CANZONETTA, di Alfonso Gatto, recensione di Elvio Bombonato

CANZONETTA, di Alfonso Gatto, recensione di Elvio Bombonato

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Le ragazze moderne
non sono eterne.

Oh, che bella novità,
ma dànno fresco alla città.

L’una nell’altra
l’altra nell’una
chi si fa scaltra
non ha fortuna.

Oh, che bella sciocchezza,
ma insieme fanno la giovinezza.

Il rosso le veste di blu
l’azzurro le veste di rosa,
un poeta non sa più
quale scegliere per sposa.

Sceglierà la più bella?

Nessuna è tutta brutta
nessuna è tutta bella.

Sceglierà la più caduca,
sceglierà la passeggera
della fresca primavera
col nastrino sulla nuca.

ALFONSO  GATTO  (1953)

Una filastrocca, quasi rodariana. Il ritmo è lieve, grazie ai versi brevi, quinari settenari ottonari, con le rime baciate nei distici, e alternate nelle quartine. Alcuni mimano il parlato: “Oh, che bella novità” , “Oh che bella sciocchezza”, “Sceglierà la più bella?”.  Anafore: ”ma, una/altra, le veste, sceglierà”.  Immagini colorate e visive. Incipit asseverativo di constatazione; explicit (“col nastrino sulla nuca”), delizioso nella sua irrilevanza.  Poesia allegra, gioiosa come le ragazze (non indossano jeans strappati), che in gruppo camminano per la città. Il poeta guarda divertito la loro giovinezza –  “non sono eterne”- che durerà poco, ripresa da “caduca”. “Danno fresco alla città” anticipa il grande Caproni. “Chi si fa scaltra”: perde la propria ingenuità.

Il labirinto rosso, di Barbara Sarri

Il labirinto rosso, di Barbara Sarri

Recensione di DIANA PERAZZOLO  http://www.milanonera.com/

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Il labirinto rosso,un giallo tutto al femminile
La visione del giallo con Barbara Sarri si tinge decisamente di rosa: non solo per il fatto che la protagonista è una investigatrice privata, Isabel Blanco, che ha la passione per il flamenco e nel tempo libero collabora con un centro di accoglienza per donne maltrattate, ma anche perché è lei a narrare in prima persona le vicende che la coinvolgono.
Il racconto si arricchisce così di tutta una serie di caratteristiche squisitamente femminili, che lo rendono estremamente vivido e reale: profumi, colori, sensazioni… ma anche sentimenti, dubbi e supposizioni che la protagonista vive nella sua interiorità coinvolgendo il lettore nel processo investigativo, ma anche nelle sue vicende amorose.
Così quando sul suo treno viene trovato il cadavere di una vecchia signora, accoltellata senza che nessuno se ne accorgesse, Isabel si trova ad investigare sulla sua misteriosa morte insieme al suo spasimante, il romantico ispettore dall’evocativo nome di Romeo, ma anche a confrontarsi con il suo ex, Christian, con uno sguardo decisamente più disilluso. Continua a leggere “Il labirinto rosso, di Barbara Sarri”

Recensione di Manuela Moschin “L’isola che c’è” di I.R.Francesconi

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Link sito ThrillerNord: https://thrillernord.it/lisola-che-ce/

Sinossi. Alia è una giovane donna fuori dagli schemi. Ha paura del mondo, delle persone, degli incontri del futuro. Trapiantata assieme alla rumorosa famiglia in un nuovo Stato, ha perso la spontaneità dei gesti e la fiducia nel domani. Poi c’è Don affascinante altruista, colto,paziente e misterioso… Un incontro cambierà le loro vite per sempre…

Recensione

Sono vergine. Ho ventitré anni e sono vergine”.

