Tenente Giorgio Maggi: un alessandrino dimenticato

Tenente Giorgio Maggi: un alessandrino dimenticato

Alcuni passi tratti dal libro “Tenente Giorgio Maggi – Un alessandrino dimenticato”, scritto da ed edito, in formato ebook, da Masca Servizi Editoriali.

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Del cugino primo di mia madre, Giorgio Maggi, tenente di fanteria, caduto in Guerra nel febbraio del 1941 a soli 23 anni ed insignito della Medaglia d’oro al Valor Militare e della Croce di Guerra, in casa avevo sentito parlare spesso, ma l’emozione che ho provato, bambino di sette anni, nel marzo del 1962 quando si sono svolti i funerali in Alessandria, è stata veramente fortissima ed incancellabile.

Dopo anni di trattative il nostro Paese era riuscito a concordare il rientro in patria di alcune salme di soldati sepolti in Albania, fra cui anche quella di Giorgio Maggi.

La mamma di Giorgio, Felicina Pizzorno, donna forte e coraggiosa segnata dal dolore più grande che la vita le potesse riservare, ma sempre tenace e serena, in quei giorni del marzo 1962 si era recata a Bari ad attendere l’arrivo del feretro che giungeva via mare dall’Albania, per proseguire il viaggio per Alessandria a mezzo ferrovia.

Dopo oltre vent’anni dalla morte del figlio, finalmente, la zia poteva piangere sulla piccola cassetta contenente i poveri resti di Giorgio. La vista della piccola bara, l’abbraccio, le carezze ed i baci sul freddo legno, tutto era stato straziante, ma la zia “Cina”, come la chiamavamo in famiglia, aveva superato anche questo difficile momento e, accarezzando la piccola cassa, era giunta qualche giorno dopo nella nostra città per l’ultimo saluto al suo Giorgio. Continua a leggere “Tenente Giorgio Maggi: un alessandrino dimenticato”

Una riflessione di Valeria Luiselli sugli eufemismi, e cosa nascondono: “Quando il treno degli orfani lasciava New York”

Una riflessione

di Ettore Marini

  • Corriere della Sera
  • 8 Dec 2017
  • Di Valeria Luiselli

Adesso è difficile immaginarlo, ma nel 1850 c’erano più di 30 mila bambini che vivevano nelle strade di New York: mangiavano ciò che trovavano nella spazzatura, si aggiravano come branchi famelici, dormivano sotto i ponti o tra i ponteggi degli edifici in costruzione. I genitori erano morti, o più semplicemente li avevano abbandonati. Molti erano bambini appena sbarcati dai transatlantici europei: bambini tedeschi, irlandesi, italiani.

La città di New York risolse il problema di questi bambini con una trovata disumana: perché non metterli tutti sui treni che ogni giorno partivano diretti verso l’enorme e ancora spopolato West? Lì, forse, avrebbero trovato una famiglia adottiva che si sarebbe presa cura di loro. Continua a leggere “Una riflessione di Valeria Luiselli sugli eufemismi, e cosa nascondono: “Quando il treno degli orfani lasciava New York””

Il concetto di Kalokagathìa di Giulia

Il concetto

di Giulia Buongiorno!

Oggi ci soffermeremo su un concetto molto importante e caro agli antichi greci, ossia quello di kalokagathìa.

Innanzitutto, vediamo l’etimologia del termine: esso è una crasi del greco “kalòs kai agathòs”, cioè bello e buono. Ma cosa s’intende precisamente per bello e buono?

“Bronzi di Riace”

Intanto, nella Grecia arcaica la bellezza era riconosciuta come un valore assoluto donato dagli dèi all’uomo che molto spesso si associava alle gesta eroiche, specie quelle che caratterizzano l’Iliade e l’Odissea di Omero.

