Evoluzioni, di Franco Bonvini

https://bonvinifranco.wordpress.com/2019/02/12/evoluzioni-2/

Gas!

E l’ aereo iniziò a rollare sull’ erba appena tagliata.

Prese subito velocità, ma era facile con quel rapporto peso potenza.

Un leggero tocco alla leva del piano di coda e l’ aereo iniziò a salire, prima lentamente, poi, con un brusco movimento del pollice e alzando l’ acceleratore si impennò puntando dritto al cielo.

L’ altra leva, qualla degli alettoni, a destra, per iniziare a volteggiare, avvitandosi nel cielo azzurro.

Pareva danzasse, piroettando, guardarlo da terra era proprio uno spettacolo.

Il rivestimento delle ali, come braccia aperte, teso e lucido brillava al sole e l’ aereo lasciava una scia di fumo e olio di ricino, bianco e profumato.

“Prima che stalli puoi portarlo in posizione orizzontale sai, poi capovolgerlo manovrando gli alettoni e allora lo stesso movimento del piano  di coda che l’ aveva fatto salire lo manda in picchiata, tanto per riaquistare velocità e con mezzo loop tornare a risalire verso il cielo con più potenza.”

Arrivò quasi a sparire, era solo un puntino nel cielo, prima dello stallo.

Il piano di coda e il timone giocavano insieme per mantenere l’ aereo fermo, in stallo, in piedi, dritto in mezzo al cielo.

“Decidi tu quando portare il motore al minimo, puntare l’ aereo a terra e cadere per gravità, decidi tu quando portare gli alettoni a destra e il timone di coda a sinistra per iniziare un avvitamento lento, apparentemente sgraziato e incontrollato dal quale l’ aereo non ne esce più, neanche riportando i comandi a zero.

Ma non c’ è da preoccuparsi, l’ ho fatto mille altre volte, al momento giusto basta un colpo d’ acceleratore e l’ aereo esce dalla vite, ripunta dritto a terra, e avanza anche tempo e spazio per portarlo in orizzontale, in direzione della pista, oltrepassare gli alberi e iniziare la discesa per l’atterraggio…”

Dalla sua postazione, immobile nel letto, lei guardava da dietro le palpebre chiuse, tutte queste evoluzioni che le raccontavo, immaginava l’ azzurro e il giallo, e il rosso delle ali brillare sopra i verdi alberi in fondo alla pista, e poi la discesa sul prato.

Ne ero sicuro, di quando in quando scorgevo un sorriso , (e avreste dovuto vederlo il sorriso di mamma) così ricominciavo…
Gas! E l’ aereo ripartì rollando sull’ erba verde…

640x502

Storia di una stella gialla – racconto breve di Sofia Celadon – a cura di Vicario Marina

a cura di Vicario Marina

Storia di una stella gialla di SOFIA CELADON

Immobile, ferma, cucita su questo strano pigiama con le righe. Così sembra prospettarsi la mia vita d’ora in avanti. Destinata a restare muta per il resto dei miei giorni, capace solo di guardare, ascoltare. Ora sono ammucchiata insieme ad altre mie compagne, anche loro fisse su quegli strani indumenti. A quanto pare siamo destinate ad un compito molto speciale, o almeno così ho sentito da quella strana persona che passa il filo tra la mia trama di stoffa. E aspetto, in una strana stanza maleodorante.

Ad un tratto si avvicina un alto e imponente ufficiale, con un lungo fucile sotto il braccio. Mi prende con forza e scrive sopra alla mia stoffa gialla qualcosa, ma non so dire cosa sia. Devo dire che un po’ mi fa il solletico. Malamente mi piega, lasciandomi bene in vista. Cammina per qualche minuto, fino a che non mi porge ad un altro strano uomo. Costui però è fragile, con lo sguardo assente e i capelli radi.

Mi guarda con aria avvilita e, senza emettere un suono, indossa il pigiama a cui io sono legata. L’ufficiale gli dà una sonora bastonata sulla schiena, sento fremere il suo corpo, dopo di che lo spinge via. Come mai l’ha picchiato? Che ha fatto di male questo mio nuovo padrone? Trema, sento la paura scorrergli nelle vene. In lontananza vedo delle baracche malconce e una lunga rete, avvolta da filo spinato. Come se fossi finita in una gabbia per animali pericolosi. Continua a leggere “Storia di una stella gialla – racconto breve di Sofia Celadon – a cura di Vicario Marina”

DICEMBRE, SI CHIUDE IL SIPARIO, di Cristina Saracano

succedeva il 7 dicembre 2017…

di Cristina Saracano, Alessandria

Il colore

Dicembre, il fanalino di coda, con le auto in coda ai semafori.