È cosi che inizia questo libro alquanto toccante, che racconta la storia di Alia una ragazza inconsueta o per meglio dire riflessiva. Lei non si lascia andare. Qualche delusione amorosa e la mancanza del padre sono le probabili cause di una certa diffidenza nei confronti del sesso maschile. Alia ha paura. Ha il timore di soffrire e di essere abbandonata:

Continua a leggere “Recensione di Manuela Moschin “L’isola che c’è” di I.R.Francesconi”

Maura Mantellino, ‘Il dono più bello’ di Fiorella Fiorenzoni

Maura Mantellino, ‘Il dono più bello’ di Fiorella Fiorenzoni

E’ in uscita tempo fa il racconto ‘Il  dono più bello’ dell’autrice Fiorella Fiorenzoni edito da La collina dei ciliegi. 

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Recensione di Maura Mantellino

Una tenerissima, dolcissima e poetica storia che ci porta a vivere le atmosfere gioiose del Natale con i colori, le musiche, i profumi  e i sapori di un tempo. 

E’ un racconto delicato, a tratti divertente, che narra il desiderio e il sogno di Giacomo, il fratello più grande.  

È la vigilia di Natale: Giacomo e i suoi tre fratellini si preparano a vivere in letizia questo giorno insieme con i genitori. Quest’anno però non potranno andare a trascorrere la festa dalla nonna in quanto la lontananza e il fatto che in famiglia è da poco arrivato un bebè impediscono loro di partire. 

Un velo di malinconia si posa sul cuore della mamma mentre Giacomo si augura proprio che questa volta Babbo Natale esaudisca il suo più grande desiderio: rivedere la nonna. 

Improvvisamente giunge una misteriosa telefonata, solo il papà sa chi sta per arrivare e al sopraggiungere della sera qualcuno suona alla porta. Sarà Babbo Natale? Chissà se in questa notte di magia il desiderio del bambino sarà esaudito e se ognuno riceverà il suo dono più bello. 

Fiorella Fiorenzoni è nata Cortona (Ar) nel 1967, è docente di lingua e cultura italiana in Germania, dove vive con la sua famiglia. 

A voi l’incipit:

Era la mattina della vigilia di Natale. 

In città, durante la notte, era caduta la neve: case, tetti, palazzi e grattacieli, ponti, strade, parchi e giardini, tutto era ricoperto di un candido manto bianco.  Continua a leggere “Maura Mantellino, ‘Il dono più bello’ di Fiorella Fiorenzoni”

L’amore che mi resta, di Michela Marzano, recensione di Cristina Saracano 

L’amore che mi resta, di Michela Marzano, recensione di Cristina Saracano 

Alessandria: Un romanzo che narra la storia di un disagio dalle proporzioni enormi. Una madre riceve una telefonata. Una figlia sta molto male. È in pericolo di vita. La madre non ce la fa a vederla ancora una volta viva.

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È ispirato alla vita dell’autrice, che vent’anni fa, anoressica e depressa, ha tentato il suicidio, ma, fortunatamente, in questo caso, ce l’ha fatta: ha rivisto sua madre, gli amici, i parenti, è ritornata a vivere.

Giada, la protagonista del libro, no.

Inizia così la storia, la narrazione di un dolore, il tentativo di trovare le parole per descriverlo, per conviverci. È molto difficile. Non esiste parola in nessuna lingua che indichi la perdita di un figlio: esiste orfano, per la perdita di un genitore, esiste vedovo, per la perdita di un compagno di vita, ma un genitore che perde un figlio come si può definire? È una situazione insopportabile. Pare impossibile poter continuare, o ricominciare a vivere.

Si ricorda tutto di lui: sembra presente in ogni angolo della casa, ci si ricorda degli odori collegati a lui.

I ricordi olfattivi sono sempre molto intensi.

Inoltre, se la perdita è voluta dallo stesso figlio, se è stato lui, e lui solo, a decidere di farla finita, allora i perché, i dubbi, gli interrogativi diventano davvero insostenibili. Ci si carica di sensi di colpa, aumentano le domande: “Perché è successo?” “Come ho fatto a non accorgermene?”

