Recensione “Dodici rose a Settembre” di Maurizio De Giovanni a cura di Manuela Moschin

 

Recensione “Dodici rose a Settembre” di Maurizio De Giovanni

A cura di Manuela Moschin

Recensione scritta per Thrillernord – Associazione Culturale:  http://thrillernord.it/dodici-rose-a-settembre/

Dopo l’esordio avvenuto in alcuni racconti, editi sempre da Sellerio, ritorna questa volta in veste di protagonista di un romanzo, Gelsomina Settembre detta Mina, un’assistente sociale di quarant’anni, dal temperamento forte e determinato, che svolge la sua professione in un consultorio familiare nei Quartieri Spagnoli di Napoli.

Lei, schietta e caparbia, non si lascia abbindolare dai malavitosi che minacciano la città e nel tentativo di alleviare i drammi sociali dimostra di essere una donna di grande coraggio e sensibilità. In queste particolari circostanze De Giovanni è bravo a far percepire il dolore e il disagio che incombe nel quartiere.

Sono comunque tanti i personaggi che emergono in grande stile dalla penna di De Giovanni.

Cito ad esempio il Trapanese Rudy, ossia il portiere dell’edificio che si crede uguale a Rodolfo Valentino e che si infiamma alla vista della super dotata Mina, e poi il ginecologo Domenico Gammardella (Mimmo) dalla personalità mite e riservata, che collabora con l’assistente sociale per risolvere un caso piuttosto delicato, nel quale risultano coinvolte una madre e la figlia minore.

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CONFIDARE di ANTONIA POZZI, recensione di Elvio Bombonato

CONFIDARE di ANTONIA POZZI, recensione di Elvio Bombonato

Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.                                                                                                                                                                  

Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.

Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa.

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8 dicembre 1934

Il Tu della lirica potrebbe essere un fidanzato immaginario, oppure il prof. Cervi, di cui era platonicamente innamorata, il quale proprio l’anno prima l’aveva definitivamente lasciata. La Pozzi ha 22 anni.  La poesia è una dichiarazione d’amore, con il sintagma “Ho tanta fede in te“ in parallelismo/ripresa nella 1a e nella 3a strofa.  “La purezza del suono e la nettezza dell’immagine il suo dono naturale” “Anima di eccezionale purezza e sensibilità, la Pozzi si fa prendere dall’onda sonora delle sensazioni, che riduce al minimo il peso delle parole” (Montale).  Il potere dell’innamorato, nell’immaginazione, appare iperbolico, vedi  l’adynaton dei vv. 7/11.  Memorabile la similitudine finale dell’arabo  avvolto nel suo barracano,  con transitivo straniante del verbo maturare (Laura Barile).  Versi liberi non rimati, con prevalenza di settenari ed endecasillabi.  Allitterazione della T nella 1° strofa, della G nella 2a, e soprattutto l’intensificarsi della luminosa aperta A, nei vv. 13/16.

foto: http://www.barbadillo.it

Recensione del Thriller Storico “L’apprendista di Goya” di Sara di Furia e approfondimento dell’opera d’arte “Il Parasole”

Francisco Goya “L’Ombrellino” o “Il Parasole” 1777 Olio su tela cm.152×104 – Museo del Prado Madrid (Fig.1)
Francisco Goya “L’Ombrellino” o “Il Parasole” 1777 Olio su tela cm.152×104 – Museo del Prado Madrid (Fig.2)


Recensione del Thriller Storico “L’Apprendista di Goya” di  Sara Di Furia e approfondimento dell’opera “Il Parasole” di Francisco Goya.

Articolo scritto per ThrillerNord – Associazione Culturale Link: ThrillerNord-Associazione culturale

A cura di Manuela Moschin

Essendo appassionata d’arte e di thriller storici ho atteso con impazienza l’uscita di questo meraviglioso libro di Sara Di Furia intitolato “L’Apprendista di Goya”. Un libro che mi ha piacevolmente conquistata. Densa di misteri ed emozioni, la storia del celebre artista Francisco Goya si intreccia magistralmente ad alcuni enigmi inquietanti. L’autrice ci regala un thriller mozzafiato nel quale non è semplice individuare il colpevole degli efferati delitti verificatisi a Madrid nel 1791. La soluzione del caso avviene passo dopo passo tramite un’eccellente capacità narrativa.

