Ci sono cose che puoi scrivere di notte… di Dario Ricciardo

Ci sono cose che puoi scrivere di notte… di Dario Ricciardo

Ci sono cose che puoi scrivere di notte, perchè per scriverle devi sapere che non le leggerà nessuno per qualche ora.
Di giorno potrei scrivere che ho litigato in aereo che volevo fare una denuncia alla compagnia che poi tutti mi hanno chiesto scusa e che mi è dispiaciuto che me lo chiedessero.

dario ricciardo


Potrei raccontare di come a causa di distorsioni informative mi sia ritrovato a camminare a piedi per due chilometri trascinando due valigie piene di vestiti e libri e di come per alcuni tratti a causa di un forte vento contro e complici le due valigie restavo praticamente immobile.
Ma di giorno non potrei raccontare di Emanuele.
Emanuele all’inizio è un ammasso indistinto che dorme. Una pesante coperta bianca e delle scarpe che sbucano da sotto.
Scatto una foto e ripenso a una scena de “La conversazione” una scena che parla di barboni e di quando i giorni in cui scioperavano i giornali ne morissero di più perchè non poteva coprirsi la notte. Poi mi seggo su una panchina e penso: non devo fare niente? Leggo tanto. Kant, Sant’Agostino, Voltaire, e me ne vado a casa?
Ho delle monete in tasca, mi avvicino ma non so dove lasciarle; mentre mi muovo intorno a lui, lui si sveglia e salta in aria. Lo tranquillizzo e mi chiede come sto e se ho acqua o un giubbotto. Gli dico no ma che torno a portarglieli.  Continua a leggere “Ci sono cose che puoi scrivere di notte… di Dario Ricciardo”

Alla fiera del libro… di Dario Ricciardo

Alla fiera del libro… di Dario Ricciardo

dario

Qua alla Fiera del libro, a Plpl, le sole domande che mi vengono fatte da chi incontro per la prima volta sono:
1) E tuo nipote? (65%)
2) A scuola? (35%)
Ragion per cui ho il sospetto di avere esagerato con con mio nipote e la scuola, allora ho pensato che, per recuperare un po’ di credibilità, potrei raccontare di quello che considero il punto di contatto tra le monadi di Leibniz e l’Uno di Plotino, ma rischierei di scrivere un saggio poco più lungo del romanzo più breve di sempre. In vendita scarpette di neonato mai usate (Hemingway, il romanzo). Il punto di contatto tra monadi di Leibniz e Uno di Plotino è che in entrambi i casi la materia nasce per esaurimento del bene, e in particolare per Plotino il male non è l’opposto del bene ma la sua assenza (io, il saggio).
Ma forse è meglio se, in attesa di trovare l’ispirazione che mi permetta di ampliare il saggio ad almeno una cartella, mi dedico a un po’ di narrativa:
Ieri ho mangiato una cosa così buona che se avessi saputo che era così buona avrei fatto una foto che avrei postato prima di mangiarla (la cosa; non la foto, ovviamente).
La suddetta cosa ha il nome di: bicchierino al cioccolato, ed è così composta: un bicchierino di cioccolato dal diametro di due centimetri e profondità di uno, che contiene una crema di cioccolato simile alla Nutella. Quindi quando prendi il bicchierino, dopo il primo morso, non sai se continuare a mordere o bere. Io ho finito per leccare (preciso che l’eventuale allusione sessuale, è del tutto casuale a livello della coscienza, del mio inconscio non rispondo). Continua a leggere “Alla fiera del libro… di Dario Ricciardo”

Una riflessione di Dario Ricciardo

Una riflessione di Dario Ricciardo

«Morì nelle seguenti circostanze: in seguito a una crisi, abbastanza leggera, di uremia, gli era stato prescritto il riposo. Ma poiché un critico aveva scritto che nella Veduta di Delft di Vermeer (prestata dal museo dell’Aja per una mostra di pittura olandese), quadro ch’egli adorava e credeva di conoscere alla perfezione, un piccolo lembo di muro giallo (di cui non si ricordava) era dipinto così bene da far pensare, se lo si guardava isolatamente, a una preziosa opera d’arte cinese, d’una bellezza che poteva bastare a se stessa, Bergotte mangiò un po’ di patate, uscì di casa e andò alla mostra.

dario ricciardo

Sin dai primi gradini che gli toccò salire, fu colto da vertigini. Passò davanti a parecchi quadri ed ebbe l’impressione dell’aridità e inutilità di una pittura così artificiosa, che non valeva le correnti d’aria e di sole di un palazzo di Venezia o di una semplice casa in riva al mare.

Alla fine, fu davanti al Vermeer, che ricordava più smagliante, più diverso da tutto quanto conoscesse, ma nel quale, grazie all’articolo del critico, notò per la prima volta dei piccoli personaggi in blu, e che la sabbia era rosa, e – infine – la preziosa materia del minuscolo lembo di muro giallo.

Le vertigini aumentavano; lui non staccava lo sguardo, come un bambino da una farfalla gialla che vorrebbe catturare, dal prezioso piccolo lembo di muro. “È così che avrei dovuto scrivere, pensava. I miei ultimi libri sono troppo secchi, avrei dovuto stendere più strati di colore, rendere la mia frase preziosa in sé, come quel piccolo lembo di muro giallo.” Tuttavia, la gravità delle vertigini non gli sfuggiva.

