PER NON DIMENTICARE MAI !!!!! di Diego De Nadai

PER NON DIMENTICARE MAI !!!!! di Diego De Nadai

Ripubblichiamo questo post di Diego De Nadai per ricordare Don Giuseppe Diana. Il Prete ucciso nella sua Chiesa dalla camorra il 19 marzo 1994.

Pier Carlo Lava

Il 9 di Dicembre 2018 sarò a Villa Di Briano (CE) ospite di Don Giuseppe Sagliano e della sua comunità con il “Premio Europeo Clemente Rebora 2018- 2019,” per un recital poetico al centro culturale dedicato a Don Giuseppe Diana. Il Prete ucciso nella sua Chiesa dalla camorra il 19 marzo 1994 ( per non dimenticare mai )!!!!

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Giuseppe Diana nasce il 4 luglio del 1958 a Casal di Principe, vicino ad Aversa, figlio di genitori proprietari terrieri. A dieci anni entra in seminario ad Aversa, dove frequenta le scuole medie. Ottenuto il diploma di liceo classico, si trasferisce a Posillipo per compiere studi teologici nel seminario locale, sede della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale.
Giuseppe si licenzia in Teologia Biblica, per poi laurearsi presso l’Università Federico II di Napoli in Filosofia. Entrato nell’Agesci (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani), viene ordinato sacerdote.
Nominato assistente ecclesiastico del Gruppo Scout di Aversa, ottiene in seguito la carica di assistente del settore Foulards Bianchi. A partire dal 19 settembre 1989 è parroco a Casal di Principe, nella parrocchia di San Nicola di Bari.
Poco dopo viene nominato segretario di monsignor Giovanni Gazza, vescovo della diocesi di Aversa, e diventa insegnante di religione cattolica all’istituto professionale alberghiero e all’istituto tecnico industriale statale “Alessandro Volta” di Aversa; insegna, inoltre, materie letterarie nel liceo del seminario “Francesco Caracciolo”. In questi anni Giuseppe, da tutti conosciuto come Don Peppino, si impegna ad aiutare la gente della sua città: è il periodo in cui la camorra casalese legata a Sandokan (così è soprannominato il boss Francesco Schiavone) semina terrore e paralizza la vita campana.
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Lia Tommi legge TRAIANO – Il sogno immortale di Roma” di Gianluca D’Aquino

Lia Tommi legge TRAIANO – Il sogno immortale di Roma” di Gianluca D’Aquino

video di Vittorio Destro Alessandria

Traiano – il sogno immortale di Roma, narra le vicende del grande imperatore romano vissuto fra il 53 e il 117 d.C., l’optimus princeps di Roma capace di spingere i confini dell’impero dove nessuno prima di lui era stato in grado di fare e oltre i quali nessuno riuscì più. Il romanzo, uscito per la celebrazione del 1900° anniversario della morte dell’imperatore, ripercorre la vita dell’uomo, del politico e del condottiero che tanto diede a Roma, impegnandosi nel sostentamento delle classi più deboli e nel rilancio economico, sociale e culturale dell’impero.

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Il romanzo è stato scelto nell’ottobre 2018 per essere presentato fra le migliori novità italiane all’importante fiera internazionale del libro di Francoforte (Germania) la nota Frankfurter Buchmesse.

L’opera è stata finalista al “Premio Fiuggi Storia” 2018, uno dei più importanti premi letterari dedicati al romanzo storico, classificandosi al secondo posto.

video: https://youtu.be/_D-k7YpD2fE

Alessandria, Cultura, Libri, Traiano, Gianluca D’Acquino, Associazione, Libera Mente-Laboratorio di idee, Fabrizio Priano,

Carlo Bartolomeo Molinari, di Alessandria 850

Carlo Bartolomeo Molinari, di Alessandria 850

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Ci sono personaggi alessandrini poco conosciuti, ma che hanno lasciato nella storia tracce davvero importanti: Carlo Bartolomeo Molinari è uno di questi. Mercante di panni alessandrino, si trasferì a Milano verso il 1694; qui, entrato in contatto con alcuni autorevoli personaggi legati all’entourage della corte viennese fra cui il principe Eugenio di Savoia, operò per loro al punto da venire esiliato dalle autorità spagnole (1701).

