FABRIZIO DE ANDRE’: PREGHIERA IN GENNAIO, di Elvio Bombonato

FABRIZIO DE ANDRE’: PREGHIERA IN GENNAIO, di Elvio Bombonato

Lascia che sia fiorito, Signore, il suo sentiero

quando a Te la sua anima e al mondo la sua pelle

dovrà riconsegnare, quando verrà al Tuo cielo

là dove in pieno giorno risplendono le stelle.

Quando attraverserà l’ultimo vecchio ponte

ai suicidi dirà baciandoli alla fronte

“Venite in Paradiso là dove vado anch’io

perché non c’è l’inferno nel mondo del buon Dio”.

Fate che giunga a Voi con le sue ossa stanche

seguito da migliaia di quelle facce bianche,

fate che a Voi ritorni fra i morti per oltraggio

che al cielo ed alla terra mostrarono il coraggio.

Signori benpensanti spero non vi dispiaccia

se in cielo, in mezzo ai Santi, Dio, fra le sue braccia

soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte

che all’odio e all’ignoranza preferirono la morte.

Dio di misericordia, il Tuo bel paradiso Lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso per quelli che han vissuto con la coscienza pura; l’inferno esiste solo per chi ne ha paura.

Meglio di lui nessuno mai ti potrà indicare gli errori di noi tutti che puoi e vuoi salvare. Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento. Dio di misericordia vedrai, sarai contento.

Indispensabile sapere che la ballata è dedicata all’amico (“per me Luigi è stato un fratello”) quasi coetaneo Luigi Tenco, suicida il 27 gennaio 1967, a 29 anni. E’ davvero una preghiera: Fabrizio si rivolge direttamente a Dio (vocativo; “lascia/fate iterato, col pronome al plurale/ascolta” evidenziati in punta di verso), chiedendogli di accogliere Luigi in Paradiso, insieme agli altri suicidi. Continua a leggere “FABRIZIO DE ANDRE’: PREGHIERA IN GENNAIO, di Elvio Bombonato”

L’INFINITO, di Giacomo Leopardi. Recensione di Elvio Bombonato

L’INFINITO, di Giacomo Leopardi. Recensione di Elvio Bombonato

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Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Per lungo tempo i critici credettero che l’Infinito fosse una lirica di sentimento. Con la lettura dello “Zibaldone” si scoprì invece che, come sempre in Leopardi, prima viene il concetto e poi il sentimento . La poesia infatti ha una matrice sensistica (Binni): i sensi interessati sono due: la vista e l’udito; Il correlativo oggettivo che muta la prospettiva è la siepe, la quale prima impedisce la visione dell’infinito e poi, tramite il rumore del vento, coinvolge l’udito. Nello” Zibaldone” (12/23 luglio 1820) Leopardi teorizza la “veduta ristretta”: “Alle volte l’anima desidera una veduta ristretta e confinata, così immagina ciò che non vede.

La cagione è il desiderio dell’infinito, perché allora in luogo della vista lavora l’immaginazione e il fantastico sottentra al reale. L’anima si immagina quello che non vede e va errando in uno spazio immaginario”. La poesia infatti è divisa esattamente i due parti, staccata dall’emistichio del v.8, spaccato a metà, preceduto dai 7 endecasillabi della vista, e seguito dai 7 endecasillabi dell’udito. Continua a leggere “L’INFINITO, di Giacomo Leopardi. Recensione di Elvio Bombonato”

La ragazza di fronte, di Margherita Oggero. Recensione di Cristina Saracano

Michele, ragazzino arrivato dal sud a Torino, si diverte a osservare Marta, ragazzina torinese dai capelli rossi, seduta sul terrazzino di fronte a casa sua.

Non sa nulla di, lei, sa soltanto che gli piace.

Le loro vite scorrono velocemente e, come a volte vuole il destino, ormai trentenni, si ritrovano vicini di casa e si osservano nuovamente.

Una rete sottile ma consistente di desideri, emozioni, voglia di cercarsi attraverso la grande città, i suoi segreti e le sue bugie.

Una storia ben scritta che contiene la storia d’Italia degli ultimi cinquant’anni e racconta un amore forte, saldo, resistente al tempo e alle vicissitudini, e che, finalmente, trova un suo spazio sorprendente.

