Solo il tempo lo dirà. La saga dei Clifton. Ediz. speciale. 1., di Jeffrey Archer

Solo il tempo lo dirà. La saga dei Clifton. Ediz. speciale. 1., di Jeffrey Archer

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pubblicato da HarperCollins Italia

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L’epica storia della vita di Harry Clifton inizia nel 1920, con le parole Mi stato detto che mio padre stato ucciso durante la guerra. Harry non ha mai conosciuto suo padre Arthur, scaricatore del porto di Bristol, se non attraverso le parole dello zio Stan, che si aspetta che il ragazzo si unisca a lui nel cantiere navale dei Barrington, una volta finita la scuola. Ma grazie a un dono inaspettato Harry vince una borsa di studio in un prestigioso collegio, e la sua vita cambia per sempre. Diventato adulto, continua ad interrogarsi su suo padre, la cui morte non smette di tormentarlo e lo spinge a scavare senza sosta per scoprire una verit che appare sempre pi sfuggente. E davvero figlio di Arthur Clifton? Perch sua madre gli ha mentito? E per quale motivo tutti si rifiutano di dirgli cos’ successo veramente? Ambientato tra il 1920 e il 1940, Solo il tempo lo dir, romanzo introduttivo della saga dei Clifton, conduce il lettore dalle banchine della classe operaia alle trafficate strade di New York City, dalle devastazioni della Grande Guerra allo scoppio del Secondo Conflitto Mondiale, in un viaggio al termine del quale il protagonista si trover di fronte a un dilemma che non avrebbe mai immaginato di dover affrontare.

da: https://www.mondadoristore.it

ABBANDONO, di Miriam Maria Santucci autrice

ABBANDONO, di Miriam Maria Santucci autrice

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NO all’abbandono!

ABBANDONO
di Miriam Maria Santucci

Piccolino, non so chi tu sia.
Ti han lasciato in mezzo al cammino…
Guardi intorno e non trovi la via.
Senti vivo il tuo amaro destino
e ti abbandoni sull’erba di un campo.
Piccolino, non so a chi appartieni,
ma di certo non era tuo amico.
Hai lo sguardo perduto nel vuoto
e il mio cuore con te sta tremando.
Mi avvicino… Ascolto un guaito…
Ti accarezzo… Ma già stai volando…

(2014)

Poesia tratta dalla raccolta “Le Impronte della Vita”.

© Copyright 2015 – Miriam Maria Santucci

Un celeste divenire, di Guido Mazzolini

Un celeste divenire, di Guido Mazzolini

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E celeste il divenire di Cosimo, il protagonista, narratore della propria esistenza, dal giorno del suo decimo compleanno fino a una sofferta maturità. E celeste il sentimento che lo unisce a Claudia, bionda e forte, un amore difficile e nato bambino, cresciuto nella lontananza e nell’attesa, in un continuo cercarsi e perdersi, trovarsi e smarrirsi.

Cosimo e Claudia costruiscono vite parallele: il primo diviene affermato pianista jazz, immerso in una Milano luminosa e malinconica; la seconda invece trasporta la propria vita a Venezia, dove lavora come restauratrice. Ma è sempre il destino, alla fine, a tirare le somme, e forse l’uomo non può che adempiere alla propria sorte ricalcando un disegno solo appena accennato.

da: https://www.mondadoristore.it

Preghiera, di Franco Arminio

Preghiera, di Franco Arminio

Fratelli che siete qui dentro

la vita,

fratelli di questo spazio

e di questo tempo,

voglio dirvi una cosa

che sapete:

si può morire all’improvviso,

cadere nella furia

di una malattia,

la terra può tremare,

si può sbandare

in una curva. Continua a leggere “Preghiera, di Franco Arminio”