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Rifugiatosi a Genova, vi rimase quale ministro del principe Eugenio per il disbrigo degli affari che gli sarebbero stati commissionati nel nome e per conto dell’imperatore (1702), e quindi quale residente cesareo, dapprima in segreto (dal 29 agosto al 21 dicembre 1704) poi ufficialmente.

Avvalendosi anche dell’opera del fratello, l’abate don Giovanni Battista (il quale, secondo Nicola Ferorelli, sicuramente scrisse molte lettere del carteggio), il Molinari operò per anni al servizio di Vienna quale attivo e capace corrispondente, in grado di raccogliere e trasmettere notizie che lui stesso e la sua fitta rete di contatti e conoscenze gli permettevano di raccogliere in tutt’Italia ed anche in Europa, comunicandole sempre e comunque, anche “in tempo che l’inimico usa ogni studio per impedir la comunicazione” (FERORELLI, Il Carteggio Molinari, p. 189). Continua a leggere “Carlo Bartolomeo Molinari, di Alessandria 850”

Palazzo Alti Comandi Militari (1939-1940) di Alessandria 850

Palazzo Alti Comandi Militari (1939-1940) di Alessandria 850

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Palazzo Alti Comandi Militari (1939-1940)
Nonostante Alessandria fosse da sempre sede di forti guarnigioni militari concentrate nelle numerose caserme, gli ufficiali ed i Comandi erano alloggiati in vari locali in affitto sparsi in diverse parti della città. Dal 1929 il Comune compie degli studi per risolvere il problema ed arriva alla determinazione di costruire un nuovo edificio per ospitare il Comando di Corpo d’Armata con i necessari uffici ed alloggi per i militari ed i dipendenti.

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Nel 1931 l’Amministrazione cittadina concede un contributo di un milione una tantum per la nuova costruzione. Due anni dopo giunge ad un accordo con il Ministero della Guerra che prevede la ripartizione delle spese , da contenersi complessivamente in otto milioni, tra il Comune ed il Ministero e l’impegno ad utilizzare mano d’opera locale.
Scartate numerose alternative, nel 1938 viene scelta l’area di corso Crimea di fronte ai giardini pubblici, ex sede delle stazione delle tranvie a vapore della Provincia. Il terreno, di circa, 3200 meri quadrati, è di proprietà di Giuseppe Borsalino e viene acquistato per 650.000 lire dal Comune, che provvede inoltre allo stanziamento di tre milioni e mezzo per l’opera edilizia.
Nel 1939 il lavoro è affidato alla ditta Bastita e Sappia di Genova, che redige anche il progetto per mano dell’architetto Francesco Sappia; viene stabilito in tre milioni il compenso a corpo per il lavoro. Continua a leggere “Palazzo Alti Comandi Militari (1939-1940) di Alessandria 850”

I moti del 1821, di Alessandria 850

I moti del 1821, di Alessandria 850

I moti del 1821
Il 20 aprile 1814 cade il Napoleone. Dieci giorni dopo, Alessandria è occupata dalle truppe austriache. In città, per timore di una sommossa, viene proclamato lo stato d’assedio. Il 14 maggio Vittorio Emanuele I, dopo 16 anni di esilio, sbarca Genova; il 17 entra ad Alessandria e riprende formalmente possesso della città, che dopo la breve parentesi della dominazione francese, torna sotto lo Stato sabaudo.

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In Europa la Restaurazione non è accettata passivamente; un po’ dovunque scoppiano sommosse e moti rivoluzionari contro l’oppressione austriaca. Anche in Piemonte, nel gennaio del 1821, si hanno i primi tumulti. L’insurrezione militare parte da Alessandria, Pinerolo Fossano.

