I momenti salienti della mia vita, di Fabio Avena

I momenti salienti della mia vita, di Fabio Avena

Amo riepilogare di tanto in tanto con la giusta dose di autoironia. Per chi vuole conoscere altro di me, brevemente ecco i momenti “salienti” della mia vita. Buona lettura! ^_^

22 Marzo 1976: nasco, venendo al mondo (per vostra disgrazia), e in tale fatidica data apro così per la primissima volta gli occhi alla luce del giorno.

12 Settembre 1993: inizio a ballare muovendo i primi passi nel mondo della danza urbana. In particolar modo dedicandomi nel tempo e con costanza alle discipline del Popping, del B-boying, alla danza Funk/Hip-Hop. Allo stesso modo, negli anni, ho sempre amato impratichirmi volgendo la mia attenzione ad ogni stile di danza, perlopiù da autodidatta, seguendo anche con attenzione diversi video dai quali ho appreso meglio alcune tecniche. Il mio soprannome o nickname è “Lince”.

16 Agosto 1994: il mio primo bacio vero e proprio (quelli da bambino o da adolescente non li tengo in considerazione) dato durante una festa di compleanno ad una ragazza, amica di mio cugino, molto più grande e più alta di me. Scopro poi che faceva anche la modella; in effetti, poteva benissimo permetterselo..con quel fisico e quel portamento! Gli anni successivi vengo poi a sapere che la stessa (non siciliana come me), si fidanza per poi sposarsi con un carabiniere. Continua a leggere “I momenti salienti della mia vita, di Fabio Avena”

Racconti: IL RIENTRO, di Tiziana Valori

Racconti: IL RIENTRO, di Tiziana Valori

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IL RIENTRO (racconto breve)

È del tutto imprevisto il mio ritorno a casa ed è colpa mia se subisco tutta la sorpresa che il mio amato consorte, senza volerlo, mi aveva preparato.
Guidata da caratteristici rumori mi affaccio alla nostra camera e lo vedo nudo e stravolto a sovrastare una che gli sta sotto.
Si interrompe e mi rivolge uno sguardo bovino. Poi, inviperito:
“Ma che modi sono? Non sei più andata a Roma? E una telefonata no, eh?”
Io articolo un:
“Tesoro, ma perché?”
“E sì, cara” farfuglia. “E perché no? Ho mai fatto mancare niente a te o al pupo?
Un minimo di spazio proprio non mi tocca? Ti vengo appresso appresso io a controllarti?”
Sosta. Riprende fiato e poi:
“Hai fatto proprio una cosa brutta, sappi, e non so se questa te la perdonerò facilmente.
Ora che hai guardato attentamente, ti sarai accorta che sono occupato. Fammi il piacere di alzare i tacchi e lasciarci in pace!”
Mi ritiro ed esco di casa avvilita e piena di vergogna per quella mia improvvida intrusione.