Questa è una storia di maternità e di amore materno. Perché questa madre, adottiva, colma d’amore, ama la figlia come avrebbe voluto che sua madre amasse lei. Perché amare è dare tutto quello che vorremmo ricevere, ma quello che gli amati vorrebbero ricevere è diverso. Continua a leggere “L’amore che mi resta, di Michela Marzano, recensione di Cristina Saracano “

BUONANOTTE  FIORELLINO, di De Gregori,:  ANALISI di Elvio Bombonato

BUONANOTTE  FIORELLINO, di De Gregori,:  ANALISI di Elvio Bombonato

Buonanotte, buonanotte amore mio,
buonanotte tra il telefono e il cielo.
Ti ringrazio per avermi stupito,
per avermi giurato che è vero.
Il granturco nei campi è maturo,
ed ho tanto bisogno di te.
La coperta è gelata e l’estate è finita,
buonanotte, questa notte è per te.

Buonanotte, buonanotte, fiorellino
buonanotte tra le stelle e la stanza.
Per sognarti devo averti vicino,
e vicino non è ancora abbastanza.
Ora un raggio di sole, si è fermato,
proprio sopra il mio biglietto scaduto.
Tra i tuoi fiocchi di neve e le tue foglie di tè.
Buonanotte, questa notte è per te.

Buonanotte, buonanotte monetina,
buonanotte tra il mare e la pioggia.
La tristezza passerà domattina,
e l’anello resterà sulla spiaggia.
Gli uccellini nel vento non si fanno mai male,
hanno ali più grandi di me.
E dall’alba al tramonto, sono soli nel sole,
buonanotte, questa notte è per te.

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La canzone è del 1975, album Rimmel, del 24enne De Gregori, laureato in lettere moderne a Roma. De Gregori è un autore metaforico, talvolta criptico, ma non surreale né visionario.  Le sue canzoni sono sempre ancorate alla realtà: es. supremo “La donna cannone”.  Dopo tanti anni, è inutile rivangare la tesi, smentita dall’autore (il quale è schivo sulla sua vita privata, ed è davvero dotato del pudore dei propri sentimenti), che il testo si riferisca alla sua compagna morta in incidente aereo. 

Anche se la storia fosse stata inventata (corretta e cambiata, forse – a mio parere – inventata no), sempre di una storia di Eros e Thanatos si tratta.  Oggi si può solo analizzare il testo, che contiene molti rimandi ellittici al non detto, che però resta l’unica chiave per aprirlo. Senza le ipotesi, testuali, che scrivo sotto, la canzone non ha senso alcuno. Al contrario tutte le canzoni di Francesco sono razionali, tendono alla lirica, ma vengono dal suo cervello. Continua a leggere “BUONANOTTE  FIORELLINO, di De Gregori,:  ANALISI di Elvio Bombonato”

Recensione del Thriller “La Voce della Morte” di Andrea del Castello

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A cura di Manuela Moschin

“La voce della morte” non è un semplice thriller, ma è molto di più. È un libro che intitolerei “Lezioni di vita” perché lancia dei messaggi profondi nei confronti dei peggiori mali che stanno imperversando il mondo.
Non vi parlerò della trama, ma al termine dell’intervista troverete la sinossi. Vorrei soltanto esprimere le emozioni e le sensazioni che ho provato durante la lettura.
In primo luogo sono rimasta affascinata dai dialoghi. Andrea è riuscito a commuovermi e a divertirmi. Credo che per uno scrittore non sia semplice ricercare le battute adatte a far rallegrare il lettore e nello stesso tempo indurlo alla riflessione profonda.
Incomprensioni familiari, vizi, disperazione, dolore, paura, rassegnazione, amore per il prossimo, amicizia, senso di giustizia, l’amore per la famiglia, tradimento, sono stati trattati con grande perizia.
La narrazione è chiara e precisa. Gesti e azioni dei personaggi mi hanno fatto vivere la scena riuscendo a farmi immedesimare nelle situazioni.
I personaggi sono talmente ben delineati che alla fine del racconto ne senti la mancanza. La figura che ho preferito è quella del commissario Cani, che apparentemente si presenta come una persona insensibile e scorbutica, ma che in realtà ha dimostrato di possedere doti preziose.
Le circostanze della vita hanno indurito il suo cuore, ma nel profondo della sua anima rimane una persona pacata che di fronte ai dilemmi da risolvere si sofferma a riflettere:

