Recensione di Manuela Moschin “Il mondo visto da Annika Rose” di Tracey Garvis Graves

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Recensione a cura di Manuela Moschin

Questo libro mi ha letteralmente catturata, segnandomi profondamente. Uno di quei romanzi che non si dimenticano. Alla fine di questa lettura sono rimasta qualche minuto in silenzio, meditando su ciò che mi ha trasmesso “Il mondo visto da Annika Rose”, sulle sensazioni che ho provato e su ciò che ho acquisito dalla timida e delicata Annika.

Una ragazza incompresa che in passato è stata derisa e umiliata per il suo carattere introverso. La sua insicurezza, i suoi modi gentili e la sua grazia hanno catturato l’attenzione di Jonathan, un uomo sensibile che ha avuto l’accortezza di apprezzarla nella sua semplicità.  

Come si legge nella sinossi, Annika non ama socializzare e in varie occasioni si ritrova a combattere con se stessa. Ha paura di sbagliare e di rapportarsi con gli altri. Jonathansarà l’unica persona della sua vita che sarà in grado di entrare nel suo mondo. Annika è una ragazza trasparente e sincera, incapace di ingannare e di disprezzare.

“Come potevo fargli capire che ero perlopiù invisibile agli altri? Gran parte dei membri del club mi aveva da tempo etichettato come una ragazza timida e un po’ strana, e non avevano tutti i torti.”

A questo punto mi chiedo… Perché le persone buone, amabili, affettuose, gentili e oneste vengono considerate “strane”? Personalmente me lo sono chiesta da sempre. Molto spesso gli individui sensibili sono spesso vittime di pregiudizi, ma perché?

“Mi è venuta voglia di piangere. Ma poi mi sono ricordata che nessuno può farmi sentire inferiore senza il mio consenso.” “Te l’ha detto Janice?” “Eleanor Roosevelt.”

L’autrice tratta l’argomento in modo molto delicato, con discrezione, entrando in punta dei piedi.

Vi è nel libro una particolare cura nei dettagli, nella descrizione dei personaggi e delle situazioni,nelle quali essi si trovano coinvolti. La scrittrice accompagna il lettore a piccoli passi “Nel mondo di Annika”, facendogli scoprire e apprezzare le sue doti.

Grande pathos, dunque,  che si intensifica in maggior misura alla fine del libro.

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Le recensioni di Marco Candida: Carlos Paz e altre mitologie private, di Marino Magliani

Le recensioni di Marco Candida: Carlos Paz e altre mitologie private, di Marino Magliani

da: https://www.oggicronaca.it

Prendiamo l’attacco del terzo racconto “Andante crociera”. “Con un paio di amici argentini vivevamo a Gulpen, una cittadina del sud dell’Olanda, nella regione Limburg. Un giorno, non so per quale motivo – forse perché si trovava sulle rotte del Grande Nord, o perché avevamo nostalgia delle montagne – comprammo tre biglietti per la Norvegia. Destinazione Stavanger.

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Il traghetto salpò al tramonto da Amsterdam, infilò il Nordzeekanaal e costeggiò la cittadina di JImuiden, con le sue case di mattoni e i bunker della seconda guerra, il porto affollato di pescherecci e gru, con la spiaggia e i quartieri di Zeewijk” O il secondo paragrafo del quinto racconto dal titolo “Un taxi a Utrecht”: “Utrecht è al centro dell’Olanda, ripeteva il professore indicandola sulla carta geografica. Utrecht, ragazzi, sta con precisione millimetrica al centro dell’Olanda e ha il campanile più alto dell’Olanda.” Poi c’è il secondo racconto dal titolo “Carlos Paz”, dove ci sono capitoletti intitolati “La Germania”, “La Spagna” oltre a “Il Piemonte”. Continua a leggere “Le recensioni di Marco Candida: Carlos Paz e altre mitologie private, di Marino Magliani”

Lunario dei giorni d’amore, di Antonio Machado, recensione di Elvio Bombonato

Lunario dei giorni d’amore, di Antonio Machado, recensione di Elvio Bombonato

Per la tua finestra ornare

diede a me la mattina un ramo di rose.