Tiziana Valori

Racconti: La mano di Niky, di Franco Galliani

Racconti: La mano di Niky, di Franco Galliani

La mano di Niky

– Allora venite su a vedere la corsa?
– certo! E per i biglietti come facciamo?
– Dai, dai che vi facciamo entrare noi, però bisogna andare di notte
– E i Francesi? Ho letto che ci sono i Francesi con i cani..
– Dai venite su e non preoccupatevi. Vestitevi comodi..
Un po’ preoccupati lo eravamo- avevano ingaggiato vigilantes francesi con i cani contro i portoghesi- ma c’era d’andare a vedere il Gran Premio con le nostre amiche di Monza che avevamo conosciuto al mare e, quindi chi se ne frega! e partimmo. Maurizio disse che conosceva la strada e che potevamo saltare il traffico. Finimmo in uno sterrato, no dico uno sterrato per andare a Monza?! Sembra impossibile ma molti anni dopo, seguendo un amico con uno dei primi navigatori, finimmo nuovamente in uno sterrato. Ma questa anche se ai confini della realtà è un altra storia e la racconterò la prossima volta, forse. Comunque arrivammo, presentati a parenti, amici e affini, mangiammo qualcosa e tutti a letto presto. Noi in verità in quattro nell’utilitaria, e dopo un bel po’ di cavolate dette, crollammo e ci addormentammo, seduti, Poco dopo bussarono nei vetri, erano le nostre amiche – sempre sorridenti, simpatiche, carine, c’eravamodivertiti molto insieme al mare, anche se rimanemmo solo amici- che ci fecero preparare al volo. Seguimmo il gruppo di amici, fratelli e cugini più esperti. Dopo un po’ lasciammo le auto, procedemmo a piedi, passammo in mezzo alla recinzione, c’era anche del spinato e scrutando nell’oscurità per vedere che non ci fossero ne francesi ne cani, ci inoltrammo cauti nel bosco. Ricorda qualcosa? Lo chiamo bosco ma era il parco, passammo sulla parabolica e, man mano che ci avvicinavamo alla pista trovavamo sempre più genate. Vicino alla pista lo spettacolo era grandioso: illuminati da fuochi e torce elettriche decine, centinaia di ragazzi -e non- lavoravano febbrilmente. Montavano impalcature, alzavano e piantavano pali, coprivano con assi.
Sembrava quando nei film western costruivano una città in una notte. Un allegria, una forza costruttiva tangibili, coinvolgenti. All’aurora le ultime finiture e all’alba tutto pronto.
I bivacchi preparavano le colazioni. Qualcuno ci dette del caffè, siamo in un western, no?
Grazie ai buoni uffici delle nostre amiche fummo ospitati sul traliccio al primo piano di un’impalcatura che ne aveva un altro paio. Dopo un po’ arrivarono dei vigilantes con dei cani, non so se fossero francesi perché non dissero nulla e si limitarono a controllare che nessuno oltrepassasse la recinzione della pista. Poi iniziarono le formule minori e anche se non mi piace l’automobilismo, mi divertii un sacco.
Cosa c’entra la mano di Niky? C’entra, c’entra.
Poi parti la formula uno, e anche se fatichi a capire le posizioni, il rumore, la velocità che li tu vedi e vivi fu esaltante.
Vincesti tu Niky. passasti poi piano e DI TE VEDEMMO SOLO IL CASCO E LA TUA MANO, che scatenava la nostra euforia.
Fu come se mi avessi salutato personalmente. Da allora ho sempre pensato a te come a un conoscente, no un amico no, non esageriamo, ma come uno di quei conoscenti in cui ci si imbatte ogni tanto e ci saluta con educazione e simpatia.
Ciao Niky e grazie per aver passato con me uno splendido pomeriggio dei miei vent’anni

Io la penso così, una riflessione di Gregorio Asero

Io la penso così, una riflessione di Gregorio Asero

IO LA PENSO COSÍ

Si sa che il culto del denaro non sia un fatto nuovo. Una certa “venerazione” per il denaro sicuramente risale al tempo in cui si finì di barattare la propria merce, in cambio di altra, e il denaro, appunto, è diventato merce di scambio universale.

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Purtroppo questa “venerazione”, a mio avviso, è aumentata in modo esponenziale nei nostri giorni. I fattori che generano tale situazione penso che siano molteplici, ma qui mi voglio soffermare sulla causa che, l’industrializzazione, ha reso ancora più marcata.

Il grande capitalismo ha reso il lavoro un’attività che, sebbene per certi versi sia meno faticoso sotto l’aspetto fisico almeno nelle zone fortemente industrializzate, diventato opprimente e incapace di generare piacere. In pratica, nelle zone industrializzate, si lavora solo per il salario e non perché si prova piacere nello svolgere una determinata attività.

La grande produzione industriale ha bisogno, per aumentare e proteggere le sue ricchezze, di sfruttare e sopprimere le cosiddette “razze inferiori”, le quali sono soggiogate dai regimi capitalisti. Continua a leggere “Io la penso così, una riflessione di Gregorio Asero”

A chi mi ha dato tanto, tutto. di Anna Mazzitelli

A chi mi ha dato tanto, tutto. di Anna Mazzitelli

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Ci sono mani che non hanno desiderato altro,se non di stringermi più a lungo possibile. Ci sono stati cuori che hanno avuto come unico desiderio quello di amarmi e farmi sentire unica, guadagnandosi di conseguenza un posto nascosto e privilegiato del mio di cuore.

