Come si viveva in Alessandria tra il 1000 e il 1200?

Come si viveva in Alessandria tra il 1000 e il 1200?

di Pier Carlo Lava

Alessandria: Come vivevano gli alessandrini tra il 1000 e il 1200, lo raccontano Piercarlo Fabbio e Teseo Sassi, con la collaborazione di Mauro Remotti, nel libro: “L’incubatrice, il giacimento e il Purgatorio”. La vita quotidiana al tempo della fondazione di Alessandria e del Barbarossa.

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“L’incubatrice, il giacimento e il Purgatorio”, come nasce il libro, gli autori, temi trattati, disegni e caratteristiche tecniche editoriali

Alessandria, al Museo della Gambarina conferenza stampa di presentazione del libro di Piercarlo Fabbio e Piero Teseo Sassi, con la collaborazione di Mauro Remotti: “L’incubatrice, il giacimento e il Purgatorio”. Il libro sarà in vendita presso il Museo della Gambarina.

Come nasce il libro, gli autori, temi trattai e disegni

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Come nasce il libro

Un giorno può capitare di incontrarsi sulla passerella pedonale del ponte Meier… Quel manufatto era stato costruito proprio per questo. Per far incrociare le persone in arrivo da diverse anime di Alessandria.

La lunghezza del passaggio era quella di una piazza del tempo, che durava da 850 anni. Così era successo a Teseo e Piercarlo. Il primo veniva dalla Cittadella, cioè da Bergoglio; il secondo dal centro di Alessandria, ossia Rovereto. E lì avevano incominciato a discutere, senza essersi preparati prima, senza sapere il perché, senza la sicurezza delle cose certe e conosciute, senza tentennamenti.

Avevano preso a parlare della nascita di Alessandria, addirittura spingendosi a ipotizzare come potesse funzionare quel territorio senza ancora la presenza di una città. Deserto o viva plaga animata quel tanto che basta per essere considerata già socialmente pregevole? E perché doveva proprio lì nascere un’urbe?

Si erano dunque ritrovati nella biblioteca del Museo della Gambarina. Non si erano neppure dati appuntamento, ma erano lì, l’uno di fronte all’altro.

E così si erano seduti e si erano messi a parlare… Continua a leggere “Come si viveva in Alessandria tra il 1000 e il 1200?”

“L’incubatrice, il giacimento e il Purgatorio”, come nasce il libro, gli autori, temi trattati, disegni e caratteristiche tecniche editoriali

“L’incubatrice, il giacimento e il Purgatorio”, come nasce il libro, gli autori, temi trattati, disegni e caratteristiche tecniche editoriali

Alessandria, al Museo della Gambarina conferenza stampa di presentazione del libro di Piercarlo Fabbio e Piero Teseo Sassi, con la collaborazione di Mauro Remotti: “L’incubatrice, il giacimento e il Purgatorio”. Il libro sarà in vendita presso il Museo della Gambarina.

Come nasce il libro, gli autori, temi trattai e disegni

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Come nasce il libro

Un giorno può capitare di incontrarsi sulla passerella pedonale del ponte Meier… Quel manufatto era stato costruito proprio per questo. Per far incrociare le persone in arrivo da diverse anime di Alessandria.

La lunghezza del passaggio era quella di una piazza del tempo, che durava da 850 anni. Così era successo a Teseo e Piercarlo. Il primo veniva dalla Cittadella, cioè da Bergoglio; il secondo dal centro di Alessandria, ossia Rovereto. E lì avevano incominciato a discutere, senza essersi preparati prima, senza sapere il perché, senza la sicurezza delle cose certe e conosciute, senza tentennamenti.

Avevano preso a parlare della nascita di Alessandria, addirittura spingendosi a ipotizzare come potesse funzionare quel territorio senza ancora la presenza di una città. Deserto o viva plaga animata quel tanto che basta per essere considerata già socialmente pregevole? E perché doveva proprio lì nascere un’urbe?