Dicembre, il mese più buio, con le luci di Natale, le musichette, la neve che non c’è più, ma si può fare, o immaginare.

Il mese dove i poveri hanno più freddo, ma tutti pensano un poco a loro, come alle vecchie zie, quelle che non senti quasi mai, perché ripetono sempre le stesse cose da quando eri bambina, ma, a dicembre, che piacere ricordarsene!

Anche la città più scialba sembra bella con gli addobbi, le casette di Natale, un presepe per ogni chiesa, chissà se Dio vede quanti preparativi facciamo per accogliere il suo unico figlio, e chissà se li apprezza….

Dicembre è un mese falso, si dice ultimamente. “Basta, quest’anno, non si fa niente!” “E’ una festa solo per i consumi…”, e poi? Tutto come prima. Continua a leggere “DICEMBRE, SI CHIUDE IL SIPARIO, di Cristina Saracano”

Il cane, tema

Ho ritrovato nel mio ordine disordinato un compito in classe, di quarta magistrale, quando, non essendo ancora stati inventati il saggio breve, l’articolo di giornale, il collage di brani di autori da ricucire, si assegnava,  raramente, un tema libero.  Ogni allieva sceglieva un argomento a piacere, e lo svolgeva, con la mente e col cuore, in un linguaggio spontaneo e immediato, vivo, proprio dell’età.  Eravamo circa a metà degli anni Ottanta; l’autrice successivamente prese il suo meritato sessanta alla maturità, continuò gli studi a Torino; oggi è una professionista di alto livello, che lavora in un Ente pubblico socio- assistenziale, esercitando una funzione difficile e delicata.  Chissà se esistono ancora delle adolescenti così, le quali esprimono con il sentimento la propria gioia di vivere e la trasmettono a chi ha la fortuna di essere loro vicino.  

Elvio Bombonato. Alessandria

IL Cane.jpg

foto: http://foto.libero.it/

Titolo del tema:vIL  CANE

Il cane è un essere tenero a quattro zampe, ricoperto di pelo morbido lungo o corto, con il naso bagnato (indice di buona salute), lingua penzolante, dolce, quando ansima è penzolante, con i baffetti bianchi vicino ai labbrotti, occhi vispi ed espressivi, cuscinetti morbidi, rosa o grigi, sul retro dei zampotti, orecchie ritte se è attento, o pendenti (che aria tenera), solitamente ricoperto da uno strato di grasso (è cicciottino), voce invocante:  bau può significare:” ho fame, ho sete, ho sonno; ma anche ti voglio bene”.

Se ti vede arrivare da lontano, ti corre subito incontro, ti salta addosso per esprimere la sua gioia nel vederti,  scodinzolando tutto contento.

E’ nota la sua affettuosità, il suo attaccamento agli amici che gli vogliono bene.  Bongo mi adorava.  Il cane esprime il suo affetto con teneri leccotti su tutto il corpo, specialmente la faccia; se lo si accarezza, si gongola tutto e sorride con gli occhi. Continua a leggere “Il cane, tema”

IL KEBAB – GIUSEPPE GUARAGNA

di Giuseppe Guaragna (poeta)

Seguivo da un po’ un pezzo di donna che avanzava sul marciapiede con la sicurezza di un rompighiaccio, travolgendo gli incolpevoli pedoni che non lasciavano spazio al suo incedere maestoso. I miei occhi fissi sul movimento dei glutei che, come piccole mongolfiere nel vento, parevano scontrarsi e respingersi, in un continuo e ipnotico moto sussultorio.

Trascinato inconsapevole, come un tonno all’amo, per le vie del quartiere, mi ritrovo all’improvviso fra odori di carne allo spiedo e spezie orientali. Disimpegnati a fatica gli occhi da tanta immensità, li alzo verso l’insegna non molto distante.

kebab3

“Ke barbarie” leggo, che guardando meglio diventa “Kebabberia.”

Nel frattempo, sua tantezza si sta intanando in un portoncino poco più avanti.

Continuando a camminare, mi avvicino. Indubbiamente è una bella botteguccia; i canonici spiedi verticali rotanti, pavimento ed espositori più che puliti, pareti decorate con belle riproduzioni, illuminazione adeguata, un’aria accattivante e un cartello scritto in un italiano corretto che, a leggerlo, mi intriga non poco spingendomi ad entrare. “Chiedete e vi sarà cucinato.”

