Chiamami con il mio vero nome, poesie di Susan Moore

Chiamami con il mio vero nome, poesie di Susan Moore

PREFAZIONE di Agnese Coppola

Dopo aver finito di leggere i versi di Susan, ecco cosa comincia a tormentare la mia memoria “C’è come un dolore nella stanza, ed è superato in parte: ma vince il peso degli oggetti, il loro significare peso e perdita”. Questi sono i versi iniziali di una poco nota poesia di Amelia Rosselli.

Sì, perché le poesia di Susan respirano e assorbono, come delle spugne, i pesi e le perdite che gli oggetti o i luoghi emanano. Tutto acquista uno spessore diverso che la poesia legge in controluce. Una poesia che riesce ad affettare le parole consegnando alle stesse un carico nuovo derivante dalla collocazione nel verso che rompe la sintassi della frase.

Susan Moore CHIAMAMI CON IL MIO VERO NOME INTERNO fac simile (1) (trascinato)

È una sintassi spezzata dall’ordine nuovo che il poeta decide di imporre con l’utilizzo di enjambement che mordono non solo la lettura ma anche il fiato di chi legge ed è costretto ad abbandonare la parola sull’orlo di un baratro emotivo.

Perché per Susan tutto deve avere una collocazione precisa nello spazio di un foglio bianco, un’architettura che il componimento guadagna nella sua organizzazione finale e che prevede una punteggiatura parsimoniosa come confermano questi versi “Parole sperse /ricordi quel foglio bianco? /Un bianco orizzonte a righe /giustamente intervallate /accecava /avvolto in tracce sconosciute.”

E ancora nella stessa lirica Susan scrive “Nulla cambia /ancora sei fuori da te. /Il guscio è sulla sedia /voli alto / prima di cadere.” Come un Ungaretti lo spazio bianco non è casuale ma è quel silenzio che circonda la parola e la incornicia in un guscio nuovo di sospensione. Continua a leggere “Chiamami con il mio vero nome, poesie di Susan Moore”

Racconto: Una giornata non particolare, di Susan Moore

Racconto: Una giornata non particolare, di Susan Moore

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Una giornata non particolare.

Pomeriggio. Luce soffusa. L’atmosfera digestiva era avvolgente, ma non si spiegava perché. Aveva consumato un pranzo frugale, un pranzo di lavoro: alcool bandito dalla tavola imbandita. Commensali internazionali che dovrebbero fraternizzare: il solito rito squallido e ripetitivo che vede appartarsi etnie linguistiche tra loro.

Le era toccato un esame di Francese: non ne aveva voglia, ma non aveva voglia neanche di scappare. Squallore multinazionale.

Si accorse di essere scivolata nel sogno quando, guardando fisso davanti a sé, vide un pesce con la pipa. In realtà, lo vide al suo secondo passaggio: al primo non aveva fatto troppa attenzione. L’esemplare ittico di tutto rispetto non voleva deriderla, ma solo risvegliarla.

Portava sul capo anche una buffa bombetta, che levò appena in cenno di saluto. Definitivamente, si stava addormentando. Davanti all’ennesima presentazione PowerPoint dal valore aggiunto pari al sale sullo zucchero filato, il sonno stava avendo la meglio sull’apparenza. Indugiò per un po’ tra il sonno indotto dalla voce stereotipata in una lingua stentata e le sue gambe nervose.

Chiuse gli occhi, rivide il pesce con la pipa che ripassando risalutava cortese. Ebbe un brivido. Si alzo’ di scatto . “prendo un caffe’” . Non lo offrì a nessuno: gli altri dormivano da tempo, ormai
S.M. tdr06/02/19

E mi sarei stata zitta, di Susan Moore

E mi sarei stata zitta, di Susan Moore

E mi sarei stata zitta
sola con me,
ma l’eco ha rotto il silenzio..
quale donna
quale dio dirà?
Perché di silenzi siam femmine,
perché di silenzi siamo oro
A quanto venderai la mia sincerità?
Non ci sarà prezzo,
Non ci sarà asta..
Andrà tutto in beneficenza:
un bacio
per ogni pensiero.
SM TDR 13/01/19

Ferma tutto, di Susan Moore

Ferma tutto, di Susan Moore

Ferma tutto,
ferma il vapore
ché questa notte devo morire
e rinascere ancora pura
come tu non mi hai conosciuta.
Ferma tutto,
lasciami scendere
contorcermi a ballare la danza che non capisci.
Lasciami scomparire.
Ti prometto
sarò Fenice.
Ti prometto di rinascere.
Regala una vita intera
una tua lacrima.
SM tdr 11/11/18

Quanto avrei voluto ridere, di Susan Moore

Quanto avrei voluto ridere, di Susan Moore

Devo richiudermi:
prima la testa,
poi le braccia, ultime le gambe
come petali.
Sono un fiore al tramonto.
Nel caldo vuoto voglio ripensarmi.
Sono io il mio veleno:
mi distillo a ogni respiro.
La tua ragione mi perderà comunque ,
ma senza un mio sorriso
e dio lo sa
quanto avrei voluto ridere.
SM tdr 30/10/18

E noi siam qua, di Susan Moore

E noi siam qua, di Susan Moore

Cadere, caduta libera, senza paracadute. Annuso l’aria
che non ci sia profumo:
odore di mani troppo linde
.Non ho ali,
non sono Icaro
che di cera posticcia
se le è fatte :
son femmina e cado.
Sento il fischio.
Non siamo a new York,
non si cade dai grattacieli.
È periferia:,
si cade a terra da sogni attesi.
Non sapevi dove mettere i piedi
a quel primo ballo.  Continua a leggere “E noi siam qua, di Susan Moore”