È la narrazione del piacere per le piccole cose.

Intenso e raccontato magistralmente.

“JOSHUA E LA CONFRATERNITA DELL’ARCA” di Marcella Nardi

“JOSHUA E LA CONFRATERNITA DELL’ARCA” di Marcella Nardi

Buon pomeriggio amici lettori!

Alessia Toscano ha letto “Joshua e la Confraternita dell’Arca”, di Marcella Nardi

1a foto Marcella

Titolo: Joshua e la Confraternita dell’Arca

Autore: Marcella Nardi

Genere: Giallo/Thriller storico – Mystery & Suspense

Disponibile in ebook a € 0,99

e in formato cartaceo a € 6,24

Contatto Facebook: Marcella Nardi

Sito: Marcella Nardi  

da: https://romancenonstop.blogspot.com

TRAMA:

Un thriller mozzafiato, tra storia e mistero, che cattura l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina e che illumina gli scenari più bui della storia del cristianesimo e dell’ebraismo. Un romanzo che parla di uomini pronti a tutto, interessati non alle verità della fede, ma a proteggere i due più grandi misteri dell’umanità.

Cos’è davvero l’Arca dell’Alleanza? Cosa si cela al suo interno? Chi era realmente Mosè?

E se, a dispetto della tradizione millenaria sulla Terra Promessa, Mosè non fosse stato altri che un guerriero in cerca di potere e fama che non aveva trovato presso la corte egiziana? Se fosse scappato dall’Egitto per realizzare altrove i suoi sogni di gloria, mettendo a ferro e fuoco chiunque ostacolasse i suoi piani?

1aa Foto Il parere di Alessia-2

Joshua, il figlio putativo del carpentiere Joseph, era davvero l’unigenito figlio di Dio?

Quale fu l’effettivo ruolo dei dodici apostoli? E se i dogmi in cui crediamo fossero solo la conseguenza di un loro tradimento, ideato ad arte, per far convergere su Joshua le profezie ebraiche sul Messia al fine di raggiungere il loro grande scopo? Mandando il Maestro al macello, e facendolo apparire risorto, i dodici diedero vita a una nuova religione. Plausibile? Forse… Continua a leggere ““JOSHUA E LA CONFRATERNITA DELL’ARCA” di Marcella Nardi”

“Sfarsi”, di Simona Chiesi, recensione a cura di Antonio de Cristofaro

“Sfarsi”, di Simona Chiesi, recensione a cura di Antonio de Cristofaro

Simona Chiesi. Nuova recensione per il mio “Sfarsi” ricevuta ieri: grazie Antonio De Cristofaro!!

” Ho finito di leggere la raccolta di poesie dal titolo “Sfarsi” della poetessa Simona Chiesi, edita dalla casa editrice Aletti Editore, a notte fonda come mi capita quasi sempre quando sono preso dalla lettura di opere che assorbono completamente il mio essere, estraniandomi dalla nozione del tempo e dello spazio.

Sfarsi Simona Chiesi

Leggendo le poesie che compongono la silloge mi sono imbattuto in una scrittura limpida e profonda, intrisa di una sfera affettiva che promana dal più profondo dei meandri dell’animo umano. L’autrice traccia con immagini toccanti la parabola delle emozioni che albergano in lei in modo semplice e, ciononostante, ammirabile. In alcune poesie l’incanto poetico tocca le vette in cui il lettore attento e sensibile ai temi da lei proposti non potrà non apprezzare in sommo grado.

Alcune poesie mi sono rimaste particolarmente nella mente e nel cuore. Ne citerò solo alcune per amore di brevità, lasciando al lettore la piacevole scoperta di tutte le altre che non menzionerò. La prima che mi viene in mente si intitola: ”In punta di piedi”, il cui il tema centrale è l’amore per l’amato declinato con soavità e leggerezza quasi impalpabile, ma nello stesso tempo toccante e profondo. Continua a leggere ““Sfarsi”, di Simona Chiesi, recensione a cura di Antonio de Cristofaro”

Guido Cavalcanti, poeta italiano del 1200, recensione di Elvio Bombonato

Guido Cavalcanti (sonetto) poeta italiano del 1200, recensione di Elvio Bombonato

Guido Cavalcanti è stato un poeta italiano del Duecento.