“Invece Giorgio Cani era fuori a fumare. E a riflettere. I raggi del sole tornati a splendere dopo la nebbia uggiosa dei giorni precedenti gli fecero fare una strana smorfia di sofferenza. Si mise spalle al sole e tirò forte dalla sigaretta che teneva tra indice e medio con il pugno semichiuso. Guardò il cielo azzurro, di un colore così intenso che solo la stagione fredda poteva colorare.”

Continua a leggere “Recensione del Thriller “La Voce della Morte” di Andrea del Castello”

“L’esordiente” di Raul Montanari

“L’esordiente” di Raul Montanari

Recensione di Nicoletta Stecconi

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Sei mesi di vicende – alcune spassose altre violente – come in un diario. Livio Aragona, scrittore giallista ed insegnante di scrittura creativa, si racconta attraverso gli episodi tragicomici che cambieranno la sua esistenza fino ad un epilogo drastico che segnerà il passaggio a nuove consapevolezze.

Livio, uomo sensibile al fascino femminile, è circondato da molte donne tra le quali la madre Mary, svampita e sensibile che ancora a settant’anni conquista l’attenzione degli uomini, Silvia la ex moglie, dolce e fragile per la quale prova ancora un sentimento sincero e malinconico e Veronica, un’allieva del corso di scrittura, affascinante ed intelligente della quale si innamora nonostante ritenga che la stessa, aspirante scrittrice, sia priva di talento letterario. …. continua su: https://www.sololibri.net/L-esordiente-di-Raul-Montanari.html

“La perfezione” di Raul Montanari

“La perfezione” di Raul Montanari

Roberto Baldini, scrittore

Esiste. Un inverno di tanti anni fa, nel 1993, Aldo Busi lesse questo romanzo breve e gli piacque tanto da suggerire un titolo così impegnativo.
Gabriella D’Ina lo volle pubblicare l’anno dopo, Alberto Rollo lo ripubblicò altre due volte, Goffredo Fofi gli assegnò il premio Linea d’Ombra.
Queste persone meritano di essere ringraziate oggi che il libro torna a uscire, a 25 anni dalla prima edizione, insieme a Daria Bignardi che lo amò molto e per il glorioso programma “A tutto volume” di Canale 5, ne girò un booktrailer quando ancora non era di moda farlo. E naturalmente grazie alla Baldini+Castoldi, il mio editore, che lo ha voluto ora.

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Questo si legge nei ringraziamenti di “La perfezione” di Raul Montanari, che viene ripubblicato da Baldini+Castoldi in questo 2019.

Un uomo che non teme la morte. Un uomo che sa benissimo in che direzione sta andando la sua via. L’ha decisa lui, sa esattamente dove lo porterà.
Chi può dire la stessa cosa? L’uomo risponde al nome di Willy, detto l’Olandese. Un killer.
Avete letto bene, uno di quelli che ammazza la gente per vivere.
Un paradosso, se vogliamo, un paradosso che resiste agli assalti del tempo, ma il tempo, si sa, può finire all’improvviso, proprio quando meno ce lo aspettiamo.
L’Olandese ogni anno si concede una vacanza, sempre nello stesso posto, nella stessa pensione. Tutto è come gli altri anni, a eccezione dell’incognita impazzita, un’incognita che si chiama Adriana. Lei è la cameriera che gli riordina la stanza e, forse, gli metterà a posto anche la vita, il cuore in primis… 
continua su: https://www.sololibri.net/La-perfezione-Montanari.html

RECENSIONE AL LIBRO “I SOTTILI PENSIERI DI CANTO” DI MARCO GALVAGNI, di Silvia De Angelis

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L’universo poetico di Marco Galvagni si esprime in una speciale e preziosa visione d’amore generata da un trasporto emotivo profondo, mai prefabbricato su usuali modelli o sovrastrutture di pensiero estetico.