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Son persone che hanno desiderato per me il meglio e non mi hanno mai mancato di rispetto, mettendomi sempre al primo posto, pur di ottenere in cambio un semplice sorriso.

Ci sono stati gesti più preziosi di mille rose rosse, cioccolatini messi da parte solo perché c’era qualcuno che li preferiva. Sveglie presto la mattina solo per badare a me e farmi compagnia: ero per voi un pensiero fisso, il pensiero più grande.

Sono stata abituata al troppo affetto ed amore, tanto da non riuscire ora ad accontentarmi di poco, tanto da non riuscire ad accettare ora la mancanza di qualcosa e la non equità. Ho avuto fin troppo, tanto da aver raggiunto un momento in cui ho avuto paura di dimenticare tutti quei piccoli e teneri particolari che oggi arricchiscono la mia esistenza e mi rendono sincera e speranzosa. Continua a leggere “A chi mi ha dato tanto, tutto. di Anna Mazzitelli”

Momenti di cultura: Divenire, di Soraya Lombardo

Momenti di cultura: Divenire, di Soraya Lombardo

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Divenire

Quel lieto dì in cui il risveglio ti pone cosa esponi al codesto gioco se non la semplice e leale arresa di una donna offesa che limita il suo piacer solo per non donarti più alcun sostegno in quanto ogni magia finisce così come ogni dì volge alla fine per poi ricrearsi ancora nel continuo divenire che semplice è e non appare davanti all’occhio umano che si presta ad avvicinare ciò che dona la sua pace che infinita e tace..

Soraya Lombardo

Raccolta di Maggio 2019

DA … RACCONTI, di Laura Neri poesie

DA … RACCONTI, di Laura Neri poesie

Da racconti

DA … RACCONTI
Oggi ho aperto un cassetto,profumava di antico e raccoglieva ricordi…cianfrusaglie.
Neanche le ricordavo piu’. In un angolo tanti amuleti..ricordi di viaggi…Raccolte in un sacchetto tante conchiglie …ricordi delle corse in spiaggia…E poi tante e tante foto…e la tua sgualcita dal tempo.La tenevi cara , lo ricordo..L’ho accarezzata piano,non volevo farle del male.Ho gradito quel tuo gesto d’ amore…. me l’ hai donata dicendomi
-Tienila con te.!
Avevo attraversato.monti fiumi….mari…per arrivare da te E sono arrivata da te in una tempesta di baci .
Tu mi sollevavi il mento poi volavamo in alto …piu’ in alto dei cieli…
Lì non c’è mai tempesta,lì regna la musica e il silenzio parla.
Una magica attrazione ci unisce…fammi volare ancora….e sempre….mio incredibile amore…
©Laura

As noites podem até ser longas. (Le serate possono essere lunghe)

As noites podem até ser longas

Por Negaadee em sexta-feira,

A vida nunca será um mar de rosas. Iremos nos decepcionar inúmeras vezes, mas isso não pode mudar aquilo que acreditamos. Todo mundo passa por momentos difíceis, seja lá qual for o motivo, todo mundo se sente triste em alguma fase da vida. Vai ter horas que você vai desejar chorar, que seu quarto será pequeno, e os lenços serão poucos para conseguir segurar o rio de lágrimas que escorrerão livremente pelo seu rosto, mas acredite, a melhor solução para a dor é essa.

Você não precisa ser forte o tempo todo, você pode se sentir fraco as vezes, e tudo bem. Olha, o tempo ajuda, mas não é ele quem cura! Você precisa começar a olhar aquilo que te magoa e tirar do centro da sua vida, precisa abrir mão de quem desejou partir sem você, precisa acreditar que sua saúde vai ficar boa, mesmo que tudo indique que não, Deus tem poder pra curar, tem poder pra levantar, e transformar, a gente só precisa crer, a gente só precisa confirmar que o melhor já está por vir.

