Momenti di poesia. Memorie della sera di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Memorie della sera di Stefania Pellegrini

Parole nomadi blog

Non torneranno a fiorire le rose
per noi, le bruciò tutte
quell’inverno precoce
che tolse spazio all’illusione
e profumo alla vita.
E non torneranno le stagioni,
le primavere leggere
con le ali ai piedi, la carezza
amica di brezza tra i capelli.
Gli umori di macchia,
gli olezzi di ragia
i moti inquieti di mare e tu,
mano nella mano a guidare il passo.
Scorrono i nostri anni adesso
in questo filo d’ordito logoro
e sfilacciato che stringo sul cuore.
Troppe volte carezzato
troppe volte cercato
per riviverti nei moti dell’anima
per trovare le braccia
che accolsero, consolarono
le mie pene, la voce
che non potrò più contenere.
E torno a quel mare invano
respirandoti nell’odore
di salsedine del vento,
nella voce profonda delle acque
che nascondono il volto,
nelle stelle che accendono
le memorie della mia sera.

Stefania Pellegrini ©
(anno 2016)

Momenti di poesia. Incertezze di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Incertezze di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Ho smarrito la mappa dei giorni

oggi, nel giardino ove

sono fioriti gli anemoni,

e arrendevole, stanca

guardo girare a vuoto

la banderuola

impazzita.

Attendo cambi il vento

per cogliere il loro profumo di vita.

Un’ebbrezza di suono delicato,

un gioco di accordi

che musichi armonia.

Così il silenzio

in questa coltre di noia affabula.

Pensieri e corde scioglie

nel vano tentativo di dare un senso

a ciò che sfugge

con l’ostinata inerzia.

Sono qui e cerco respiri leggeri

che sciolgano pensieri,

impronte nostalgiche

aggrumate sul cuore.

Ciò che è oggi è già nel passato e

quello che vorrei

sposta la bussola verso luoghi ignoti

senza aver rivisto il passo,

aver compreso le tessere sbiadite

dei sogni andati,

gli odori speziati inseguiti,

nel gomitolo svolto

del bel tempo andato.

Stefania Pellegrini ©

Un breve racconto. Quando tutto va storto, di Stefania Pellegrini

Ilmiotempomigliore blog

Diana.

Guardare il giorno con luce nuova, tu dici perché mai. Il giorno è quel che è: bello, brutto, non saprei, dipende. Dipende dall’umore, dipende dalla luce, dipende se capita che ogni cosa che fai ti vada storta.

Ecco per esempio: giornata di riposo, non devi andare a lavoro. Ti svegli piena di buona volontà con un’idea inconsueta, stimolante: “oggi mi dimentico dell’orologio, mi siedo sul divano e leggo un libro in santa pace.” Il marito esce con il cane, i figli non ci sono. Momento propizio per approfittarne. Cerchi nella libreria, scorri i titoli: “Oceano mare” – Baricco. Ma sì, perché no. Lo prendi, e se squillerà il telefono, se il gatto farà le fusa per mangiare, tu farai finta di niente. Questo ti passa per la mente, mentre ti siedi sul divano, con il libro in mano.

E ce la metti tutta, cominci anche:

… cioè… vedete lì, dove l’acqua arriva… sale sulla spiaggia poi si ferma… ecco, proprio quel punto, dove si ferma… dura proprio solo un attimo, poi sparisce, ma se uno riuscisse a fermare quell’attimo… quando l’acqua si ferma, proprio quel punto, quella curva… è quello che io studio. Dove l’acqua si ferma.”

Il mare… quanto tempo è che non vai al mare? Sarebbe così bello, mollare tutto e partire, partire così di punto in bianco. Un paio di giorni, non chiederesti tanto. Magari facciamo tre, il tempo di andare a vedere dove l’acqua si ferma. Continua a leggere “Un breve racconto. Quando tutto va storto, di Stefania Pellegrini”

Momenti di poesia. Là dove inizia il sentiero di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Là dove inizia il sentiero di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Il cielo accenna l’azzurro al giorno
tra nubi bianche e lembi di rosso
e il mondo tace
cullato dalla pace
che abbraccia ogni cosa.
Voglio andare
a piedi nudi tra l’oro dei campi
sfiorare l’incanto della natura
sognante.
Mi stenderò sulla nuda terra
nel tepore che ancora esala
come vertigine d’aroma antico.
E resterò fino a quel bisbigliar di luce
in arpeggi celesti
dal morire del giorno.
Poi là
dove inizia il sentiero t’aspetterò
amico mio.
Vieni, prima che sorga la luna
perché la tua mano nella mia
non resti solo un desiderio.
Stefania Pellegrini ©