Dentro un labirinto di strada in strada

ho cercato invano la tua casa.

In  quel labirinto mi sono perduto

in questa mattina di maggio fiorito.

Dimmi dove sei, dove sei?

Giro, rigiro, e non ne posso più.

Antonio Machado,  Lunario dei giorni d’amore

(traduzione mia; senza le rime)

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Para tu ventana  un ramo de rosas me dio la mañana.        Por un laberinto de calle en calleja, buscando, he corrido, tu casa y tu reja.                           

Y en un laberinto me encuentro perdido en esta mañana de mayo florido.                            

Dime dónde estás.           

Vuelta y revueltas. Ya no puedo más.

Il labirinto è metafora dell’incomprensione, del cercarsi senza trovarsi. O meglio: lui la cerca, continuando a girare disorientato, ma non riesce a trovarla, perché lei si nasconde e non si fa trovare.  La poesia si riferisce alla poetessa Guiomar (senhal), conosciuta attorno al 1930,  di cui si innamorò e che divenne la sua compagna.  Ricordo che Machado perse la giovanissima moglie Leonor, morta 18enne di tisi fulminante nel 1911.  Vedi la struggente poesia “Era una notte d’estate”, che ho pubblicato qui il 30/11/2018.  Si riprese solo grazie a Guiomar.  Nessuna traduzione può rendere il fascino dell’originale, la musicalità dei versi, le raffinate rime baciate.

foto wikipedia

Quant’è vero Dio, di Patrizia Gioia

Quant’è vero Dio, di Patrizia Gioia

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http://www.cittafutura.al.it/

Tempo fa fa alla Sala Buzzati del Corriere la presentazione del libro “Quant’è vero Dio” di Sergio Givoni,

con Remo Bodei e Armando Torno.

Anche se nel titolo del libro non c’è traccia di punto di domanda alla domanda per eccellenza sulle cose ultime ( quanto è vero Dio ?) mi è parso che, durate il dialogo tra i relatori, non ci fosse nemmeno traccia della presenza univoca e certa di quel che chiamiamo Dio (nonostante il fermo e decisivo “punto “ nel titolo in oggetto).

Ma del resto che cosa ci aspettavamo? Una risposta univoca sull’ineffabile ? Su quel Dio che, uscito di scena, siede tra gli spettatori dove, più che giudicarci, è lui stesso diventato domanda a sé stesso?

In un’intervista di Antonio Gnoli a Ferruccio Parazzoli di qualche giorno fa, alla domanda : per lei cos’è la fede’, Parazzoli risponde: “un atto di volontà consapevole e quindi anche razionale. La ragione non risolve il mistero. Ma ci sono molte ragioni per credere. Per me rappresenta un atto di volontà.” 

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L’INFINITO, di Giacomo Leopardi, recensione di Elvio Bombonato

L’INFINITO, di Giacomo Leopardi, recensione di Elvio Bombonato

L’INFINITO

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

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Per lungo tempo i critici credettero che l’Infinito fosse una lirica di sentimento. Con la lettura dello “Zibaldone” si scoprì invece che, come sempre in Leopardi, prima viene il concetto e poi il sentimento .

La poesia infatti ha una matrice sensistica (Binni): i sensi interessati sono due: la vista e l’udito; Il correlativo oggettivo che muta la prospettiva è la siepe, la quale prima impedisce la visione dell’infinito e poi, tramite il rumore del vento, coinvolge l’udito. Nello” Zibaldone” (12/23 luglio 1820) Leopardi teorizza la “veduta ristretta”:

“Alle volte l’anima desidera una veduta ristretta e confinata, così immagina ciò che non vede. La cagione è il desiderio dell’infinito, perché allora in luogo della vista lavora l’immaginazione e il fantastico sottentra al reale. L’anima si immagina quello che non vede e va errando in uno spazio immaginario” Continua a leggere “L’INFINITO, di Giacomo Leopardi, recensione di Elvio Bombonato”