Ideatore della sommossa è il trentottenne Santorre Annibale De’ Rossi di Pomarolo, conte di Santarosa. Il 6 marzo egli espone a Carlo Alberto un piano per una rivolta in tutto il Piemonte ed esorta il principe di Carignano a guidarla. Carlo Alberto promette formalmente il proprio appoggio ed assicura i congiurati che si sarebbe fatto mediatore con la corona. Ma in un successivo colloquio ritira la promessa, non si sa perché. È certo che egli consigliò il moto che stava per scoppiare. A Torino è ancora possibile dare il contrordine, non a Fossano, né ad Alessandria, dove i preparativi sono già portati a termine. Continua a leggere “I moti del 1821, di Alessandria 850”

Francavilla di Sicilia: archeologi svedesi alla scoperta di un’antica città, di Donatella Pezzino

Prosegue la campagna di scavo che vede protagonista Francavilla di Sicilia, sito ubicato nella fertile Valle dell’ Alcantara, sul pendio settentrionale dell’Etna a circa 20 km dalla più antica colonia greca, Naxos. Il 16 ottobre scorso, l’equipe del Dr. Kristian Göransson si è nuovamente recata sul posto per una nuova fase del progetto, nato nel 2015 dalla collaborazione fra l’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma, il Parco Archeologico di Naxos e il Comune di Francavilla. In questa impresa Göransson, direttore dell’Istituto, si avvale del prezioso supporto degli archeologi svedesi Dott. Henrik Boman e Dott.ssa Monica Nilsson, di alcuni studenti e di alcuni esperti della British School at Rome.

Risalgono al 1979 i primissimi scavi archeologici effettuati a Francavilla quando, all’interno di un santuario arcaico dedicato a Demetra e Persefone, furono portate alla luce alcune terracotte (pinakes) di tipo locrese. Fra gli anni Ottanta e i primi anni del 2000, l’attività di scavo ha interessato l’area in modo saltuario, e per lo più durante la costruzione di edifici o strade; solo a partire dal 2003, in seguito all’espropriazione del terreno privato su cui si trova il sito, l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali ha cominciato ad effettuare ricerche più organizzate e sistematiche. Si è giunti quindi al 2015, anno in cui l’Istituto Svedese di Studi Classici di Roma ha ottenuto l’autorizzazione ad uno scavo quadriennale. Continua a leggere “Francavilla di Sicilia: archeologi svedesi alla scoperta di un’antica città, di Donatella Pezzino”

Dimore storiche di Sicilia: Villa Cerami, di Donatella Pezzino

Villa Cerami, oggi sede della Facoltà di Giurisprudenza di Catania, è una delle dimore antiche più belle e sontuose del capoluogo etneo. Situata alla fine della suggestiva via Crociferi, in una posizione stupenda dal punto di vista storico e panoramico, fu costruita pochi anni dopo il catastrofico terremoto del 1693 sullo “sperone del Penninello”, accanto agli antichi quartieri di Montevergine e Santa Marta; da lì si dominava tutta la città e, cosa ancora più interessante, le antiche rovine di epoca romana. Sembra che il primo proprietario sia stato addirittura il duca di Camastra, personaggio di primo piano nella ricostruzione catanese post-terremoto. Camastra avrebbe poi venduta la villa al duca di San Donato.

L’edificio prende il nome dalla famiglia dei principi Rosso di Cerami, che nei primi decenni del Settecento lo acquistarono dagli eredi del San Donato e lo sottoposero a lavori di ampliamento e abbellimento. Così come lo vediamo oggi, il complesso è la risultante della stratificazione di diversi stili: dal barocco iniziale (evidente soprattutto nello scalone esterno e nel portale d’ingresso, forse opere di Giovan Battista Vaccarini) al neoclassico, fino ai rimaneggiamenti tardo-ottocenteschi del milanese Carlo Sada, uno degli architetti “alla moda” della Catania Liberty.