Si erano dunque ritrovati nella biblioteca del Museo della Gambarina. Non si erano neppure dati appuntamento, ma erano lì, l’uno di fronte all’altro. Continua a leggere ““L’incubatrice, il giacimento e il Purgatorio”, come nasce il libro, gli autori, temi trattati, disegni e caratteristiche tecniche editoriali”

In viaggio verso Venezia, di Marco Gallo

In viaggio verso Venezia, di Marco Gallo

marco gallo

Mi piacevano i treni di una volta, quelli che non erano connotati dalla velocità con cui viaggiano, quelli che avevano gli scompartimenti e lunghi corridoi.
Mi piaceva scoprire nuovi profumi e sapori quando gli altri viaggiatori aprivano le loro sporte e condividevano quello che avevano. Solo con il tempo e la maturità ho compreso che era un gesto d’altruismo, spontaneo, naturale.
Mi piaceva ascoltare le storie, alcune dolorose, fatte di privazioni, difficoltà, altre profonde, altre ancora allegre, comiche. Io, con lo zaino alla scoperta del mondo mentre il rumore ricorrente delle ruote sugli interstizi delle rotaie risuonava come un mantra e venivo proiettato verso nuovi spazi e mondi che il mio giovane cuore anelava conoscere.

In viaggio verso Venezia, tra letture, lavoro , idee e pensieri vari

RICORDI, di Gregorio Asero

RICORDI, di Gregorio Asero

RICORDI
Esistono persone più vicine ad una realtà spirituale che non a quella materiale. Mi spiego: alcuni individui amano perdersi più nella realtà immaginata che non in quella reale; per cui gli piace credere che gli oggetti, le persone, gli animali i monumenti, e tutte le cose concrete che popolano questo mondo e che in qualche modo sono stati, o sono, in contatto con loro o semplicemente sono stati, o sono, sfiorati o guardati, conservino qualcosa che faccia parte della loro essenza, della loro fisicità e che in qualche modo ci sia una compenetrazione di “amorosi sensi”.

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Allora si immagina che i loro occhi conservino qualcosa di divino, e sotto questo velo sensibile, percepibile solo da pochi, il loro mondo appare come in una visione e la contemplazione della natura diventa quasi adorante, che simile a chimera è in grado di diventare reale e palpabile da tutta l’Umanità.

In questo senso, una cosa che abbiamo visto molti anni prima e che all’improvviso riappare alla nostra mente, ci riporta al tempo antico come se mai fosse passato ed allora capita che la realtà passata si fonda a quella presente e tutto il mondo si ferma per fondersi in un unico presente, fatto di contemplazione di dolci ricordi.
Gregorio Asero

La polvere dei ricordi, di Gianni Lovera

La polvere dei ricordi, di Gianni Lovera

la polvere dei ricordi

La polvere dei ricordi

Natale era appena sfumato, la magia era ancora lì, palpabile, contagiosa. Io ero fanciullo, i giorni che seguivano il 25 dicembre ero come rapito da gioia e magia, avevo ritagliato un foglio di cartone, ricavato dalle scatole dei giocattoli.

Il Natale era ancora ovunque, tra nastri e panettoni avanzati, tra fiocchi e giochi, davanti al presepe, con il profumo di cioccolata calda e i biscotti allo zenzero. Presi a colorare quel pezzo di cartone, dipinsi un cielo stellato, ma la cosa più bella, fu costruire, una stella, quella più grande, la stella cometa, con la carta dorata del cioccolato, ingurgitato in quantità da Guinness. Guardavo questo dipinto, ancora senza valore, senza un’anima, e poi lo appoggiai appena dietro il presepe, su di un lato, come per dare uno spazio piu tridimensionale al cielo. Continua a leggere “La polvere dei ricordi, di Gianni Lovera”

GORA, romanzo autobiografico, di Miriam Maria Santucci

GORA, romanzo autobiografico, di Miriam Maria Santucci

di Pier Carlo Lava

Come si viveva nel periodo successivo all’ultima guerra? quelli della mia generazione l’hanno vissuto in prima persona mentre alle generazioni successive è toccato ai nonni e ai genitori ricordare chi eravamo e come si viveva in un epoca di povertà ma con il grande sogno che un giorno il futuro sarebbe stato migliore per tutti. L’Autrice Miriam Maria Santucci, che conosco e apprezzo da tempo, con “Gora” ha dimostrato di essere non solo una splendida poetessa autrice di diversi libri di poesie ma anche una grande scrittrice.