Un gatto intellettuale, Luciano Erba, recensione di Elvio Bombonato

Un gatto intellettuale, Luciano Erba, recensione di Elvio Bombonato

Un gatto intellettuale
Esplora tutte le scatole
perlustra tutti i cassetti
curiosare per decifrare
questo è il gatto ermeneutico

Il suo pensiero forte è miagolare
di notte tra i parafulmini sul tetto
il suo pensiero debole ma sapienziale
ronfare davanti al caminetto
(LUCIANO ERBA)

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Il ritratto regale del gatto è un’allegra parodia della filosofia contemporanea, ermeneutica, ma scissa tra il pensiero forte del passato e quello debole del presente (Vattimo-Rovatti). Ironia per accostamento.

Il filosofo è il gatto, che esplora (le scatole), perlustra (i cassetti), intento a curiosare per decifrare. La sua ricerca sapienziale si traduce in comportamento, miagolare sul tetto e ronfare presso il caminetto.

Una quinta rima e una quartina, con – presumibilmente – 3 novenari; 3 endecasillabi, 1 settenario, 1 doppio senario e un 1 doppio settenario. Rime: tetto/caminetto/cassetti; le 4 interne in –are.

La trombettina, di Corrado Govoni, recensione di Elvio Bombonato

La trombettina, di Corrado Govoni, recensione di Elvio Bombonato

La trombettina Ecco che cosa resta
di tutta la magia della fiera:
quella trombettina,
di latta azzurra e verde,
che suona una bambina
camminando, scalza, per i campi.
Ma, in quella nota sforzata,
ci son dentro i pagliacci bianchi e rossi;
c’è la banda d’oro rumoroso,
la giostra coi cavalli, l’organo, i lumini.
Come, nel sgocciolare della gronda,
c’è tutto lo spavento della bufera,
la bellezza dei lampi e dell’arcobaleno;
nell’umido cerino d’una lucciola
che si sfa su una foglia di brughiera,
tutta la meraviglia della primavera.

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CORRADO GOVONI (1924)
Ecco un altro poeta quasi dimenticato, e di nuovo l’Italia che non c’è più. La lirica, mirabile per la levità che emana e per la moltitudine dei colori presenti, è visiva (mentre leggi, vedi le immagini): arriva la primavera.

La bambina è scalza, povera e contenta; le basta camminare con la sua trombettina di latta, presa alla bancarella dei balocchi.

Anche la fiera descritta è scomparsa; in elenco: gli artisti di strada, la banda di ottoni, la giostra, l’organetto… Memorabili i tre versi finali. Ho contato, all’incirca, 2 settenari doppi, 2 senari doppi, 5 endecasillabi, 3 novenari, 4 settenari. Rime “facili” in ERA e in INA. Piccole cose modeste, eventi minimi (Pascoli, crepuscolari) che riempiono la vita.

“Note di viaggio” di Ermanno Librasi, Daniel Kolle e Laura Zahira: un progetto fiabesco diventato spettacolo da togliere il fiato

” Gli scienziati dicono che siamo fatti di atomi, ma un albero mi ha sussurrato che siamo fatti di sogni, un’onda mi ha detto che siamo fatti di viaggi, un bambino che gioca con le fate mi ha raccontato che siamo fatti di meraviglia”.
(cit. Fabrizio Caramagna)

Siamo fatti di viaggi e sogni fiabeschi, di fragranze speziate e magia dei Paesi lontani, dove le donne velate con le loro danze sensuali dipingono davanti ai nostri occhi immagini surreali di sorprendente bellezza e raffinatezza. Sicuramente da un grande incanto è nata una coraggiosa e preziosa idea artistica dal nome “Sharg Uldusù” che: ” … propone progetti che hanno in comune l’amore per le musiche del vicino e medio Oriente con le possibili collaborazioni che ne possono derivare”. Un progetto che “… abbraccia una vasta area geografica che parte dall’ agorà Mediterraneo, il Mare Nostrum, ricco di storia e culture che abbiamo condiviso per secoli e che oggi ci appaiono così lontane. Uno sguardo rigorosamente laico che abbraccia l’arte e la bellezza, condividendo valori estetici di un mondo che si vorrebbe migliore (…)” cit. Ermanno Librasi, fonte originale http://www.sharguldusu.it/