Cavalcanti

Tu m’hai sì piena di dolor la mente,
che l’anima si briga di partire,
e li sospir che manda il cor dolente
mostrano agli occhi che non può soffrire.

Amor, che lo tuo grande valor sente,
dice: “E’ mi duol che ti convien morire
per questa fiera donna, che niente
par che pietate di te voglia udire”.

Io vo come colui che è fuor di vita,
che pare, a chi lo guarda, che omo sia
fatto di rame o di pietra o di legno,

che si conduca sol per maestria
e porti ne lo core una ferita
che sia, com’egli è morto, aperto segno.

GUIDO CAVALCANTI  (fine 1200)

Il sonetto è una delle più intense poesie di Eros e Thanatos della nostra letteratura.  TU: la donna di C. è affascinante: lontana insensibile algida trascendente indifferente spietata irraggiungibile.  PIENA: riempita.  SI BRIGA: si affretta. OCCHI: lo sguardo degli altri.  SOFFRIRE: sopportare il dolore.  AMOR: personificato, si rivolge al poeta.  VALOR: la forza della donna, tetragona.  TI CONVIEN: devi.  FIERA: feroce.  NIENTE: per niente (avverbio).  UDIRE: ascoltare.  SI CONDUCA: si muova.  MAESTRIA: meccanismo, congegno.  COME: del modo come.  APERTO: evidente.  Memorabile nelle terzine l’immagine del poeta inanimato e disfatto, dissociato e distrutto dall’amore non corrisposto. La sua vita è solo apparente.  La progressiva distruzione riguarda tutto l’essere biologico: mente anima cuore.

La ragazza del treno: il film, di Cristina Saracano

di Cristina Saracano. Alessandria

Un thriller dove è fondamentale non perdere una parola dei dialoghi, per evitare di smarrire il filo della storia: la suspense accompagna tutta la visione, la trama non si discosta molto dal romanzo.

Talvolta alcune riprese mancano di dettagli che renderebbero il film migliore.

L’intreccio del libro mi aveva colpito molto, così come la versione cinematografica: trovo l’alternarsi delle vicende delle tre donne, Rachel, Megan e Anna molto accattivante e non confusionario, come hanno sostenuto in tanti.

Alcune scene, ricche di tensione e crudeltà, potrebbero disturbare il sonno.

Comunque io mi sento di consigliare visione e lettura.

“La Materia Oscura” – di Olga Karasso, recensione di Anna Profumi

La materia Oscura di Olga Karasso

“La Materia Oscura” – di Olga Karasso

Recensionedi Anna Profumi

Ho già avuto modo di apprezzare l’originalità dello stile narrativo di questa scrittrice, grazie al suo libro “I treni di Alina”. In questa sua ultima opera, prendendo spunto dall’incontro tra un giornalista squattrinato in cerca di scoop, ed un famoso luminare di fisica nucleare a conoscenza di teorie sul mondo subatomico e sulla “materia oscura”, la scrittrice rompe ogni più elementare stereotipo narrativo e ci introduce in una dimensione volutamente surreale, dove la metafisica gioca da padrona con personali allusioni sul senso dell’esistenza umana e sull’idea di Dio, sull’etica e sul sentimento di onnipotenza di molti uomini di scienza. Continua a leggere ““La Materia Oscura” – di Olga Karasso, recensione di Anna Profumi”

ANTONIO  MACHADO, recensione di Elvio Bombonato

ANTONIO  MACHADO, recensione di Elvio Bombonato

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Ogni amore è fantasia;

inventa l’anno, il giorno,

l’ora e la sua melodia;

inventa l’amante e, anche,

l’amata.  Non è una prova

contro l’amore, che l’amata

non sia esistita mai.

(Canciones a Guiomar, 1929, trad. letterale)

Todo amor es fantasia;
él inventa el año el dia,
la hora y su melodia;
inventa el amante y, mas,
la amada. No prueba nada,
contra el amor, que la amada
no haya existido jamas.

Guiomar  designa la poetessa Pilar de Valderrana, di cui Machado si innamorò , ricambiato, in quegli anni.  Nel 1909, 34enne, aveva sposato la 15enne Leonor, che morì dopo due anni di tisi fulminante. Non si riprese, fino all’incontro con Guiomar.