Egli sviscera, sapientemente, tratti d’immenso universo, intinti in speciali e trascinanti parabole d’amore, sempre delicatissime, nel loro posarsi su raffinate vibrazioni della natura.

Emozionano i suoi magici scenari, che lasciano intravedere infinite pennellate di colori, miste ad ardenti miniature di dolce vissuto, in cui accordi di sonorità, e silenzi, rilasciano percezioni davvero esclusive. Vene costanti, queste ultime, che pervadono l’intera produzione, accentuandone quei toni trascendenti che ci fanno entrare in sintonia con lui, per quel processo logico che ha permesso la distillazione dell’essenziale, liricamente intenso.

Nella lettura dei versi s’avverte un crescendo marcato d’emozioni, nascente da un’epifania dell’anima, quasi sorpresa dalla rivelazione d’un sentimento che s’accresce, e diventa inesauribile, rendendo consona l’esistenza del prezioso dono ricevuto.

Ci si immerge, poi, poi un respirare all’unisono con la compagna prescelta, lasciandosi quasi imprigionare da  quel fascinoso e coinvolgente mondo, sublimato nelle plateali immagini e nel ritmo crescente dei versi.

Un diario completo d’una spiccata sensibilità emotiva, posata in un andirivieni incessante, dalla galassia mentale a quella cosmica, di stile apparentemente semplice, ma che riporta romantica memoria, con un linguaggio attuale, per alcuni versi quasi arcaico, ed innegabilmente moderno nel contempo.

Libro vivamente consigliato

@Silvia De Angelis

 

L’EROTISMO  NEL  “CANZONIERE”  DI  PETRARCA, recensione di Elvio Bombonato

L’EROTISMO  NEL  “CANZONIERE”  DI  PETRARCA, recensione di Elvio Bombonato

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– Con lei foss’io da che si parte il sole,

e non ci vedesse altri che le stelle,

sol una notte, e mai non fosse l’alba;

(sestina, XXII)

– Deh or foss’io col vago della luna

Addormentato in quai che verdi boschi,

e questa che anzi vespro a me fa sera,

con essa e con Amor in quella piaggia

sola venisse a starsi ivi una notte;

e il dì si stesse e il sol sempre nell’onde.

(sestina,  CCXXXVII)

– Voglia mi sprona, Amor mi guida e scorge,

piacer mi tira, usanza mi trasporta,

speranza mi lusinga e riconforta…

regnano i sensi e la ragion è morta;

de l’un vago desio l’altro risorge.

(sonetto CCXI)

  L’alma, nutrita sempre in doglia e in pene…

Contra il doppio piacer sì inferma fu,

che al gusto sol del disusato bene,

tremando or di paura or di speranza,

d’abbandonarmi fu spesso entra due.

(sonetto CCLVII)

A scuola ci dissero che l’amore, inventato, di Petrarca per Laura fosse platonico e spirituale.  Bugia.  Dai commenti dei più prestigiosi petrarchisti (Enrico Fenzi, Marco Santagata, Rosanna Bettarini; Leopardi elegantemente sorvola) emerge  “esplicita la natura sensuale dell’amore per Laura, espressa con accenti inequivocabili “(Marco Ariani).  Nella prima sestina Petrarca scrive che desidererebbe passare da solo con Laura la notte intera – che non finisse mai -nel bosco;  nella seconda in riva al mare.  Nei due sonetti la vittoria dei sensi che offuscano la ragione.  Inoltre nella prima strofa della celebre canzone “Chiare, fresche e dolci acque”, Laura esce nuda dall’acqua, mentre Petrarca la spia.  Appoggia le natiche sul ramo, poi si stende sull’erba mostrando “l’angelico seno”. Nel madrigale LII riprende il mito di Atteone, che vide Diana bagnarsi nuda, paragonandola a Laura “ch’a me la pastorella alpestra e cruda/ posta a bagnar un leggiadretto velo…/ tal che mi fece, or quando’egli arde il cielo,/ tutto tremar d’un amoroso gelo”.