Proprio all’interno dell’appena menzionato “Sharg Uldusù” è nato un incantevole spettacolo dal titolo “Note di viaggio”: un incontro magico di tre personaggi di estrema sensibilità e attitudine artistica, di tre straordinari professionisti del settore uniti dalla stessa passione e voglia di far conoscere attraverso un linguaggio musicale, canoro e del corpo le antiche e moderne culture del Mediterraneo, un connubio sublime di tre grandi personalità artistiche come Ermanno Librasi, Daniel Kolle e Laura Zahira. Nessuno può rimanere indifferente alla loro travolgente arte che racconta con estrema spiritualità e carisma il pellegrinaggio dell’umanità intera dall’Oriente all’Occidente, la storia e la ricchezza culturale di popoli lontani ma, allo stesso tempo, così vicini al Mare Nostrum.

Lo spettacolo “Note di viaggio”, con la sua prima ufficiale durante il programma “Verseggiando sotto gli astri di… Fagnano Olona” organizzato nell’ambito della rassegna “Percorsi Culturali”, ha lasciato tutto il pubblico senza fiato, con i cuori battenti all’impazzata e con gli occhi lucidi e stregati da cotanta bellezza.

La visione di “Note di viaggio” è un’emozione unica e imperdibile, consigliata a Tutti!

Izabella Teresa Kostka, Milano 2019

ERMANNO LIBRASI – Metal & Bass Clarinet, S. Sax, Balaban (Duduk Azerbaijan), Furulya (Flauto balcanico), Zurna (Oboe turco), EWI, Elettronica

Clarinettista di formazione classica, insegnante di Educazione musicale e organizzatore di eventi culturali e lezioni/concerto presso diversi istituti.
Si dedica successivamente allo studio della musica jazz e del saxofono esibendosi con numerosi gruppi e dirigendo la Saint Gregory Jazz Band, formazione di 21 elementi dedita allo swing.
Nei primi anni ’90 segue la svolta etnica intrapresa da molti artisti che praticano l’improvvisazione come possibile linguaggio di incontro tra culture musicali diverse. Collabora con parecchi gruppi multietnici dedicandosi allo studio di strumenti musicali appartenenti alle tradizioni araba, turca e persiana come Duduk, Zurna, Kaval, e Baglama. Compone e arrangia il repertorio del gruppo Armonia Mundi sui cd “ Cigana “ ed. Aria – 1998 e “Baladi “ ed. Mingus – 1999.
Insieme al musicista di Teheran Darioush Madani fonda l’Ensemble Karevan che, tra l’altro, accompagnerà lo scrittore Younis Tawfik nelle presentazioni del suo libro “ La Straniera “ ed. Bompiani.
Si esibisce col gruppo tedesco Embryo col quale registra una suite che vede la partecipazione del virtuoso cinese di erh-hu Xizhi Nie.
Con Zakaria Aouna, percussionista di Rabat, crea Sahara Karevan che propone musica arabo-andalusa con danza del ventre.
Nel 2002 conosce Fakhraddin Gafarov, virtuoso di Tar azero e già direttore del Conservatorio Nazionale di Baku, capitale dell’Azerbaijan. Da questo incontro nasce l’Ensemble Sharg Uldusù (Stella d’Oriente) che propone una accurata selezione di melodie del vicino e medio oriente in numerosi concerti sia in Italia che all’estero e registra i CD “Sarevan “ ed. Nuvole in Viaggio – 2004, “ Sahara Karevan “ ed. SK – 2005 e “ Ghel Ghel “ ed. SK-2008.
Il 2012 è l’anno dell’incontro con l’armonicista jazz Max De Aloe che invita l’Ensemble Sharg Uldusù al decimo Gallarate Jazz Festival.
Nasce così una proficua collaborazione che porterà alla fondazione di Sharg Uldusù 4Tet con il virtuoso di Oud Elias Nardi e il poliedrico percussionista Francesco D’Auria.

Ermanno Librasi, foto: Umberto Barbera

DANIEL KOLLE – voce e percussioni.

