Io la penso così, una riflessione di Gregorio Asero

Io la penso così, una riflessione di Gregorio Asero

IO LA PENSO COSÍ

Si sa che il culto del denaro non sia un fatto nuovo. Una certa “venerazione” per il denaro sicuramente risale al tempo in cui si finì di barattare la propria merce, in cambio di altra, e il denaro, appunto, è diventato merce di scambio universale.

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Purtroppo questa “venerazione”, a mio avviso, è aumentata in modo esponenziale nei nostri giorni. I fattori che generano tale situazione penso che siano molteplici, ma qui mi voglio soffermare sulla causa che, l’industrializzazione, ha reso ancora più marcata.

Il grande capitalismo ha reso il lavoro un’attività che, sebbene per certi versi sia meno faticoso sotto l’aspetto fisico almeno nelle zone fortemente industrializzate, diventato opprimente e incapace di generare piacere. In pratica, nelle zone industrializzate, si lavora solo per il salario e non perché si prova piacere nello svolgere una determinata attività.

La grande produzione industriale ha bisogno, per aumentare e proteggere le sue ricchezze, di sfruttare e sopprimere le cosiddette “razze inferiori”, le quali sono soggiogate dai regimi capitalisti. Continua a leggere “Io la penso così, una riflessione di Gregorio Asero”

Una riflessione di Valeria Montaldi

Una riflessione di Valeria Montaldi

Riflessioni da scrittrice durante una notte insonne. Detto che, almeno qui in Italia, la narrativa che va per la maggiore è quella “gialla” (o poliziesca, o thriller, chiamatela come volete, non c’è grande differenza), detto che il motivo per cui questo genere si vende senza difficoltà è legato alla volontà di esorcizzare il male da parte del lettore (“e’ tutto finto, quindi il male è solo sulla carta”), detto che invece, purtroppo, il male esiste davvero e che finché non lo troviamo pronto ad azzannarci non ce ne rendiamo conto, mi chiedo se noi scrittori non potremmo, almeno di tanto in tanto, volgere lo sguardo (o meglio, spostare le dita sulla tastiera) verso altre tematiche.

L’umanità è fatta di bene e di male, come sappiamo tutti, e quindi basta descriverla con cura, senza il bisogno, credo, di aggiungere sangue “finto” a quello che già ci cola intorno.
P.s.- questa riflessione, prima che ad altri stimatissimi colleghi, è rivolta a me stessa, ovviamente…

ANGOLO DI POESIA: VIA CRUCIS (Droga krzyżowa) di Izabella Teresa Kostka

Foto: Pixabay

(by I.T.Kostka)

Con i miei migliori auguri di Buona Pasqua posto oggi un testo dedicato alla tematica pasquale e appartenente al Realismo Terminale.

VIA CRUCIS (versione originale)

Viene re – inchiodato Cristo all’insanguinata croce
censurata dal buon senso del libero mercato,
nascosta in un ripostiglio “all’ingresso vietato”
distante dalle menti politicamente corrette.

Sgorgano lacrime ai piedi del Golgota
nell’intima nenia della Lacrimosa *,
risulta inutile ogni sacrificio
che tocca questo vergine gregge di pecore.

Oh Madre,
inginocchiata nel tombale silenzio
avvolgente come un vecchio coprispalle,
nessuno ascolterà le Tue ragioni
laceranti come colpi della flagellazione.

S’inchinano le braccia dei secchi ulivi
per proteggere le orme sui moderni sentieri.

Tutto svanirà
adombrato dalla nube dell’ignoranza.

* Lacrimosa – frammento della messa funebre “Requiem” di Mozart

DROGA KRZYŻOWA (traduzione / tłumaczenie)

Przybito powtórnie Chrystusa do zakrwawionego krzyża
ocenzurowanego w myśl dobrego imienia rynku,
ukrytego w schowku ze “wstępem wzbronionym”
odległym od politycznie poprawnych umysłów.

Wytryskują łzy u stóp Golgoty
wraz z intymną skargą “Lacrimosy”*,
bezużyteczne okazuje się poświęcenie
każdego dziewiczego stada owiec.