Vorrei dimenticare, di Susan Moore

Vorrei dimenticare, di Susan Moore

Vorrei

Non è il vento a scaldare
siamo ancora vivi,
sopravvissuti al tempo.
Avrebbe dovuto allarmarci
tutto quel vischio
aggrappato
sulle braccia secche
di quegli alberi spettrali.
Non ci furono baci augurali,
nessuna fortuna.
Si spinse oltre la sorte,
oltre la voglia di vivere.
Ti raccolsi,
mi raccolsi tra le tue braccia
senza riconoscermi.
Soffia forte il favonio questa sera
passa le Alpi,
trapassa ossa e pensieri
insieme agli echi certi delle nostre parole.
Passi incerti in una piazza scivolosa,
quella notte.
Un altro mondo creò il mattino.

Vorrei dimenticare.
Vorrei dimenticarmi.

SM tdr 24/10/17-24/10/18

Le braccia aperte, di Susan Moore

Le braccia aperte, di Susan Moore

le braccia aperte
mi son lasciata cadere
la testa all’indietro
come nell’acqua.
Ho atteso il tonfo.
Ho atteso .
Mi son lasciata cadere
son andata all’indietro di un giorno,
di un anno,
nei secoli dei secoli.
Dall’origine dovevo rinascere.
Ho chiuso gli occhi e li ho riaperti.
Ho respirato.
Ho ripreso i miei giochi,
i miei giorni migliori.
Ho rivisto l’orizzonte,
quattro scogli buttati lì ,
un’idea di mare.
Mi son lasciata andare,
ma c’erano ancora braccia a non farmi cadere.
Una rosa bianca tra le mani,
questa volta senza spine .
SM TDR 19/09/18

Vorrei spiegare, di Susan Moore

Vorrei spiegare, di Susan Moore

Vorrei spiegare
o forse no:
così difficile risulta la traduzione
da ciò che pensate a me.
Parliamo di egocentrismo
vitale,
necessità di praticarlo,
insicurezza nel premere il pulsante.
Appare come un quiz
questo malessere,
che pone le domande.
Io,
come Jane Fonda
vorrei rispondere con certezze…
Mia cara ragione
anche davanti all’idea della morte
perdi tempo
e ti spazzoli i capelli
possibilmente un po’ biondi,
un po’ film americano.
É soltanto un’idea,
un gesto soltanto.
Davanti agli anni che passano
si attende il momento,
passerà tutto di nuovo,
ma non mi ritroverò.
Passerà Jane Fonda
ancora una volta,
più bella di ogni sera.
Aspetterò mi passi di fianco,
aspetterò di ritornare.
SM TDR 14/09/18

Ho lobi bucati senza oro, di Susan Moore

Ho lobi bucati senza oro, di Susan Moore

Ho lobi bucati senza oro.
La luce non riluce.
Profili spenti e un po’ aguzzi
come le Alpi di primavera
che a Milano paiono così vicine,
ma che le mani non riescono mai a toccare.
Illusioni.
Sfoglio i pensieri
mi spoglio
forse per la prima volta mi vedo.
Sfoglio lenta
i petali di una rosa
che non conoscevo.
Sfoglio lenta
i petali che mi accolgono
finalmente
mi abbandono.
SM TDR 02/09/18

Ottobre fischiava, di Susan Moore

Ottobre fischiava, di Susan Moore

Ottobre fischiava,
sembrava melodia leggera,
ma chiamava a raccolta.
Ci presentammo ignoranti
in ordine sparso
sotto un cielo pesante
che sembrava demonio.
Si persero le parole e la pace.
La paura arrivò piano piano.
La paura arriverà piano piano
ruberà parole e l’aria che le porta via
manca un mese a ottobre,
manca un mese a un diario.
Sento calda la lingua del drago.
Sento freddo e freddio non è.
SM TDR 32/08/18

Per un amico, di Susan Moore

Per un amico, di Susan Moore

Per un amico.

Quando cala il silenzio,
anche il passo del gatto
diventa frastuono.
Lento è il movimento
ché anche i muscoli contratti
son lamenti.
Si incrociano,
sui fili dei pensieri,
le formiche operaie.
Le antenne incrociate
restano immobili.
Muto è il dolore,
la paura un fremito.
SM TDR 07/07/18

Per un amico, di Susan Moore

Per un amico, di Susan Moore

Per un amico.

Quando cala il silenzio,
anche il passo del gatto
diventa frastuono.
Lento è il movimento
ché anche i muscoli contratti
son lamenti.
Si incrociano,
sui fili dei pensieri,
le formiche operaie.
Le antenne incrociate
restano immobili.
Muto è il dolore,
la paura un fremito.
SM TDR 07/07/18

Sedo un dolore, di Susan Moore

Sedo un dolore, di Susan Moore

Sto male e vomito parole.
Non sono liquidi e umori ,
quelli si potrebbero capire.
Vomito pensieri
e cerco un seccho da riempire.
Non è colpa mia
se non ero sul carso,
o tra i cipressi antichi
o in attesa di cavalline storne,
ma se stessi bene,
guarderei il sole a est,
osserverei i cipressi al tramonto accoglierei le cavalle perse.
Dove sarebbero le parole nella felicità?
Ho la mia storia,
ho avuto una storia.
Oggi ho solo parole,
le vomito a caso.
Sedo un dolore.
SM TDR 19/07/18