Nato a Douala in Camerun nel ‘69, Daniel Kollè è figlio di un pastore protestante e titolare di un diploma in filosofia e lettere. Fa le sue prime apparizioni musicali in Italia nel ‘96, collaborando con vari gruppi e associazioni di tendenze afro, etnico e tribali.
Dall’esperienza maturata nei cori delle zone centrali dell’Africa, si esibisce inizialmente come corista vocalista. Ben presto però arricchisce il suo messaggio musicale esibendosi contemporaneamente come vocalista-percussionista accompagnatore.
Nello stesso periodo approfondisce le sue conoscenze partecipando a vari corsi e seminari in prestigiosi istituti milanesi, come il C.P.M. (Centro Professione Musica) e la Civica Scuola Jazz affiancando personaggi come Giorgio PALOMBINO e Toni ARCO.
Quello di Daniel è un percorso acustico che vanta molte tappe, dalle collaborazioni con diversi ensemble musicali, alla costituzione della Bantu Band, gruppo con il quale ha partecipato a innumerevoli manifestazioni canore e Festival in tutta Italia, in Europa e in Sud America. Tra queste,una tappa di rilievo è stata il Festival in memoria di Lucio Battisti a Poggio Bustone (città natale del cantautore italiano) nel 2001, dove ha emozionato la platea con una versione afro del brano “Canto Libero“; ma anche il Tour europeo e quello brasiliano con il coro Cantosospeso, la cantante americana Liz Mc Comb, Mouna Mari della Tunisia, Angelique Kidjo del Benin, Sandro Cerino, Mauro Pagani e Luca Dell’Anna (Italia); Rubens de la Corte e Davi Vieira (Brasile), Kolon Kandya (Burkina Faso); Lazare Ohandja (Camerun); Mercan Dede (Turchia); Ermanno Librasi (Medio Oriente). Tutte situazioni nell’ambito delle contaminazioni world music. Tra i riconoscimenti ricevuti vi è il primo posto conquistato all’Extra Festival di Radio Popolare nel 2004 con i likembe, per la rivisitazione all’africana del celebre pezzo “Lo shampoo” di Giorgio Gaber.
Dal ’96 ad oggi, musicista docente, impegnato in educazione alla mondialità ed inter-culturalità in varie scuole, palestre e biblioteche sul territorio nazionale. Continua a leggere ““Note di viaggio” di Ermanno Librasi, Daniel Kolle e Laura Zahira: un progetto fiabesco diventato spettacolo da togliere il fiato”

RITRATTI: MARIA CAPUTO – uno tsunami progressivo che trascina, ma non sconvolge

(by I.T.Kostka)

“E poi, ho la natura e l’arte e la poesia, e se questo non è sufficiente, che cosa posso volere di più?” (cit. Vincent van Gogh)

Immersa nel verde come un’antica Musa, la personificazione dell’arte e della poesia, la poetessa Maria Caputo descrive se stessa confessando senza fronzoli: “Non sono io che faccio la poesia, è la poesia che fa me: mi rapisce, mi trascina, mi trasforma, mi sorride; e io sorrido alla vita. Sembra che diventi un’altra, ma questa sono io…” (cit.)

Maria Caputo trae la sua ispirazione dalla natura, dal mutamento delle stagioni e della Madre Terra, trasmettendo attraverso le immagini inizialmente ben conosciute e familiari (fiori, prati, pioggia, tsunami, sole) ogni tormento e ogni tappa del nostro pellegrinaggio esistenziale. L’autrice scrive con grazia sia della gioiosa primavera che della povertà che affligge il Mondo, del traguardo finale di ogni essere vivente, delle apparenze e dell’inganno così futile e fasullo (“La foto sulla lapide sorride”). Usa un linguaggio trasparente e apparentemente semplice, senza le ricercate e spesso “pompose” forme stilistiche, riesce a esternare ogni stato d’animo e mette in evidenza anche i più delicati e difficili aspetti della vita, addirittura la morte stessa. Nonostante lo spessore del pensiero lirico, la scrittura di Maria Caputo non è mai pesante né artificiale, ma mantiene la sua leggerezza e naturalezza senza diventare incomprensibile. È uno tsunami progressivo che lambisce e trascina un lettore con delicatezza e raffinatezza, lasciando nella sua mente una profonda commozione ma, allo stesso tempo, una sensazione di benessere psicologico mai sconvolto dalla serietà degli argomenti trattati.