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Uno spaccato di vita del secondo dopoguerra, nel quale si racconta la storia di “Gora” e della sua famiglia sugli Appennini, con un finale a sorpresa…

Leggere “Gora” è piacevole, scorrevole e per quelli della mia generazione fa rivivere i tempi difficili ma pieni di entusiasmo e speranze nel futuro del primo decennio dopo la fine della seconda guerra mondiale.

La lettura di “Gora” è consigliata anche alle generazioni successive sino a quella attuale perchè da modo di comprendere a fondo, quasi come lo si stesse vivendo, un periodo importante della storia del nostro paese. “Occorre ricordare chi eravamo per capire dove dobbiamo andare”.

“Gora” non è solo un libro interessante e istruttivo che ci ricorda il nostro passato ma anche un oasi di serenità e relax in un’epoca di grande stress come la nostra.

GORA di Miriam Maria Santucci

«1944 – 1956: uno spicchio di Storia realmente vissuta. Storia spesso relegata in secondo piano o quasi dimenticata. La voce narrante presenta la dura infanzia di Gora, con gli occhi e la mente della piccola, che nasce e vive in quel difficile periodo di transizione.

Il Paese era stato raso al suolo e il disagio regnava in ogni categoria sociale e in ogni settore produttivo, soprattutto nel mondo rurale, estremamente povero.

Ma la forza di volontà spingeva tutti verso la ricostruzione, che avrebbe risollevato il Paese e aperto le strade al progresso. La speranza di un mondo migliore illuminava ogni animo, soprattutto quello della piccola Gora.»

LA NEVE DI GENNAIO, di vittoriano borrelli

LA NEVE DI GENNAIO, di vittoriano borrelli

la neve di gennaio

Non si ha freddo nell’anima quando fuori nevica e le case s’imbiancano nella quiete mattutina. Non è vero che il calore arriva solo dal sole quando ci si può stringere un po’ di più in giornate come queste con la neve che lambisce i vetri delle finestre. Infagottati nelle coperte dalla testa ai piedi, solo gli occhi restano scoperti per rimirare cotanta meraviglia.

La neve di gennaio è uno spettacolo che si guarda senza pagare alcun biglietto, la nostalgia del Natale appena passato si trasforma ben presto in una gioia silenziosa per qualcosa che sta per rigenerarsi nel candore del mondo intorno a te. E pensi che sia così bello pensare che tutto possa ricominciare, purificarsi nello spirito e nelle idee per una nuova scommessa sulla vita.

Spesso pensiamo di aver bisogno degli altri, di contare sugli altri, di essere noi stessi “gli altri” per spogliarci delle nostre preoccupazioni o soltanto per condividerle per sentirci meno responsabili. Trascuriamo i dettagli, le cose intorno a noi che non aspettano altro che essere toccate, sfiorate, accarezzate. E questa natura che si rigenera dopo una pioggia o un abbondante nevicata, ci offre lo spunto per capire che tutto parte e riparte da noi stessi. Continua a leggere “LA NEVE DI GENNAIO, di vittoriano borrelli”

Bingo Bongo & Altre Storie, di Stefano Labbia, collana Sabbie Il Faggio

Bingo Bongo & Altre Storie, di Stefano Labbia, collana Sabbie Il Faggio

Nella nuova collana “Sabbie” (http://www.ilfaggio.it/sabbie_home.htm) dedicata a titoli digitali di narrativa e poesia illustrate e caratterizzata da particolare cura grafica e cromatica, Edizioni Il Faggio presenta Bingo Bongo & altre storie, raccolta di 20 racconti brevi di Stefano Labbia accompagnati da 11 dipinti del pittore svedese Pontus Wåhlström.

