Racconti: Myla, di Sergio Pizio

Racconti: Myla, di Sergio Pizio

<<…e poi cosa hai fatto? >> le domandò l’amica con un filo di voce.
<< Nulla, sono rimasta qui dentro>>
<< Cosa…vuoi dire che non sei mai uscita da questa casa? >>
<< Proprio così, sono rimasta accanto alla finestra>>
<< Ma lei non e venuta a cercarti?>>
<< Mia madre? >> sorrise amaramente la piccola Myla. << Certo che no, lei aveva altro da fare >>
L’amica abbassò lo sguardo, dondolando un poco il capo.
<< E adesso, che cosa farai, voglio dire…>>
<< Vado a cercare mio padre! >> esclamò Myla con voce piena, allargando i grossi occhi verdi.
<< Ma come…? >>
<< Ho già programmato tutto Lussy, domani all’alba raggiungerò la stazione e da lì aspetterò il treno che porta a Varsavia…>>
<<Varsavia!?> sbottò l’amica agitando freneticamente le mani per aria. << Quel treno peraltro non si ferma alla stazione, mi dici come farai a salirci sopra? >>
<< Però rallenta, e questo mi permetterà di afferrare le maniglie dell’ultimo vagone >>
<< Che cosa…sei impazzita per caso, oppure vuoi dire addio alla vita!! >> sbraitò l’amica corrugando la fronte, fissandola intensamente negli occhi.
<< Vita?>> mormorò Myla stringendosi nelle spalle. << Io non ho una vita, mia madre e scappata con un balordo, un avanzo di galera violento e alcolizzato>>
<<D’accordo ma come farai…>>
<< A trovarlo e convincerlo che io sono sua figlia?>> l’anticipò prontamente Myla sorridendo.
Lussy annuì. << Ammesso che tu riesca a trovarlo>>
<< Per questo non c’è problema: ho il suo indirizzo>>
<< Cosa..? >>
<< Una sera quella stronza di mia madre, dopo avere scolato l’ennesima bottiglia di Tequila, cominciò a vaneggiare qualcosa riguardo una precisa zona di Varsavia, parlando di un uomo gentile e premuroso che voleva sposarla, facendomi vedere alcune fotografie>>
<< D’accordo, ma non hai nessuna certezza che questo tizio sia davvero tuo padre>> esclamò l’amica continuando a scuotere il capo.
<< Ho questa però >> pronunciò Myla estraendo una foto sgualcita dalla tasca dei jeans, porgendola tra le mani dell’amica.<< Sono riuscita a prenderla dal cassetto i mia madre, e dietro c’è scritto un indirizzo >>
<< Accidenti…! >> esclamò Lussy sgranando gli occhi nell’osservare la foto. << Siete due gocce d’acqua…anche quella voglia sulla tempia e identica! >>
<< Te lo detto Lussy, lui e il mio papà! >> pronunciò con tono fiero e sicuro Myla.
<< Vengo con te…ti accompagno alla stazione! >>
<< No Lussy, non voglio metterti nei guai con i tuoi genitori >>
<< Ti prego Myla, mi farebbe piacere! >>
<< Lo so, sei la mia migliore amica, ma credo sia meglio che vada da sola. Mi farò sentire io, te lo prometto >>
<< Come vuoi >> mormorò Lussy sollevando le spalle. << Ti voglio bene, mi mancherai tantissimo, ti auguro di trovare quello che cerchi>>
<< Grazie Lussy, ti voglio bene anch’io…l’amicizia non ha confini>>
( Myla di Sergio Pizio)

Racconti: IL TEMPO, di Gregorio Asero

Racconti: IL TEMPO, di Gregorio Asero

Asero

IL TEMPO
Ci sono momenti nella vita in cui i giorni sono particolarmente tristi e li vivo come fossero dei lutti. Mi riportano violentemente al tempo passato, scivolando in un oblio senza età che a sua volta altera la nozione di spazio e di luogo. Il perdurare in me di una di un’antica e nobile aspirazione, ad esempio, del voler recuperare il tempo perduto, delle rimembranze di persone che non ci sono più, la voglia di cambiare vita, o piuttosto di ricominciarne una nuova, mi da l’illusione di essere perennemente giovane, ma il ricordo di tutte le avventure e le “pazzie” di una vita che si sono succedute nel tempo e, nel mio cuore, mi portano a supporre di aver vissuto da sempre.
Gregorio Asero