Il romanzo, che è scritto molto bene, alquanto scorrevole e con uno stile brillante,  ripercorre a tratti la vita del pittore, ricostruendone il difficile carattere, ma con un pizzico di fantasia, creando altresì una narrazione ricca di suspense.

I continui riferimenti all’arte e la padronanza che ha avuto la scrittrice nel descrivere le tecniche di miscelazione dei pigmenti ne fanno uno splendido libro che non delude gli appassionati d’arte.

Ho scelto di parlare del dipinto di Goya intitolato “Il Parasole”(Fig.1) perché l’autrice lo cita molto spesso, rendendolo il protagonista del romanzo. Esprimo i complimenti a Sara per la maestria che ha avuto nel raccontare l’arte, trattando l’opera con un alone di mistero e tenendo il lettore con il fiato sospeso fino all’ultimo capitolo mediante frasi d’effetto ben costruite.

La scrittrice, oltretutto, accompagna il lettore in diversi luoghi peculiari, intrisici di storia, includendo curiosità, leggende e aneddoti della città madrilena. A tal proposito c’è un capitolo che ho apprezzato in modo particolare per il quale l’autrice ha dedicato senz’altro uno studio approfondito.  Mi riferisco alla  descrizione ricca di pathos relativa alle famose corride che vengono effettuate a plaza Mayor. 

Mi sono soffermata a rileggerne alcune parti perché risultano essere un interessante compendio per conoscere le caratteristiche e i rituali di un’antica tradizione che nella sua drammaticità esprime un forte turbamento.

Inoltre, tra i temi trattati spicca l’Inquisizione, l’istituzione ecclesiastica volta a reprimere l’eresia.

Manuèl Alvèra è il protagonista che narra in prima persona le rocambolesche vicende nelle quali si ritrova ingenuamente coinvolto tra inganni e sotterfugi. I personaggi sono descritti con dovizia di particolari. Ma chi è el diablo…? Una figura che viene svelata mediante un colpo di scena strabiliante…

 

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RICONGIUNGIMENTO di ANTONIA  POZZI, recensione di Elvio Bombonato

RICONGIUNGIMENTO di ANTONIA  POZZI, recensione di Elvio Bombonato

Se io capissi
quel che vuol dire
– non vederti più –
credo che la mia vita
qui – finirebbe.

Ma per me la terra
è soltanto la zolla che calpesto
e l’altra
che calpesti tu:
il resto
è aria
in cui – zattere sciolte – navighiamo
a incontrarci.

Nel cielo limpido infatti
sorgono a volte piccole nubi,
fili di lana
o piume – distanti –
e chi guarda di lì a pochi istanti
vede una nuvola sola
che si allontana.

1 antonia pozzi

17 settembre 1933

La capacità della Pozzi, appena 21enne, di metaforizzare è sublime.  Oggetti umili (sulla scia di Pascoli e dei crepuscolari), si travestono da simboli della sua e nostra condizione umana.  Immagini concrete e visive divengono visionarie, correlativi oggettivi del suo stato d’animo: “la zolla” calpestata insieme; le “zattere sciolte”, suprema; le nuvole  “fili di lana o piume” fino alla “nuvola sola”: loro due insieme.  Tre strofe, con 20 versi piani: dai ternari agli endecasillabi; sintassi sintetica, fino ai versicoli ungarettiani, mentre gli enjembements e i trattini (alla Dickinson) spezzano le frasi.

foto: https://www.libriantichionline.com

FABRIZIO  DE  ANDRE‘,  GEORDIE  1966, Ballata scozzese del sec. XVII, recensione di Elvio Bombonato

FABRIZIO  DE  ANDRE‘  GEORDIE  1966, Ballata scozzese del sec. XVII, recensione di Elvio Bombonato

Fabrizio

Mentre attraversavo London Bridge
un giorno senza sole
vidi una donna pianger d’amore,
piangeva per il suo Geordie.                                                                                                                          

Impiccheranno Geordie con una corda d’oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.

Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera
sellatele il suo pony
cavalcherà fino a Londra stasera
ad implorare per Geordie

Geordie non rubò mai neppure per me
un frutto o un fiore raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.

Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso,
non ha vent’anni ancora
cadrà l’inverno anche sopra il suo viso,
potrete impiccarlo allora.

Né il cuore degli inglesi né lo scettro del re
Geordie potran salvare,
anche se piangeran con te
la legge non può cambiare.


Così lo impiccheranno con una corda d’oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.

https://www.youtube.com/watch?v=f4841jZx7Gc

La ballata narrativa si presta all’esercizio sulle inferenze: ciò che non viene detto, eppure c’è. Il testo non contiene le zone di passaggio né altre informazioni per ricostruire la vicenda, che tuttavia si possono facilmente dedurre.   Chi è la donna? la fidanzata, la moglie, la sorella, un’amica di Geordie.

Infatti partirà col suo pony (è benestante) per presentarsi all’udienza. Ha un luogo in cui lavarsi e indossare l’abito. Geordie ha rubato (e venduto: chi li ha comprati? un debito di gioco?) i cervi per una bravata, è nobile (verrà impiccato con una corda d’oro; è giudicato dal re, non dal baronetto del luogo).  Continua a leggere “FABRIZIO  DE  ANDRE‘,  GEORDIE  1966, Ballata scozzese del sec. XVII, recensione di Elvio Bombonato”

Recensione del Romanzo Storico “La moglie del Santo” di Corrado Occhipinti Confalonieri e gli Affreschi di Giotto

 

Recensione del Romanzo Storico “La Moglie del Santo” di Corrado Occhipinti Confalonieri e gli Affreschi di Giotto. Minerva Edizioni.

A cura di Manuela Moschin

“La moglie del Santo” di Corrado Occhipinti Confalonieri è un libro assolutamente straordinario! Un romanzo decisamente insolito ricco di spunti di riflessione che inondano il lettore di suggestioni che elevano l’anima. Il racconto è nato da un’idea piuttosto originale che l’autore ha sviluppato scavando nella memoria dei suoi antenati, poiché è incentrato sulla storia di San Corrado Occhipinti Confalonieri del quale lo scrittore è il discendente diretto, appartenente alla nobile casata dei Confalonieri.

Egli è uno storico, nonché un grande autore di saggi e riviste specializzate, che si è ispirato alla vita del Santo, ricostruendo una storia alquanto commovente, quella del giovane cavaliere Corrado e della moglie Eufrosina.

Gli sposi, sebbene furono uniti mediante un matrimonio combinato da famiglie nobili, scoprirono di amarsi a vicenda. In seguito, un fatto sorprendente cambiò la vita dei due giovani che li segnò profondamente.

Si tratta, dunque, di una biografia romanzata ambientata a Piacenza nel 1300, quando imperversarono le lotte per la conquista del potere e si diffuse la peste.

Si tratta di un testo illuminante che vi consiglio vivamente per i bellissimi dialoghi, per le continue frasi toccanti, per i messaggi profondi che stimolano il lettore a meditare sul significato dei piccoli gesti quotidiani a favore dei più sofferenti e sull’importanza dell’amore che in finale vince sempre.

L’autore ha intitolato il romanzo “La moglie del Santo” poiché Eufrosina ebbe un ruolo fondamentale sulla sorte del marito. Ho ammirato molto questa donna forte e nello stesso tempo dotata di un animo sensibile che decise di entrare in convento e prendere i voti per diventare Suor Giovanna. Un grande gesto d’amore che permise a Corrado di seguire la sua vocazione, quella scintilla divina che era deposta nel suo cuore si è manifestata in tutta la sua grandezza.

 

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Pier Jacopo Martello, sonetto, recensione di Elvio Bombonato

Pier Jacopo Martello, sonetto, recensione di Elvio Bombonato

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Odo una voce tenera d’argento

Donde uscita non so, chiamarmi a nome.

Chi sei? Non veggio altro che l’onda e il vento

Del circostante allor scuoter le chiome.