Lo splendido gioco delle rime dell’originale, come la musicalità dei versi, nella traduzione, che tuttavia possiede un certo ritmo, si perdono. Continua a leggere “ANTONIO  MACHADO, recensione di Elvio Bombonato”

CONSIGLI, di Antonio Machado, recensione di Elvio Bombonato          

CONSIGLI, di Antonio Machado, recensione di Elvio Bombonato                          

Sappi attendere, aspetta che la marea risalga

– come una barca in secco – né ti inquieti il partire.

Solo chi attende sa che la vittoria tiene,

perché lunga è la vita, ed è l’arte un trastullo.

E se la vita è corta

e non lambisce il mar la tua barchetta,

senza partire aspetta e ancora aspetta,

che l’arte è lunga –  e, per di più, non conta.

antonio-machado

ANTONIO MACHADO  (trad. Sergio Solmi)

Antonio Machado (1875-1939) morì mentre cercava di raggiungere il confine francese, quando i franchisti vinsero la guerra civile, iniziata nel ’36, con l’appoggio determinante di Hitler e Mussolini. 

La poesia, la cui chiarezza, grazie anche alla splendida traduzione, non necessita spiegazioni, si capisce pienamente, a mio parere, solo un età matura, diciamo pure da vecchi, quando la vita che hai dietro le spalle è molto più lunga di quella che hai davanti. 

Machado invita il lettore ad avere pazienza, a imparare ad aspettare, perché “la marea” risale (metafora pregnante nella sua semplicità), quando noi siamo “come una barca in secco” che attende di ripartire, per ricominciare il proprio cammino. Continua a leggere “CONSIGLI, di Antonio Machado, recensione di Elvio Bombonato          “

Aglio, olio e assassino, di Pino Imperatore, recensione di Rossana Massa

Aglio, olio e assassino, di Pino Imperatore, recensione di Rossana Massa

Conclusa la lettura di “Aglio,olio e assassino” di Pino Imperatore. Veramente rilassante, qualche volta fa sorridere,tuttavia è un polpettone politicamente corretto per ragazzetti, anche se ci sono due delitti.

aglio

C’è tutto lo scontato possibile buonista: il killer pazzo,gli osti simpatici,il poliziotto disarmato per scelta,qualche accenno alle donne maltrattate e ai senzatetto e una vittima è lesbica.

Ci sono alcune macchiette bonarie,femmine fatali e una seducente fanciulla angelica dai capelli rossi. Non mancano due cani. Gli accenni al cibo sono parecchi e le notizie storiche interessanti.

Un pizzico di umorismo,ma va bene se proprio siete alla frutta della vostra prontezza mentale. È una salvietta rinfrescante dalle brutture della vita.

La pazza gioia, una fuga per rinascere, di Benedetta Pallavidino

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di Benedetta Pallavidino

La pazza gioia di Paolo Virzì

Due donne stanche, sfinite, segnate, sedute su un muretto del lungomare di Viareggio, si guardano  per la prima volta nonostante abbiano condiviso decine di folli avventure in un arco di tempo molto ristretto, manifestano il loro dolore, si mettono a nudo e poi si abbracciano mentre una delle due sussurra: “Meno male che ci sei te!, una frase che racchiude la potenza e la forza de La pazza gioia, il nuovo film di Paolo Virzì.

E’ un giorno simile a tanti altri a Villa Biondi, struttura terapeutica che accoglie donne affette da disturbi mentali, la comune routine della struttura e delle sue abitanti è scandita dagli insistenti consigli e dalle frivole chiacchiere di Beatrice, ricca ed estrosa ospite della struttura che non perde mai occasione per far vanto del suo florido passato e del suo buon nome. Proprio in questo giorno giunge a Villa Biondi una nuova ospite: Donatella, una ragazza magrissima, ricoperta di lividi e tatuaggi, con il viso scavato e gli occhi colmi di tristezza. Continua a leggere “La pazza gioia, una fuga per rinascere, di Benedetta Pallavidino”

Fräulein, la favola sul cambiamento, di Benedetta Pallavidino

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Recensione di Benedetta Pallavidino

Fräulein, una fiaba d’inverno

di Caterina Carone

C’erano una volta una regina, il suo castello, la sua carrozza ed i suoi sudditi, sono tutti ingredienti basilari per costruire la più classica delle favole, ma cosa cambierebbe se l’incipit si trasformasse in; “C’erano una volta una Regina, il suo vecchio hotel chiuso da anni, la sua Apecar ed una gallina di nome Marilyn”? La risposta ce la fornisce Caterina Carone nel suoFräulein, una fiaba d’inverno.