Giulia Tofana, Adriana Assini

Giulia Tofana, Adriana Assini

Nella Roma barocca di Urbano VIII trionfa l’arte e imperano le feste, ma anche il Tribunale dell’Inquisizione lavora senza soste. Le leggi le fanno ancora gli uomini
e le donne le subiscono, assieme ai matrimoni imposti e ai maltrattamenti non puniti, prepotenze a cui nessuno, nemmeno il Santo Padre, intende porre rimedio.
La musica cambia, però, quando nella città sul Tevere approda una bella forestiera, Giulia Tofana, giovane plebea di dubbia morale e cuore schietto.
Innamorata persa di un barone e amante di un bel frate, non ne sa di scienza né di lettere, ma a forza di trafficare con l’arsenico e l’antimonio, ha messo a punto la formula di un veleno che non lascia tracce, non desta sospetti. Un veleno perfetto, dunque, che però non è per tutti: paladina di giustizia, Giulia lo vende soltanto alle donne.
Per liberarsi di mariti grevi e maneschi, che non hanno scelto.

La trama delle lucciole, di Camillo Sbarbaro, da Elvio Bombonato

La trama delle lucciole, di Camillo Sbarbaro, da Elvio Bombonato

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La trama delle lucciole ricordi
sul mar di Nervi, mia dolcezza prima?
(trasognato paese dove fui
Ieri e che già non riconosce il cuore).

Forse. Ma il gesto che ti incise dentro,
io non ricordo; e stillano in me dolce
parole che non sai d’aver dette.

Estrema delusione degli amanti!
invano mescolarono le vite
s’anche il bene superstite, i ricordi,
son mani che non giungono a toccarsi.
Ognuno resta con la sua perduta
felicità, un po’ stupito e solo,
pel mondo vuoto di significato.
Miele segreto di che s’alimenta;
fin che sino il ricordo ne consuma
e tutto è come se non fosse stato.

Continua a leggere “La trama delle lucciole, di Camillo Sbarbaro, da Elvio Bombonato”

Sono invisibile, di fragilequiete

Sono invisibile, di fragilequiete

Una volta amavo forte nonostante ogni dolore; amavo e scrivevo così tante cose sull’amore che andare a rileggerle mi fa contorcere lo stomaco. Ero veramente pura, incontaminata; ero leggera nella mia disperazione perché sapevo amare nel modo in cui solamente un’anima sincera può farlo, senza aspettarmi niente in cambio, senza voler cambiare le cose.

Accettavo le conseguenze di tutto, accettavo soprattutto il dolore per poterne fare qualcosa di bello, di straordinario.

Non ero così arrabbiata come adesso, nè così frustrata, ero consapevole e libera, e forse poi in fondo è così che dovrei sentirmi. Prevale invece il desiderio di autodistruzione e non so più chi sono, nè chi voglio essere, nè se effettivamente riuscirò mai ad essere qualcosa, perché al momento mi percepisco solo come un fantasma che vaga tra i cuori delle persone a cui sento di essere più legata spiritualmente; vago tra i corridoi delle loro anime, mi nascondo in ogni angolo libero e sto lì ad inebriarmi della loro essenza, mettendo da parte me stessa. Sono invisibile.

da: Alogico Tumbir

Isabella Leardini, “la poesia agisce nel buio per mostrare anche l’invisibile”

Isabella Leardini, “la poesia agisce nel buio per mostrare anche l’invisibile”

by Grazia Calanna  https://www.lestroverso.it

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«L’attimo dell’aria che risplende/ è così simile alla vita qualunque/ soltanto un po’ più chiaro». L’invisibile radicato nel visibile, s’insinua leggerissimo come un fiato di luce. È questa la sensazione che si ha leggendo “Una stagione d’aria” di Isabella Leardini. “Il canto inimitabile ha lo splendore di un diamante […] collocato nella sua terra d’origine. Così la poesia arriva [anche] a essere la trasmissione dell’esperienza dell’indicibile”, sovviene Viviani.