Izabella Teresa Kostka, Milano

• BREVE NOTA BIOGRAFICA

MARIA CAPUTO, nata a Villamaina un paesino in provincia di Avellino, scrive poesie, racconti e testi di canzoni da quando era ragazza. Alcune sue poesie sono state lette in programmi radiofonici e una di esse da Maurizio Costanzo, nel programma “L’uomo della notte”, su Radio Uno. Ha pubblicato due silloge: “Sprazzi” e “Tsunami”, prossimamente altre pubblicazioni in cantiere.

• ALCUNE POESIE SCELTE TRATTE DALLA RACCOLTA “TSUNAMI”

LE MIE TASCHE SONO PIENE DI FIORI

Le mie tasche
sono piene
di fiori dai
mille colori…
Di rose senza spine
e di sorrisi.
I miei sogni
sono accarezzati
da un cielo stellato.
Mi riposo cullata
da una nuvola
di emozioni.
Dalla mia finestra
vedo solo prati verdi,
gente allegra e sole,
non vedo altro,
di quello che
c’è e non
voglio vedere…
Un filo di vento
mi scompiglia
i capelli,
dolcemente,
mi accarezza.
Un altro sorriso,
inizia e finisce
un altro giorno…
E ritrovo
sempre
me stessa,
ogni qual volta
che guardo
l’ immagine
mia
riflessa. Continua a leggere “RITRATTI: MARIA CAPUTO – uno tsunami progressivo che trascina, ma non sconvolge”

La scrittrice e poetessa Monica Pasero, si presenta ai lettori di Alessandria Today

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di Pier Carlo Lava

Alessandria today è lieta di presentare la biografia della scrittrice e poetessa Monica Pasero, della quale in seguito pubblicheremo in esclusiva per il blog anche un intervista, per ora ecco la sua:

Biografia: Monica Pasero, nasce il 24 febbraio 1973, vive a Dronero in provincia di Cuneo. Inizia il suo percorso letterario nel 2009. A oggi ha al suo attivo dodici  pubblicazioni  tra narrativa e poetica.

E come diceva sempre mia nonna (Non disponibile)

Lungo viaggio verso il ritorno, (Narrativa  Gruppo Edicom)

L’abbandono, (Narrativa  Gruppo Edicom)

Scritto tra le pagine del fato, (Narrativa  You can print  Edizioni)

Leggenda di un amore eterno (Non disponibile)

Messaggi dalla storia, (Narrativa You can print  Edizioni)

Le avventure di Lillo il coccodrillo, (Narrativa You can print  Edizioni)

Oltrefiaba, ( Narrativa You can print  Edizioni)

La Mia Venezia, (Narrativa You can print  Edizioni)

Thyrrell e Ilve Messaggeri dal Cielo, (Narrativa  You can Print Edizioni)

SILLOGI POETICHE : I miei sogni di carta, (Ebook  Amazon.it)

Alchimia, (E.E.E esordienti ebook)

Ha tenuto in questi ultimi anni, visto i suoi libri di narrativa per ragazzi,  alcune lezioni nelle scuole secondarie sull’importanza del sogno e della memoria storica. Alcuni  suoi brani,  poesie e aforismi  sono inseriti in diverse antologie. Negli anni ha avuto esperienze nel mondo editoriale, lavorando free per alcune Case  Editrici. È stata curatrice di diverse uscite editoriali e ha collaborato, con i suoi testi, per due cataloghi d’arte. Ha introdotto il Catalogo d’ arte di Fabrizio Gavatorta (Pittore delle Ombre).