Completamente immersa in un giardino caratterizzato da una straordinaria varietà di specie vegetali, la villa è ancora oggi un piccolo polmone verde nel cuore del centro cittadino.

Tra i suoi angoli più suggestivi, la grande terrazza dalla quale si può godere di una stupefacente vista sulla città e sul mare. Nel 1881 la villa ospitò re Umberto e la regina Margherita: in loro onore si diede un ricevimento con un ballo, riconvertendo allo scopo una sala adibita a cappella (oggi, l’Aula Magna della Facoltà). Per l’occasione, il grande affresco di Olivio Sozzi sulla volta – raffigurante un soggetto religioso – fu coperto con una cappa di gesso, sulla quale venne riprodotta l’”Aurora” di Guido Reni.

Agli inizi del Novecento cominciò per Villa Cerami un progressivo degrado. Negli anni Trenta, alcuni locali della villa furono occupati da un istituto scolastico: i preziosi arredi ne furono irreparabilmente danneggiati e molte inestimabili opere d’arte andarono perdute. Agli inizi degli anni ’50, una parte del giardino fu alienata e vi fu costruito un edificio a più piani. Nel 1957, l’intero complesso fu acquistato dall’Università di Catania che ne iniziò il restauro. Molte delle sue parti sono state conservate e sistemate, altre sono state modificate: tra le opere rimaste c’è lo scalone interno a due rampe realizzato dal Sada.

E’ interessante notare come, a dispetto delle modifiche che ne hanno stravolto l’aspetto originario, l’esterno e gli ambienti interni riescano ancora a mantenere intatta l’atmosfera di lusso e di sontuosità.

Tracce dell’antica maestosità sopravvivono, in particolare, nella bellezza del portale d’ingresso, nel quale l’abbondanza di fregi e decori culmina nel grandioso stemma della casata Rosso sulla sommità.

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Donatella Pezzino

dal blog: Donatella Pezzino – La donna siciliana nella storia e nella poesia

I Sette di Göttingen, di Vincenzo Pollinzi

I Sette di Göttingen, di Vincenzo Pollinzi

Hannover: Il monumento, ideato dall’artista Italiano Floriano Bodini, è stato realizzato nel periodo precedente all’ Expo 2000 da un’iniziativa congiunta di Città e Stato. Il Gruppo delle sculture in bronzo è situato ad Hannover davanti alla sala plenaria del Parlamento della Bassa Sassonia e commemora un evento significativo nella storia costituzionale tedesca.

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Onora sette personalità storiche della Regione: i cosiddetti Göttinger Sieben ( I sette di Göttingen).

Erano questi un gruppo di professori dell`Università di Göttingen che protestarono nel 1837 contro l’abrogazione  che di fatto annullava la costituzione liberale nel regno di Hannover.

La Storia

Dopo che l`Unione tra la Gran Bretagna e Hannover(1714-1837) era finita, Ernst August I salì sul trono del Regno di Hannover il 1837. Immediatamente dopo la sua incoronazione, il 1° Novembre 1837 revocò la Costituzione relativamente liberale della Bassa Sassonia, entrata in vigore quattro anni prima.Il 18 novembre dello stesso anno,sette Professori dell`Università di Göttingen presentarono per questo una protesta scritta che rimase famosa.

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Uno stralcio della lettera :

“La storia ci mostra uomini nobili e liberi, che hanno osato dire tutta la verità alla presenza dei re; l’autorità appartiene a coloro che hanno il coraggio di farlo. Spesso, la loro Riflessione contraria è fruttuosa, altre  volte li rovina, ma mai spegne la loro Sapienza e la loro Dignità. Anche la poesia, la Storia della Filosofia, non manca di valutare le azioni dei Principi per la Giustizia.