(anno 2013)

Momenti di poesia. Estate di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Estate di Stefania Pellegrini

Parole nomadi fb

Van Gogh – Covoni di fieno (copia)

In quel suo incerto incedere
estate impallidisce
in un eccentrico solfeggio
di note grigie.
Non rassicura il tuono
addormentato dietro
la montagna.
L’insidia latente
minaccia biondi covoni
un cielo terso
voglioso ancora
d’ardente calore.
Estate mina cuori
desiderosi di certezze
lontani come l’orizzonte
inseguito sul mare
e mai raggiunto.

Stefania Pellegrini ©

Momenti di poesia. Voce d’acqua di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Voce d’acqua di Stefania Pellegrini

Lontano scroscia voce d’acqua
senza sosta.
Arranca il torrente
sbatte tra la pietra
rotola parole incomprese.
Ha suono che graffia
di tristezza
un brusio scomposto
di ricordi in attesa
di voci trascorse
a valli d’altri lidi.
Quanti siete andati…
tanti!
Non ne ha traccia il vento
non mi parla il cielo
e la mente non tiene il conto
di voi polvere dispersa
ceduta alla terra.
Ma io so che siete qui,
in sostanza tutti!
Stretti stretti nel mio cuore
vi tengo
se pur la mente
al cuore non crede.
©Stefania Pellegrini
(dalla raccolta “Isole” -END Edizioni)

Momenti di poesia. Profumo dolce di te di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Profumo dolce di te di Stefania Pellegrini

Parole nomadi fb

Primavera risveglia
del tempo andato.
Boccioli di rose fioriscono
come petali di sogni
a rinverdire i giorni.
Odore d’erba bagnata
di gelsomino in fiore
fluttua l’aria dolce,
e il passo tuo lieve avanza
simile ad armonia soffusa
nel vago sentore
d’intreccio di cuori
e segreti accordi.
Giorni d’amorevoli cure
per quel gelsomino
sulla cancellata
della casa materna,
ricordi d’attimi di gioia
e confidenze svanite.
Il gelsomino ancora lì
rilascia nell’aria
un languido,
malinconico,
profumo dolce di te.

Stefania Pellegrini ©

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Momenti di poesia. Suona l’ora di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Suona l’ora di Stefania Pellegrini

Copyringht di Stefania Pellegrini

La sera d’estate ricorda…
sciolto a poco a poco
il grande sole.
Sa che non ha più tempo
sospira
stremata scivola via.
Ora il vento di tramontana
spazza solchi bigi in cielo
e un sole pallido occhieggia
a tratti.
Nel bosco le noci
si colorano di bruno
tra le grandi chiome
toni di ruggine e oro.
Ora singhiozza il cielo scosso
da flotte di nubi
vento insistente fiacca
il cuore
con monotono languore.
L’aria dai vetri
ha un suono più crudo
brividi m’attraversano le reni
m’infilo un maglione
e cerco invano un dolce tepore
siedo e apro un libro.
Suona l’ora…
di nota in nota si torna
nell’autunno. 

Stefania Pellegrini ©

(raccolta Isole – END – Edizioni)

I Celti in Irlanda. Stefania Pellegrini

I Celti in Irlanda di Stefania Pellegrini

Gli antichi Celti abitarono gran parte dell’Europa tra il 600 a.C. E il 400 d.C. Nonostante l’assenza di una vera e propria tradizione letteraria, tracce della loro mitologia e delle loro credenze si possono rinvenire nei miti vernacolari dell’Irlanda e del Galles. Sono fantastiche storie di dei, eroi sovrumani e magici animali tramandate per un certo periodo oralmente, poi in un periodo più tardo scribi cristiani li riportarono negli scritti conservando lo spirito della più antica mitologia pagana.

In Irlanda la tradizione orale incominciò a essere riportata in forma scritta nel VI secolo d.C., tuttavia, la maggior parte dei manoscritti sopravvissuti risale a non prima del XII secolo.
Comprendono elementi che si riferiscono a una fase molto antica della storia irlandese, forse addirittura al periodo pagano, vale a dire prima del V secolo d.C.