As noites podem até ser longas, mas quando o sol vem com toda força e permissão, até os momentos difíceis serão motivo de gratidão, pois a gente reconhece que foi nesses momentos que fomos moldados e ficamos mais f

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Le serate possono essere lunghe
Di Negaadee

La vita non sarà mai un mare di rose. Ci deluderemo innumerevoli volte, ma questo non può cambiare ciò in cui crediamo. Tutti attraversano momenti difficili, qualunque sia la ragione, tutti si sentono tristi ad un certo punto della vita. Ci saranno momenti in cui vorrai piangere, che la tua stanza sarà piccola, e le sciarpe saranno poche per contenere il fiume di lacrime che scorreranno liberamente attraverso il tuo viso, ma credimi, la migliore soluzione al dolore è questa.
Non devi essere forte tutto il tempo, a volte puoi sentirti debole, e va bene. Guarda, il tempo aiuta, ma lui non guarisce! È necessario cominciare a guardare a ciò che si fa male e prendere il centro della vostra vita, dover rinunciare a chi voleva andarsene senza di te, a credere che la vostra salute sarà buona, anche se tutto indica che no, Dio ha il potere di guarire, si è potere di crescere e trasformare, dobbiamo solo credere, dobbiamo solo confermare che il meglio deve ancora venire.
Le serate possono essere lunghe, ma quando il sole arriva con tutta la forza e il permesso, anche i tempi duri saranno motivo di gratitudine, perché riconosciamo che è stato in quei momenti che ci siamo plasmati e siamo diventati più f

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Racconti: IL PROGETTO DELLA FELICITÀ, di Gregorio Asero

Racconti: IL PROGETTO DELLA FELICITÀ, di Gregorio Asero

Un poco di filosofia spiccia 🙂

IL PROGETTO DELLA FELICITÀ
Molto spesso, un progetto o un sogno che abbiamo in mente di realizzare, se nella nostra immaginazione ha un solo percorso, al contrario nella vita reale può percorrere diverse strade, diverse ramificazioni; e la confusione o l’indecisione che genera l’eventuale scelta, può annullare la gioia, la felicità, che avevamo al momento della nascita del progetto.

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Voglio dire che, nonostante tutto, se si desidera ancora realizzare tale progetto, può mancare a volte, a causa di questi nuovi percorsi, la forza o la capacità di poterla realizzare. Per cui non ci resta sfortunatamente che cercare di annullare a poco a poco il desiderio di vedere realizzato tale progetto.
Può capitare, al contrario, nel caso si riuscissero ad avere dopo qualche tempo i mezzi materiali per realizzare tale progetto, che purtroppo la voglia di concretizzarlo sia scemata.
Allora capita che diamo la colpa al destino che non ha voluto che tale progetto avesse il suo natale; e allora ci affanniamo alla ricerca di un nuovo progetto che nulla ha a che fare con quello sognato, in pratica cerchiamo una nuova felicità, una nuova gioia in qualcosa che sia alternativa. Siccome pensiamo che la ricerca della nuova strada sia solo una soluzione minore non ci rendiamo conto che la nuova gioia può avere comunque il suo compimento finale.
Bisogna, a mio modo di vedere, riuscire a superare le circostanze che portano questo malessere e allora la lotta per la felicità a poco a poco deve tendere a far cambiare il nostro cuore, ma esso purtroppo non ha avuto il tempo di metabolizzare tale cambiamento, e se il cambiamento è stato troppo rapido il possesso della nuova felicità non ci appaga rispetto a quello che si sognava. Quindi attraverso un diabolico gioco di luci e ombre ci auto-inganniamo credendo che tale felicità sia meno lieta di quella sognata, e come antidoto la nostra mente crea una specie di rimedio, facendoci credere che la vera felicità non esiste. Invece noi dovremmo imparare a capire che la vera felicità esiste e si realizza anche attraverso il percorso dell’infelicità.
Gregorio Asero

Racconti: Senza cuore, di Sergio Pizio

Racconti: Senza cuore, di Sergio Pizio

Senza cuore

Davide non amava frequentare luoghi troppo chiassosi dove le persone si muovevano appiccicate l’una all’altra come un branco di sardine. La cosa gli metteva una sorta di ansia, innervosendolo a tal punto da provare un forte senso di oppressione e malessere generale.