Il 12 dicembre 1837 Ernst August I licenziò i professori e  mandò tre di loro – Friedrich Dahlmann, Jacob Grimm e Georg Gottfried Gervinus – persino in Esilio. Questi furono poi ricevuti nel 1840 dal re prussiano Friedrich Wilhelm IV, che li riabilitò politicamente.

Intanto il grande effetto solidarizzante della popolazione, che ha continuato a pagare gli stipendi  ai tre deportati,ha costretto le forze politiche dello Stato ad accettare che il liberalismo come movimento di massa, non poteva più essere soppresso da risoluzioni e ordinanze. Continua a leggere “I Sette di Göttingen, di Vincenzo Pollinzi”

Palermo. “I balati ra Vucciria ‘un s’asciucanu mai”, Rosetta Amoroso

“I balati ra Vucciria ‘un s’asciucanu mai”, Rosetta Amoroso

Palermo dentro e fuori Vucciria Palermo

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Un tempo si diceva “I balati ra Vucciria ‘un s’asciucanu mai”, le strade della Vucciria non si asciugano mai, tanta era l’acqua che si utilizzava per tenere fresco il pesce.

In realtà dell’antico e grande mercato, restano oggi solo un paio di fruttivendoli, alcune pescherie e la Taverna Azzurra, frequentata da bevitori locali ma anche punto di riferimento di tanti giovani che dopo il tramonto si riversano qui per bere per pochi euro il rinomato “sangue siciliano” o il classico “zibibbo”.

La Vucciria è anche storia
Passeggiare per le vie della zona è una cosa che vi consigliamo di fare per apprezzarne la bellezza decadente e scoprire un pezzetto di storia della città. Infatti, lungo la strada che da Piazza Caracciolo porta a Piazza Garraffello si può ammirare la statua del Genio di Palermo, una figura mitologica considerata simbolo della città e la Chiesa di Santa Eulalia che ospita l’Istituto Cervantes.

Piazza Garraffello tra Street Art e dj set
A Piazza Garraffello, le facciate dei palazzi bombardati durante l’ultima grande guerra, tuttora abbandonati e disabitati, sono diventate quinta scenografica della piazza grazie alle installazioni e i graffiti dell’artista austriaco Uwe.
Il fine settimana la Piazza Garraffello si trasforma in discoteca a cielo aperto con giovani dj emergenti.

A Ravenna si sperimenta il razzismo – di Marina Vicario

Gira in questi giorni l’articolo del professore che ha fatto sperimentare ai suoi alunni cosa vuol dire divisione razziale. Ha voluto far provare nell’anima cosa significa mettersi da parte con la forza.

Il trentenne Diego Baroncini (docente di lettere della seconda media all’istituto paritario San Vincenzo de’ Paoli di Ravenna) si è rivolto ai suoi alunni chiedendo, in maniera autoritaria, di dividersi tra chi risedieva a Ravenna e chi no. Ha continuato chiedendo di togliere monili, gioielli, occhiali e metterli sul banco fino a rimanere scalzi e con i pantaloni calati a coloro che non erano residenti (e alcuni hanno obbedito).

I ragazzi, benché avessero capito di essere oggetto di esperimento, hanno eseguito ciò che il professore chiedeva. Alla domanda del perchè stessero zitti, hanno risposto perché era stato il professore a chiederlo; a quel punto è iniziata la lezione. Da come riporta La Repubblica.it il professore ha risposto “Ma se l’autorità commette qualcosa di atroce voi non dovete tacere. Succedeva cosi anche con le leggi razziali: alcuni avevano paura di esporsi pur riconoscendo che non erano giuste, altri hanno reagito con un atteggiamento superficiale”.
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Personalmente sono dalla parte di quel professore che ha voluto far toccare con mano, anche se per pochi minuti, un mondo che è esistito, un odio che è stato concreto, uno sgomento che prendeva la pancia e spero che quella lezione sia servita davvero a qualcosa.