Una sua recensione è presente nel catalogo d’arte dell’artista  internazionale Ester Crocetta. Continua a leggere “La scrittrice e poetessa Monica Pasero, si presenta ai lettori di Alessandria Today”

UNA DISPERATA RICERCA, di Giovanni Scudieri, recensione di Mary Potenza

UNA DISPERATA RICERCA, di Giovanni Scudieri, recensione di Mary Potenza

UNA DISPERATA RICERCA

Il romanzo scritto dall’autore Giovanni Scudieri, giornalista specializzato in critica musicale ed ex insegnante di lingua straniera, è edito da Tullio Pironti.

una disperata

Racconta l’amore non convenzionale con le vicissitudini del protagonista, tormentato da un disagio emotivo che lo conduce in una disperata ricerca dell’amore autentico, attraverso occasioni perse o sfruttate male ed infinite esperienze di rapporti occasionali, descritti sapientemente nella connotazione dei desideri compulsivi nella ricerca di occasioni sempre diverse e nuove. Figure e situazioni sono sapientemente esposte così come le vicissitudini, sviscerando i pezzi delle sue storie esistenziali in dettagliati tempi e luoghi della narrazione.

Quasi tutta una vita volta alla speranza di trovare l’appagamento nel vero amore, ovvero nella donna della sua vita.

Il bisogno di amare ed essere amati che lo porta a vivere relazioni sbagliate, a vedere l’altro come mezzo per il raggiungimento della sua soddisfazione in una visione materialistica ed oggettiva vissuta nel ristretto ambito della sopravvivenza materiale tra seduzione, sesso, denaro, successo. L’esigenza di affetto esclusivo, di attaccamento ed appartenenza ad un’unica donna è impedito al personaggio che, ricercando l’amore vero, svilisce la sua essenza per il mero soddisfacimento naturale di essere inappagato. Il tutto si consuma negli anni attraverso dubbi ed ombre della solitudine quotidiana, un sentimento che cala col passare dell’età e segna la constatazione reale e dura, con sentimenti spezzati, delusioni e ragionamento finale. Continua a leggere “UNA DISPERATA RICERCA, di Giovanni Scudieri, recensione di Mary Potenza”

Società Dante Alighieri – Torino. Loretta Del Ponte presenta il romanzo del fine-settimana: GORA Appunti di un’infanzia nel dopoguerra

Società Dante Alighieri – Torino. Loretta Del Ponte presenta il romanzo del fine-settimana: GORA Appunti di un’infanzia nel dopoguerra

di Miriam Maria Santucci
Edizioni Sogni in Scena www.sogninscena.it
Uno spaccato dell’Italia contadina del primo dopoguerra (’45-’56) vista attraverso i limpidi, intelligenti, curiosi occhi di una bimba. Le tante e ingenue scoperte: i campi, i monti, gli animali, la radio. “La famiglia di Gora fu la prima nel paese a fare il memorabile acquisto di un apparecchio radio”. Nel 1951 la prima edizione del Festival di Sanremo. “Le canzoni servivano, tra l’altro, a diffondere la lingua italiana” E il Festival a far conoscere al mondo la canzone italiana.

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La scuola. “La maestra veniva dalla città e sebbene capisse perfettamente il dialetto, parlava solo italiano, per insegnarlo agli alunni, che invece parlavano sempre e soltanto in dialetto, tra loro e in famiglia”.
La dura e semplice vita in un paese di montagna, la Vespa Piaggio, il furgone e lo stupore del trasloco nel casolare vicino alla città: affascinante con le sue case, le luci, le strade, le automobili ma soprattutto il treno! ” Ed ecco che Gora avrebbe potuto vedere, dall’alto del casolare, il treno passare tutti i giorni e ascoltare il suo fischio, che pareva ogni volta voler ricordare a tutti che la miseria se ne stava andando e il progresso, che si era tanto cercato in tutto il dopoguerra, stava velocemente arrivando”.
Gli uliveti e le vigne, la raccolta delle olive e la vendemmia, l’olio e il vino e la piccola, illegale produzione di acquavite casalinga. Vita semplice. Piccoli, grandi momenti di felicità come vincere il Ballo di Carnevale e di dolore come la morte del suo amato cagnolino Frizze. Continua a leggere “Società Dante Alighieri – Torino. Loretta Del Ponte presenta il romanzo del fine-settimana: GORA Appunti di un’infanzia nel dopoguerra”