L’equivoco deriva dalla raffinatezza del linguaggio. Petrarca sceglie un registro alto, aulico, sublime, letterario. Per cui si pensò che non potesse albergare in esso l’amore fisico. Ma come già Dante, il quale nel canto di Paolo e Francesca attua la ritrattazione dello Stilnovo (chiede infatti a Francesca non di raccontare la sua tragedia, nota, bensì come avvenne l’innamoramento), anche Petrarca sa che l’amore solo spirituale non esiste.

foto: https://it.wikipedia.org

“Storie”, di Angelo Bottiroli

“Storie”, di Angelo Bottiroli

di Marcocandida

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La letteratura non è la matematica, ma una delle poche certezze in narrativa è che quando hai difronte un libro scritto da un giornalista o da uno scrittore di fantascienza sarai al cospetto di una storia, comunque sia, ben fatta, e che faticherai a smettere di leggere. La letteratura di fantascienza non vive un momento esaltante, ma il giornalismo ha schiere e schiere di giornalisti-scrittori che dimostrano sul campo l’assunto di questa verità. I giornalisti sono bravi a scrivere. Punto. E’ un dato di fatto. Qualsiasi giornalista che si metta a scrivere un libro di narrativa scriverà un’opera degna di rispetto. Se poi questo giornalista è anche un’amante della fantascienza…

“Storie” di Angelo Bottiroli (appassionato di Isaac Asimov) è un libro di racconti brevi. I racconti sono lunghi in media quattro o cinque pagine. Ogni racconto ha come titolo il nome del protagonista del racconto stesso e ogni storia affronta un sentimento. “La paura”, Maria Teresa e Giusy. “L’angoscia”, Enrica e Mimmo. “L’intraprendenza”, Patrizia e Johnny. “La perseveranza”, Graziella e Luisa. “La debolezza”, Daniela e Carlo. Per ogni sentimento viene offerta al lettore una definizione, un calembour. L’angoscia: “L’angoscia nasce dal nostro inconscio, si impossessa di noi e rimane latente, per poi emergere nelle occasioni che meno ci aspettiamo”.  L’intraprendenza: ”L’intraprendenza è agire dove altri starebbero fermi perché non sanno cosa fare o come muoversi”. La rabbia: “La rabbia nasce dall’impotenza di agire difronte a qualcosa che riteniamo ingiusto”. Continua a leggere ““Storie”, di Angelo Bottiroli”

SANDRO  PENNA  e il PRIDE, recensione (2) di Elvio Bonbonato

SANDRO  PENNA  e il PRIDE, recensione (2) di Elvio Bonbonato

Felice chi è diverso

essendo egli diverso.

Ma guai a chi è diverso

essendo egli comune.

(1938)

penna

Sandro Penna (1906-1977) è ritenuto il più grande poeta lirico italiano del ’900 (Cesare Garboli e non solo). Questo è un epigramma (poesia breve concisa rapida, che esprime una riflessione concettuale in tono sentenzioso): una quartina di settenari canonici, con la parola chiave in rima-identica tre volte: “diverso”, e “comune” in ossimoro.

L’unico verbo: “è/essendo” (poliptoto) è replicato alternativamente nei 4 versi; anafora di “chi” e di”egli”.  L’avversativa “Ma” è rafforzata dall’esclamazione ammonitoria “guai”, non polemica, bensì a guisa di avvertimento/constatazione. 

Penna era omosessuale, come Pasolini, viveva a Roma.  Pensiamo a cosa significasse in quei decenni. 

Qual è il senso della lirica? In primo luogo l’invito a non vergognarsi della propria diversità e di viverla come un arricchimento, di non cercare la normalità (ipocrita) per essere accettati dalla società, di essere orgogliosi del proprio essere.  E anche, a un livello più alto: chi è diverso trova (o almeno ci prova: Leopardi) la propria felicità nella diversità.  Qualora, oltre a essere diverso, cercasse di essere comune (uguale gli altri), la propria felicità si muterebbe in dannazione.  Tale splendida osservazione di Penna vale per tutti, non solo per gli omosessuali.