I greci sostenevano che i valori di bello e buono dovessero riferirsi alla sfera militare. Per cui un uomo bello avrà una eccellente prestanza e forma fisica (frutto di un allenamento e di un processo educativo che ha inizio nella pubertà) che gli consenta di fronteggiare i nemici e sarà buono in senso di valoroso in guerra. Ma siamo sicuri che ciò ebbe origine dai greci e più precisamente da Omero, il quale inserì questi ideali nei suoi celebri poemi? Ebbene, non è così. Continua a leggere “Il concetto di Kalokagathìa di Giulia”

Ventinove anni fa crollava il muro di Berlino, di Lia Tommi

Ventinove anni fa finiva la Guerra Fredda e con lei si abbatteva uno dei principali simboli di confine del mondo. Tutto era cominciato il 13 agosto del 1961 quando le unità armate della Germania dell’est interruppero tutti i collegamenti tra Berlino est e ovest e iniziarono a costruire un muro lungo tutta la città. Accadeva davanti allo sguardo impietrito dei cittadini. Non solo a Berlino , ma in tutta la Germania.

Vivere con il muro significava non potere vedere chi era rimasto dalla parte opposta, interrompere quella parte di vita, in ogni suo aspetto: scuola, lavoro, relazioni, aspettando che qualcosa cambiasse.

Quel giorno arrivò ventinove anni fa, il 9 novembre 1989, quando il muro crollò e con lui uno dei più significativi simboli di divisione del mondo tra est e ovest. Era la fine della Guerra Fredda. Ad annunciarlo fu, per errore, il portavoce della Repubblica Democratica Tedesca (RDT), Gunter Schabowski, durante una conferenza stampa.

Migliaia di persone, le stesse che da tempo protestavano ogni giorno nelle piazze per chiedere pace e libertà, con lo slogan «Wir sind das Volk!» (Noi siamo il popolo), iniziarono a prendere a picconate il Muro che aveva congelato le loro esistenze. Quello su cui altrettanti cittadini avevano perso la vita nel tentativo di attraversarlo, colpiti dai proiettili dei soldati che avevano ricevuto l’ordine di sparare su chiunque cercasse di varcare il confine.

Alexandria, una FMR di casa nostra, di Pier Carlo Fabbio

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da RADIO BBSI 

di Pier Carlo Fabbio LMCA. Alessandria

Ogni tanto sono fortunato a trovare in giro vecchie copie di una rivista che ha sempre colpito la mia attenzione, da una parte per la tendenza a fare divulgazione storica; dall’altra a sviluppare un percorso di conoscenza di giovani o meno giovani talenti artistici del più puntuale genius loci del tempo. In aggiunta, la pubblicazione, edita per soli sei anni, dal 1933 al 1939, mi consente di capire come una classe di studiosi moderati potesse tentare di relazionarsi con il regime fascista all’apice della sua popolarità.

Si tratta di “Alexandria”, rivista mensile della provincia, di indubbia eleganza e probabilmente di “sicura importanza” nel panorama culturale alessandrino, al punto che ha persino ispirato, un suo ideale prolungamento, a partire dal 1995, che non a caso si è chiamato “Nuova Alexandria”. Continua a leggere “Alexandria, una FMR di casa nostra, di Pier Carlo Fabbio”

Alessandria: gli archi, la leggenda della “fama” e…, di Piercarlo Fabbio. LMCA

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di Piercarlo Fabbio. LMCA

Alessandria: La città cambia sotto i nostri occhi, ma noi non la vediamo. Solo riprendendo in mano vecchie cartoline ci ricordiamo di com’era Alessandria quando eravamo bambini oppure come avrebbe dovuto essere quella che vivevano i nostri genitori o i nostri nonni. Se il tempo che passa è molto, allora il ricordo si fa vivo, se invece è poco, la memoria si intenerisce. E in una sorta di Alzheimer collettivo, come tutti i veri malati, non ce ne accorgiamo.