Oh Matko,
przyklęknięta w grobowej ciszy
otulającej Cię jak stara chusta,
nikt nie wysłucha Twoich racji
rozdzierających duszę jak uderzenia bicza.

Pochylają się ramiona suchych drzew oliwnych
ochraniających ślady na współczesnych ścieżkach.

Wszystko zniknie
przysłonięte chmurą ignorancji.

*Lacrimosa – fragment z mszy żałobnej “Requiem” Mozart’a

Izabella Teresa Kostka, 2018

Edita / wydana, diritti riservati

Una mia riflessione sull’educazione – Fabio Avena

Penso che la scuola in quanto istituzione contribuisca a fornire alcune basi ai bambini, agli adolescenti e studenti. Ma a mio avviso sin da piccoli, forse anche dall’asilo (periodo nel quale si è più portati a scoprire il mondo con occhi innocenti) dovrebbe esserci più attenzione alle esigenze dell’alunno, in ogni famiglia di sani principi morali.

Questo lo dico, per far comprendere che le essenziali regole di buon comportamento (e non di bon ton o sola catechesi che comunque è molto importante), debbano essere inserite nelle scuole per dare un minimo di indirizzo morale anche a bambini che vivono situazioni di disagio familiare di ogni tipo, che spesso poi tendono a diventare bulli, o a volte diventano adulti con fortissime lacune e cercano sfogo altrove, in cattive compagnie o peggio ancora vivendo vite dissolute tra dipendenze di ogni sorta (droga, alcool, sesso, dipendenze da giochi d’azzardo, dipendenze dalla Tv e tanto altro). Parlando di me, della mia storia personale, la scuola stessa o il catechismo fatto da piccolo, mi hanno dato magari degli “indirizzi”, ma in fondo mai delle solide basi.

Anche il liceo classico che ho frequentato, secondo molti insegna a pensare in modo più aperto…può anche essere vero, ma solo in parte secondo me. Va benissimo imparare e apprendere concetti e nozioni di storia, filosofia, lingue e altre materie, ma ci vuole soprattutto una formazione diversa, non solo legata alla conoscenza di popoli, costumi, culture, religioni. Continua a leggere “Una mia riflessione sull’educazione – Fabio Avena”

Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi…

Il tempo passa inesorabilmente

di Pier Carlo Lava

Il tempo passa

Alessandria: C’è chi rimanda le cose da fare, piccole o grandi che siano, sostenendo che tanto c’è tempo, ma non è così, questo solitamente si rivela un errore che a volte può avere anche delle gravi conseguenze.

Occorre invece tenere ben presente che “all’inizio c’è molto tempo, ma alla fine molto poco, perciò non va inutilmente sprecato”.

Del resto come dice un antico proverbio, non rimandare a domani quello che puoi fare oggi.

foto: partecipiamo.it

Riflessioni di Renzo Penna sulla manifestazione sindacale del 9 febbraio a Roma, di Lia Tommi

Alessandria. Renzo Penna ci illustra le novità positive della manifestazione di Roma del 9 febbraio.

“Ritengo che uno degli aspetti più importanti della straordinaria manifestazione sindacale di sabato 9 febbraio a Roma sia stato il ritorno, dopo molti anni, all’unità d’azione di Cgil, Cisl e Uil.

Un’unità del mondo del lavoro tanto più necessaria dopo che, nell’ultimo decennio, il sindacato ha duramente pagato lo scotto della crisi. Un evento di rilievo non solo per le tre Confederazioni, ma per il futuro della politica italiana e, in particolare, della sinistra che per ritrovarsi deve ripartire dalla centralità del lavoro, dalla sua dignità e dai diritti.