Poiché il fascino delle poesie brevi di forte intensità semantica consiste nel prestarsi a molteplici interpretazioni, simili e dissimili nel contempo, aggiungo due commenti non miei. “Interpreterei la seconda parte come un monito: non fare della diversità un vessillo.  Non necessariamente dobbiamo apparire “diversi”; ”guai” a chi non è se stesso, sia diverso sia comune” (Lorella Torti).

“Va bene essere diversi, ma, siccome la diversità non è un handicap (e ci mancherebbe), a mio parere essere “comuni” significa: essere come gli altri nella propria diversità. Ecco  il valore che si dovrebbe trasmettere in manifestazioni come il Pride” (Maria Teresa Damiano).

SANDRO  PENNA  e il PRIDE, recensione di Elvio Bombonato

SANDRO  PENNA  e il PRIDE, recensione di Elvio Bombonato

Felice chi è diverso

essendo egli diverso.

Ma guai a chi è diverso

essendo egli comune.

(1938)

penna

Sandro Penna (1906-1977) è ritenuto il più grande poeta lirico italiano del ’900.  Ho commentato altre sue poesie su FB. Questa è un epigramma (poesia breve concisa rapida, che esprime una riflessione concettuale in tono sentenzioso): una quartina di settenari canonici, con la parola chiave in rima-identica tre volte: “diverso”, e “comune” in ossimoro.

L’unico verbo: “è/essendo” (poliptoto) è replicato alternativamente nei 4 versi. L’avversativa “Ma” è rafforzata dall’esclamazione ammonitoria “guai”, non polemica, a guisa di avvertimento/constatazione. 

Penna era omosessuale, come Pasolini, viveva a Roma.  Pensiamo a cosa significasse in quei decenni.  Qual è il senso della lirica? In primo luogo l’invito a non vergognarsi della propria diversità e di viverla come un arricchimento, di non cercare la normalità (ipocrita) per essere accettati dalla società, di essere orgogliosi del proprio essere. 

E anche, a un livello più alto: chi è diverso trova (o almeno ci prova: Leopardi) la propria felicità nella diversità.  Qualora, oltre a essere diverso, cercasse di essere comune (uguale gli altri), la sua felicità si muterebbe in dannazione.  Tale splendida osservazione vale per tutti, non solo per gli omosessuali.

La saggia brevitas, di Michela Zanarella

La saggia brevitas, di Michela Zanarella

L’istinto altrove edito da Giuliano Ladolfi Editore. Parole delicate intessute ad arte ed impresse nella roccia della vita svelano, in segreto, l’indomabile ricerca d’una candida luce, desiderio mai sopito che alita in cuor intrepide speranze messe innanzi ai casti occhi nel mai vano tentativo di alleviar con dignità qualsivoglia condizione umana intrisa di affanni, d’innumerevoli perplessità.

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Versi corposi, ma leggeri, s’irradiano gentilmente nel silenzio della stanza colorando d’improvviso mura stinte e desolate; ah che pace che provo nel meditare la rinomata nonché saggia brevitas d’una giovane donna che carezza i silenzi, la notte (con i suoi misteri), il sole, il colore delle foglie, l’incontrastata bellezza del mare, azzurro riflesso d’un cielo fatto di luce, dunque di Verità.

Dio abita l’anima che sa descrivere l’oltre con disinvoltura e che vive il suo tempo terreno con ammirevole vitalità evitando, cautamente, di recidere quel filo sottile che lega saldamente la terra, talvolta fredda ed avvilente, allo straordinario luogo incantato dove qualsiasi essere mosso da ardore si tufferà prima o poi, assaporando in pienezza un intimo senso d’Eternità.

Ho gustato splendidi versi che serbano in essi un profondo desiderio di raccontar l’amore, immortalato in tramonti solitari, talvolta fragili, piacevolmente rossi…come fuoco che brucia nel porgere gioia e tormento.

Giovanni Battista Quinto