Il Sessantotto tra Dioniso, Antigone e Che Guevara, di Patrizia Nosengo

Il Sessantotto tra Dioniso, Antigone e Che Guevara, di Patrizia Nosengo

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Rammentava Eric Hobsbawm che “non si può raccontare l’età della propria vita allo stesso modo in cui si può (e si deve) scrivere la storia dei periodi conosciuti solo dall’esterno […], attraverso le fonti dell’epoca o le opere degli storici successivi”[1]. Tale postulato tanto più vale allorché il tempo che si narra coincide con quello rimpianto  e idealizzato della giovinezza perduta e dei giovanili entusiasmi e coinvolgimenti emotivi, come dimostra la sterminata letteratura sul Sessantotto, in larghissima parte stilata dai protagonisti di quella stagione, una letteratura in cui troppo spesso la mitografia sostituisce la ricerca critica e la memoria rimpiazza la Storia. Continua a leggere “Il Sessantotto tra Dioniso, Antigone e Che Guevara, di Patrizia Nosengo”

Ricordi e riflessioni su Rudi Dutschke e il Sessantotto, di Franco Livorsi

  1. Ricordi e riflessioni su Rudi Dutschke e il Sessantotto, di Franco Livorsi

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Alessandria: Già a caldo, e anche ora, ho considerato il Sessantotto, ossia il periodo storico di cui quell’anno fu il culmine, come effettivamente rivoluzionario. Analogamente al 1848 europeo, sebbene ovviamente in un contesto totalmente diverso. Nel 1848 entrò in crisi l’ordine mondiale stabilito con il congresso di Vienna del 1815 dalle potenze che avevano sconfitto Napoleone: anche se quell’”ordine”, in mezzo a molte crisi anche belliche tra singoli Stati (però non più europeo-mondiali come le guerre napoleoniche, ma inter-statali), durò poi sino al 1914, quando scoppiò di nuovo un conflitto europeo-mondiale, ufficialmente detto “primo”.

Nel 1968, analogamente al 1848, si scosse profondamente, ma poi “si riprese”, l’ordine stabilito a Yalta, nel 1944, dalle grandi potenze che stavano schiacciando il nazifascismo. In quel nostro tempo, pure ormai cinquant’anni lontano da noi, si aprirono le prime grandi crepe nell’edificio-mondo voluto a Yalta: l’intera costruzione “concordata” subì insomma vari crolli (non solo alla periferia, ma al cuore degli imperi contrapposti, ossia nelle aree d’influenza decise a Yalta). Continua a leggere “Ricordi e riflessioni su Rudi Dutschke e il Sessantotto, di Franco Livorsi”

Sessantotto, illusione rimossa, di Agostino Pietrasanta

Sessantotto

di Agostino Pietrasanta. Alessandria

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Siamo già alla scadenza cinquantenaria, ma salvo imprevedibili sorprese non ci saranno celebrazioni di rilievo. Forse qualche rivista, qualche pubblicazione specialistica tenterà di richiamare un evento che, nel breve, ebbe udienza mondiale, ma oggi, almeno in prevalenza, quella che fu chiamata, e non senza qualche ragione, “contestazione globale” viene citata solo saltuariamente e per rimarcarne aspetti discutibili o ritenuti negativi, spesso senza appello: “…tutta colpa del sessantotto”.

Eppure di fronte all’afasia dei social sulla serietà dei problemi in agenda, di fronte all’assenza di ogni confronto dialettico serio, di un dibattito diffuso, di fronte al “vuoto” che oggi ci viene riservato, le denunce di quel periodo riescono a suscitare qualche nostalgia. C’era una voglia (la proposta è altra cosa) di antiautoritarismo che esprimeva in nuce un’istanza democratica ed una esigenza di egualitarismo che finì per richiamare, non senza qualche confusione, ideali marxisti, anarchici e cristiani a supporto di un entusiasmo che si impose sullo scenario del mondo. Continua a leggere “Sessantotto, illusione rimossa, di Agostino Pietrasanta”