‘La Mia Cara Alessandria’ – trasmissione curata e condotta da Piercarlo Fabbio, in onda ogni martedì dalle 12,15 alle 13,15 dalle frequenze di Radio Bbsi e disponibile nella sezione podcast dei siti www.fabbio.it oppure (solo per la parte storica) www.ritrattidallalba.it – serve un po’ anche a ricordare com’eravamo e ai più giovani a raccontare come siamo arrivati fino a loro, affezionati a tante cose che oggi non ci sono più, magari anche un po’ critici verso quelle che le hanno sostituite.  Continua a leggere “Alessandria: gli archi, la leggenda della “fama” e…, di Piercarlo Fabbio. LMCA”

Il Diario di Albertina Prato:  Un allievo fuori-classe

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Alessandria: da RADIO BBSI · di Piercarlo Fabbio LMCA

Riprendo il discorso già affrontato. Vi ricordate? Parlavo di un diario particolare scritto da una maestra di San Giuliano Nuovo, Albertina Prato. Vi ho anche promesso di farvi raccontare, estratto direttamente dalle sue parole, un episodio significativo raccolto in quelle pagine.

Bene. È arrivato il momento di farlo, ma prima lasciatemi ricordare quale personalità caratterizzasse la Maestra Albertina, che era nata a San Giuliano Vecchio il 26 maggio 1870. Figlia di buona famiglia, visto che la madre, Vincenzina Parini, era già maestra a San Giuliano fin dal 1857, mentre il padre, Angelo Prato, era chirurgo e flebotomo, come allora si chiamavano coloro che operavano direttamente sui pazienti, e svolgeva la sua attività proprio in paese. Continua a leggere “Il Diario di Albertina Prato:  Un allievo fuori-classe”

Museo Gambarina: 1918-2018: La Grande Guerra 100 anni dopo

Museo Gambarina: 1918-2018: La Grande Guerra 100 anni dopo

Alessandria: Sabato 10 Novembre 2018 ore 17, Museo della Gambarina

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Presentazione dei libri “La grande Guerra, Vittoria Italiana” di R. Crucioli e “La Grande Guerra, Storia e parole di giustizia” di G. Forti e A. Provera

Intervengono:

Dott. Riccardo Crucioli, magistrato presso il Tribunale di Genova

Avv. Alessandro Provera

Modera e introduce Avv. Marco Mensi Presidente Centro Studi e Ricerche Urbano Rattazzi

“Alessandria nella storia da Alessandro III Papa ai giorni nostri”

Presentazione libro : “Alessandria nella storia da Alessandro III Papa ai giorni nostri”

In apertura della seduta del Consiglio Comunale di lunedì 5 novembre, è stato presentato il libro dal titolo “Alessandria nella storia: da Alessandro III Papa ai giorni nostri”, opera dell’alessandrino Giulio Legnaro.

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Il libro, redatto in occasione dell’850° compleanno della Città di Alessandria, raccoglie una proposta dello stesso Consiglio Comunale che, nello scorso mese di gennaio,  auspicava un coinvolgimento della società civile nelle celebrazioni.

Il testo, con un’approfondita ricerca storica e iconografica,  narra alcune delle principali vicende storiche che hanno interessato la Città di Alessandria e sarà consegnato agli studenti delle scuole alessandrine per stimolare la loro curiosità e la loro crescita intellettiva, favorendo l’approfondimento didattico delle vicende narrate. Sarà stampato in 1.000 copie con il  contributo privato della Solvay Solexis.

Note sull’autore

Giulio Legnaro, è un alessandrino, residente a Spinetta Marengo. Ha 27 anni ed è giornalista pubblicista. Ha conseguito nel 2010 il diploma al Liceo Classico ‘Giovanni Plana’ di Alessandria. Continua a leggere ““Alessandria nella storia da Alessandro III Papa ai giorni nostri””

