisarmonicista a spettacoli di arte varia per bambini:
1952, alla festa dell’Epifania, all’asilo del Cristo;
1953, Carnevale al cine-teatro Aurora della Pista.
Alla ricerca di sempre nuove conoscenze musicali e strumentali sperimenta anche la batteria ed esordisce, ancora adolescente, a maggio 1956 con l’orchestra Caballeros al Dandini Sport di Solero
Con l’orchestra Caballeros suona nelle estati del 1957, ‘58 e ‘59, iniziando anche a interpretare le prime canzoni.
Negli anni ‘59-’60 collabora dapprima con I Novelty e poi con il complesso The Lucciola Boys.
Nel 1961 collabora con il quintetto Paolo Barosso, con cui partecipa il 24 aprile alla trasmissione radiofonica “Il Buttafuori” al Teatro Virginia Marini.
Nel settembre 1962, a Castrocaro Terme partecipa, posizionandosi tra i primi concorrenti, a “Voci nuove per Sanremo” con la canzone “Viaggio in fondo al mare.”.
Continua a collaborare con formazioni musicali locali e nel luglio 1963, sfiora la finale di Castrocaro Terme con “Bambola”.
Nell’ambito della manifestazione “Gagliaudo d’oro” riceve il “Cigno d’argento”quale migliore promessa alessandrina in campo musicale .
Torna a Castrocaro per la terza volta, raggiunge la finale e canta la canzone “Ritornerai” e ottiene un contratto con la casa discografica Meazzi di Milano.
Aprile 1965, con l’orchestra di Gianni Fallabrino e con il coro 4+4 di Nora Orlandi, incide ” l’estate che verrà”, sigla della trasmissione radiofonica “Un disco per l’estate” che risulterà una delle canzoni più “gettonate” dell’anno.
Nell’ottobre del ‘65, si esibisce a “Un pretesto per cantare” e “Un carnet di musica”.
Nello stesso mese, con “Sei così” partecipa al 9° “Festival della Canzone Italiana” a Zurigo, insieme ad un pool di famosi cantanti italiani tra cui Nunzio Gallo e Rita Pavone e il concittadino – altro astro nascente – Don Mico.
La sua interpretazione piace cosi tanto che lo richiamano a Lugano in novembre per la trasmissione TV “Il canzoniere”.
Nella prima meta degli anni ’60, il Dollar Club diventa il momento jazz alessandrino e Franco ne è un protagonista di spicco accanto a numerosi nomi di fama, soprattutto Gianni Coscia, Dino Piana e Gianni Basso (ed altri: Glauco Masetti, Jimmy Pratt, Gil Cuppini, Franco Tonani, Leonello Bionda, Oscar Valdambrini).
La sua capacità di bassista jazz lo allinea con i conterranei più famosi, ma la voglia di cantare è sempre predominante.
Non è bastato il diploma di contrabbasso al conservatorio a fargli fare la scelta del concertista jazz piuttosto che del cantante.

A primavera del ‘66 incide il secondo disco: Arrivederci a settembre e Matti per amore (testo dell’amico Ugo Boccassi). Anche queste canzoni sono tra le più ascoltate nei programmi RAI.
A giugno del ‘66 consolida il suo successo alla 2ª “Mostra Internazionale di Musica Leggera”, trasmessa in TV come “Gondola d’argento”. Guadagna l’accesso alla finale, al cui spettacolo prendono parte cantanti del calibro di Renato Rascel, Ornella Vanoni, Bruno Lauzi, Mina e Gino Paoli: interpreta per l’occasione “Mezzanotte a Venezia”.
Con la sua voce calda, ammiccante e grintosa all’evenienza, Interpreta brani ritmati e spesso si abbandona all’improvvisazione (e qui ricordiamo i suoi trascorsi jazzistici),coinvolgendo ed entusiasmando il pubblico.

Con il complesso I Musici si esibisce dal ’65 alla fine del ’73 nei migliori locali della Provincia, Piemonte, Lombardia e Liguria.

Dopo una breve permanenza nell’orchestra di Don Kino e gli Amici, nel ’75 è presente nei Cardinal, con i quali collabora intensamente; nonostante la lisciomania, una parte di canzoni che interpreta sono spiritose e ricche di improvvisazioni, gradevoli al pubblico. Con il complesso sopra citato, dal ’74 al ’77, incide 3 musicassette in vernacolo alessandrino (canzoni e poesie scritte dal grande e compianto Gianni Fozzi) con relativi spettacoli nei vari locali e teatri della Provincia, quindi, nel tempo, registra altre 4 musicassette create da Fozzi per Cantuma Lisòndria con l’intervento di Gianni Coscia. Il rapporto con i Cardinal finisce a dicembre del 1981.
A gennaio dell’82 abbandona la sala da ballo; la sua attività artistica professionale diventa amatoriale e si esibisce in club privati, concertini e piano bar. Fa coppia fissa con Roberto Vergagni e collabora con tanti altri musicisti. Importante la sua partecipazione al gruppo musicale “Stoneboys “, con cui si esibisce spesso nella zona di Alessandria.

I mercoledi’ del Conservatorio, di Cristina Saracano

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Il 9 gennaio 2019 alle 17 si svolgerà il primo appuntamento dell’anno con ” I mercoledì del Conservatorio”.