E pur me nuovamente avvien che nome

Il vicino invisibile concento

Onde in petto destarmi e non so come

Amore insieme, e meraviglia io sento.

Ah sei tu, che a me riedi, o piccol figlio?

Io non scernea il candido tuo aspetto

Da quello ove tu stai cespo di giglio.

Te rende forse il buon paterno affetto

A mie sorti compagno in questo esiglio?

– No, padre, io te nella mia Patria aspetto.

PIER JACOPO MARTELLO, 1710

Martello fu un poeta bolognese dell’Arcadia. In questo sonetto, di impronta petrarchesca, piange la morte del figlio 6enne Odoardo, probabilmente di polmonite.  Altre poesie strazianti svolgono il tema del dolore inconsolabile. Apprezzate da Giosue Carducci , e poi da Luigi Baldacci.  Le rime sono ABAB BABA CDC DCD, invertite sia nelle quartine sia nelle terzine.                                                                                                                                 – allor:  la pianta, sempreverde, simbolo della giovinezza.                                                             – concento:  concerto.                                                                                                                              – scernea:  distinguevo.                                                                                                                         – candido:  il pallore della morte.                                                                                                       – cespo di giglio:  in Paradiso.                                                                                                               esiglio:  la vita terrena; spera che il bambino torni.                                                                      Patria:  Paradiso (maiuscolo).

Philippe Ariès, storico degli Annales, nel suo capolavoro “Padri e figli nell’Europa medioevale e moderna” 1960, sostiene che fino all’800 (vedi anche  Manzoni, che “uccise” la moglie a furia di gravidanze), e per le classi subalterne anche dopo, la morte di un bambino era ritenuta inevitabile e pertanto accettata.  Leopardi denunciò con sdegno l’atteggiamento della propria madre, la quale, quando le moriva un figlio piccolo, era contenta perché aveva procurato un’anima a Dio.  Martello, padre affranto e sconsolato, è un’eccezione.

foto: Wilipedia

Recensione del libro “Le Disobbedienti”di Elisabetta Rasy

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Recensione a cura di Manuela Moschin

Thrillernord – Associazione Culturale Link Thrillernord

Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte

Un libro che regala gioia e commozione. Gioia perché offre l’opportunità di conoscere dipinti alquanto magistrali, e commozione in quanto l’autrice entra nella vita di sei artiste che hanno vissuto un’esistenza tormentata ma che, oltre alle loro doti artistiche, hanno lasciato ai posteri una testimonianza che tocca le corde dell’anima. La scrittrice ne ha tratteggiato per ognuna di loro una biografia romanzata che si legge piacevolmente. Una lettura facile e scorrevole dunque,  dove l’autrice interpreta con maestria i sentimenti e i dolori tragicamente combattuti da alcune eroine appartenenti al mondo dell’arte.

Sei profili di donne straordinarie che hanno lasciato il segno, accomunate da destini travagliati. Un’emozione dopo l’altra per un libro indimenticabile e interessante non solo per chi è appassionato d’arte ma anche per gli amanti delle vicende storiche dedicate a personaggi aventi una forte personalità.

Anche solo il titolo “Le Disobbedienti” ne ricalca il loro carattere determinato che non si fa sottomettere da alcuno. L’autrice ha scelto di trattare un argomento delicato che è stato oggetto di continue diatribe nella storia dell’arte, dove la donna perseguitata da pregiudizi e soprusi ha dovuto combattere con tutta se stessa per rendersi visibile al pubblico dei visitatori.

La Rasy descrive con minuzia di particolari e accuratezza storico-artistica le varie opere eseguite dalle pittrici, e non solo perché cita anche gli eccellenti artisti che hanno fatto parte del loro percorso artistico.

Si tratta di un’opera letteraria da conservare gelosamente al fine di poterla consultare ogni qualvolta lo si desideri.

La scrittrice descrive il “Coraggio” di Artemisia Gentileschi, la “Tenacia” di Elisabeth Vigée le Brun, l’ “Irrequietezza” di Berthe Morisot, la “Ribellione” di Suzanne Valadon, la “Resistenza” di Charlotte Salomon e la “Passione di Frida Kahlo con grande trasporto e abilità.  