La lettera di Leone alla sua Natalia, di Francesca

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di FRANCESCA

Non c’è modo migliore di chiudere il topic dedicato agli amori degli scrittori condividendo la bellissima ed emozionante lettera che Leone Ginzburg scrisse a sua moglie Natalia poco prima della sua morte che avvenne il 5 febbraio 1944. Di Leone Ginzburg Noberto Bobbio ha detto: Leone è morto senza dire la sua ultima parola, senza dire addio a nessuno, senza concludere la sua opera, senza lasciarci un messaggio. Per questo non possiamo rassegnarci; né perdonare. È morto solo, come se non avesse più nulla da dire. E invece il suo discorso era appena cominciato. Gli siamo grati della lezione di umanità, di nobiltà, di coraggio, di serenità, di fiducia nella vita, di fermezza nella tragedia, che egli ci ha lasciata. Ma avremmo voluto averlo ancora con noi. Oltre alle parole d’amore che Leone riserva alla sua Natalia, la sprona a continuare la sua attività culturale e sociale in cui entrambi si erano dedicati anima e corpo.  Continua a leggere “La lettera di Leone alla sua Natalia, di Francesca”

SI CADDERO  (4 Novembre) di Roberto Busembai

SI CADDERO  (4 Novembre) di Roberto Busembai

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Si caddero e con il coraggio dentro,
speme di un valore
d’onore e di credenza
la patria loro, immensa.
Si caddero e furono pure vincitori
e mai seppero goderne
dei fasti e degli allori,
solo quelli posati ad ogni ricorrenza
come fiore eterno di riconoscenza.
Si caddero e lasciarono il pianto
dei cari e dei figli
delle loro madri e mogli
sui miseri giacigli ad aspettare,
e noi nel tempo ancora
a ricordare
del sacrificio renderne almeno omaggio,
ma caddero e perirono
e come loro noi non avremo coraggio.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web

Le Streghe della notte

Le Streghe della notte

Wladimir Abreu * | prensapcv.wordpress.com  27/11/2014

da: www.resistenze.org

Quella che segue non è una storia di fantasmi o una leggenda di Halloween, ma è davvero accaduta. Durante la Seconda guerra mondiale, nelle fila dell’aviazione militare sovietica, è esistito un corpo di combattimento femminile considerato una delle pagine più gloriose nella lotta contro il fascismo.

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Nel 1941, Marina Raskova – aviatrice militare che aveva ricevuto il titolo di Eroina dell’Unione Sovietica nel 1938, infrangendo il record femminile di volo, oltre ad essere la prima donna a laurearsi pilota dell’URSS – convinse Stalin a creare un corpo di combattimento femminile per l’aviazione militare sovietica, diventando, fino ad allora caso unico nella storia, la sola unità dell’aviazione militare composta esclusivamente da donne ad essere esistita e ad aver combattuto.

Sorsero così tre reggimenti aerei per il bombardamento notturno, il 586°, il 587° ed il leggendario 588° – comandato da Marina Raskova – divenuti operativi nei primi mesi del 1942.

La cosa più rilevante di queste eroiche donne sovietiche, con alle spalle appena due o tre mesi di addestramento prima di volare e combattere, era che pilotavano alcuni aeroplani di legno e tela antiquati, fabbricati nel 1927, i biplani Po-2 [Polikarpov Po-2, ndt] che venivano generalmente utilizzati per la fumigazione o la posta aerea. Questi lenti aerei di legno tuttavia, erano robusti e ad alta capacità di planata, ideali per le azioni quasi suicide di queste coraggiose giovani donne sovietiche. Continua a leggere “Le Streghe della notte”

Storia del Forte, di Cristina Saracano

Gavi Ligure: Il forte di Gavi ha conservato le forme attuali dal XVII Secolo grazie all’architetto Fiorenzuola.

Ai tempi di Barbarossa esisteva come castello, nel 1500 divenne fortezza utilizzata da genovesi e piemontesi, data la sua posizione di confine con Piemonte e Liguria.

Durante la seconda guerra mondiale era una prigione sicura in mano ai nazifascisti, noto con il nome di campo 5: qui venivano rinchiusi i militari inglesi che avevano tentato la fuga da altre prigioni.