Varco la soglia con una certa apprensione, siamo un po’ fuori orario e non c’è ancora alcun cliente. Saluto e sotto lo sguardo vigile del cassiere e di un paio di cuochi tuttofare, mi interesso al menù. Specialità orientali, ovviamente, con la presenza ecumenica di tutti quei Paesi della fascia mediterranea che da anni ci fanno dono dei loro migliori frutti, datteri, cucina etnica e migranti di ogni sesso ed età, etnia e religione. Continua a leggere “IL KEBAB – GIUSEPPE GUARAGNA”

Racconto ginnasiale, di Riccardo Lera

di Riccardo Lera. Alessandria

A quattordici anni per me ci fu il liceo classico perché, mi fu detto in casa, quella scuola formava la nuova classe dirigente. Predisposto per le materie scientifiche, tuttavia accettai ubbidiente, anche se poco convinto. Uscito con buoni voti dalle scuole medie serravallesi, affrontai con entusiasmo la nuova sfida della mia vita di studente. Sapevo di esser bravo, di che dovevo aver paura? ‘Sto liceo che sarà mai, pensavo fra me e me durante le spensierate vacanze estive del 1970. E fu così che, durante la prima ora trascorsa dentro il Liceo Ginnasio Andrea Doria di Novi Ligure, alzai la mano dal mio posto per porre un quesito da me giudicato acuto e intelligente.

“Scusi Professore, quali sono, nelle declinazioni, i casi obliqui?”

Fui asfaltato in pochi secondi. Il professor Agostino Morea, detto il Chiuma per i folti capelli, con quella sua faccia dura e stretta a pinnacolo di granito, schiacciata da due enormi orecchie rubizze e sormontata da un naso a becco d’aquila, mi osservò con occhi gelidi, irroranti, a mo’ di idrante, pena e commiserazione.

Riccardo Lera

“Da dove vieni, tu?” sillabò lui sulle sue labbra sottilissime, senza alzar la voce.

“Ehm, da Serravalle!” risposi io, spiazzato dalla inaspettata piega presa dagli eventi.

“A Serravalle il latino lo fate male” chiuse lui tombale.

Da studente sempre vivace ed entusiasta, in un batter d’occhio mi ritrovai catapultato, timoroso e incerto, in un abisso senza fondo. La mia sicurezza scolastica si era liquefatta come un gelato messo per sbaglio nel forno a microonde. Tranne l’Andrea Pagetto e pochi altri, in grado di destreggiarsi fra ipallage e sineddoche o altre figure retoriche in grado di mandare in solluchero l’austero docente, per gli allievi della classe quarta A fu notte fonda. Continua a leggere “Racconto ginnasiale, di Riccardo Lera”

Judgment day: giudica, uomo, giudica!, di Stefano Labbia

Stefano-Labbia

Judgment day: giudica, uomo, giudica!, di Stefano Labbia

La capacità di giudizio si è diffusa a macchia d’olio. Puoi discorrere, al giorno d’oggi, con chiunque o quasi di economia, sport, cucina, cinema. Siamo tuttologi pieni di sapere pronto ad esplodere nelle nostre teste, sovraffollate di pensieri.

E dunque, prima che ciò accada, meglio sciorinare tutto, giudicare, ripetere – spesso e volentieri – le opinioni altrui sentite al bar o lette sui social network. In punta di lingua. O con veemenza, a volte.

Puoi così incontrare l’uomo della strada che snocciola riflessioni sull’economic strategy della Banca UE piuttosto che sulle gomme ultrasoft scelte dalla MacLaren durante l’ultimo GP. O dalla spizzata su calcio d’angolo che – e qui lo si sottolinea con tono di voce profondo – deve essere compiuta con la tempia e non con la fronte. Tutti sanno tutto. Tutti hanno un giudizio (spesso copiato da altri. Omologato.) su ogni cosa. La stragrande maggioranza delle volte però non è giudizioso. Mi spiego: in un contesto di tecnicismo generale sembra non avere valore la qualità del giudizio, il background di ogni singolo individuo. Continua a leggere “Judgment day: giudica, uomo, giudica!, di Stefano Labbia”

