Racconti: IL VIZIO (racconto storico) di Simone Delizioso

Racconti: IL VIZIO (racconto storico) di Simone Delizioso

(1351)

Il fraticello corse dal priore con la missiva da spedire.

“Il nostro ospite non dorme con nessuno e non sembra si dedichi a pratiche onanistiche. Avevi ragione tu, amore mio” concluse carezzandogli una mano.

“Fra’ Tiberio!” gli diede addosso il superiore scostandosi. “Noi due, invece, insieme ci dormiamo; ma non significa che lo debbano sapere tutti.”

“Avete ragione, frate priore.

Perdonatemi ma mi sembra bizzarro: nessuno di noi dorme solo e, se così non fosse, ci sarebbe meno voglia di rinserrarsi in monastero. Voi stesso stabilite a chi di noi spetta allietarvi la notte.”

“Fra’ Tiberio! Ricordate che mi dovete obbedienza e, fate come vi dico e basta!” Si raddolcì subito e continuò: “Lo sai che da un po’ anch’io non penso che a te, Tiberio. Ma abbiamo quell’impiastro che non si decide ad andarsene. Lo immagini cosa si rischia se si sapesse che in questo monastero sia pratica comune fornicare fra di noi? È così in qualsiasi comunità religiosa, e va bene, ci confessiamo e ci mondiamo dal peccato tutti i giorni, però il fatto che siamo dei viziosi resta. Continua a leggere “Racconti: IL VIZIO (racconto storico) di Simone Delizioso”

Racconti: IL BASSO (racconto storico) di Simone Delizioso

Racconti: IL BASSO  (racconto storico)  di  Simone Delizioso

IL BASSO  (racconto storico)    

(1817 / 1860)     

“Chi mi vuole?” chiese l’impresario dal balcone.

“Sono io, signor Cartoni, Grazzosi, si ricorda di me?”

Dall’alto la sagoma dell’individuo era confusa nella penombra del vicolo.

“No.”

“Mi volle nel coro del ‘Fidelio’, Grazzosi, il basso.”

“Mi dispiace. Nella ‘Cenerentola’ non c’è bisogno di cori. E siamo con la compagnia al completo, e il maestro Rossini lavora e non lo faccio vedere a nessuno finchè non finisce e, Grazzosi, non ci rompere questo e pure quello! hai capito?!” urlò Cartoni fuori da ogni calma per cose che solo lui sapeva.

Mentre quello in strada faceva sentire i suoi passi in allontanamento il forsennato si riaffacciò vociando anche più forte:

“Ooh… Grazzosi!… oilà… Grazzosi!”

“Sì” rispose il visitatore dopo un poco tornato di corsa al richiamo.

“Basso?” gli domandò Cartoni; “non vuole dire di poca altezza?”

“E neanche, certo, perchè rauco di voce” scherzò il cantante. “Prendo le note gravi dal mi di sopra al mi e anche il re e il do a scendere.”

Di su, svuotatosi il balcone, si sentì parlare, scalpicciare e correre giù per la scala. Dabasso si formò un capannello con l’impresario, lo stesso Rossini e il librettista Ferretti, tutti barbuti e puzzolenti e a essi il nuovo arrivo diede saggio del timbro, dell’estensione e delle tonalità vocali.

“È Magnifico! È proprio Magnifico!” saltellava felice il giovane compositore.

“Troppo buono” si schermiva il basso, “me la cavo; magnifico proprio…”

“Don Magnifico” spiegò Ferretti “è il padre della nostra Cenerentola, il basso buffo che il maestro voleva per forza e che stavamo faticosamente eliminando dallo spartito. Quello che avevamo non ha retto al nostro ritmo e se n’è andato. Adesso con voi lo riabbiamo.”

“Ce lo rimettiamo tutto com’era prima” sospirò Gioacchino ispirato. “E noi reggeremo, non è vero, Grazzosi?”

“Fino a farmi abbassare la voce di due toni, maestro” garantì quello.

Quando Grazzosi da vecchio volle mettere giù anche lui le sue ‘Memorie’ ricordava quel periodo di lavori forzati come uno dei più felici della sua vita. Vi si può leggere: Continua a leggere “Racconti: IL BASSO (racconto storico) di Simone Delizioso”

LEONARDO DA VINCI (racconto storico)

LEONARDO DA VINCI (racconto storico)

(1482)

Simone Delizioso

Il Moro lo precedette nel salone.

Nani facevano ridere facendo capriole in due o tentando di aumentare di statura saltandosi sulle spalle. Più in là il giullare fingeva di succhiare l’alluce della duchessa, i musicanti, ciascuno col proprio strumento giravano fra commensali suonando una carabandola e nel mezzo spiccava un ghepardo tenuto al guinzaglio da due africani.

Tutto era festa e fasto e le sete e gli ori risplendevano.

Il Duca Ludovico battè le mani e nel silenzio conseguente annunciò a voce alta:

“Questo giovanotto si chiama Leonardo e viene da Firenze.

È bello e raffinato ma voi donne non sciupatemelo troppo” Leonardo fece un gesto che avrebbe potuto significare ‘troppo buono’ o ‘grazie ma non c’è pericolo’ “perché mi serve.

Avevo bisogno di uno scultore, un mastro di festa, un pittore e di un ingegnere militare. Ecco qua tutti e quattro in quest’unico tuttofare, a sentir lui.

Fosse vero pagherei per uno solo, anche un po’ di più se lo merita, invece che per quattro.

Diteci di più, mastro Leonardo.”

“Messer Duca, madama la Duchessa e tutti voi bella gente di Milano che mi state accogliendo” e il daVinci si profuse in un grazioso inchino. “Credo davvero di essere bravo come mi sono descritto nella lettera mandata alla Signoria Vostra, messer lo Duca. Ma la bravura bisogna dimostrarla e quindi mi scuserete se i tanti compiti che mi accingo ad affrontare mi terranno spesso lontano dagli svaghi di questa magnifica corte; svaghi che mi impegnerò di incrementare. Per lo stesso motivo mi rincrescerà sottrarmi alle attenzioni di tante belle dame e damigelle delle quali mi sento assolutamente indegno.

Non vorrei che accolto dal vezzoso e gentil sesso fossi preso a pedate e scacciato da messer lo Duca, deluso e schifato.”

Ludovico il Moro esplose in una bella risata e tutta la corte gli fece eco.

Leonardo, con un nuovo inchino si diresse verso gli alloggi della servitù pensando che per un po’ avrebbe evitato le aborrite profferte femminili.

Poi chissà… Gli tremavano le ginocchia anche per un’altra faccenda. Le sue vanterie epistolari lo avevano fatto assumere. Ma si sarebbe dimostrato davvero il genio che diceva di essere?

Simone Delizioso