Secondo il mio punto di vista il racconto più straziante riguarda la toccante vicenda di Charlotte Salomon, la pittrice tedesca di origini ebraiche che fu vittima dell’olocausto.

Vi confido, peraltro,che in queste pagine mi è scappata una lacrima:

Quando consegna al dottor Moridis i pacchi dei suoi fogli, Charlotte gli dice pochissime parole:

«Li tenga con cura. È tutta la mia vita»

I suoi disegni sono un prezioso diario come oltretutto si è rivelata la celebre opera di Anna Frank:

«Come i loro diari, l’eredità di Charlotte è una testimonianza dell’orrore dei tempi e insieme l’espressione del talento e dell’ingegno umano contro la morte».

SINOSSI

Che cosa unisce Artemisia Gentileschi, stuprata a diciotto anni da un amico del padre e in seguito protagonista della pittura del Seicento, a un’icona della bellezza e del fascino novecentesco come Frida Kahlo? Qual è il nesso tra Élisabeth Vigée Le Brun, costretta all’esilio dalla Rivoluzione francese, e Charlotte Salomon, perseguitata dai nazisti? C’è qualcosa che lega l’elegante Berthe Morisot, cui Édouard Manet dedica appassionati ritratti, alla trasgressiva Suzanne Valadon, l’amante di Toulouse-Lautrec e di tanti altri nella Parigi della Belle Époque? Malgrado la diversità di epoca storica, di ambiente e di carattere, un tratto essenziale accomuna queste sei pittrici: il talento prima di tutto, ma anche la forza del desiderio e il coraggio di ribellarsi alle regole del gioco imposte dalla società. Ognuna di loro, infatti, ha saputo armarsi di una speciale qualità dell’anima per contrastare la propria fragilità e le aggressioni della vita: antiche risorse femminili, come coraggio, tenacia, resistenza, oppure vizi trasformati in virtù, come irrequietezza, ribellione e passione. Elisabetta Rasy racconta, con instancabile attenzione ai dettagli dell’intimità che disegnano un destino, la vita delle sei pittrici nella loro irriducibile singolarità. Incontriamo così la giovanissima Artemisia, in fuga dalle calunnie romane dopo un processo infamante, che si fa strada nella Firenze dei Medici ma non vuole rinunciare all’amore. Élisabeth Vigée Le Brun, acclamata ritrattista di Maria Antonietta, che attraversa l’Europa contesa dalle corti più importanti senza mai staccarsi dalla sua bambina. Berthe Morisot, ostacolata dalla famiglia e dai critici accademici, che diventa la première dame degli Impressionisti. La scandalosa Suzanne Valadon, amante e modella dei grandi artisti della Parigi di fine Ottocento, che sceglie di farsi lei stessa pittrice combattendo la povertà e i preconcetti. Charlotte Salomon che, quando sente avvicinarsi la fine per mano del boia nazista, narra la sua breve e tempestosa vita in un’unica sterminata opera che al disegno unisce la musica e il teatro. Frida Kahlo, straziata dalle malattie fin dalla più giovane età, che sfida la sofferenza fisica e i tormenti amorosi con le sue immagini provocatorie e il suo travolgente look. Tutte loro, negli autoritratti che aprono le intense pagine di Elisabetta Rasy, guardano negli occhi chi legge e invitano a scoprire l’audacia con cui hanno combattuto e vinto la dura battaglia per affermarsi – oltre i divieti, gli obblighi, le incomprensioni e i pregiudizi -, cambiando per sempre, con la propria opera, l’immagine e il posto della donna nel mondo dell’arte.

L’Autore

Elisabetta Rasy è nata a Roma, dove vive e lavora. Ha pubblicato numerosi romanzi, racconti e saggi di argomento letterario, molti dei quali dedicati alla scrittura femminile. Ha vinto numerosi premi letterari, fra cui il premio Selezione Campiello nel 1997 con Posillipo. Collabora al “Sole-24 Ore”. Tra i suoi ultimi titoli citiamo Memorie di una lettrice notturna, L’estranea, La scienza degli addii, L’ombra della luna.