Per le raffinate edizioni “Donzelli Poesia”, un libro che ci coglie di sorpresa, che, nuovissimo ad ogni lettura, non si lascia impugnare, non si lascia “spiegare”. Come l’amore, «come l’ultimo boato senza luce», «come capita alle cose importanti/ quando cadono per sbaglio dalle tasche», «come un inverno che finisce all’improvviso», «come i bambini che accudiscono un segreto/ e corrono a giocarci di nascosto», «come un bicchiere che si rompe per caso», «come gli amanti e i pensieri di chi attende», «come una pianta che con poca luce/ sappia fiorire mille volte senza cure», «come l’insegna negli occhi dei vinti», «come tutte quelle cose/ che nascono già doppie», «come fa chi crede/ senza pace ma senza dubitare». Continua a leggere “Isabella Leardini, “la poesia agisce nel buio per mostrare anche l’invisibile””

Giulia Martini, la poesia “è il miracolo della cronologia che si interrompe”

Giulia Martini, la poesia “è il miracolo della cronologia che si interrompe”

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by Giulia Martini  https://www.lestroverso.it

Per quanto definire non vada più di moda – o meglio, per quanto vada di moda definire senza finire, rifacendosi alla sostanziale fluidità dell’oggetto in questione, non proporre una definizione, sia che si tratti della poesia sia che si tratti – a maggior ragione – del mondo, è forse pericoloso. Anch’io ho barato, in questo senso, quando scrissi che alla poesia spetta «ora capire ora esorcizzare, avvicinarsi o allontanarsi da qualcosa o da qualcuno; un divertimento, una terapia, un’agnizione».

Tutti questi casi, a ben guardare, dalla gnoseologia al sollazzo, riconducono il gesto poetico al rapporto col tempo: compiendolo, nel caso della gnoseologia; deformandolo, nel caso del sollazzo. Una bella definizione mi sembra quella di Patrizia Cavalli, che dice che la poesia – al pari dell’amore e del gioco – è nemica del tempo lineare, è il miracolo della cronologia che si interrompe. Continua a leggere “Giulia Martini, la poesia “è il miracolo della cronologia che si interrompe””

Essere Oslo, di Andrea Fabiani

Essere Oslo, di Andrea Fabiani

Mi sento solo,
mi ci sento sempre.
Lo penso e lo scrivo
ossessivamente,
su un foglio bianco
con una penna stilo.Scrivo:
io sono solo.
Io sono solo.
Io sono solo.
E scrivendolo trovo
la soluzione, per caso,
nascosta bene,
in un guizzo di dislessia.
Anagrammo per sbaglio
la solitudine mia, e di questo
“io sono solo” ne faccio
un “io sono
Oslo”.
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“La Terra che rimane” di Maria Allo, “metafora insistita della condizione umana”

“La Terra che rimane” di Maria Allo, “metafora insistita della condizione umana”

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by l’EstroVerso  https://www.lestroverso.it

Premetto, prendo licenza una volta tanto di frappormi tra autrice e lettore, la lettura de “La terra che rimane” di Maria Allo ha rappresentato per me un’occasione di crescita personale. Parafrasando i primi versi di una bellissima poesia di Margherita Guidacci, rivolta al suo ipotetico lettore, Maria Allo mette la sua anima fra le mani di chi la legge, le curva a nido, e la sua poesia riposa in chi l’ha letta. Quasi un miracolo tra tanti, troppi, libri di inutile e sedicente poesia. “La terra che rimane” invece è da leggere e possedere.Il libro parte quasi in sordina, con margini di poesia a margine, odori e segni dolenti, vissuti in ogni singolo attimo, lieve o greve che sia. Poi sempre meno timidamente si avvicina, e il lettore scopre che quegli attimi, quei versi non fanno parte del canzoniere di chi si alza ogni mattina col piede sbagliato. Appartengono alla terra, alla persona, che ne trattiene l’odore e i segni. “La nascita può spegnere la sete” ci dice l’Autrice a un certo punto, e quasi non ci si accorge di quanto già sia dentro in chi lo legge.
D’altra parte, se tutta la vita è cercare, in ogni modo e maniera, di lasciare tracce del proprio passaggio, la nascita ne rappresenta il primo atto. Un atto di nascita è anche quello di una poesia letteralmente strappata al proprio corpo, forma e mente di linguaggio unico e proprio per ogni autore che si rispetti.
Sarà chiaro ormai che ho amato questo libro in primis per la cura che l’autrice si prende del lettore. Ogni nascita, tuttavia, è temporanea, almeno fino a quando non risponderà alla chiamata “di un’ombra”. Tutto quanto sta in mezzo ai due eventi è un “frattempo”, dove la nascita è dapprima crescita, felicità, ricerca, poi malattia e corruzione, quindi delusione da vivere ogni giorno.
Ogni pezzo della raccolta che, nella sua straordinaria compattezza può essere considerato vero e proprio poemetto, tocca ognuno dei cinque sensi.  Continua a leggere ““La Terra che rimane” di Maria Allo, “metafora insistita della condizione umana””

“Mamme con la partita Iva”, di Valentina Simeoni

“Mamme con la partita Iva”, di Valentina Simeoni

By

di giuliomozzi

[Il libro Mamme con la partita iva, di Valentina Simeoni, pubblicato presso Sonzogno, sarà in libreria il 28 giugno 2018].