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Non sopportava sgomitare continuamente con altre braccia attaccate a corpi convulsi mentre il persistente vociare di quella marea di gente gli disintegrava i timpani. Ad ogni modo non era quello il motivo che spinse Davide quella mattina presto, recarsi con la sua Mountain Bike verso la collina mentre la città dormiva ancora.

Attraversando le sue strade deserte e immerse in un silenzio irreale, respirando quell’aria così fresca e pura, la quale non sembrava appartenere affatto a una grande metropoli. Nella sua testa i pensieri rimasero immobili.

Solidali in una sorta di tacita complicità, mentre le sue gambe fornivano una crescente quanto esplosiva potenza sui pedali. Quasi a volere fuggire da una fantomatica realtà costruita su fragili e instabili palafitte di fango. Dopo qualche chilometro Davide rallentò l’andatura bloccando le ruote della sua Mountain Bike a pochi centimetri da una stradina sterrata. Dopodiché si voltò osservando con un profondo sospiro le luci della città, che gli apparivano (da quella distanza) come un esteso e grande albero di Natale. Continua a leggere “Racconti: Senza cuore, di Sergio Pizio”

Racconti: L’ ISTINTO, di Tiziana Valori

Racconti: L’ ISTINTO, di Tiziana Valori

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L’ ISTINTO (racconto breve)

“Fammi dire, per favore. Non dovevo permettermi, lo so, ma cosa vuoi che sia un bacio…”
“Comunque ti sei permesso. Siete tutti uguali. Credevo che rispettassi l’amicizia.”
“Ma è proprio questo il punto, Mary. Io volevo che diventassimo più amici.”
“Va via! Ormai ho capito che fra uomini e donne l’amicizia non può esistere.
Mi dici perché mi hai baciata? Come ti sei permesso?”
“Mary, credimi, l’ho fatto per istinto, così, di slancio.
Te lo prometto: non lo farò più.”
“E chi ti crede, Frank? Tu approfitti di un attimo di distrazione e zac, ti butti addosso e baci.”
“Mary, le labbra te le ho solo sfiorate. Tu stai travisando i fatti.”
“Lo so io cosa hai fatto, farabutto. Bell’amico!”
“Ti prego, Mary. Non togliermi l’amicizia. Ti giuro su tutto quello che vuoi che non azzarderò mai più nulla di sconveniente nei tuoi confronti.”
“Bravo! E così te la cavi.
Vabbè, quello ch’è fatto è fatto e non pensiamoci più.”
“Sempre amici, allora?”
“Certo, Frank, ma a una condizione.”
“Quale? Accetto tutto a scatola chiusa.”
“Devi solo baciarmi. Ma fallo bene questa volta.”

Tiziana Valori

(Grazie a chi ha voglia e tempo di leggere. Se clicchi sulla foto a fianco al nome potrai visionare quanto ho postato finora sul gruppo)

Racconti: INCUBO, di Gregorio Asero

Racconti: INCUBO, di Gregorio Asero

INCUBO
Una fitta nebbia azzurrina calava lentamente sul molo.
Le piccole onde della risacca lambivano ritmicamente le banchine come lunghe lingue libidinose, mentre le fiancate delle imbarcazioni raschiavano le pareti squadrate del pontile. Le ombre, create dalla luce dei lampioni, avevano qualcosa di magico. La luna stendeva, con mani immortali e invisibili, un manto fosforescente a coprire l’acqua del mare.

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Camminavo da oltre un’ora sui ciottoli lisci del molo, in compagnia di una brezza leggera che mi scompigliava i corti capelli. Mi fermai a pulire gli occhiali. Le lenti si punteggiavano di piccole gocce salmastre scagliate in aria dal vento. Il disco della luna, che sembrava un dorato bottone perfettamente tondo scagliato su un morbido panno di velluto punteggiato di gemme, seguiva interessata ogni mio passo, spianandomi il cammino.