Autore: Elisabetta Rasy

Editore: Mondadori

Genere: Biografie e Memoir

Pagine: 264

Anno di pubblicazione: Marzo 2019

Recensione del libro “Psichiatra in ghiaccio con cannella” di Pasquale Cavalera

 

A cura di Manuela Moschin

Recensione “Psichiatra in ghiaccio con cannella” di Pasquale Cavalera

Buongiorno, oggi vi presento lo scrittore Pasquale Cavalera, un autore che ho già apprezzato nel suo precedente libro intitolato “Prospettive”. Il punto focale dei suoi libri risiede nello spirito di osservazione. Continue riflessioni e analisi si intrecciano a fatti e persone molto vicini a tutto ciò che ci circonda. La vita corre, sin troppo velocemente. Pasquale si sofferma invece a riflettere anche nelle piccole e apparentemente banali situazioni. In alcuni passaggi mi sono commossa e in altri mi è apparso un sorriso perché, in fin dei conti, ho rivissuto alcuni momenti della mia vita. Storie particolari che hanno tutte l’obiettivo di porre un freno allo scorrere del tempo che, come si dice, è tiranno. Come farlo? Lasciando da parte le inutili discordie, i litigi per motivi banali, sorridendo alla vita, cercando una buona volta di ricordare che ne abbiamo una ed è più che preziosa. La malattia è il primo campanello d’allarme che ti avvisa che è ora di dare un giusto valore alle piccole cose. Quante volte abbiamo detto se tornassi indietro? Ecco è questo che traspare nei meravigliosi scritti di Pasquale: l’amore per la vita.

“Quanto amore le ho donato? Non ricordo pomeriggi al parco giochi, non ricordo passeggiate primaverili mano nella mano, non ricordo regali scartati insieme ai piedi dell’albero di Natale, non ricordo di averla mai stretta tra le mie braccia. Tornassi indietro cambierei molte cose, ma è facile pentirsi quando tutto è finito…”

Congratulazioni Pasquale, consiglio caldamente il tuo meraviglioso libro.

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Recensione e Intervista dedicata a Marco Posata a cura di Manuela Moschin

Recensione scritta per ThrillerNord – Associazione culturale Link Thrillernord recensione “E da una lacrima…la felicità

A cura di Manuela Moschin

RECENSIONE

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Recensione scritta per ThrillerNord – Associazione culturale Link Thrillernord recensione “E da una lacrima…la felicità

A cura di Manuela Moschin

RECENSIONE

SPERANZA. È in questa parola che è racchiuso il significato di questo brillante romanzo.  Dalla prima all’ultima pagina la speranza compare, a tratti si nasconde e poi ricompare di nuovo.

La speranza è l’ultima a morire si dice… È questo il caso di Lora, la protagonista del racconto, che si ritrova a lottare con tutta sé stessa per riuscire a rivedere suo figlio che, per una serie di intricate vicissitudini, ha perso di vista quando era ancora bambino: “Ma la voglia di sapere, la voglia di ritrovare quegli occhi era troppo grande e dentro di ella un barlume di speranza nascosto nell’orrore della consapevolezza continuavano a vivere”.

Lora un’anima sensibile e dolce che viene coinvolta ingenuamente a gestire situazioni drammatiche che solo una madre può affrontare con tanto coraggio.

C’è qualcosa di immenso nel libro di Marco, che si concentra soprattutto nei pensieri della protagonista che si lascia trasportare in continue autoanalisi meditative, attraverso anche i suoi ricordi d’infanzia, stimolando il lettore a riflettere sui rapporti umani e sull’amore materno.

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Presentazione libro. “Il Viaggio di Simone” di Maurizio Coscia (Sargon) presso SocialWood (Alessandria)

Venerdì.05 luglio 2019, ho avuto il piacere di presentare, Il Viaggio di Simone, il libro che ho scritto con il nome di Evan Jung presso la bottega solidale SocialWood di Alessandria.