Dal canto mio ho sempre sostenuto che i giovani tedeschi fossero a loro volta vittime plagiate da un dictat estremo. Un lavaggio del cervello inevitabile.
Immaginavo quei ragazzi che prima compagni e amici, in poco tempo si trovarono a dividersi come nemici e molti di loro cominciarono perfino a odiarsi.

Una piaga ancora aperta, che però non è servita a insegnare più umanità. Oggi ci sono guerre, prigionieri, schiavitù. In alcune regioni del mondo ci sono condizioni disumane di tutti i generi e non sono terminate le persecuzioni a causa della religione e razza.

Tutta la vicenda nei dettagli in questo link di La Repubblica.it Bologna

https://bologna.repubblica.it/cronaca/2019/01/25/news/la_lezione_del_prof_per_il_giorno_della_memoria_chi_e_di_ravenna_si_tolga_occhiali_e_scarpe_non_verra_piu_a_scuola_-217418179/

 

25 aprile, un racconto della vecchia signora

25 aprile, un racconto della vecchia signora

di Pier Carlo Lava

Correva l’anno 1943 e un’alessandrina, allora giovane sposina 18 enne, si trovava in Toscana in quanto il marito era di quelle parti anche se, all’epoca lo stesso era partito per la guerra in Francia con l’armata dei carabinieri

Lei era rimasta con il suocero e il cognato a Pari, un piccolo paesino arroccato su una collina in mezzo ai boschi, in provincia di Grosseto.

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I parenti lavoravano al bosco dove tagliavano la legna e preparavano la carbonaia per fare il carbon dolce (così lo chiamavano) per le città vicine, Siena, Grosseto, Firenze e Livorno.

La giovane sposina faceva il pane in casa (come si usava a quei tempi) e dopo averlo portato a cuocere al forno del paese, lo metteva nelle ceste, con olio, uova, formaggi, salumi e altre vivande, che caricava sull’asina. 

Al mattino presto verso le sei, due volte alla settimana, partiva a piedi con l’asina che trasportava le ceste, per un viaggio di 13 kilometri in mezzo ai boschi della zona per portare i rifornimenti a suocero e cognato, che dovendo gestire la carbonaia, potevano rientrare in paese a turno una volta alla settimana.

I viveri non erano solo per loro ma anche per tre famiglie di ebrei, dieci persone con i bambini, che gli abitanti del paese avevano nascosto in una grotta nel bosco. Continua a leggere “25 aprile, un racconto della vecchia signora”

Il Diario di Albertina Prato:  Un allievo fuori-classe

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Alessandria: da RADIO BBSI · di Piercarlo Fabbio LMCA

Riprendo il discorso già affrontato. Vi ricordate? Parlavo di un diario particolare scritto da una maestra di San Giuliano Nuovo, Albertina Prato. Vi ho anche promesso di farvi raccontare, estratto direttamente dalle sue parole, un episodio significativo raccolto in quelle pagine.

Bene. È arrivato il momento di farlo, ma prima lasciatemi ricordare quale personalità caratterizzasse la Maestra Albertina, che era nata a San Giuliano Vecchio il 26 maggio 1870. Figlia di buona famiglia, visto che la madre, Vincenzina Parini, era già maestra a San Giuliano fin dal 1857, mentre il padre, Angelo Prato, era chirurgo e flebotomo, come allora si chiamavano coloro che operavano direttamente sui pazienti, e svolgeva la sua attività proprio in paese. Continua a leggere “Il Diario di Albertina Prato:  Un allievo fuori-classe”

“Se questo è un uomo” “I sommersi e i salvati” di PRIMO LEVI

“Se questo è un uomo” “I sommersi e i salvati” di PRIMO LEVI

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Ovada: G I O R N A T A   della  M E M O R I A  2019

Sabato 26 Gennaio ore 17.30

Sala Quattro Stagioni, Palazzo Comunale

Il tragico racconto dei testimoni  della Shoah attraverso  letture e riflessioni   tratte da:

 “Se questo è un uomo” “I sommersi e i salvati” di   PRIMO LEVI

 “La memoria rende liberi.  La vita interrotta di una bambina nella Shoah”  di   LILIANA SEGRE

Relazione introduttiva a cura di PIER  PAOLO POGGIO   – storico 

“L’incubatrice, il giacimento e il Purgatorio”, come nasce il libro, gli autori, temi trattati, disegni e caratteristiche tecniche editoriali

“L’incubatrice, il giacimento e il Purgatorio”, come nasce il libro, gli autori, temi trattati, disegni e caratteristiche tecniche editoriali

Alessandria, al Museo della Gambarina conferenza stampa di presentazione del libro di Piercarlo Fabbio e Piero Teseo Sassi, con la collaborazione di Mauro Remotti: “L’incubatrice, il giacimento e il Purgatorio”. Il libro sarà in vendita presso il Museo della Gambarina.

Come nasce il libro, gli autori, temi trattai e disegni

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Come nasce il libro

Un giorno può capitare di incontrarsi sulla passerella pedonale del ponte Meier… Quel manufatto era stato costruito proprio per questo. Per far incrociare le persone in arrivo da diverse anime di Alessandria.

La lunghezza del passaggio era quella di una piazza del tempo, che durava da 850 anni. Così era successo a Teseo e Piercarlo. Il primo veniva dalla Cittadella, cioè da Bergoglio; il secondo dal centro di Alessandria, ossia Rovereto. E lì avevano incominciato a discutere, senza essersi preparati prima, senza sapere il perché, senza la sicurezza delle cose certe e conosciute, senza tentennamenti.

Avevano preso a parlare della nascita di Alessandria, addirittura spingendosi a ipotizzare come potesse funzionare quel territorio senza ancora la presenza di una città. Deserto o viva plaga animata quel tanto che basta per essere considerata già socialmente pregevole? E perché doveva proprio lì nascere un’urbe?

Si erano dunque ritrovati nella biblioteca del Museo della Gambarina. Non si erano neppure dati appuntamento, ma erano lì, l’uno di fronte all’altro. Continua a leggere ““L’incubatrice, il giacimento e il Purgatorio”, come nasce il libro, gli autori, temi trattati, disegni e caratteristiche tecniche editoriali”

Casale Città Aperta: sabato 12 e domenica 13 monumenti aperti in città

Casale Città Aperta: sabato 12 e domenica 13 monumenti aperti in città

Casale Monferrato: Primo appuntamento dell’anno per Casale Città Aperta, la tradizionale iniziativa per far conoscere i monumenti cittadini organizzata dall’Assessorato alla Cultura – Museo Civico e in programma abitualmente durante il Mercatino dell’Antiquariato: seconda domenica del mese e sabato precedente.

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Sabato 12 e domenica 13 gennaio saranno visitabili: la Cattedrale di Sant’Evasio, la chiesa di San Domenico (dalle ore 15 alle 17,30), la chiesa di Santa Caterina (con annessa la mostra Passione Presepi), il Teatro Municipale, la Torre Civica e la chiesa di San Michele (tutti con orario sabato dalle 15 alle 17,30 e domenica dalle 10 alle 12,30 e dalle 15 alle 17,30); il  Castello conferma l’apertura con le mostre gratuite “Tracce di cemento: il carnet di viaggio sull’archeologia industriale”; “Good morning… good night. Cinque artiste e una curatrice dall’Iran, “Mostra Iconografica sulla fine della Prima Guerra Mondiale” (tutti con orario 10 – 13 e 15 – 19).

Domenica alle ore 15 con partenza dal Chiosco Informazioni Turistiche in piazza Castello, si potrà inoltre partecipare a una passeggiata in centro città con l’accompagnamento gratuito dei volontari dell’Associazione Orizzonte Casale Continua a leggere “Casale Città Aperta: sabato 12 e domenica 13 monumenti aperti in città”