Tra questi c’era l’ufficiale Alastair Clam, catturato in Nordafrica dalle truppe guidate da Rommel.

Clam aveva tentato di fuggire da oltre venti campi di prigionia e la sua storia è stata raccontata in un libro di David M.Guss, docente di antropologia alla Boston University, ora tradotto in italiano con il titolo di “Un uomo in fuga” Continua a leggere “Storia del Forte, di Cristina Saracano”

Quando si dice il destino, un ricordo degli anni 70

Quando si dice il destino, un ricordo degli anni 70

di Pier Carlo Lava

Alessandria: Ci sono situazioni, momenti, oggetti e nel mio caso un auto che fanno tornare alla memoria fatti successi anche molti anni prima.

Ieri mattina mentre rientravo a casa al quartiere Borsalino lo sguardo mi cade su un’auto parcheggiata nei pressi dell’Old Wilde West.

Era una vecchia Alfa Romeo Giulia 1600 degli anni 70, colore grigio perla, forse riverniciata ma in buono stato, almeno così mi era parso passandogli accanto. La mia intenzione era di rientrare a casa parcheggiare l’auto e ritornare a piedi con la mia Nikon per scattare qualche foto, purtroppo quando sono sceso mi sono reso conto che non c’era più.

Giulia 1600 anno 1973

Mi sono detto: questo post non s’ha da fare… ma poi ho cambiato idea e mi sono messo a scrivere, per la foto da allegare avrei visto in seguito come fare. I ricordi mi sono immediatamente ritornati in mente come fosse stato ieri, anche se il fatto in questione era successo nei primi anni 70.

All’epoca operavo come Capo zona per la società Exportex S.p.a. di Milano, l’ufficio di distretto a cui facevo riferimento era a Torino in corso Giulio Cesare. La mia funzione era prevalentemente operativa e consisteva nella gestione di sette venditori dislocati in Piemonte e in parte amministrativa che svolgevo nell’ufficio in questione. A volte pernottavo in Hotel ma solitamente rientravo ad Alessandria, perciò ogni mattina presto, dovendo essere in ufficio alle 8.00, partivo e mi recavo all’ufficio distrettuale di Torino. Continua a leggere “Quando si dice il destino, un ricordo degli anni 70”

Paolo VI e gli 850 anni di Alessandria

Paolo VI e gli 850 anni di Alessandria

di Piercarlo Fabbio

Oggi è il gran giorno per la canonizzazione di Papa Paolo VI, il Pontefice che, tra le mille altre cose che ha fatto, ha avuto anche il merito di tenere a battesimo il Movimento Cristiano Lavoratori, come lucidamente e con un po’ di commozione ricorda il Presidente nazionale Carlo Costalli.

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Possiamo mettere però qualcosa di alessandrino nel percorso di vita di Paolo VI? Direi di sì e, guarda caso, questo percorso di convergenze riguarda proprio i primi anni di vita della nostra città, cioè quel tempo di 850 anni fa, che proprio in quest’anno stiamo ricordando e celebrando. Ma Paolo VI è un Pontefice del Novecento, con una visione profetica della realtà e che ha proposto, nelle sue encicliche, all’umanità intera ragionamenti che ancora oggi l’uomo deve tenere presenti e realizzare pienamente. Lo dico facendo riferimento al discrimine fra valori relativi e ai valori non negoziabili o ancora ai problemi dei giovani e dell’ambiente, all’ascolto continuo della società che cambia.

E la connessione con la storia di Alessandria? Andiamo per ordine, avendo da poco messo a punto le ultime pagine di un libro sulla vita quotidiana al tempo della fondazione della città, in cui, insieme a Teseo Sassi, per il Museo etnografico della Gambarina, scopriamo questa minima curiosità, che però ci collega idealmente con l’evento che oggi si tiene in Vaticano. Andiamo per ordine. Continua a leggere “Paolo VI e gli 850 anni di Alessandria”