Forse è meglio rientrare, pensai, cominciava a fare freddo. A un tratto captai un respiro, un lieve alito ansimante da una gola sfinita. Mi fermai ad ascoltare per sentire meglio il rantolo. Voltandomi vidi una piccola figura che correva lungo il molo. Alle sue spalle un’altra figura più alta e possente … più …. Brutta … più crudele. La bambina non doveva avere più di dieci anni. Correva su due piedini scalzi senza fare rumore, il suo respiro era affaticato e spaventato. Paura. Ne sentii il sapore in bocca. Deglutii. Continua a leggere “Racconti: INCUBO, di Gregorio Asero”

‘NA SIRA D’ISTA’ AD TONC ANI FA , di Gianni Regalzi

‘NA SIRA D’ISTA’ AD TONC ANI FA , di Gianni Regalzi

Na Sira

di Gianni Regalzi

Mec l’era bèl v. Volturno tònc ani fa, an cul siri d’istà , quònd che ‘l doni, dop avei mangià con tütt la famija e dop avei lavà i piatt, i piavu u scagnёt e as setavu ‘d fòra dai purtòn, l’ёn-na auzen a l’atra. 

U j’era Tuniёta la quaront’ani, Lavinia la butièra, Angelina la materasèra, Maria la purtiera d’la curt di Siur e la siura Amalia (ch’ l’arijva semper ). 

Chi ch’la fava la maja per l’inver co’l gügi lònghi, chi ch’la chiziva i scapen con l’òvv ad ligna e chi ch’la criticava la sò ausen-na ‘d cà, perchè ui stendiva semper i lansò dadnon a la sò porta. 

An popi ‘n la, u j’era j’omi del cantòn: Artemio u drughè, Aristide u savaten, Stevu ‘l verdiré, Giuseppe ‘l carbunen, Pipu ‘l prüchè, Palen cul del ven e i fradè Luigi, Pietro, Giulio e Mario ch’i favu i bianchen. 

J’omi, ad solit i stavu per sò chёnt, tüc con auzen el butigliòn. I parlavu ad cacia, ad pёsca e del mudifichi cu j’era da fè an sel bicicleuti per pudei cariè pü toli ad causen-na. 

U temp al pasava, i butigliòn semper pü vòi e ‘l discussiòn semper pü còudi. 

I cmensavu da che chigiaren drubè per ciapè pü quajaster e inevitabilment j’andavu a finì a cul bastard del padròn d’la fabbrica, cu ten tütt per lü e al fa mòri ad fam i sò uperai. I cmensavo con l’esaltè el qualità d’in con da cacia, e j’andavu a finì puntualizonda, che l’aument d’la delinquensa l’era culpa ad cula “pitana d’la Merlin” ch’l’ha facc sarè i cazen. 

Ormai i butigliòn j’ero vòi e j’ògg semper pü lücid: l’era ura d’andè a drumì. El doni s’anviaravu ciamonda j’omi e dindji ‘d piantèla le ‘d criè, che antont an sacocia u j’andava a finì propi niente. 

U ciar d’la lёn-na al culurva d’argent el miraji del cà, i rundòn vulònda bass j’andavu an ti sò ni, cuca rataròula sbariuaja la girava cme na ciuca e, d’anfònd ‘d via Volturno us sentiva Zocula el panaté che ciflònda l’andava an tù sò furn e ‘l cmensava a travajè. 

Lisòndria, 29 Nuvemvber 2002 

Gianni Regalzi 

(El fiò del Bosch e l’anvud du Smòj) 

(da “L’Obiettivi e l’Anima”

Foto d’arte di Roby Novello 

e Poesie in vernacolo di Gianni Regalzi)

(Nella Foto Casa Regalzi sita in v. Volturno)

TRADUZIONE dell’Autore 

Continua a leggere “‘NA SIRA D’ISTA’ AD TONC ANI FA , di Gianni Regalzi”

Gianluigi Repetto, scrittore, attore, regista e autore teatrale si presenta ai lettori di Alessandria today

Gianluigi Repetto, scrittore, attore, regista e autore teatrale si presenta ai lettori di Alessandria today

di Pier Carlo lava

Alessandria today è lieta di presentare ai lettori del blog la biografie e le opere di Gianluigi Repetto, scrittore, attore, regista e autore teatrale.