Il Viaggio di Simone 

Il Viaggio di Simone è un libro che l’autore stesso definisce saggio, senza, tuttavia, avere la pretesa di dettare con il medesimo delle regole, né tanto meno di descrivere un modello, né, infine, di dare luogo ad un complesso trattato a carattere filosofico e psicologico. L’autore che si presenta con lo pseudonimo di Evan Jung, è invece interessato a offrire con il suo libro un’esemplificazione semplice che, in particolare, utilizza il racconto o favola quale elemento fondamentale del suo sviluppo, su che cosa possa significare la ricerca della felicità. E, per trattare di questa ricerca che riguarda chiunque, rende protagonista del suo libro un giovane di nome Simone e le sue esperienze tra sogno e realtà.

Pagina FaceBook: Evan Jung

Locandina

SocialWood

SocialWood è una Bottega Solidale ed è frutto di un progetto che ha creato, all’interno della Casa circondariale Cantiello e Gaeta di Alessandria, un laboratorio artigianale di falegnameria per la produzione di mobili in pallet e di arredamento realizzati con materiali riciclati. Il laboratorio artigianale, che si trova in piazza Don Soria ad Alessandria, coinvolge e impiega i detenuti, restituendo loro dignità e autonomia, il tutto nel pieno rispetto dell’ambiente. Molta attenzione è data alla sostenibilità e al lavoro in rete con altri enti del terzo settore: crediamo infatti che i progetti sociali debbano auto-sostenersi e sviluppare profonde sinergie tra tutti gli enti che operano con spirito sociale e di solidarietà. Per tale motivazione è nata la prima bottega in carcere in Italia, un luogo dove tutte le produzioni sociali, a partire dalle produzioni di economia carceraria, possano trovare spazio, visibilità e promozione. I mobili di SocialWood diventano espositori, un modo per creare un connubio tra le migliori produzioni sociali d’Italia. Tutti i fondi raccolti attraverso le vendite saranno utilizzati per acquistare nuovi attrezzi per la falegnameria, la formazione e il lavoro dei detenuti, offrendo loro una concreta possibilità di reinserimento lavorativo a fine pena.

Pagina FaceBook: SocialWood e Fuga di Sapori

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CANZONETTA, di Alfonso Gatto, recensione di Elvio Bombonato

CANZONETTA, di Alfonso Gatto, recensione di Elvio Bombonato

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Le ragazze moderne
non sono eterne.

Oh, che bella novità,
ma dànno fresco alla città.

L’una nell’altra
l’altra nell’una
chi si fa scaltra
non ha fortuna.

Oh, che bella sciocchezza,
ma insieme fanno la giovinezza.

Il rosso le veste di blu
l’azzurro le veste di rosa,
un poeta non sa più
quale scegliere per sposa.

Sceglierà la più bella?

Nessuna è tutta brutta
nessuna è tutta bella.

Sceglierà la più caduca,
sceglierà la passeggera
della fresca primavera
col nastrino sulla nuca.

ALFONSO  GATTO  (1953)

Una filastrocca, quasi rodariana. Il ritmo è lieve, grazie ai versi brevi, quinari settenari ottonari, con le rime baciate nei distici, e alternate nelle quartine. Alcuni mimano il parlato: “Oh, che bella novità” , “Oh che bella sciocchezza”, “Sceglierà la più bella?”.  Anafore: ”ma, una/altra, le veste, sceglierà”.  Immagini colorate e visive. Incipit asseverativo di constatazione; explicit (“col nastrino sulla nuca”), delizioso nella sua irrilevanza.  Poesia allegra, gioiosa come le ragazze (non indossano jeans strappati), che in gruppo camminano per la città. Il poeta guarda divertito la loro giovinezza –  “non sono eterne”- che durerà poco, ripresa da “caduca”. “Danno fresco alla città” anticipa il grande Caproni. “Chi si fa scaltra”: perde la propria ingenuità.