Racconti: Ci sono uomini che ti affascinano anche solo a sentirli parlare, di Ale Theia

Racconti: Ci sono uomini che ti affascinano anche solo a sentirli parlare, di Ale Theia

Ci sono uomini che ti affascinano anche solo a sentirli parlare e che ti possono incuriosire.
Li osservi, li ascolti e pensi che sono belli, nel senso pieno della parola..
Sono uomini pieni di passione…lo percepisci dallo sguardo, dal sorriso, dall’entusiasmo, dalla fantasia…

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Li vedi con braccia robuste, ideali ad abbracciarti, a sostenerti…perché una donna, anche la più forte, vuole sentirsi protetta da quel tipo di braccia.
Sono uomini generosi e indipendenti…ma anche attenti e sensibili.
Sono uomini che conoscono bene le donne, che le sanno amare e far sentire amate…
Ma poi li ascolti e magari c’è altro…
Scopri che hanno amato, sì… amato così tanto da perdersi..
Che hanno posseduto interamente e che sono stati posseduti altrettanto interamente.
Che hanno perso quell’amore…ma che prima di capirlo o rassegnarsi, hanno lottato strenuamente per molto tempo, magari arrivando ad umiliarsi, ad incolparsi, a massacrarsi, tentandole tutte, inutilmente, in nome di quel paradiso che avevano toccato con mano…
Allora li osservi ancora un po’ meglio…
Scopri che hanno sviscerato quel dolore così a lungo e così tanto da conoscerlo fin troppo bene.. da farlo diventare quasi cronico..
Loro sanno tutto… perché, come, quando…
Analizzano e si psicoanalizzano.
L’amata perduta…. è lei la malattia cronica, di cui conoscono prognosi e diagnosi, ma della quale aspettano sia una cura che una spiegazione ad essa, perché il motivo della fine, in fondo, non lo capiscono mai.
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Libri:  Arte a Central Park… la passeggiata, di Daniela Cobaich Mascaretti

Libri:  Arte a Central Park… la passeggiata, di Daniela Cobaich Mascaretti

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Arte a Central Park… la passeggiata

…, strane storie venivano mormorate fra quei vecchi
muri: tonfi, urla e gemiti, sentiti soprattutto di notte,
nelle ore silenziose che precedono l’alba…
Strinse le spalle, chiacchiere e chiacchiere, qualcuno forse soffriva d’insonnia, qualche vecchietta petulante
che avendo capito che viveva sola, si divertiva a metterle paura! O come quel ragazzo del piano di sotto, uno decisamente fico…le era arrivato alle spalle
a passi felpati, mentre apriva la porta di casa e l’aveva fatta sobbalzare chiedendole in prestito un grosso martello…Carino era carino…biondo, occhi azzurri, evidentemente palestrato, da lasciarci gli occhi incollati!
Una meraviglia in quel deserto di vecchi condomini
ingessati, sempre pronti a parlare di valvole e caldaie,
ma un brivido l’aveva attraversata come uno strano presagio.
Scrollò le spalle e sorrise, prima di uscire aveva deciso di prepararsi una pizza per cena, aveva lasciato la pasta a lievitare, la ricetta era stata una sua ricerca frenetica sul pad, solo erano tantissime e si era persa nel cercare la migliore! Continua a leggere “Libri:  Arte a Central Park… la passeggiata, di Daniela Cobaich Mascaretti”

Racconti: LA BELLEZZA, di Gregorio Asero  

Racconti: LA BELLEZZA, di Gregorio Asero

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LA BELLEZZA

Bellezza, piacere, libertà sono sensazioni strettamente connesse fra loro. La bellezza appaga il senso estetico della nostra visione del mondo. La libertà soddisfa la nostra mente e il nostro corpo. Il piacere rende grande il senso di appartenenza a questa vita. La bellezza, inoltre, è il catalizzatore che stimola il desiderio del piacere e della libertà.

Lo spirito libero di un essere umano è perennemente alla ricerca di una vita più degna di essere vissuta, goduta, amata. Quindi il piacere e la bellezza sono compagni di viaggio.
Il bello che un artista, un poeta, un musicista, riesce a cogliere dall’albero della vita per donarlo al mondo, è in contrasto con la bruttezza della società, con le sue costrizioni, il suo conformismo, la sua ipocrisia.