Dove stiamo andando? Non lasciamoci ingannare dall’età veneranda di questo inter- rogativo che nonostante le sembianze di un matusalemme spiazza gli uomini di tutte le epoche e di tutte le latitudini. I più propensi alla rassegnazione potrebbero dire: non c’è altro posto in cui andare se non quello in cui siamo già; un posto fatto di soli- tudine, di uomini posseduti dalla tecnologia, di anime sopraffatte e impotenti. È il luogo desolato descritto nelle storie di Stefano Labbia, fatte di scenari aridi e frenetici, fatte di nichilismo e di una umanità di pietra.

Persi in un labirinto senza entrata, in cui siamo collocati da sempre, in cui siamo nati, dove stiamo correndo? Dove stiamo andando? Che senso ha? E seppure stiamo andando da qualche parte, seppure questo non fosse un mondo statico, siamo davvero noi a stabilire la rotta della nostra esistenza? Le anime che trovano voce nelle pagine di Stefano Labbia sono perse e rabbiose eppure non sempre rassegnate perché, anche se non lo danno a vedere, sanno che questo non è il migliore dei mondi possibili. Continua a leggere “Bingo Bongo & Altre Storie, di Stefano Labbia, collana Sabbie Il Faggio”

Una riflessione di Dario Ricciardo

Una riflessione di Dario Ricciardo

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Mi sveglio e ancora prima di prendere il caffè commento il post di una sconosciuta sostenendo la graniticità logica dalla scommessa di Pascal, lei risponde citando Leopardi e io controcito (ammesso sia italiano) la frase di Pascal che anticipa il sublime Infinito di Leopardi: “Il silenzio eterno degli spazi infiniti mi sgomenta”, aggiungo infine che l’unico pensatore estremo come Pascal è Nietzsche che però forse non a caso ha abdicato il trono del pensiero per abbracciare un cavallo.

E’ possibile che per poter dire in punta di morte, come Wittgenstein, “La mia vita è stata meravigliosa” devo solo andare a vivere qualche settimana (manteniamo le giuste proporzioni) in un Fiordo norvegese.

Tra poco controllo su Airbnb se c’è qualcosa di disponibile per quest’estate.

Questo è un orario… di Dario Ricciardo

Questo è un orario… di Dario Ricciardo

Questo è un orario, la sera del 24 dicembre, che mi è sempre piaciuto: perché c’è meno traffico, la corsa al regalo è diventata una camminare a passo lento per gli ultimi concorrenti; molti sono andati a fare stretching in cucina preparando piatti che al senso principale appaiono variopinti.

dario ricciardo


Io tra poco, aspetto che la corsa finisca del tutto, mi metterò in auto per andare da mia sorella, prenderò in braccio i miei nipoti – chiedendomi del più grande, che ormai in pubblico si imbarazza, se sarà l’ultima volta -, saluterò spaesato esponenti di varie generazioni, guarderò per un attimo quel vuoto accanto a me – sorriderò pensando a chi se n’è andato, lasciando soltanto una scia di parole – poi cercherò il mio posto a tavola. Prima assaggerò un po’ di quelle macchie di colore su piatti anarchici che anticipano la disciplina dello stare seduti uno accanto all’altro.
Mangerò scriteriatamente, ricevendo e mandando messaggi d’auguri, contento di sapere che alcune persone a cui tengo sono contente.
Poi mi annoierò; mi annoio sempre, dopo poco. Ma non mi opporrò alla noia: guarderò gli esponenti della generazione che verrà, chiamiamoli bambini, urlare di gioia e stupore e emozione ad ogni regalo aperto – “Proprio quello che volevo! Proprio quello che volevo!” Mi fa sorridere e commuovere questa frase detta da chi, nonostante i primi dubbi, crede ancora a Babbo Natale.
Infine tornerò a casa, sapendo che non è ancora tardi, che posso ancora leggere i racconti d Charles D’ambrosio o Utopia di Thomas More o forse inizierò uno dei due libri di Edoardo Zambelli, di cui mi hanno parlato molto bene.
Ed è questo ultimo pensiero, la consapevolezza che la festa continuerà anche quando sarò solo, implacabilmente solo, che forse fa sì che questo orario, la sera del 24 dicembre, mi piace così tanto.

