Un grande Memorial per Mino Reitano a 10 anni dalla morte, di Lia Tommi

Un toccante e affollato Memorial per il grande cantautore Mino Reitano si è tenuto ieri sera al Teatro Cilea di Reggio Calabria, a 10 anni dalla sua scomparsa.

Amatissimo dai suoi conterranei calabresi e da tanti fans che hanno saputo cogliere la bellezza della sua musica e dei suoi testi, nonché la genuinità e la simpatia del suo modo di fare, non sempre è stato compreso dalla critica e dal pubblico.

Ne tracciamo una breve biografia, anche con l’intento di riconoscergli capacità e meriti , forse da non tutti ricordati.

Nasce a Fiumara (RC) il 7/ 12/ 1944 e muore ad Agata Brianza ( Monza), il 27/01/2009

Sua madre muore dandolo alla luce mentre suo padre, Rocco, fa il ferroviere, ma nel tempo libero suona il clarino. Mino si iscrive al Conservatorio per studiare pianoforte, violino e tromba e inizia a esibirsi insieme ai suoi fratelli. Nel 1961, dopo aver inciso il loro primo 45 giri, Mino e i fratelli lasciano il loro paesino di provincia e si trasferiscono in Germania in cerca di fortuna. Ad Amburgo si esibiscono nei locali e una sera si trovano a dividere il palcoscenico con un gruppo di ragazzi inglesi, i Quarrymen, che di lì a pochi anni sarebbero diventati famosi come i Beatles. Tornato in Italia, incide due 45 giri che passano inosservati finché nel 1966 debutta al Festival di Castrocaro mentre l’anno successivo riesce a esibirsi sul palco di Sanremo con “Non prego per me”, una canzone composta da Mogol e Lucio Battisti. Finalmente arriva il successo: il 1968 lo vede al primo posto nella hit parade con il brano “Avevo un cuore che ti amava tanto” e nel 1971 si aggiudica con “Era il tempo delle more”, il Disco per l’estate. In quell’anno acquista con i proventi delle vendite dei suoi album la tenuta in Brianza in cui si trasferisce insieme alla sua famiglia e a quelle dei fratelli. Negli anni ’70 inizia a comporre canzoni per Mina e Ornella Vanoni e si affaccia anche nel mondo del cinema. Nel 1973 compone la colonna sonora del film “Una vita lunga un giorno” di Ferdinando Baldi, e successivamente quelle di “Il giudice e la minorenne”(1974) e di “Stangata in famiglia”(1976) entrambi di Franco Nucci, e di “Quelli dell’antirapina”(1977) di Gianni Siragusa. A Sanremo torna soltanto nel 1988 con la canzone “Italia” in cui racconta con il suo modo ironico la sua malinconia di emigrante, ma critica e pubblico non lo capiscono. Nel 1996 il regista Carlo Verdone gli chiede un piccolo cammeo per il suo film “Sono pazzo di Iris Blond”, in cui Mino rifà il verso a se stesso. Muore all’età di 64 anni nella sua casa dopo una lunga malattia causata da un cancro all’intestino che gli era stato diagnosticato due anni prima.