NelLibro delle invasioni“, il cui intento sembra essere quello di spiegare la presenza dei Celti storici nell’Irlanda, il racconto parte da una spedizione condotta da Cesair e culmina nell’arrivo dei Gaeli, i primi Celti, che parlavano una lingua gaelica (o goidelica).
I protagonisti del mito sono una stirpe di dei i “Tuatha Dè Danann” ( il popolo della dea Danu), che abitarono l’Irlanda prima dei Celti. Essi vi portarono quattro potenti talismani: 


la pietra di Fal, che parlava quando veniva toccata dal re giusto;
La lancia di Lugh, che garantiva la vittoria;
la spada di Nuadu, cui nessuno sfuggiva;
il calderone del Daghda, da cui nessuno si staccava insoddisfatto.


I Tuatha Dè Danann erano esperti nella arti magiche e druidiche, e gli dei più importanti erano protagonisti di miti, storie speciali, collegati alle loro capacità. Daghda ( “il Buon dio”) era il dio – padre tribale, colui che garantiva il benessere e la rigenerazione.
Per diventare i signori dell’Irlanda, i Tuatha Dé Danann dovettero combattere due formidabili gruppi di esseri: i Fir Bholg e i Formoni (demoni sotterranei che avevano sempre abitato nell’Irlanda)) ognuno dei quali svolse una parte nella “storia” dell’isola. 

I Fir Bholg furono sconfitti nella prima battaglia di Magh Tuiredh e mandati in esilio nelle isole Aran, dove si dice avessero costruito il massiccio forte di Dun Aonghsa a Inishmore.


 Per i Formoni la leggenda racconta che avessero un terribile capo. Si chiamava Balor dall’occhio malefico; lo sguardo del suo unico occhio provocava all’istante la morte e sembra non potesse essere ucciso da nessun arma.

Balor risiedeva nell’isola Tory, nel costante terrore che si avverasse una profezia, secondo cui sarebbe stato ucciso dal nipote.
Nonostante i suoi numerosi sforzi per evitare questa fine, tenendo lontana la figlia Eithne dagli uomini, essa rimase incinta e diede alla luce tre gemelli. Allora Balon li gettò in mare, ma uno sopravvisse, e si chiamava Lugh. Con la sua sopravvivenza Lugh segnò, com’era predetto, la fine di Balon. Comandò i Tuatha Dé contro i Formoni e uccise il nonno Balon, centrandogli  l’occhio, con un colpo di fionda.

L’ARRIVO DEI CELTI

Gli ultimi invasori appunto i Gaeli (Celti) secondo la tradizione mitica, erano i discendenti dei Figli di Mìl. Giunsero in Irlanda dalla Spagna e sconfissero i Tuatha Dé costringendoli a crearsi un nuovo regno sottoterra.
Il mito racconta che i Gaeli arrivati in Irlanda incontrarono tre dee della terra: Banbha, Fòdla ed Ériu. Ognuna delle quali strappò agli invasori la promessa di dare al paese il nome di una di loro, qualora avessero avuto successo nella conquista.
Il veggente o fili Amhairghin assicurò a Ériu che l’Irlanda avrebbe portato il suo nome ( da cui il nome gaelico dell’Irlanda = Eire) e in cambio Ériu profetizzò che la terra sarebbe appartenuta ai Gaeli per sempre.
Dopo la sconfitta dei Tuatha Dé Danann ad opera dei Gaeli, gli dei dei vinti si rifugiarono sottoterra, in un luogo che era un’immagine speculare del mondo. Benchè fossero sconfitti, furono ancora in grado di privare i Gaeli del grano e del latte e usarono questo potere per concludere con loro un accordo.
Si divisero l’Irlanda in due parti: un mondo superiore e uno inferiore. Nel loro regno sotterraneo i Tuatha Dé continuarono a controllare il soprannaturale per mezzo della magia.
Ogni dio possedette un sidh (un tumulo magico) che fu parte del Felice oltretomba.

Tumulo degli ostaggi – Collina di Tara

(La collina di Tara situata nei pressi del fiume Boyne è un complesso archeologico che corre tra Naval e Dunshaughlin in County Meath, in Irlanda. Esso contiene una serie di monumenti antichi, e secondo la tradizione, fu sede del re supremo d’Irlanda).

Lia Fail (Stone of destiny) – Collina di Tara

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Momenti di poesia. Tra profumi e balocchi di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Tra profumi e balocchi di Stefania Pellegrini.