Ad esibirsi sul palco dell’Auditorium Pittaluga, via Parma 1 , Alessandria, sarà il duo formato da Margherita Succio (violoncello) e Ana Ilic (pianoforte), che proporrà brani di Beethoven, Schumann e Brahms.

Ingresso libero.

Il compleanno di Celentano, di Lia Tommi

“C’è Celentano”: ieri sera su Rai 2 l’omaggio dedicato ad Adriano Celentano per l’81esimo compleanno.

L’artista  è  infatti nato il 6 gennaio 1938 a Milano,  nella via Gluck,  vicino alla Stazione Centrale.

Alla vigilia del suo compleanno, è andato in onda su Rai 2 e in simulcast su Radio 2 “C’è Celentano”, l’omaggio ad uno dei più grandi protagonisti italiani della musica e non solo. Un biglietto di auguri speciale per ripercorrere gli ormai oltre 60 anni di attività, e raccontare il Celentano interprete e autore musicale di brani memorabili, ma anche il rivoluzionario e l’innovatore, in momenti diversi della storia musicale italiana.

Non è mancato il Celentano impegnato e attento alle tematiche legate alla salvaguardia dell’ambiente; e poi l’Adriano idolo e interprete anche cinematografico, spesso attore/autore di se stesso, l’Adriano cantore dell’amore e dell’universo femminile… E, infine, una particolare sottolineatura , con la sua “celentanità”, ovvero quell’insieme di comportamenti, modi di porsi, ribaltamenti di senso, spiazzamenti dell’interlocutore, fino ad un vero e proprio linguaggio del corpo completamente originale che fanno, dai suoi esordi ad oggi, di Adriano Celentano un fenomeno culturale e di costume in continua trasformazione.

Entro la fine di gennaio 2019, data di debutto ancora da definire, Adriano Celentano sarà protagonista della serie animata di Canale 5, Adrian. Il progetto ideato, scritto e diretto dal “molleggiato”, racconta di un futuro lontano in cui dispotismo, corruzione e omologazione la fanno da padrone. La realizzazione della graphic novel ha richiesto ben sette anni e la collaborazione di grandi nomi: i disegni sono del fumettista Milo Manara, mentre la colonna sonora è stata affidata al premio Oscar Nicola Piovani (La vita è bella). I testi, infine, sono supervisionati dallo scrittore Vincenzo Cerami.

Buon compleanno, grande Adriano!

I Greta Van Fleet e i problemi del Rock moderno – Francesca Noschese

Premesso che a me piacciono molto, personalmente non capisco questo accanimento contro i Greta Van Fleet (giovane band Hard Rock formata da quattro ragazzi provenienti dal Michigan USA emersa nell’ultimo anno) per via della loro somiglianza con i leggendari Led Zeppelin.

Parliamoci chiaro il rock ormai è a un punto di stallo. NON è assolutamente morto ma è chiaramente in difficoltà. Ultimamente mi sono spesso incavolata per via del catastrofismo e della nostalgia ormai stucchevole che aleggiano tra gli appassionati del genere. Fin dagli inizi e per tutta l’epoca d’oro del rock fino a fine anni 90 a mio parere la vera forza di questo genere musicale stava nella rivoluzione culturale che portava con sé e nei suoi pionieri ( Elvis, Jimi Hendrix, The Doors, ecc). Quelle leggende che oggigiorno rimpiangiamo. Da allora TUTTE le band venute dopo nessuna esclusa ha preso qualcosa, chi più chi meno da quei pionieri. Inoltre come tutte le cose il rock n roll, nascendo dal blues, ha avuto la sua evoluzione e le varie ramificazioni (blues, rock n roll, hard rock, metal, punk…) e ognuna di queste a sua volta si è frammentata in altre ramificazioni fino ad intrecciarsi in maniera confusa fino a contaminarsi con altri generi. Qui secondo me c’è uno dei principali problemi del rock moderno.

Sempre per parlarci chiaro: di nuovi pionieri attualmente ahimè non c’è traccia. Come dice qualcuno: È già stato inventato tutto e ormai non si fa altro che rifare e copiare. Concordo in pieno.

Ricordate che tutto va a cicli.

C’è da mettersi le mani nei capelli nel vedere cosa viene considerato rock al giorno d’oggi nel mainstream e come viene trattato quello vero in certi canali o eventi. (Tralasciando le circostanze quali i cambiamenti del mercato discografico e tutti i discorsi correlati).

Fino a più o meno 8 o 10 anni fa c’erano comunque molte band che riuscivano a emozionare e far muovere i culi. Poi è cominciato il declino fino ad oggi.

La soluzione per ora secondo me sta proprio nel ristudiare il passato senza impantanarsi nella nostalgia e nel mozzare tutti questi rami inutili tornando al rock n roll puro basilare e al blues per poi semplicemente ricominciare finché non arriverà un nuovo colpo di genio.

I Greta Van Fleet hanno per lo meno avuto il coraggio di andare ad attingere (a piene mani) dove nessuno aveva mai osato prima. E a parer mio sono stra meritate le quattro nomination ai Grammy Awards. Il tempo dirà se saranno solo una meteora. Io dico intanto godiamoceli nella speranza di una rinascita.

Francesca

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