È aborrito dalle dittature, dai totalitarismi politici, dai fanatismi religiosi. Bellezza, piacere e libertà, forniscono energie nuove e positive, quindi vanno a formare esseri umani coscienti, sensibili, tolleranti, aperti, responsabili, in grado di dire no.
L’assenza della poesia, dell’arte, della musica rende gli esseri umani depressi, insensibili, intolleranti, meschini, violenti, ipocriti, proni al potere, incapaci di opporsi. Non a caso le tirannidi e gli integralismi religiosi perseguitano sempre, insieme, la libertà, la bellezza, il piacere.

Racconti: DA NON CREDERE, di Yuleisy Cruz Lezcano

Racconti: DA NON CREDERE, di Yuleisy Cruz Lezcano

DA NON CREDERE

DA NON CREDERE

Vai per la vita con il cuore a pezzi, deluso, freddo e giurando che non tornerai mai più a credere nell’amore. Prometti a te stesso che mai più permetterai che un’altra persona ti danneggi come l’ha fatto qualcuno nel tuo passato. Poi, senza pensare, fai un patto divino con l’amica solitudine. Dopotutto, lei non ti deluderà.

Continui senza cercare nuove possibilità, così innalzi mura attorno a te, per evitare che qualcuno si avvicini; smetti di credere che realmente possa esistere una persona capace di vedere e avvalorare chi sei veramente, qualcuno che possa amarti come meriti e che ti dimostri che l’amore sì esiste.

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Tutto continua fino a quando, in modo inatteso, e della maniera più illogica che si possa immaginare, arriva qualcuno alla tua vita e la cambia interamente. Senza pensarlo, senza volerlo, senza averlo previsto. E inevitabilmente, tutto si scompiglia. Si crea un vero caos.
Pian piano quella persona incomincia a inserirsi nei tuoi giorni, incomincia a tirare giù le mura che tanto ti proteggevano, allora incominci ad avere paura, e tanta. L’unica idea che ti passa per la mente è di fuggire, ma qualcosa ti ferma, senti che si fa avanti l’impazienza per scoprire questo nuovo universo che la vita ti sta proponendo.
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Racconti: LA BELLEZZA, di Gregorio Asero

Racconti: LA BELLEZZA, di Gregorio Asero

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La Cittadella di Alessandria

LA BELLEZZA

Bellezza, piacere, libertà sono sensazioni strettamente connesse fra loro. La bellezza appaga il senso estetico della nostra visione del mondo. La libertà soddisfa la nostra mente e il nostro corpo. Il piacere rende grande il senso di appartenenza a questa vita.

La bellezza, inoltre, è il catalizzatore che stimola il desiderio del piacere e della libertà. Lo spirito libero di un essere umano è perennemente alla ricerca di una vita più degna di essere vissuta, goduta, amata.

Quindi il piacere e la bellezza sono compagni di viaggio.
Il bello che un artista, un poeta, un musicista, riesce a cogliere dall’albero della vita per donarlo al mondo, è in contrasto con la bruttezza della società, con le sue costrizioni, il suo conformismo, la sua ipocrisia.
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Racconti: COSÍ TANTO PER SCRIVERE QUALCOSA, di Gregorio Asero

Racconti: COSÍ TANTO PER SCRIVERE QUALCOSA, di Gregorio Asero

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COSÍ TANTO PER SCRIVERE QUALCOSA
Dicono che i morti non possono far nulla, nel bene e nel male. Così come dicono che l’amore vero, sia quello eterno. Non è vero, almeno io non la penso così. I morti, quando ti vengono in sogno, sono in grado di darti grande conforto, come pure grandi dolori.

Gli amori, seppur finiscano, non è detto che non siano stati grandi amori. So di amori sublimi che hanno avuto poca vita, come pure di amori eterni che si trascinano in un oblio senza forma, stancamente.

L’amore non può essere eterno, perché la vita ha un tempo, ed è fatta di un continuo rinnovarsi. Allora capita di pensare che siano i sogni d’amore ad essere eterni. È chiaro, che per quel che riguarda i sogni, ci viene facile di fermarli nei momenti di massima gioia, o di massimo sconforto. Continua a leggere “Racconti: COSÍ TANTO PER SCRIVERE QUALCOSA, di Gregorio Asero”

Racconti: ADELINA, di Donatella Barbieri

Racconti: ADELINA, di Donatella Barbieri

ADELINA

Adelina era una ragazza di 17 anni, con una massa di capelli rossi,ed occhi azzurro cielo, abitava a Saponara un paesino in provincia di Messina, in Sicilia, andava al liceo scientifico a Messina tutte le mattine alle ore sette lei saliva sul bus che dal suo paesino la portava in città, ma prima doveva aiutare i genitori, la madre voleva tutte le mattine le uova dal pollaio, ed il padre invece che lo aiutasse a dare da mangiare agli animali che avevano nella stalla,la mucca, e le due pecore.