Con una severa, ma indispensabile autocritica nei confronti delle idee neoliberiste, monetariste che, ad iniziare dagli anni ’90, sono state condivise in Europa anche dai principali partiti socialisti e socialdemocratici. Un’ideologia incentrata sul mercato senza regole, sul principio della concorrenza e della stabilità dei prezzi, il lavoro precario e sottopagato, la privatizzazione delle imprese pubbliche, il ridimensionamento dello Stato sociale universalistico e la riduzione del potere sindacale.E’, inoltre, significativo che la nuova segreteria della Cgil abbia inaugurato il suo mandato con un’iniziativa unitaria e Maurizio Landini abbia posto al centro della sua elezione a Segretario Generale, come punto fondamentale dell’impegno Confederale, la rivendicazione e il sostegno in Italia, qui ed ora, ad una politica di investimenti pubblici e privati, unica in grado di far ripartire lo sviluppo, creare il lavoro e combattere la disoccupazione. Continua a leggere “Riflessioni di Renzo Penna sulla manifestazione sindacale del 9 febbraio a Roma, di Lia Tommi”

SEKCJA POLSKA: Refleksje o czasie (by I.T.Kostka)

(by I.T.Kostka)

Nigdy nie przejmowałam się swoim wiekiem i upływem czasu. Myślę, że mam to po Mamie, która od zawsze dodaje sobie lat w rozmowach z nieznajomymi. Czym to tłumaczyć? Nie, nie chodzi o to jak obchodzi się z nami Matka Natura, ale o radość z przeżytych doświadczeń, o wspomnienia czyli nasze bogactwo wewnętrzne, które rzeźbi nas jak dłuto artysty. Z doświadczenia wiem, jak i Wy również, że nie każdemu z nas jest dane szczęście liczenia pierwszych zmarszczek, czy “… pierwszych siwych włosów na skroni”. Wielu z moich włoskich i polskich Przyjaciół już nie ma na tej zwariowanej planecie… Odeszli młodo, zbyt młodo, u szczytu świeżego piękna i młodzieńczych uniesień. Jestem pewna, że oddaliby wiele za kurze łapki, czy nawet postępującą łysinkę.

Kochani!

Dlaczego dzisiaj to moje wynurzenie? Carpe Diem, cieszmy się życiem, jego każdą chwilą i odcieniem bo, jak uczy nas okrutna historia ludzkości, jesteśmy ulotnym dymem i pyłem tego świata. Ileż to istnień ludzkich zostało bezlitośnie unicestwionych przez wojny, epidemie, klęski żywiołowe, zamachy terrorystycznych itd.

Nie, nie chcę wygłaszać pustego, retorycznego kazania. Proszę Was tylko o jedno: kochajcie siebie i Bliskich o każdej porze ich życia… Wiosna, lato, jesień czy zima: kochajcie się wzajemnie, bo tak szybko przemijamy. Cieszcie się śladami czasu na Waszej twarzy, bo to właśnie ząb czasu świadczy o tym, że jeszcze żyjecie.

Pozdrawiam Was serdecznie!

Izabella

Una mia testimonianza, esortazione scritta a cuore aperto – Fabio Avena

Personalmente, in passato sono sempre stato molto timido, soprattutto nel periodo scolastico, per via della mia grande emotività che a poco a poco e gradualmente ho imparato a vincere, a sfruttare come risorsa interiore positiva, da vero resiliente. Adesso ricredo pienamente in me con un pò di sana autostima nelle mie capacità dopo tante sofferenze interiori e delusioni di ogni genere.

Il ballo di sicuro mi ha aiutato molto, soprattutto il ballare per strada a Palermo con altri b-boys, street dancers, tanti giovani uomini e donne audaci con il ballo che scorre loro nelle vene. Ho superato così buona parte della timidezza insita in me. Attualmente, dal 2001 mi sto dedicando anima, mente e cuore con passione alla scrittura, e adesso sono sicuro che è questa la mia vera strada, che ho associato da diversi anni a un percorso di profonda introspezione da autodidatta senza alcun supporto esterno, imparando ad ascoltarmi a fondo dentro, modificando così tanti lati del mio carattere e della mia indole in positivo.

Condividere introspezione e scrittura non è da tutti, perché purtroppo molti puntano esclusivamente all’autoaffermazione personale, come ben vediamo oggi. Difatti, sia scrittori che altro genere di artisti più in vista, nutrono in cuor loro più o meno segretamente tanta invidia, astio; vige una concorrenza spietata e poco umana all’ascolto altrui, e diversi nomi pur di mettersi in mostra nelle vetrinette di saloni e saloncini vari contribuiscono negativamente a far sì che la vera e sana cultura, l’arte genuina e spontanea di tanti artisti meno noti alle masse si restringa a quelle èlite di pochissimi eletti che ostentano soltanto ciò che a mio semplice avviso deve essere mostrato in maniera più genuina e trasparente, senza quel business e teatrino negativo dove l’umiltà non esiste. Continua a leggere “Una mia testimonianza, esortazione scritta a cuore aperto – Fabio Avena”