Regina è una burbera e solitaria zitella, proprietaria di un hotel dismesso, che tutti in paese chiamano Fräulein (signorina, zitella). Regina vive una vita monotona e ripetitiva, scandita dalle partite a carte con le amiche, i piccoli lavoretti svolti in aiuto dei compaesani più anziani, e le chiacchiere con la fedele compagna di vita: Marilyn, una gallina. Mentre sulla terra si abbatte una preoccupante ed alquanto insolita tempesta solare, la vita di Regina è destinata ad un brusco cambiamento dettato dall’arrivo di Walter Bonelli, un misterioso turista, determinato a voler soggiornare nel suo albergo. Continua a leggere “Fräulein, la favola sul cambiamento, di Benedetta Pallavidino”

Incontro con lo scrittore Marco Candida, di Lia Tommi

Incontro con lo scrittore Marco Candida, di Lia Tommi

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Pier Carlo Lava ha incontrato lo scrittore alessandrino Marco Candida, che ha già al suo attivo la pubblicazione di 15 romanzi, per parlare degli ultimi due: “Nelle mani dell’amore” e “La casa benedetta”.

Relativamente a “Nelle mani dell’amore” (ed. EFFIGIE), lo scrittore afferma che trae spunto dall’esperienza americana conclusasi nel 2012, è stato scritto tra il 2012 e il 2014 e pubblicato nel 2017. Temi portanti sono l’amore e la politica. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è un romanzo “rosa” , dolciastro, ma contiene una morale “sporca”, perché quando si è travolti dall’amore si finisce nelle mani del destino, soggetti a eventi imprevedibili, talvolta anche terribili e lontani dal reale.

La realtà americana vissuta in quegli anni convive nel romanzo con la realtà alessandrina, che in quegli anni viveva il momento del dissesto, un periodo piuttosto buio per economia e cultura.

Per quanto riguarda “La casa benedetta” (ed. PROSPERO), racconta di una donna che scrive un saggio sulla Bibbia, isolata in una casa per potersi concentrare al meglio.

La casa si rivela benedetta, le consente risultati ottimali, grazie a una serie di apparizioni di angeli e Santi, tra cui Sant’Agostino, San Tommaso, San Francesco d’Assisi, che l’aiutano nella stesura. Continua a leggere “Incontro con lo scrittore Marco Candida, di Lia Tommi”

Uno strano viaggio, di NAZIM Hikmet, recensione di Elvio Bombonato

Uno strano viaggio, di NAZIM Hikmet, recensione di Elvio Bombonato

Uno strano viaggio

Nella penombra, sulla cuccetta bassa,                                                                                  dormiva una giovane donna,
aveva i capelli di fieno biondo, le ciglia azzurre,
le labbra rosse e piene, lievemente imbronciate.
Di sorpresa, senza rumore, l’espresso
partì dalla stazione…
Nella cuccetta di su, sono io stesso
che dormo:
da anni non m’ero immerso                                                                                                                   in un sonno così profondo.
Eppure il mio letto è stretto, è di legno.
Sull’altro letto dorme una giovane donna
dai capelli di fieno biondo, dai cigli azzurri
e il suo collo rotondo è lungo e bianco:
da anni non s’era immersa                                                                                                                      in un sonno così profondo.
Eppure il suo letto è stretto, è di legno.
Il tempo avanza rapido;                                                                                                                         ci avviciniamo al mezzo delle notti.

(1962)   trad. Joyce Lussu

Nel 1955 a Mosca, mentre moglie e figlio erano bloccati in Turchia dal Governo come ostaggi, Hikmet conosce VeraTuljakova (1932-2001), giornalista e sceneggiatrice cinematografica. Lui ha 53 anni (era un grande affabulatore), lei 23. Continua a leggere “Uno strano viaggio, di NAZIM Hikmet, recensione di Elvio Bombonato”