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Era una ragazza molto allegra e gentile,ma aveva un sogno nel cassetto,lei amava cantare, cantava sempre. Quella mattina fece tutto come al solito ed arrivo a scuola in anticipo, così si mise a ripassare matematica,che non era la sua materia preferita.
Ad un certo punto si sentì chiamare da Anna,una compagna che le disse, devi assolutamente sapere che fra due settimane ci sono le audizioni per XFactor a Taormina, tu ci devi andare. Adelina la guardò e le disse come faccio con i miei genitori,lo sai che non vogliono. Anna le disse non ti preoccupare, abbiamo due settimane, troveremo una soluzione. Adelina smise di studiare ed iniziò a pensare a quale canzone poter cantare alle audizioni.

Le ore di scuola finirono e lei ormai non pensava ad altro che alle audizioni, torno a casa,per cena mangio poco e parlo anche poco, la madre Maria la guardava perché si accorse che era come assente faceva le faccende domestiche come un automa, penso che non stesse bene,e quando Adelina disse che andava a letto,le chiese se stava bene, Adelina, guardò la madre e le disse si perché, niente rispose la madre. Continua a leggere “Racconti: ADELINA, di Donatella Barbieri”

Intervista di Alessia Mocci ad Angelo Lamberti: vi presentiamo Il pompiere salta cavallerescamente il kamikaze

Intervista di Alessia Mocci ad Angelo Lamberti: vi presentiamo Il pompiere salta cavallerescamente il kamikaze

[…] E non ho tempo di guardare se fuori/ è rimasta la comicità della luna/ o la crudeltà dell’alba.” ‒ “La casa dell’infanzia”

Angelo Il pompiere salta cavallerescamente il kamikaze

“Il pompiere salta cavallerescamente il kamikaze” edito nel 2010 dalla casa editrice Negretto Editore è una silloge poetica di Angelo Lamberti. L’autore nato nel 1942 a Castel d’Ario, in provincia di Mantova, vanta un ricco curriculum di pubblicazioni tra poesia e teatro.

Ricordiamo brevemente ‒ per non tediare il lettore in un elenco troppo vasto ‒ la prima raccolta poetica del 1994 con la casa editrice Trito e Ritrito “Colpevoli d’innocenza” e l’ultima nel 2018 con Ace International “La morte non esiste”; in campo teatrale sono varie le collaborazioni con registi quali Mattia Giorgetti, Nanni Fabbri, Buno Garilli, Maria Grazia Bettini, Luigi Tani, Pino Manzari, Gherardo Coltri, Ruggero Jacobbi e le rappresentazioni a New York, Lugano, Mantova, Milano, Roma, Verona.

“Il pompiere salta cavallerescamente il kamikaze” è suddiviso in quattro parti, la prima denominata “Scene di vita da un cimitero” presenta le date 1942-1958; la seconda “Alfredo, non fu possibile diversamente” vede come determinazione gli anni che vanno dal 1980 al 1988; la terza “Lea, il malessere dell’attesa” va dal 1995 al 2007; infine la quarta “Parole di sesamo” che chiude la raccolta con un pugno di versi che mettono in luce ciò che si è seminato nelle precedenti parti.

La raccolta di cui parleremo in questa intervista è risultata vincitrice nel 2011 al Premio “Garcia Lorca” di Torino.

Angelo Lamberti ---

A.M.: Angelo ti ringrazio per aver accettato questa intervista. Vorrei partire da una domanda che forse ti avranno già rivolto ma a cui non posso fare a meno: “Il pompiere salta cavallerescamente il kamikaze”, perché un titolo così particolare?