Dell’autore sono stati recentemente presentati “Troppo bella per me” e “Una maratona lunga un chilometro” puntoacapo Editrice di Cristina Daglio, i relativi post prossimamente anche su Alessandria today.

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Note biografiche

Gianluigi Repetto, nato ad Alessandria nel 1970 (è un uomo dell’altro secolo!). È cresciuto in vari luoghi d’Italia, dopo aver assolto agli obblighi di leva nella Marina Militare (c’era ancora la leva obbligatoria) mette radici nel basso Piemonte, o Alto Monferrato se si vuole.

Gli studi sono stati frazionari e poco ortodossi (educazione anarchica). Ha frequentato anche il conservatorio di Alessandria in cui ha stretto amicizie che durano ancora oggi.

La passione per lo spettacolo che sia cinema, teatro, opera, teatro di strada o cantastorie lo ha seguito fin dalla più tenera età (grazie anche a papà Arnaldo grande cinefilo). Approdato all’opera come bass-baritone grazie all’amico Bruno Pestarino, questa (l’opera appunto) riesce a farne a meno molto presto e dopo tre produzioni e qualche concerto Gianluigi decide di appendere le corde (vocali) al chiodo (molto pulp).

Nel mentre studia scienze infermieristiche e comincia a lavorare come infermiere domiciliare, si specializza in vulnologia e in seguito in cure palliative.

Comincia a scrivere racconti e poesie che, fortunatamente, non vengono pubblicate. Continua le esperienze teatrali con una piccola produzione dilettantesca (GASP, Gruppo Amatoriale Senza Pretese) di “Aggiungi un posto a tavola” e “Sister Act”. Segue il primo corso di recitazione a cui segue la prima delusione per la presunzione di dividere il teatro in alto (cerebrale, impegnato e noioso) e basso (tutto quello che non è fatto da e per intellettuali). Fortunatamente altri corsi e altri incontri risollevano il giudizio sui teatranti.

Inizia la collaborazione come attore con la compagnia “Sopra il palco” di Maurizio Silvestri.

Con la frequentazione della scuola d’infanzia delle sue figlie (ah già, nel frattempo si è sposato e ha generato prole) scrive piccole commedie per bambini da cui è stato tratto il libro, uscito nel 2016, “Bruno e le fate del Natale” – edizioni Epoké. Continua a leggere “Gianluigi Repetto, scrittore, attore, regista e autore teatrale si presenta ai lettori di Alessandria today”

Racconti: Una cosa breve, di Enrico Toso

Racconti: Una cosa breve, di Enrico Toso

“Avevo freddo in quel paesino di frontiera, sperso tra montagne brulle, aspre, dove tirava sempre un forte vento. Ero lì da pochi giorni e dopo altrettanti me ne sarei dovuto andare. Camminavo, respirando sotto la sciarpa, a capo chino e il busto leggermente inclinato in avanti. “Devo trovare un posto caldo” pensai.

Un’insegna luminosa attirò la mia attenzione, mentre scendevano i primi fiocchi di neve. Entrai nel bar, mi avvicinai al bancone e ordinai. Nell’attendere, girai lo sguardo attorno. C’erano due vecchi che giocavano a carte, una giovane coppia che rideva, come solo due innamorati sanno fare, un uomo solitario che affogava la sua tristezza in un bicchiere di vino, e poi, accanto, tu.

Mi avvicinai e ti chiesi se potevo sedermi. Senza guardarmi, mi facesti un segno d’assenso con la testa. Mentre bevevo, osservavo le tue mani sferruzzare velocemente una matassa che si assottigliava inesorabilmente, rotolando sul pavimento. Continua a leggere “Racconti: Una cosa breve, di Enrico Toso”