Ogni mattina il mio stelo vorrebbe levarsi nel vento

Ogni

di bugianen55

Ogni mattina il mio stelo vorrebbe levarsi nel vento
soffiato ebrietudine di vita,
ma qualcosa lo tiene a terra,
una lunga pesante catena d’angoscia
che non si dissolve.
Allora mi alzo dal letto
e cerco un riquadro di vento
e trovo uno scacco di sole
entro il quale poggio i piedi nudi.
Di questa grazia segreta
dopo non avrò memoria
perché anche la malattia ha un senso
una dismisura, un passo,
anche la malattia è matrice di vita.
Ecco, sto qui in ginocchio
aspettando che un angelo mi sfiori
leggermente con grazia,
e intanto accarezzo i miei piedi pallidi
con le dita vogliose di amore.

ALDA MERINI

Tana libera tutti, di Daniela

di Daniela

Il lupo affamato corre
dietro la lepre impaurita
fiato e affanno allo stremo
la lepre balza in fretta
cambia direzione, scaltra
fino alla tana stretta,
il lupo non passa
anche se s’acquatta
riprende fiato e lì l’aspetta.
Lei uscirà da un altro varco
di angusto cunicolo nella terra,
terra madre generosa, salvezza,
caldo marsupio, rifugio e pace,
a vita e morte apre le sue porte.

Daniela Cerrato, 2018

Daniela

Cumme si bella, di Renato Papaccio

Cumme si bella

di Renato Papaccio

Cumme si bella, cumme si doce
Piccerella mia
Mò che me può dà se nun te veco cchiù
Chi sà addò stai

Pure Napule è cagnata
A vita mia è cagnata ccà
nun se conosce cchìù

E Napule è rimasto o’ mare,o panorame , o Vesuvio
chillo nun no ponno mai cagnà
Ma e perzone non so cchiù cumme e na vota

Belle so state e mumente nuoste e di un amore grande
Sula na cosa nun na pozza mai scurdà
Quanno te cercavo e me vuleva cuccà
tutte e sere cu te.
A voce do core nun se pò cuntraddì

Piccerè cumme eri bella , cumme erì doce
Ma mò a dò stai..fatte sentì
Pecchè te voglio sempre bene…

Renato Papaccio

Tanto Amore, di Antonella Commendatore

Tanto Amore

di Antonella Commendatore

Tanto Amore

Quanto Amore in questo
mio cuore.
Quanto calore da donare.
Quanti baci da regalare
carezze per scaldare
abbracci per consolare.

Quanto Amore sprecato
sciupato in anni di solitudine
e di niente.

Quanto Amore che grida forte
che urla lontano, che vuol sentire
un richiamo, per donarsi
e saziarsi.

Quanto Amore abbandonato
dentro l’ anima soffocato.
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Poesia sull’inverno e poesia sul carnevale pubblicate sulla rivista “Il Chianti” alla fine dell’Ottocento

chiantipoesia

INVERNO

Cade la neve e in bianco turbo avvolge

la squallida campagna addormentata,

nè un benefico sguardo Febo volge

alla natura amata.

Cade lenta la neve e la montagna

fra lo scialbo del cielo si confonde;

freme l’albero ognor, freme e si lagna

e gran mestizia infonde…

Cade la neve a fiocchi e piange il rio

dell’imo della valle irrigidita

chiedendo invano al languido pendio

che lo ritorni a vita; Continua a leggere “Poesia sull’inverno e poesia sul carnevale pubblicate sulla rivista “Il Chianti” alla fine dell’Ottocento”

Oltre l’Orizzonte, la nuova opera di Miriam Maria Santucci

Oltre l'Orizzonte, di Miriam Maria Santucci

«Dall’ignoranza scaturiscono le maggiori sventure. Se poi ad essa si aggiungono cecità mentale e arroganza, le catastrofi sono inevitabili.»