Madri vittime di tratta

035fb8efb1d7e75463f4737e02b1889c

Il seguente articolo è la traduzione di Madres víctimas de trata di Lidia Falcón pubblicato in “Público” il 9 febbraio 2018. La traduzione è a cura di Irene Starace.Margarita Neira è venuta qualche giorno fa alla riunione del Partito Femminista a Madrid per raccontarci la sua tragica storia. Venticinque anni fa sua figlia, di 17 anni, scomparve a Buenos Aires, la città di cui erano originarie e dove vivevano. Per anni Marga ha continuato a cercarla senza che né le forze dell’ordine né la magistratura ascoltassero le sue disperate richieste d’aiuto. Attraverso le vicissitudini più strane è riuscita a trovare il loculo in cui l’avevano sepolta. Nonostante l’indolenza -complicità?- con cui la giustizia agisce in quel paese, quando avevano trovato i resti della ragazza, avevano preso le impronte digitali del cadavere prima di seppellirla senza nome.Nell’ angosciosa ricerca di Marga per conoscere il destino di sua figlia, nel cimitero le suggerirono di cercare le tombe anonime. E così fece per giorni interminabili, e con i numeri dei loculi si recò nuovamente in tribunale, dove trovarono i resti di sua figlia attraverso l’archivio delle impronte digitali.In questo percorso, Marga si è imbattuta in altre madri che vivevano il suo stesso calvario. Le loro figlie, adolescenti, e sempre più giovani, un brutto giorno scomparivano mentre andavano o tornavano da scuola, e non se ne sapeva più niente. Continua a leggere “Madri vittime di tratta”

Ciechi

5ace68ad-29e2-457e-8732-2cefacd0780b

di fabrizio centofanti

Gesù guarisce i ciechi. Deve essere stato fantastico, per loro, vedere il mondo all’improvviso, con le sue forme, i suoi colori; poter fermare lo sguardo sui dettagli; innamorarsi di un petalo di rosa, una nuvola strana, un piccione che si gira di scatto. Forse il loro primo pensiero è stato un “grazie”. La gratitudine per la bellezza è qualcosa di congenito, un impulso che sguscia dal fondo dell’inconscio e si deposita felice sulle labbra.A volte viviamo a occhi chiusi, sepolti in sentimenti cupi, oscuri, una nebbia che impedisce di vedere il mondo. Brancoliamo nelle vie senza uscita dei rancori, della voglia di rivalsa, dei complessi. Dovremmo rivolgerci al Messia, come i ciechi di un tempo, liberare il coraggio di invocarlo, con la stessa fiducia dei bambini: Signore, che io veda! Ci accorgeremmo, allora, dei colori, degli odori, dei sapori del mondo. Dei regali che ci arrivano dal Cielo, in ogni istante.

https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2018/02/14/ciechi/

 

IL PESCE NELLA RETA

pesce

Il pescatore che finisce nella rete non riconosce la rete.

Il signore che parla di felini non riconosce il leone.

Quando si cuce un filo e si lascia un nodo gordiano tutto rimane sospeso dentro al mare delle azioni.

Se espliciti qualcosa allora tenterai solo di spostare l’attenzione di chi non guarda.

La maschera dentro lo specchio ha distrutto lo specchio e i frammenti si sono incollati alla maschera. Continua a leggere “IL PESCE NELLA RETA”

I migliori amici dell’uomo vanno difesi

UngaroRaissa 1

Ricordando; Briciola, Angelina, Ira, Raissa, Josey e Ungaro

di Pier Carlo Lava

Alessandria: Da tempo ho maturato la convinzione che quattro zampe di solito sono meglio di due e non per una banale questione matematica.

In Italia ci sono circa 7 milioni di cani e 8 milioni di gatti; che vivono in appartamento come effettivi membri della famiglia e spesso il loro numero aumenta perchè oltre agli anziani soli; ci sono tante coppie che non riescono o non possono avere figli (il Piemonte registra il numero più alto di cani in Italia); dati reperibili su Google.

I nostri amati animali ci tengono compagnia come fossero persone; credo che questo sia uno dei motivi per cui tanti decidono di adottarne uno o di comprarlo in un allevamento e di questo passo il loro numero in famiglia non potrà che aumentare.

Quando mi domandano perchè sono amico degli animali; rispondo: “perchè sono migliori degli essere umani”. Continua a leggere “I migliori amici dell’uomo vanno difesi”

VACANZE VENEZIANE, di Lucia Lanza, edito da Antologica Atelier Edizioni

di Lucia Lanza, edito da Antologica Atelier Edizioni.

by Maura Mantellino

In questi giorni ho letto VACANZE VENEZIANE di Lucia Lanza. Un originale racconto che mi ha subito incantato. Memorie, ricordi, nostalgie, profumi,  istantanee in bianco e nero della scrittrice durante le vacanze estive trascorse a Venezia. E’ un attento ritratto di personaggi che attraverso vari momenti di vita quotidiana circondano l’autrice. Gli incontri  e l’ambiente vengono descritti con attenzione e ci rivelano un piccolo mondo antico frequentato da persone dell’alta borghesia e del popolo. Si notano diversità culturali e ambientali, vengono descritti i piccoli vizi, gli stati d’animo e momenti delicati dell’infanzia della protagonista. 