Terapia d’urto, di Dario Ricciardo

Terapia d’urto, di Dario Ricciardo

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Terapia d’urto.
Ragazzo di tredici anni completamente abbagliato dalla foto di Chiara Zanetti(peraltro in giubbotto; estasiato quando poi gli ho mostrato quella del profilo): Ma questi libri li leggi davvero?
Io: Sì.
Lui (indicando quelli sul comodino): Tutti questi li hai letti?
Io: No, questi sono quelli che devo ancora leggere. Ma ho letto tutti gli altri che ci sono nella stanza.
Lui: Tutti?! Anche quelli sopra l’armadio?
Io: Sì. E tanti altri che sono in altre stanze.
Lui: Ma perché?
Io: Perché mi piace?
Lui: Ti piace? A me piace giocare al tablet. Ci gioco tutto il tempo. Non mi interessa leggere.
Interviene mio nipote, otto anni, che molti di voi conoscono di nome, Mattia, YouTuber con 25 follower e che chiama gli altri youtuber, anche quelli con migliaia di follower, “I miei colleghi” (ad oggi indifferente all’eloquente bellezza del giubbotto di Chiara Zanetti): Leggere è noioso.
Io: Ma se hai voluto regalato due libri?
Mio nipote e ragazzino più o meno insieme: Ma quelli sono divertenti, sono le storie raccontate da uno youtuber, fanno ridere.
Io: Continuate così che da grandi sarete due coglioni che non sapranno e non capiranno un cazzo.

Nella foto: quelli sul comodino.

(Prevengo le offese da parte dei non lettori. Stavo scherzando.)

Ci sono cose che puoi scrivere di notte… di Dario Ricciardo

Ci sono cose che puoi scrivere di notte… di Dario Ricciardo

Ci sono cose che puoi scrivere di notte, perchè per scriverle devi sapere che non le leggerà nessuno per qualche ora.
Di giorno potrei scrivere che ho litigato in aereo che volevo fare una denuncia alla compagnia che poi tutti mi hanno chiesto scusa e che mi è dispiaciuto che me lo chiedessero.

dario ricciardo


Potrei raccontare di come a causa di distorsioni informative mi sia ritrovato a camminare a piedi per due chilometri trascinando due valigie piene di vestiti e libri e di come per alcuni tratti a causa di un forte vento contro e complici le due valigie restavo praticamente immobile.
Ma di giorno non potrei raccontare di Emanuele.
Emanuele all’inizio è un ammasso indistinto che dorme. Una pesante coperta bianca e delle scarpe che sbucano da sotto.
Scatto una foto e ripenso a una scena de “La conversazione” una scena che parla di barboni e di quando i giorni in cui scioperavano i giornali ne morissero di più perchè non poteva coprirsi la notte. Poi mi seggo su una panchina e penso: non devo fare niente? Leggo tanto. Kant, Sant’Agostino, Voltaire, e me ne vado a casa?
Ho delle monete in tasca, mi avvicino ma non so dove lasciarle; mentre mi muovo intorno a lui, lui si sveglia e salta in aria. Lo tranquillizzo e mi chiede come sto e se ho acqua o un giubbotto. Gli dico no ma che torno a portarglieli.  Continua a leggere “Ci sono cose che puoi scrivere di notte… di Dario Ricciardo”