“In questo mondo sempre più corrotto, i cui popoli sono sempre più succubi di chi li governa, si hanno sempre meno speranze e prospettive. L’unica fiducia che l’essere umano riesce ancora a percepire, è oltre ciò che potenti criminali senza scrupoli possono manipolare: si trova ben più in là, molto lontano… Oltre l’Orizzonte!”

(Miriam Maria  Santucci)

Il termine “orizzonte” può avere uno specifico significato per ognuno di noi: un limite oltre il quale c’è l’ignoto, o l’infinito, oppure una dimensione diversa, o uno stato d’animo differente.

Per l’Autrice, in questa nuova raccolta di poesie e citazioni, l’orizzonte è anche quel luogo dove… l’uomo, può ancora sperare di avere fiducia.

Sogni in Scena Editore

Vorrei saper scrivere un sonetto, di  Rosalba Di Giacomo

di  Rosalba Di Giacomo

Vorrei saper scrivere
un sonetto
nel mio dialetto
onde aggiungere armonia
alla mia poesia.

Otterrei un suono ricco
più dolce e malizioso
lo so, ma
per pudore
io non oso.

Parlando del vento,
ad esempio,
scriverei ” ‘o vient”
e già si avvertirebbe
un frullar di foglie

Cosa che con “vento”
non si coglie
perché non dà
l’idea di quel movimento che spira
portando nell’aria
fragranza e sentimento.

Rosalba Di Giacomo

Il sentiero delle viole, di Elena Milani

il sentiero delle viole,

di Elena Milani

Ci sarà ancora il sentiero delle viole,
lo riconoscerò fra il giallo
delle primule
ed il bosco sarà tutto un respiro
che svegliera’ ogni foglia che dorme.
Saremo ancora insieme,
noi che ci vogliamo bene
dentro il cuore,
poseremo il badile ed il piccone
ed uniremo le nostre mani libere
mentre una canzone d’amore,
accompagnata dalle note
di una chitarra,
darà voce alla nuova primavera
che non potrà finire
nemmeno con l’inverno.

elena

BOCCADÂSE, di Mariagrazia Robutti

BOCCADÂSE

di Mariagrazia Robutti

Ho provato a scrivere in dialetto aiutandomi con il dizionario, in quanto il genovese è molto difficile da scrivere e mi è uscita questa che vi ripropongo:

BOCCADÂSE

‘Na ciassetta de Zena che l’ é ‘n incanto,
co-e so casette dai ciaei colori,
e i teiti d’abbæn che son o so vanto…
Me son affermá in te ‘n recanto,
ammiàndo i barcoîn co-i gerani e fiori.

Ghe son e barche accoeghe-e in scë l’ aæn-na,
e ræ sciogan all’ aja finn-a,
i figgieu zeugan co-e priette coloré ,
e onde se demouan avanti e inderrê.

L’ aja profumm-a de sâ e de baxaicò.
T’ei ‘na caressa pe’ i êuggi e o cheu.
I arregordi ciù belli son serræ chi drénto.
Quànde pe’e man se piggiavimo in sciù meu..
Continua a leggere “BOCCADÂSE, di Mariagrazia Robutti”

Ne vedo di tutti i colori, di Elena Milani

Ne vedo di tutti i colori

di Elena Milani

Ne vedo di tutti i colori
di lì passa un fiume impetuoso
che mormora di quei dolori
che ancora non hanno riposo.
C’è chi è abituato a quei suoni
e a quella luce invadente,
chi sbatte i cassetti nervosa
del resto non le importa niente.
C’è chi ha le mani perfette
e sa quel che tocca e che muove,
chi non guarda mai le lancette
e ancora il dolor lo commuove.

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” Favole:”, di Grazia Torriglia

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di Grazia Torriglia

” Favole:”

Ma tu li senti i miei passi
Quando ti cammino a fianco..
Quando ti prendo la mano
E la poso sulla mia spalla
Per fingere che tu sia qui con me ?

Questa speranza di sentimenti
Dietro il vetro dell illusione
Porta l immaginazione
A creare favole
Da voler imprimere nel cuore.

Grazia Torriglia@