La tecnica narrativa  utilizzata da Lucia Lanza è notevole e, a volte, si sofferma su piccoli particolari, su un intersecarsi di ricordi, di fugaci apparizioni, di frammenti di conversazioni. Un  raccontare fresco e pieno di colori, ironia, umorismo e paziente gioco delle parti. La sua scrittura è la scrittura dei sussurri, delle sfumature e della quiete che si esprime con una tecnica imperturbabile nella potenza evocativa,  e vibrante di tocchi frementi. Continua a leggere “VACANZE VENEZIANE, di Lucia Lanza, edito da Antologica Atelier Edizioni”

Buon Natale!, da Susanna

unnamed

di Susanna

Ci siamo, stasera è la notte di Natale. Oggi in molti sono presi dai preparativi. C’è chi cucina, chi va in cerca degli ultimi regali, chi si arrabatta per fare gli auguri ad amici e parenti…. Insomma, la maggior parte di noi sarà impegnata fino alla cena della vigilia.

Tante persone vivono il Natale più come un momento di stress psicofisico che di gioia. E’ possibile trovare il modo di vivere il Natale con le persone care senza affannarsi tanto? Sempre più spesso alcune persone decidono di partire in questo periodo dell’anno per sfuggire al caos natalizio. Continua a leggere “Buon Natale!, da Susanna”

Chiacchere al vento, di EdnaModeblog

Chiacchere

di EdnaModeblog

da: https://ednamodeblog.wordpress.com/

Spesso mi lascio trascinare con enfasi in discussioni sul futuro del mondo, non dico volutamente paese o Italia, perché per me rimane bello pensare di essere cittadina del mondo, cosa che non ostacola l’appartenenza ad una nazione specifica. Altre volte rimango muta e attonita come la cavallina storna e come lei, aspetto e spero che colui che parla sparisca e non torni… La mia tolleranza viene messa a dura prova sopratutto dalle mamme, quelle che dovrebbero aprire la mente dei figli, che dovrebbero insegnare valori belli e puri come educazione ed altruismo e invece sono solo delle cheerleaders dei loro eroi, principini e principesse, pronte a prenderne le difese sempre e comunque: che tristezza! Sia ben chiaro che anche io sono fiera di Pena Panico e Agonia, ma sono anche la prima a riconoscere se e quando sbagliano e soprattutto, non me ne vergogno, perché se penso alle caxxate che ho fatto io, rabbrividisco e nella mente si insinuano le parole della mia amica geniale “ma con una mamma come te, come pensavi venissero le figlie!” Ed è vero! Continua a leggere “Chiacchere al vento, di EdnaModeblog”

UN SOGNO DEDICATO A CHI NON RESPIRA, di rebeccastories

di rebeccastories

E se abbracciandoci lentamente nell’attesa del tè decidessi di avvolgere il tuo collo intorno al mio di solleticarmi un po’ le guance con la tua barba di stropicciare il mio naso sopra il tuo mento ed immergere infine tutte le mie labbra dentro la tua bocca ma se assaporando il tuo morso delicato mi ricordassi all’improvviso di quella falena arancione con le sfumature scure proprio quella che pochi giorni fa provai a far uscire dalla finestra ma che s’impigliò dentro una folta ragnatela polverosa nella quale erano sospesi anche molti altri insetti alcuni vivi altri un po’ meno forse ripenserei a come tentai di sgrovigliarla con un lungo bastone e a come riuscì a farla cadere giù ma ad ali

un sogno farfalla-lift-off-polaroid-sx70-rebecca-lena

chiuse dritta nella mia bocca aperta che se ne stava là sotto e se dentro l’incredibile delicatezza delle tue labbra mi ricordassi di come la mia invece rimase a lungo immobile e spalancata nella speranza che quella falena di carta velina volesse uscire da sola senza l’aiuto delle mie dita violente o della mia lingua bagnata che sicuramente le avrebbe rovinato le ali ma se tu volessi aprire improvvisamente le tue labbra per lasciar volare via le mie forse io nell’ascesa disperderei un po’ della mia polvere per farti starnutire forse ripenserei anche a come quel giorno inclinata la mia testa verso il basso riuscì a farla scivolare giù lasciandola libera di cadere al suolo e se poi ti accorgessi delle sfumature che ho sulle guance e ti allontanassi un po’ per guardarmi dritta negli occhi forse la rivedresti posata a terra con le sue ali che si schiudono adagio mutate in mille petali tenui.