Il labirinto rosso, di Barbara Sarri

Il labirinto rosso, di Barbara Sarri

Recensione di DIANA PERAZZOLO  http://www.milanonera.com/

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Il labirinto rosso,un giallo tutto al femminile
La visione del giallo con Barbara Sarri si tinge decisamente di rosa: non solo per il fatto che la protagonista è una investigatrice privata, Isabel Blanco, che ha la passione per il flamenco e nel tempo libero collabora con un centro di accoglienza per donne maltrattate, ma anche perché è lei a narrare in prima persona le vicende che la coinvolgono.
Il racconto si arricchisce così di tutta una serie di caratteristiche squisitamente femminili, che lo rendono estremamente vivido e reale: profumi, colori, sensazioni… ma anche sentimenti, dubbi e supposizioni che la protagonista vive nella sua interiorità coinvolgendo il lettore nel processo investigativo, ma anche nelle sue vicende amorose.
Così quando sul suo treno viene trovato il cadavere di una vecchia signora, accoltellata senza che nessuno se ne accorgesse, Isabel si trova ad investigare sulla sua misteriosa morte insieme al suo spasimante, il romantico ispettore dall’evocativo nome di Romeo, ma anche a confrontarsi con il suo ex, Christian, con uno sguardo decisamente più disilluso. Continua a leggere “Il labirinto rosso, di Barbara Sarri”

Recensione di Manuela Moschin “L’isola che c’è” di I.R.Francesconi

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Sinossi. Alia è una giovane donna fuori dagli schemi. Ha paura del mondo, delle persone, degli incontri del futuro. Trapiantata assieme alla rumorosa famiglia in un nuovo Stato, ha perso la spontaneità dei gesti e la fiducia nel domani. Poi c’è Don affascinante altruista, colto,paziente e misterioso… Un incontro cambierà le loro vite per sempre…

Recensione

Sono vergine. Ho ventitré anni e sono vergine”.

È cosi che inizia questo libro alquanto toccante, che racconta la storia di Alia una ragazza inconsueta o per meglio dire riflessiva. Lei non si lascia andare. Qualche delusione amorosa e la mancanza del padre sono le probabili cause di una certa diffidenza nei confronti del sesso maschile. Alia ha paura. Ha il timore di soffrire e di essere abbandonata:

Continua a leggere “Recensione di Manuela Moschin “L’isola che c’è” di I.R.Francesconi”

Maura Mantellino, ‘Il dono più bello’ di Fiorella Fiorenzoni

Maura Mantellino, ‘Il dono più bello’ di Fiorella Fiorenzoni

E’ in uscita tempo fa il racconto ‘Il  dono più bello’ dell’autrice Fiorella Fiorenzoni edito da La collina dei ciliegi. 

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Recensione di Maura Mantellino

Una tenerissima, dolcissima e poetica storia che ci porta a vivere le atmosfere gioiose del Natale con i colori, le musiche, i profumi  e i sapori di un tempo. 

E’ un racconto delicato, a tratti divertente, che narra il desiderio e il sogno di Giacomo, il fratello più grande.  

È la vigilia di Natale: Giacomo e i suoi tre fratellini si preparano a vivere in letizia questo giorno insieme con i genitori. Quest’anno però non potranno andare a trascorrere la festa dalla nonna in quanto la lontananza e il fatto che in famiglia è da poco arrivato un bebè impediscono loro di partire. 

Un velo di malinconia si posa sul cuore della mamma mentre Giacomo si augura proprio che questa volta Babbo Natale esaudisca il suo più grande desiderio: rivedere la nonna. 

Improvvisamente giunge una misteriosa telefonata, solo il papà sa chi sta per arrivare e al sopraggiungere della sera qualcuno suona alla porta. Sarà Babbo Natale? Chissà se in questa notte di magia il desiderio del bambino sarà esaudito e se ognuno riceverà il suo dono più bello. 

Fiorella Fiorenzoni è nata Cortona (Ar) nel 1967, è docente di lingua e cultura italiana in Germania, dove vive con la sua famiglia. 

A voi l’incipit:

Era la mattina della vigilia di Natale. 

In città, durante la notte, era caduta la neve: case, tetti, palazzi e grattacieli, ponti, strade, parchi e giardini, tutto era ricoperto di un candido manto bianco.  Continua a leggere “Maura Mantellino, ‘Il dono più bello’ di Fiorella Fiorenzoni”