Il vero diamante, di Fabio Avena

Il vero diamante è ognuno di noi nella sua reale essenza e singolarità. Essere la punta di diamante della nostra stessa vita ci realizza individualmente. In una coppia molto affiatata e in sintonia sotto ogni aspetto di sicuro ci permette di spezzare le barriere dei luoghi comuni insieme, sperimentando anche in tempi brevi la vera gioia di essere se stessi, mettendo in primo piano l’amore reciproco e genuino che, se sentito nel profondo di due cuori ed anime affini, dona la capacità di essere liberi dai nostri stessi pensieri o da eccessive preoccupazioni. Solo in questo modo si può mirare ad obiettivi comuni nel tempo. Quando c’è intesa, la prima tappa davvero fondamentale da vivere in due è la conoscenza emotiva ed interiore della persona che scegliamo in base alla fiducia che riponiamo in essa.

Ma, chi sovente si accontenta di amori passeggeri o infruttuosi e si ostina nel portare avanti relazioni tristi che lasciano solo tanta amarezza dentro, di sicuro non sarà mai completamente libero, ma schiavo del proprio partner e di scelte univoche ed affrettate dettate dall’urgenza di trovare un compagno. Invece, se troviamo la persona adatta a noi, i progetti polidromi possono essere realizzati insieme nell’unione di due visioni palindrome.

Questo è il piede giusto per intraprendere pari passo nell’orizzonte temporale che la vita ci dona giorno per giorno un cammino audace e libero da vincoli, schemi ed esiguità di pensiero, percorrendo così in modo inconsueto ma corretto le orme invisibili che il destino traccia per ognuno di noi, a discapito dei benpensanti e delle morigerate regole di questa società che, seppure moderna, è arcaicamente assoggettata a pregiudizi ed eccessive rigide norme che non possono essere valide per tutti.
Fabio Avena – Tutti i diritti riservati

Una riflessione di Dario Ricciardo

Una riflessione di Dario Ricciardo

dario

Mi sveglio e ancora prima di prendere il caffè commento il post di una sconosciuta sostenendo la graniticità logica dalla scommessa di Pascal, lei risponde citando Leopardi e io controcito (ammesso sia italiano) la frase di Pascal che anticipa il sublime Infinito di Leopardi: “Il silenzio eterno degli spazi infiniti mi sgomenta”, aggiungo infine che l’unico pensatore estremo come Pascal è Nietzsche che però forse non a caso ha abdicato il trono del pensiero per abbracciare un cavallo.

E’ possibile che per poter dire in punta di morte, come Wittgenstein, “La mia vita è stata meravigliosa” devo solo andare a vivere qualche settimana (manteniamo le giuste proporzioni) in un Fiordo norvegese.

Tra poco controllo su Airbnb se c’è qualcosa di disponibile per quest’estate.

Questo è un orario… di Dario Ricciardo

Questo è un orario… di Dario Ricciardo

Questo è un orario, la sera del 24 dicembre, che mi è sempre piaciuto: perché c’è meno traffico, la corsa al regalo è diventata una camminare a passo lento per gli ultimi concorrenti; molti sono andati a fare stretching in cucina preparando piatti che al senso principale appaiono variopinti.