In una celeste bilancia gli appariva, ammucchiata su uno dei due piatti, la sua propria vita, mentre l’altro conteneva il piccolo lembo di muro così ben dipinto in giallo. Sentiva d’aver dato, incautamente, la prima per il secondo. “Non vorrei comunque diventare, si disse, il fatto saliente di questa mostra per i giornali della sera.” Continua a leggere “Una riflessione di Dario Ricciardo”

Le nonne lontane…

Di Maria Luisa Pirrone

Ci sono notti che passerai in aeroporto aspettando un aereo prima dell’alba. Ci sono notti che mangerai km su una vecchia macchina da un capo all’altro del paese. Lo farai per poche, pochissime persone. Tra queste, le nonne lontane. Quando se ne andranno.

Io lo feci qualche anno fa, per la mia, e l’ho rifatto ieri per un’altra nonna, non di sangue ma di cuore. Una nonna che ha amato suo nipote come la mia ha amato me. Nell’assenza e negli istanti fuggevoli.

Le nonne lontane aspettano tutto l’anno un ritorno e per quell’occasione speciale si preparano per settimane. Le nonne lontane, quando ti rivedono, impastano, impanano, friggono, sfornano, curano e perdonano. Tutto.

Ogni volta hanno un solco in più sulle mani, ogni volta il loro sguardo è più dolce, più felice e più triste. E un giorno se ne andranno in silenzio, a centinaia o migliaia di km da te, portandosi via la tua infanzia e la tua adolescenza, le vacanze più belle, l’amore più puro, certe di aver tracciato il sentiero che percorrerai dopo di loro. Certe di non aver attraversato la tua vita per caso.

La mia nonna avrebbe compiuto gli anni oggi, un capricorno testardo e indipendente come me. È un’anima libera da quasi 5 anni, come l’altra lo è da pochi giorni…e quando questo succede, non guardi più il cielo nello stesso modo.

(In foto: cielo di Toscana dalla vecchia macchina che sta mangiando i km…)

Grida, di Dario Ricciardo

Grida, di Dario Ricciardo

Dario Ricciardo

Le cose gridano.

Gridano in tanti pezzi.

Io mi tappo forte le orecchie quando le sento. Gridano, e poi grida la mamma. Poi e anche prima.

Prima le cose volano.

Volano su papà. Volano da mamma a papà. Volano forte, così forte che se prima di gridare sbattono su papà, papà grida. Grida forte, papà. Forte contro tutti. Dice Madonna, Dio, Cristo, dice Porco, Puttana della, Vaffanculo.

A me dice di non dire parolacce, però lui ne dice tante e io mi tappo le orecchie perché mi spavento che Dio si arrabbia. Dio può tutto, così mi hanno detto. Allora unisco le mani e a bassa voce gli chiedo di non fare niente a papà. Papà è buono, solo grida sempre. Fa gridare anche la mamma. Grida la mamma con le cose in mano, quando le cose volano, quando le cose gridano.

Quando grido io con altri bambini, papà e mamma mi dicono di smettere perché non sta bene. Io non li capisco. Mi dicono anche di non fumare. Però loro fumano. Continua a leggere “Grida, di Dario Ricciardo”

Stamattina a letto… di Dario Ricciardo

Stamattina a letto… di Dario Ricciardo

Stamattina a letto, al termine di una notte di sogni agitati che non hanno però prodotto in me alcuna modificazione che possa interessare un entomologo, rifletto sull’annosa questione tra apparire ed essere e giungo alla parziale conclusione che è una falsa questione o perlomeno relativa.

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Riprendendo il pensiero di due geni, Martin Heidegger e Hannah Arendt (bella copia, nulla da dire, loro sì che si sono saputi scegliere), noi siamo “gettati” nel mondo – che esiste al di fuori di noi, e non c’è solipsismo o idealismo che tengano – impariamo a conoscerlo sulla base alla rappresentazione che ne facciamo – sulla base delle nostre capacità rappresentative, più correttamente – e nel conoscerlo scopriamo prima di ogni altra cosa la nostra esistenza, perchè per avere consapevolezza di sè è necessario averla di qualcos’altro altrimenti si è un uno indistinguibile, e nello scoprire il mondo come rappresentazione, cioè nel suo apparirci, riconosciamo apparenze che identifichiamo simili a noi, “altri” che si muovono come noi, che vediamo come noi e che quindi immaginiamo provare le nostre stesse sensazioni e avere le medesime rappresentazioni.

Ma anche i loro sentimenti e sensazioni ci arrivano tramite l’apparenza del loro corpo, per mezzo del cambiare delle espressione del viso o gestualità o incedere eccetera. Continua a leggere “Stamattina a letto… di Dario Ricciardo”

Quattro passi nella notte, in via Don Giovine ad Alessandria

Quattro passi nella notte, in via Don Giovine ad Alessandria

Nel silenzio della notte nella periferia alessandrina c’è il tempo per meditare, si sente solo il suono dei propri pensieri che si inseguono veloci nella mente è il momento migliore per riflettere con una diversa prospettiva, alla ricerca di nuovi orizzonti per il giorno che verrà…

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