Conobbi Valentina Simeoni nel 2013, quando lei si iscrisse a un breve corso di scrittura presso il circolo Arci di Padova “Lanterna Magica”. Era un momento difficile della mia vita e in quel corso, devo ammetterlo, non detti il meglio di me stesso. Mancavo di concentrazione, mancavo di tempo, mancavo dunque di tutto ciò che mi serve per condurre bene un corso. Amen: mi dispiacque, mi dispiace, e me ne scuso ancora oggi con chi partecipò.

Il mio stato poco felice non mi impedì, peraltro, di notare Valentina. Mi sembrò, per dirla nel modo più semplice, una persona dall’intelligenza fuori dal comune: per di più, sgobbona. E perciò, negli anni successivi, anche grazie a quegli strumenti diabolici ma meravigliosi che sono i social media, cercai di non perderla di vista. Lei è antropologa («La cosa che mi piace di più fare e che so fare meglio – parole sue – è osservare le persone»), lessi nel tempo alcune sue pubblicazioni, mi rafforzai nella mia opinione. Di tanto in tanto, quando se ne presentava l’occasione, cercavo di far sentire la mia presenza. Lei mi prestò dei libri, io le prestai dei libri. Cose molto semplici.

È così che funziona, più spesso di quanto non si creda, il lavoro di scouting. Quando conobbi Valentina non avevo la possibilità di proporle niente di preciso; e, in effetti, in ogni caso non avrei saputo che cosa proporle. Ma in tutto ci vuole pazienza, e nell’editoria più che in altri ambiti. Un’occasione sarebbe arrivata, pensavo, anche se non sapevo un’occasione per cosa.

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Note di lettura: “Neghentopia” di Matteo Meschiari

Note di lettura: “Neghentopia” di Matteo Meschiari

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di Luigi Preziosi

Difficile definire Neghentopia diMatteo Meschiari, uscito da qualche mese presso Exorma.Certo ne è il contenuto distopico, per la rappresentazione proiettata in un futuro indefinito e particolarmente drammatico, di un mondo collassato, popolato da un’umanità ridotta al minimo delle sue funzioni vitali e tesa ad una mera quanto precaria sopravvivenza.

Il testo è poi impostato come una sceneggiatura cinematografica. Ne deriva una prosa scarnificata, ma paradossalmente di non facile decifrazione: il rigoglioso fiorire di immagini lascia intuire la particolare densità concettuale che le ha generate.

Ma tentare di incasellare il libro in un qualche genere narrativo canonico è ulteriormente complicatoper la compresenza di forme espressive eterogenee. Innanzitutto, la narrazione è splendidamente accompagnata dalle suggestive illustrazioni di Rocco Lombardi, evocanti, in piena coerenza con il testo, una rappresentazione purgatoriale del mondo, immerso in una foschia che intorbidisce insieme il paesaggio e le menti degli uomini.

Ancora: il libro andrebbe letto ascoltando la musica che il testo, tra parentesi, di volta in volta propone: si va da Patti Smith a Ernst Reijseger, da Brian Eno a Schoenenberg. La dimensione musicale, nel suo complesso e per i riferimenti scelti, aumenta ulteriormente il senso di spaesamento che dalla parola scritta promana.

L’ambientazione nel futuro è palese, ma l’incombere del grigiore che pare opacizzare la pagina induce al dubbio che ciò che il libro rappresenta sia un tempo verso cui si sta già ora degradando, il prolungarsi inevitabile di un adesso, nel quale stentiamo a cogliere i prodromi della catastrofe che ci aspetta.

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