dario ricciardo


Io tra poco, aspetto che la corsa finisca del tutto, mi metterò in auto per andare da mia sorella, prenderò in braccio i miei nipoti – chiedendomi del più grande, che ormai in pubblico si imbarazza, se sarà l’ultima volta -, saluterò spaesato esponenti di varie generazioni, guarderò per un attimo quel vuoto accanto a me – sorriderò pensando a chi se n’è andato, lasciando soltanto una scia di parole – poi cercherò il mio posto a tavola. Prima assaggerò un po’ di quelle macchie di colore su piatti anarchici che anticipano la disciplina dello stare seduti uno accanto all’altro.
Mangerò scriteriatamente, ricevendo e mandando messaggi d’auguri, contento di sapere che alcune persone a cui tengo sono contente.
Poi mi annoierò; mi annoio sempre, dopo poco. Ma non mi opporrò alla noia: guarderò gli esponenti della generazione che verrà, chiamiamoli bambini, urlare di gioia e stupore e emozione ad ogni regalo aperto – “Proprio quello che volevo! Proprio quello che volevo!” Mi fa sorridere e commuovere questa frase detta da chi, nonostante i primi dubbi, crede ancora a Babbo Natale.
Infine tornerò a casa, sapendo che non è ancora tardi, che posso ancora leggere i racconti d Charles D’ambrosio o Utopia di Thomas More o forse inizierò uno dei due libri di Edoardo Zambelli, di cui mi hanno parlato molto bene.
Ed è questo ultimo pensiero, la consapevolezza che la festa continuerà anche quando sarò solo, implacabilmente solo, che forse fa sì che questo orario, la sera del 24 dicembre, mi piace così tanto.

Terapia d’urto, di Dario Ricciardo

Terapia d’urto, di Dario Ricciardo

terapia d'urto

Terapia d’urto.
Ragazzo di tredici anni completamente abbagliato dalla foto di Chiara Zanetti(peraltro in giubbotto; estasiato quando poi gli ho mostrato quella del profilo): Ma questi libri li leggi davvero?
Io: Sì.
Lui (indicando quelli sul comodino): Tutti questi li hai letti?
Io: No, questi sono quelli che devo ancora leggere. Ma ho letto tutti gli altri che ci sono nella stanza.
Lui: Tutti?! Anche quelli sopra l’armadio?
Io: Sì. E tanti altri che sono in altre stanze.
Lui: Ma perché?
Io: Perché mi piace?
Lui: Ti piace? A me piace giocare al tablet. Ci gioco tutto il tempo. Non mi interessa leggere.
Interviene mio nipote, otto anni, che molti di voi conoscono di nome, Mattia, YouTuber con 25 follower e che chiama gli altri youtuber, anche quelli con migliaia di follower, “I miei colleghi” (ad oggi indifferente all’eloquente bellezza del giubbotto di Chiara Zanetti): Leggere è noioso.
Io: Ma se hai voluto regalato due libri?
Mio nipote e ragazzino più o meno insieme: Ma quelli sono divertenti, sono le storie raccontate da uno youtuber, fanno ridere.
Io: Continuate così che da grandi sarete due coglioni che non sapranno e non capiranno un cazzo.

Nella foto: quelli sul comodino.

(Prevengo le offese da parte dei non lettori. Stavo scherzando.)

Ci sono cose che puoi scrivere di notte… di Dario Ricciardo

Ci sono cose che puoi scrivere di notte… di Dario Ricciardo

Ci sono cose che puoi scrivere di notte, perchè per scriverle devi sapere che non le leggerà nessuno per qualche ora.
Di giorno potrei scrivere che ho litigato in aereo che volevo fare una denuncia alla compagnia che poi tutti mi hanno chiesto scusa e che mi è dispiaciuto che me lo chiedessero.

dario ricciardo


Potrei raccontare di come a causa di distorsioni informative mi sia ritrovato a camminare a piedi per due chilometri trascinando due valigie piene di vestiti e libri e di come per alcuni tratti a causa di un forte vento contro e complici le due valigie restavo praticamente immobile.
Ma di giorno non potrei raccontare di Emanuele.
Emanuele all’inizio è un ammasso indistinto che dorme. Una pesante coperta bianca e delle scarpe che sbucano da sotto.
Scatto una foto e ripenso a una scena de “La conversazione” una scena che parla di barboni e di quando i giorni in cui scioperavano i giornali ne morissero di più perchè non poteva coprirsi la notte. Poi mi seggo su una panchina e penso: non devo fare niente? Leggo tanto. Kant, Sant’Agostino, Voltaire, e me ne vado a casa?
Ho delle monete in tasca, mi avvicino ma non so dove lasciarle; mentre mi muovo intorno a lui, lui si sveglia e salta in aria. Lo tranquillizzo e mi chiede come sto e se ho acqua o un giubbotto. Gli dico no ma che torno a portarglieli.  Continua a leggere “Ci sono cose che puoi scrivere di notte… di Dario Ricciardo”