Angelo Lamberti: Colgo l’occasione di questa intervista per dire che il libro è uscito soprattutto per le insistenze di Giorgio Bàrberi Squarotti, il quale, per convincermi alla pubblicazione, mi ha sedotto con il dono della sua preziosa prefazione. Nella prefazione Bàrberi Squarotti svela il mistero del titolo, che mi è stato ispirato dalla didascalia di un’immagine calcistica, più precisamente di un derby milanese disputato nei primi anni cinquanta. Infatti, il “Pompiere” è l’ex centravanti del Milan Gunnar Nordhal; il “Kamikaze” è l’ex portiere dell’Inter Giorgio Ghezzi. Il ricordo della succitata didascalia, lo devo alle letture (quand’ero bambino) del quotidiano socialista “l’Avanti”, a casa di mio nonno. Il cosiddetto mistero è poeticamente svelato a pagina 40 del volume. Nelle sezioni che compongono la silloge, può esserci per il lettore, il mistero di un altro titolo, aggravato perdipiù, (per colpa mia), da un refuso. Si tratta del titolo assegnato a una sezione: “unciduncitrinciquariquarinci”, che altri non è che un conteggio giocoso e progressivo, (uno-due-tre-quattro-cinque…), armoniosa-mente deformato a scioglilingua-filastrocca, e adottato da noi bambini a mo’ di conta, per l’assegnazione dei ruoli nei giochi di gruppo. Continua a leggere “Intervista di Alessia Mocci ad Angelo Lamberti: vi presentiamo Il pompiere salta cavallerescamente il kamikaze”

Racconti: IL NOSTRO DOLORE, di Gregorio Asero

Racconti: ìIL NOSTRO DOLORE, di Gregorio Asero

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IL NOSTRO DOLORE
Quando cerchiamo di far partecipi gli altri dell’universalità del nostro dolore, quando lo descriviamo, ci sentiamo un poco consolati dal fatto che pensiamo in maniera….direi ….universale. Nel senso che si ha l’illusione che il nostro dolore sia il dolore di tutti.

Io, illudendomi di essere uno scrittore, ho la presunzione di avere un compito maggiore assegnatomi dalla vita, nel senso che sono “preposto” a renderlo comprensibile a tutti.

A dire il vero non mi piace questa idea, io credo che la verità suprema della vita sia la ricerca della felicità, per questo motivo la mia indagine si orienta sempre verso la ricerca dell’amore, un amore a volte confuso e velleitario.

Tuttavia mi chiedo se uno scritto di cui gli altri non hanno coscienza o conoscenza è per il destino dell’umanità, o più prosaicamente per chi mi conosce, una cosa per cui valga la pena essere letto.
Gregorio Asero

 

VOLTI ANIMALI – LA TORRE, ESTRATTO 2, di rebeccastories

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Visto i recenti dibattiti sulla sperimentazione animale – scaturiti dal cosiddetto “caso Caterina”- e ispirata da alcuni spunti di riflessione che propone il biologo Roberto Cazzolla Gatti attraverso questo articolo, ho voluto pubblicare un estratto mai letto del racconto “La Torre“, non tanto col fine di far emergere la mia posizione in proposito, quanto per invitare a riflettere nuovamente su alcuni concetti – che scoprirete fra le righe – ma soprattutto su quella strana equazione inconscia(istintiva?) a cui ragionevolmente crediamo da millenni: piccolo=inferiore?

Milo guadava attentamente un tagliaforbice, chinato sul suo piazzale, lo osservava scalare con fatica le dune delle piastrelle rigate. Provò a stuzzicargli le tenaglie col dito indice, per vedere se lo attaccava, ma pareva troppo impegnato per litigare. Gli piaceva quella bestiolina, e non durò nemmeno il breve tempo con cui avrebbe potuto veramente affezionarsi a lui. A pochi centimetri dal suo viso, con un movimento deciso – ben consolidato nel tempo – un infradito rosa d’improvviso lo strisciò via, lasciandone solamente una lunga sgommata davanti agli occhi increduli di Milo. Continua a leggere “VOLTI ANIMALI – LA TORRE, ESTRATTO 2, di rebeccastories”

Servirebbe un giardino, di V.R.

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Fisso la candela.
La fiamma sembra un pino infuocato, la cui punta vuole toccare il cielo.
Tutta la stanza odora di vaniglia mista al legno bruciato del camino.
Il riflesso danzante della candela si riflette sulle finestre: è un’allegra compagnia in questa notte di dicembre.
Mi ritrovo a scrivere su questa vecchia agenda una nuova storia, mentre una coperta di lana mi abbraccia.
Questa volta non sono io sola a immaginare il racconto, ma è la candela sul tavolinetto accanto a me, ad aiutarmi.
Fuori, le luci natalizie si confondono tra la neve. Un altro inverno, qui, nello Hampshire.