Alla fiera del libro… di Dario Ricciardo

Alla fiera del libro… di Dario Ricciardo

dario

Qua alla Fiera del libro, a Plpl, le sole domande che mi vengono fatte da chi incontro per la prima volta sono:
1) E tuo nipote? (65%)
2) A scuola? (35%)
Ragion per cui ho il sospetto di avere esagerato con con mio nipote e la scuola, allora ho pensato che, per recuperare un po’ di credibilità, potrei raccontare di quello che considero il punto di contatto tra le monadi di Leibniz e l’Uno di Plotino, ma rischierei di scrivere un saggio poco più lungo del romanzo più breve di sempre. In vendita scarpette di neonato mai usate (Hemingway, il romanzo). Il punto di contatto tra monadi di Leibniz e Uno di Plotino è che in entrambi i casi la materia nasce per esaurimento del bene, e in particolare per Plotino il male non è l’opposto del bene ma la sua assenza (io, il saggio).
Ma forse è meglio se, in attesa di trovare l’ispirazione che mi permetta di ampliare il saggio ad almeno una cartella, mi dedico a un po’ di narrativa:
Ieri ho mangiato una cosa così buona che se avessi saputo che era così buona avrei fatto una foto che avrei postato prima di mangiarla (la cosa; non la foto, ovviamente).
La suddetta cosa ha il nome di: bicchierino al cioccolato, ed è così composta: un bicchierino di cioccolato dal diametro di due centimetri e profondità di uno, che contiene una crema di cioccolato simile alla Nutella. Quindi quando prendi il bicchierino, dopo il primo morso, non sai se continuare a mordere o bere. Io ho finito per leccare (preciso che l’eventuale allusione sessuale, è del tutto casuale a livello della coscienza, del mio inconscio non rispondo). Continua a leggere “Alla fiera del libro… di Dario Ricciardo”

Una riflessione di Dario Ricciardo

Una riflessione di Dario Ricciardo

«Morì nelle seguenti circostanze: in seguito a una crisi, abbastanza leggera, di uremia, gli era stato prescritto il riposo. Ma poiché un critico aveva scritto che nella Veduta di Delft di Vermeer (prestata dal museo dell’Aja per una mostra di pittura olandese), quadro ch’egli adorava e credeva di conoscere alla perfezione, un piccolo lembo di muro giallo (di cui non si ricordava) era dipinto così bene da far pensare, se lo si guardava isolatamente, a una preziosa opera d’arte cinese, d’una bellezza che poteva bastare a se stessa, Bergotte mangiò un po’ di patate, uscì di casa e andò alla mostra.

dario ricciardo

Sin dai primi gradini che gli toccò salire, fu colto da vertigini. Passò davanti a parecchi quadri ed ebbe l’impressione dell’aridità e inutilità di una pittura così artificiosa, che non valeva le correnti d’aria e di sole di un palazzo di Venezia o di una semplice casa in riva al mare.

Alla fine, fu davanti al Vermeer, che ricordava più smagliante, più diverso da tutto quanto conoscesse, ma nel quale, grazie all’articolo del critico, notò per la prima volta dei piccoli personaggi in blu, e che la sabbia era rosa, e – infine – la preziosa materia del minuscolo lembo di muro giallo.

Le vertigini aumentavano; lui non staccava lo sguardo, come un bambino da una farfalla gialla che vorrebbe catturare, dal prezioso piccolo lembo di muro. “È così che avrei dovuto scrivere, pensava. I miei ultimi libri sono troppo secchi, avrei dovuto stendere più strati di colore, rendere la mia frase preziosa in sé, come quel piccolo lembo di muro giallo.” Tuttavia, la gravità delle vertigini non gli sfuggiva.

In una celeste bilancia gli appariva, ammucchiata su uno dei due piatti, la sua propria vita, mentre l’altro conteneva il piccolo lembo di muro così ben dipinto in giallo. Sentiva d’aver dato, incautamente, la prima per il secondo. “Non vorrei comunque diventare, si disse, il fatto saliente di questa mostra per i giornali della sera.” Continua a leggere “Una riflessione di Dario Ricciardo”

Sei una delle notti più belle dell’anno, di Sabina Padoa

Sei una delle notti più belle dell’anno, di Sabina Padoa

Sei una delle notti più belle dell’anno.

Sabina Padea

Una di quelle notti che sa riempire il cuore della gente di speranza, gioia e malinconia.

Occhi che brillano alle luci dei fuochi d’artificio della mezzanotte, labbra che si cercano allo scoccare del nuovo anno e voci che si stringono in un unico coro: “Felice anno nuovo”! Eppure non sei così diversa da tutte le altre notti.

Hai sempre le tue stelle, la tua luna e il tuo splendido manto scuro. Però hai quel qualcosa di speciale che porti con te che riesce a farci emozionare e sperare in qualcosa di migliore.

In una fine che lascia tirare un sospiro di sollievo e in un inizio che lascia il cuore ricco di fiducia e di quella sensazione che ti fa dire: “Magari questo 2019 sta dalla mia parte”!

Tanti auguri di Buon Anno