Robert Frank, il poeta tragico dell’America

Robert Frank, il poeta tragico dell’America

Girò gli Usa, guardò oltre le cromature In 83 implacabili scatti, il fotografo scomparso all’età di 94 anni svelò l’essenza nascosta di un Paese. E cambiò la storia della sua arte

di Matteo Persivale

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«Robert Frank, svizzero, riservato, gentile, con quella sua piccola macchina fotografica che alza all’improvviso scattando con una mano sola, ha estratto un poema triste dal cuore dell’America e l’ha fermato sulla pellicola. È uno dei poeti tragici del nostro tempo». Così Jack Kerouac descrisse l’amico scomparso ieri a 94 anni: uno degli artisti più importanti della storia della fotografia, gemello diverso di Henri Cartier-Bresson. «Beat» senza regole Frank, surrealista colto Cartier-Bresson: entrambi rivoluzionari.

Robert Frank, ebreo, arrivò negli Stati Uniti dopo la guerra dalla Svizzera. Incapace di lavorare per le riviste patinate, fece una cosa che l’America non gli perdonò mai: alzò il cofano della lucente Cadillac metallizzata e cromata del benessere postbellico e dette un’occhiata oltre le cromature. Trovando solitudine, povertà, razzismo. Tristezza. Girò per l’America grazie a una borsa di studio Guggenheim dal 1953 al 1955, quasi sempre da solo con la sua Leica di quarta mano guidando un’auto scassata (fermato regolarmente da poliziotti sospettosi) e fece un reportage diverso da tutti gli altri… continua su: https://www.corriere.it/esteri/19_settembre_10/poeta-tragico-dell-america-40f38d10-d3fb-11e9-9f17-aad5add5a4d8.shtml