Parole nomadi

Bambole e specchi nel gioco
di bimba
tra profumi di talco e lavanda.
Baloccano, vezzeggiano
le piccole mani,
come sagome di un teatro
d’ombre cinesi.
Così ti vedo,
danzare allegra ai miei occhi
il volo leggiadro
di gioco dei teneri anni.
Il vento scompiglia i dorati capelli,
un sole vivace illumina
il dolce sorriso.
Schietta, fresca
acqua di sorgente,
incontenibile energia
del torrente.
Il pensiero mi porta lontano
e la dolcezza si scioglie
come ambrate gocce di miele.
Vorrei fermarti nel tempo
mia piccola, dolce gazzella,
….il tuo cuore è leggero
e non conosce pene.

Stefania Pellegrini ©

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Momenti di poesia. La nuova stagione di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. La nuova stagione di Stefania Pellegrini

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Settembre avanza rapido,
assorta la mente imbriglia
tra i filari del tempo
dove tutto corre
sull’istante che fugge
in un nuovo ripetersi
d’umore di stagione.
Dolce ricordo
del frinire di cicale,
i grilli tra le stoppie,
la campagna rovente.
M’attraversa l’ombra dei giorni,
rosseggia un conto che s’accorcia.
Il passo esita, l’autunno
non vuole attraversare,
ma le giornate offrono ancora
struggenti colori
e il sole specchia d’oro
le foglie del maestoso faggio.

Stefania Pellegrini ©

(Isole – END Edizioni)

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Momenti di poesia. Fermarsi qui di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Fermarsi qui di Stefania Pellegrini

Parole nomadi

Fermarsi qui.
Oltre il porto c’è il mare
eterno,
assorto nel suo errare:
improvvisa pace m’avvolge.
Abbracciarlo con lo sguardo
e vedere il proprio specchio.
Geloso il mare
d’ogni suo segreto
abisso come abisso
pare a volte la mia anima.
Le barche al pontile oscillano
allo svolgersi dell’onde
docili silenziose
lasciandosi cullare.
Una nenia antica le accompagna
ipnotica
venata di tristezza.
S’abbandona la mente
all’onda lunga della risacca
che ogni altra voce annulla.

Stefania Pellegrini©
(da “Isole” – END Edizioni)

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Momenti di poesia. Alle alte vie di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Alle alte vie di Stefania Pellegrini

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In groppa a un puledro accaldato
corre la mattinata alle alte vie.
Tra i verdi colori accesi
delle piane
ali di luce posano sui nostri visi
l’allegra presenza.
Camminiamo sul sentiero
alternando al silenzio futili parole
sull’ala cinguettante
del gaio torrente.
E’ nell’aria un vago sentore
di voce incompresa
s’agita tra le fronde degli alberi
in un fruscio leggero e sommesso
di grandezza e di mistero.
Ci sentiamo per un istante
parte del tutto
inarrestabile linguaggio ci sfiora
poi segreto corre via.

Stefania Pellegrini ©

(Isole – END – Edizioni)

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Momenti di poesia. Vieni di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Vieni di Stefania Pellegrini

Parole nomadi fb

Vieni amore vicino,
porta quiete al mio giorno,
rassicuralo
del prima e del dopo.
Un disagio di scomode incertezze
guida oggi
ai giorni fecondi.
Ma là dove il tempo intinse i colori,
una patina
cristallizza gli umori.
Non trova la mente l’aitante scroscio
che metteva
vivacità ai giorni.
Ogni cosa cambia ordine,
a sé ritorna,
Vieni camminiamo,
cerchiamo vibrazioni d’altra vita.
Sebbene il vento
inarchi le onde,
arricci le nuvole in cielo
cerchiamo la voce nel silenzio
del divenire.
Perché le ore non sviliscano
al pallido sole.
Vieni, alla banchina del molo
il cuore cerca approdo.

Stefania Pellegrini ©

©Ogni diritto riservato©

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Momenti di poesia. Ricorderemo di Stefania Pellegrini

Momenti di poesia. Ricorderemo di Stefania Pellegrini

Ricorderemo questi baci
il canto sommesso che sale
e muove come l’onda.
Sapore fruttato
fragola, miele
tra le umide labbra.
Dolcezza di piena che travolge,
brezza leggera alita la schiena.
Ricorderemo il desiderio che sale
dalla voce del cuore,
la melodia che rinnova
la perla di luna
mentre veglia i sogni
dei teneri amanti.
Ricorderemo questi baci!
Il giorno che ci sveglieremo
e non saremo più accanto.

Stefania Pellegrini ©