Alla fiera del libro… di Dario Ricciardo

Alla fiera del libro… di Dario Ricciardo

dario

Qua alla Fiera del libro, a Plpl, le sole domande che mi vengono fatte da chi incontro per la prima volta sono:
1) E tuo nipote? (65%)
2) A scuola? (35%)
Ragion per cui ho il sospetto di avere esagerato con con mio nipote e la scuola, allora ho pensato che, per recuperare un po’ di credibilità, potrei raccontare di quello che considero il punto di contatto tra le monadi di Leibniz e l’Uno di Plotino, ma rischierei di scrivere un saggio poco più lungo del romanzo più breve di sempre. In vendita scarpette di neonato mai usate (Hemingway, il romanzo). Il punto di contatto tra monadi di Leibniz e Uno di Plotino è che in entrambi i casi la materia nasce per esaurimento del bene, e in particolare per Plotino il male non è l’opposto del bene ma la sua assenza (io, il saggio).
Ma forse è meglio se, in attesa di trovare l’ispirazione che mi permetta di ampliare il saggio ad almeno una cartella, mi dedico a un po’ di narrativa:
Ieri ho mangiato una cosa così buona che se avessi saputo che era così buona avrei fatto una foto che avrei postato prima di mangiarla (la cosa; non la foto, ovviamente).
La suddetta cosa ha il nome di: bicchierino al cioccolato, ed è così composta: un bicchierino di cioccolato dal diametro di due centimetri e profondità di uno, che contiene una crema di cioccolato simile alla Nutella. Quindi quando prendi il bicchierino, dopo il primo morso, non sai se continuare a mordere o bere. Io ho finito per leccare (preciso che l’eventuale allusione sessuale, è del tutto casuale a livello della coscienza, del mio inconscio non rispondo). Continua a leggere “Alla fiera del libro… di Dario Ricciardo”

Una riflessione di Dario Ricciardo

Una riflessione di Dario Ricciardo

«Morì nelle seguenti circostanze: in seguito a una crisi, abbastanza leggera, di uremia, gli era stato prescritto il riposo. Ma poiché un critico aveva scritto che nella Veduta di Delft di Vermeer (prestata dal museo dell’Aja per una mostra di pittura olandese), quadro ch’egli adorava e credeva di conoscere alla perfezione, un piccolo lembo di muro giallo (di cui non si ricordava) era dipinto così bene da far pensare, se lo si guardava isolatamente, a una preziosa opera d’arte cinese, d’una bellezza che poteva bastare a se stessa, Bergotte mangiò un po’ di patate, uscì di casa e andò alla mostra.

dario ricciardo

Sin dai primi gradini che gli toccò salire, fu colto da vertigini. Passò davanti a parecchi quadri ed ebbe l’impressione dell’aridità e inutilità di una pittura così artificiosa, che non valeva le correnti d’aria e di sole di un palazzo di Venezia o di una semplice casa in riva al mare.

Alla fine, fu davanti al Vermeer, che ricordava più smagliante, più diverso da tutto quanto conoscesse, ma nel quale, grazie all’articolo del critico, notò per la prima volta dei piccoli personaggi in blu, e che la sabbia era rosa, e – infine – la preziosa materia del minuscolo lembo di muro giallo.

Le vertigini aumentavano; lui non staccava lo sguardo, come un bambino da una farfalla gialla che vorrebbe catturare, dal prezioso piccolo lembo di muro. “È così che avrei dovuto scrivere, pensava. I miei ultimi libri sono troppo secchi, avrei dovuto stendere più strati di colore, rendere la mia frase preziosa in sé, come quel piccolo lembo di muro giallo.” Tuttavia, la gravità delle vertigini non gli sfuggiva.

In una celeste bilancia gli appariva, ammucchiata su uno dei due piatti, la sua propria vita, mentre l’altro conteneva il piccolo lembo di muro così ben dipinto in giallo. Sentiva d’aver dato, incautamente, la prima per il secondo. “Non vorrei comunque diventare, si disse, il fatto saliente di questa mostra per i giornali della sera.” Continua a leggere “Una riflessione di Dario Ricciardo”