Continua a leggere “Servirebbe un giardino, di V.R.”

CUORE DI SPUGNA di rebeccastories

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Il cielo bronzeo.
Un tumulto ovattato si sgretola sopra il banco infinito di nuvole, lontano. Ma forse non così lontano, forse quel rombo viene dal mio petto. Ruggisce ancora. Viene da dentro?
Sono un temporale.
Stacco a fatica la testa dal fango e il mondo scolorito, di un arancio ossidato, si mostra in tutto il suo bagliore.
È umido. Una pianura bagnata, gli alberi corrosi.
Il mio corpo è in pendenza sulla collina, posso vedere le dita dei piedi brulicare nella melma; mi volto. Alle mie spalle, proprio sulla cima, ci sono figure in piedi. Qualcuno è ancora steso e ricoperto per metà dalla terra sciolta. Chi sono io, e loro? È così importante saperlo?
Hanno tutti corpi diversi e osservano immobili lo spettacolo del cielo; paiono incantati dentro una comune meraviglia.
Allo stesso modo la valle meravigliosa osserva loro, con le sue forme tortuose, i colori bruciati, i cespugli d’oro e bordò.
Un essere ha i capelli ramati, lucidi come le foglie. Il viso scuro, sporco, e gli occhi cerulei che sfolgorano d’inverosimile. Un altro essere invece è completamente ricoperto di terra, sul suo volto risplende solo una dentiera accecante, e tale è il suo sorriso che il cielo ha cominciato a liquefarsi.
Gocce leggere in un attimo imbottiscono il silenzio.
Qualcosa guizza d’improvviso a pochi metri dal mio corpo: due braccia. Annaspano nell’aria, trovano appoggio sul suolo e tirano su un busto. Mi osserva adesso una testa di fango caldo. Ha gli occhi neri.
Non avevo fatto caso agli stracci disfatti, impregnati sul suolo. La collina ne è piena zeppa: pezze rossastre logorate dal pantano. Le mie mani ne sono ancora immerse, urtano anche oggetti solidi; grovigli di materiali, ossa scure. Stringo qualcosa fra le dita, è un oggetto indecifrabile. Pare emanare qualcosa, vibrazioni forse, perché rimbalzano sul palmo. Poso l’orecchio su quella massa e il suono si fa intenso. Rumori affannati, scricchiolii, urla, fischi, tonfi; pare che al suo interno sia imprigionato un minuscolo universo. Oppure un universo passato – di cui non ho alcun ricordo – rimasto in parte assorbito.
Ogni cosa qua sotto sembra esserne impregnata; sono sicura che se mi avvicinassi abbastanza al suolo, senza intingerne la testa, potrei ascoltare il rumore della storia, la storia di questo mondo, del cielo, la nostra. Il suono è incastrato fra i pori della terra, ma è vivo, non può disgregarsi o svanire, attende solo una membrana sensibile sulla quale potersi adagiare.
La pioggia si fa più intensa e i volti si fanno chiari, più sabbia, più rosa. Ci confondiamo nel chiarore che cristallizza questo posto. È un giorno melodioso, abbiamo rami bianchi e robusti che sorreggono il nostro spirito.
Continua a leggere “CUORE DI SPUGNA di rebeccastories”

Infinitamente amanti, di V.R.

di V.R.

Ed ecco i due amanti: Giorno e Notte,
e la loro l’esistenza è un perpetuo rincorrersi.
Quando l’uno rincorre l’altra
o l’altro tende il braccio all’una.

Ed ecco i due amori: Notte e Giorno,
la cui corsa li porta a sfiorarsi a malapena,
lì,
sulla punta delle dita della mano.
E lo fanno al buongiorno durante l’alba
e alla buonanotte, arrivati al tramonto.

Ed ecco i due esseri separati e inseparabili: Giorno e Notte
che si congedano ogni dì,
quasi allo stesso intervallo di ore,
quasi allo stesso intervallo di minuti,
nel loro tango che altera i secondi.

E allora si rincorrono,
si prendono,
si perdono
per toccarsi solo fugacemente in un circolo infinito.

Continua a leggere “Infinitamente amanti, di V.R.”