Belle le Alpi, by Tania Di Mlata

Belle le Alpi, by Tania Di Malta

 

Belle le Alpi, me le ricordo ancora

incantata, incredula,

oltre il vetro del lucernaio.

Cento  volte allo specchio

il ventre, così tondo e pieno,

quasi non sembrava mio.

Eppur belle le Alpi delle tristi notti,

piangeva, Elephant  Man

ed io piangevo con lui.

Lo facevo piano per non darti dispiacere,

mentre tu nella culla d’acqua

assorbivi i miei pensieri.

Ti cullavo e sussurravo

le stesse parole: sono belle le Alpi, ma io ti porterò al mare …

tu, salutavi di piuma e io mi sentivo regina.

Belle le Alpi, fra testa e ginocchia

intraviste di sbieco, oltre il lucernaio,

Il ventre al muro e la schiena alla tempesta.

L’insistente mantra in attesa di clemenza

“Non aver paura, non è niente, te lo giuro, ti porterò al mare,

te lo giuro, te lo giuro, fuggiremo e ti porterò al Mare …”

Tania Di Malta

Tania Di Malta: La poesia racconta la nostra epoca meglio della narrativa

di Pier Carlo Lava

Tania Di Malta è di origine lampedusana, dopo varie vicende e grazie all’insistenza di sua figlia ricomincia a scrivere poesie nel 2008. Diverse sue poesie sono state inserite in Antologie e Raccolte. Ama anche scrivere novelle e racconti. L’abbiamo intervistata in esclusiva per Alessandria today, queste le sue risposte alle nostre domande:

Ciao Tania e benvenuta nel blog, ci racconti chi sei e qualcosa delle tue origini?

Provengo da una famiglia lampedusana.  Sono nata a Porto Empedocle nel 58. Fu consigliato a mia madre di non partorire a Lampedusa perché il parto si prospettava difficile.  All’età di tre anni mi trasferii con la famiglia in Sardegna per motivi legati al lavoro di mio padre. Ci rimasi fino alla maturità. Bellissimi anni in un Liceo Artistico molto valido e stimolante. Poi Firenze; mi ero iscritta alla Facoltà di Architettura, mai finita. Anni difficili, di grandi ideali e l’ingenua certezza, che avremmo costruito un mondo migliore. In seguito l’esigenza di conquistare l’autonomia economica. A Firenze a quel tempo era facile per gli studenti trovare  lavoro serale nella ristorazione. Qualche anno dopo, un movimentato matrimonio, una bellissima figlia, una separazione e in seguito un divorzio. Da qui  l’esigenza di completare gli studi per garantire a me e mia figlia un futuro stabile. Presi  una Laurea triennale in Infermieristica e un Master in Coordinamento Infermieristico. Attualmente lavoro in sala operatoria come strumentista e parallelamente sono responsabile della formazione.

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Nella tua biografia scrivi che gli eventi della vita ti hanno portato a trasformarti in una persona totalmente diversa; rigorosa, spigolosa, lontana anni luce dalla bambina fiduciosa e inerme che eri stata, c’e ne vuoi parlare?

Una storia di emigrazione è sempre traumatica per una famiglia. Anche nei casi più felici, porta con se una nota di malinconia, una sensibilità più acuta, fosse solo per lo sforzo di adattamento ad un ambiente nuovo. Se poi la vita ti presenta delle prove veramente difficili, hai poche alternative, o soccombi o ti fortifichi. In quest’ultimo caso, necessariamente subisci una trasformazione. Soprattutto io la ebbi dopo la morte di mio padre, che avvenne nel 96, anno in cui le cose divennero veramente pesanti. Per andare avanti e garantire un futuro stabile a mia figlia, lavoravo duramente e studiavo la sera.  Ero sola, con una bambina e una madre anziana.  Continua a leggere “Tania Di Malta: La poesia racconta la nostra epoca meglio della narrativa”

Un insegnante scrive a Matteo Salvini

Un insegnante scrive a Matteo Salvini

Dalla pagina facebook di  Tania Di Malta

Le parole di un insegnante sono sicuramente l’augurio più bello: Enrico Galiano.

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Caro Ministro dell’Interno Matteo Salvini ,
ho letto in un tweet da Lei pubblicato questa frase: “Per fortuna che gli insegnanti che fanno politica in classe sono sempre meno, avanti futuro!”.
Bene, allora, visto che fra pochi giorni ricominceranno le scuole, e visto che sono un insegnante, Le vorrei dedicare poche semplici parole, sperando abbia il tempo e la voglia di leggerle.

Partendo da quelle più importanti: io faccio e farò sempre politica in classe. Il punto è che la politica che faccio e che farò non è quella delle tifoserie, dello schierarsi da una qualche parte e cercare di portare i ragazzi a pensarla come te a tutti i costi. Non è così che funziona la vera politica.
La politica che faccio e che farò è quella nella sua accezione più alta: come vivere bene in comunità, come diventare buoni cittadini, come costruire insieme una polis forte, bella, sicura, luminosa e illuminata.
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