ATTESA, di Vincenzo Cardarelli  (1936) recensione di Elvio Bombonato

ATTESA, di Vincenzo Cardarelli  (1936) recensione di Elvio Bombonato

Vincenzo-Cardarelli

Oggi che t’aspettavo
non sei venuta.
E la tua assenza so quel che mi dice,
la tua assenza che tumultuava
nel vuoto che hai lasciato,
come una stella.
Dice che non vuoi amarmi.
Quale un estivo temporale
s’annuncia e poi s’allontana,
così ti sei negata alla mia sete.
L’amore, sul nascere,
ha di questi improvvisi pentimenti.
Silenziosamente
ci siamo intesi.
Amore, amore, come sempre,
vorrei coprirti di fiori e d’insulti.

I poeti grandi, come l’ingiustamente dimenticato Cardarelli, hanno la capacità di prendere un evento minimo, che tutti hanno vissuto, per trasformarlo in motivo di riflessione. Un appuntamento mancato: lei non è venuta.

Il poeta, deluso, pensa che si sia pentita, come un temporale estivo che sta per arrivare e invece si allontana.

Il TU rivolto alla donna non è aggressivo (Cavalcanti), nostalgico (Leopardi “A Silvia”), complice (Montale); connota il disincanto di colui che cerca di rassegnarsi, dicendosi: “succede”. 

Ma il catulliano ”odi et amo” finale lo smentisce. Metrica libera, non prosastica: versi perfetti: 5 endecasillabi, 5 novenari, 3 settenari, 3 quinari.

UN ANNO DI ME, di vittoriano borrelli

UN ANNO DI ME

di vittoriano borrelli

Il 2017 sta per chiudere i battenti ed è tempo di bilanci. Come ogni anno mi appresto a tirare le somme di ciò che avvenuto negli ultimi dodici mesi su questo blog. 

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà. Io mi sto preparando, è questa la novità”. Così cantava Lucio Dalla nella sua mitica ed indimenticabile “L’anno che verrà”. Sembra essere questo il rendiconto tipico delle nostre storie che passano inesorabilmente con il tempo senza che ce ne accorgiamo, salvo ricordarcene proprio nell’ultimo giorno dell’anno.

Ma c’è un vissuto che resta e che ci rende più forti o più deboli a seconda di come sono andati gli eventi. Ogni attimo che respiriamo è già passato, sta a noi farlo prolungare o sopravvivere nel futuro prossimo che è già qui. Continua a leggere “UN ANNO DI ME, di vittoriano borrelli”

UN UOMO, di Oriana Fallaci, recensione di Vittoriano Borrelli

UN UOMO, di Oriana Fallaci, recensione di Vittoriano Borrelli

ottobre 19, 2018  https://vittorianoborrelli.blogspot.com

Pubblicato nel 1979, il romanzo “Un uomo” di Oriana Fallaci ebbe un enorme successo (c.a. tre milioni e mezzo di copie vendute)  raccogliendo consensi da parte dei migliori esponenti della critica letteraria.

UN UOMO

Il romanzo racconta la storia del rivoluzionario greco Alekos Panagulis, compagno nella vita della scrittrice, che tenta in tutti i modi di sovvertire il regime dittatoriale di Georgios Papadopoulos, leader della Grecia. Ma il golpe fallisce e Panagulis viene rinchiuso in carcere e condannato a morte.

La sentenza non viene eseguita e Panagulis ottiene la grazia. Uscito dal carcere incontra la Fallaci che lo intervista e s’innamora di lui. Inizia tra i due una tormentata storia d’amore che li porterà a fuggire in Italia cercando aiuto negli esponenti della politica nostrana per liberare la Grecia dal tiranno Papadopoulos.

Il rientro in Patria avviene poco dopo la caduta del dittatore e Panagulis si iscrive all’Unione di Centro- Nuove forze, diventa deputato ma non accetta le logiche del partito. Continua a leggere “UN UOMO, di Oriana Fallaci, recensione di Vittoriano Borrelli”